Ascolto consigliato: "Come una sentenza" [C'era Una Volta Il West] di Ennio Morricone
Capitolo II – Confronti
Alla fine della settimana, il sole appena sorto illuminò la recinzione sistemata, per la gioia canterina di galli e tacchini, e uno steccato nuovo di zecca che aspettava soltanto di essere imbiancato; Miss Holloway, la sera prima, gli aveva commissionato l'acquisto della vernice, così ora Sam attendeva che Mrs. Horowitz, la proprietaria del negozio, lo servisse, mentre un paio di signore lo scrutavano bisbigliando fra loro.
In quei primi giorni avevano pranzato e cenato insieme in cucina, come una specie di compenso aggiunto per il suo duro lavoro, dato che la pensione in teoria comprendeva soltanto la stanza e la colazione; oltre al piccolo ristorante da "Bell's", gestito, appunto, da Mr. e Mrs. Bell, anche il saloon serviva pasti caldi, però il ragazzo aveva preferito la compagnia più rassicurante di quella donna, spesso un po' arcigna e scostante, ma che era stata la prima in città ad avergli concesso fiducia.
Così avevano approfittato di quei momenti in solitudine per scambiarsi anche qualche confessione; tra cui, che lei si recava all'emporio soltanto se strettamente necessario, poiché faceva le sue compere direttamente da un catalogo, e le merci venivano poi consegnate ogni ultimo sabato del mese con la diligenza. Anche se sosteneva che la qualità fosse migliore, il vero motivo era che le donne rispettabili di Paradise l'avevano esclusa dal loro ristretto "circolo femminile".
Anche Sam, a poco a poco, si era un po' sciolto, anche perché si era reso conto che Miss Holloway non era poi così vecchia; doveva avere una trentina d'anni o poco più, sebbene portasse i segni della 'vita', parecchio dura, ed inoltre adesso perseverasse con quel suo atteggiamento da zitella: i capelli sempre stretti in crocchie, gli abiti scuri e castigati, l'espressione del viso, che comunque rivelava una donna ancora piacente, spesso corrucciata e severa. Però sembrava ancora capace di sorridere, ogni tanto, e lui, in quei momenti sporadici, riusciva persino a considerarla come una potenziale amica; sicuramente una persona che non lo aveva giudicato a priori ma concesso la possibilità di farsi conoscere, e magari persino apprezzare.
Così le aveva anche confidato le sue speranze e i progetti di rifarsi una vita, insieme ai ricordi amari della sua infanzia sballata con i fratelli; ma lei non lo aveva nemmeno compatito, forse perché Meredith Holloway era in grado di capirlo meglio di chiunque altro, perlomeno lì in paradiso, dove forse avrebbe potuto davvero ricominciare.
Dopo una prima passata di bianco alla staccionata, in attesa che il sole la asciugasse, andò, come ormai ogni giorno, dal signor Morton, che, dopo aver appurato che sapeva ferrare un cavallo a regola d'arte, vedendolo all'opera con Blanca, gli aveva proposto di lavorare qualche ora alla stalla, cosicché lui si potesse dedicare a bare e lapidi.
Durante la settimana, infatti, c'era stata una doppia esecuzione sul patibolo (sentenza lampo per una coppia di ladruncoli che avevano tentato un furto al Paradise Sacks, o perlomeno così fu riportato sui manifesti): quella del beccamorto era indubbiamente l'attività più redditizia della città. Però intanto anche Sam poteva guadagnarsi qualche dollaro onestamente e cominciava a comprendere i suoi abitanti.
Mentre stava ritornando alla pensione per la cena, vide gli scagnozzi di Sacks che buttavano un uomo di peso fuori dal saloon. – Questa è davvero l'ultima volta che ti avverto, Santiago: non mettere più piede qui dentro! – Billy Ray lo guardava dall'alto in basso, espirando una boccata di fumo di sigaro. Il poveraccio non si mosse, e i tre bastardi rientrarono sghignazzando.
Sam si avvicinò per aiutarlo a rialzarsi da terra, ma lui ignorò la mano tesa che gli era stata offerta e si allontanò con lo sguardo basso e le spalle ricurve. Nel mentre, scorse con la coda dell'occhio la tendina di una finestra che venne richiusa di scatto da una mano femminile, quando guardò proprio in quella direzione, così decise di andare a dare un'occhiata; spalancò la doppia porta basculante ed entrò, ma riuscì soltanto ad intravedere l'orlo di un vestito celeste che spariva velocemente in un fruscio.
– Ehilà, pivello! – lo apostrofò Sacks con il solito sorrisetto fasullo, – Chi non muore, si rivede… – e gli assestò, sulla spalla, una pacca che pretendeva di essere amichevole; il giovane cow-boy si scostò, e l'uomo alzò le mani, ma senza smettere di ghignare. Il saloon era ancora praticamente deserto a quell'ora: il solito paio di ubriachi collassati in un angolo e due tizi che aspettavano al tavolo da poker bevendo whisky.
– Sei dei nostri? – lo invitò seguendo il suo sguardo, – Il quarto, per oggi, credo abbia perso a sufficienza… – rise sprezzante, indicando un uomo benvestito che si teneva il volto tra le mani, talmente sconvolto che non si rese nemmeno conto stesse parlando proprio di lui. Non lo aveva mai visto in giro a Paradise, doveva essere uno di fuori, probabilmente uno sprovveduto di città caduto nelle mani sporche di Billy Ray e delle sue carte truccate. – Perché no?! – sogghignò il ragazzo, facendo spallucce.
Sam il pistolero aveva imparato qualche trucchetto, stando insieme ai fratelli Wingate, e anche se si era ripromesso di vivere onestamente, in quel momento era parecchio solleticato all'idea di poter dare una lezione a quel bastardo; agganciò la seggiola con la punta dello stivale e occupò il posto vuoto.
Perse, apposta, le prime due mani, e, come aveva previsto, Sacks alzò la posta, sicuro di aver trovato di nuovo un pollo da spennare; invece "il pivello" incominciò a giocare sul serio, e riuscì a vincere le due successive.
Il fumo impregnava la stanza; penny e dollari d'argento erano impilati ordinatamente dalla sua parte di tavolo, in quella opposta, sparsi alla rinfusa; i due seduti accanto si ritirarono abbandonando le carte sul legno con aria sconsolata.
Non era stato affatto semplice per Sam concentrarsi sul gioco e al contempo tenere d'occhio i loschi movimenti di Billy Ray, però adesso questi lo scrutava con lo sguardo ceruleo reso ancora più cupo dalla rabbia; seduto di fronte a lui, cercava di capire se stesse bluffando, oppure se davvero il moccioso avesse di nuovo in mano le carte per vincere e fregarlo del tutto. Ma poteva sempre distrarlo…
Il bastardo sogghignò mentre esalava una densa nuvoletta grigia e acre, poi adocchiò la bottiglia vuota e strillò – Pepita! – e subito qualcuno fece capolino dalla porta dietro il bancone, che dava sulle cucine. – Porta da bere, che siamo rimasti a secco! – intimò l'uomo senza nemmeno voltarsi, ma neanche il ragazzo distolse, anche solo per un istante, le iridi nere dalle mani del suo pericoloso e infido avversario.
Sam socchiuse appena le palpebre e fece la sua puntata; Billy Ray piegò le labbra in una smorfia e rilanciò. Altre monete tintinnarono sul tavolo, poi una mano gettò via rabbiosamente le carte che reggeva. – Hai vinto pivello, di nuovo… – inclinò il capo lateralmente, – Ma chi mi assicura che non hai barato? –
I due scagnozzi, che finora erano rimasti in disparte, apparentemente indifferenti e impegnati a tracannare qualche boccale di birra, si alzarono contemporaneamente e rumorosamente dalle sedie. Il giovane pistolero si appoggiò mollemente allo schienale con un sorrisetto di sfida – E le tue maniche, invece, sono pulite, vero Sacks? –
L'uomo lanciò uno sguardo allarmato al "pollo", ancora seduto al bancone con il viso chino, nascosto tra le braccia conserte, per accertarsi che non avesse udito lo scambio di battute; poi alzò le mani in segno di resa, e i suoi cani da guardia ritornarono a cuccia. – D'accordo! Ora, però, mi devi la rivincita, – rispose sfoggiando un ghigno beffardo, – così vediamo se la fortuna del principiante ti abbandona, pivello… –
Nel frattempo qualcuno era ritornato portando la bottiglia di whisky come ordinato; il ragazzo riconobbe l'orlo celeste con la coda dell'occhio, e mise a fuoco colei che era stata chiamata Pepita, che ora stava servendo da bere a tutti cercando di rendersi invisibile alle occhiate lascive del suo padrone e degli altri uomini. Memorizzò in un attimo l'aspetto della ragazza, senza dubbio messicana; l'abito che indossava, anche se non era da prostituta, lasciava comunque poco spazio all'immaginazione, ed era evidente che fosse piuttosto giovane; doveva avere pressappoco la sua età, quindi ancora troppo giovane per essere già costretta a quel tipo di vita.
La seguì con lo sguardo finché non sparì di nuovo in cucina, silenziosamente com'era arrivata, poi raccolse la sua cospicua vincita – Sarà per la prossima volta, Sacks – e si alzò per andarsene. – Resta a farci compagnia per cena, – lo invitò, falsamente gentile, Billy Ray, – Pepita ne sarebbe felice! – alluse, sicuramente avendo scorto e colto il suo interesse, ovviamente travisandolo nel significato.
Lo scaltro furfante voleva presumibilmente riappropriarsi di parte dei soldi persi al poker tentando di indurlo a spenderli in camera da letto, ma con lui aveva sbagliato tattica. Sam si limitò a calcare il cappello in testa – Desolato, mi attendono altrove… – con eguale espressione amichevolmente fasulla; diede un'ultima fugace occhiata al pollo benvestito, valutando se restituirgli il maltolto, ma poi stabilì che si era rovinato con le sue stesse mani, e quindi si meritava pienamente la sua parte di lezione.
Una volta uscito dal saloon, non poté evitare di domandarsi chi fosse in realtà Pepita, e quale rapporto intercorresse con l'uomo chiamato Santiago; la sua memoria visiva lo aiutò: la pelle scura e i lineamenti latini, quello stesso sguardo nero come il petrolio, indicavano inequivocabilmente un legame di parentela.
* * *
Alla pensione, la cena fu consumata in un pesante silenzio; Sam era consapevole che Miss Holloway non amava tirare in ballo l'argomento "Paradise Sacks", quindi rispettò il suo riserbo e non le chiese nulla, anche se la curiosità era tanta; però, rifletté, di solito le donnine con lui erano piuttosto ben disposte alle chiacchiere, sicuramente perché non lo consideravano come un potenziale cliente pericoloso; quindi alla fine decise che avrebbe recuperato le informazioni altrove e da qualcun'altra.
Poco più tardi, quella stessa sera, si ritrovò a pensare ancora alla ragazza messicana, ricordando ogni suo gesto, timido e impacciato, che in quel locale discutibile stonava decisamente. Sdraiato sotto le lenzuola pulite, con un braccio dietro la nuca e gli occhi chiusi persi nel passato recente, fece inevitabilmente il confronto con Selina Bradley, la prima che avesse destato sul serio il suo interesse maschile verso l'altro sesso.
La primogenita di quella che per un periodo era stata anche la sua famiglia era invece bionda, occhi verde smeraldo e pelle candida, perché una signorina rispettabile non aveva l'abitudine di passeggiare sotto il sole cocente senza il suo ombrellino. Realizzò che probabilmente Selina aveva attirato la sua attenzione proprio perché così diversa, sia da lui stesso, sia dalla realtà che fino ad allora aveva conosciuto, in cui le donne non erano esattamente delicate e irreprensibili.
Convenne con se stesso che quella ragazza sempre bisognosa di qualcuno per fare qualsiasi cosa, anche aprire una porta, aveva solleticato e poi acceso il suo istinto di protezione. Dentro la sua testa, si vedeva tenerla al sicuro dalle brutture del mondo di cui era ancora innocentemente ignara ma che invece lui aveva vissuto sulla sua pelle fin da piccolo, e lei, spesso troppo ingenua, si era affidata totalmente, inconsapevole dell'effetto che, a poco a poco, aveva cominciato a provocargli.
Ma lui non aveva mai fatto trapelare quella sorta di sottile desiderio all'esterno, anzi, lo conservava ben nascosto nei suoi pensieri più intimi, e nel suo comportamento aveva sempre mantenuto anche verso di lei lo stesso rispetto che riservava a tutti gli altri componenti della famiglia Bradley.
Anche suo padre si era fidato, non solo concedendogli piena autonomia nel lavoro che doveva svolgere ogni giorno al ranch, ma anche permettendogli di starle vicino ed instaurare un rapporto con lei, non immaginando di stare al contempo offrendo al ragazzo la possibilità di sentirsi utile ed essere felice.
Il rapporto all'inizio era quello tra la figlia del padrone e uno dei suoi umili lavoranti, ovvero: lei ordinava, lui eseguiva; doveva sellarle il costoso puledrino di razza e poi scortarla nelle sue escursioni da amazzone poco esperta, provvedendo anche a tutte quelle piccole, superflue necessità di ragazza abituata alle comodità piuttosto che alla vita a diretto contatto con la natura.
Sam sorrise nel buio, ripensando a tutte le inutili cose che lei insisteva sempre a fargli portare, come libri da leggere per non annoiarsi, cuscini per sedersi sulla dura roccia, e, appunto, l'immancabile ombrellino per ripararsi dai raggi del sole; quando invece per lui una cavalcata voleva dire semplicemente sentire il vento mentre sferzava la criniera di Blanca lanciata al galoppo. E ricordò anche quando si era dovuto sorbire infinite giornate a Santa Fe, a fare compere da donne con Selina e sua madre, che terminavano con le sue braccia così cariche di pacchetti che, se avesse avuto bisogno di afferrare alla svelta la Colt, arrivare alla fondina sarebbe stato un serio problema.
Mr. Bradley era conscio dei pericoli che ogni giorno correva la sua famiglia, in quel posto isolato in New Mexico; essendo un ricco proprietario terriero, c'era sempre in agguato la possibilità che uno dei suoi figli fosse rapito per estorcergli un riscatto, oppure, peggio ancora, che proprio la sua primogenita venisse portata via per finire in un saloon. Così l'uomo, dopo aver creduto alla sua parola d'onore, gli aveva affidato ciò che per lui era più prezioso delle ricchezze materiali: l'incolumità dei suoi cari.
Contrariamente alla moglie, che persisteva a lamentarsi delle scomodità del ranch, rimpiangendo gli agi di cui potevano invece disporre nella loro casa in città, il padre riteneva che i suoi ragazzi dovessero diventare dei veri rancheros, per continuare a tramandare il nome dei Bradley; così aveva disposto che imparassero ad essere più indipendenti e crescessero come "veri uomini", prendendo esempio proprio da quel giovane che era riuscito a cavarsela nel Far-West contando solo su se stesso.
Così Sam aveva insegnato a Milton Daniel, il secondogenito, a sparare, e che un cow-boy doveva considerare il suo cavallo come un amico, non solo un mezzo di trasporto o svago, occupandosi personalmente di tutte le necessità dell'animale, quindi anche foraggiandolo, sellandolo e strigliandolo. Il piccolo Carlton Trey, invece, più delicato di salute, all'inizio trascorreva gran parte del tempo quasi barricato in camera da letto, sebbene poi il ragazzo fosse riuscito a persuadere Mrs. Bradley che la luce del sole avrebbe potuto solo che portare giovamento all'umore sempre mesto del bambino, e giocare all'aria aperta irrobustito il fisico reso gracile da una lunga malattia infantile, da cui si era comunque ormai completamente ristabilito.
Col tempo, infatti, Carley, nome solitamente femminile ma usato apposta dal fratello maggiore proprio per rimarcare la sua scarsa virilità, si era trasformato in un ometto vivace e spensierato, anche se, per accontentare le paturnie di sua madre, non aveva comunque perso l'abitudine di passare molte ore sui libri a studiare. Era evidente che fosse portato per l'istruzione, quindi, in futuro, poiché le finanze potevano permetterlo, avrebbe persino frequentato le scuole, per diventare, magari, uno di quegli ingegneri che stavano progettando la ferrovia, piuttosto che un duro cow-boy.
E questa sua passione per treni, binari e locomotive era assecondava anche dal padre, che, sotto la ruvida scorza, non era poi così dispiaciuto che il suo figliolo desiderasse seguire un'altra strada, anzi, al ritorno dai suoi affari non mancava mai di portargli un pezzo pregiato da aggiungere alla già nutrita collezione di costosi modellini.
Mandy Sue ancora mangiava pappine di semolino, e Amanda Bradley la vestiva con pizzi, trine e fiocchetti, che poi, puntualmente, finivano per macchiarsi di terra ed erba, quando la cuccioletta di casa provava a muovere i suoi primi passi incerti in cortile, suscitando ogni volta la frustrazione divertita della signora.
Alla fine, pure la raffinata Selina aveva cominciato ad adattarsi, calzando persino gli stivali di cuoio al posto delle più eleganti scarpette da città in velluto, che non erano di certo adatte per camminare tra le rocce o guadare i torrenti, e comunque, dopo un paio d'ore nel deserto, si riempivano di polvere.
Insomma, il giovane cow-boy dal passato oscuro aveva visto risorgere un sole limpido nella sua vita, ed era anche stato accettato dal suo datore di lavoro come membro aggiunto della famiglia, infatti, il tavolo da pranzo veniva sempre apparecchiato per sette. E quel rapporto si era pian piano tramutato in amicizia sincera, tanto che per un po' Sam aveva persino osato sognare che, forse, Milton avrebbe potuto vedere in lui qualcosa in più dell'uomo di fiducia; ma l'annuncio del fidanzamento ufficiale lo aveva bruscamente riportato alla realtà: un mezzo giapponese pellerossa non poteva di certo illudersi nel desiderare una bianca americana.
Doveva, appunto, restare al suo posto accontentandosi di ciò che gli era stato offerto, un posto a tavola, ma non nella vita sentimentale di Selina, che comunque non aveva mai palesemente dimostrato quel tipo di trasporto nei suoi confronti, e forse perché, presumibilmente, lo considerava solo una specie un fratello maggiore.
Ma, davvero la ragazza non si era mai accorta di ciò che nascondevano quegli occhi di ghiaccio? Oppure, più verosimilmente, era conscia che sua madre sarebbe svenuta al solo pensiero di una sua genuina simpatia per un "umile lavorante" senza una famiglia per bene alle spalle, e che anche suo padre voleva per il suo futuro qualcosa di più di ciò che Sam era in grado di offrirle. D'altra parte, fin da piccola lei aveva ricevuto un certo tipo di educazione, quindi non avrebbe mai osato mettersi contro l'autorità dei suoi genitori e la decisione impostale.
E così il ragazzo aveva infine scelto di andarsene da Rio del Sol, perché non avrebbe tollerato di sapere la fanciulla che amava segretamente tra le braccia di un damerino che non era nemmeno capace di montare a cavallo decentemente; non sarebbe mai stato capace di dimostrare una felicità fasulla.
Aveva celato le sue reali motivazioni con tante belle parole: la sua presenza non era più così indispensabile, dato che ormai Milton Jr. poteva benissimo collaborare nella gestione del ranch, ed era più giusto che fosse il figlio ad affiancarlo, non un estraneo. Inoltre C.T. sarebbe presto andato a scuola a Santa Fe, mentre Selina avrebbe avuto un uomo accanto che si sarebbe costantemente occupato della sua incolumità; Sam, comunque, evitò di esternare i suoi dubbi sulle presunte (anzi, secondo il suo giudizio erano totalmente assenti) capacità del futuro marito.
L'uomo che per lui era stato quasi un padre alla fine aveva probabilmente intuito quei motivi, quindi forse, dentro di sé, fu sollevato che il giovane pistolero avesse deciso di andar via spontaneamente, prima che potessero accadere spiacevoli incomprensioni che avrebbero incrinato il loro rapporto familiare.
Ma Mr. Bradley non lo abbandonò al suo destino a mani vuote, il ragazzo non aveva mai tradito la fiducia riposta, perciò gli concesse, con la sua parola autorevole, perlomeno la possibilità di ricostruirsi un futuro altrove; infatti, gli rilasciò quelle famose "referenze" che avevano infine portato Sam a Paradise, dove aveva deciso di restare per provare a ricominciare.
I guadagni, fino ad allora teorici, del suo duro lavoro erano stati quindi trasformati in moneta sonante, poi legati alla sella insieme al resto delle sue cose; Blanca fu soltanto l'ultimo regalo d'addio personale di Milton, che, non volendo farlo apparire come un gesto dettato dalla carità, sostenne che la candida cavalla dal carattere vivace, ormai abituata al suo cow-boy, non avrebbe probabilmente più tollerato di essere montata da chiunque altro, e che quindi per lui non aveva più un adeguato valore economico.
Dopo una semplice stretta di mano, che però racchiuse parecchie parole non dette, Sam partì nella notte, da solo, perché non sarebbe stato in grado di salutare nessuno. E così, insieme alla sua amica equina, avevano cavalcato a lungo, a volte fermandosi qualche tempo in piccole cittadine in mezzo al deserto, del tutto simili a quella dove ora cercava di liberare la mente dai pensieri e dormire. Anche se, trovandosi ancora in New Mexico, la sua nomea del passato continuava a rendergli la vita difficile.
Per questo motivo avevano poi attraversato il confine, finché le scorte nelle bisacce non si erano pericolosamente avvicinate all'esaurimento, così come i suoi risparmi, e alla fine, quando stava ormai per lasciarsi prendere da un momento di puro sconforto, aveva scorto il miraggio del paradiso. Le sue palpebre stavano diventando sempre più pesanti, e, come ultimo pensiero, Sam si chiese se davvero fosse mai stato sul serio innamorato di Selina; oppure se avesse, invece, venerato soltanto un'illusione di lei, proprio perché così irraggiungibile, come una specie di crudele scherzo che il deserto avesse voluto giocare ad un ragazzo assetato di emozioni.
Poi, finalmente, sopraggiunse un sonno un poco più tranquillo del solito ma non ancora libero dai sensi di colpa.
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Credits e Note:
Come una sentenza | C'era Una Volta Il West [Colonna sonora] – Ennio Morricone | © Warner Music
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Ho ridato il cognome giusto ai tre fratelli banditi, mentre il cavallo bianco di Sam che in realtà è uno stallone di nome Fulmine ormai me lo tengo così. ^_^
Ringrazio di cuore Taila per l'apprezzamento e, come sempre, l'amico MaxT per il consueto sostegno, ma per qualsiasi errore o inesattezza possiate trovare la responsabilità è unicamente della sottoscritta.
