Eccomi che torno con un nuovo capitolo =)
So che ci sono spiegazioni "misere" per la fiducia di Eva in Severus (ci sono comunque indizi), ma verrà tutto svelato alla fine ;) e Severus non capisce più niente, ma questo sarà chiaro XD nel frattempo, godetevi il capitolo u.u
*va a farsi una tazza di the*
Buona lettura, fatemi sapere quello che pensate ;)
Solo un vecchio professore
Eva non riusciva a capire perché si fosse fidata di quell'uomo sin da subito.
Al supermercato era stato gentile, certo, ma sapeva anche che la maggior parte dei malintenzionati lo era. Eppure Severus… Le ispirava fiducia.
Non che non fosse una persona scostante. Anzi: il suo aspetto, il suo essere vestito di nero, la sua espressione imbronciata… Non erano per niente cose rassicuranti. Quando le aveva detto di essere in pensione, poi, se ne era stupita: non sembrava così vecchio; gli avrebbe dato al massimo cinquant'anni. No, era più una sorta di "eco lontano"; una sensazione di fiducia a pelle.
Le era successo solo poche altre volte, nella vita. La maggior parte delle quali si era trattato di bambini, e lei pensava che fosse una caratteristica infantile quella di fidarsi di tutti. Da "grande", solo due volte le era capitato. Una aveva quindici anni, era al mare con i genitori e aveva visto questo signore un po' stravagante, con i capelli bianchi e sottili e un costume viola con delle stelle disegnate. Si era avvicinata e avevano iniziato a parlare, ed era risultato un signore così simpatico – anche se palesemente tocco – che avevano passato tutta la vacanza praticamente insieme, ogni volta che potevano. Eva era riuscita a vederlo solo sulla spiaggia e, una sera, a passeggiare in pieno centro – ed era vestito in un modo così assurdo! – ma erano diventati quasi amici… L'altra volta era stata durante un weekend dalla nonna, in campagna. Aveva incontrato questo uomo davanti ad uno di quei distributori di latte automatico, che sembrava incapace di capirne il funzionamento. Lei, diciassette anni appena compiuti, si era avvicinata per aiutarlo, ma lui le aveva risposto che stava solo riflettendo sul fatto che ormai il mestiere del lattaio non sarebbe servito più a nulla – e suo padre era lattaio. Avevano poi chiacchierato tutto il pomeriggio, prima che lui dovesse andarsene. Non l'aveva rivisto mai più.
Comunque, per Severus, non aveva avuto nulla da temere: il professore era stato diligente e professionale e avevano studiato tutto il pomeriggio.
"Eva, sei a casa?"
"Sì, mamma."
La ragazza si tolse le scarpe e andò in salotto, dove vide sua madre seduta sul divano, con la gamba ingessata che sporgeva dal bracciolo.
"Com'è andata? Questo professore è una persona preparata? Ti ha detto quanto vuole?"
Eva alzò le spalle, facendo scivolare lo zaino a terra e sedendosi sulla poltrona.
"È bravo, sì. Non vuole soldi: ha detto che, tanto, non farebbe nulla lo stesso; quindi non gli rubo del tempo. È in pensione, non ha altro da fare."
"Capisco. Ma sei sicura che sia una persona valida?"
La ragazza alzò gli occhi al cielo.
"Se vuoi gli chiedo di venire e te lo presento. Ha insegnato inglese per anni, mamma…"
"E va bene. Mi fido di te. Ma se ce lo fai conoscere è meglio, sì."
Eva passò il resto della serata, dopo cena, a leggere e a mandare messaggi alla sua migliore amica, Noemi.
Fu solo poco prima di dormire che il suo pensiero corse al vecchio professore. Non si era nemmeno fatta dire il suo cognome… Chissà che avrebbe pensato dell'invito a casa sua.
"Severus, ti andrebbe di venire a cena da me uno di questi giorni?"
L'uomo aveva strabuzzato gli occhi.
Si trovavano nella cucina, come la prima volta, e lei stava scrivendo un tema storico da sottoporre poi al giudizio del professore.
"Ecco, mia madre vorrebbe conoscerti… Le ho detto che sei una persona affidabile, ma a quanto pare la mia parola non basta…"
"Capisco." aveva risposto Severus, tranquillizzandosi "Va bene, verrò."
Poteva dire di no. Perché la stava assecondando?
Se sua madre avesse avuto qualcosa da ridire non l'avrebbe più vista.
Che assurdità.
Di certo, se non si faceva conoscere dai genitori, loro avrebbero pensato che ci fosse qualcosa, sotto. E allora sì che non l'avrebbe più rivista.
E perché dovrebbe essere un problema?
"Grazie." aveva detto Eva, sorridendo.
Quel maledetto sorriso. Ecco qual è il problema.
Severus borbottò qualcosa e poi entrambi ripresero a fare quello che stavano facendo.
I signori White sembravano persone perbene.
Eva aveva aiutato sua madre, Abby, a cucinare; poi aveva servito in tavola. Alan, suo padre, aveva accolto Severus, che si era presentato con una bottiglia di vino.
Durante la cena avevano chiacchierato soprattutto in merito agli studi di Eva e al suo livello di preparazione.
"Non è mai stata una cima, ma è intelligente e quest'anno ha la maturità. Non sa quanti insegnanti abbiamo cambiato… Non ne voleva proprio sapere, diceva di volercela fare con le sue forza. Ecco perché non abbiamo esitato quando ci ha detto di lei… Mi sembra una persona competente…"
Severus aveva annuito e aveva cercato di parlare il meno possibile.
Al momento del congedo, Alan gli aveva teso una mano.
"Beh, è stato un piacere, professor Piton."
"Di nulla, signor White."
Eva aveva fatto in modo di fargli sapere il cognome e di chiederglielo, per presentarlo adeguatamente ai genitori. Anche se lei, a casa, continuava a chiamarlo Severus.
Quella ragazza era entrata definitivamente a far parte della sua vita.
Severus le stava dando ripetizioni da circa due mesi; gli esami erano alle porte. Erano i primi di giugno.
Lui era ancora turbato dalla sua presenza. Certo, non c'era più la confusione dei primi incontri… Il viso di Lily non si sovrapponeva più a quello di Eva. Con il tempo, era riuscito a capire che le due erano persone diverse, nonostante la somiglianza e nonostante la voglia a forma di cuore sulla spalla.
Insomma, non può avere nulla a che fare con Lily, no? È una semplice babbana.
Eppure, non riusciva a fare a meno di osservarla a lungo. Gli piaceva il modo in cui si scostava i capelli dal viso, ad esempio. O il modo di legarseli insieme, perché non le dessero fastidio, utilizzando una semplice matita. Le lentiggini sulle spalle e sul naso, che si nascondevano nella lieve abbronzatura, dato che la ragazza amava passare ore e ore fuori.
Aveva persino comprato un tavolino da mettere nel suo minuscolo giardino, dove poter studiare durante le belle giornate.
Minerva si era affezionata a Eva, tanto che la seguiva sempre. Quando stava per arrivare, si piazzava davanti alla porta e miagolava.
La ragazza, dopo aver passato ore e ore a studiare, aveva preso l'abitudine di parlare, parlare e parlare. Severus si sentiva un po' un vecchio confidente: la cosa lo lasciava indifferente, anche se, piano piano, iniziò ad interessarsi seriamente alla vita della giovane.
Aveva così scoperto che la sua migliore amica si chiamava Noemi, che era una sua compagna di classe e che era molto diffidente, tanto che la storia delle ripetizioni non la convinceva per niente e additava il professore come un vecchio maniaco.
"Ma ci pensi? Come se tu mi avessi mai anche solo sfiorata! Io glielo ripeto, ma lei niente…"
E Severus pensava che gli sarebbe piaciuto sfiorarla, sì. E poi si dava mentalmente dello stupido, perché l'unica donna che aveva mai desiderato in vita sua era morta anni e anni prima. Aveva passato una vita, dopo la caduta del Signore Oscuro, a contatto con altra gente, con donne e con ragazze di tutti i tipi, ma lei… Eva era diversa. Aveva un fascino che non si limitava alla somiglianza fisica con Lily, aveva un qualcosa… Non riusciva a definirlo.
Non essere sciocco, Severus. Anche se non aveste almeno quarant'anni e passa di differenza – e li abbiamo – lei non sarebbe interessata a te nemmeno sotto Cruciatus. E tu non sei interessato a lei, punto. Come ti vengono in mente assurdità simili?
Ogni volta si arrabbiava con se stesso e ignorava i messaggi che il suo corpo, più o meno, tentava di inviargli. Ogni volta si diceva di essere troppo vecchio per provare di nuovo certe cose; si diceva che era impossibile anche solo immaginare che potesse provare certe cose, dato che lei non era Lily. E lui aveva amato solo Lily.
Eva gli raccontò anche di avere un ragazzo, tale Matthew. Si erano conosciuti ad una festa organizzata per Natale e si erano frequentati per qualche mese prima di 'ufficializzare' la cosa. Erano una bella coppia.
Severus, quando lo seppe, provò una spiacevole sensazione allo stomaco.
Che mi stia ammalando?
Perché no, non poteva essere geloso di un ventenne e della sua ragazza. Perché no, non poteva essere geloso di una ragazza che non era neppure sua – Merlino, che cosa aveva appena pensato, 'ragazza' e 'sua' nella stessa frase, no, era toppo! Poi aveva considerato che era stato geloso anche di Lily, e Lily davvero non l'aveva mai visto più che un amico. E poi aveva smesso di parlargli. E poi era finita con l'uomo che più odiava al mondo.
Al cuor non si comanda.
Ma non era il suo cuore a parlare, giusto? Non era niente, assolutamente niente.
"Sai, Severus? Sei un vecchio professore, ma non sembri proprio tale. Insomma, potresti quasi essere il mio migliore amico!"
Migliore amico.
Ah, che presa in giro!
