Seduta alla scrivania nel suo ufficio, la Dottoressa Maura Isles, forchetta in pugno, rimuginava sulla sua reazione ai fatti accaduti nelle ultime dodici ore, giocherellando distrattamente con l'insalata di salmone che aveva davanti. Aveva programmato di fare l'inventario del laboratorio prima di pranzo, ma la sbadataggine con cui aveva svolto il suo lavoro, quel mattino, l'aveva rallentata nella compilazione delle pratiche dei giorni appena precedenti. Si trovò costretta ad ammettere di non essere nello spirito di affrontare un compito tanto noioso per il momento, e di malavoglia aveva deciso di posticiparlo.

Appena avvicinò il primo boccone alle labbra si sentì rivoltare lo stomaco. Posò immediatamente la forchetta nel contenitore di cibo, chiuse gli occhi e fece un profondo respiro. Dalla sera prima non aveva più messo nulla sullo stomaco, tranne le bevande calde che le erano state offerte durante la notte. E arrivata in Centrale al mattino, aveva rifiutato la ciambella offertale dalla sua assistente. Si costrinse a riprovare, ma si arrese subito. Cercare di mangiare, per il momento, era una totale perdita di tempo. "Come se non ne avessi perso già abbastanza!", pensò scoraggiata. Richiuse il contenitore di cibo, si voltò e aprì il 'frigo dei morti', come lo aveva soprannominato Jane. "...oh Jane...", pensò addolorata e confusa.

In piedi tra la sua scrivania e il 'frigo dei morti', la patologa capì che era arrivato il momento di fare ordine tra le sue emozioni una volta per tutte. Gli eventi di quella notte avevano sconvolto in maniera decisiva un equilibrio che solo adesso Maura realizzò essere estremamente precario, tenuto insieme solo da una sorta di ignoranza del tutto involontaria. Il Vaso di Pandora era stato scoperchiato nel momento in cui Jane era saltata giù da quel ponte e la dottoressa accettò il fatto che non sarebbe stato possibile tornare indietro, per cui, non restava che affrontarlo con le migliori intenzioni, per il suo bene e per quello di Jane.

Sebbene si rendesse conto che la razionalizzazione non fosse la strada migliore, realizzò che quello era l'unico punto di partenza a sua disposizione. Si accomodò seduta, prese carta e penna e cominciò a scrivere le emozioni che provava in quel momento. Le prime parole che scrisse furono 'rabbia' e 'frustrazione'.

Era ancora immersa nei suoi appunti quando con la coda dell'occhio vide lo schermo del suo cellulare illuminarsi e, sollecitato dal vibracall spostarsi da solo sulla superficie liscia della scrivania. "Isles", rispose formalmente la patologa mentre si alzava radunando le sue cose.