Episodio 3
Il respiro dell'uomo si congelava nell'aria, mentre i suoi occhi mi scrutavano attentamente. Alla fine lui abbassò il fucile. -Un altro Stalker, eh? Da dove vieni? Non mi sembra di averti mai visto, da queste parti.
Non capivo. Chi diavolo era quest'uomo? Che voleva da me? Come diavolo faceva a respirare l'aria?. Decisi di rispondere alla domanda. -Sono appena uscito dal rifugio antiatomico, a qualche chilometro da qui.
Lui mi fissò, in silenzio, sospettoso. Alla fine scoppiò a ridere.
-E dimmi, da quanto sei fuori? Da poco, scommetto.
Si abbassò la sciarpa e sputò a terra, osservando il sole sbucato dalle nuvole. -Sono uscito da non più di due ore. L'aria è di nuovo respirabile?
Rise ancora. -Ah, un novizio. Togliti la maschera, finora hai solo sprecato i filtri per niente. L'aria è respirabile. Non so da quanto, ma quando sono uscito io lo era già.
Tolsi la maschera, e lasciai che il vento gelido entrasse nei miei polmoni. Aria vera. Aria dell'aperto. Aria viva. Niente radiazioni, niente tossine. Stavolta decisi di fare io una domanda. -E tu? Da dove vieni, e da quanto sei fuori?
Rimase in silenzio per un po'. Alla fine tornò a parlare. -Sono anch'io del tuo bunker. Sono uscito tre anni fa. È stato tutto un disastro. Alcune celle non si sono sigillate. Altre non hanno fatto partire il sistema di ibernazione, condannando i poveracci a morire in quella bara di merda. Alcuni sono usciti insieme; molti, troppi da soli. Qualcuno si è ucciso, qualcun altro ha ucciso. Quando uscii io eravamo in sette. Finirono le scorte di cibo, e alla fine decidemmo di separarci per evitare di diventare cannibali.
Estrasse due cartucce per la doppietta, e le inserì nel fucile. -Così, eccomi qua. Ho vagato da solo per sei mesi, in attesa che questo dannato inverno finisse. Ma questo inverno è… maledetto. Non ha mai fine. Per quanto durerà? Non lo so. Potrebbe finire anche oggi, o mai più.
Iniziò a camminare, seguendo le impronte del cervo. Mi fece cenno di seguirlo, mentre continuava a raccontarmi la sua storia.
-Sei passato davanti al cinema? Quella è la nostra base. Siamo una quindicina di persone, venti quando fa troppo freddo per esplorare la zona. Ti stavo dicendo, dopo i primi sei mesi ho incontrato un gruppo proprio qui in città e abbiamo deciso di collaborare. Prima o poi l'inverno finirà, già è tanto che oggi sia uscito il sole.
Continuammo a camminare, seguendo le tracce del cervo. Ad un certo punto mi fece cenno di stare giù. Mi chinai, osservando l'area circostante. A qualche decina di metri da noi c'era il cervo, intento di nuovo a brucare sul bordo della strada, dove la neve si era sciolta un po'. Trattenni il respiro, mentre l'uomo prendeva accuratamente la mira. Il boato fu più assordante di quanto potessi immaginare, e caddi di lato sulla neve. Quando mi rialzai notai che il cervo era a terra, colpito all'altezza dei polmoni. Era morto istantaneamente.
L'uomo legò due corde alle zampe posteriori della bestia, e me ne diede una. -Aiutami a trasportarlo. Da questa parte.
Iniziai a trascinare la creatura lungo le strade, mentre le nubi tornavano a coprire il sole. Mi voltai un attimo e notai la larga scia di sangue che lasciavamo dietro di noi. Alzai di nuovo gli occhi al cielo e notai numerosi corvi che volavano a cerchio sopra di noi. -Ci siamo quasi.
Continuammo a camminare, fino a che l'orologio non cessò di ticchettare. Istintivamente mi portai la mano alla bocca, cercando di azionare la valvola della maschera che non stavo più indossando. L'uomo rise e continuò a camminare. -Come ti chiami?, chiesi.
Passò un buon minuto prima che mi rispondesse. -Noi non usiamo più i nostri veri nomi, quelli del passato. Ormai appartengono ad un mondo morto, sepolto da questa neve. Io ora sono Zanar. Uno Stalker il nome se lo sceglie da solo..
-Stalker?
Spero non intendesse quello che stavo pensando. Lui si fermò ed alzò un sopracciglio, sorpreso. -Non hai mai letto "Picnic sul ciglio della strada"? No? Visto il film "Stalker"? Nemmeno?
Sbuffò. -Almeno lo sai cos'è Chernobyl?
-Questo sì. La centrale che esplose, emanando una nube radioattiva.
Inclinò la testa di lato, tornando a camminare. -Più o meno. Uno Stalker è colui che si avventura nella Zona, in particolare nella città di Pripyat. Beh, ora la Zona comprende anche questo posto. Da qualche parte però esistono ancora dei luoghi non toccati dalla guerra.
Giungemmo finalmente davanti all'Imperial. Zanar bussò per richiamare l'attenzione degli occupanti. Uno spioncino si aprì da una porta rinforzata. -Chi cazzo è questo?
Aprirono comunque la porta. Trascinammo il cervo nell'ingresso, e lo lasciammo. Zanar mi fece cenno di seguirlo in un piano superiore. Aprì una porta e ci ritrovammo in una grande stanza, illuminata dalla luce che filtrava dalla finestra ormai opaca. C'erano tre persone sedute a terra, in prossimità di un tavolino basso, intente a giocare a carte. Si voltarono tutti verso di me. Uno di loro portò la mano al fianco, dove immaginai portasse la pistola. -Che caccia buona, Zanar, ci hai portato un uomo vivo. Come ti chiami?.
Feci per rispondere, ma poi ricordai quello che mi aveva detto Zanar. Provai a pensare ad un nome, ma non i venne in mente niente. -Ah, non fa niente. Te ne troveremo uno più tardi. Hai una faccia sconvolta. Immagino che tu sia uscito da uno di quei fottuti bunker.
Annuii. -Beh, benvenuto nel nuovo mondo. Fa schifo, ma è l'unico che abbiamo. Su, vai a mangiare qualcosa di sotto.
Zanar mi accompagnò in quella che scoprii essere una piccola mensa, dove c'erano altre persone. Quattro uomini, tre donne, un ragazzo, un bambino. E due cani. Due cani molto grandi e pelosi. Alzai una mano per salutare, e come risposta uno degli uomini sputò a terra. Una delle donne sbuffò. -Alek, insomma, stiamo mangiando!
Mi fece cenno di sedermi. Obbedii, accanto a me si mise Zanar. Venni presentato al gruppo. Gli uomini erano Alek, Dima, Dexter, Coco. Le donne si erano chiamate Mila, Leksa, Lili. Il ragazzo e il bambino avevano scelto da sé i loro nomi: Faust e Guerriero. I cani erano Kiku e Radiazione. -Ci metterò anni ad imparare tutti i nomi.
Alek fece un sorrisetto e disse:-Non durerai più di un mese, non preoccuparti.
Mila mi diede alcune razioni, ma gli dissi che avevo già le mie. -Oh, bene. E non fare caso ad Alek. Si comporta sempre così, ma poi si affeziona.
Estrassi allora un altro pacchetto di cibo, versai di nuovo acqua purificata e mangiai l'impasto. Raccontai a Mila il mio viaggio fino a lì. Era una bella ragazza, forse di venticinque anni. Capelli castano scuro, dai riflessi rossicci. Occhi neri, magra, definitivamente di bell'aspetto. E finora si era mostrata gentile. -Stavamo giocando a carte, vuoi unirti a noi?
Erano in sei a giocare, e non avevo idea di che gioco si trattasse. -Non sono mai stato bravo a carte. Mi dispiace.
Lei rise e tornò a dedicarsi alle carte. Quando finimmo di mangiare, Zanar mi portò di nuovo di sopra, dai tre. Venni ripresentato ufficialmente ai tre capi dell'Imperial. Bruno, quello pelato e grasso, John e Doc. Mi dissero che all'ingresso c'era Radar, il guardiano. Strinsi la mano, e raccontai di nuovo la mia breve storia. -Bene. Comunque, tanto per essere chiari, sono passati almeno dieci anni dalla guerra, ovvero mi svegliai dieci anni fa. Può darsi che ero più giovane di te, ha!
Rise, e bevve da una bottiglia di vetro. Forse si trattava di qualcosa di alcolico. -Allora, ti è venuto in mente un bel nome? Non possiamo lasciarti andare in giro per l'Imperial senza nome.
Provai a pensare a qualcosa, prendendo spunto dalla mia vecchia vita, dai libri che avevo letto, film o videogiochi, ma nessuno sembrava fare al caso mio. John si voltò e disse: -Mi è sempre piaciuto dare nomi. Hai detto che vieni dal bunker sopra la collina? Allora perché non Bunker?
Bruno negò con energia. -Siamo tutti usciti da un bunker, idiota. Non so, proviamo con Cervo, come quello che hai ucciso prima di venire qua.
Zanar alzò la mano. -No. Il cervo l'ho ucciso io, per cui non va bene. E poi è un nome da cornuto.
Ridemmo tutti, e alla fine Doc mi diede una dritta. -Pensa a qualcosa del passato, che ti ha reso la persona che sei stato fino allo scoppio della guerra. O se vuoi dimenticare la tua vecchia vita pensa alla prima sensazione che hai avuto dal risveglio, la prima cosa che hai visto..
Feci mente locale. Il vecchio mondo era morto, non avevo modo di recuperarlo e pensarci avrebbe portato solo dolore e nostalgia. Decisi di provare con la seconda opzione. La prima cosa che sentii era il freddo, quindi pensai a Cold. Ma sembrava scontato, quasi ridicolo. La prima cosa che vidi era la cassa dove c'era il mio equipaggiamento. Presi subito la maschera. Mask. Forse poteva andare bene. Alzai lo sguardo verso gli altri. Mi schiarii la gola. -Io sono Mask. È un piacere.
