Ancora cambiamenti…
"Mademoiselle…" – un respiro trattenuto – "Siete…semplicemente incantevole…".
I tacchetti delle scarpine di raso volteggiarono attorno alla figura quasi pietrificata, su quel piedistallo improvvisato, un panchetto usato per tenere i piedi sollevati quando accadeva che il busto fosse stato stretto troppo e alla dama fosse venuta a mancar l'aria.
In caso di necessità, il legnetto fungeva anche da passerella…
Frusciare di crinoline e pizzi…
Effluvi un poco dolciastri ad appesantire l'aria.
L'altra si osservò, il viso riflesso nello specchio alto davanti a sé, nelle orecchie le parole leggiadre di Maria Antonietta che s'era precipitata nella stanza, non appena aveva ricevuto notizia che la Dea Minerva era intenta a provare il costume cucito appositamente per lei, un vestito dalla foggia greca, un peplo a corredo delle scene in cui la dea avrebbe seguito di nascosto l'ingresso del cacciatore nella foresta sacra…
Una semplice cintura dorata a risaltare la vita stretta…
La spada al fianco…
C'era stato tempo, seppur con una discreta battaglia tra la dea e le cameriere incaricate d'intrecciare l'acconciatura, di creare una sorta di trama, i capelli tirati su e tenuti fermi da una mera corona di ferro, semplice e severa come lo era la dea della guerra e della giustizia.
Maria Antonietta era entrata correndo e s'era fermata, impietrita dall'insolita visione.
Il corpo dell'altra, da sempre nascosto sotto stoffe rigide e severe, appesantite da mostrine e colletti ricamati, adesso era lì, le spalle scoperte e bianche, i fianchi liberi, appena velati dalla morbida seta bianca e serica.
Un corpo magro, asciutto, forse un poco sgraziato nella postura ch'era rigida ma severa.
Una vera oscenità per i costumi dell'epoca, anche i più libertini…
Un corpo libero d'essere non solo intuito…
Le dita lievi delle sartine sistemavano le pieghe della stoffa.
La regina fece un altro giro attorno al Colonnello delle Guardie Reali. Scrutò e sistemò lei stessa alcune pieghe…
"Certe volte mi chiedo come sia riuscito vostro padre nel suo intento di nascondere così bene ciò che siete…".
Oscar osservò il volto della regina riflesso accanto a suo, nello stesso specchio.
Lei d'altra parte aveva ben altri pensieri per la testa.
Tutti eccetto quello di soffermarsi sulla propria figura che ora si stagliava fiera e sinuosa, in mezzo alla stanza, mentre la sarta aggiustava le ultime pieghe del vestito e saggiava la tenuta della cinta, piuttosto stretta che lo chiudeva alla vita, esaltando ancora di più le curve di quel corpo che nessuno aveva mai visto, così da vicino.
"Maestà…io…vorrei parlarvi se non vi spiace…" – accennò Oscar che a fatica respirava, stretta in quella che a lei pareva in tutto e per tutto un'armatura, forse ancora peggiore dell'uniforme che abitualmente indossava.
"Dite mademoiselle…dite pure" – sussurrò la regina persa nella visione.
L'altra tirò un respiro fondo, per raccogliere coraggio e sfacciataggine, si perché non s'era mai visto un Colonnello delle Guardie Reali disattendere ad un ordine di Sua Maestà la Regina Maria Antonietta e solo con una dose estrema di sfacciataggine si sarebbe avuta qualche speranza.
Lo sguardo estasiato di Maria Antonietta diceva già che quel tentativo sarebbe fallito miseramente.
"Maestà…vorrei comprendere meglio la necessità delle scene ulteriori che avete deciso di inserire…se posso permettermi…non vedo cosa c'entrino con la trama principale…".
Si tentava dunque di convincere la sovrana dell'inutilità di certe scene, così d'aver salvo l'onore e l'orgoglio, senza rischiare di ferire la sensibilità dell'autrice del libretto che, al contrario, pareva aver messo tutta sé stessa nell'assurda impresa.
"Che intendete dire Madamigella Oscar? Forse non sono di vostro gradimento!?".
"No…non è questo…" – il tono addomesticato e basso in segno di rispetto - "Solo…tutti quei personaggi, ecco… non vorrei che indebolissero la trama principale della storia e disperdessero l'attenzione del pubblico da quello che è l'intento reale della narrazione!".
Si tentava d'usare un linguaggio il più possibile plausibile ma c'era che in quella situazione di plausibile c'era veramente poco.
Maria Antonietta aveva semplicemente utilizzato lo spunto di una tragedia greca per poi riscrivere lei stessa tutta la trama, inserendo a suo piacimento variazioni e cambiamenti che, secondo il suo personale gusto, avrebbero dovuto attirare ancora di più il consenso del pubblico.
Cambi di scena inutili a parere dell'attrice che avrebbe impersonato la dea…
Ancora di più per il fatto che come avversario della forza divina era stato scelto André, l'uomo, figlio del popolo.
Strideva dunque e saltava all'occhio il dissonante scontro di poteri e forze e rango...
"Se posso permettermi…il continuo coinvolgimento di figure divine mescolate a quelle umane potrebbe risultare alla fine fuorviante per il pubblico che non vedrebbe più il senso principale della storia che è appunto quello del grande amore tra la principessa ed il principe del regno nemico…".
Oscar sollevò lo sguardo incrociando gli occhi spalancati della regina.
Pensò d'aver colto nel segno.
Sperò che la donna avesse compreso, decidendosi a modificare il copione ed espungere le ridicole scene.
Che l'altra invece la guardò a sua volta con sguardo amorevole, quasi stesse osservando uno dei propri pargoli che aveva appena detto una sciocchezza e non il Colonnello della Guardia Reale.
"Oh Oscar cosa dite? Ma è proprio questo che vorrei far comprendere al pubblico…capite…".
Maria Antonietta si alzò, andando con lo sguardo verso il soffitto…
Ma pareva non stesse affatto osservando il soffitto e dunque in chissà quali mondi era finita con la mente.
"Madamigella Oscar cercate di seguirmi!" – un respiro fondo per raccogliere parole e concetti – "E' proprio questa continua tensione tra l'umano e il divino che io vorrei far comprendere al pubblico…".
Tensione tra l'umano e il divino?
Se lo chiese il Comandante delle Guardie Reali, tra sé e sé, mentre la cameriera, su ordine della parrucchiera, aveva preso a sganciare la morbida treccia ch'era stata tirata su, per lasciarla scendere libera sulla spalla destra, mentre la spalla sinistra sarebbe stata adornata da un fermaglio a raccolta della stoffa, ricamato della stessa foggia della fibbia dorata.
Il caos aumentava…
Lo scambio rapido di occhiate tra sovrana e colonnello indussero la regina a proseguire.
"Oh…Oscar…non capite…il cacciatore è un essere umano…e s'innamora della dea non appena la scorge nel bosco e nonostante ella si rivolga a lui in tono saccente e sostenuto! E la dea stessa, nel bel mezzo del duello, intuisce altro nei confronti di quell'uomo…e dunque si arrende apposta per evitare di trasformare il suo amato in un misero arbusto di spine! E così la principessa…lei non vuole che l'esercito del suo popolo si scontri con quello del principe che è suo nemico e così chiederà aiuto alla dea perché questo non accada…capite…la ragione di stato e la ragione del rango – quello divino - che soccombono di fronte alle ragioni dell'amore…".
La voce della regina uscì fervida e cristallina.
A quella pareva d'aver trovato la chiave di volta per interpretare la propria esistenza e metterla a a nudo su di un palcoscenico, senza che nessuno si fosse accorto che quella non era affatto una commediola ma la vita stessa della sovrana così come lei la viveva e ne soffriva.
"Maestà…non vedo il collegamento…sono il principe e la principessa ad innamorarsi tra loro…non la dea e il cacciatore…credo che l'attenzione dovrebbe focalizzarsi sui personaggi principali. Voi impersonerete la principessa appunto…e…" – Oscar tentò di puntualizzare…
"E qui devo proprio correggervi mia cara mademoiselle!" – l'incalzò Maria Antonietta – "Perchè…vedete…ho un'altra notizia sorprendente da darvi…sedete…sedete Oscar…".
L'altra la guardò quasi inorridita.
Che altro c'era adesso?
Che altro stava passando per la testa di sua maestà la Regina Maria Antonietta?
Si sedette dunque la dea…
Il respiro prese ad implodere.
"Dunque…sapete che il Conte di Fersen…".
"Il Conte di Fersen?" – replicò Oscar a cui l'aria sembrò quasi fermarsi in gola.
Cosa c'entrava adesso Fersen?
"Lasciatemi finire…il conte era partito per la Svezia ma mi aveva promesso che sarebbe tornato in tempo per la rappresentazione. Avrei intenzione di dare una parte anche a lui…".
"Cosa?" – sorpresa, il cuore aveva preso a correre veloce e il respiro a spezzarsi quasi.
"Ecco lui dovrebbe impersonare un'altra divinità che si contenderà, assieme al cacciatore, il cuore della dea…".
"Ma non è possibile…nessuna divinità potrebbe competere contro un essere umano per contendersi il cuore di un'altra divinità!" – sbottò il Colonnello delle Guardie Reali.
Seguì una mezza imprecazione trattenuta sulle labbra…
I dubbi presero ad accavallarsi dirompenti all'assurda visione.
Fersen avrebbe impersonato una divinità che avrebbe conteso al cacciatore…
Al cacciatore, ossia André…il cuore della dea…
Tu…tu saresti la dea…
"Ho pensato d'introdurre questa ulteriore variazione per creare…" – il ditino indice a picchiettare sul mento…- "Tensione…sì…il termine corretto è tensione! Sono stanca di rappresentazioni che fan solo divertire! Davvero sarebbe il caso si sperimentare altri generi…mademoiselle…si dice così?!".
Come si fosse detto…
L'altra era senza parole, lì a domandarsi come avesse fatto la regina a tirare fuori una simile situazione.
Non poteva sapere nulla Maria Antonietta.
Non sospettava nulla…
Eppure pareva davvero aver letto e dunque deciso di rappresentare un impalpabile copione che a poco a poco aveva preso a dispiegarsi, aggrovigliando le esistenze del Colonnello delle Guardie Reali, della regina stessa, del Conte di Fersen e…
Il pensiero corse repentino al bacio di André.
Lo sguardo si fece serio.
Non riusciva a credere, Oscar, che quella donna, seppure del tutto involontariamente, fosse riuscita ad inventarsi un intreccio che d'inventato aveva poco o nulla.
Era tutto così simile alla realtà, che nemmeno lei ci poteva credere.
"E io sarei la dea che…".
"Certo Madamigella Oscar…ci mancherebbe…ecco…vi dicevo della mia idea…in realtà la principessa non s'innamorerà del principe!".
No…- un pensiero fulmineo – Fa che non sia come credo…non posso immaginare…non posso credere
Un lampo di terrore attraversò l'azzurro sgranato.
Rare volte nella vita le era accaduto d'avere paura.
Che lì poi non era proprio paura ma terrore del ridicolo.
E quel ch'era peggio era il ridicolo di veder messi a nudo sentimenti che neppure lei, Oscar François de Jarjayes, aveva del tutto chiaro.
O forse no, forse c'era semplicemente da rinnegarli quei sentimenti…
"Ecco vedete…la principessa…sarà la principessa ad innamorarsi del dio - adesso devo decidere se Apollo o quale altro, non so, devo ancora deciderlo - si insomma…il dio Apollo…ecco...e alla fine il dio comprenderà d'essere innamorato della principessa e per amore suo l'aiuterà nella battaglia contro l'esercito nemico!".
Maria Antonietta puntò lo sguardo dritto a quello della dea…
E la dea – a dispetto della forza e del fascino divino ch'emanava - tentò di sottrarsi a quella che prendeva forma simile ad una specie di tortura sottile e senza senso.
"Maestà…mi pare una rappresentazione piuttosto complessa! Ed io in tutta sincerità temo non sarei in grado di sostenere…questa parte…" – si schernì da dea atterrita seppur tentando di contenere la smania di levarsi di dosso l'insulso vestito, riappropriarsi di spada ed uniforme ed uscire da lì sdegnata e furiosa – "Forse dovremmo trovare qualcun altro…".
"Suvvia non dite sciocchezze! Il conte sarà al Trianon al massimo domani pomeriggio così voi potrete iniziare subito le prove. Mi raccomando dovrà esserci anche André!".
"Perché?" – mormorò Oscar senza più forze, rammentando l'accaduto della sera precedente.
"Come perché? Ma è ovvio! Oh…certo…ancora non avete letto il nuovo copione. In effetti anche quello di ieri ormai è superato. Dovrò al più presto far scrivere il nuovo, per tutti. Comunque, il cacciatore si batterà in duello con la dea e comprenderà di essere innamorato di lei. Ma subito dopo il cacciatore verrà sfidato dal dio Apollo e…- il dio Apollo…si…si…direi senz'altro che Apollo potrà andar bene -…il dio si scontrerà con il cacciatore perché non accetta e non ammette che la dea Minerva possa cedere a sentimenti…diciamo umani…si…verso un essere umano! Capite?! Un essere umano ed una divinità…difficilmente potrebbero amarsi liberamente! Dunque inizialmente il dio Apollo osteggerà il sentimento tra la dea e il cacciatore…rimarcando e tentando di far comprendere a Minerva che tra esseri umani e divinità non ci potrà mai essere nulla, nessun sentimento, nessun contatto! Sfiderà il cacciatore e quest'ultimo perderà il duello e così il dio Apollo gli farà comprendere che lui non potrà mai avvicinarsi ad una dea…ma…".
La spiegazione tutta d'un fiato fece temere per un mancamento dell'autrice…
Un respiro fondo...
La dea invece era davvero senza respiro!
"Qui interverrà la mano del destino e soprattutto l'amore! Sì perché a sua volta il dio Apollo s'innamorerà della principessa e solo allora comprenderà - al contrario di ciò che lui sosteneva – che l'amore tra un dio ed un essere umano può esistere! E si piegherà a questo amore e comprenderà che appunto anche la dea Minerva avrebbe potuto innamorarsi di un essere umano, ossia del cacciatore! In realtà non…voi mi capite Oscar vero!? Io impersonerò la principessa e il conte… alla fine il dio Apollo aiuterà la principessa…e si innamorerà di lei…e dunque…voi e André sareste perfetti come dea e cacciatore come io ed il conte lo saremmo nelle vesti della principessa e del dio…".
Un altro respiro fondo interruppe la sequenza della narrazione.
Si perché adesso pareva che la regina avesse preso a parlare, tra sé e sé, di sé, le mani a gesticolare nervosamente ma in maniera contratta nell'aria per confondere la chiosa, la mente a vagare nei sentimenti perduti per il conte.
Il Colonnello delle Guardie Reali intuì.
Il disaccordo eruppe fulmineo…
"No!" – l'esclamazione uscì soffocata, che la dea stava per essere sopraffatta dalla marea di assurdità - "Maestà - non – credo - che - André - sarà - d'accordo!".
La dea fece un passo, la tensione sobria e serica della stoffa, inevitabilmente ingombrante per chi non aveva mai indossato nulla del genere nella vita, irritò la stizza, che quella stoffa impediva di muoversi liberamenti, fin quasi ad impedire di pensate.
La dea davvero si ritrovò avviluppata…
"Io e lui ci conosciamo!" – proseguì imperterrita e fiera e un poco sgraziata, incapace d'articolare un discorso logico, perché vuoi che quando non si ha a che fare con la logica, poi è difficile tirar fuori le paroel…"Ma il Conte…Fersen è un nobile…André non potrebbe mai…".
"Oh…Oscar…" – il tono e l'aria da maestra comprensiva ma severa si contrappose a quello angosciato dell'altra – "Non dite sciocchezze! E' una recita! E' tutta una finzione! Quando il cacciatore vi bacerà sarà tutta una finzione e così sarà anche quando lo farà il dio Apollo…".
"Il dio Apollo bacerà…la dea Minerva!? Maestà!" – un grido…
La regina sgranò lo sguardo che così tutti avrebbero finito per comprendere i grovigli di quella strana storia e la sorpresa non sarebbe stata più una sorpresa.
L'altra lì per perdere le staffe…
Non è possibile…non è possibile!
L'intercalare stretto tra le labbra, ripetuto come una preghiera che avesse avuto pregio di sconfiggere la mala sorte.
"Non è possibile!" - a voce sempre più alta, seppur mormorata.
"Ssshhh!" - la redarguì la sovrana – "Mademoiselle…prego…così non sarà più una sorpresa!".
Al diavolo la sorpresa!
Già s'immaginava le Guardie Reali fuori dalla stanza irrompere e sguainare la spada contro di lei, mentre lei, vestita a quell'assurda maniera, s'opponeva alla regina e poi alla follia ch'era nata nella testa dell'altra…
Non avrebbe potuto mai baciare il conte, nemmeno per finzione!
Perché di finzioni che aveva già avuto abbastanza fino a quel momento…
S'immaginò lei, il Colonnello delle Guardie Reali, che sarebbe stata arrestata senza tanti convenevoli…
Un passo…
"Maestà…".
La porta si spalancò davvero.
Invece di soldati allarmati pronti a circondarla per evitare che lei infierisse, seppur a parole, contro la sovrana, nella stanza, piombò il Delfino di Francia, Louis Joseph, che si tuffò nelle braccia della madre, pigolando entusiasta, d'aver appena appreso che anche a lui sarebbe stata assegnata una particina.
Aveva ricevuto dai medici il benestare per recitare…
Sarebbe salito sul palcoscenico…
Un cambiamento dietro l'altro…
"Maman Reine…grazie! Potrò recitare anch'io!" – gorgheggiò il moccioso strisciandosi alle vesti della madre, in barba all'etichetta.
"Madamoiselle…" – sospirò Maria Antonietta inginocchiata per stringersi addosso il bambino, fingendo entusiasmo per indurre la dea ad abbassare le armi e ad adeguarsi al volere di una madre e non certo di una regina – "Oscar, vedete…vedete l'entusiamo di Joseph…".
Lo sguardo di Maria Antonietta si velò di repentina tristezza.
La dea comprese il motivo dell'indubbia ed assurda messa in scena.
Il Delfino di Francia, Louis Joseph, l'erede al trono, era sempre stato un bambino di salute cagionevole. Poche speranze erano state espresse sul suo futuro su cui era appesa una pesante spada di Damocle.
Dunque maman reine aveva tentato d'alleviare le sofferenze attraverso divertimenti, giochi, passatempi, per impedire al piccolo d'esser preso dalla morsa della noia o peggio ancora dalla paura d'un futuro che non sarebbe mai stato.
La recita altro non era che uno dei diversivi, messi in atto per accontentare il bambino e farlo divertire.
La dea ammise lo smacco che non possedeva l'intuito d'una madre.
La scelta un poco sopra le righe di Maria Antonietta aveva un senso ed un pregio.
La rabbia, d'improvviso, scemò, come l'onda si ritira dalla spiaggia e, complice, la luna ancora acerba, non è in grado di guadagnare la rena ed infierire su nulla.
Oscar morse strette le labbra, ricacciando indietro le svariate obiezioni, dinnanzi agli occhi aperti e lievi e chiari di Joseph come dello sguardo triste della madre.
Se quella messinscena fosse servita ad alleviare un poco le sofferenze del bambino…
Se fosse bastato così poco…
"Mademoiselle…è solo una finzione…ma se non desiderate proprio allora non vi costringerò. Non vorrei mai ferire i vostri sentimenti…" – mormorò Maria Antonietta che non aveva comunque lasciato cadere nel vuoto le strane rimostranze dell'amica, perché si, in fondo entrambe si conoscevano da tempo ed entrambe avevano imparato a leggere nel segreto della coscienza dell'altra.
"No…perdonate maestà…non avevo compreso e…".
Lo sguardo della dea si posò su quello birbante del delfino.
"Sarò onorata di recitare accanto al principe…".
"Siii…e io lo farò meglio che potrò! Sapete…il precettore mi ha raccontato degli dei dell'Olimpo…i più importanti…e la dea Minerva…si…Athena…era Athena per il popolo greco…era la dea della giustizia…".
Un leggero inchino…
La dea confermò che il giorno dopo sarebbe giunta al Trianon assieme ad André.
Già, André…
Chissà cosa avrebbe pensato dell'ennesimo cambiamento di copione?!
E soprattutto quel che gli sarebbe toccato in sorte…
Avrebbe avuto niente di meno che il dio Apollo come rivale…
Non in amore certo…
Ma quel rivale gli avrebbe rimarcato l'assoluta impossibilità che due ranghi – il divino e l'umano – si sarebbero mai potuti incontrare e fondersi e…
Sorrise Oscar, un po' per nervosismo, un po' per supponenza.
Ora era lei ad avere l'esclusiva sugli ultimi cambiamenti del copione e sarebbe stato André a restare stupito di ciò che li avrebbe attesi.
Arrestò il cavallo in prossimità della fontana di Apollo.
La leggera brezza scorreva attraverso le cime delle querce in lontananza, increspando l'acqua che sdoppiava il corpo possente e dorato della statua del dio che trainava il carro emergente dalle onde.
Come il sole sorge all'orizzonte…
Certo che Maria Antonietta aveva una bella fantasia!
Dare al Conte di Fersen la parte del dio Apollo…
E tu…
Tu…la dea Minerva dovrà baciare il dio Apollo…
Chissà allora se anche in quel caso sarà stata tutta una finzione oppure…
Un brivido…
Inspiegabile riemerse dalle viscere l'altro contatto, quello che André aveva rubato, la notte precedente, nel buio, nel fondo d'uno scontro inverosimile, al sicuro delle mura della loro casa.
Dirompente l'ammissione che lui avrebbe sempre voluto baciarla ma ch'era stato così…
Come lei fosse stata una qualsiasi altra donna…
Un brivido…
§§§
Quella sera…
Oscar attese André, che aveva fatto chiamare e che si presentò, entrando nella stanza, in silenzio, senza ricevere attenzione, un cenno, un'occhiataccia, mentre l'altra era intenta, molto più silenziosamente e tranquillamente ad osservare il fuoco.
"Volevi…parlarmi?" – chiese lui, tono più formale del solito.
Non s'erano visti per tutto il giorno, perché dopo lo strano scontro della sera prima, André era praticamente scomparso dalla vista dell'altra, tanto che alla fine lei s'era dovuta recare da sola al Trianon e dopo, al ritorno verso casa, era stata accompagnata dal Tenente Girodel che aveva incontrato nelle scuderie della reggia.
Quando quello aveva appreso che lei era sola, s'era offerto di scortarla fino a casa.
E nonostante l'intera giornata trascorsa lontani, pareva che André avrebbe continuato a mantenersi distante, che la reazione dell'altra al bacio rubato doveva evidentemente aver sconcertato per effetti e curiosità.
Davvero lo scontro verbale che ne era seguito s'era dipanato ancora più sorprendente, quasi comico, lei affatto infuriata per la mancanza di rispetto, s'era intestardita ad interrogarlo sui trascorsi in fatto di conoscenze femminili.
E lui, anziché uscire allo scoperto, s'era rinchiuso nel silenzio che da sempre aveva mantenuto sulla faccenda, non certo le altre conoscenze femminili, quanto ciò che sentiva per lei.
Anzi, s'era guardato bene dal negare conoscenze che in realtà non c'erano mai state, facendosi scudo di quelle, per evitare che lei finisse per arrivare alla verità.
Meglio far credere ad una donna d'essere una tra le tante che non l'unica…
Tanto che è l'unica, lei, quella donna, non ci potrebbe mai credere.
Ma soprattutto…
Quando anche ci avesse creduto…
Ancora più sconcertante, al limite del comico, fu il tono d'esordio della dea, quella sera, morbido e mansueto, che invece adesso era l'altro, il novello cacciatore, a ritrovarsi invaso da una strana agitazione, una sorta di premonizione vaga ed inquieta su ciò che gli sarebbe toccato in sorte.
"Allora?" – insistette lui non ricevendo alcuna risposta.
"Oh…scusa André…" – rispose l'altra, immersa nelle parole della regina.
Fersen sarebbe tornato, il conte avrebbe recitato nel ruolo del dio Apollo.
Il dio Apollo avrebbe baciato la dea Minerva…
La sequenza ripetuta in punta di labbra…
Un'eresia davvero!
Ancora di più ora che lei, solo lei, aveva iniziato ad ascoltare una sensazione nuova, mai intuita prima.
Il Conte di Fersen…
Era stato un giorno, uno qualsiasi.
Lo sguardo s'era sollevato sull'altro, distratto seppur attratto, inspiegabilmente.
Il cuore, Dio, proprio quello, che mai le era accaduto si sentirlo contrarsi così, era scivolato sulla voce dell'altro, una posa severa ma dolce…
Il Conte di Fersen…
Il Conte di Fersen da sempre innamorato della Regina Maria Antonietta.
E lei, Maria Antonietta, segretamente innamorata dell'altro.
Un amore impossibile…
Un'agitazione spropositata e fulgida, affatto terrea, solleticò le viscere, che lei quasi vacillò, ed era proprio quell'ondeggiare ad impensierire e sollevare al tempo stesso.
Recitare accanto all'altro…
Il Conte di Fersen…
S'intuì ladra, ad avere l'opportunità di ritrovarsi accanto al conte, nonostante avesse ben a mente ciò che scorreva tra lui e la regina.
Si ritrovò ipocrita che, proprio per via di quel frangente, avrebbe dovuto rifiutare d'essere coinvolta.
Per una questione d'onore, di rispetto di sé e di rispetto verso la sovrana…
Eppure, se tutto fosso accaduto s'un palcoscenico…
Là, gli attori sono in fondo separati dal resto del mondo, distanza labile e fonda…
Un abisso di legno fresco ed odoroso sotto i piedi, tende fini, fiaccole accese, orpelli scenografici…
Altre vesti, altri ruoli, altre parole che avrebbero sapientemente celato il cuore e quell'amore impossibile.
Tutto sarebbe stato possibile.
L'irreale sarebbe divenuto reale.
Oscar si riebbe…
"Sono stata al Trianon oggi, ho visto la regina. Sua Maestà ha deciso altre modifiche alla rappresentazione e…".
"Oscar perdonami…" – Andrè intervenne - "Non ho avuto il tempo d'accompagnarti…ma volevo scusarmi di nuovo per il mio comportamento…".
Nessuno dei due aveva avuto il coraggio di guardare in faccia l'altro.
L'altra si riebbe davvero, ammise ch'era dal giorno precedente che non l'aveva più visto André, e d'istinto, com'era sempre accaduto tra loro, sollevò lo sguardo agli occhi dell'altro.
Si stupì…
Era la prima volta che si guardavano di nuovo da quando la sera prima lui l'aveva baciata e poi s'era staccato da lei e se n'era andato lasciandola lì, in mezzo all'atrio, con la domanda assurda a rimbombare nella testa e sulle labbra.
Lui non aveva risposto.
Oscar era rimasta lì e ora un po' si vergognava d'essersi lasciata prendere dalla curiosità che aveva finito per allontanare lui, rendendolo quasi un estraneo ai suoi occhi.
Non erano affari suoi in fondo…
"André scusa…volevi dirmi qualcosa?".
"Si, è a proposito della recita. Ascolta non è necessario che mi informi dei cambiamenti…avrei deciso di lasciare il mio ruolo…".
Ennesimo cambiamento…
Ennesima sorpresa…
L'altra si alzò, sorpresa davvero…
D'improvviso, ch'era stata lei ad osteggiare la rappresentazione ed il coinvolgimento come attori dei personaggi di corte, si ritrovò inaspettatamente contrariata, irrigidita, come se la decisione non avesse affatto trovato ragione nella recita in sé, bensì in ciò che era accaduto tra loro.
"Vorresti lasciare la tua parte?!".
"Aspetta…ascoltami…ci ho pensato…quello che è accaduto ieri sera è stato disdicevole da parte mia…non so cosa mi sia preso. Ma ho capito d'averti messo in imbarazzo e non voglio che ciò si ripeta. Un bacio dato per finzione…credo che la cosa, da qualunque punto la si osservi, risulterebbe imbarazzante…non vorrei che tu…".
"André…".
Non sapeva proprio cosa rispondere.
La decisione di André, che doveva apparire una sorta di gentilezza per non creare ulteriore attrito, improvvisamente divenne oscura.
E, ancora peggio, l'idea che André lasciasse la sua parte, provocava ancor più delusione e tristezza di ciò ch'era accaduto il giorno prima.
Perché?
Era veramente per colpa di quel bacio che lui voleva abbandonare tutto!?
O forse perché lei s'era comportata come un'isterica e lo aveva aggredito, sentendosi a sua volta aggredita da lui, che con quel bacio era riuscito a precipitarla giù, entro profondità che neppure lei s'era immaginata d'avere!?
O forse perché lui aveva ottenuto ciò che voleva, ossia baciarla, e adesso non gli interessava ripetere l'esperienza!?
Nuovi dubbi e supposizioni…
Lui era libero, dannazione.
Nessuno avrebbe potuto costringerlo.
La dea si ritrovò nello stesso frangente in cui s'era ritrovata di fronte a sua maestà.
Si sa, i primi attori sono soliti fare i capricci prima d'una recita, soprattutto s'essa rappresenta un esordio…
"Peccato…" – rispose Oscar fingendo disinteresse.
Non voleva ammettere che la cosa le dispiaceva.
Non lo voleva ammettere perché nemmeno lei sapeva perché.
"Era solo una recita in fondo…la regina troverà qualcun altro che…" – abbozzò André.
"Si…" – proseguì l'altra fissandolo in viso, che per poco André si ritrovò la faccia in fiamme ma tentò ugualmente di mantenersi saldo nella decisione – "Troverà qualcun altro che dovrà scontrarsi con la dea Minerva e poi dovrà baciarla…".
André sgranò gli occhi a quelle parole. In effetti non aveva pensato che se qualcuno l'avesse sostituito, poi, avrebbe dovuto recitare la sua parte.
Tutta la sua parte.
L'altra proseguì tra sé e sé a voce bassa.
"Si vede che non sono brava come attrice …".
"No…Oscar…che hai capito…tu non c'entri nella mia decisione…credo sia meglio per tutti e due…".
Lei si voltò andando verso la finestra.
Fuori era ormai buio.
"Sai oggi ho visto il principe Joseph…".
"Ah si…".
"Era molto contento perché sua maestà gli ha dato una piccola parte nella recita…credo lo abbia fatto per tenerlo occupato…è sempre così debole …".
"Capisco…".
"E poi ci sarebbe un'altra novità….".
"Ancora?" – chiese André a quel punto ormai incuriosito.
"Si…domani tornerà il Conte di Fersen…".
"Il Conte di Fersen?".
Ecco…
La dea doveva aver fatto sfoggio delle sue arti magiche, che però nemmeno lei l'aveva ben compreso.
André si ritrovò vinto dalla necessità di sapere cosa sarebbe accaduto.
Perché si, lui per primo, forse persino prima di lei, s'era reso conto che il cuore dell'altra s'era rivolto al conte e l'idea che lei l'avrebbe rivisto…
Il conte non avrebbe mai ricambiato quei sentimenti…
Lei avrebbe sofferto.
E poi…
Erano i sentimenti di Oscar per il conte, quando André li aveva intuiti, ad averlo quasi annientato.
André l'amava da sempre e mai avrebbe immaginato di poterla avvicinare ed amare ed avere per sé.
Poi aveva avuto la sfrontatezza di baciarla, perché doveva rispettare un copione e poi, quando lei gli aveva chiesto perché lo avesse fatto e perché lo avesse fatto a quel modo, era stato solo capace di dirle che lo aveva già fatto e che l'aveva fatto perché ne aveva voglia.
Tutto lì…
Un'idiozia dietro l'altra!
Ne aveva voglia e l'aveva fatto.
Come lo aveva fatto con altre donne prima di lei…
Era solo riuscito a tirar fuori quella scusa.
E allora aveva percepito la delusione profonda nello sguardo di lei a quelle parole così crude e secche.
Parole che lui avrebbe voluto essere ben altre.
Perché André avrebbe voluto dirle che l'amava e che l'aveva baciata perché era la sola ed unica cosa che avesse desiderato da tutta la sua vita e che aveva sognato di farlo talmente tante volte che lui stesso, quando era accaduto, si era quasi spaventato per la forza e la passione ch'erano scivolati in quel bacio, dalle sue labbra a quelle di lei.
E che no, non aveva mai baciato nessun'altra e che era solo il suo immenso amore per lei e poi il desiderio e poi lo stupore di potersi accostare a lei, senza fermarsi, senza temere il suo rifiuto, ad averlo spinto in lei, nella sua bocca, al punto che lui stesso non avrebbe più voluto fermarsi, tanto s'era sentito inebriato e forte.
"La Regina Maria Antonietta ha deciso di assegnare una parte anche a lui…".
"Cosa?" – André si riebbe ancora più stupito.
Le mani chiuse, le unghie conficcate nei palmi…
Il corpo improvvisamente irrigidito…
"Si, hai capito bene" – continuò Oscar, il viso rivolto alla coltre buia del giardino.
Accadeva sempre, lei nemmeno se ne rendeva conto, che quando si parlava del conte, lei non fosse in grado di sostenere sguardi altrui, men che meno quello di André.
Il tono morbida suscitò inevitabile rabbia.
Andrè intuì che Oscar tutto sommato sarebbe stata contenta della strana piega che stava prendendo la recita.
Fino al giorno prima era furiosa per quella che aveva considerato fin da subito un'assurdità, un insulto al suo grado ed alla sua dignità.
Aver saputo che il Conte di Fersen avrebbe recitato con loro, pareva ora quasi averla sollevata.
Un moto di gelosia…
Che avrebbe mai potuto fare…
"Il Conte di Fersen reciterà la parte del dio Apollo…lui avrebbe dovuto sfidarti a duello per contenderti la dea Minerva!".
"Che?" – saltò su André che, al di la dei dolorosi ragionamenti, ritrovò la sceneggiatura oltremodo contorta e senza senso.
"Come sarebbe a dire che il dio Apollo dovrebbe sfidare il cacciatore per contendersi la dea Minerva!? Ma scusa Oscar, Apollo e Minerva non sono i figli del dio Zeus? Non sono…non sono fratello e sorella!? Beh almeno per parte di padre? – obiettò André, una mano passata tra i capelli per ricomporre i tasselli dell'assurda rappresentazione con i vaghi ricordi dei suoi scarsi studi sulla mitologia greca.
Per un istante la ridicola esposizione lo sollevò dal malumore provocato dalla notizia del ritorno di Fersen.
Oscar si voltò finalmente.
Il pregio della chiosa indusse un mezzo sorriso…
"Minerva e Apollo sono…si, in effetti Zeus è il padre di entrambi…hai ragione…credo che sua maestà si sia scordata di questo particolare…in effetti potrebbe risultare piuttosto imbarazzante…" – concluse, sorpresa all'ovvietà della constatazione.
"Beh se Apollo e il cacciatore dovranno solo combattere…" – mormorò André.
Un istante di sospensione.
"Ecco in realtà sua maestà mi ha accennato anche ad una scena successiva…ma non era ancora convinta di inserirla…" – proseguì Oscar che però a quel punto ammise che avrebbe preferito essere fuori, immersa in quella coltre buia, piuttosto che proseguire nel racconto, piuttosto che rischiare che André s'accorgesse del calore che aveva preso a salire sulle guance, il coloroto rosato e bollente.
Si guardò dal rivelare ciò che aveva anticipato Maria Antonietta.
Non aveva senso mettere al corrente André di una scena che neppure sapeva se sarebbe stata recitata.
E non aveva senso raccontare ad André i cambiamenti, se André aveva deciso di lasciare la recita.
Istintivamente si voltò di nuovo.
Istintivamente André comprese…
"Quindi a questo punto dovrò dire alla regina che non farai più parte della compagnia?" – mormorò Oscar piano – "Ma non è che per caso adesso sei tu ad avere paura? A sentirti imbarazzato per quello che è accaduto!?".
"Oscar…non è successo proprio niente!" – sentenziò lui che tornava a sentire la rabbia salire nella gola.
Non voleva essere scoperto.
Ecco tutto.
Già era difficile per lui sentire di amarla, doverlo fare in silenzio, in disparte.
Già per lui era difficile sapere che mai si sarebbe potuto accostare a lei, perché lui era solo un servo, un attendente…
E poi lei neppure sapeva che lui l'amava…
Non se n'era neppure accorta, nonostante quel bacio.
Lei era innamorata di Fersen…
E adesso era felice del suo ritorno e del fatto che avrebbero recitato insieme.
Perché allora lei lo provocava così?!
"Certo!" – proseguì l'altra serena – "Non è successo niente…però se è così allora non vedo perché dovresti abbandonare tutto…se non è successo niente!".
La stoccata riuscì proprio bene.
André la fissò severo.
Ironia della sorte, ora era Oscar che stava usando i colpi preferiti di André per colpirlo…
Perché…
Perché sta lì a prvocarti!?
Che ne sa lei di quello che provi?!
Non potresti mai dirle che non potrai recitare con lei perché tornassi a baciarla…
Non sei riuscito a fingere ieri sera…
E non riusciresti a farlo più, non riusciresti a fingere…
Non ci riusciresti mai e allora sarebbe la fine…
"Sei convinto della tua decisione?" – l'ennesima richiesta…
L'ennesimo affondo…
Paralo oppure arrenditi!
Contrattacca se ne sei capace!
André non comprese come lei ci fosse riuscita, se nella testa ogni pensiero imperversava e imponeva di dire di no, arrendersi prima di capitolare davvero.
Se Oscar avesse compreso che lui l'amava…
L'avrebbe persa…
Però…
Se fosse riuscito a recitare al meglio…
Avrebbe recitato così bene, da convincerla che quell'amore così ben recitato, sarebbe stato tutto una finzione.
Un amore talmente finto da sembrare vero…
Un amore talmente vero da sembrare finto!
"Senti Oscar…ho cambiato idea!" – replicò secco, un passo verso l'altra.
"Come!? Vuoi dire che non lascerai più la rappresentazione!?" – annuì lei, sempre rivolta verso la finestra, mentre, non vista, sentiva scorrere un leggero sorriso sulle labbra.
Era riuscita nel suo intento.
Ed era contenta d'averlo fatto usando le stesse armi che André aveva sempre utilizzato con lei.
"Esatto! E' così! Sai credo che la Regina Maria Antonietta meriti tutto il nostro sostegno. Da quello che mi hai detto questa recita è per il Principe Joseph e mi sembrerebbe ingiusto deludere quel bambino…".
"Allora…allora va bene! Domani andremo al Trianon. Riprenderemo la nostra scena…è probabile che il Conte di Fersen avrà necessità di un po' più di tempo per imparare la sua…".
"Allora d'accordo. Ci vediamo domani Oscar…buonanotte…".
"André?".
"Si?".
"Non hai bisogno di provare un'altra volta la scena!?".
Nemmeno lei seppe perché le uscì la richiesta dalla bocca.
No, neppure lei…
Si sentì sciocca ed inebriata al tempo stesso.
Lui no, si sentì quasi avvampare, ma rimase freddo.
La recita aveva già preso a svolgersi.
Tanto valeva entrare nella parte fin da subito.
"No Oscar. Non preoccuparti…credo che me la caverò!".
"Allora buonanotte!".
Un cenno delle dita, nessun altro commento…
Oscar rimase lì, a galleggiare sulle parole dell'altro.
André avrebbe preso parte alla recita. E questo alla fine l'aveva sollevata.
Non avrebbe dovuto baciare altri cacciatori!
Di contro, André non aveva espresso il desiderio di riprovare la loro scena.
Si ritrovò inspiegabilmente delusa.
§§§
I corridoi del Trianon erano affollati di servitù, commessi, sarte e costumisti in stato di frenetica agitazione.
Falegnami e scalpellini trasportavano pannelli di legno, assi, tavole d'appoggio per le scenografie.
Pittori e trovarobe si trascinavano panneggi, tende, fronde d'alberi, mazzi di fiori…
Sua Maestà la Regina Maria Antonietta ancora non aveva fatto la sua comparsa.
Oscar, a discapito del ruolo di Colonnello delle Guardie Reali, da sempre abituata al rumoreggiare delle truppe, ai cambi della guardia…
Si sentiva stranita.
O forse non era per la rappresentanzione a cui mancava ancora tre settimane.
L'ennesima variazione scaturita dalla fervida fantasia della sovrana aveva finito davvero per mettere tutti in agitazione, che la donna, alla fine, s'era messa ad immaginare se non sarebbe stato meglio utilizzare l'Operà Royal, a Versailles, il palcoscenico ben più ampio e generoso di spazio, piuttosto che lo striminzito teatrino del Trianon.
Nel marasma…
La dea ed il cacciatore tentarono di trovare la via che conduceva alle stanzette loro assegnate a mò di camerino, dove indossare i costumi di scena.
Oscar già conosceva la foggia del proprio abito, anche se nessuno l'aveva ancora visto, eccetto ovviamente sua maestà la regina che lo aveva disegnato personalmente, oltre ad aver disegnato il proprio e quello dei personaggi maschili.
Si guardarono attorno…
Una voce alle spalle…
André vide Oscar quasi sussultare.
Corse ai suoi occhi che non ebbero il coraggio d'alzarsi subito, come era consuetudine per lei, per posarsi su quelli dell'interlocutore che li aveva chiamati.
"Madamigella Oscar…André…".
"Conte di Fersen…" – mormorò lei andandogli incontro.
André s'irrigidì un poco alla vista del conte svedese ma non potè fare a meno d'avanzare verso l'altro ed accoglierlo.
Il conte non conosceva dei sentimenti di Oscar.
Che colpa aveva lui se l'altra aveva compreso di volergli bene?
Oltretutto il conte non aveva occhi che per la Regina Maria Antonietta…
Oscar gli porse la mano e il conte ricambiò con una stretta decisa, non addentrandosi in sciocchi baciamano che non s'addicevano alla persona del Colonnello delle Guardie Reali.
"Sono felice di vedervi…devo dire che vi trovo bene…non mi aspettavo di trovarvi qui. Anche voi dunque!?".
"Si conte…io e André siamo stati…scritturati nella rappresentazione e oggi dobbiamo provare alcune scene…".
Rise l'altro: "Non ditelo a me! Quando sua maestà mi ha chiesto se volevo partecipare a questa impresa un po' sono rimasto stupito…".
Il conte parlava e pareva scivolare con lo sguardo a quello di Oscar e lei, da parte sua, restò in quello sguardo, suo malgrado, non riuscendo a svincolarsi dalla figura del conte che ora aveva davanti a sé.
Lo osservava e André osservava lei e André si sentì ancor peggio di quanto avrebbe immaginato.
"Oscar…scusa…io vado a cercare la stanza dove dovrebbe esserci il mio costume…con il vostro permesso conte…".
André non attese nemmeno che l'altra come di consuetudine lo congedasse.
Non ce l'avrebbe fatta.
Se ne andò, faccia scura e mani strette.
E Oscar non potè non percepire il tono freddo e l'atteggiamento rigido e distaccato dell'amico di sempre.
Anche lei conosceva bene André.
Lo conosceva talmente bene che quel comportamento era assolutamente insolito.
E che, nonostante avesse il conte davanti a se, si voltò ad osservare l'altro che se ne andava.
Di nuovo, com'era accaduto in quella strana sera, ascoltò l'assurda sensazione d'esser lì sul punto perdere…
"Mademoiselle…dovrei andare anch'io. Non so proprio nulla di quello che mi aspetterà ed è bene che parli con sua maestà. Per evitare di fare una pessima figura…sapete…non sono un granché come attore!" – concluse Fersen ridendo.
"Certo…fate pure…".
S'avviò Oscar, verso la parte dell'edificio nella quale le era stato detto si trovavano le stanze adibite a camerini. Se conosceva la Reggia di Versailles a memoria non così era per il Petit Trianon che, per quanto fosse di dimensioni notevolmente ridotte rispetto alla reggia, in quel momento assunse la fisionomia d'un esiguo labirinto ma pur sempre un labirinto.
Prese ad aprire porte…
Una stanza era colma di pannelli di legno colorati e bracieri e spade.
Dunque una specie di magazzino di scena.
Una seconda…
Una terza…
Non fece in tempo a richiudere la porta che un altro uscio si aprì.
Si voltò, si ritrovò di fronte il suo avversario…
Una specie d'allucinazione…
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