Capitolo 4
(Comincia il filmato, all'inizio l'immagine risulta sfuocata, poi si aggiusta a poco a poco. Brittany è seduta su una sedia da giardino di fronte ad un fitto bosco.)
Brittany: Ciao. Sono Brittany S. Pierce, benvenuti a Fonduta per Due, edizione speciale prima del ritorno a scuola, filmata sul luogo della Annuale Extravaganza in Campeggio della Famiglia Pierce al Lago Hope del 2011, Copyrigth 1996. Permettetemi di cominciare dicendo che l'unico formaggio che ho con me oggi sono queste sottilette Kraft e per esperienza personale posso assicurarvi che non sono adatte per inzupparci qualcosa. Detto questo... sono comunque piuttosto buone e probabilmente ne mangerò qualcuna più tardi. Per ora, comunque, perché non… vi porto a fare un piccolo tour?
(la scena successiva mostra Brittany sulla riva che indica l'acqua)
Brittany: Questo è il lago. Si chiama Lago Hope. Per qualche strana coincidenza, anche questo parco si chiama Parco Statale Lago Hope. (appare assorta nei suoi pensieri) Okay, l'ho capita solo adesso.
(taglio su un'altra inquadratura di una ragazzina dai capelli neri in piedi di fianco a Brittany con le mani sui fianchi ed un'espressione impaziente)
Brittany: (con scarso entusiasmo) Questa è Bianca Grossman. E' un'amica della mia sorellina.
Bianca: (attende alcuni secondi in silenzio) Devo dire qualcosa?
Brittany: Direi di no. Ora puoi andare.
Bianca: Questo show è stupido.
(nella scena seguente Brittany sta accarezzando un Labrador Retriever bianco)
Brittany: Questo è il cane di qualcuno, non so di chi… ma continua a seguirmi. Vediamo se mi riporta il bastone. (lancia un bastone molto lontano al centro del lago. Il cane si siede e lo osserva ansimando. Brittany guarda il cane, poi la videocamera, poi di nuovo il cane.) Vuoi che vada a prendermelo da sola, vero? (Sospira.) Allora era questa la tua intenzione. (Si toglie i vestiti restando in costume da bagno ed entra in acqua)
(taglio su un'altra sequenza in cui i coniugi Pierce stanno montando una tenda)
Brittany: Questi sono i miei genitori, Gerald e Bunny. Dite ciao.
Gerald: Ehi, Brister! Vuoi che racconti una barzelletta per il tuo show?
Brittany: Ehm… grazie papà, ma mi rimane solo qualche minuto di pellicola.
Gerald: (riprende a piantare i picchetti della tenda) Okay, peggio per te.
(Brittany guarda la videocamera scuotendo appena il capo)
Bunny: (cercando fra i bagagli si volta verso Brittany) Tesoro, ti seri ricordata di portare la biancheria intima? Non voglio che indossi quel costume fradicio per tre giorni come l'anno scorso, ti tornerà la dermatite.
Brittany: Mamma!
(nella scena seguente Brittany è di fronte al furgone, visibilmente imbarazzata)
Brittany: Meglio tagliare l'ultima parte. Col senno di poi intervistare i miei genitori è stata una pessima idea.
(la videocamera inizia a traballare, andando fuori fuoco)
Brittany: Tienila su!
Voce Incorporea: Non ci riesco, mi fa male la mano!
Brittany: Dalla a me, allora.
(l'inquadratura ruota, Ariel compare sullo schermo)
Brittany: Questa è Ariel, mia sorella minore. Forse ve la ricorderete per il segmento ricorrente intitolato Ariel Esci dalla Mia Camera.
Ariel: Posso andare ora?
Brittany: Va bene. Ma avrai solo la metà degli M&M's che ti devo dato che hai fatto un pessimo lavoro.
(Da qualche parte fuori l'inquadratura si sente una voce femminile gridare "Oddio, i miei capelli!" La videocamera resta puntata sui piedi di Brittany mentre cammina intorno al furgone, poi sulla sua mano quando apre la portiera. Santana è seduta all'interno e si guarda con orrore in uno specchietto tascabile.)
Brittany: Oh, guardate chi c'è, la mia migliore amica al mondo: Santana Lopez.
Santana: Questo lago è maledetto, Brittany! Basta che entri nel raggio di cento metri e mi succede questo! (indica i capelli) Ogni volta.
Brittany: (dopo alcuni secondi) Non sono poi tanto male. Sembrano… più naturali.
Santana: Più naturali? Sembra che abbia appena fatto otto ore in una piantagione di zucchero di canna in Giamaica! (si guarda di nuovo allo specchio, lamentandosi) Non riesco a capire. La metà di questi capelli non è nemmeno mia!
Brittany: Allora, ti andrebbe di raccontare agli studenti del McKinley come hai passato le vacanze estive?
Santana: (con aria esasperata) No! Proprio per niente.
Brittany: Okay okay, allora… c'è qualcos'altro che vorresti dire? (attende) Qualche… annuncio che vorresti fare? (la videocamera zooma sul viso di Santana)
Santana: (sembra pensare, finisce di farsi la coda) Oh, sai cosa? In realtà c'è una cosa che vorrei dire al McKinley. (sorride maliziosamente e alza il dito medio alla videocamera)
Brittany: (profondo sospiro) Santana!
Santana: (con fare innocente) Cerco solo di essere onesta.
(la scena va di nuovo fuori fuoco, poi lo schermo diventa nero)
Brittany abbassò la telecamera infastidita. "Questa non posso usarla."
"Già, lo scopo era quello." Poi Santana si sentì un po' in colpa: era già la seconda volta che rovinava un episodio dello show del formaggio. "Ascolta, perché non metti giù quell'affare e non andiamo al lago?"
"Ma hai detto che non vuoi nuotare."
"E' così. Ma possiamo sempre prendere il sole, oppure distrarre i canottisti con il nostro sex-appeal e farli andare a sbattere." Diede un'occhiata all'esterno, scrutando in alto fra gli alberi come se si aspettasse che da un momento all'altro le cascasse addosso qualcosa. "Temo che se non mi costringo ad uscire da questo furgone adesso non lo farò più. E' praticamente il mio ultimo legame con la civiltà."
"Okay." Le sorrise Brittany. "Vado a prendere un paio di asciugamani."
"Non dimenticarti la crema solare," aggiunse. "Ho proprio bisogno di un bel massaggio approfondito."
Durante il loro percorso verso l'acqua, passarono accanto ad Ariel e Bianca che se ne stavano sedute su un frigorifero portatile intente a mangiare panini che probabilmente erano ripieni solo di mostarda, a giudicare dalla quantità che ne avevano su viso e magliette.
Bianca sollevò divertita lo sguardo verso Santana. "Cos'è successo ai tuoi capelli? Sembra che siano esplosi."
Santana puntò minacciosamente l'indice verso di lei, come a voler dire Aspetta e vedrai, ma passò oltre senza rispondere.
Così imboccarono il sentiero verso il lago, Santana inciampò quasi immediatamente su una radice e afferrò il braccio di Brittany per evitare di cadere.
"Se solo ti fossi messa delle scarpe più adatte…"
"Non cominciare nemmeno!" Cercò di camminare con più cautela osservando i grandi alberi circostanti, ancora di un verde scuro e rigoglioso nonostante fosse tarda estate. Tutto quanto profumava di umido e di terra. "A quanto pare questo posto non è cambiato molto."
"E' un parco statale, non deve cambiare," spiegò Brittany. "E' proprio questo il punto."
"Eppure ci potrebbero costruire qualcosa di grandioso se solo tagliassero quegli inutili alberi."
"Santana, è una cosa davvero orribile da dire!" La rimproverò guardandola come se avesse appena preso a calci un cucciolo.
"Ti sto solo prendendo in giro!" Santana le diede un colpetto sul braccio, cercando di farla sorridere. Poi, con fare rassegnato, aggiunse, "Un giorno mi costringerai ad unirmi a Greenpeace o al WWF, vero? O a qualche maledetta organizzazione che ti spedisce per soldi foto di cuccioli di foca pestati a sangue."
"Sono piuttosto sicura che per le lesbiche sia comunque obbligatorio," sillabò Brittany col suo tipico fare impassibile. "E' scritto sul manuale."
Santana si mise a ridere. Come faceva la gente a pensare che fosse stupida quando se ne usciva con cose di questo tipo?
Poco dopo raggiunsero il fondo del pendio e i boschi lasciarono spazio ad una piccola spiaggia. Brittany individuò una sporgenza rocciosa per stendere i loro asciugamani e così si sedettero rivolte verso l'acqua. Il lago splendeva di un blu profondo sotto la luce del sole e si estendeva scavando numerose baie ed insenature, assumendo una forma davvero impossibile da definire. La fitta vegetazione si avventurava fino al bordo dell'acqua da ogni direzione, arrampicandosi poi su scogliere e colline.
"Persino tu devi ammettere che è magnifico."
"Non è male," ammise Santana riluttante. "E' solo che vorrei che qualcuno ci costruisse un hotel."
In effetti, durante il loro ingresso nel parco, aveva notato che quest'anno non solo c'erano aree da campeggio dotate di allacciamenti elettrici, ma persino cottage forniti di energia, acqua corrente e cucina. Quindi perché cavolo loro stavano piantando delle stupide tende in uno spiazzo e cucinando su un falò? Era una questione di soldi? Avrebbe tirato fuori la carta di credito di suo padre seduta stante se solo non avesse pensato che la cosa avrebbe offeso i genitori di Brittany. Inoltre, considerando che loro facevano parte di quelle poche persone alle quali sembrava andare a genio in modo sincero e genuino, non intendeva correre questo rischio. E se avessero capito finalmente che razza di persona orribile fosse e gli si fossero rivoltati contro?
Prima di sistemarsi sugli asciugamani, si tolsero i vestiti e rimasero in costume da bagno. Santana non potè fare a meno di notare che mentre il suo era completamente nero, quello di Brittany era vivace e con colori arcobaleno. E questo riassume tutto, pensò con amarezza.
Brittany afferrò il flacone di crema solare, sollevando le sopracciglia.
"Te la metto prima io," ordinò Santana.
Brittany fece un sorrisetto, sollevando i capelli dalla schiena. "Tipico."
Santana le lanciò uno sguardo penetrante. "Mm-hm, è la prassi." Quindi prese il tubetto e si spruzzò una generosa porzione di crema nella mano, poi contemplò per un attimo la distesa di pelle scoperta davanti a lei cercando di decidere da dove iniziare. Si sentiva come un morto di fame di fronte ad un ricco buffet.
"Brit, ma sei già stata in acqua?" chiese notando improvvisamente il costume bagnato.
"Un cane mi ha fatto andare a recuperare un bastone. Non farmene parlare."
Santana annuì, come per dire ovvio che è andata così, e decise di iniziare dal basso per poi salire verso le spalle.
Cominciò a tracciare cerchi leggeri con i polpastrelli spalmando la lozione fino a un paio di centimetri al di sotto del bordo superiore dello slip di Brittany. Fu necessaria un bel po' di forza di volontà per trattenersi dall'afferrarlo e strapparlo via. D'altra parte, riuscire a resistere la fece sentire davvero come se stesse diventando una persona adulta. Poi lentamente, molto lentamente, si spostò verso la parte più alta della schiena, non prima di aver infilato brevemente le dita sotto l'allacciatura del reggiseno. Era così bello poterla toccare in questo modo dopo tanto tempo.
Proseguì poi verso le spalle, notando che Brittany aveva gli occhi chiusi e sembrava profondamente rilassata. Decidendo che forse era un po' troppo rilassata, Santana lasciò che le sue mani si muovessero gradualmente sempre più in basso, sulla sommità delle spalle, poi sulla clavicola, fino a che non arrivò a sfiorare la parte alta dei seni, spalmando con delicatezza la crema solare sull'ampia quantità di pelle che non era coperta dal bikini. Con grande soddisfazione, sentì Brit irrigidirsi appena e il suo polso accelerare. Santana sorrise dentro di sé. Così va meglio.
Dopo un altro paio di minuti, senza aprire gli occhi, Brittany l'ammonì dolcemente, "Santana."
"Che c'è? Voglio solo assicurarmi che non ti scotti!" Lasciò scivolare le dita lungo l'incavo fra i seni, costringendo Brittany a mettere la sua mano su quelle di Santana e lanciarle uno sguardo eloquente. Per un attimo Santana si domandò se avesse intenzione di spostarle la mano o di aiutarla, ma all'improvviso l'intera tensione erotica fu fatta a pezzi da un chiassoso "Woo!" maschile seguito da un fischio proveniente dal lago.
Lei allontanò bruscamente la mano come se si fosse scottata, volgendo lo sguardo verso una canoa a circa cinquanta metri dalla riva. Erano state così assorte da non accorgersi che qualcuno stava passando nei paraggi. Due uomini le stavano osservando con ampi sorrisi, abbastanza lontani da dover urlare per essere sentiti.
"Ehi signorine! Non fermatevi per colpa nostra!"
"Esatto," annuì l'altro. "Caspita, potete anche baciarvi se volete, a noi non dispiace di sicuro!"
Santana fece un'espressione esasperata e si rimise a sedere sul suo asciugamano, conscia che tutto il divertimento, almeno per ora, fosse finito. Sospirò. "Sai, la cosa peggiore è che l'anno scorso probabilmente lo avremmo fatto."
Brittany sorrise debolmente, per poi aggiungere in tono serio, "Già. Non voglio farlo mai più."
"Baciarci?" chiese Santana visibilmente allarmata.
"Per i ragazzi intendo." Fece una pausa. "Non voglio più farlo per quello."
"Ahh," esclamò Santana con più sollievo di quanto volesse mostrare. "Certo che no. Nemmeno io."
Guardarono di nuovo verso il loro pubblico. Il tipo grasso sollevò una birra alla salute. L'altro era vagamente attraente, ma non troppo, una sorta di cugino alla lontana di Matthew McConaughey. Alla fine i due iniziarono a pescare sull'altro lato della canoa e persero interesse per le ragazze.
"Vuoi che te la spalmi io ora?" chiese Brittany.
Santana guardò di nuovo verso la canoa, voleva disperatamente dirle di sì, ma si sentiva davvero troppo a disagio. Era tutto così diverso ora che in ballo c'erano i sentimenti e tante paure. Le mancava la semplicità di una volta. Allo stesso tempo però non avrebbe mai e poi mai voluto tornare indietro… per niente al mondo.
"Non preoccuparti. Non mi scotto praticamente mai."
"A volte sì," ribattè Brittany e dal tono della voce Santana capì che desiderasse davvero farlo. Problema risolto.
Accennò un sorriso. "Okay." Stendendosi a pancia in giù, appoggiò il capo sulle braccia e si voltò dalla parte opposta al lago. Brittany iniziò dalla stessa zona da cui era partita lei, dalla parte più bassa della schiena. Ben presto Santana scoprì che per lei rilassarsi era proprio fuori discussione. Ci provò in tutti i modi, ma era una causa persa. Senza aprire gli occhi, riusciva a percepire ogni più piccolo tocco, ogni contatto sussurrato: ogni minima sensazione era amplificata di mille volte. Il fatto che le mani di Brittany fossero aggraziate e flessibili quanto il resto del suo corpo non era certo d'aiuto. Per la miseria, le cose che questa ragazza riesce a fare con le dita… , pensò Santana.
Cercò di non respirare mentre Brittany le stendeva la lozione sulle scapole e sulle spalle. L'odore del Coppertone avrebbe dovuto ricordarle le vacanze di quando era piccola, ma in questo momento non si sentiva affatto una bambina. Anche se erano sotto al sole, era sicura che il flusso di calore che si diffondeva lungo il suo corpo provenisse da una fonte totalmente diversa. Quando poi questo iniziò a concentrarsi in un punto in particolare, capì che era ora di smettere. "Okay, Brit," la interruppe alzandosi improvvisamente a sedere. "Basta così. O dovrai buttarmi nel lago per impedirmi di saltarti addosso."
"Scusa." rispose timidamente.
"Già, beh, le regole sono regole." Santana la osservò per un attimo per vedere se magari, forse, avrebbero potuto permettersi un piccolo strappo alla regola, almeno per questo fine settimana, senza che dovesse ricorrere alla seduzione. Ma dall'espressione sul volto di Brittany, non sembrava proprio il caso.
"Lo sto facendo per te, lo sai," aggiunse. "Perchè so quanto sarai più felice quando la smetterai di nasconderti."
Santana guardò in basso verso l'acqua. Oh, Brittany, si lamentò fra sè e sè. Questo non lo sai. Non puoi saperlo. Dio, vorrei che fosse così semplice. Ma si trattava di una conversazione che ora non intendeva affrontare nella maniera più assoluta. Fu quasi sollevata quando i due uomini nella canoa scelsero questo momento per fornire loro un'altra distrazione.
"Ehi, vi va di venire a pescare con noi sulla riva sud? C'è spazio per altre due persone!" gridò il grassottello. "Io non sono esigente, ma al mio amico piace la carne scura."
"Ma sta' zitto, cazzo!" lo rimproverò il tipo magro, spruzzandolo con la pagaia.
"Che classe," borbottò Santana. "Sembra che siate già a pieno carico, Ricky e Bobby, quindi credo che sarà per un'altra volta!"
Era vero, la canoa era quasi del tutto immersa nell'acqua dalla parte del tizio più pesante.
"Troppa birra!" tentò di spiegare. "Aspettate che alleggerisco un po' il carico." Detto questo, si mise goffamente in ginocchio facendo quasi ribaltare il tutto e iniziò a fare pipì fuori bordo.
"Che schifo," commentò Brittany.
"E' proprio in momenti come questi che non mi capacito di aver pensato di essere etero," borbottò Santana, con espressione disgustata. "Vedi, è quello che succede quando si va in campeggio in una contea vicina alla West Virginia. E' come in Un tranquillo week-end di paura. Lo sai che ci sono parchi più vicini a Lima, no?"
"I miei genitori stravedono per questo. Ci venivano da ragazzi, è qui che si sono incontrati." Guardò verso Santana come se le fosse appena venuto in mente qualcosa. "E sai una cosa? Ieri mia madre mi ha detto che sono stata concepita qui."
"Davvero? Che cosa dolce." Santana sorrise malgrado tutto, volgendo lo sguardo verso i boschi e il lago. D'un tratto tutto le sembrò un po' meno minaccioso. Oh, cavolo, sto diventando una gran pappamolla.
Brittany sembrò confusa però. "Aspetta, cosa significa?"
"Significa che è rimasta incinta di te, sciocchina."
"Oh." Ci pensò su un secondo. "Pensavo volesse dire che mi avesse portata qui per proteggermi, tipo che mi avesse nascosta sotto ad un cespuglio. Magari qualcuno voleva rubarmi?"
Santana sembrò perplessa, cercando di farsi strada fra i bizzarri e fantasiosi labirinti della mente di Brittany nel tentativo di trovare l'uscita. Era quasi come fare le parole incrociate. Suona come concepita, ha a che fare col proteggere… Poi ecco l'illuminazione: "Quello è custodita."
Brittany sembrò finalmente arrivarci stavolta. "Peccato. Perché sembrava una figata." Delusa, aggiunse, "Credo che nessuno volesse davvero rubarmi dopo tutto."
"Oh," sussurrò Santana strofinandole la schiena per confortarla. "Sono sicura che qualcuno avrebbe voluto."
I due uomini in canoa iniziarono finalmente ad allontanarsi, senza smettere di squadrare le due ragazze a riva con fare lascivo. Il più magro gridò, "Fate le brave ragazze! Ci si vede in giro!"
Spero di no, pensò Santana e continuò a guardarli con disgusto mentre sparivano all'orizzonte. Spero proprio di no.
Il resto del pomeriggio scivolò via lentamente. Furono incaricate loro malgrado di fare le baby-sitter per controllare che le bambine non affogassero mentre giocavano in acqua. D'altra parte Santana non si disturbò a prestarci troppa attenzione. Si disse che non essendo una gran nuotatrice non sarebbe stata di grande aiuto in caso di emergenza. O più che altro sarebbe finita per affogare lei stessa.
Dopodiché Brittany decise di andare a raccogliere della legna per il fuoco. Durante la ricerca, trovarono anche un piccolo serpente giarrettiera dal quale Santana si allontanò subito terrorizzata. Brittany, tuttavia, sembrò avere tutta l'intenzione di catturarlo.
"Che stai facendo?"
"Voglio metterlo in una cesta e vedere se si mette a ballare come in Aladdin."
Affrontando la sua paura, Santana si riavvicinò a lei e al seprente e la afferrò fermamente per un braccio. "Brittany, no."
"Ma …"
"NO!"
Brittany guardò con rammarico il serpente mentre Santana la trascinava via.
Poi, una volta tornate al campeggio, furono costrette a sedersi per assistere ad una cerimonia speciale nella quale Gerald inaugurò il bastone ufficiale della popò del 2011: un ramo lungo circa un metro con la punta intagliata per facilitare lo scavo.
"Oddio," mugugnò Santana, nascondendo il volto fra le mani. "Avevo dimenticato del bastone."
"Che cos'è?" chiese Bianca nervosamente.
"Giusto, abbiamo una new entry quest'anno!" Esclamò Gerald. Quindi con grande entusiasmo le spiegò che il bastone della popò serviva per scavare una buca nella quale "fare i propri bisogni," per poi ricoprirla. Bianca rimase inorridita e senza parole. Per una volta Santana ebbe pietà di lei.
"Gerald," intervenne la signora Pierce. "Veramente quest'anno siamo a due passi da una latrina, quindi non ne avremo bisogno. E' proprio lungo il sentiero," concluse indicando il bosco.
"Una latrina!" protestò lui, come se gli avessero detto che nei paraggi c'era una spa. "E che divertimento c'è?" Nessuno rispose. "Beh, io userò comunque il bastone. Chi è con me?"
"Io!" Esclamò Ariel alzando la mano. Fu l'unica.
Qualche ora dopo, quando il pomeriggio iniziò a trasformarsi in sera, le due aiutarono la signora Pierce a preparare la cena. O meglio, Brittany la aiutò, mentre Santana si aggirò con aria minacciosa nei paraggi pestando scarafaggi e stando all'erta nel caso sbucassero dei procioni. Ad un certo punto Bunny le passò un apriscatole manuale e le chiese di aprire una scatola di fagioli. Santana fissò lo strano aggeggio che aveva fra le mani armeggiando e voltandolo da una parte all'altra disorientata. Senza dire una parola, Brittany si avvicinò, lo prese dalle sue mani e le mostrò come usarlo, poi le diede un breve e fugace bacio sulla guancia, come a volerle dire che la sua completa inettitudine nelle faccende quotidiane fosse adorabile.
Ad ogni modo, senza che Santana avesse neppure il tempo di rendersene conto, lei e Brit vennero investite dell'importante responsabilità di fare alcuni hamburger con la carne macinata. Così si sistemarono su un tavolo portatile che avevano aperto poco lontano dal fuoco e dalla griglia per il barbecue, rivolte verso il lago.
"Ughhh," grugnì Santana, cercando cautamente di modellare la carne con la sola punta delle dita. "Questa cosa è disgustosa, Brittany. Non posso credere che la sto pure toccando. Non esistono delle macchine apposta?"
L'altra le sorrise. "Non credo."
"Beh, qualcuno dovrebbe inventarle. Forse è quello che dovrebbe fare tuo padre, invece di preoccuparsi di quello stupido riscaldamento globale che non interessa a nessuno."
Brittany si trattenne saggiamente dal replicare. Tutte le sue energie sembravano concentrate nel toglierle dalle mani e rimodellare ogni singolo hamburger che faceva Santana, trasformandolo in qualcosa che potesse almeno vagamente assomigliare ad uno vero.
Santana parve non accorgersene. Non stava nemmeno guardando la carne, ma l'acqua che sbucava fra un albero e l'altro dove Ariel e Bianca giocavano a schizzarsi. Imbronciata, si chiese come mai loro non dovessero aiutare.
"Oh, guarda guarda," esordì poco dopo visibilmente divertita. "Qualcuno ha fatto conquiste."
Giù in riva al lago, due dodicenni si erano avvicinati alla riva a bordo di camere d'aria e sembravano intenti a chiacchierare con le bambine. All'improvviso Bianca tentò una ruota in dieci centimetri d'acqua schizzando uno dei ragazzi sul viso.
Santana scoppiò a ridere scuotendo il capo. "E' una causa persa." Poi si voltò verso Brittany. "Stà a vedere."
Detto questo, si allontanò dal tavolo e scese un poco lungo il pendio. "Ehi, Grossman! Stiamo disfando i bagagli… vuoi che mettiamo le tue lenzuola di gomma per non bagnare il letto in tenda, oppure gli facciamo prima prendere aria? Perché mi sembrano un tantino schifose."
"Ma che cosa dici?" Chiese Bianca mortificata.
Tuttavia, come previsto, i ragazzi avevano già iniziato ad allontanarsi discretamente verso il largo.
"Ooh, uno a zero per me," esclamò Santana con esagerata compassione. "Ehi, forse la prossima volta digli che il tuo nome suona come Beyoncé! I ragazzi l'adorano."
Ariel si mise le mani davanti alla bocca, cercando di contenere un attacco di risate. Bianca si voltò verso di lei infuriata.
"Che cosa ridi, stupida?"
Santana tornò al tavolo visibilmente compiaciuta.
"E' stato crudele," la rimproverò Brittany.
"Oh, andiamo, quella bambina è tremenda. Qualcuno ha controllato se sul cranio ha il marchio del Diavolo?" Poi riprese a modellare hamburger orribilmente deformi. "E poi quei ragazzi erano troppo grandi per loro. Che cosa credono di fare? Flirtare? Fanno la seconda elementare!"
"Noi lo facevamo quando avevamo la loro età."
"Beh, forse non avremmo dovuto." Poi pensò fra sé e sé che non avrebbe dovuto nemmeno perdere la verginità a dodici anni col sedicenne che puliva le piscine. Ma non aveva senso rimuginarci sopra adesso. Comunque non era poi così importante secondo lei. Quando lei e Brittany avevano quattordici anni e avevano capito per la prima volta che c'erano molte più cose che potevano fare fra loro oltre che acconciarsi i capelli, quella era stata la sua prima volta. Quella vera, quella che contava. Tutto il resto non ne era altro che una pallida imitazione, come la differenza fra un Gucci autentico e quella robaccia taroccata del mercato delle pulci.
"Flirtavamo coi ragazzi perché copiavamo Lindsey e le sue amiche," ricordò Brittany raccogliendo una foglia che Santana aveva inavvertitamente impastato nell'hamburger.
"Esatto. E loro ci torturavano. Quindi… ora è il nostro turno."
"Forse. E' solo che ad Ariel piace molto Bianca," proseguì volgendo uno sguardo malinconico alla sorella. "Non voglio rovinare le cose. E' la prima amica non immaginaria che ha." Fece una pausa di riflessione. "Anche se devo ammettere che Cowboy Todd mi mancherà molto. Credo proprio che avesse una cotta per me. A volte mi faceva indossare il suo cappello."
Santana stava osservando le bambine pensierosa. Ora erano fuori dall'acqua e a quanto pareva avevano fatto pace, proprio nel modo istantaneo e indolore tipico dei bambini, perché stavano camminando lungo la riva avvolte in un asciugamano gigante raccogliendo sassi. "Okay, forse sono carine insieme," ammise riluttante. Le guardò ancora per qualche secondo. "Spero solo che non finiscano come noi."
"Perché no?" domandò Brittany sulla difensiva. "Che c'è che non va in noi?"
"Niente," si corresse in fretta. "Volevo solo dire… Spero che rimangano amiche. Senza che le cose diventino complicate."
Brittany rimase in silenzio per un minuto, mettendo il resto degli hamburger su un piatto. Poi lo prese per portarlo alla griglia. "Le cose sono complicate per tutti, Santana. Solo in modi diversi." Sentenziò allontanandosi.
Santana la guardò andare via sapendo che aveva ragione. Solo che a volte era difficile ricordarselo.
Mentre mangiavano Santana ascoltò Brittany e suo padre intenti in una profonda discussione sulla legge elettorale delle creature del bosco. Si domandavano cose assurde, tipo se le puzzole ricevessero più rappresentanti per via del loro terribile fetore o se l'assenteismo fra gli uccelli canterini fosse davvero un fenomeno in crescita. Poi si incitavano a vicenda, Brittany aveva un'espressione seria ma dai suoi occhi traspariva tutto il suo divertimento. D'altra parte, ogni volta che se ne usciva con una nuova osservazione assurda Gerald la guardava con occhi pieni di gioia e orgoglio.
Santana si lasciò scappare un sorriso, abbassando lo sguardo sul piatto. Brittany era adorabile. Lo era sempre. E come al solito dopo questo pensiero sul suo viso scese una profonda tristezza.
Bunny sembrò notarlo, e con la sua tipica goffaggine da genitore scelse proprio la domanda più sbagliata.
"Come stanno i tuoi, tesoro?"
Santana sollevò lo sguardo e vide tutti gli occhi puntati su di lei. "Stanno bene," rispose imbarazzata. "Per quanto ne so. Credo che siano in… Belize. O a Panama. Qualcosa del genere."
Bunny ed il marito si scambiarono un fugace sguardo d'intesa e così Santana si sentì ancor più patetica.
"Beh, dì a tuo padre che lo saluto," intevenne Gerald. "Gli sono molto grato per quei campioni di pseudoefedrina che mi ha procurato dall'ospedale. Per colpa di quei dannati tossici da metanfetamine non li vendono più senza ricetta. Almeno non in grosse quantità."
Santana si sforzò di essere cortese. "Lo farò."
Non l'avrebbe fatto, lo sapeva. Non solo perché era stata lei stessa a rubare quei campioni, ma perché non aveva in programma di parlare con suo padre molto presto: fosse stato per lei anche mai più. Ed ora, senza volerlo, era stata costretta a ricordarne il perché.
Era accaduto appena prima di essere spedita a Porto Rico per l'estate. Sentendosi probabilmente in colpa per aver deciso di mandarla in esilio, le aveva chiesto di fare una sosta a Miami per partecipare a qualche sofisticata conferenza medica insieme a lui. Non conosceva esattamente lo scopo dell'evento, ma era sufficiente per sapere che le sarebbero stati necessari un abito da sera e dei tacchi nuovi. Lusingata, aveva accettato l'offerta dato che ultimamente era davvero raro che lui la coinvolgesse in qualcosa.
Infatti quando era più piccola partecipava spesso a degli eventi insieme a lui: pranzi al country club, serate di beneficenza e cose del genere. Il suo unico compito in quelle occasioni era di farsi sfoggiare come un trofeo e lasciargli interpretare il ruolo del padre benestante che non può fare a meno di ricoprire la sua principessa di tutto ciò che desidera. Ovviamente lei era costretta a reggergli il gioco, a sorridere e far finta di essere imbarazzata, a esclamare cose del tipo "Papi, non dire queste cose!" mentre lui raccontava a chiunque fosse disposto ad ascoltarlo cosa lei gli avesse fatto comprare il mese prima. La cosa orribile era che lei l'aveva assecondato. Aveva recitato la sua parte perché, per quanto fosse tutta una farsa, era pur sempre meglio di niente. Era l'unico tipo di interazione che aveva con lui. Una volta lontani dal suo pubblico era come se lei venisse avvolta da un mantello dell'invisibilità.
Quindi, pur odiandosi per il suo entusiasmo, aveva fatto i salti di gioia. Lui era sembrato persino premuroso: le aveva detto che aveva un bell'aspetto, cosa che lei sapeva bene essere un solo uno stupido eufemismo dato che era figa da morire, però era pur sempre il pensiero che contava. Le aveva comprato persino un bicchiere di champagne e quando sorpresa lei gli aveva domandato "Davvero?" lui le aveva risposto che poteva averne quanto ne volesse. Quindi lei non se lo fece ripetere due volte, ne bevve un bicchiere dietro l'altro sentendosi una vera adulta. Forse ora le cose sarebbero cambiate, aveva pensato con gioia mentre le bollicine le salivano direttamente alla testa. Forse era che a lui non piacevano i bambini, ma ora che era quasi un'adulta avrebbero potuto passare più tempo insieme.
Durante il corso della serata aveva notato una cosa strana, cioè che suo padre non si riferiva a lei come a sua figlia. L'aveva presentata solo per nome, come se fosse la sua segretaria o una cosa del genere. Non voleva che nessuno sapesse che era sua figlia, Santana lo aveva capito col trascorrere della serata. D'altra parte era sufficientemente cinica da per non rimanerne scioccata. Razionalmente si era detta che forse era qualcosa che facevano i ricchi uomini di mezza età quando le loro figlie erano ormai troppo vecchie per la loro immagine di figlie, più adatte quindi al ruolo di accompagnatrici. Inoltre lo champagne l'aveva resa abbastanza alticcia per passarci sopra senza preoccuparsene troppo. Almeno le stava prestando attenzione. In fondo quelle persone non le avrebbe riviste mai più.
Poi però lui l'aveva presa da parte e le aveva indicato una dozzina di metri più in là un uomo distinto più anziano di lui, coi capelli grigi e con indosso un completo impeccabile. "Walter Fox," le aveva spiegato. "Potrebbe essere un finanziatore molto importante per la nuova ala dell'ospedale che verrà costruita l'anno prossimo se ci giocheremo bene le nostre carte."
"Sembra piuttosto ricco," aveva constatato lei non troppo interessata. L'alcol le stava facendo venire fame e si domandava se sarebbe stata abbastanza coraggiosa da approcciare il caviale.
"Il poveretto ha perso sua moglie l'anno scorso." L'aveva fissata intensamente. "Immagino che gli farebbe bene un po' di compagnia. E' un uomo così solo."
Male interpretando, Santana aveva pensato che volesse liberarsi di lei in modo da poter uscire con gli altri uomini, magari per andare in uno strip club d'alta classe.
"Vuoi che ritorni in hotel?" gli aveva chiesto per niente sorpresa. Delusa, ma di certo non stupita.
Lui si era lasciato scappare un sorrisetto, come se pensasse di avere davanti un'idiota. "Non credo che sia interessato alla mia di compagnia."
Lei aveva sgranato gli occhi, finalmente illuminata, con espressione che da confusa si era trasformata in incredula. Oh, ma certo. Poi si era costretta a guardare altrove determinata a mantenere la propria dignità. Non aveva intenzione di fare una scenata davanti a quella gente.
Lui aveva proseguito con tono inaspettatamente disinvolto e scherzoso, come se stessero parlando del più e del meno. "Non facciamo finta di essere degli agnellini immacolati, va bene? Risparmiamoci questo imbarazzo. Sarebbe ridicolo come quando ci prova tua madre." Aveva sorriso e aveva ingoiato un sorso del suo cocktail, salutando con la mano una donna poco distante. "Forse è ora che inizi a pensare al tuo futuro. Sai quanto costano le rette universitarie extrastatali, princesa? Oppure cosa?" Sembrava persino divertito. "Pensavi di trovarti un lavoro e pagartele da sola?"
Lei non aveva risposto, non sapendo nemmeno da che parte incominciare.
"Come immaginavo," aveva aggiunto lui compiaciuto.
Poi aveva atteso pazientemente la sua decisione, come se già sapesse quale sarebbe stata. Santana aveva lanciato lo sguardo verso la fontana di champagne e i vassoi di antipasti senza però guardarli sul serio. Tutto sembrava così reale... quindi forse stava succedendo davvero.
"Okay," aveva mormorato infine con voce debole, evitando di guardarlo in volto. Aveva mandato giù un altro sorso di champagne. "Devo solo andare un attimo al bagno prima. A rinfrescarmi," aveva aggiunto con un'ironia che lui non aveva colto. In effetti non la stava nemmeno guardando. Era rivolto all'altro lato della sala verso quell'uomo e Santana li aveva notati scambiarsi un piccolo cenno d'intesa. In quel momento aveva capito che, ovviamente, la cosa era stata organizzata prima.
Aveva camminato con calma verso il bagno più vicino tenendo la testa alta, per poi nascondersi nella prima toilette e vomitare tutto lo champagne che aveva bevuto nel corso della serata. Anche prima di finire, già sapeva che non sarebbe mai stata più capace di tollerarne il gusto o e tantomeno l'odore.
Dopo aver trovato un'uscita posteriore dalla sala del banchetto, aveva chiamato un taxi che la riportasse all'hotel e aveva fatto i bagagli in fretta e furia. Poi aveva svuotato una delle valigette di suo padre e l'aveva riempita con tutti gli snack e le bottigliette di liquore presenti nel mini-frigo dell'hotel. Prima di chiuderla ci aveva aggiunto anche le bottiglie di shampoo, gli asciugamani, gli accappatoi di cortesia e il telecomando della TV. Per finire con un tocco di classe, aveva chiamato un servizio di escort transessuali e gli aveva prenotato una prostituta per le tre del mattino. "E potrebbe non svelargli la sorpresa fino all'ultimo?" aveva domandato. "E' una delle sue perversioni."
All'aeroporto aveva usato la carta di credito di suo padre per comprare un volo di prima classe per Porto Rico, anche se aveva già un biglietto per l'indomani. Ripensandoci, era tornata alla biglietteria e aveva acquistato tutti i biglietti di prima classe rimasti che in totale erano sette. Perché no?
Quindi aveva ignorato il costante squillare del telefono e alla fine l'aveva spento. Nel giro di due ore stava già lasciando il paese. Ed al di fuori di alcuni messaggi contenenti informazioni generiche su dove lui e sua madre fossero diretti, non gli aveva più parlato da allora.
"Ma papà," intervenne Brittany mentre Santana lasciava disgustata la via dei ricordi. "Non ha senso. Se non ritracceranno i confini distrettuali, i roditori e gli insetti saranno fregati. Perché si stanno ancora riprendendo da anni di oppressione."
Lui si avvicinò e le tirò una treccia affettuosamente. "Sai, credo tu abbia ragione."
Santana scostò il piatto, il suo appetito se n'era andato. Poi si alzò e quando Brittany la guardò con aria interrogativa, spiegò, "Vado a cambiarmi… Ho bisogno di togliermi questo costume da bagno."
Quindi si ritirò nella loro tenda, chiuse la cerniera dietro di sé e si sdraiò sul sacco a pelo. Inspirò ed espirò profondamente, osservando gli alberi attraverso la finestrella sul soffitto. Infine, con suo grande sollievo, le voci all'esterno si attutirono. Dopo essersi cambiata il costume con un paio di jeans e una maglietta comoda, tentò un altro inutile sforzo per domare i suoi capelli. Quando alla fine uscì dalla tenda, Brittany era sparita.
"Ehi," si rivolse ad Ariel, che era seduta su una coperta a colorare la foto di una zucca con un pennarello fucsia. "Dov'è tua sorella?"
"E' andata nel bosco. Da quella parte," indicò.
"Forse non ne poteva più di te," la stuzzicò Bianca.
"Forse non ne poteva più di te," replicò Santana. Okay, non si trattava di una delle sue risposte migliori, ma era distratta. Non solo era ancora di pessimo umore per via di suo padre, ma ora si chiedeva pure se Brittany se la fosse svignata per dare la caccia a quel maledetto serpente. E se ne avesse incontrato uno velenoso stavolta?
Si incamminò verso la direzione indicata da Ariel, procedendo con cautela fra rami e cespugli. Ovviamente Brittany aveva scelto un posto dove non c'era nemmeno un sentiero. Santana si scrollò con rabbia gli insetti dai capelli, continuavano a rimanerci intrappolati come in una fottuta ragnatela.
"Brittany?" chiamò. Nessuna risposta. Poi pensò di aver sentito la sua voce poco più avanti sulla sinistra, così si mosse in quella direzione. Con chi cavolo stava parlando? Le parole divennero più chiare man mano che si avvicinava, poi vide Brit seduta su un ceppo in una piccola radura, voltata dall'altra parte e impegnata al telefono con… qualcuno. Non aveva intenzione di origliare, ma ora non aveva scelta, giusto?
"Certo che mi manchi," stava dicendo. "Ma sapevi che sarebbe successo. Te l'ho ripetuto tutta l'estate che al ritorno di Santana le cose sarebbero cambiate per un po'. Ora devo passare del tempo con lei… devo farlo. Ha bisogno di me. Ma non significa che non ti ami. Devi solo essere paziente." Fece una pausa e poi aggiunse, "Ora devo andare, si chiederanno dove sono. Ci vediamo quando torno a casa. Per favore non avercela con me. E non parlarmi dietro le spalle. Sai che ferisce i miei sentimenti."
Santana rimase immobile dietro di lei, non cercò nemmeno di nascondersi, si sentiva come se all'improvviso l'aria avesse lasciato i suoi polmoni. Con chi diavolo stava parlando? Due Ruote? Qualche nuovo ragazzo? Una ragazza forse? Quinn? Quest'ultima possibilità le fece venire i brividi, perché c'era stata quella volta durante il loro primo anno di liceo… e anche se Sua Santità le aveva fatto giurare sulla Bibbia di non parlarne mai più, Santana di certo non l'aveva scordato, che Fabray avesse fatto finta di dimenticarlo o meno. Inoltre Brittany aveva accennato che le due erano rimaste in contatto quest'estate.
Per l'amor del cielo, dovrò competere con quella lurida bambola di porcellana per ogni fottutissima cosa per il resto dei miei giorni? Non posso liberarmi dei suoi perfidi artigli nemmeno passando all'altra sponda? Potrò mai avere qualcosa di buono? Presa da un impeto di rabbia, quasi non si accorse che Brittany aveva chiuso la comunicazione e si era voltata verso di lei.
"Santana. Non dovresti avvicinarti di soppiatto alla gente in mezzo al bosco. E se stanno andando in bagno?"
Lei la fissò allibita. "E' tutto quello che hai da dire?"
Brittany si guardò intorno spaesata e poi chiese pacatamente, "Cosa vorresti che dicessi?"
"Oh, non saprei, che ne dici di 'scusa per averti fatto credere che ti avrei aspettato.' Oppure 'mi dispiace, ma non riesco a tenerla nelle mutande nemmeno per tre fottutissimi mesi.' Ogni parola era carica di rancore.
"Di che stai parlando?"
"Ti ho sentita, Brit," ringhiò. "Ho sentito tutto quanto!"
Brittany sembrò ponderare la cosa per un secondo. "Aspetta, mi stavi spiando?"
Ma Santana la ignorò, non la stava ascoltando davvero. Era spinta dalla rabbia e da una crescente isteria. Temeva che se non avesse continuato a farneticare sarebbe scoppiata in lacrime. "Sai, anche io avrei potuto divertirmi quest'estate! Non è che non ne abbia avuto la possibilità. C'era una ragazza… Non so come facesse a saperlo, ma lo sapeva. Era una vera bomba ed era presissima da me. Ma non ho fatto niente! O quasi niente," si corresse. "E sai perché? Perché tutto quello che riuscivo a pensare era di tornare a casa per poterti rivedere."
Senza fiatare Brittany continuò a fissarla con compassione, cosa che fece diventare Santana ancora più vendicativa.
"Comunque avrei dovuto sapere che sarebbe successo. Quella stronza continua a rubarmi tutto quanto, perché non anche te? Non posso credere di non essermene accorta. Sapeva che sarebbe stato facile, sa quanto sei dolce, quanto sei… quanto sei…"
"Stupida?" chiese Brittany sarcasticamente in un filo di voce.
"Innocente è quello che volevo dire. Sapeva che non ci sarebbe voluto molto. Perché è questa la differenza fra me e te, Brit. Tu ami tutti quanti. Invece per me ci sei solo tu." Deglutì con fatica, sforzandosi di non crollare. "Tu sei l'unica. Non c'è nessun altro per me."
Brittany continuò a fissarla per qualche secondo, poi distolse lo sguardo e si avvicinò. Con l'aria di chi vuole liberarti dalle tue sofferenze, alzò il telefono e mostrò lo schermo a Santana. C'era una piccola foto di un gatto tigrato grigio.
Santana la osservò. Era come se si trovasse in un sogno che avrebbe dovuto avere un senso che non riusciva a capire. "Vuoi che guardi un gatto? Dovrebbe farmi sentire meglio?"
"Stavo solo lasciando un messaggio a Lord Tubbington," spiegò Brittany dolcemente. "E' arrabbiatissmo perché lo abbiamo lasciato a casa da solo. Pensavo che gli avrebbe fatto piacere sentire la mia voce in segreteria."
Santana chiuse gli occhi lentamente, inorridita. Oh, merda. Oh, non può essere vero. Cazzo, non sta succedendo veramente.
"Il tuo gatto?" chiese finalmente, in tono che sottintendeva Stai scherzando, Brittany? VERO? Ma ovviamente non era colpa di Brit ed era sbagliato persino insinuare che lo fosse. Era tutta colpa sua. Perché era destinata a rovinare tutto. Con la sua vigliaccheria, il suo egoismo e anche con pura stupidità a quanto pareva. Se non era per una cosa, era per l'altra. Sarebbe sempre stata lei a rovinare le cose.
Brittany parve pensierosa, intenta a mettere insieme i pezzi. "Credevi che stessi parlando con Quinn? E' una follia. E' etero."
Santana evitò di spiegarle come l'ultimo dettaglio non fosse del tutto accurato, almeno per la sua esperienza. Era così depressa da non riuscire nemmeno a stare sulla difensiva. "E' che… è stata una giornata davvero lunga," ammise debolmente.
"E anche se non fosse etero," proseguì Brittany. "Non posso credere che tu pensi che ci sarei cascata. Come disse una volta la grande e talentuosa Britney Spears, 'non sono così innocente'"
"Lo so che non lo sei," replicò Santana senza riuscire a guardarla negl'occhi. Era così umiliante.
"Se sei così paranoica adesso cosa succederà quando staremo insieme davvero?" Fece una pausa. "Non so più cos'altro fare per provarti quanto ti amo. Sembra che tu non debba crederci mai."
"Brittany…" iniziò, ma poi si interruppe. Non era in grado di pensare a niente da poter dire. Non c'erano parole. Rimasero una di fronte all'altra in silenzio.
Poi Brittany si avvicinò, fermandosi a pochi centimetri da lei e per un folle istante Santana pensò che stesse per baciarla. Perché no? Questo momento non avrebbe potuto essere più strano e imbarazzante. Poi però Brittany si limitò a scacciare una zanzara dalla sua spalla e mormorò, "Ad ogni modo, è evidente che tu ti senta veramente ridicola in questo momento, quindi… Ti lascio sola e vado ad aiutare mia madre a risistemare." Poi Santana annuì a sé stessa e mentre lei le passava a fianco ammise in un filo di voce, "Già."
Santana rimase immobile, da sola nella radura. Cercò di trovare un modo per far capire a Brittany quanto fosse complicato per qualcuno come lei, qualcuno che era distante anni luce da queste cose chiamate 'rapporti umani'. Come poteva spiegarle che non c'era mai passata? Che non aveva mai amato nessuno? Che non aveva mai avuto niente nella sua vita che valesse la pena di proteggere? Non aveva idea di cosa fare. Era come trasferirsi in un paese straniero senza conoscerne la lingua o i costumi.
Ma forse Brittany riusciva a capirlo, dopo tutto. Forse lo capisce meglio di me. Ma come cavolo fa a sopportarmi?
Rimase lì in piedi ferma immobile fino a che le zanzare non la costrinsero ad andarsene. Quello che desiderava, più di qualunque altra cosa, era prendere il bastone della popò di Gerald, scavare una buca grande abbastanza da poter contenere il suo corpo e poi aspettare che qualche anima pia le facesse il favore di ricoprirla di terra. Invece si voltò e con riluttanza si diresse verso il campo.
