The truth behind the smile
11 mesi prima dell'esecuzione
Stava crollando. Lavorava, parlando il minimo possibile. Poi, a fine giornata, andava nella sua stanza e beveva fino a perdere i sensi. Per Matsumoto Rangiku tutto questo era innaturale. Di solito, cercava di evitare di lavorare, attaccava bottone con tutti e non perdeva occasione di uscire con gli amici. Preferiva anche bere in compagnia, compagnia che di solito includeva uomini come Hisagi, Kyoraku e Iba che facevano a gara a chi le offriva più bicchieri. Ciò che stava accadendo era ovvio. Finita la guerra, non aveva più niente per cui vivere. Il suo dovere era finito. La Soul Society era salva. Non erano più in stato d'emergenza. Non era più necessario che lei restasse lucida. Poteva fare ciò che voleva ora. Poteva bere fino a non capire più niente…
Bussarono alla porta. Fece finta di niente. Non voleva vedere nessuno, soprattutto se si trattava dei suoi amici. Voleva solo essere lasciata sola. "Matsumoto-san, so che sei lì dentro." Le giunse la voce di Kira. "Aspetterò tutta la notte se devo. Ma vorrei parlarti."
"Di cosa?" Chiese Matsumoto.
"Di… di…" Non poteva farlo. Non poteva dire il nome di Ichimaru Gin ma Ichimaru Gin non meritava più il titolo di capitano. "Di lui. Voglio parlare di lui."
"Non ho niente da dire su di lui." Dichiarò Matsumoto.
"Per favore, Matsumoto-san, voglio sapere com'era prima. Prima di entrare nel Gotei 13. prima di incontrare Aizen Sosuke." Implorò Kira.
"Perché?" Chiese Matsumoto. "Cosa importa?"
"Penso sia importante, Matsumoto-san. Penso che tutta la sua vita l'abbia portato esattamente dov'è ora, e voglio sapere perché. Lui non mi da risposte ma speravo che parlarne con te potesse aiutarmi." Spiegò Kira.
Silenzio. Poi sentì rumore di passi e la porta si aprì. "Siamo chiari, lo faccio perchè vuoi saperlo. Non perché voglio parlare di lui."
"Capisco, Matsumoto-san." Rispose Kira. "Grazie."
Sai, non ricordo la mia vera data di nascita. Gin è stato la prima persona a chiedermi quando fosse il mio compleanno. Quando gli dissi che non lo sapevo, decise che sarebbe stato il giorno in cui ci siamo incontrati. Pensavo fosse appropriato, perché dopo quel giorno la mia vita non fu più la stessa. Vedi, non ricordo molto della mia vita prima di lui. Non ho mai contato i giorni prima di incontrarlo. Il tempo non aveva un significato e i giorni si susseguivano uguali. Sapevo di essere diversa, perché avevo fame. Sembrava quasi una maledizione che mi complicava la vita. Un giorno la mia vita difficile finì. Non ricordo neanche come sono sopravvissuta fino ad allora. Ci sono riuscita e basta. Poi un giorno… non ne potevo più. Mi ritrovai sdraiata su una strada sterrata, guardando il mondo intorno a me, aspettando, semplicemente aspettando il mio ultimo respiro… e poi arrivò lui.
"Mangia." Mi disse tenendo un pezzo di frutta sulle mie labbra. "Se puoi collassare per la fame, vuol dire che hai potere spirituale." Mi informò.
"Anche… tu…" chiesi.
"Già. Anch'io. Ichimaru Gin, piacere di conoscerti."
"Gin… che nome strano."
Il suo sorriso si fece più grande. "È per i miei capelli, o almeno credo. Non ho nessuno a cui chiedere, sai." Disse. "Ora mangia!" Diedi un morso e masticai lentamente, faceva male inghiottire. Sospirò. "Sei difficile eh." E con ciò si sedette vicino a me e cominciò a imboccarmi. "Come ti chiami?"
"Matsumoto Rangiku."
"Rangiku… è un bel nome." Disse. "Cosa ci fai qui tutta sola?"
"Sono sempre sola…" non rispose, continuò a imoccarmi finchè non ebbi recuperato abbastanza forze da sedermi e prendere il cibo con le mani.
"Se non sai dove andare, puoi stare con me. Non ho molto ma non mi dispiacerebbe dividerlo con te." Mi disse.
"Davvero?" dissi, sentendo una sensazione di felicità fino ad allora sconosciuta.
"Già. Non sei spazzatura e sei la cosa più bella che io abbia mai visto. Non posso lasciarti da sola, potrebbe succederti qualcosa e questa finirebbe per essere una storia molto triste e io odio le storie tristi." Mi disse, prima di prendermi la mano e condurmi alla capanna che divenne la mia casa con lui.
Non che ci fosse sempre. Spariva per giorni, a volte per settimane e non mi diceva mai dove se ne andava. La prima volta… ero così preoccupata. Lo cercai ovunque. Per tre giorni andai a cercarlo finche era giorno. Per tre notti lo aspettai fuori dalla porta. All'alba del quarto giorno ritornò, col sole che gli sorgeva dietro la schiena. Mi rimproverò per non essermi curata di me stessa e per essermi preoccupata.
"So cavarmela, Rangiku." Mi disse. "E non ti voglio lasciare. Non preoccuparti e non farmi preoccupare. Non devi cercarmi. Ritornerò sempre e non c'è bisogno di aspettarmi in piedi. Dormi! Il tempo passerà più velocemente e prima che te ne accorga, sarò di nuovo con te."
Non ti sei mai chiesto perché dormo così tanto? Non è perché sono pigra, o almeno non solo per quello. Ma ogni volta che vado a dormire, c'è sempre la possibilità che mi sveglierò tra le sue braccia… beh, c'era la possibilità di svegliarmi tra le sue braccia…
Smise di parlare. Persa nei suoi pensieri mentre Kira ripensava alla storia. Infine, Kira ruppe il silenzio. "Che voleva dire? Quando disse che non eri spazzatura?"
"All'epoca non lo capii. E continuai a non capirlo per molto tempo. Ma un giorno… Gin mi portava con se molto raramente. Le poche volte che lo fece, andammo a un mercato che era a circa due giorni di viaggio da dove vivevamo. Ogni volta che andavamo mi teneva strettamente la mano… ma un giorno, un giorno ci perdemmo di vista nella folla. Mentre lo cercavo disperatamente, mi imbattei in un gruppo di bambini che cercavano di difendersi da uomini adulti, urlando di essere lasciati liberi. Non potevo far finta di niente. Così mi intromisi, non avevo molto controllo ma ero in grado di creare una sfera energetica abbastanza decente e a manovrarla un po'. Fu abbastanza per spaventare quegli uomini e abbastanza per dire a Gin dov'ero. Arrivò di corsa e appena mi raggiunse, mi prese la mano e cominciò a trascinarmi via. Ma gli altri bambini mi presero l'altra mano e cominciarono a ringraziarmi per averli salvati…"
"Grazie! Se non ci fossi stata ci avrebbero portati alla casa." Mi sembra che fossero tre, due maschi e una femmina, e penso che la femmina fosse quell ache parlava di più. Non ricordo benissimo però.
"La casa?" le chiesi.
"Non hai bisogno di sapere della casa." Interruppe Gin. "Non è un posto in cui finirai. Farò in modo che sia così."
"Dovresti stare con noi, più siamo meno ci danno fastidio."
"Cosa ne pensi Gin?" mi sarebbe piaciuto restare, non avevo mai avuto amici. Gin era tutto ciò che avevo e pensi che magari, se c'erano anche altre persone, non mi sarei sentita così sola quando non c'era.
"Sono spazzatura, Rangiku, e altra spazzatura messa insieme non li terrà al sicuro. Ti vogliono perché non sei spazzatura. Puoi proteggerli e se non ci riesci… sei molto più carina, cercheranno di prendere prima te dando a questa spazzatura il tempo di scappare. Vogliono solo usarti. Non resteremo con loro, tu non resterai con loro. Ti porterò a casa anche se dovessi trascinartici." Non avevo mai visto questo lato di Gin. La durezza della voce, lo sguardo oscuro e pericoloso… I bambini cominciarono a protestare ma con un suo sguardo si zittirono, come feci anch'io. "Andiamocene." Con questo mi guidò fuori dal paese. "Non venire mai qui senza di me, Rangiku. Mai."
"E non lo feci mai. Finchè…" il volto di Rangiku si oscurò.
"Finchè?" ripetè Kira, ma lo sguardo di lei lo fermò.
"Poco prima che entrassimo all'accademia… fu assente per circa tre settimane. Non era mai stato via così a lungo. Non potevo non preoccuparmi. Ho pensato che potesse essere in paese. Vedi, dai suoi giri tornavva sempre con cibo, vestiti e altre cose di cui avevamo bisogno. Non so come le ottenesse. Non rispondeva mai quando glielo chiedevo, ma una volta ho trovato del sangue sul suo yukata, e decisi che probabilmente non volevo neanche saperlo. Ma molti negozianti del paese lo conoscevano, così pensai che qualcuno avrebbe saputo dirmi dov'era, o se l'aveva visto ultimamente…" Rangiku fece silenzio, sembrava sempre più riluttante.
"Cosa è successo, Rangiku?" chiese Kira, anche se non era più tanto sicuro di volerla forzare a parlare.
"Sei un ragazzo intelligente, Kira. Arrivaci." Disse con una nota di irritazione. "Ad ogni modo, non importa. Prima che succedesse qualcosa di brutto, Gin arrivò e mi portò via… già allora il suo potere faceva paura. Non ci fu storia. Ma lui venne ferito, non so da chi. Non voleva dirmelo, ma poco tempo dopo mi portò con se all'accademia per shinigami. Dopo essere entrati lì, durante il giorno mi ignorava, si immergeva completamente negli studi, come se fosse posseduto, e veniva da me solo la notte. Si diplomò in un anno, come primo della classe. Fu subito accettato nel Gotei 13. Aveva ricevuto offerte da tutte le divisioni ma per qualche motivo scelse la quinta."
Chiuse gli occhi per trattenere le lacrime per i brutti ricordi. "Dopo essere entrato non venne più da me. L'unica volta che lo vidi fu durante un giro per negozi nella Seiretei con altre ragazze e quando andai da lui, mi chiamò Matsumoto-san. Mi sentii così ferita che mi voltai e corsi via. Corsi nella mia stanza e ci restai tutto il giorno e tutta la notte, piangendo. Il giorno dopo saltai lezione, ero troppo depressa per alzarmi dal letto. Mi sarei ubriacata se avessi avuto i soldi per farlo. Il terzo giorno, cominciai a forzarmi ad andare avanti con la mia vita. Non c'è ragione, mi dissi, di struggersi per lui. Sapevi che un giorno ti avrebbe lasciata. Non sei mai stata abbastanza per lui. Ma poi… proprio quando pensavo di averlo dimenticato, mi svegliai e lo trovai nel mio letto, le sue braccia strette intorno a me. Ero così arrabbiata, cos' irritata, così ferita. Urlai e piansi e lo picchiai con tutta la forza che avevo. Non reagì, mi tenne solo stretta finchè non ebbi sputato fuori tutto il veleno che avevo in corpo e poi mi baciò, e io lo lasciai fare. Lasciai che mi catturasse ancora e sapevo che non ci sarebbe stata via di scampo. Sarei stata sua per sempre, che lui ci fosse o no, che fosse vivo o morto. Sono dannata, sin dal giorno in cui ho mangiato il frutto che mi aveva offerto." Era presente una tale nota di fatalità nella usa voce, che Kira si spaventò.
"Matsumoto-san…"
"Vorrei dormire adesso, Kira. Sono… molto stanca. Stanca di tutto." Sussurrò. Le sue parole avevano più significati nascosti di quanti Kira riuscisse a immaginare.
"Certo, grazie Matsumoto-san. Grazie e buona notte." E con questo Kira se ne andò, ma Matsumoto non si mise a letto. Prese la sua tazza di sake e cominciò a bere, bevve fino a perdere i sensi, e cadde in un sonno profondo.
