Harry si voltò nuovamente.

La sensazione di avere gli occhi di qualcuno puntati su di lui non l'aveva abbandonato un solo istante, da quando tutta quella faccenda era iniziata.

Strinse gli occhi, convinto di aver visto qualcosa muoversi accanto alle tombe che avevano appena lasciato.

«Oh, cavolo…» mormorò.

I due amici lo guardarono.

«Che c'è?» chiese Ron.

«E se vi dicessi che non siamo soli?»

«Che cosa?!» esclamò Hermione, turbata.

«C'è qualcuno nel cimitero. Qualcuno che assomiglia tremendamente alla figura che cerchiamo…».

«Credi ci abbia visti?» s'informò la ragazza.

«Credo non abbia smesso un solo istante di "vederci", Hermione».

«Che sta facendo?»

«Non ne ho idea, ma non mi piace» replicò Ron, piano.

«Perché mai, Ron? Noi siamo comunque in tre. E voi siete due Auror» sussurrò Hermione, in tono nervoso.

«Dimentichi una cosa, Hermione» le fece notare Harry.

«Sarebbe?»

«Non abbiamo idea se si tratti o meno di un licantropo. E se lo è, potremmo anche essere in cento, ma non servirebbe comunque a nulla».

La tensione era palpabile.

La figura si chinò su una delle due tombe, per poi voltarsi verso di loro.

«Magie difensive al tre, okay?» sussurrò Hermione.

«Okay»

«Stanne certa».

Il trio si circondò di magie difensive proprio mentre il loro misterioso avversario iniziò a dirigersi a passo lento verso di loro.

«Un altro momento non poteva sceglierlo, vero? Che so, una mattina afosa…»

«Ron!» sibilò Hermione.

«Stavo solo cercando di sdrammatizzare».

Un soffio di vento spostò alcune nubi nel cielo, scoprendo un raggio di plenilunio.

La luce cadde a pochi passi dalla figura, che si immobilizzò, apparentemente terrorizzata.

«Guardate, si è fermato!».

Harry guardò alternativamente la luna piena e il loro avversario.

«O è un licantropo, o ha paura che la luce della luna possa farci capire chi è».

La figura arretrò per poi svanire nel nulla.

Ma nonostante questo, il trio mantenne alte le difese, così da evitare un attacco improvviso.

Fu un'attesa estenuante e carica di tensione, durante la quale nessuno dei tre osò muovere un muscolo.

Dopo circa due ore, il gruppetto giunse alla conclusione che oramai non c'era più nessuno a parte loro, così abbassarono le difese ed entrarono nuovamente nel cimitero.

[*]

Il ragazzo dai capelli corvini si inginocchiò vicino la tomba della giovane donna.

«Questa storia comincia davvero a farmi impazzire» disse, indicando agli amici i fiori freschi.

«Credete sia stato…» mormorò Hermione.

«Chi altri?» sospirò Ron.

Hermione notò qualcosa vicino alla tomba.

Un altro foglio di pergamena.

«Guardate qui» disse, dopo averlo raccolto.

Non era molto grande, e sopra vi era scritta solo una data:

26 giugno 1996

«Un'altra data» borbottò la ragazza, sconfortata.

«Una che conosciamo bene» la corresse Harry, il volto bianco come il marmo.

«E' il giorno della morte di Sirius» aggiunse poi.

Cadde il silenzio.

«Vorrebbe dire che chi abbiamo di fronte potrebbe essere stato presente sia alla nascita di Teddy che alla morte di Sirius?!» esclamò Hermione, turbata.

«Un mangiamorte?» suggerì il ragazzo dai capelli rossi.

«Presente alla nascita di Teddy, Ron?»

«Magari ne conosce la data».

Harry annuì.

«Potrebbe essere. Bellatrix conosceva di certo la data della morte del cugino, avendolo ucciso lei».

C'era ancora rancore nella sua voce, benché fossero trascorsi ormai due anni.

«E Tonks era comunque sua nipote; avrà scoperto in un qualche modo di Teddy».

«Ma Bellatrix è morta!»

«Lo so, Hermione. Ma se non sbaglio Bellatrix aveva un marito e un cognato, entrambi ancora vivi».

«Vivi, ma ad Azkaban» notò Ron.

«Non ne sono molto convinto. Ricordate Crouch? Tutti credevano fosse morto, e invece si era sostituito alla madre, andata a trovarlo».

«Ma perché arretrare al plenilunio?» domandò Hermione, poco convinta.

«Magari temeva l'avremmo riconosciuto».

I tre si guardarono.

Forse avevano finalmente trovato un punto di partenza.

Il giorno seguente sarebbero andati a fare una visitina ad Azkaban.

[*]

Quella notte Harry ebbe un sogno molto simile a quelli che lo tormentavano quando Voldemort era ancora in vita.

Il ragazzo sapeva che non doveva sottovalutare nulla di quanto vedeva e viveva nei suoi sogni, così cercò di prestare la massima attenzione.

Una fenice cantava la melodia del carillon, mentre un'argentea luna piena faceva da spettatrice a un enorme albero coperto di iscrizioni, i cui rami continuavano a moltiplicarsi.

Quando il ragazzo si svegliò, trascrisse immediatamente tutto su una pergamena, prima che la lucidità gliene cancellasse i dettagli.

[*]

«Un sogno?» domandò Ron, non appena Harry mostrò a lui e ad Hermione la pergamena.

«Sì, e sono sicuro che sarà utile decifrarlo».

«Che cos'hai concluso, fino ad ora?»

«Poco. Per ora mi è chiaro solo l'albero genealogico»

«L'albero genealogico?!» chiese Hermione, stupita.

«Un enorme albero coperto di iscrizioni i cui rami si moltiplicano; non può essere altro che un albero genealogico» spiegò Harry.

«Esisteranno milioni di famiglie!».

«Beh, da quanto ha detto Harry, quell'albero era enorme. Ci basterà trovare una famiglia ugualmente enorme» notò Ron.

«Come i Black?» suggerì Harry, affabile.

«Sei sempre convinto che si tratti di Rodolphus o Rabastan Lestrange, vero?»

«Hermione, coincide tutto. Fanno parte della famiglia Black, quindi l'albero; conoscono certamente la data della morte di Sirius, dato che Bellatrix l'ha ucciso personalmente, così come la data della nascita di Teddy. Reputavano Tonks una traditrice, perciò ogni informazione che la riguardava era fonte di una nuova umiliazione».

«E come sapevano dei Malandrini? Sirius non avrebbe mai rivelato informazioni di quel genere a persone come loro» protestò la ragazza.

«Forse non Sirius».

Harry prese l'album e indicò uno spazio vuoto in una foto di gruppo.

«Ma Peter».

[*]

Azkaban non era più sorvegliata dai dissennatori dopo la guerra, ma da Auror specializzati e inflessibili.

Il trio camminò lungo i corridoi, ignorando gli strilli di vendetta dei criminali e le ingiurie che venivano loro inflitte.

La cella di Rodolphus Lestrange fu la prima che visitarono.

Era sorvegliato da una coppia di corpulenti Auror addestrati a non lasciar fuggire anima viva.

«Bene bene, chi abbiamo qui?» ghignò l'ex - Mangiamorte dalla sua brandina.

Si alzò, avvicinandosi al trio.

«Lontano dalle sbarre, Lestrange» intimò Harry con voce ferma.

«Okay okay… Allora... signori, cosa vi porta nella mia umile dimora?» domandò mellifluo l'uomo.

«Hai fatto qualche bella scampagnata fuori, ultimamente?»

«Ma certo! Giusto ieri. Sono andato a Nocturne Alley a bermi qualcosa. Che razza di domande fai, Potter? Credi che se potessi uscire tu dormiresti sogni tranquilli?».

«Faccio le domande che voglio, Lestrange» replicò Harry.

L'uomo tornò sulla brandina con il solito ghigno.

Ron si rivolse a uno dei due Auror.

«Ha bevuto o ingerito qualcosa, nell'ultima ora?»

«Nulla, signore».

«Ha ricevuto visite, prima di noi?»

«Nessuna dal suo arresto».

«Avete controllato che sia davvero lui, e non un'altra persona sotto l'effetto della Pollisucco?»

«Sì, signore. E' davvero il detenuto Rodolphus Lestrange».

Il trio si allontanò, andando verso la cella dell'altro Lestrange.

[*]

«Rabastan» disse Ron a mo' di saluto, non appena giunsero alla cella - anch'essa ben sorvegliata – dell'uomo.

«Tu che vuoi, rosso?» replicò bruscamente questi.

«Fare due chiacchere con te»

«Hmm... Vedo che c'è anche la tua amichetta Mezzosangue… Ciao dolcezza».

Hermione fece una faccia schifata, mentre Ron arrossiva di rabbia nel sentire la parola "Mezzosangue".

Harry arrivò in suo soccorso.

«Senti un po', Lestrange; ti sei fatto una passeggiata fuori, ultimamente?»

«E come potrei? Grazie a te, a quella sangue sporco e al rosso starò qui al fresco probabilmente fino alla fine dei miei giorni».

«Non - chiamarla - così!» esclamò Ron, furente.

«Non scaldarti, rosso».

«Hai ricevuto qualche visita?»

«No. Sono solo come un povero orfano... Come il tuo figlioccio, in fondo».

Harry riuscì a fatica a mantenere la calma.

Hermione, intanto, aveva ottenuto la conferma alle parole di Rabastan dai due Auror di guardia.

«Pare che l'ora delle visite sia scaduta, Lestrange. A mai più» disse Ron, allontanandosi con gli amici.

Ma l'uomo li richiamò.

«Ehi, Potter!».

Il ragazzo si voltò.

«C'è un motivo per cui sei venuto. C'è qualcuno là fuori che ha di nuovo dato il via al regno del terrore, non è così? Qualcuno che non conosci; e speravi che fossi io per poter dormire tranquillo, no? Beh, quello non sono io, ma spero che tu e i tuoi amichetti siate i primi a rimetterci la pelle».

[*]

Il trio si incamminò nuovamente verso Grimmuald Place, in silenzio.

Non avevano più niente.

Nessun sospetto.

Viaggiare in tenda non sarebbe servito più a nulla.

Avrebbero continuato le loro indagini dall'ex - quartier generale dell'Ordine della Fenice.

Entrarono nell'edificio n°12, e vennero immediatamente raggiunti da Kreacher.

Appariva spaventato.

«Kreacher, Kreacher che succede?» domandò Harry, stupito.

«Sì è introdotto qui! Cercava il gioiello del padron Black! Ma io non gli ho detto nulla!» esclamò l'elfo velocemente.

«Kreacher, stai calmo!».

Hermione, alle spalle dei due ragazzi, trafficò nella borsetta.

«Non capisco che cosa stia dicendo. L'orecchino è già in mano a… Ma questo... Harry! Harry guarda! L'orecchino!» esclamò.

I due si voltarono.

Sul palmo della mano di Hermione, l'orecchino di Sirius brillava beffardo.

«Doveva essersi impigliato nella stoffa, e quando il nostro avversario ha distrutto l'accampamento non ha potuto trovato» continuò, euforica.

«Ora noi abbiamo due pezzi, è buono!» le fece eco Ron, felice.

Harry, invece, preferì concentrarsi sul proprio elfo.

«Chi era, Kreacher?»

«Kreacher non può dirlo!».

«Perché no?»

«E' della nobile e antichissima casata Black, padrone! Non posso non ubbidire!»

«Ma i Black sono i suoi vecchi padroni, non ha più alcun vincolo, con loro» sussurrò Hermione.

Ron, però, scosse il capo.

«Erano comunque i suoi padroni. Anche volendolo, non riuscirebbe a disubbidire a un ordine ricevuto da uno di loro».

«Era già stato qui?» domandò Harry, incurante delle parole degli amici.

«Sì, padrone».

«Quando?»

«Tante volte».

«L'ultima, prima di oggi»

«Kreacher crede... L'hanno scorso!».

I tre si scambiarono un'occhiata.

Erano nel bel mezzo della guerra...

«Grazie Kreacher. Hai fatto un ottimo lavoro» mormorò Harry, grato.

Rimasti soli, i tre giunsero alla conclusione di chiedere aiuto ad altri.

«Hermione, chiedi alla McGrannit se conosce qualcuno che possa corrispondere al nostro avversario. Ron, cerca in tutte le librerie l'albero genealogico completo dei Black, qui molti nomi sono stati bruciati. Io chiederò a Kingsley e cercherò di capire di più da Kreacher».

Si strinsero la mano.

Era ora di muoversi, e forse la fortuna li avrebbe aiutati.