Sono di nuovo qui, sul suo tetto. Non ho voglia di tornare al Pozzo, voglio lasciare pensare a Quattro che sono con lei ora, che non è riuscito a portarmi via la ragazza come non è riuscito a portarmi via il posto di capofazione.
Almeno per questa sera. Domani scoprirà la verità.
Sento lo smartphone vibrare nella mi tasca. Per un attimo penso che sia Nere a mandarmi un messaggio chiedendomi di andare da lei perché non sta bene, ma torno subito con i piedi per terra, chiamerebbe Tori per questo.
Non è un messaggio, è un promemoria. Mi sono completamente dimenticato della riunione con Jeanine. Anche Nere a quanto pare visto che aveva un appuntamento con Quattro.
Adesso che faccio? Anche lei deve prendere parte alla riunione ma non credo che ne sia in grado visto come era messa questa sera.
Non credo sia un grosso problema, posso andarci solo io e inventarmi una scusa, ma lei non mi ha consegnato la sua relazione e senza di essa non avrebbe senso fare la riunione.
Devo andare nel suo studio e stamparne una copia, la porterò io a Jeanine.
Manca ancora un'ora alla riunione, posso permettermi di fare la strada lunga in modo da evitare di attraversare il Pozzo e non farmi vedere da nessuno, soprattutto da Quattro.
I corridoi sono quasi deserti a parte alcune coppiette che si scambiano effusioni e che si interrompono appena passo loro davanti, come se me ne importasse qualcosa di quello che fanno.
Adesso arriva la parte peggiore, attraversare la piccola parte del Pozzo che separa questo corridoio e lo studio di Nere. Mi guardo intorno, vedo Quattro parlare con Lauren e altre persone, sono fortunato, è di spalle.
Cammino velocemente verso la porta del suo studio senza mai staccare gli occhi di dosso a Quattro.
Non mi ha visto, perfetto.
Prendo le mie chiavi, non faccio fatica a trovare quella dello studio di Nere, prima di darmela l'ha dipinta con dello smalto blu, dicendomi che è il suo colore preferito e che così mi sarebbe bastata un'occhiata per trovare la sua chiave in mezzo a tutte le altre.
Apro il secondo cassetto della sua scrivania e prendo la chiave della porta del bagno, non ho idea del perché si ostini a tenerla chiusa a chiave. Forse perché per quanto riguarda l'igiene è paranoica, nessun estraneo deve usare il suo bagno e le sue cose. Non voglio perdere tempo a capire il perché, a volte fa cose davvero strane.
Apro l'armadio sopra il lavandino e prendo la scatola dei tamponi. Lo trovo ingegnoso come nascondiglio per la chiavetta usb, ma ce ne sono anche molti altri meno imbarazzanti. So che ha scelto proprio quel posto solo per mettermi in imbarazzo. Mentre ricavavo lo spazio per inserirci il cilindro con la chiavetta lei non ha mai smesso di ridacchiare neanche per un attimo, la divertiva stuzzicarmi. Mi chiedo perché le ho dato retta. Avremmo potuto trovare un posto meno imbarazzante e macchinoso dove nasconderla. Ho passato ore e distrutto un'infinità di tamponi prima di riuscire a creare quel assurdo nascondiglio, per non parlare del lavoro che ho dovuto fare sullo spazzolino elettrico quando ci siamo accorti che il tappo del cilindro non si riusciva a svitare con un cacciavite. Alla fine non mi è dispiaciuto, ho passato del tempo con lei a scherzare e ridere. Non mi capita spesso purtroppo e non capisco il perché del suo cambio di atteggiamento quando non siamo qui da soli.
Torno nello studio e accendo il computer. La password è fin troppo facile ma mi piaceva l'idea di unire le nostre date di nascita.
Stampo il documento, metto la chiavetta nel suo imbarazzante nascondiglio e mi avvio velocemente verso l'ufficio di Max.
Arrivo giusto in tempo, Jeanine sta entrando in questo momento, la seguo e chiudo la porta.
«Manca solo Nere e poi possiamo iniziare» dice Jeanine guardando me e Max.
Sono stato così preso dal ricordare quello che abbiamo fatto insieme quando abbiamo creato il nascondiglio della chiavetta usb che mi sono dimenticato di pensare a una buona scusa per giustificare la sua assenza. Non posso dire a Jeanine che non è qui perché sembrava ubriaca o in qualche modo strana. Jeanine non tollera queste cose, farei passare a Nere dei guai.
«Nere non verrà, non si sente bene»
Infondo è la verità, o almeno ci si avvicina molto.
«O poverina, che cos'ha?» mi chiede fingendosi preoccupata.
Ottima domanda, non stava in piedi non è una buona risposta.
«Ha avuto un mancamento, l'ho accompagnata nel suo appartamento e l'ho messa a letto» le rispondo. So quale sarà la domanda successiva e quindi decido di anticiparla.
«Niente di grave, solo stanchezza. In questi giorni ho dovuto spiegarle come fare il lavoro che le ho delegato per seguire l'iniziazione. Credo che abbia passato qualche notte in bianco per finire in tempo la relazione» le dico appoggiando sulla scrivania di Max i documenti che ho stampato poco fa nello studio di Nere.
«Non dovresti sovraccaricarla di lavoro, sai che lei ci serve» mi rimprovera.
So benissimo che è importante. Ha una dote naturale nel capire le persone, una dote molto utile per scovare i Divergenti.
«Deve seguire l'iniziazione, soprattutto il secondo modulo. Devi diminuire al minimo i suoi giorni di lavoro. Ci serve in forze e lucida» dice a Max, poi si volta verso di me e aggiunge: «Tu devi riprenderti tutto quello che le hai delegato. Non avrai problemi a seguire gli iniziati e a svolgere il tuo normale lavoro. Quando ti ho fatto avere il posto di capofazione pensavo che saresti stato capace di gestire tutto il lavoro che la tua posizione comporta»
Il suo rimprovero mi innervosisce. Io so gestire benissimo tutto. Potrei fare benissimo il mio lavoro e anche quello di Nere mentre seguo gli iniziati.
Quasi mi pento di aver coperto Nere. Anche se avessi detto a Jeanine che si era ubriacata prima di una riunione, lei non le avrebbe fatto nulla, perché Nere è importante. Nere è speciale per Jeanine, mentre io sono solo un normale Erudita che ha dovuto sorbirsi l'iniziazione e anni negli Intrepidi. Nere non sa fare neanche la metà delle cose che so fare io, è brillante, ma non come me. A volte è dispersiva e caotica e negli Eruditi sarebbe stata bandita praticamente subito. Anche come Intrepida non è il massimo, è agile e veloce, ma non resisterebbe un secondo in un combattimento, neanche con una ragazzina Abnegante.
«Lo farò» le dico cercando di sembrare calmo quando in realtà sono furioso perché lei preferisce Nere a me, per quanto ne so potrebbe anche suggerire a Max di darle l'incarico di capofazione, magari levandolo a me.
«So che Nere sarebbe in grado di gestire tutto ma il suo essere così esile mi preoccupa. Tienila d'occhio per favore» mi dice preoccupata.
Nere sta meglio di me, però non mi dispiacerebbe che diventasse una mia priorità, avrei modo di starle vicino per più tempo.
«Lo devo prendere come un incarico o è solo eccessiva preoccupazione da parte tua?» le chiedo cercando di nascondere che mi piacerebbe "seguirla più da vicino".
Jeanine mi guarda e sorride maliziosa. Ho paura che se ne sia accorta.
«Quello che fai nella tua vita privata sono affari tuoi, però vedi di non creare problemi con Nere»
Quelle maledette chiacchiere, sono arrivate pure a lei. Avrei dovuto ammazzare quella scema con le mie mani almeno qualcosa di vero ci sarebbe stato in quello che la gente dice su di me.
Forse è per quello che Nere cerca di stare con me il meno possibile, anche lei crede a quelle stupide chiacchiere. Non posso crederci, lei è davvero brava a capire le persone e dovrebbe aver capito che io non sono quello che la gente dice. Lo spero, perché se credesse davvero alle chiacchiere non avrei nessuna speranza con lei.
Devo cercare di capire come stanno le cose, non ho nessuna intenzione di farmi rovinare la vita da delle chiacchiere messe in giro da quella scema e dalle sue amiche.
Jeanine e Max discutono sul contenuto della relazione, mentre io mi limito ad annuire ogni tanto e sembrare interessato, quando in realtà non riesco a smettere di pensare a cosa fare per capire cosa pensa Nere su di me. So che parlarle sarebbe la cosa più logica da fare, ma non sono neanche capace di offrirle qualcosa da bere, come potrei riuscire a domandarle cosa pensa di me e se crede a quelle chiacchiere.
Perché è così dannatamente difficile per me parlare con lei? Infondo è solamente una ragazza…una ragazza che mi piace.
Stavo meglio quando non avevo nessuna per la testa, mi chiedo come ho fatto a finire in questa situazione, ma più ci penso e più non riesco a ricordare come tutto è iniziato, è come se lei fosse stata da sempre dentro di me.
