Maura si mette subito al lavoro appena il cadevere le viene portato dai suoi assistenti e ci mette circa un paio d'ore ad esaminare tutto, consapevole del fatto che questo non è un caso come tutti gli altri e niente va tralasciato.
E' sempre stata una professionista come poche al mondo, ma il fatto che tutto questo coinvolga Jane personalmente, non solo professionalmente, la spinge ancora di più a dare il meglio di se e lavorare con la massima cura.
Una volta conclusa l'autopsia e inviato tutti i campioni in laboratorio, chiude il cadavere nella cella frigorifera e poi attende i risultati sorseggiando un the caldo alla scrivania.
S: "Scusi dottoressa," entra in ufficio "ho qui i risultati delle analisi che abbiamo fatto." Le passa una cartellina.
M: "Grazie Susie." La prende in mano e la apre esaminando tutti i fogli. "Siamo ad un punto morto vero?" La guarda.
S: "Purtroppo possiamo solo dire che il taglio e tutto il resto corrispondono alla maschera trovata sulla scrivania del detective Rizzoli, ma non ci sono prove concrete che ci conducano a qualcuno."
M: "Mamma mia.." scuote la testa sospirando. "Vorrei poter fare qualcosa, Jane ne sta uscendo distrutta. Vorrei solo poterla aiutare."
S: "Stiamo tutti facendo del nostro meglio dottoressa." Le mette una mano sulla spalla.
M: "Si vero." Annuisce. "Grazie." Le sorride guardandola uscire e poi prende su il telefono e chiama Jane per aggiornarla.
Jane riaggancia il telefono dopo aver parlato con Maura e guarda i suoi due colleghi un po' incazzata.
J: "Com'è possibile che non abbiamo trovato niente di niente?"
K: "Mi sa che questa volta abbiamo beccato un osso duro Jane."
B.F: "Non sarà facile catturarlo."
J: "Dobbiamo tornare sulla scena del crimine." Si alza recuperando la giacca dalla sedia.
B.F: "Perchè?"
J: "Dobbiamo ricontrollare tutto, ogni centimetro."
K: "Cosa speri di trovare?"
J: "Non lo so, qualcosa, qualsiasi cosa."
I tre colleghi si recano rapidamente sul luogo del ritrovamento della ragazza con la speranza di poter trovare ulteriori prove sfuggite durante il primo controllo. Jane non sa esattamente cosa stiano cercando, ma spera in un piccolo miracolo, qualcosa che possa aiutarli ad inchiodare quel bastardo psicopatico. Il suo istinto raramente la tradisce e sente che riusciranno a trovare qualcosa. Si dividono analizzando il possibile percorso effettuato dal serial killer insieme al corpo. Jane si occupa della stanza dove è stato ritrovato, Korsak delle scale e Frost dell'ingresso interno ed esterno. Ad un certo punto si sente gracchiare la radio dei tre detective.
F: "Qui Frost. Dovreste scendere all'entrata, sono proprio qui fuori."
J/K: "Ricevuto."
Così i due scendono raggiungendo rapidamente il collega.
J: "Allora che succede?"
F: "Guarda tu stessa." Indica un mozzicone di sigaretta appena sotto lo scalino del portone d'entrata. "O qualche operaio l'ha lasciato li al termine della costruzione dell'edificio-"
K: "Oppure il nostro serial killer ha commesso un errore."
J: "Ci sarà del dna sicuramente." Si accuccia, indossa i guanti e preleva il mozzicone infilandolo nell'apposito sacchetto. "Portiamolo al laboratorio, Maura ci saprà dire di più."
M: "Ciao Jane." Sorride togliendosi i guanti e gettandoli. "Ho appena finito di ricucire la nostra vittima." La guarda per qualche secondo. "Così giovane..."
J: "Se posso consolarti, forse ho qualcosa che ci aiuterà a fare giustizia, a lei e tutte le ragazze uccise da quel povero psicopatico."
M: "Oh davvero? Di cosa si tratta esattamente?"
J: "Si tratta di un mozzicone di sigaretta rinvenuto sulla scena del crimine." Solleva il sacchetto delle prove.
M: "Mozzicone di sigaretta?" Prende una cartellina appoggiata sul tavolo libero leggendo. "Non c'è niente di simile nel mio elenco di reperti ritrovati sulla scena del crimine."
J: "Lo so, perchè sono tornata sulla scena con Korsak e Frost e quest ultimo ha trovato la prova all'ingresso dell'edificio." Gliela passa.
M: "Allora corro subito a farla analizzare."
Insieme si spostano dalla sala autopsie al laboratorio. Maura incrocia alcuni suoi colleghi che di solito trasportano le salme e gli dice che possono portare la ragazza via e poi ordina a Susie un test completo del dna sul mozzicone. Susie si mette subito al lavoro, mentre Jane e Maura ricontrollano le foto della scena del crimine.
S: "Mi dispiace darvi questa notizia," spunta dalla porta dell'ufficio del medico legale "però purtroppo ci vorrà un po' per avere i risultati, il macchinario ci sta dando dei problemi."
J: "Di certo non è una buona notizia dato che dobbiamo fermarlo il prima possibile, ma attenderò."
S: "Mi dispiace detective." Fa un cenno prima di allontanarsi.
M: "Jane perchè intanto non t'informi su chi vende questa marca di sigarette in città?" Gliela scrive su un foglietto e glielo passa.
J: "Ottima idea. Grazie Maura." Le da un bacio fra i capelli e poi esce, prendendo l'ascensore per salire al piano di sopra.
Appena arriva, con l'aiuto di Frankie, Jane cerca i rivenditori della marca di sigarette "Black Eclipse" che si trovano a Boston, ma con loro grandissimo stupore, nessuno a Boston tiene quella marca di sigarette.
F.J: "Siamo fottuti."
J: "E invece no! E' proprio questo il nostro vantaggio. Il nostro serial killer o ordina le sigarette da fuori o non è di Boston." Guarda suo fratello.
F.J: "Dobbiamo ampliare il nostro raggio di ricerca."
M: "Siamo riusciti a far funzionare il macchinario?" Entra in laboratorio guardando Susie.
S: "No dottoressa, dovremmo chiamare un tecnico, è tutto bloccato."
M: "Allora facciamolo per favore, il detective Rizzoli ha bisogno di risposte, non c'è tempo da perdere!"
S: "Si dottoressa, me ne occupo subito." Prende la rubrica e poi compone il numero.
Maura intanto torna nel suo ufficio frustrata e quando oltrepassa la soglia, si ritrova davanti il dottor Oliver Thredson in piedi vicino alla sua scrivania.
M: "Salve dottore. Aveva bisogno di me?" Sorride.
F.J: "Jane ci sono!" Corre verso di lei passandole un foglio. "Guarda qui."
J: "Le sigarette Black Eclipse vengono prodotte a Tulsa." In quel momento, qualcosa nella mente di Jane si sblocca e chiude gli occhi ripercorrendo i suoi ultimi giorni.
F.J: "Jane, che succede?" La guarda.
J: "Quelle sigarette, quella città..." Riapre gli occhi spalancandoli e digita velocemente sul pc delle parole. "Oliver Thredson, nato a Tulsa." Guarda suo fratello e i colleghi. "Aveva un pacchetto di sigarette in tasca la prima volta che l'ho conosciuto e aveva addosso un odore intenso di sigaretta, proprio come il gusto delle Black Eclipse."
F.J: "Qui c'è scritto che usano un tabacco molto forte per farle."
J: "Oh no.."
K: "Cosa c'è?"
J: "Il dottore è qui, l'ho incrociato prima in ascensore."
F: "E dove andava?"
J: "Maura!"
Probabilmente il prossimo capitolo sarà l'ultimo. Questa storia non era destinata a durare più di tanto. Spero vi sia piaciuto questo capitolo. Alla prossima! -Rachele
