SECOND CHANCE
(Seconda possibilità)

By Lady Memory

Severus incontra Albus Severus. Il passato ritorna in una forma davvero particolare. La mia risposta alla conclusione dei Doni della Morte.

Parte III

Il quinto giorno aggiunsero un nuovo argomento alle loro lezioni. Una delle fiale che il ragazzo aveva preparato durante Pozioni, e che aveva portato via di nascosto per farla vedere a Snape, cadde inaspettatamente a terra, frantumandosi in mille pezzi mentre il liquido si spandeva allargandosi sul pavimento. Albus Severus tremò per l'orrore.

"Allora?" Severus gli chiese severamente. "Sei un mago, Potter. Usa la magia."

"Ma… io non so cosa fare!" esclamò il bambino.

"Muovi la bacchetta… così! E adesso ripeti: "Reparo!" gli spiegò Snape.

Albus Severus fece come Snape aveva ordinato, ma la miriade di piccole schegge e la pozza di liquido rimasero desolatamente immobili. Dovette provare varie volte prima di riuscire ad ottenere un incantesimo accettabile. Dopo quel pomeriggio, Severus decise di insegnargli anche altri utili sortilegi.

... ... ... ... ...

Alla fine della settimana, Albus Severus arrivò con una preghiera negli occhi. "Signore, posso chiederle una cosa prima di iniziare la lezione?"

Di nuovo? Snape temeva le domande del ragazzo, ma non poteva evitarlo, perciò annuì e aspettò con ansia.

Albus Severus guardò il pavimento, poi, raccogliendo il suo coraggio, chiese tutto d'un fiato, "Potrebbe partecipare anche James?"

Snape sbuffò. Questa era una cosa che semplicemente non voleva discutere. "Mi sembrava di essere stato chiaro, Potter; le mie lezioni sono destinate solo a te."

"Ma perché lui no?" chiese ostinatamente il ragazzo.

Tenendo le mani accuratamente nascoste dietro la cornice, il mago strinse i pugni per reprimere l'irritazione.

"Perché tu stesso hai detto che aveva un grande talento. Allora, perché dovrebbe aver bisogno delle mie lezioni?"

Albus Severus deglutì e abbassò la testa. "James ha un sacco di problemi con Pozioni adesso. Gli allenamenti del Quidditch sono molto esigenti e… e ha bisogno d'aiuto," confessò.

Snape si irrigidì. "Bene, non l'avrà da me," replicò freddamente; un sentimento crudele si era improvvisamente risvegliato nel suo cuore. Ricordi di un altro tempo e un altro luogo, dove un altro James afferrava trionfalmente il Boccino con un sorrisetto di scherno.

"Non ho tempo per istruire ragazzini presuntuosi che tengono il Quidditch in così alta considerazione," continuò il mago in tono di sfida.

"James non è un presuntuoso!" esclamò il bambino.

"Rispetto, giovanotto!" scattò immediatamente Snape, e Albus Severus indietreggiò istintivamente davanti a quello sguardo così inaspettatamente duro. Il mago tacque per un momento interminabile, poi chiese con calma agghiacciante, "Ma aspetta un momento, Potter. Devo presumere che tu abbia raccontato a tuo fratello del nostro accordo?"

Il silenzio riempì il corridoio mentre il bambino, sconfitto, abbassava di nuovo la testa.

La voce di Snape era gelida. "Ti avevo chiesto specificamente di non parlarne con lui. Esigo una spiegazione, Potter."

Albus Severus rialzò la testa e Snape vide le lacrime luccicare nei suoi occhi.

"Mi spiace," sussurrò il ragazzo. "Io volevo solo… pensavo che… va bene, grazie, Professore, suppongo che le mie lezioni finiscano qui."

Si asciugò le lacrime con rabbia e si girò per andarsene, tenendo stretto il suo blocco contro il petto. Snape sospirò e scosse il capo.

"Ascolta, Potter, io sono contento di insegnare a te, ma non a tuo fratello," disse in tono definitivo.

"Ma perché no?" Albus Severus quasi gridò per la frustrazione. Il mago chiuse gli occhi per evitare lo sguardo del bambino. Si era cacciato in trappola da solo. Non voleva spiegare. Non poteva ritirare le sue parole. In qualsiasi modo la mettesse, la cosa avrebbe ferito il ragazzo. E il pensiero era intollerabile.

"Non posso spiegartelo. Devi fidarti di me. Adesso, se vuoi, possiamo cominciare la lezione," finì per dire.

IL ragazzo sembrava molto triste. "Va bene, allora, Professore," sospirò. Ma era depresso e la lezione si concluse molto prima del solito. Non appena Albus Severus se ne fu andato, una voce preoccupata chiamò Snape.

"Severus? Per favore, stai attento con il bambino!"

"Occupati delle tue faccende, Albus!" Snape reagì seccamente. "Hai fatto fin troppi errori per potermi dare consigli adesso!"

Dumbledore sembrò infinitamente addolorato. "Questo è esattamente il motivo per cui ti avverto," mormorò.

... ... ... ... ...

L'incidente ebbe luogo il giorno dopo. Il ragazzo stava provando una controfattura nel corridoio – avevano aggiunto anche nozioni di Difesa contro le Arti Oscure nelle loro sessioni – quando una testa biondo cenere fece capolino e scomparve subito dopo. Albus Severus richiuse bruscamente il suo blocco ed esclamò arrabbiato, "Deve essere Malfoy!"

"Malfoy?" Sorpreso, Snape ripetè il nome. Erano passati diciannove anni, eppure vedeva ancora i freddi occhi di Lucius Malfoy e il sorriso arrogante di suo figlio Draco. Ma naturalmente, non potevano essere loro…

Ignaro dei ricordi del suo professore, Albus Severus spiegò, rabbuiandosi, "Scorpius Malfoy. E' un Serpeverde, e sta sempre a spiarmi."

Sentendosi un po' a disagio ma cercando di rassicurare il ragazzo, Snape disse brevemente, "Va bene, non preoccuparti. Non è vietato parlare ai ritratti."

Ma l'atmosfera serena si era definitivamente guastata, e il ragazzo andò via, lasciando Snape con uno strano presentimento in cuore.

... ... ... ... ...

Il giorno seguente, Albus Severus arrivò evidentemente sconvolto. Si fermò sotto al ritratto e guardò verso l'alto con un misto di disperazione e di speranza.

"Mi ha detto una bugia?" chiese in un tono di voce tremante, completamente diverso dal solito.

"Prego, signor Potter?" Snape replicò impassibilmente, cercando di mantenere la compostezza anche se il suo cuore batteva freneticamente.

Il bambino strinse i pugni. "Ho parlato con Scorpius Malfoy. Lui… lui mi ha detto che lei ha tradito i miei nonni e li ha venduti al Signore Oscuro. È vero?"

Il mago alzò una mano come per fermare il ragazzo, ma Albus Severus continuò inesorabilmente, "Malfoy dice che lei odiava mio nonno, e questo è il motivo per cui non vuole insegnare a James: perché ha lo stesso nome!"

Di nuovo, Snape aprì la bocca per rispondere, ma non ne uscì alcun suono mentre un dolore visibile si diffondeva sul suo viso.

Scosso da queste evidenti ammissioni di colpevolezza, e tuttavia volendo continuare a credere nell'uomo davanti a lui, il ragazzo presentò la sua ultima accusa. "Lei ha detto che mia nonna era la sua migliore amica, ma Malfoy mi ha raccontato che è stata uccisa per colpa sua…"

I suoi occhi si dilatarono per l'angoscia mentre ripeteva, "È vero?"

Snape esitò, poi abbassò il capo. Stava soffrendo atrocemente.

Albus Severus lo squadrò amaramente. La voce gli si abbassò, caricandosi di disprezzo. "Allora lei è un bugiardo, Professore!"

Con rabbia subitanea, il ragazzo scagliò per terra il suo blocco, quasi strangolato dai singhiozzi che salivano insopprimibili. "Non mi importa se lei è l'uomo più coraggioso della terra. Lei è un bugiardo, e non voglio parlarle mai più!"

E girate le spalle al ritratto, corse via.

Sentendo la bocca diventargli orribilmente secca e il cuore irrigidirsi come una pietra, Snape barcollò indietro. Ma all'improvviso, una nuova voce ordinò imperiosamente, "Albus Severus! Vieni qui!"

Dumbledore si era alzato dentro il suo quadro. Il suo tono e il suo gesto erano così autoritari che il ragazzo si irrigidì in corsa come se fosse stato colpito. Poi rallentò il suo ritmo e, dopo alcuni passi, finalmente si fermò, girandosi con aria di sfida.

"Al!" Dumbledore lo chiamò ancora, e la sua voce era tornata gentile. "Per favore, vieni da me…"

Snape nascose il volto tra le mani mentre il ragazzo ritornava controvoglia verso il ritratto di Dumbledore e incrociava la braccia, guardando il vecchio mago con espressione ribelle.

"Al…" disse Dumbledore, e il suo tono era gentile ma fermo. "Hai ascoltato Scorpius Malfoy. Adesso devi ascoltare il Professor Snape. Perché non gli dai la possibilità di spiegarsi?"

Al si era incupito. Si girò a guardare Snape e il mago gli restituì uno sguardo angosciato. Per la prima volta, il ragazzo notò un'immensa vulnerabilità nell'uomo che gli era sembrato così potente, e improvvisamente, si spaventò.

"Hai ragione…" sussurrò Snape. "Ho tradito i tuoi nonni."

Il bambino impallidì e si avvicinò a Dumbledore, come cercando aiuto.

Snape continuò a parlare mentre la voce gli diventava roca per il rimorso. "Ma non l'ho fatto apposta, e quando ho scoperto il mio errore, ne sono stato devastato. Ti prego, credimi. Io amavo tua nonna. La amo ancora adesso. Non mi sono mai perdonato il mio errore."

"Ma lei odiava mio nonno," Albus Severus dichiarò ostinatamente.

"Detestavo James Potter tanto quanto lui detestava me. Ma non gli avrei mai fatto volontariamente del male, sapendo che questo avrebbe messo in pericolo anche tua nonna," Snape rispose, aprendo le mani in un gesto di resa.

"Se questo è vero, perché non me l'ha detto quando gliel'ho chiesto?" mormorò il ragazzo, turbato dall'angoscia evidente dell'uomo.

"Perché…" Snape si bloccò, incapace di trovare le parole, mentre la sua anima gridava silenziosamente di dolore. Come poteva dire al ragazzo: perché ho visto Lily nei tuoi occhi, e non volevo ferirti con i miei ricordi?

Come poteva ammettere: perché tu sei stato l'unico che mi ha creduto senza riserve, e io non volevo che tu mi giudicassi?

E soprattutto, come poteva confessare: perché ho fallito così tante volte nella mia vita, e perciò avevo sperato che il destino potesse offrirmi una seconda possibilità?

Snape rialzò il capo con uno scatto. Non poteva esprimere i suoi sentimenti, ma qualcun altro poteva farlo per lui. Per quanto potesse sembrare assurdo, aveva disperatamente bisogno dell'aiuto di Harry Potter … anche se poteva solo sperare che Harry Potter avrebbe accettato di aiutarlo. Ma non c'era altra via di scampo…

"Ti fidi di tuo padre?" Snape chiese all'improvviso. Sorpreso, il ragazzino annuì lentamente. Con una nota implorante nella voce, il mago lo sollecitò, "Allora chiedi a lui. Chiedi a lui, Albus Severus. Ti prego!"

Non appena Snape ebbe finito di parlare, una voce più anziana si fece sentire inaspettatamente.

"E quando avrai parlato con tuo padre, vieni da me, Al," disse Dumbledore, mentre gli occhi gli si riempivano di lacrime. "Perché molto di quello che è accaduto è stato effettivamente colpa mia. E anche io devo chiedere perdono per i miei sbagli."

Sconcertato, quasi impaurito per le reazioni che aveva suscitato, il ragazzo alzò lo sguardo alternativamente da un ritratto all'altro, poi indietreggiò in silenzio e finalmente si girò e corse via.

Il silenzio scese nuovamente nel corridoio e Snape chiuse gli occhi, aspettando di sentire le accuse di Dumbledore. Ma non venne parola dall'altro ritratto, e alla fine, Snape voltò le spalle al mondo, nascondendosi il viso tra le mani.