Ho aspettato il momento giusto per iniziare la mia opera.
Ho un modo mio per agire: aspetto, in silenzio, nascosta nel buio, poi, quando è il momento, come un fulmine, attacco. Lo stesso metodo dei felini.
Amo i felini: terribili, spietati, eleganti, perfetti. Adoro guardarli mentre si leccano i baffi dopo aver dilaniato la preda, dopo averci giocato per ore.
Hanno un fare soddisfatto, innocente.
Il mio Signore ama il metodo dei serpenti. Lui riesce sempre a distruggere, sconfiggere anche chi è apparentemente migliore e più grande di lui.
È questione soltanto di lasciar libero il lato selvaggio che abbiamo in noi, il lato dell'istinto, delle pulsioni e passioni, questo mi dice. Da sempre.
Liberare la magia oscura, il pentacolo capovolto ne è il simbolo.
E io lo uso, lo porto spesso al collo.
Mi dà potere.
Aspettavo quindi, nel buio della terrazza di una di quelle ville dove si danno sempre le feste. Attendevo paziente la mia preda, fra un ballo e l'altro, fra una chiacchierata e l'altra.
Protetta dal buio, dalle tenebre, dal fascino dell'oscurità, dalla notte. Ho aspettato fino al momento in cui ho percepito il punto debole, l'anello fragile della catena. Il fratello da cui iniziare il gioco.
Così vuole il mio Signore, ebbene, giochiamo.
"Rabastan Lestrange vero? Ti ricordi di me?" ho sibilato non appena l'ho visto arrivare sulla terrazza. Prima o poi tutti escono a prendere una boccata d'aria.
Ho parlato con tono troppo inquietante, forse sono uscita dall'oscurità della notte troppo improvvisamente, lui comunque mi ha guardata sorpreso, ma entusiasta.
Ciò mi fa ben sperare.
"Certo che mi ricordo di te. Bellatrix Black. Eri amica di mio fratello ai tempi della scuola." poi fa una piccola pausa e aggiunge: "Poi però non ho più saputo nulla di te, non frequenti la vita mondana."
Ho sorriso maliziosamente, scuotendo la testa, scuotendo appena i capelli cosparsi di polvere brillante di malachite verde, scurissima: la più potente.
Lui di certo l'ha sentita, i suoi sensi cominciavano già ad abbandonarsi.
"Troppo facile" dicevo tra me e me "non è nemmeno divertente."
Di certo aveva un interesse per me fin dall'inizio, fin da prima. Il gioco sarà ancora più semplice con lui.
Meglio così: potrò portare a termine prima la missione per il mio Signore.
E il premio che aspetto da lui sarà più intenso, più esaltato.
"Mi piacciono altre cose che non riguardano la vita mondana, lo sai anche tu. A scuola un po' mi guardavi no? Comunque, adoro divertirmi, solo, lo faccio in modo un po' diverso dalle altre." dico e intanto mi avvicino a lui. Molto. Sinuosamente.
A lui piace, anche se è molto intimidito, anche se mi guarda ancora sorpreso. Anche se è emozionato sopra ogni cosa.
Gli piace la situazione, gli piaccio io.
Mi metto alla distanza perfetta perché risenta degli influssi delle miriadi di pietre di labradorite che circondano il mio collo e la scollatura di pizzo nera.
La labradorite manda un riverbero verde e nero, perfetto, verso di lui.
Si incanta. Si incanta a guardarmi il seno, la pelle, i capelli e poi lo sguardo. Mi guarda negli occhi e vedo che le sue ultime difese cadono.
"Come ti diverti di solito?" mi domanda con voce persa, estasiata, incantata.
Sì, incantata, un incanto perfetto il mio, sono una strega troppo potente per chiunque.
Mi avvicino ancora, lo sfioro, fingo di annusare il suo profumo, all'altezza del suo collo. Poi mi alzo sulle punte dei piedi, per arrivare a sussurrargli qualcosa all'orecchio. Nonostante i tacchi alti, lui è molto più alto di me.
Questo movimento è perfetto però. Mi accorgo che il mio seno, tocca sensibilmente il petto di lui. Si sente questo piacevole tocco, lo sentiamo entrambi.
Così vicini può assaporare anche la mia lozione dell'amore.
Ogni suo senso è incatenato alle mie malie, ogni suo senso è in mio possesso e in mio controllo. Sento, col passare dei secondi, la sua eccitazione crescere, il suo membro ergersi.
Sempre e sempre di più, toccando il mio corpo.
Non sa come reagire, non sa se vergognarsi, o sentirsi felice. Non sa se prendermi lì, nel buio e gloriarsi di aver fatto sua Bella Black.
Lo so, glielo leggo nella mente.
Poi l'innocenza, la vergogna, hanno il sopravvento.
È debole, fragile perché di animo buono.
Ed è mio, della strega cattiva.
Rido gioiosamente di averlo già conquistato. Lui mi guarda interdetto, felice della mia felicità. Della mia stranezza, del mio mistero.
Mi avvinghio a lui e gli sussurro: "Se vieni con me ti faccio vedere."
Lui non osa parlare, non sa davvero cosa voglio intendere con quella frase. Io l'ho detta così sibillina e maliziosa di proposito.
Mi stacco da lui, guardandolo ora con innocenza ed ingenuità "Possiamo incontrarci qualche volta, parlarci? Ti racconto di me, tu mi racconti di te…" domando.
"Certo" mi risponde a bruciapelo. Ma prima ancora che possa dire qualsiasi altra cosa, io mi allontano e lo guardo ancora a lungo per poi dirgli: "Ti cerco io." prima di sparire velocemente nell'oscurità.
Non ho aspettato la risposta: sapevo già che sarebbe stata un altro "certo".
"Mio Signore?" sussurro mentre avanzo silenziosamente e lentamente nella sua stanza per non disturbarlo.
Lui alza lo sguardo distrattamente dal libro che sta leggendo.
Legge praticamente sempre.
"Bellatrix…" fa calare il silenzio fra noi, poi aggiunge lentamente e profondamente: "Hai già dei risultati dalla tua missione?"
È sorpreso e compiaciuto allo stesso momento, ne percepisco il tono della voce, lo sguardo su di me. Scorgo appena le sue espressioni nell'oscurità della stanza.
"Sì mio Signore, ho già … come dire … avuto contatti con uno dei due futuri mangiamorte." rispondo orgogliosa, avvicinandomi con circospezione.
"E …" mi risponde mantenendosi a distanza da me.
"E … credo presto potrete esaminarlo senza problemi, tutto come mi avevate chiesto, mio Signore." rispondo guardandolo vogliosa, cercando consensi nei suoi occhi insondabili, nel suo corpo fermo in attesa trepidante.
"Bene" sibila sospirando e cambiando nettamente espressione "Ora, togliti tutti i tuoi ninnoli, strega, lo sai, non mi incanti." dice avvicinandosi.
Io lo guardo ancora un momento, avvolgente, desiderosa. Poi tolgo lentamente la collana e scuoto i capelli per liberarmi della polvere di malachite.
A quel punto alzo lo sguardo verso di lui preoccupata, interrogativa: "La lozione mio Signore … il suo profumo, quella non la posso togliere …" non ho fatto in tempo a finire la frase e lui mi ha risposto: "Non importa, mi piace il profumo di rosa su di te. Sei morbida, con le spine. Mi va di leccare quel fiore, toglierti i petali, rendiamola ben sbocciata quella rosa, aperta per me."
Dicendo questo, senza tanti complimenti, si avvicina e mi porta la mano fra gli indumenti, lento, inesorabile, sotto la sottoveste, fra la pelle dell'inguine.
Sa fare tutto alla perfezione, la perfezione per me. Sento il mio liquido caldo ammorbidire la pelle, la carne.
"Mi premierete mio Signore? Ho fatto tutto come mi avevate domandato." gli domando stringendo forte la sua mano fra le mie cosce. La sento scaldarsi a contatto con la mia pelle ardente.
"Sei la mia migliore mangiamorte. Sii la mia strega più scabrosa." mi ha risposto trascinandomi nel letto.
"Voi siete il mio diavolo tentatore, il più maligno. Il migliore." sussurro, dopo molto, fra una spinta e l'altra di quell'amplesso sfrenato.
