Eccomi qui! Prima di tutto, anche se ho tardato di un solo giorno, voglio scusarmi con voi: purtroppo ieri ho avuto impegni imprevisti e non sono stata molto bene, quindi ho preferito prendermi più tempo per concludere e revisionare il capitolo con calma piuttosto che pubblicare una schifezza in fretta e furia. Mi auguro sinceramente che, leggendolo, troviate sia valso l'attesa ^^ buona lettura!
NOTA: Onde evitare di scagliarvi contro un capitolo di sedici e passa pagine ho preferito fermarmi ad una decina e concludere prima del previsto, rimandando alcuni eventi al capitolo successivo e premurandomi, comunque, di fermarmi in un momento significativo; se, quindi, in questo non troverete tutto ciò che vi ho anticipato non preoccupatevi: tutto accadrà nel capitolo quattro ^^
NON DOBBIAMO ESSERE SOLI – CAPITOLO TERZO
Per la seconda volta in quella giornata Jack dormì senza fare alcun sogno: scivolò semplicemente in una oscurità senza forma né volume, così profondamente immerso in essa da non rendersi nemmeno conto del tempo che passava. Ad un certo punto gli parve che qualcosa stesse provando a disturbare il suo sonno, riscuotendolo quel tanto che bastava a ricordargli che era ancora vivo e aveva ancora un corpo, ma, qualunque cosa fosse stata, sparì quasi subito, impedendogli di identificarla e lasciandolo riposare in pace.
Quando, ad un certo punto, si svegliò, fu completamente certo di essersi assopito solo pochi minuti prima, poiché si sentiva così stanco da non avere quasi la forza di sollevare le palpebre; ben deciso a riaddormentarsi reclinò il capo, tuttavia la curiosità l'ebbe vinta e, concentrandosi per aprire gli occhi, cercò l'amato.
Lo trovò immediatamente, e immediatamente si stupì: si aspettava di sorprenderlo nel sonno, teneramente accoccolato sul materasso mentre cercava di riprendersi dall'amplesso e, al contempo, di rubargli un abbraccio, invece lo vide perfettamente desto, teso e con le iridi cariche di preoccupazione.
Sostenendosi su un gomito Pitch si sollevò e, chinandosi su di lui, gli domandò con fare ansioso: «Jack, ti senti bene?».
Il ragazzo mugugnò debolmente, sentendo la propria bocca completamente impastata, ma alla fine riuscì a rispondere: «Mh, beh, mi sento un po' stanco, ma è normale: non ho dormito per molto».
L'Uomo Nero lo fissò intensamente e replicò: «Hai dormito per sedici ore di fila».
Sussultando per la notizia Frost gli indirizzò uno sguardo interrogativo e l'altro disse: «Ti sei addormentato prima ancora che ci separassimo, non hai mai emesso alcun lamento, né hai provato a muoverti, a differenza del solito. Sei rimasto immerso in un sonno profondo persino quando ho provato a svegliarti, quattro ore fa, e ora mi dici questo: tu non stai bene, Jack».
Il giovane si stropicciò le palpebre, per scacciare l'espressione assonnata che di certo aveva assunto, quindi replicò: «Mh, Pitch, non esagerare: ho solo dormito più del solito. Non mi sembra il caso di preoccuparsi, è una cosa che succede: chissà, magari ho riposato male, o magari ero solo molto stanco».
L'uomo aggrottò la fronte, chinandosi su di lui fin quasi a sfiorarlo con la punta del proprio naso, controllandogli attentamente gli occhi e la pelle, e alla fine concesse: «Effettivamente non hai nulla che non va: i tuoi occhi sono limpidi, ma non lucidi, la tua pelle è chiara e fresca come al solito, battito e respiro sono regolari e, a parte questo sonno improvviso, non vedo nulla di anomalo. Dev'essere solo un po' di stanchezza: non c'è altra spiegazione. Adesso, però, ti consiglio di alzarti, anche se non ti senti ben riposato: dormire troppo non fa bene né al fisico né alla mente. Te la senti? Posso mostrarti come ho cambiato il salone principale, oppure potremmo uscire a prendere una boccata d'aria: sono sicuro che ti aiuterebbe a riprenderti. Non serve che tu ti sforzi molto: è sufficiente che rimani attivo per qualche ora, poi, se lo vorrai, potrai dormire di nuovo».
Jack si prese qualche secondo per riflettere, combattuto tra la pigrizia e la solerzia, troppo stanco per potersi alzare e troppo annoiato per poter riposare, e alla fine cedette al secondo impulso: fin da quando aveva aperto gli occhi aveva avvertito le proprie membra così pesanti da parergli di piombo e la propria bocca così impastata da faticare a parlare, e non vedeva l'ora di poter scacciare quelle due fastidiose sensazioni con una salutare passeggiata.
«Certo, volentieri: ho proprio bisogno di un po' d'aria fresca per svegliarmi! Mi passeresti i vestiti?» propose con enfasi.
Allungando la destra oltre il materasso Pitch afferrò i suoi vestiti, che aveva evidentemente sistemato e ripiegato accuratamente per ingannare l'attesa, e glieli porse, aspettando pazientemente che li indossasse e premurandosi personalmente di sistemare ogni piega o laccio fuori posto. Quando fu soddisfatto del risultato ottenuto aprì le braccia, richiamando sottilissimi tentacoli di sabbia magica e tessendoli tra loro, e in pochi secondi ricreò i pantaloni e la giacca con cui era solito abbigliarsi; si osservò per qualche istante, probabilmente per controllare che la stoffa fosse compatta e aderente come sempre, quindi scese dal letto e porse una mano all'amato per invitarlo a fare altrettanto.
Senza farsi pregare il ragazzo accettò l'aiuto, sostenendosi a quell'avambraccio premuroso mentre si assestava sui propri piedi incerti e non abbandonandolo nemmeno mentre recuperava il bastone, quindi si lasciò guidare lungo il corridoio, sbucando presto nel salone centrale; dopo un breve giro panoramico, in cui si lasciò descrivere dal compagno le migliorie apportate alle gabbie e gli mostrò i pupazzi di neve che aveva realizzato, espresse il desiderio di visitare un luogo più luminoso e arioso per scacciare definitivamente la stanchezza e l'uomo annuì, accompagnandolo verso un'apertura che non avevano mai utilizzato.
Procedendo fiducioso dietro di lui, lungo un budello che si faceva sempre più stretto e tortuoso, Frost non si lasciò mai prendere dal panico, nemmeno quando dovette ruotare il torso e camminare di lato per poter avanzare, e alla fine, come si aspettava, raggiunse il fondo di quel tunnel e uscì all'aria aperta. Inizialmente intralciato dalla figura dell'Uomo Nero che gli ostruiva la visuale e dagli arbusti che ricoprivano il terreno, fece poco caso al paesaggio e si curò, piuttosto, di scuotersi di dosso la polvere e non inciampare, ma quando si decise ad alzare lo sguardo rimase letteralmente a bocca aperta.
Di fronte a lui, infatti, si trovava una piccola conca, un paradiso in miniatura che l'acqua aveva scavato, nei secoli, nella pietra, erodendola, ammorbidendola, rimodellandola fino a scavarsi un alveo sinuoso in cui scorrere placidamente, lambendo con delicatezza ciò che aveva distrutto e adattato al proprio volere. Le pareti di roccia stratificata erano perfettamente lisce, seppur irregolari, e chiudevano il bacino in un'alta muraglia in ogni direzione, ad esclusione del lato ovest, dove, a fatica, si aprivano, rivelando uno spicchio di cielo, una minuta porzione di orizzonte imporporata dal tramonto.
Incantato dalla vista del sole morente il giovane fissò l'astro, seguendolo con lo sguardo finché non lo vide scomparire oltre i monti, e solo a quel punto riuscì a riscuotersi e voltarsi, per rimirare ciò che si era lasciato alle spalle; si pentì subito di non averlo fatto prima: ormai la luce era quasi del tutto sparita e le ombre, già fitte per propria natura in un luogo tanto infossato, si scurivano a vista d'occhio, divorando ogni particolare e rendendo il tutto piatto e grigio. Fortunatamente la relazione con Pitch lo aveva portato ad abituarsi in fretta all'oscurità: benché non realmente sensibile ai raggi luminosi questi preferiva sovente rimanere nelle tenebre, dove si trovava decisamente più a proprio agio, e Jack lo aveva presto imitato, assecondando sia la sua natura che la propria; gli fu quindi sufficiente attendere un minuto scarso per veder emergere dal buio ogni singolo dettaglio di quel magnifico eden.
A differenza di quello che aveva immaginato l'acqua non sgorgava dal sottosuolo, ma colava direttamente dalla cima di quel piccolo antro, dividendosi il rivoli sottili e bagnandolo per un ampio tratto, creando giochi di riflessi in continuo movimento; scorrendo tra una stalagmite e l'altra si faceva strada verso il basso, raccogliendosi in una polla perfettamente circolare, limpidissima, ma così profonda da parere senza fondo, indugiando in essa fino a fermarsi del tutto e diventare più lucida di uno specchio; proprio quando non la si sarebbe più potuta distinguere dal cielo stellato che ricreava in sé, tuttavia, riprendeva la propria strada, scivolando silenziosamente nel letto che si era scavata e scomparendo con un lieve mormorio nel sottobosco. Tutto, in quella conca, ad eccezione dell'alveo e di alcune porzioni di parete così inclinate da risultare incombenti, era completamente ricoperto di muschio, cui, nelle zone pianeggianti, si aggiungevano finissimi ciuffi d'erba, e la zona centrale era adorna di minuti fiori bianchi di cui il ragazzo non conosceva il nome, ma la cui bellezza era comunque in grado di apprezzare.
Chinandosi ne colse uno, portandolo vicino al viso per osservarlo meglio e gioendo nel vedere che i suoi petali, all'apparenza completamente nivei, erano in realtà screziati di viola, nero e blu scuro nella loro parte più interna, come se l'Uomo Nero in persona si fosse premurato di abbellirli con la propria essenza, quindi commentò: «Non so davvero cosa dire, Pitch: questo posto è bellissimo».
«Incredibile, sono riuscito a zittire Jack Frost in persona!» lo canzonò l'uomo.
«Beh, che c'è di strano?» domandò Frost; «Tra i due il gran chiacchierone sei tu: sei così innamorato della tua stessa voce che passi ore e ore a parlare pur di poterti ascoltare».
«Come se tu fossi dispiaciuto di questo fatto» lo rimbeccò Pitch, piccato.
I due rimasero in tensione per qualche secondo, fissandosi di sottecchi, lo sguardo accigliato, poi, in coro, scoppiarono a ridere: adoravano punzecchiarsi a vicenda in quel modo, cercando ciascuno di provocare l'altro, e lo facevano ormai così spesso da essere in perfetta sintonia, comprendendo immediatamente quando lo scherzo iniziava e non rischiando mai di malinterpretare alcuna apparente critica.
Fugando l'ilarità l'Uomo Nero gli spiegò: «Sono felice che ti piaccia. In verità, come hai potuto vedere, è piuttosto scomoda da utilizzare per accedere al mio covo, ma a volte preferisco faticare pur di poterla rimirare. Era da parecchio che volevo mostrartela, ma ho preferito aspettare: quei piccoli fiori che vedi spuntano solo in questa stagione e ci tenevo molto a mostrarteli».
Intenerito il giovane rispose: «Sono splendidi, Pitch: hanno un profumo intenso, nonostante siano così piccoli, e dei colori meravigliosi. Osservandoli da vicino ho notato che non sono semplicemente bianchi, ma hanno delle piccole screziature viola, blu e persino nere nella zona interna: sembra quasi che la mia essenza e la tua siano state fuse insieme in un unico fiore».
L'uomo sussultò a quella descrizione, palesemente colto di sorpresa da un tale intuito che, in due semplici frasi, aveva smascherato ciò che lui aveva gelosamente custodito nella propria mente per mesi, quindi borbottò: «Non esagerare, poeta! Sono fiori e null'altro. Piuttosto, perché non ti dai una mossa? Fino a cinque minuti fa smaniavi per sgranchirti le gambe, ora non venirmi a dire che hai cambiato idea!».
Alzando gli occhi al cielo, divertito dall'ennesima dimostrazione di timidezza dell'amato, Jack gli tirò il bastone e concluse: «Va bene, va bene, timidone, arrivo subito! Tienimi un attimo il bastone: voglio bere un po'».
Saltando da una zolla di muschio all'altra raggiunse il lato opposto della conca, dove una piccola piattaforma ribassata consentiva di accedere facilmente alla pozza, quindi si inginocchiò e immerse le mani nell'acqua; rabbrividendo un poco nel sentirla così gelida da essere quasi prossima al congelamento non si perse d'animo e, prendendo un profondo respiro, se la spruzzò sul viso, raccogliendone poi una piccola quantità nei palmi chiusi a coppa e sorseggiandola piano.
Sentire quel liquido gelido scorrere sulla propria pelle e lungo la propria gola fu una sensazione forse un po' sconvolgente, ma decisamente stimolante: in un battito di ciglia tutta la stanchezza e l'apatia che aveva provato sino a quel momento sparirono, scivolando via dalle sue membra insieme a quelle minute stille, e quando si rialzò in piedi si sentì rinvigorito e perfettamente pronto ad affrontare l'inverno incombente.
«Sono pronto!» esclamò, raggiungendo di corsa il compagno.
Scuotendo il capo Pitch lo bloccò, si strappò un lembo della veste e lo asciugò, sfregandogli più volte il tessuto sulle guance e tra le dita per assicurarsi di non lasciare alcuna traccia di umidità, quindi riparò la propria giacca e disse: «A volte sembri davvero un bambino, Jack. Forza, andiamo».
Dopo aver intuito a che latitudine si trovava Jack decise di fare a Pitch un regalo, come ringraziamento per avergli mostrato quello splendido angolo di paradiso: con un agile balzo saltò su una roccia, poi su un ramo, scalando rapidamente l'albero e lanciandosi nel cielo; ridendo salì sempre più in alto, volando a zig zag, compiendo piroette e capriole di ogni tipo, e quando, finalmente, il potere del bastone si attivò completamente, atterrò, presto seguito da minutissimi fiocchi di neve.
Camminando quieti nel bosco i due si godettero qualche ora di tranquillità, discorrendo del più e del meno, seguendo gli animali notturni nelle proprie peregrinazioni per scoprirne le abitudini, ammirando lo spettacolo della bianca coltre che, pian piano, ricopriva ogni cosa, scambiandosi occhiate complici e gioendo ciascuno della presenza dell'altro. Per tutto il tempo si comportarono con naturalezza, parlando fluentemente e non provando il benché minimo imbarazzo: si conoscevano troppo bene per potersi lasciar prendere da sciocche preoccupazioni, ed erano ormai ben avvezzi a quel tipo di intimità, molto meno sensuale di quella dei loro amplessi, ma non per questo meno gradevole.
Il ragazzo avrebbe tanto voluto protrarre l'incontro fino all'alba e anche oltre, parlando con l'amato, ascoltando la sua voce vibrante, giocando con lui nella neve e, perché no?, tirandogli anche qualche scherzo, ma era ormai tempo per entrambi di tornare al lavoro. Fu per questo che, con un sospiro, disse: «Sono passate ore da quando mi sono svegliato, ormai, e non mi sento affatto stanco: evidentemente avevo solo dormito troppo. Non mi serve riposare ancora, quindi è il caso che torni al lavoro: è arrivato il momento di portare la neve nel mondo. Pensavo di iniziare dal Canada quest'anno, va bene? Tu, invece, che farai?».
L'Uomo Nero gli carezzò il capo e replicò: «Molto bene, Jack. Io mi sto preparando per Halloween, quindi pensavo di visitare gli stati dell'America del Nord: lì la festa è molto più sentita che altrove, le vetrine dei negozi sono già state allestite con ragnatele, fantasmi e sciocchezze simili e i bambini iniziano a raccontarsi storie dell'orrore prima di andare a dormire. E' il clima ideale per fare un po' di riscaldamento prima della grande notte che mi aspetta».
«Quindi ci separiamo?» domandò Frost, con una punta di rimpianto nella voce.
L'uomo, che lo aveva fissato per tutto il tempo, trattenne a stento una risata, probabilmente divertito dall'atteggiamento già nostalgico del giovane, quindi si inginocchiò di fronte a lui e chiese: «Allora, che succede? Hai intenzione di lasciarmi per sempre, Jack? Suvvia, non è la prima volta che ci salutiamo: lo scorso inverno abbiamo passato la maggior parte del tempo separati, vedendoci solo una o due volte a settimana, e non avevi mai fatto così. Ti stai forse sciogliendo, spiritello ghiacciato?».
Non sapendo come rispondere il giovane serrò le labbra, guardando altrove per nascondere il turbamento che lo aveva colto: egli, infatti, non si sentiva solo triste per l'imminente separazione e imbarazzato per la provocazione, ma anche, e soprattutto, confuso, incapace di spiegarsi il proprio comportamento che, col senno di poi, gli parve terribilmente capriccioso e infantile. Perché mai s'era dispiaciuto così tanto all'idea di passare qualche giorno lontano dall'amato? Non era la prima volta che accadeva, come questi gli aveva ricordato, sapeva ormai da mesi che sarebbe successo e, ad ogni modo, era certo che Pitch avrebbe sfruttato ogni occasione per fargli una gradita sorpresa, inviando uno dei propri Incubi a scortarlo o presentandosi di persona per un breve e dolce saluto: v'erano, dunque, numerosi e validi motivi per non preoccuparsi. Era perfettamente consapevole di ciò, più ci rifletteva a mente fredda e più si convinceva di questo fatto, eppure non riusciva ad allontanare la tristezza del proprio cuore: più pensava e più la sentiva intensificarsi, diventando un onere più pesante di un macigno, trascinandolo a terra con sé, soverchiandolo fin quasi a fargli venire le lacrime agli occhi.
Proprio quando la miriade di pensieri contrastanti che gli affollava la mente divenne così fitta e rumorosa da bloccargli il respiro e irrigidirgli i muscoli, portandolo sull'orlo del panico, l'Uomo Nero giunse prontamente in suo soccorso: senza chiedergli alcuna spiegazione lo abbracciò, attirandolo a sé e facendo aderire la sua schiena al proprio torace, quindi accostò il viso al suo orecchio e lo consolò.
«Jack, piccolo mio, non ti intristire: non ci stiamo separando per sempre. Sei stato tu a spiegarmi che ti basta qualche settimana per portare l'inverno nel mondo, quindi ti basta avere un po' di pazienza e impegnarti: vedrai che, quando avrai finito, non ti ricorderai nemmeno di questa attesa. Il fatto che saremo entrambi impegnati, comunque, non ci impedisce di vederci: sono sicuro che riusciremo a ritagliarci qualche ora libera per stare insieme. Anzi, sai cosa ti dico? Quando Halloween sarà passato ti verrò a cercare e ti accompagnerò, così potrai terminare il tuo compito senza sentirti solo e poi passare subito del tempo con me, nel luogo e nel modo che più ti andranno in quel momento».
Infinitamente grato all'altro per essere intervenuto Jack si voltò e si accoccolò contro il suo petto, sentendosi incredibilmente fortunato per aver trovato un compagno tanto comprensivo e amorevole: nonostante l'apparenza burbera e perfida, infatti, l'uomo lo amava dal profondo del cuore e avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di renderlo felice, persino dimostrare apertamente il suo affetto.
Mugolando piano avvertì Pitch iniziare a coccolarlo, facendogli i grattini sulla nuca e carezzandogli a pieni palmi la schiena, e ricambiò ridisegnandogli la giugulare con una lunga scia di teneri baci: uno per aver tentato di sdrammatizzare, uno per avergli lasciato tempo per riflettere, uno per essere accorso al momento opportuno, uno per la delicatezza che aveva usato, uno per non avergli chiesto spiegazione per il suo atteggiamento, uno per la dolce promessa che gli aveva fatto, e così via, in una serie e un elenco che, potenzialmente, avrebbe potuto accrescere all'infinito.
Dopo un minuto di commoventi effusioni Frost si riprese e, inspirando un ultima volta il profumo intenso dell'Uomo Nero, si staccò da lui e disse semplicemente: «Grazie».
L'uomo distolse lo sguardo e fece un rapido gesto con la mano, come per archiviare la questione ed evitarsi l'imbarazzo di rispondere, quindi replicò: «Buon lavoro, Jack, e sta' attento a non sforzarti troppo».
Il giovane gli sorrise e concluse: «Buon lavoro anche a te, Pitch».
Chinandosi sul suo viso posò le proprie labbra sulle sue, così delicatamente da poter ancora sentire il suo respiro caldo solleticargli la pelle, quindi indietreggiò di un passo, ridisegnandogli coi polpastrelli la linea della mandibola; si concesse qualche istante di sospensione, per rimirare le limpide iridi dell'altro in tutto il loro splendore, quindi si voltò e prese il volo, allontanandosi rapido nel cielo e inviando un refolo di vento e neve a scompigliargli i capelli in un ultimo saluto.
Erano passati ormai tre giorni da quel congedo e Jack si sentiva in perfetta forma: aveva visitato ogni angolo di Canada e Alaska, richiamando venti gelidi e tempeste e ricoprendole interamente di neve, creando una coltre compatta e spessa quasi un metro, godendosi le grida eccitate dei bambini che avevano gioito per quella lieta sorpresa, assicurandosi che potessero giocare per giorni e giorni prima che il ghiaccio si sciogliesse, e si sentiva al settimo cielo. Migliaia di infanti credevano in lui e in centinaia lo avevano avvistato, indicandolo stupiti mentre volava nel cielo, la stanchezza non lo aveva colto nonostante avesse lavorato a lungo e senza fare alcuna pausa e la nostalgia iniziale era presto sparita, diventando un ricordo tanto incomprensibile quanto lontano: nulla sarebbe mai potuto andare per il meglio.
Soddisfatto del risultato ottenuto decise di cambiare zona e approfittarne per concedersi uno sfizio cui pensava ormai da mesi: far visita a Jamie. Doveva tutto a quel bambino dalla forza di volontà inattaccabile, che aveva non solo spronato i suoi amici a combattere Pitch, ma li aveva anche convinti a credere nello Spirito del Divertimento, e questi aveva intenzione di riservargli un trattamento speciale, finché fosse stato possibile: neve abbondante per tutto l'inverno e una visita all'anno. Probabilmente, ad uno spettatore esterno, sarebbe parsa ben poca cosa come ringraziamento per tutto ciò che aveva ricevuto da lui, ma il ragazzo non aveva intenzione di esagerare: Jamie aveva bisogno dei propri spazi per crescere, imparando pian piano tutto ciò che gli serviva per maturare, e Frost non lo voleva ostacolare, creando un rapporto che sarebbe stata tanto incredibile quanto deleterio per la sua formazione.
Evocando i venti più rapidi che conosceva si diresse verso il proprio stagno natio, raggiungendolo in breve tempo, e da lì deviò verso la casa della famiglia Bennett, individuandola proprio pochi minuti prima che l'ultima luce venisse spenta; appropinquandosi silenziosamente atterrò sul davanzale della prima e ultima cameretta che avesse mai visitato, quindi bussò discretamente al vetro, sperando che il rumore fosse sufficiente ad attirare l'attenzione di colui che stava cercando.
Dovette insistere un poco prima di ricevere una risposta, ma, per sua fortuna, meno di un minuto dopo una testa arruffata spuntò dall'oscurità, voltandosi qua e là per individuare la fonte del fastidio; sventolando la destra il giovane lo salutò, già eccitato all'idea di poter passare del tempo con lui, ma ben presto si rese conto di non essere il più entusiasta dei due.
«Jack, Jack, sei tu! Finalmente sei tornato! E' da un anno che non ti vedo, dove ti eri cacciato!? Mi farai volare con te? Porterai la neve? Eh, Jack?» esclamò Jamie.
Portandosi l'indice alla bocca Jack lo esortò a far silenzio, per evitare che le sue grida di gioia richiamassero i genitori, quindi aspettò che aprisse la finestra e sussurrò: «Shhh, Jamie, non gridare così! Non vorrai far accorrere i tuoi genitori, vero? Sono appena andati a letto. E' ancora troppo presto per parlare in tranquillità: dobbiamo aspettare che si addormentino, o ti sentiranno di sicuro. Facciamo così: per adesso io tornerò in città a portare un po' di neve, mentre tu mi aspetterai qui, lasciando la finestra socchiusa, così, tra una mezz'oretta, potremo passare un po' di tempo insieme. Ti va?».
Il bambino, in risposta, annuì vigorosamente, socchiudendo le imposte e saltellando fino al letto, infilandosi sotto le coperte e fremendo visibilmente per l'attesa.
Soddisfatto della reazione il ragazzo si allontanò e sorvolò la città, posizionandosi sull'edificio più alto per poterla abbracciare completamente con lo sguardo: concentrandosi evocò nubi e venti gelidi, lasciando che il proprio potere fluisse dal bastone in un raggio luminoso, e in pochi secondi finissimi fiocchi di neve iniziarono a cadere dal cielo. Dando fondo a tutta la propria abilità Frost di adoperò per far sì che questi aumentassero di dimensioni e numero, diventando presto così fitti da ridurre la visibilità a pochi metri, e si premurò di ricoprire il terreno di un sottile strato di ghiaccio, in modo da farli attecchire immediatamente; come aveva programmato in mezz'ora scarsa la coltre aveva già raggiunto uno spessore considerevole, che avrebbe di certo portato alla chiusura di scuole e uffici, quindi decise di lasciare che la nevicata continuasse e si esaurisse da sé e tornò a piedi fino all'abitazione della famiglia Bennett.
Arrampicandosi agilmente lungo la grondaia raggiunse nuovamente il davanzale e si insinuò attraverso la finestra, richiudendola silenziosamente dietro di sé per non farsi scoprire, ma una voce a lui ben nota esclamò: «Jack!?».
«Pitch, sei tu!?» chiese il giovane, esterrefatto.
Voltandosi ebbe conferma dei propri sospetti: una figura scura e allampanata si stagliava contro l'ingresso della stanza, impossibile da non notare, dalle fattezze assolutamente inconfondibili; aguzzando lo sguardo Jack riuscì a focalizzarla meglio, individuando la scollatura dell'amato e quindi il suo viso, atteggiato ad un'espressione sorpresa, certamente molto simile a quella che lui stesso aveva assunto, ma prima ancora che potesse anche solo pensare a come reagire a quella inaspettata visita un cuscino colpì Pitch in pieno petto.
«Non ti preoccupare, Jack, ti difenderò io dall'Uomo Nero!» intervenne Jamie, brandendo con spirito combattivo un secondo guanciale.
«No, no, fermo!» lo bloccò il ragazzo, sforzandosi di imbastire una scusa credibile; «E' troppo pericoloso: ci penso io!».
Impugnando saldamente il bastone avanzò, cercando di sembrare minaccioso e aggressivo, ma purtroppo vide che l'Uomo Nero non stava al gioco: invece di fuggire, infatti, rimaneva immobile, le iridi cariche di stupore e confusione, rovinando il piano architettato e rischiando addirittura di farli scoprire; preoccupato che il bambino decidesse nuovamente di giungere in suo soccorso Frost tentò di fargli un cenno col capo, ma, non vedendo in lui alcun cambiamento, decise di passare alle maniere forti: evocando i propri poteri accese la verga di un gelido fuoco, quindi lo scatenò, mirando ai piedi del finto avversario e congelando il mobiletto che si trovava dietro di lui.
Finalmente l'uomo sembrò riscuotersi e, con un grido spaventato, indietreggiò, dissolvendosi in una nube di sabbia nera e scomparendo nel corridoio; soddisfatto il giovane si rilassò e, rivolgendosi a Jamie, gli ordinò: «Mi raccomando, resta nella tua camera, non scendere nemmeno dal letto: ci penso io a scacciare l'Uomo Nero. Aspettami qui, tornerò in fretta!».
Senza nemmeno aspettare una risposta si affrettò a uscire dalla stanza, percorrendo il corridoio e quindi le scale e mettendosi subito alla ricerca dell'amato: seguendo la perimetria della casa entrò dapprima in sala da pranzo, poi in cucina, poi in un piccolo anticamera, scrutando ogni ombra per cercare di individuarlo, ma non trovò alcunché; sconsolato passò al salotto, ma prima ancora che potesse rendersene conto qualcosa lo afferrò per il collo e lo sbatté violentemente contro il muro.
Preso dal panico provò a divincolarsi, ma l'essere ignoto lo anticipò, immobilizzandogli i polsi accanto al viso e schiacciandolo col proprio corpo; in uno strenuo tentativo di difesa Jack provò a morderlo, ma questi lo evitò abilmente, emettendo una vibrante risata e posando poi le sue labbra sulle sue.
Travolto da un rassicurante profumo di muschio e da quel gesto inaspettato il ragazzo capì subito che l'aggressore non era altri che Pitch e si lasciò sfuggire un sospiro di sollievo, schiudendo inavvertitamente la bocca e dando la possibilità all'altro di approfittarne: sopraffatto dal suo corteggiamento non riuscì ad opporsi e gemette in quell'eccitante bacio rubato che stava diventando sempre meno casto, ma alla fine, ben consapevole del luogo in cui si trovava, decise di interromperlo e parlargli.
Volgendo a fatica il viso riuscì a sfuggire alla sua lingua curiosa e, ansimando, balbettò: «Mh, Pitch, f-fermo, Jamie è ancora sveglio, pensa se venisse qui e ci vedesse...».
«In tal caso potrebbe imparare cose molto interessanti» rispose prontamente l'Uomo Nero, leccandogli subito dopo la giugulare.
«Pitch!» sbottò Frost, senza nemmeno disturbarsi a specificare le ragioni di quel rimprovero.
Sbuffando l'uomo lo lasciò andare e gli mormorò in un orecchio: «Sarai pure il Guardiano del divertimento, ma sai essere davvero noioso».
Piccato e preoccupato il giovane controbatté: «Pitch, sei impazzito!? E' solo un bambino, sarebbe un trauma! E poi, prova a pensare a quanto si sentirebbe confuso nel vedere l'Uomo Nero e...».
«Jack, suvvia, stavo solo scherzando» lo interruppe Pitch, facendogli l'occhiolino.
Rassicurato dall'affermazione Jack si rilassò, ma subito dopo tornò alla carica e gli intimò: «Pitch, devi promettermi che non ti farai mai più vedere insieme a me da Jamie, né da altri bambini».
L'Uomo Nero roteò gli occhi, emettendo un borbottio infastidito ed eludendo la domanda, ma quando vide l'altro aprire bocca per insistere cedette ed esclamò: «E va bene, va bene, prometto! Contento? Ora vuoi salutarmi come si deve?».
Ridacchiando il ragazzo rispose: «Ma come, pensavo ti piacesse essere accolto con un bacio! Se preferisci sentirmi parlare, però, non c'è problema. Come ti avevo già anticipato sono stato in Canada e in Alaska in questi giorni e li ho completamente coperti di neve, così non dovrò più preoccuparmi di visitarli almeno per qualche settimana. Ho fatto questa piccola deviazione per venire a salutare Jamie: ci tenevo a rivederlo e a regalargli una nevicata in anticipo. Dopo, però, ho intenzione di andare in Europa: là avrò molto lavoro da fare. Pensavo di rimanerci per cinque o sei giorni, poi di venirti a trovare: che ne dici?».
«E' un'ottima idea, Jack: io, però, volevo solo un altro bacio» replicò l'uomo con un ghigno divertito.
Passandogli le braccia intorno ai fianchi lo attirò a sé, costringendolo ad aprire un po' le gambe per avvicinarsi, quindi accostò il viso al suo e aspettò pazientemente che partecipasse coi propri tempi; Frost, dal canto suo, non lo fece aspettare a lungo: senza alcuna esitazione lo abbracciò, sfiorandogli il naso col proprio per poter affogare in quelle iridi cangianti che tanto adorava, quindi scivolò un poco più in basso e posò le labbra sulle sue. Rimase immobile per qualche istante, godendosi quel momento di sospensione, quindi schiuse la bocca per approfondire il contatto: protendendo la lingua cercò la gemella, lambendola lentamente, coinvolgendola in quella danza sensuale che conosceva ormai alla perfezione, abbandonandola per corteggiare il palato e poi tornando subito a riunirsi con lei, inclinando il capo pur di raggiungerla con maggior facilità e gemendo nel sentirla tanto calda e serica.
Affatto abituato a sovrastare il compagno in altezza preferì sedersi sulle sue cosce, aggrappandosi alle sue spalle per indurlo a chinarsi e non interrompere il bacio e vezzeggiandogli la pelle scoperta del petto con i polpastrelli, sentendosi avvampare sempre più: la sua bocca era così morbida e invitante, le sue mani curiose così esperte, le sue carezze così sensuali, il suo corpo così...
«Pssst, Jack! Hai mandato via l'Uomo Nero?» sussurrò Jamie dalla tromba delle scale.
Spaventato da quell'intromissione il giovane trasalì e soffocò un'esclamazione stupita nel bacio: si era completamente scordato del bambino che lo attendeva al piano superiore. Dimentico del rimprovero che aveva indirizzato a Pitch per la sua aggressione si era completamente lasciato andare, rabbrividendo ad ogni suo tocco, avvertendo scariche d'eccitazione per la sua sola vicinanza, sentendo il desiderio crescere rapidamente in lui fino a diventare quasi un impulso irrefrenabile, ed era certo che, se solo non fosse arrivato un terzo incomodo, avrebbe impiegato ben poco a spogliarsi e chiedergli soddisfazione: già si immaginava nudo, gli avambracci e le clavicole premute contro il muro e le natiche ben esposte, intento a gemere a gran voce mentre l'altro lo penetrava, scosso dalle sue spinte, assordato dai suoi ansiti, sopraffatto dalla sua passione subito prima di raggiungere l'apice.
Scuotendo il capo allontanò a fatica e a malincuore quelle languide visioni, cercando di sopire le proprie voglie in vista della conversazione che avrebbe dovuto affrontare, quindi domandò a voce bassa: «Pitch, allora ci rivediamo in Europa? Mi verrai a cercare?».
L'Uomo Nero ridacchiò nel vederlo tanto stravolto, ma non tirò ulteriormente la corda e rispose: «Sì, tranquillo: invierò degli Incubi a cercarti tra qualche giorno. Ora vai da Jamie, prima che lui scenda, e ricomponiti: non vorrai traumatizzarlo presentandoti così, come dire, infiammato, vero, puledrino focoso?».
«Stupido!» lo zittì Jack.
Piccato per la provocazione fece per allontanarsi, risistemandosi la felpa stropicciata e i capelli; dopo poco, però, tornò indietro, rubando un ultimo bacio all'amato come risarcimento per l'amplesso negato e dirigendosi definitivamente nella camera di Jamie con una risata.
Senza esitare nemmeno un secondo Pitch si dissolse in un flusso di sabbia magica e seguì l'amato su per le scale, celandosi nella sua ombra, balzando da un angolo buio all'altro e infilandosi, infine, sotto il letto di Jamie: aveva promesso di non farsi vedere insieme a Jack in quella stanza, non certo di non entrarci.
Incastrato tra giocattoli dimenticati e cianfrusaglie cercò di sistemarsi come meglio poté, piegando le gambe per adattarsi a quel giaciglio tanto corto e tendendo l'orecchio per origliare la chiacchierata: non era realmente interessato ad essa, ma non aveva nulla di meglio da fare per ingannare l'attesa e, effettivamente, era curioso di capire perché mai il compagno sembrasse tanto interessato a quel bambino e lo considerasse tanto speciale.
Dopo pochi minuti, tuttavia, quella punta di gelosia che aveva provato sparì completamente: Jamie era patetico e seccante esattamente come qualsiasi altro infante. Aveva completamente monopolizzato la conversazione, lanciandosi in confusi racconti delle proprie noiosissime avventure e saltando continuamente da un argomento all'altro, narrando con tanta enfasi da far tremare il letto e ripetendosi molto spesso, e quegli sporadici incoraggiamenti che Frost gli faceva sembravano dargli un'energia e una parlantina infinite.
Fortunatamente, dopo una mezz'ora che era parsa lunga un secolo, il giovane intervenne, ringraziandolo per la compagnia e l'entusiasmo e avvisandolo che, ormai, era tempo che si salutassero.
«Ma Jack, tanto domani non c'è scuola!» protestò il bambino.
Jack, in risposta, rise e sentenziò: «A maggior ragione: non vorrai certo rimanere in casa a dormire mentre i tuoi amici giocano a palle di neve! Forza, Jamie: è ora di infilarsi sotto le coperte».
Mugugnando l'interpellato si sistemò, cercando ancora di imbastire una debole difesa ma cedendo quasi subito; proprio quando l'Uomo Nero fu certo che il ragazzo stesse per allontanarsi, però, Jamie chiese con un fil di voce: «Jack, mi dai un abbraccio?».
L'uomo non udì alcuna risposta verbale, ma il fruscio che avvertì fu sin troppo eloquente: alzando gli occhi al cielo cercò di tollerare quella inopportuna dimostrazione d'affetto, trattenendosi dall'intervenire per porvi fine, ma presto ebbe ben altro a cui pensare.
«Jack, hai cambiato profumo?» domandò, senza alcun preavviso, il bambino.
«Ma cosa ti viene in mente, ti sembro il tipo che si mette il profumo!?» esclamò Frost.
«Beh, hai un profumo diverso dal solito: prima sapevi di neve e fresco, adesso sai anche di fiori e sei più caldo. Profumi un po' come prima e un po' come la zia, la sorella della mamma, però, quella giovane, non la zia Agata: la zia Agata puzza».
Dopo essere scoppiato a ridere per l'affermazione finale il giovane si riprese e replicò: «Se sei così sicuro che io abbia un profumo diverso ti credo, ma ti assicuro che non può essere mio: in me non c'è nulla di diverso rispetto al solito. Probabilmente mi si sarà attaccato ai vestiti mentre viaggiavo. Forza, non rimuginarci troppo: è ora di dormire! Cerca di riposare: domani ti aspetta una lunga giornata di giochi. Sogni d'oro, Jamie: al prossimo anno».
Camminando con passo leggero il ragazzo si allontanò, salutando il proprio interlocutore un'ultima volta, quindi uscì dalla stanza, scendendo al piano inferiore e sfruttando la porta sul retro per uscire indisturbato.
Costretto ad aspettare che il bambino si assopisse Pitch approfittò di quella pausa imposta per riflettere: come mai il profumo di Jack era cambiato? Lui, ovviamente, da amante possessivo e attento qual era, lo aveva notato immediatamente, non solo quella notte, ma addirittura quella di tre giorni addietro, durante la quale Frost aveva dormito per quasi sedici ore, e in nessun caso era riuscito a darsi una spiegazione plausibile. L'odore, infatti, era emanato direttamente dalla pelle del giovane, non dai suoi vestiti, come questi aveva supposto, e comunque l'autunno avanzato escludeva l'ipotesi che egli potesse aver trovato abbondanza di prati fioriti: ad eccezione che in quella piccola conca che gli aveva mostrato, infatti, l'Uomo Nero non aveva avvistato alcuna corolla colorata occhieggiare tra i fili d'erba. Forse il ragazzo aveva trovato una boccetta di profumo e l'aveva aperta per curiosità, bagnandosi accidentalmente con alcune gocce di essenza? Questo, tuttavia, non spiegava come fosse possibile che quel sentore tanto femminile fosse comparso solo dopo che avevano fatto l'amore, e non prima. Forse era legato al fatto che i suoi poteri s'erano intensificati sempre più col passare dei mesi? Se così fosse stato, però, perché mai lui avrebbe dovuto assumere un profumo tanto primaverile se era lo Spirito del gelo?
Frustrato per non aver raggiunto alcuna conclusione sensata l'uomo desistette: non aveva più idee, ad esclusione di un paio ancora più assurde di quelle che aveva già analizzato, quindi era inutile continuare a rimuginare. Del resto, se anche non avesse mai compreso la ragione di questo cambiamento improvviso, non sarebbe certo insorto alcun problema: scoprirne la causa era più uno sfizio che una reale necessità; l'importante, come sempre, era che il suo piccolo fiocco di neve fosse felice e in salute e, ad esclusione di quella anomala lunga dormita, lo aveva sempre trovato più in forma che mai: non c'era nulla di cui doversi realmente preoccupare.
Rassicuratosi decise di tendere l'orecchio, per controllare se la fastidiosa vittima s'era addormentata, e con immenso piacere la udì emettere respiri profondi e regolari, chiaro segno che era ormai caduta in un sonno profondo.
Strisciando fuori dal proprio nascondiglio Pitch si erse in tutta la propria statura, incombendo sulla figura dell'ignaro bambino e chinandosi su di lui per osservarlo da vicino; come si aspettava un sottile nastro di sabbia dorata penetrò dal vetro della finestra, puntando direttamente alla sua testa ed esplodendo in una pioggia scintillante, rimodellandosi immediatamente per creare le sagome di Jack e Jamie in volo nel cielo, pronti a portare l'inverno in tutto il mondo, e solo a quel punto l'Uomo Nero si decise ad intervenire.
«Oh, Jamie, che sogno commovente: un'avventura con a Jack, una notte passata in volo insieme a lui, forse, addirittura, una vita intera trascorsa al suo fianco, dedito solo ad aiutarlo e giocare con lui. Ti piacerebbe che accadesse davvero, non è così? Beh, arrivi tardi: Jack è mio, mio e mio soltanto, e non lo dividerò mai con nessuno, nemmeno in un sogno» sussurrò l'uomo con voce suadente.
Sfiorando con le dita la rena dorata la corruppe, rendendola più nera di una notte senza luna, quindi la riplasmò, trasformando Frost in un magnifico Principe Oscuro e facendo comparire una copia di sé stesso al suo fianco, aggiungendo diversi Purosangue e facendo sì che l'atmosfera della visione diventasse sempre più cupa, scatenando tutti i propri poteri pur di schiacciare la mente di quel patetico infante che, con una sfacciataggine inaudita, lo aveva sconfitto più di un anno prima.
Il gemito disperato che Jamie emise fu musica per le sue orecchie e la tentazione di tormentarlo fino a vederlo contorcersi fu forte in lui, ma all'ultimo Pitch riuscì a trattenersi: se avesse esagerato la sua vittima si sarebbe svegliata, vanificando tutti i suoi sforzi, dunque era preferibile non sfruttare appieno le potenzialità della sabbia magica, centellinandola per prolungare la sofferenza, protraendo l'incubo fino al mattino e anche oltre, in modo da sconvolgere completamente il bambino e lasciarlo senza forze.
Soddisfatto della pensata avuta si concesse un ghigno malvagio, rabbrividendo alle scariche di paura che già gli risalivano lungo le braccia, quindi si voltò, abbandonando la stanza senza voltarsi per tornare al proprio lavoro.
Concentrandosi per dar fondo a tutti i propri poteri Jack volò in alto nel cielo, scatenando una pioggia di raggi gelidi, ancora indeciso se usarli per provocare una violenta tempesta o una tranquilla nevicata, ma alla fine optò per quest'ultima: aprendo le braccia si rilassò, lasciando che i piccoli fulmini azzurrini si placassero, quindi sospirò e finissimi fiocchi di neve iniziarono a cadere attorno a lui.
Soddisfatto del risultato scese di quota, volando tranquillo e controllando il proprio operato: si era impegnato parecchio in quei cinque giorni che erano trascorsi dalla sua visita da Jamie, ricoprendo tutta l'Europa del Nord con una compatta coltre candida, e ormai la zona cui si stava dedicando era una delle poche che gli rimanevano da visitare. Perfettamente rilassato la sorvolò, procedendo con tranquillità, concedendosi un poco di riposo per godersi la brezza fredda sulla quale viaggiava e lo splendido paesaggio incontaminato che lo circondava, ma all'improvviso, in mezzo al verde, individuò una luce artificiale multicolore: un particolare assolutamente inaspettato al centro di quella vallata disabitata, una note decisamente stonata un quella foresta tanto buia.
Incuriosito si avvicinò, superando diverse automobili nascoste sotto gli alberi e identificando finalmente la fonte luminosa: un grosso edificio abbandonato, probabilmente una stalla o un magazzino, da cui proveniva una musica ritmata e verso il quale convergevano vari gruppetti di ragazzi abbigliati in modo bizzarro.
Perplesso li osservò avanzare, mezzi nudi nonostante il freddo, adorni di orecchini, tatuaggi, borchie e capelli dai colori innaturali, parlando con tono eccitato in una lingua che lui non conosceva e scomparendo dentro quello strano fabbricato, e impiegò poco a decidersi: non aveva mai visto nulla di simile nei suoi trecento anni di vita e non aveva alcuna intenzione di lasciarsi sfuggire l'occasione per scoprire qualcosa di nuovo e che, oltretutto, esercitava su di lui un fascino irresistibile.
Senza alcuna esitazione atterrò in una radura, stupendosi di riuscire ad udire la musica nonostante diverti metri e diversi alberi lo separassero dalle stanze in festa, quindi sorrise e si avviò in esplorazione.
Mi auguro sinceramente che il capitolo vi sia piaciuto ^^.
Settimana prossima avrò un po' di impegni, quindi, come sempre, preferisco cautelarmi un poco, promettendovi di pubblicare il capitolo quattro entro giovedì 14 aprile ma, se possibile, anche prima. Ovviamente, nel frattempo, sentitevi libere di contattarmi se doveste avere qualche dubbio ^^ a presto!
