Capitolo 2

L'ultima volta che siamo stati così seduti fianco a fianco…
Il pensiero fu interrotto dall'avviso dell'atterraggio, anche se in realtà in sottofondo non li aveva abbandonati per tutto il volo. Inconsciamente si strinsero forte la mano mentre l'aereo toccava terra.
Fuori c'era nebbia e cadeva una leggera pioggerellina, non inconsueta nei paesi del nord. Non fu difficile identificare la persona che era venuta a prenderli. Avvolta in un impermeabile sotto il quale si indovinavano abiti eleganti, un ricco anello al dito, il viso ben curato. Capelli neri morbidamente acconciati e grandi occhi scuri tristi… era molto bella. E lo sguardo le si animò improvvisamente nello scorgerli.
Era per questo che avrebbe voluto andare solo? Temeva che potesse essere gelosa? Lo sbirciò furtivamente, ma vide solo una lieve apprensione mentre rispondeva al saluto e andava incontro alla bella signora stringendole la mano. –Sono felice di rivederti, Annie.
–Anch'io, non sai quanto.– La voce era morbida e ricca, da contralto, spezzata da una nota addolorata che nonostante il suo controllo apparente non poteva nascondere, così come l'espressione del suo volto. Si chiese quanto dovesse soffrire quella donna. Solo il dolore e la paura per una persona amata potevano giustificare quella tranquilla disperazione. Le strinse la mano a sua volta mentre lui faceva le presentazioni. –Questa è la persona di cui ti avevo parlato… Anne Yashida.
–Anne Beaumont, ora… il nome di mio marito.– La giovane donna ricambiò la stretta cercando di sorridere, ma senza riuscirci. –Piacere, signorina…
–E questa è la mia amica…
La mia amica… anche lei lo aveva sempre presentato così alle persone del suo passato. Il mio amico. Nessuno dei due aveva mai sentito il bisogno di esporsi di più. Se Annie indovinò qualcosa nel tono di quella parola, non lo diede a vedere. Si limitò a scrutarla intensamente in volto, come se volesse carpirle un segreto.
L'automobile che li stava aspettando era una limousine così ricca da strappar loro un'esclamazione sommessa di sorpresa, per quanto non fosse certo la prima che vedevano. Uno chauffeur in uniforme li salutò con un deferente cenno del capo e aspettò che madame parlasse prima di toccarsi il berretto e avviare la macchina. Vetri scuri salirono su tutti i finestrini, rabbuiando l'ambiente e inquietandoli leggermente. –Scusate se vi dà fastidio. È meglio che non vedano che sono qui… o con chi sono.
–Mi avevi detto che tuo marito era un politico, Annie. Pare che abbia fatto carriera, a giudicare da tutto questo lusso.
–Ben più carriera di quella che pensi.– Il dolore nella voce della donna si aggravò. –Ma non è stato un bene, purtroppo. Non te l'ho detto al telefono perché temevo che rifiutassi di venire. Mio marito è… ERA… il presidente di questo paese. Fino a due mesi fa.
–Cosa? Ma…
–Sì. Lo so. Avrete sentito parlare delle azioni del governo qui. La segregazione tra classi… la discriminazione degli stranieri… il lavoro riservato agli iscritti al partito dominante. Tuttavia con me Robert è sempre stato gentile ed affettuoso, e non ha fatto mancare nulla alla nostra famiglia. Io… mi vergogno a dirlo, ma non mi interessavo della politica. Non mi sembrava nemmeno di riuscire a capirla. Ricevevo amiche in casa, andavo a teatro, lo accompagnavo a serate mondane, ecco tutto. A volte lui mi parlava di qualcosa. Per lo più diceva che un paese come il nostro, al confine tra Asia ed Europa e senza particolari risorse, deve fare sacrifici per prosperare ed essere accolto nella comunità internazionale. Gli credevo senza fare domande. L'ho sempre considerato una brava persona, e lo penso ancora. Nonostante quello che è successo dopo… non lo giudico.
–Dopo… ti riferisci all'insurrezione? Ai telegiornali da noi non ne parlano molto… dicono solo di attacchi di bande armate un po' ovunque nelle campagne…
–È molto peggio di quello che dicono altrove. Qui il servizio d'informazione sta attento a non lasciar trapelare notizie pericolose. I ribelli sono in tanti, sono organizzati e spesso si rivelano più forti della polizia o delle truppe governative. Siamo spaccati in due… ogni giorno il potere del governo si restringe. Cominciamo a sentirci assediati nella capitale. Non mancherà molto prima che ci attacchino apertamente. E hanno spie ovunque. È solo con un espediente che sono riuscita a venirvi a prendere senza farmi seguire dalla scorta armata. Ormai me ne hanno assegnata una fissa. Ma non potevo rischiare che nessuno sapesse di voi. Siete la mia ultima speranza…
–È stato un grosso azzardo, signora– commentò sommessamente la ragazza. –Si è messa in pericolo… per cosa? Desidera… che proteggiamo suo marito?
Quando Annie sollevò la testa, le enormi lacrime nei suoi occhi scuri colpirono profondamente entrambi. –No. Ormai lui non ha più bisogno di essere protetto. Questa è una delle notizie che non abbiamo lasciato trapelare neanche al popolo. C'è stato un attentato… mio marito è stato ucciso… ormai da due mesi.
I due sobbalzarono, mentre la vedova iniziava silenziosamente a piangere nel suo fazzoletto. –I ministri hanno deciso di non divulgare la cosa per non causare una crisi… finché non fosse stato scelto un nuovo presidente… mi è stato intimato di non dire nulla e sono praticamente stata relegata in casa mia… quando esco, sono sempre sorvegliata… Ormai non conto più niente, ma i ribelli credono che Robert governi ancora… per questo ho… ho pensato di chiamare te… non sapevo da chi altro farmi aiutare…
Si accasciò sul braccio del suo vecchio amico, singhiozzando e versando lacrime roventi. –Ti prego. Ti prego, aiutami… salva mio figlio… è tutto ciò che mi rimane...