Capitolo 2

–Come mai detesta tanto i romantici?
–Perché credono in ideali assoluti. E spesso sono i primi ad iniziare le guerre. Questo mondo non è perfetto e lo sappiamo bene. Si deve scendere a compromessi che non ci piacciono. Anche i governi migliori hanno delle colpe. E c'è sempre qualcuno che trova la situazione così intollerabile da preferire che tutto sia distrutto per poter ricominciare da capo nel modo che ritiene migliore. E tanti saluti a tutti quelli che moriranno nel frattempo. Martiri della causa, li chiamano. Vittime necessarie. Allo stesso tempo, chiunque sia contro di loro è il male e quindi ucciderlo diventa un atto meritorio. E siccome vogliono dimostrare che il loro modo di agire è nobile, coprono tutto con bei termini e rituali di omicidio. Arti del duello che poi diventano sport… lealtà, cavalleria, combattimento onorevole… mi disgustano. È soltanto abbellire il proprio egoismo personale e non voler chiamare le cose col loro nome. Lei cosa risponderebbe, se qualcuno che sta per spararle le dicesse che morirà per un grande ideale e in modo onorevole?
–Risponderei che quando uno è morto, non gliene importa niente di essere stato ucciso con tutte le cerimonie o meno.
–Ah, ottima battuta! Allora in questo la pensiamo allo stesso modo, monsieur.

Io però pensavo anche qualcos'altro. Comunque non glielo dissi al momento.
In ogni modo, eccoci qui tutti e due, pancia a terra (freddo e umido) a guardare col cannocchiale una base militare segreta da un'altura vicina… domanda: come mai ci sono così tante basi militari segrete in giro? E come mai tutte hanno un'altura vicina e una sicurezza così scarsa da non accorgersi che le stanno fissando col cannocchiale? Mah, sarà una clausola fissa del contratto per fare i cattivi nei film di spie. Be'…
–Sarebbe lì che hanno portato la macchina?
–O perlomeno sapranno darci informazioni su dov'è stata portata. Non necessariamente di loro volontà.
–Mi sentirei più tranquillo se mi avesse permesso di contattare i miei amici.
–No. Più persone sanno del segreto e più questo è a rischio. Ho già derogato di molto agli ordini parlandone a lei.
–Non mi ha ancora detto il suo nome. Mi innervosisce non sapere come rivolgermi a chi ho accanto. In questo, è in vantaggio su di me.
Staccò per un attimo gli occhioni azzurrissimi dalle lenti guardandomi con un sorriso solo un pochino ironico. –Oh, capisco. In questo caso… che ne direbbe di chiamarmi Terya?
–Miss Terya?
–Vedo che ha afferrato. Ho anche nomi più divertenti, se questo non le piace. Non faccia quella faccia delusa. Lei a sua volta non svela la sua vera identità, se non erro.
–I miei amici la conoscono. Ma sanno che preferisco essere chiamato col nome che mi sono scelto. E sono discreti.
–Penso di poter dire la stessa cosa dei miei collaboratori. Ma comprenderà che fuori dal mio territorio per me è molto importante non lasciare tracce della mia presenza che altri possano seguire. Ora… non si distragga. Secondo le nostre fonti, dovrebbe arrivare un corriere con degli ordini a mezzanotte in punto. Sfrutteremo quel momento per fare il nostro ingresso.
Sembrava tanto sicura di sé che non feci obiezioni. E ovviamente, aveva ragione. Il suo orologio spaccava la mezzanotte quando una limousine nera coi finestrini oscurati si avvicinò al cancello principale. Il motore non emetteva alcun suono. Probabilmente c'entrava qualche altro dispositivo segreto. Una sentinella armata uscì dal casotto per un attimo ad accogliere l'ospite, che abbassò il finestrino facendosi riconoscere e sporse la mano per firmare un foglio messogli sotto il naso.
In quel preciso momento la mia affascinante accompagnatrice mi lanciò un'occhiata d'intesa per poi saettare fuori dal nostro nascondiglio all'attacco. E dico proprio saettare. Se adesso dicessi che non ho mai visto nessuno coi riflessi più rapidi sarebbe una balla. Però devo ammettere che era davvero impressionante vederla muoversi. Non riuscii a starle dietro. Prima che potessi raggiungerla, aveva già messo KO guardiano e occupanti dell'automobile e stava cavando garbatamente l'uniforme all'autista svenuto. Onestamente, come protagonista della storia sentivo di aver iniziato con una figura leggermente barbina.
–Mi par di capire che ci sono cose che non mi ha detto, Miss Terya?
–Naturalmente. Moltissime. Comunque è tutta questione di allenamento quotidiano. Adesso… le telecamere saranno ingannate da un apparecchio d'interferenza che ho portato con me… ma per non più di un minuto. Altrimenti insospettiremmo qualcuno. Dopodichè questa piccola transazione dovrà andare avanti come se nulla fosse successo. Perciò, monsieur le Comte, una volta che avremo nascosto questi due dove non possano trovarli immediatamente… avrò bisogno che lei usi per me i suoi speciali talenti.
Meno di cinque minuti dopo, eravamo un uomo con naso importante, folta capigliatura bruna e una valigetta in mano e la sua assistente con gli occhiali in divisa da autista, e ci dirigevamo scortati da due sentinelle armate lungo un corridoio dalle pareti metalliche all'interno della base, privo di finestre e illuminato a giorno da lampade al neon. La mia accompagnatrice stava bene anche con un abito un po' troppo ampio per lei. Credo che sarebbe stata bene in QUALUNQUE tenuta. Si era limitata a mettersi una parrucca e assumere un contegno deferente, ma il suo travestimento sembrava in qualche modo perfetto quanto il mio. Ero impressionato. Anche perché non sono molte le persone capaci di restare del tutto indifferenti vedendomi… fare il mio show per la prima volta. Era come se vi fosse perfettamente abituata. Una volta che ebbi assunto le sembianze del passeggero sul sedile di dietro, si era limitata a squadrarmi con soddisfazione inclinando appena la testa di lato. –Ottimo lavoro. Lei mi ricorda qualcuno che conosco, monsieur. Stile molto simile.
–Anche lei, milady, a dir la verità. Solo che devo ancora ricordarmi chi.
–Avrà tempo di pensarci dopo. Adesso concentriamoci sulla missione.
I soldati di scorta ci avevano accolto senza una parola e avevano continuato a non emettere neanche un suono durante la nostra passeggiata. Questo avrebbe dovuto mettermi sul chi vive. E non era l'unica cosa strana. L'uniforme che portavano non era nessuna che sapessi riconoscere. Nei panni dell'ospite non potevo fare domande, e Miss Terya sembrava ostentatamente non accorgersi degli sguardi telegrafici che le inviavo. Così feci buon viso a cattivo gioco finché non arrivammo ad una porta metallica schermata con accanto una pulsantiera. Uno dei due uomini batté in fretta un codice di riconoscimento, quindi entrambi parvero ritenere che il loro compito fosse esaurito e fecero per allontanarsi muti come sopra.
–Ehm, è qui che?…– tentai di trattenerli, tanto per far conversazione o per avere qualche informazione in più. In fondo, non sapevo neanche CON CHI e DI COSA ero venuto a parlare, o chi si supponeva che fossi. Uno dei due si voltò appena gettandomi un'occhiata tra il confuso e il collerico, si strinse nelle spalle come a spiegare che non capiva, e si affrettò nella direzione da cui eravamo venuti dandomi l'impressione di essersi veramente offeso perché l'avevo costretto a rompere la consegna del silenzio. La mia compagna mi afferrò un braccio con un gesto contrariato –forse si supponeva che io parlassi un'altra lingua? O che sapessi che qui non parlavano la mia?– e accennò con gli occhi verso la porta che si stava aprendo automaticamente.
–Avanti– disse dall'interno una voce baritonale, dal ricco accento straniero, che mi parve di riconoscere.
Mentre obbedivo all'invito sentivo un'altra vocina nella testa –dal suono MOLTO più gracchiante ma altrettanto familiare– darmi del mille volte idiota per aver accettato quella missione senza chiedere più particolari. Non sapevo neanche chi c'era in gioco e come avrei dovuto comportarmi. L'unica cosa che sapevo era che la mia partner ammetteva di non avermi detto moltissime cose e di non fidarsi di me! Bell'affare! Se non si fidava di me perché chiedere proprio il mio aiuto? Era proprio da me lasciarmi abbindolare così da due belle… ehmmm… guanciotte. Eppure, vi giuro…
–Benvenuti, signori.
…rispettabile pubblico, che quando the undersigned vide in faccia la persona che ci aspettava dietro un tavolo nella stanza blindata, dovette trattenersi per non fare un salto. O per non farsi venire un colpo al cuore.
Quella faccia…
…era la mia.