File…00.01.02 – D.
La Rete Internet degli umani era per Thundercracker patetica e primordiale nella stessa misura. Tuttavia non c'era altra fonte da consultare.
In un istante il Decepticon aveva già immagazzinato ogni informazione possibile, seguito ogni collegamento, assorbito ogni video e scaricato qualunque cosa fosse stata scritta da D..
D.. Thundercracker terminò la ricerca e si concentrò sul nome di questo umano che per lui non significava nulla.
Uno scrittore.
Come se gli esseri di carne potessero davvero pretendere di essere capaci di creatività.
Doveva essere impazzito, completamente fuso.
Avrebbe fatto meglio a fermarsi e tornare indietro.
Mentre il dubbio continua a circolare libero nella tua testa arrugginita, eh?
Tanto valeva risolvere tutto e subito.
Alcuni filmati lo incuriosirono: uno degli aspetti più spiacevoli di questa sua infermità temporanea.
Per quanto da un punto di vista puramente logico trovasse priva di senso quella cosa che gli umani chiamavano televisione, e la sua dubbia e relativa produzione, c'era qualcosa di ipnotico nel tentativo degli insetti di carne di parlare di sé: lo facevano di continuo, di continuo, come spinti da un desiderio smisurato di autoaffermazione.
Mentre una parte della sua memoria continuava a andare avanti e indietro sui video, un'altra parte rallentò, richiedendo una maggiore frazione della sua attenzione, fino ad assorbirla del tutto.
Opere scritte. File. File. File. L'Amante di Lady Chatterley.
I suoi circuiti fremettero d'orrore e disgusto verso i dubbi esiti della biologia umana; la parte più fastidiosa della faccenda. La cosa più distante e rivoltante e incomprensibile.
Come esseri organici gli umani avevano una quantità di bisogni e funzioni degradanti che né Thundercracker né alcuno dei suoi simili avrebbero potuto giudicare meno che barbarici.
Quella cosa di carne lo aveva offeso; si era presa gioco di lui propinandogli le parole di un suo disgustoso simile: uno che aveva scritto degli effetti tanto riprovevoli dell'umanità.
Sporca creatura.
L'avrebbe schiacciata tra le dita, spegnendo ogni ribellione. Zittendola, alla fine, in un gesto di generosità.
Prima che ogni processo di analisi fosse stato terminato definitivamente, un'altra citazione attirò la sua attenzione: nessun ideale assoluto farà sì che il leone giaccia con l'agnello a meno che l'agnello non sia dentro di lui.
La furia del Decepticon si incanalò nei suoi circuiti, producendo un ringhio sordo che sgorgò dalle profondità del suo corpo di metallo.
Si mosse in un attimo.
Aveva quasi raggiunto le porte del laboratorio e allungato un braccio per aprirle, pronto a cancellare ogni traccia della propria stupidità. Quasi.
- Guarda un po'…
Quando si voltò, i sensori ottici di Thundercracker esprimevano nient'altro che fastidio.
- Bombshell. – sibilò – Cosa fai qui? Non è il tuo momento.
L'altro Decepticon emise qualcosa di molto simile al suono di una risatina maliziosa. E, d'altra parte, c'era malizia anche nel suo sguardo.
- Neanche il tuo, dato che non eri qui.
- Cosa stai insinuando, insetto? Mi controlli, forse?
- No, niente affatto. Dovrei? – gli voltò le spalle allontanandosi.
Piccolo, bastardo sadico e mal funzionante.
- Non credo proprio.
- E' solo che credevo che fosse il tuo turno di guardia questo. Il potente e severo Thundercracker ha disobbedito agli ordini.
Prima che Thundercracker potesse muoversi e decidere di disattivare quello scarto spaziale, quella macchia nella storia dei Decepticon, Bombshell spiccò un salto veloce e preciso per mettere quanta più distanza possibile tra loro.
Un altro turno, niente più di questo.
La più logica delle punizioni: obbligarlo a ripetere e prolungare quello che trovava detestabile. La cosa che, non era sfuggito a nessuno, sembrava dargli la convinzione di starsi degradando.
Per essere più precisi quelli erano pur sempre affari umani; nessuno sano di mente avrebbe pensato che si potesse trovare piacevole fare la guardia al laboratorio.
A meno che tu non ti chiamassi Bombshell o in qualche altro modo stupido e non avessi una passione per il sadismo immotivato.
Thundercracker si guardò intorno: nessun insetto in vista.
Ma non si poteva mai sapere, e se avesse mancato ancora una volta verso il proprio turno di guardia la punizione non sarebbe stata altrettanto favorevole.
Controllò il laboratorio e richiuse le porte di metallo dietro di sé.
Almeno aveva avuto il tempo necessario per elaborare una strategia.
Gli umani bloccati alle pareti non sembravano essere consapevoli della sua presenza, sebbene ogni suo passo facesse vibrare la terra.
Thundercracker depositò quello che aveva nascosto e portato con sé sul pavimento, preparandosi ad aspettare il momento giusto: la fine della guardia.
Si avvicinò alla parete dei prigionieri, ritrovando la cosa umana che lo aveva sfidato.
Ora la cosa di carne taceva, penzolando dagli anelli di metallo che la trattenevano proprio come tutti gli altri.
Non era morta, però. Stava applicando una qualche flebile strategia di sopravvivenza? Probabile.
Doveva sapere che l'odio lo avrebbe stuzzicato.
E che se fosse stato un altro Decepticon lo avrebbe spinto verso il desiderio di tortura e punizione.
E, d'altra parte, tortura e punizione restavano pur sempre nei suoi piani, solo non erano in cima alla lista. Non al momento.
Thundercracker aveva un più urgente bisogno di risolvere i propri dubbi, di piegare la cosa umana alla luce della propria logica superiore, della propria morale superiore. Della propria esistenza superiore.
La cosa umana aveva gettato un guanto di sfida che non poteva essere fatto sparire solo con una macellazione.
No, Thundercracker apparteneva ad un genere più raffinato.
Allungò un dito per toccarla.
In qualche modo percepì la sua rabbia, il tentativo di trattenersi.
Sorrise.
Anche la cosa umana doveva avere avuto tempo per riflettere.
- Non vuoi che ti uccida, mm? – Thundercracker la spinse da una parte e dall'altra, facendola oscillare come un verme preso all'amo – Oppure sei in grado di capire che se mi sfidi ti farò provare molto più dolore, molta più degradazione di quanta credi possibile?
La cosa umana rabbrividì, Thundercracker era certo che non fosse solo per paura, e aprì gli occhi. Dimostrandogli che non si sarebbe nascosta all'infinito.
- Allora tu saresti una creatura senziente? Mm?
La fragile cosa di carne si ostinò a tacere, tenendo fissi gli occhi su di lui. Aggrappandosi all'odio come alla salvezza.
Thundercracker provò un empito di selvaggia gioia, un riconoscimento istintivo verso un altro guerriero.
Non disse più nulla; continuò solo a toccare la carne, studiandone con cura la fragilità. Spostandola, assaporandone la debolezza. Concedendosi di indulgere nell'osservazione dell'anatomia umana che tanto lo disgustava.
Il tempo per lui non aveva significato; l'intera evoluzione degli umani era stata solo un istante. Il tempo nel laboratorio, adesso che i suoi dubbi erano stati sommersi da nuovi desideri e nuove sfide, aveva lo stesso valore della polvere.
Doveva aver avuto un significato per la cosa di carne, perché la vide fremere e lottare per non affondare. Lottare per non chiudere gli occhi ed arrendersi.
Alla fine, Thundercracker aprì con la massima attenzione i cerchi di metallo delle manette, staccò il tubicino dell'alimentazione forzata e raccolse la cosa di carne, adagiandola a terra.
Si concesse di distogliere lo sguardo dal suo nuovo giocattolo per sollevare il cadavere terrestre che aveva portato con sé e sistemarlo al posto del suo trofeo.
Richiuse le manette, assicurò il tubicino pieno di liquido violaceo.
E tornò a guardare il pavimento.
Lei era riuscita a sollevarsi sulle braccia, e adesso fissava con indicibile orrore il lettino degli esperimenti ed il suo fardello di carne e metallo.
Thundercracker allungò la mano, ma lei, in preda alla disperazione, riuscì a sfuggirgli tra le dita.
Il Decepticon imprecò nella sua lingua natia; non poteva semplicemente afferrarla senza attenzioni e darle una scrollata perché sarebbe morta prima ancora di offrirgli una qualche soddisfazione che lo ripagasse di tutto.
Ma la cosa era troppo debole, e non riuscì a fare che pochi metri prima di crollare.
Anche così continuò a cercare di strisciare verso il buio con quei movimenti che Thundercracker non poteva non trovare osceni e morbosi.
Con una fitta di fastidio, che non riuscì a qualificare del tutto, raccolse la cosa, sollevandola fino all'altezza dei propri sensori ottici. Gustando la sua lacera bruttezza, il pieno splendore della sua miseria umana.
- No. – sibilò.
La tenne ferma e esercitò quel tanto di forza che bastava a rallentare la corsa dell'ossigeno al suo cervello e lei si afflosciò tra le sue dita, facendogli provare un'anticipazione del trionfo di quando l'avrebbe sconfitta davvero.
La nascose con cura e si preparò a portarla fuori mentre qualcun altro arrivava per portare a termine un nuovo turno di guardia.
(continua…)
