Benny lo capiva, il motivo per cui Dean si rifiutava di guardarlo, di parlargli. La compagnia del cacciatore un po' gli mancava, ad essere sinceri: forse il ragazzo non era esattamente un chiacchierone, ma era senza dubbio un buon conversatore, all'occorrenza, brillante, sagace, sfacciato, tutte qualità che il vampiro trovava desiderabili, soprattutto se abbinate a quel bel faccino. Ma quel faccino non risultava più tanto bello senza QUELLA luce ad illuminarne le caratteristiche. Dean poteva rimanere mozzafiato come sempre, ma così contrito, con tanto risentimento nello sguardo non era la stessa cosa. Restava solo un bel faccino. Qualcosa che per strada si vede spesso.
Benny non lo biasimava, però. Era incappato in un momento intimo, sacro. Era stato come irrompere nella stanza mentre Dean si masturbava: incantevole e sacrilego, ciò che a nessuno è dato vedere senza l'esplicito permesso. La vista del cacciatore, l'uomo che ormai conosceva come combattente feroce, infallibile, d'improvviso così vulnerabile ed esposto l'aveva ammaliato e distrutto al tempo stesso. Da una parte c'era il dono, la fortuna incomparabile di assistere ad un momento privato, riservato a pochi, forse a nessuno. Dall'altro c'era il sentimento a lungo dimenticato di struggimento, quello che Benny sapeva avrebbe avuto fine solo se avesse finalmente potuto prendere l'umano tra le braccia e spogliarlo del suo dolore, levandoglielo come i vestiti, lentamente, metodicamente. Tralasciando il fatto che Dean mai e poi mai gli avrebbe permesso di farlo. Anche se non fosse stato un bastardo orgoglioso, caparbio, ostinato non avrebbe comunque smesso di essere un uomo. Gli uomini non piangono. Gli uomini guardano film western, giocano a biliardo, bevono fino a vedere il fondo del bicchiere, sbavano dietro alle ragazze. Gli uomini non piangono. Quindi era evidente che Dean si vergognava. Stringeva le labbra in una linea sottile e le mani in pugni volti a far male. Tra loro la tensione palpitava, pulsava, increspava l'aria come fanno i fulmini prima di abbattersi al suolo. Benny avrebbe voluto alleggerire l'atmosfera, sdrammatizzare l'accaduto, l'avrebbe voluto davvero. Ma Dean, onestamente, stava facendo tutto da solo.
"D'accordo" abbaiò, conficcando il suo machete nel terreno "Puoi dirlo. Puoi dirmi che sono debole"
"Dean..."
"Forza" il ragazzo rise, glaciale "Puoi dirlo. Lo so già"
Benny gli si avvicinò lentamente, solo per il piacere di sentire il calore della sua pelle a qualche passo di distanza.
"Tu non sei debole, fratello. Un umano che sopravvive in Purgatorio per più di un quarto d'ora non è debole. Un uomo che impedisce l'Apocalisse non è debole. Sì, la gente parla. So cos'hai fatto, so cosa fai. Nessuno ha più diritto di te di avere degli incubi"
Dean sbuffò, distogliendo per l'ennesima volta lo sguardo.
"Guardami, capo" quando fu accontentato, proseguì, con voce morbida "Mi dispiace per la tua ragazza. Lisa"
Il cacciatore arricciò le labbra in una smorfia infelice. "Suppongo che ciò significhi che la mia abitudine di parlare nel sonno persiste"
"Sì"
Dean tornò ad impugnare il suo machete, sfilandolo dal suo fodero di terra. Inclinò la lama in modo che la luce pallida del Purgatorio vi creasse il suo gioco di prestigio. "Era la donna più dolce del mondo"
Benny non faticava a crederlo. "È morta?"
Winchester scosse minuziosamente la testa. "No. Semplicemente, ho impedito che la mia vita danneggiasse irreparabilmente la sua: ho chiesto a Castiel di cancellare ogni ricordo di me dalla sua mente e da quella di suo figlio. Ora non sanno nemmeno che io esisto" il vampiro era atterrito, incredulo "Un cacciatore non si può permettere di avere relazioni, Benny. Il suo unico compito, il suo unico diritto è quello di continuare a cacciare finché non muore. Trovare una donna, sistemarsi con lei... equivale a condannarla"
Benny inclinò la testa, studiandolo incuriosito. "L'amavi?"
Dean sbattè le palpebre, perplesso, preso alla sprovvista. Alzò le spalle. "Sì... voglio dire, no. Forse" ci pensò ancora per qualche istante "È complicato. Intendo dire, lei era incredibile, davvero. Comprensiva, amorevole, e tutto quello che ci va dietro. Ma se devo essere onesto con me stesso, niente di tutto questo aveva a che fare con me. Lei non sarebbe mai stata... buona come lo siamo io e Sam, la fuori. Non avrebbe mai potuto fare la vita che faccio io. Non condividevo nulla di mio con lei. Stare con lei è stato come addormentarsi per un lungo anno, consapevole di star facendo un sogno bellissimo da cui non ti vuoi svegliare e sapendo anche che dovrai farlo. Che il passato presto busserà alla porta reclamando ciò che è suo con tanto di interessi... quindi, sì, credo che l'amassi per com'era, purché non la immaginassi nella vita reale, perché allora non sarebbe stata abbastanza e-" il cacciatore s'interruppe bruscamente, fissando un punto accanto alla sua testa.
"Quanti?" chiese Benny, estraendo la sua accetta dal fodero della giacca.
"Otto. Licantropi" Dean sorrise, veramente questa volta, ferocemente. Come chi torna ad essere sé stesso "Mi concedi questo ballo, Lafitte?"
Il vampiro rise a sua volta, poi ruotò su sé stesso, un passo avanti e piantò l'accetta nel cranio del primo licantropo, che si aprì a metà come una noce di cocco. Lasciò il secondo al suo partner, occupandosi invece del terzo, che qualche momento dopo non era che un involucro morto con la pancia squarciata. Ma le belve erano tante, anche per lui. Mentre ne abbatteva un'altra le cui fauci si erano serrate a qualche centimetro dal suo braccio, una quarta riuscì a mordergli il polpaccio. E faceva MALE, cazzo. Era come vampata crepitante intento a mangiargli la carne.
Poi la morsa si schiuse in un uggiolio pietoso e la sua gamba venne ricoperta di sangue non suo. Dean continuava a sorridere vittoriosamente, perché aveva prevalso, perché aveva dimostrato. Anche mentre tornava a lottare, Benny comprese da cos'era composta la luce abbagliante che Dean Winchester emanava: rabbia, ira animalesca e gioiosa al tempo stesso, violenza esercitata e ricevuta, l'amore per la vita, quella combattuta, guadagnata e spesa, la voglia di essere sempre migliore agli occhi degli altri. Non c'era alcun dubbio che sarebbe morto troppo presto. Perché era questo che gli spettava, questo che voleva. Vivere al massimo. Esistere nel vero senso della parola. A guardarlo ricoperto di materiale organico, fango, e Dio solo sa cos'altro mentre mulinava una lama affilata, sembrava felice. Si sa che le fiamme più maestose, quelle che ardono con più intensità scemano più in fretta delle altre.
In men che non si dica erano l'uno di fronte all'altro, a squadrarsi circondati dalla morte, ansimanti, uno con lo sguardo che diceva "Ecco, questo è quello che sono", l'altro così ammirato che non c'era spazio per nient'altro. Benny ghignò, tentando di soffocare il desiderio sempre più bruciante di agguantare il cacciatore per la nuca e di divorargli la bocca.
"Tu, fratello... tu sei tutt'altro che debole" gli occhi gli caddero sulla sua clavicola destra ed ecco il motivo per cui l'odore di Dean era d'un tratto tanto persistente da fargli girare la testa "Stai sanguinando come un maiale sgozzato" disse a denti stretti, girando la testa dall'altra parte.
"Ho avuto di peggio" scherzò il ragazzo, poi dovette rendersi conto di cosa dovesse significare per lui, perché impallidì di botto "Oddio, scusa" borbottò, cercando subito di fermare l'emorragia premendo sopra la ferita l'orlo della camicia.
I minuti passavano e si faceva sempre più cereo, sempre più frustrato quando il sangue rifiutava di fermarsi, gli occhi di giada infiammati dal terrore.
Questo era triste. Gli scavò un buco nel petto più profondo di quelli lasciati dai denti del licantropo. "Non avere paura di me. Per favore. Non voglio farti male. Non ti farò mai male"
Dean stabilì in fretta la veridicità delle sue parole. Voltò il capo in modo che il graffio sulla clavicola destre fosse in bella mostra. "Non vuoi bermi?" chiese, ma piano, tanto che Benny stentò a sentirlo. Non sarebbe dovuto risultare così sexy. Nulla in quella situazione avrebbe dovuto suscitarlo, non il profumo afrodisiaco di Dean che gl'invadeva la testa, non la facilità, la fiducia con cui si stava offrendo per essere consumato, prosciugato.
"Sì" sussurrò reverenziale Benny, allungando la mano. Le sue dita tozze ripercorsero la linea elegante del collo dell'uomo, lì dove tuonava l'impulso del cuore, ora più veloce che mai. Intinse la punta dell'indice proprio lì dove più delizia cremisi si era accumulata, abbastanza lontano dallo squarcio per non provocare nessun danno. Dean tremava, quasi vibrava sotto il suo tocco, prendendo brevi respiri affannosi.
Il vampiro lasciò ricadere il braccio contro il busto.
"Vediamo di rattopparti" disse, abbastanza forte da riscuoterli dal loro stato di trance. Dean sobbalzò e coprì il taglio con la mano, le guance di nuovo rosse, questa volta di pudore.
"Ho bisogno di lavarmi" mugugnò, gli diede le spalle e s'incamminò verso il punto dove proveniva il gorgogliare del fiume.
Scelse una sorta di spiaggetta di ghiaia e melma viscosa, parzialmente riparata dai rami di un albero che si chinava verso l'acqua fino a costituire un arco perfetto, una cupola di foglie che offriva una discreta copertura.
Senza nemmeno controllare se Dean stesse facendo lo stesso, Benny rimosse il cappotto. Poi, senza fretta, sganciò le bretelle che reggevano i pantaloni, e fu allora che il cacciatore trattenne il respiro. Sbirciando al di sopra della spalla, il vampiro rimosse la maglietta di lino, poi fece scivolare i tre bottoni che gli chiudevano le brache e lasciò che queste ultime andassero ad accartocciarsi a terra. L'obbiettivo era di generare una situazione di scompenso, dove lui fosse in netto svantaggio e Dean libero di fare ciò che voleva, che avesse il controllo proprio come piaceva a lui. A meno che non stesse sbagliando ad interpretare le cose, e sbagliando di grosso, Benny era abbastanza sicuro che l'attrazione che provava nei confronti di Winchester fosse ricambiata. Non gli erano sfuggite le occhiate fugaci, i brividi, i rossori quando credeva di essere stato colto sul fatto, e dopo il suo comportamento al termine dello scontro, dopo quel "Non vuoi bermi?" quasi speranzoso, Benny non credeva di potercela fare ad aspettare ancora. Perciò voleva dare a Winchester quest'occasione, voleva che anche lui potesse constatare quanto questo fosse giusto.
Dei ramoscelli alle sue spalle cigolarono, si piegarono e infine si spezzarono mentre il calore di qualcosa di vivo si faceva vicino, gli sfiorava la schiena, e assieme ad esso il profumo tornava a farsi penetrante. Il vampiro strinse i denti per non lasciar fuoriuscire le zanne. Merda, questo non l'aveva previsto, non c'aveva pensato. Quell'odore sarebbe stato su di lui, realmente contro di lui, dentro le sua bocca, vicino alla sua bocca.
Dean gli stava di fronte, adesso, lo guardava con aria quasi timida, totalmente contrapposta all'incendio che lo dominava nella caccia. Questo era attesa, incertezza, indecisione, paura. Magari il ragazzo non aveva mai visto un altro uomo nudo, prima di quel momento. Diavolo, magari non l'aveva neanche mai baciato, un uomo, e lui lo stava forzando. Forse... il suo flusso di pensieri venne fermato da un paio di labbra sulle sue. Morbide. Piene. Esitanti. Prima che potesse trovare per loro altri aggettivi, Dean si era allontano d'un passo, evidentemente alla ricerca di approvazione, della sicurezza di aver fatto la cosa giusta. Con un sospiro esasperato Benny gli cinse delicatamente il viso, il palmo della mano che ne inghiottiva quasi metà, e catturò la sua bocca in un nuovo bacio, casto come il primo, ma più sicuro, più duraturo nel tempo. Dean teneva gli occhi chiusi, la bocca duttile sotto la sua, perciò stava godendo del bacio tanto quanto lui. Il vampiro fece scorrere la punta della lingua sul labbro inferiore del ragazzo, così carnoso e soffice che non resistette alla tentazione di morderlo gentilmente. Dean sussultò, schiuse le labbra, e se il fuoco aveva un sapore, era il sapore della bocca di Dean Winchester.
Si separarono parecchio tempo più tardi con uno sciocco provocato dalle loro labbra ormai lucide di saliva. Il cacciatore aveva lo sguardo annebbiato, stordito, le palpebre dilatate. Inavvertitamente spinse il vampiro indietro, facendolo arretrare di qualche centimetro, poi sorrise, caldo e appagato. Benny si meravigliò dell'assenza di esitazione che ebbe nello spogliarsi. Stivali, calzini, camicia e ben due paia di maglie erano scomparse, lasciandogli come unico rivale i blue jeans. Quando riuscì a slacciarsi la patta li levò assieme alle mutande, gettandoli ai suoi piedi con noncuranza, e fu nudo.
Glorioso.
Dean non era neanche lontanamente piccolo nel suo metro e ottanta abbondante, eppure aveva la struttura ossea di un nuotatore: spalle larghe, vita e fianchi fini. Nonostante i muscoli evidentemente sviluppati risultava snello, slanciato sulle sue belle gambe lunghe e forti. Probabilmente a farlo apparire più minuto era l'innegabile differenza di stazza che regnava tra loro: dove Dean era potenza magra e agile Benny era forza brutale, scabrosa. Se la bellezza del cacciatore era quasi femminea, cosce accoglienti e lentiggini solitarie sparse un po' ovunque, il vampiro possedeva un incontestabile fascino virile con i suoi muscoli gonfi, il tronco solido, la pelle dura.
Dean poteva percepire la propria virilità addensarsi tra le gambe. Lasciò che il suo partner lo raccogliesse tra le braccia e insieme camminarono a ritroso finché l'acqua bruna del fiume non abbracciò la loro nudità. Non riusciva a smettere di baciarlo, baciarlo, ogni volta che la sua bocca lo lasciava la sua affamava fino a quando non veniva saziata dall'ennesimo contatto bagnato. Gli piaceva il modo in cui Benny lo baciava: lui lo divorava, riscuoteva il premio, saccheggiava, conquistava, lo voleva. Come per rovinarlo per chiunque altro. Era l'esatto contrario di baciare una donna. Questo era cacciare. Le mani del vampiro si chiusero sul suo sedere, accarezzarono, strinsero, massaggiarono con cura la carne lì, che fino ad allora non aveva mai ricevuto particolare attenzione. Dean gemette. O più correttamente, guaì. Seppe solo che la sua esistenza si era improvvisamente trasformata in un vortice di tocchi massicci ed ossequiosi e al piacere che gli procuravano. Alla cieca anche lui passava le mani sul corpo premuto contro al suo, incappando in conche, rientranze, curve sode che sapeva dovevano corrispondere alle sue ma che gli apparivano come aliene, magnifiche.
Benny, dal canto suo, era stregato. Aveva appena scoperto ciò che voleva fare della sua vita, come spendere ogni istante perché valesse davvero qualcosa. Vedere Dean ridotto così, ad pasticcio gemente, boccheggiante e totalmente inconsapevole di qualcosa che non fosse la beatitudine che stava provando non aveva prezzo. Il cacciatore era di sicuro stato, fino ad ora, quel tipo di amante il cui unico scopo è l'appagamento del partner. Be', aveva appena stabilito che la cosa doveva cambiare. Queste erano di sicuro le disinibite condizioni in cui preferiva vedere il maggiore dei Winchester.
Finì tutto troppo in fretta per i suoi gusti, ma dopo infiniti mugolii e un paio di suppliche, aveva deciso di avere pietà del bambino che si contorceva tra le sue braccia. Avvolse saldamente la mano attorno al suo cazzo, lo accarezzò una sola volta prestando attenzione a strofinarne accuratamente la testa sensibile e il gioco era fatto. Dean s'impietrì per il tempo di un battito di ciglia e poi scosse, tutti i muscoli contratti e agonizzanti per il rilascio. Benny inghiottì il suo grido come se fosse stato il corpo di Cristo.
Non era il caso di attirare ospiti indesiderati.
Man mano che Dean si rilassava, riaccendendo il cervello andato in corto circuito, si accorse che qualcosa di rigido premeva contro la sua coscia. Si allungò per ricambiare il favore, ma fu catturato per il polso. Incontrò gli occhi lucenti di Benny, che scosse la testa, divertito.
"No, cher. Non è il momento" il cacciatore aggrottò la fronte, ma fu bellamente ignorato "Adesso usciamo di qui, direi che siamo puliti"
Mentre si trascinavano a riva, Dean non poté far altro che annuire docilmente.
