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Un rombo fragoroso le trafisse le orecchie svegliandola di soprassalto, pensò ad una bomba, dovette ricredersi quando capì che era solo il malandato termosifone della camera da letto che attendeva da settimane di essere riparato, non aveva trovato il tempo neanche per chiamare l'idraulico. Per la sua testa dolente quel rumore familiare e normalmente di bassa intensità, si era trasformato in un tuono assordante.
Si era tirata su a sedere, le tende erano chiuse, grazie a dio, non ci sarebbero stati letali raggi luminosi che avrebbero potuto incenerirla all'istante. Poggiò le mani sul materasso per stabilizzarsi e trovò qualcosa di inaspettato, era finita su un bicipite di notevole portata. Si girò di scatto cercando il padrone di quel pregevole pezzo anatomico, sussultò, represse un grido, si scaraventò fuori dal letto, inciampò, inorridì quando lo specchio le propose la sua immagine mattutina, capelli arruffati, occhiaie, slip e canottiera di cotone leggera, niente altro… niente altro!
Gettò un'occhiata verso l'ospite dormiente, le coperte tirate su fino alla vita, da lì in poi c'era il resto di quella pregevole anatomia in bella vista, i capelli arruffati anche lui. ODDIO, no! Non poteva essere successo.
Provò a riavvolgere il nastro dei ricordi della notte appena trascorsa, nulla dava solo rumore di fondo, nebbia fitta, fino ai gradini esterni di quella bettola in cui era dovuta entrare per salvare Castle, lui si stava scusando, lei… era arrabbiata e poi… cosa c'entrava l'odore di biscotto?
Un mugugno proveniente dal letto la fece tornare sulla terra, che girava ancora un po' a dirla tutta. Fu presa dal panico, raccattò il primo indumento che trovò buttato su una sedia se lo infilò e scappò letteralmente via.
Arrivata alla porta di casa si rese finalmente conto che quella era casa sua, chi doveva andarsene non era certo lei! Tornò sui suoi passi, lo stomaco le bruciava da impazzire e il solo guardare la credenza le aveva dato la nausea, imboccò la camera da letto e gridò
"Castle! cosa hai fatto!... cosa abbiamo fatto!"
"ehi Beckett, sei sveglia…stai meglio?"
"io non sto meglio, vattene subito via di qui!" tirò le coperte scoprendolo del tutto, pensando solo dopo che sotto poteva essere completamente nudo, chiuse gli occhi per un attimo, poi li riaprì in preda ad una curiosità del tutto irrazionale e incoerente, ma non c'era nulla da vedere, aveva i pantaloni. Non si chiese il perché e il per come, lo voleva fuori di lì, lontano, il più possibile, qualsiasi cosa fosse successa per lei era un buco nero e basta, un grandissimo errore da cancellare il prima possibile.
"ma Beckett, io…" non riuscì a dirle nulla, sembrava impazzita e dopo la notte appena trascorsa non volle insistere, si ritrovò appallottolata tra le mani la maglietta che aveva posato sul termosifone
"vai via"
"Beckett…mi servirebbe la camicia" indicò l'abito che indossava lei, e come era sexy in quella mise, scrollò leggermente la testa per cacciare via qualsiasi pensiero impuro stesse per occuparla del tutto.
Beckett arrossì vistosamente, come se non si fosse affatto resa conto di indossare la camicia di Castle, se la sfilò più velocemente possibile, la gettò sul letto e corse di filato a chiudersi in bagno,
"vai via Castle" stavolta non aveva gridato, sembrò una supplica e lui mai avrebbe voluto sentirle quel tono, prese la camicia, raccattò il soprabito rimasto adagiato sul divano e uscì.
Doveva solo darle tempo, magari avrebbe ricordato e tutto sarebbe tornato come prima, no non era vero, se avesse ricordato niente sarebbe stato come prima. Uscito all'aria frizzante del mattino guardò l'orologio, in tutto aveva dormito due ore quella notte, era stanchissimo e aveva bisogno di darsi una rinfrescata, alzò la mano, un taxi si fermò un metro più in su, salì e diede l'indirizzo del loft.
Era riuscita a prepararsi una vasca di acqua calda, non sapeva neanche lei come, era avvolta da un manto pesantissimo di stanchezza, aveva mal di schiena e dolori alla nuca e alla testa.
Era uno straccio, era confusa, era arrabbiata.
Come aveva potuto cedere così? Quante volte s'era detta che lui non era neanche da prendere in considerazione, era troppo: troppo egocentrico, diceva, troppo superficiale, si diceva ancora, troppo affascinante, intelligente, capace di un livello di empatia fuori dal normale, almeno con lei… no, no, non doveva cascarci, era anche troppo ricco, troppo diverso e pericoloso!
"pericoloso" bofonchiò gli occhi socchiusi, doveva aver pronunciato quella parola durante quella nottata da incubo. Poi sgranò gli occhi, furente, no non doveva arrabbiarsi con sé stessa ma con lui, come aveva potuto lui approfittare di lei in quelle condizioni! Era chiaramente ubriaca e fuori di sé! Brutto bastardo, aveva trovato il modo più subdolo per poterla annoverare tra le sue conquiste di una notte! Scivolò dentro l'acqua, non voleva sentire alcun rumore, ma così facendo fu costretta a percepire quello del suo cuore, che batteva veloce, in preda ad un'agitazione che non sarebbe riuscita facilmente a domare.
Ringraziò il santo protettore degli sbronzi, se mai ne fosse esistito uno, che aveva avuto l'ordine di starsene a casa a curare l'influenza, non avrebbe avuto la forza neanche per arrivare sul marciapiede davanti casa sua, figuriamoci al distretto. Aveva bisogno di prendere qualcosa per il mal di testa e la nausea che ancora arrivava ad ondate, affiorò l'antico ricordo di vari rimedi per migliorare i sintomi post ubriacatura, al college c'erano addirittura dei decaloghi attaccati nelle parti comuni dei dormitori: frutta fresca, dei cracker o fette biscottate e qualche compressa di vitamina B, peccato che non avesse nulla di tutto ciò in casa, non aveva avuto tempo di fare la spesa… non aveva mai tempo di fare nulla, viveva immersa nel suo lavoro, niente spesa, niente lavori domestici niente vita sociale…
Si avvolse nell'accappatoio e si trascinò comunque verso la cucina, sapeva che non sarebbe dovuta rimanere a stomaco vuoto. Sul bancone trovò quasi l'esatta lista dei suoi desideri, c'erano delle mele, un pacco di fette biscottate, delle pillole di vitamina e una caraffa d'acqua. Li squadrò per qualche secondo ancora frastornata, o aveva una lampada con genio annesso da qualche parte… o, molto probabilmente, nel buco nero di quella notte si era fermata a fare la spesa. Scrollò le spalle, si lasciò cadere sullo sgabello e tentò di ingerire qualcosa.
Non si era mai sentita così tradita, era chiaro che fosse caduta esattamente nella trappola che tanto attentamente aveva sempre evitato. Leggendo i romanzi di Castle, aggrappandosi a quelle parole, soprattutto subito dopo la morte della madre, si era un po' aggrappata anche a lui, o meglio, ad un'immagine di lui che la sua mente aveva disegnato, libro dopo libro. E poi, quando il destino lo aveva messo sulla sua strada per la seconda volta, dopo quello scambio rapidissimo di sguardi, mentre le firmava la sua copia del secondo romanzo di Storm, si era convinta che sotto quella facciata impudente ci fosse proprio ciò che lei aveva immaginato per anni, e più si persuadeva di ciò, più innalzava muri, perché un uomo così forse sarebbe riuscito a fare breccia e l'avrebbe devastata.
Erano bastati quei pochi mesi di lavoro fianco a fianco per vedere vacillare i suoi muri davanti ai suoi sguardi, alle sue parole, nessuno le aveva mai detto che fosse straordinaria, nessuno l'aveva capita oltre le poche parole che elargiva su sé stessa, lui sì e lei probabilmente si era innamorata di quell'uomo.
Un uomo che, ora lo sapeva, non era come lei s'era immaginata, probabilmente quelle erano solo proiezioni dei suoi desideri, lui era invece esattamente il playboy scanzonato, superficiale ed egocentrico che appariva. Stupida Kate, sei stata una stupida romantica! Proprio tu che fai sempre di tutto per sembrare solo un'algida professionista, ti sei fatta fregare come una liceale.
Non voleva vederlo più, appena sarebbe stata in grado di sostenere una telefonata avrebbe chiesto a Montgomery di fare pressione sul sindaco per cacciarlo via dal distretto, o forse non ci sarebbe stato neanche bisogno, aveva ottenuto ciò che voleva, la sua notte di sesso, probabilmente non si sarebbe più fatto vivo, e già le mancava.
