Scusate la lunga assenza cari amici, lo so sono imperdonabile, ho iniziato questa storia piena di buoni propositi e poi non so, avevo scritto tanto, poi il mio stupido smartphone ha deciso di cancellare i miei ultimi due capitoli, che mi erano costati fatica e sudore e poi mi sono incazzata così tanto che ho smesso di scrivere. Ma forse lo smartphone non c'entra, probabilmente era un periodo negativo. Comunque adesso che sono in vacanza ho deciso che dovevo riprendere questa storia, anche perché mi piace moltissimo, spero di riuscire a darle la giusta atmosfera un pò cupa che avevo immaginato. Non vi prometto che aggiornerò presto, ma abbiate fiducia che lo farò. Grazie fin da ora con tutto il mio cuore. E come al solito non possiedo i diritti di Sailor Moon e questa storia è solo il frutto della mia fantasia.
Capitolo 3
Fuori pioveva da ore, il cielo non prometteva nulla di buono, la giornata era trascorsa così pigramente, un sabato mattina come tanti, ma dentro di sé sentiva che c'era qualcosa di diverso. Si era svegliata con una strana inquietudine, che nemmeno la pratica con il suo violino era riuscita a calmare, aveva messo su il costume e si era diretta in piscina. Non tutti avevano la fortuna di abitare in un grattacielo con piscina nel superattico, ma Michiru Kaioh poteva permetterselo e aveva scelto quel posto tra tutti i condomini più esclusivi di Tokyo, proprio per la possibilità che le offriva di immergersi nel suo elemento ogni volta che ne aveva voglia. Era così rilassante perdersi nel suo mondo, aveva la capacità di restare sott'acqua molto più tempo di qualsiasi persona normale, scivolava veloce sotto la superficie facendo la spola più volte tra un bordo e l'altro della vasca. Dopo un paio d'ore trascorse a nuotare si sentì abbastanza appagata da concedersi un po' di riposo sulla sdraio.
Avrebbe desiderato tanto una vacanza, una passeggiata in spiaggia, mano nella mano con l'amore della sua vita; due adolescenti normali, un amore banale come tanti. Ma il destino aveva altri piani per loro, in fin dei conti l'aveva sempre saputo, fin da bambina, di non essere una persona normale. Prese dalla borsa una grossa conchiglia, di quelle che si trovano nei mari tropicali, gliela aveva portata suo padre al ritorno da uno dei suoi tanti viaggi di lavoro. La portò all'orecchio, "Ascolta principessa, se l'avvicini all'orecchio puoi sentire il suono del mare, così anche nelle fredde giornate d'inverno sarà come essere su una spiaggia tropicale.", le parole del suo amato padre, il suo sorriso, erano un misto di dolore e nostalgia, forse fra un poco ci rivedremo papà, sento che il mio tempo qui sta per terminare.
Sei mesi prima.
La lezione di chimica del professor Tanaka stava annoiando a morte almeno la metà degli studenti della classe, Michiru di solito non era tra questi, essendo uno degli studenti modello del prestigioso Istituto Mugen. Ma quel giorno non riusciva proprio a concentrarsi, Haruka era seduta un banco avanti a lei, aveva il mento poggiato sul pugno e stava mordicchiando una matita, Michiru seguiva con gli occhi la linea sottile delle labbra, sentiva il calore sulle guance, non poteva fare a meno di ripensare a quella notte nel bosco. Erano passate due settimane, si erano viste ogni giorno a scuola, pranzavano insieme, ma la sua amica si corportava come se non fosse successo nulla, non aveva mai preso quell'argomento; era chiaro che per Haruka era stato solo un momento di debolezza, una notte di sesso e nulla più. Almeno questa era l'idea che si era fatta la ragazza acquamarina, la cosa la faceva soffrire, avrebbe voluto parlarne con la sua patner, ma il comportamento indifferente della bionda, l'aveva spiazzata; avevano una missione importante da compiere, forse non era il caso di lasciarsi andare ai sentimenti. La campanella suonò segnando la fine di quella tortura, tutti si affrettavano ad uscire dall'aula, compreso una certa bionda, Michiru ripose con calma le sue cose e si avviò fuori dall'aula, senza accorgersene urtò qualcuno, "Hey abbiamo la testa fra le nuvole oggi", alzò lo sguardo e realizzò di essere finita tra le braccia di Haruka. Le sue guance si colorarono di rosso, le ci volle qualche istante per staccarsi dal corpo della bionda, il suo profumo era così buono, evitò di guardarla negli occhi, "Scusa ero sovrapensiero." Ci fu qualche secondo di silenzio imbarazzante, Michiru fece per andarsene, quando sentì il braccio di Haruka che la bloccava, "Hey Michiru, aspetta un attimo, ho una gara di moto questo week end, ti va di venire a vedermi?". Il viso della ragazza acquamarina si illuminò.
Le moto sfrecciavano sul circuito ad una velocità impressionante, tre piloti conducevano la gara sgomitando in un furioso testa a testa, all'ultima curva, la moto che era in coda riuscì a sorpassare gli altri due all'esterno, sfecciando sul rettilineo tagliò per prima il traguardo. La folla esultava, un gruppo di ragazze in prima fila sembrava impazzito, il pilota si fermò ai bordi della pista, tolse via il casco rivelando una chioma imbizzarrita di capelli color oro, sorrideva verso le tribune, i suoi occhi verdi scrutavano tra la folla cercando qualcosa o qualcuno. Era bello come il sole, pensò Michiru e la maggior parte delle donne presenti, il suo viso era caldo, le mani tremavano sulle ginocchia per l'emozione. Nessuno dei presenti poteva saperlo, ma lei si, sapeva che quel sorriso era rivolto a lei.
Michiru raggiunse Haruka nel paddock, non era una gara ufficiale, non c'era il solito affollamento di personale che seguiva il pilota nelle gare di Campionato, un paio di meccanici stavano armeggiando sul mezzo, si voltarono al suo passaggio ed emisero un fischio, Haruka stava parlando con il suo team manager, quando si voltò incuriosito rimase a bocca aperta. Michiru era avvolta in un corto abito in lino bianco, era scollato e con le bretelline sottili, stretto al punto da far intravvedere le sue curve, diciamo che non lasciava molto all'immaginazione. La bionda racer si avvicinò alla sua amica e la prese per mano, "Hey Tenoh, la tua nuova fidanzata è uno schianto!", urlò un meccanico con un sorriso sgembo e volgare, seguito a ruota dall'altro, "Accidenti a te, come fai ad essere sempre circondato da belle donne? Perché non ce la presenti?". Haruka si voltò infastidita, "Chiudete il becco voi altri e tornate al lavoro! Non siete degni nemmeno di pulirle le scarpe!"
I ragazzi borbottarono qualcosa e poi ripresero ad armeggiare sulla moto; "Vieni Michi andiamo in posto più tranquillo", la condusse in una stanza adiacente e chiuse la porta alle loro spalle, c'erano degli armadietti e un bancone con degli attrezzi da officina, Michiru si staccò dalla mano di Haruka e iniziò a girovagare guardandosi attorno. Le sue dita sottili e delicate si soffermarono su degli attrezzi, la bionda non riusciva a staccarle gli occhi di dosso, si avvicinò a lei "Cosa c'è che non va? Sei pensierosa." , "Niente, è che questo posto mi ricorda la prima volta che siamo incontrate.", un lieve sorriso affiorò sulle sue labbra, "In realtà non era la prima volta, era la terza e tu mi hai salvato la vita.", anche la bionda sorrise. Michiru si voltò a guardarla, il suo sguardo era denso, malinconico, diede un sorrrisetto ironico in risposta alla sua patner, "Intedevo la prima volta come Sailor Uranus e anche tu in un certo senso mi hai salvato la vita. " Haruka non capiva cosa interesse dire con quella frase, si avvicinò di più a lei, Michiru poteva sentire il calore del suo corpo contro di sè, adesso era bloccata contro il bancone; Haruka le prese le mani le alzò e le teneva contro le sue delicatamente, "Non dovresti essere qui, con questo vestito, non è un luogo che si addice ad una persona come te, sarebbe un peccato sporcare le tue mani d'artista.", la dea del mare intrecciò le sue mani candide in quelle sporche di grasso e olio per motori della sua patner; le strinse forte, Haruka le osservava, sembrava che qualcosa la tormentase, "Non devi preoccuparti per me Haruka, non sono così fragile come posso sembrare e le mie mani sono già sporche. ", La bionda era attonita, guardava la sua amica intensamente, ma Michiru evitava il suo sguardo, il suo viso era triste, "Non dire così, tu sei la persona più pura che abba mai conosciuto, non devi sporcarti con me, non voglio trascinarti nel mio abisso, non permetterò che le tue mani candide si macchino di sangue innocente, tu mi hai salvato Michiru ed io farò di tutto per proteggerti, per tenerti fuori da questo schifo!", lo sguardo della dea del mare era ancora rivolto ai suoi piedi, Haruka le prese il mento delicatamente, la costrinse a voltarsi, "Parlami Michiru, ti prego dimmi cosa pensi.", gli occhi di Michiru erano scuri, di un blu profondo, era incredibile come cambiassero in riflessso al suo umore, passando dall'azzurro di un cielo sereno al blu profondo del mare in tempesta. "Non capisci Haruka, non c'è niente che tu possa fare, siamo condannate al sacrificio supremo, qualcuno morirà e in ogni caso io sarò colpevole." prese ancora una volta la mano della guerriera di Urano, la portò sul suo petto, all'altezza del cuore e la tenne premuta li. "Michi cosa fai? Il tuo vestito si macchierà irrimediabilmente! ", Michiru sorrise, "Non mi importa nulla di questo stupido vestito, non mi importa di sporcarmi, voglio solo che tu senta quello che provo quando sono con te. Perché in realtà sei tu che hai salvato me. Stavo annegando nella mia solitudine, nel buoio dei miei silenzi e poi sei arrivata tu. Come un cavaliere scintillante, hai squarciato tutta l'oscurità, la solitudine, la falsità che mi circondava e mi hai portato a galla. Con te ho respirato aria pulita per la prima volta nella mia vita, con te ho sentito il mio cuore battere nel petto. Ascoltalo Haruka, il mio cuore che batte per te."
Era una dichiarazione sconcertante per la senshi del vento, non avrebbe mai potuto immaginare che una donna bella, dolce e piena di talento come Kaioh Michiru stesse parlando così proprio a lei, il maschiaccio, il ribelle, lo stronzo Haruka Tenoh che era stato così egoista da allontanarsi dal suo destino, da scacciarla via in malo modo pur di sfuggire al suo dovere. Non sapeva come rispondere a quelle parole, l'unica cosa che poteva fare era baciarla, baciarla teneramente, intensamente, con tutto l'amore che poteva, con tutta la sua anima, con tutta se stessa. Quando si staccarono, dopo un minuto interminabile, Haruka la tenne stretta a se, "Devi promettermi una cosa Michi, ti chiedo solo questo se vuoi che tra noi due le cose funzionino." Michiru alzò la testa, la guardò impaziente, "Tutto quello che vuoi, io lo farò, sono pronta." annuì. "Promettimi che qualsiasi cosa accada, tu andrai avanti, per il bene della missione non dovrai mai cercare di salvarmi, lasciami indietro piuttosto, lasciami morire se devo, ma CONTINUA LA MISSIONE. " Scandì quelle parole in tono solenne, quasi come per convincere prima se stessa che la sua patner. Michiru annuì con la testa debolmente, "Conosco bene qual è il compito che mi è stato affidato. Farò quel che devo Haruka."
