Capitolo 3
Non era riuscita a chiudere occhi, non faceva altro che ripensare a quello che era successo, alle sensazioni che aveva provato nello stringerla forte a sé. In quell'abbraccio aveva ritrovato la passione che le aveva avvicinate quella sera di sei mesi prima, quando il suo cuore era riuscito finalmente ad accettare i suoi sentimenti e il suo corpo aveva ceduto al desiderio che l'aveva tormentata. Neanche accettare la corte di Toy era stato utile: ogni volta che lui la toccava, la baciava, notava di non provare le stesse sensazioni che le provocava Haruka, anche solo guardandola.
Negli ultimi sei mesi aveva trascorso moltissime notti a ripensare a quelle labbra, alle sue mani che avevano avuto la capacità di risvegliarla con piccoli tocchi. Nonostante la lontananza, nonostante non l'avesse sentita per tutto questo tempo, era bastato rivederla per far riaffiorare quei sentimenti, che sembravano essere più forti di prima.
Mi sei mancata tanto…
Quelle parole sussurrate all'orecchio, le avevano regalato brividi lungo la schiena, le avevano fatto desiderare quelle labbra che le sfioravano l'orecchio, sulle sue, agognando di sentirle sulla sua pelle. Le aveva risentite per tutta la notte, mentre un calore inaspettato si era svegliato, concentrandosi in un unico punto del suo corpo, inducendola a sfiorarsi come non aveva mai fatto.
Chiuse gli occhi, vergognandosi dei suoi comportamenti e dei suoi pensieri. Che lei fosse una donna e che provasse dei sentimenti e desideri verso di lei, lo aveva superato ed accettato quella sera, quando il suo corpo aveva assaggiato il suo tocco. Non era quello il problema ma era la presenza di Toy nella sua vita a farle sembrare le sue sensazioni e i suoi desideri qualcosa di sbagliato.
Qualcosa che doveva assolutamente tenere a bada se voleva continuare ad averla al suo fianco.
Quella mattina, passando davanti alla sua porta per andare in cucina, si era fermata a fissarla con la tentazione di entrare per parlare con lei, per chiederle spiegazioni sul suo comportamento
Perché cazzo l'hai portato all'aeroporto?
Quella domanda le rimbombò nelle orecchie, facendola fermare sul posto. Lo sguardo di Haruka mentre sputava quelle parole l'aveva trafitta facendola sentire in colpa. Quegli occhi che mai l'avevano guardata in quel modo, l'avevano fatta sentire una persona orribile, perché lei aveva sempre saputo che quello che la legava ad Haruka era qualcosa che andava al di là della semplice amicizia. L'aveva capito dalla prima volta che le aveva dato il casco per farla salire sulla sua moto…
L'aveva capito quando se l'era trovata sotto casa sua per accompagnarla a scuola…
L'aveva capito dal suo tono di voce la prima volta che aveva nominato Toy.
Si era ritrovata a fare un passo indietro per poi dirigersi in cucina, dirigendosi ai fornelli per preparare il caffè.
Sei mesi potevano sembrare brevi ma era un tempo sufficiente per portare due persone a non capirsi più e temeva che a loro fosse successo proprio questo.
Lo ami?
Avrebbe voluto avere il coraggio di rispondere a quella domanda. Avrebbe voluto tanto saper rispondere a quella domanda…
Ho bisogno di saperlo…
Il tono della sua voce…
Afferrò il telefono e si sedette al tavolo, cercando di mettere ordine nei pensieri e nelle sensazioni che la stavano tormentando.
Lesse un messaggio di Toy che le chiedeva a che ora doveva passare a prenderla e uno di Usagi che l'informava a che ora dovevano trovarsi a casa sua.
Usagi…
Non aveva ancora detto ad Haruka dell'idea di Usagi…
Avvertì il suo profumo ancora prima che entrasse in cucina, sentì i suoi passi mentre si avvicinava e le sue dita iniziarono a tremare per l'agitazione, il suo cuore iniziò a battere più veloce e i suoi occhi smaniavano dalla voglia di riempirsi di lei.
-Buongiorno…- bofonchiò, quando entrò in cucina.
-Buongiorno…- rispose, stringendo forte il telefono tra le mani, impegnata a rispondere ai messaggi solo per darsi il tempo di calmarsi.
Era strano trovarsi di nuovo in quella stanza con lei, dopo tutto quel tempo che aveva trascorso a chiedersi dove fosse e cosa stesse facendo. Era strano stare nella stessa stanza con lei e non sapere come comportarsi, sentire tutto quel distacco, quel disagio.
Alzò gli occhi dallo schermo e finalmente la guardò: era di spalle mentre spegneva il fornello e preparava le tazze per versare il caffè. Aveva addosso un pantaloncino che lasciava scoperte le sue gambe lunghissime e una maglietta che aderiva perfettamente alla sua schiena. Posò lo sguardo sui suoi capelli biondi, tenuti sempre tagliati corti che moriva dalla voglia di accarezzare, di sentire setosi e morbidi tra le sue dita.
Il telefono suonò tra le sue mani, facendola risvegliare dai suoi pensieri: si affrettò a distogliere lo sguardo, quando capì che l'altra stava per voltarsi e iniziò a digitare la risposta da inviare ad Usagi, quando una tazza di caffè bollente venne appoggiata di fronte a lei.
-Grazie- mormorò, alzando lo sguardo per posarlo sul suo viso -come hai dormito? -
-Bene- rispose, appoggiandosi con i fianchi sul bordo del mobile di fronte a lei, soffiando sul caffè.
Stava mentendo, lo sapeva ma non voleva contraddirla
-Hai impegni per oggi? - domandò, posando il telefono e afferrando il caffè. Lo avvicinò al viso e inspirò quell'aroma, che aveva sempre la capacità di riportarla indietro nel tempo, quando si incontravano al bar prima dell'inizio delle lezioni. Quando poi Haruka aveva iniziato ad andare fino a casa sua per accompagnarla, avevano preso l'abitudine di fermarsi a fare colazione insieme.
-Sono arrivata ieri mi spieghi che impegni dovrei avere? -
Sembrava infastidita da qualcosa, ma stranamente la cosa non la turbava, non quando bevendo un sorso di quella bevanda calda, notò che ricordava ancora come amava berlo e che glielo aveva preparato, proprio come se il tempo non fosse mai passato.
-Non hai bisogno di essere così scontrosa- disse, alzando lo sguardo, specchiandosi finalmente nei suoi occhi, ritrovando quello sguardo che per anni l'aveva accarezzata ogni giorno.
Quegli occhi dal colore così particolare…
Quegli occhi che per anni l'avevano fissata, facendola tremare…
Quegli occhi che la sera prima l'aveva guardata freddi e ostili…
Quegli occhi…
…che finalmente la stavano guardando di nuovo.
-Usagi ha invitato tutte a casa sua…- affermò, guardandola in attesa della sua reazione.
-Usagi? -
-Volevo chiederti se ti va di venire con me…- continuò, alzandosi e avvicinandosi a lei per mettere la tazza sul ripiano -pensavo ti facesse piacere rivederla-
Aprì l'acqua per lavare la tazza, restando ferma a pochi centimetri da lei, ponderando la sua reazione. Aveva sempre avuto un debole per Usagi e ora voleva usare questa sua debolezza per avvicinarsi di nuovo a lei.
-Scusa- la sentì mormorare, mentre si voltava per mettersi al suo fianco, con la tazza ancora stretta tra le mani.
-Io ora devo andare… fammi sapere se vuoi venire- disse, chiudendo l'acqua e afferrando uno straccio per asciugarsi le mani.
-Esci? Dove vai? - le chiese, spostandosi di nuovo per guardarla.
-Ho un appuntamento…- si limitò a risponderle, evitando di guardarla perché aveva la sensazione che nominarlo avrebbe rovinato tutto.
-Puoi dire il suo nome…-
La vide distogliere lo sguardo e tornare di nuovo a guardarla con distacco, mentre cercava una qualsiasi scusa per non fissarla.
-Ho sbagliato a portarlo con me… ti chiedo scusa- dichiarò, lasciando cadere lo straccio sul ripiano -non era mia intenzione… non volevo farti del male, Haruka- fece un passo verso di lei -Haruka… sei stata lontana per così tanto tempo che…Haruka? - appoggiò la mano sul suo braccio -Guardami per favore-
Sorrise quando vide la bionda voltarsi per guardarla
-Mi sei mancata così tanto Haruka- bisbigliò, fissando le sue labbra -mi è mancato pronunciare il tuo nome- continuò, ricordando il calore e la dolcezza delle sue labbra -mi è mancato sentire le tue labbra pronunciare il mio nome-
-Michiru…- la sentì sussurrare con voce incerta.
Chiuse gli occhi facendo suo quel sussurro anche se non sapeva spiegare il suo tono: non sapeva se era dovuto alle sue parole o semplicemente aveva pronunciato il suo nome come lei desiderava.
-Ci sarà tempo per litigare, per affrontare tutto quello che è successo- strinse forte le dita intorno al suo braccio -non oggi Haruka… non adesso…ci siamo appena ritrovate…-
Restarono a guardarsi in silenzio, fissandosi intensamente. Avvertiva un calore pervaderla in tutto il corpo sotto lo sguardo attento dei suoi occhi, sussultando quando avvertì le dita di Haruka posarsi sulla sua mano.
-Ho capito- la sentì sussurrare -Ora vai… noi ci vediamo dopo-
Fece un passo verso la bionda e…non sapeva se fosse giusto o sbagliato, non sapeva cosa fosse quel sentimento che aveva la capacità di sconvolgerla nel profondo, riusciva solo a concepire il desiderio, il bisogno di farlo: le circondò la vita con le braccia e si strinse a lei, accogliendo quel calore che l'aveva travolta il giorno prima e che le faceva bruciare tutto il corpo.
-Sono contenta che sei tornata- mormorò, stringendola forte e nascondendo il volto nel suo collo.
Il suo cuore iniziò a battere furiosamente quando il profumo di Haruka inondò le sue narici: avvertì il corpo della bionda irrigidirsi a quel contatto e si sentì una persona terribile perché sapeva cosa significasse quell'abbraccio, lo sapeva e non si era minimamente fermata a pensare a come avrebbe reagito l'altra. Il desiderio di stringerla, di sentire di nuovo quella magnifica sensazione del suo corpo schiacciato al suo era stata troppo potente da reprimere.
-Aspetti da molto? -
Dopo quell'abbraccio si era imposta di allontanarsi da lei, perché la sensazione del corpo caldo di Haruka l'aveva destabilizzata e la paura di commettere uno sbaglio, l'aveva spinta ad uscire.
Prima di quella sera il loro rapporto era stato puramente platonico, anche se si sfioravano era sempre riuscita a tenere sotto controllo le sue emozioni, ora invece sembrava impossibile staccarsi dalla sua pelle. Era davvero difficile starle accanto senza fermarsi a fissare le sue labbra che moriva dalla voglia di sentire di nuovo sulle sue.
-No- rispose Toy, stringendola tra le braccia e appoggiandole un bacio casto sulle labbra.
Tra le braccia di Toy si sentiva al sicuro: lui aveva la capacità di tranquillizzarla e la cosa le era sempre piaciuta, si era sempre detta che il suo uomo doveva avere la capacità di renderla tranquilla, ma in quel momento tutta quella tranquillità aveva un sapore amaro, perché la portò a desiderare quel turbamento che l'aveva scombussolata nello stringersi ad Haruka.
Spalancò gli occhi sconvolta quando si rese conto di star paragonando le emozioni che le faceva provare Toy con quelle provate con Haruka.
-Stai bene? - le chiese Toy staccandosi per poterla guardare in volto -sembri preoccupata- continuò, sfiorandole delicatamente il viso con le dita.
Si sentì una persona orribile per la seconda volta nel giro di pochissimo tempo, perché non riusciva a non pensare ad Haruka e alle sue braccia, al suo profumo, ai suoi occhi, alle sue labbra…
Senza riflettere afferrò il viso di Toy e lo avvicinò al suo, per poi baciarlo delicatamente.
Chiuse gli occhi con la speranza di provare almeno la metà di quello che aveva provato stringendosi a lei ma fu tutto inutile: le labbra di Toy la stavano baciando e lei non provava nulla, nemmeno quando lui la sfiorò con la lingua inducendola a schiudere le labbra per approfondire il bacio. Con disperazione si aggrappò alla sua maglietta, approfondendo freneticamente il bacio nella speranza di provare qualcosa.
-Sicura di stare bene? - le chiese, quando si staccarono continuando a guardarla.
Annuì, incapace di parlare ancora sconvolta per quello che era appena successo. Aveva paragonato il suo uomo con la sua migliore amica, aveva usato lui per cercare di dimenticare lei… e la cosa peggiore non era riuscita a provare nulla.
Toy le afferrò la mano e la condusse all'auto, riusciva a percepire il suo sguardo che continuava a fissarla anche mentre metteva in moto.
-Come è andata con Haruka? -
-Perché me lo chiedi? - domandò, cercando di mascherare il sussulto che aveva provato nel sentirlo nominare il suo nome.
-Ieri mi era sembrato che… la tua amica sembrava un po'…-
-Cosa? -
-Michiru lei sembrava infastidita da qualcosa… e visto come ti ha stretta forte a sé… non ci vuole un genio per capire che il motivo del suo scontento fossi io-
-Certo tu non ti sei comportato diversamente- lo accusò, sentendosi infastidita dalle sue insinuazioni.
-Come scusa? -
-Tutto quel toccare… non perdevi occasione per spiattellarle in faccia che… sembravi un cane che marca il suo territorio-
-Marca il suo…- parcheggiò davanti alla casa dei genitori di Michiru e si voltò per guardarla negli occhi -Ho bisogno di marcare il territorio, Michiru? -
-Non dire sciocchezze- protestò per poi abbassare lo sguardo di fronte allo sguardo scettico di Toy -non volevo dire questo- mormorò, sentendosi stupida per averlo accusato.
-E allora di cosa mi stai accusando? Un uomo marca il territorio quando si sente minacciato da qualcuno- affermò, fissandola dritta negli occhi -dovrei sentirmi minacciato? -
Dovrei sentirmi minacciato?
Non era riuscita a rispondere alla sua domanda.
Avrebbe dovuto rassicurarlo, dargli del matto, dirgli che lo amava e che Haruka era solo un'amica….
Avrebbe dovuto baciarlo e fargli capire che nel suo cuore c'era posto solo per lui, e invece…
-No-
Si era limitata a sussurrare con pochissima convinzione quella semplice parola, sperando di apparire convincente, scendendo dall'auto con il cuore che le batteva forte, perché mai come in quel momento si era ritrovata a rimpiangere gli ultimi sei mesi della sua vita.
-Buongiorno ragazzi-
Alzò il viso per specchiarsi negli occhi di sua madre che la guardavano sempre con affetto e che, sin da quando era piccola, aveva sempre avuto la capacità di capirla e di rispettarla. Ogni volta che aveva qualcosa che la turbava sua madre lo capiva subito e, con discrezione e sensibilità, trovava sempre un modo per aiutarla.
Ora non credo mi aiuteresti!
-Ciao mamma- rispose, imponendosi di sorridere -Come ti senti? - le chiese, avvicinandosi per salutarla con un bacio sulle guance.
-Sto bene tesoro- rispose la madre, stringendola forte tra le braccia -sto bene- ripeté, guardandola intensamente negli occhi.
-Buongiorno signora-
-Non chiamarmi signora- protestò la donna, staccandosi dalla figlia -mi fa piacere che tu sia venuto a pranzo, Toy-
Rimase a fissare la madre parlare amorevolmente con Toy chiedendosi come avrebbe reagito se invece di lui ci fosse stata lei…
-Ti aspettavo ieri, come mai non sei venuta? -
-Non ricordo di averti detto che sarei venuta- ribatté, dirigendosi in sala da pranzo.
-Tuo padre voleva salutarti prima di partire-
-Davvero? - chiese scettica -beh avrebbe dovuto dirmi che sarebbe partito- rispose, sedendosi mentre tentava di controllarsi, perché sapeva benissimo che il padre non aveva avuto nessun voglia di salutare lei, piuttosto avrebbe voluto salutare lui.
I suoi rapporti con il padre erano sempre stati un po' tesi, fin da bambina suo padre si era sempre mostrato più freddo rispetto alla madre, poi quando aveva presentato loro Haruka dicendo di volersi trasferire con lei a pochi chilometri di distanza da loro, le cose erano palesemente peggiorate.
-Ci deve scusare, non sapevamo della partenza di suo marito… siamo andati all'aeroporto…-
-Lo chiamerò dopo- lo interruppe Michiru, lanciandogli uno sguardo d'avvertimento.
-All'aeroporto? - chiese la madre curiosa.
-Sì, Haruka è tornata- rispose Toy, ignorando completamento lo sguardo di Michiru.
-Haruka? - mormorò la madre voltandosi per guardarla negli occhi.
-Sì la coinquilina di Michiru-
-Sa benissimo chi è Haruka, Toy-
-Frequenti ancora quella ragazza? Credevo che adesso che frequenti…-
-Cosa? Che adesso che c'è lui avrei dovuto cacciarla fuori di casa? - ringhiò verso la madre -Dalla sua casa, mamma? -
-Non sto dicendo questo- cercò di difendersi la donna, visibilmente scossa dalla reazione della figlia.
-Vi ho già spiegato come stanno le cose. È mia amica e non ho nessuna intenzione di…- si bloccò un attimo chiedendosi perché continuava ancora a sperare che un giorno avessero accettato la presenza della bionda nella sua vita.
Era tutto inutile.
-Sai che c'è mamma non mi interessa nulla… pensa quello che vuoi. Tu e papà pensatela come volete-
Ricordava ancora la reazione della madre quando la vide la prima volta…
Quella mattina, quando era entrata in cucina aveva trovato sua madre intenta a bere il suo caffè, leggendo il giornale, comodamente seduta sulla sedia accanto al tavolo.
-Buongiorno- aveva salutato, dirigendosi a prendersi la sua dose di caffè giornaliera.
-Buongiorno tesoro- aveva riposto, chiudendo il giornale per conversare con la figlia -oggi hai lezione di violino? -
-Sì, non mi aspettare per pranzo- rispose, sedendosi per iniziare la colazione.
-Ti ricordi vero della cena di stasera? -
-Come potrei dimenticarla-
-Michiru per favore… devi solo cenare con noi poi potrai ritirarti in camera per un importante compito da consegnare per il giorno dopo-
-Sai bene che lui non me lo permetterà- protestò, afferrando un biscotto e portandoselo alle labbra -almeno che tu…- lasciò la frase in sospeso, guardando la madre in modo allusivo.
-Ti aiuterò io- rispose, sorridendo mentre afferrava la sua tazza per riporla nell'acquaio.
In ogni cena di lavoro, suo padre non perdeva occasione per mostrarla a suoi colleghi sperando nella presenza di un figlio che potesse interessarsi a lei ed era solo grazie all'appoggio di sua madre che era riuscita in più di un'occasione a evitare quella tortura. Restare ad ascoltare due uomini che parlano di lavoro era davvero noioso.
-Michiru dovevi incontrarti con un ragazzo? -
-Un ragazzo? - chiese sorpresa, voltandosi e trovando sua madre intenta a guardare dalla finestra.
-C'è un ragazzo vicino al nostro cancello-
-E solo perché si è fermato lì credi che io lo conosca? -
-Indossa la divisa della tua scuola-
-Non conosco nessun…- spalancò gli occhi e il cuore iniziò a battere furioso, quando l'idea di chi potesse essere prese vita nella sua mente.
-Ha una moto? -
Ricordava benissimo l'emozione che aveva provato nel vederla fuori al suo cancello, le magnifiche sensazione che aveva avvertito quando le aveva dato il suo casco, offrendole un passaggio per la scuola. Il batticuore che l'aveva assalita e che non era scomparso nemmeno quando era torna in casa per prendere la borsa.
Ricordava benissimo l'espressione del viso della madre quando le aveva detto che non era un ragazzo, ma la sua amica Haruka e che era venuta a prenderla per portarla a scuola.
-Una ragazza? -
-Sì mamma, ti avevo parlato della mia amica Haruka- rispose, prendendo la tazza del suo caffè per riporla nell'acquaio -è venuta per offrirmi un passaggio a scuola-
-Non avrai intenzione di salire su quella moto? -
Il volto sconvolto della madre la fece sorridere
-Non ti preoccupare, Haruka sa guidare bene- cercò di rassicurarla.
-Tu come lo sai? Ci sei già salita? -
-Devo andare mamma-
Era uscita da quella casa troppo emozionata per rendersi conto della vera reazione di sua madre, per capire che non avrebbe mai accettato la loro amicizia. Per capire che forse i suoi genitori avevano intuito fin dall'inizio cosa avrebbe portato quel legame.
-Non sapevo che i tuoi genitori non accettassero la tua amicizia con Haruka-
Dopo aver detto alla madre che non le importava cosa credesse, l'atmosfera era diventata improvvisamente pesante. Toy aveva cercato di cambiare argomento, per cercare di ristabilire la tranquillità di poco prima, ma ormai lei aveva altri pensieri per la testa e ogni conversazione che era stata intrapresa, era risultata forzata.
-Non credo ti riguardi- rispose, pentendosene subito dopo. Non era certo colpa sua se i suoi genitori non avevano mai accettato la bionda
-Scusa- sussurrò, voltando lo sguardo verso il finestrino. Erano diretti a casa di Usagi e non era sicura di essere dell'umore giusto per affrontarle insieme.
Non credeva di avere la forza di vedere gli occhi della bionda illuminarsi alla vista di Usagi né tantomeno di vedere le guance di quest'ultima tingersi di rosso ad ogni commento esplicito dell'altra.
-Se lo avessi saputo, avrei evitato di dire del suo ritorno- mormorò, guardando la strada dritto davanti a sé. Dal suo tono si capiva benissimo che non aveva gradito il suo comportamento.
-Mi dispiace- bisbigliò, continuando a fissare le case che scorrevano davanti ai suoi occhi. La verità era che aveva sempre cercato di tenere lontano Haruka da lui, dai suoi genitori, da tutti quelli che avrebbero giudicato il loro rapporto.
In fondo al suo cuore aveva sempre saputo che lei era speciale: sin dalla prima volta che l'aveva vista, il suo cuore aveva risposto al richiamo dei suoi occhi.
-L'ho conosciuta un pomeriggio, l'aula del progetto d'arte era inagibile quindi ci hanno uniti al corso di recupero di matematica e Haruka dava ripetizioni- chiuse gli occhi ricordando quel pomeriggio.
-Sono rimasta subito affascinata dal suo modo di scherzare con l'insegnante senza mai oltrepassare il limite. Sai correvano delle voci su di lei, ma io…lei era diversa-
-Sei molto legata a lei- affermò, quando Michiru restò in silenzio.
-Me lo stai chiedendo? -
-No- dichiarò deciso -Io c'ero quando è partita. Ho visto come sei stata male-
Rimase un istante a fissarlo, non sapendo cosa dire: aveva sofferto ma lui non aveva la minima idea di quanto avesse sofferto.
-Sì, siamo molto legate- mormorò, abbassando il viso.
-Perché i tuoi non accettano la vostra amicizia? -
-Loro non accettano Haruka-
-Cosa significa? -
-Significa che sono persone bigotte che non riescono ad accettare una ragazza che non ha paura di quello che sente e prova-
-Mi piacerebbe conoscerla meglio- affermò, spegnendo il motore accanto all'abitazione di Usagi -le cose non sono andate proprio bene tra noi e ammetto che è stata un po' anche colpa mia, ma se per te è così importante, cercherò di rimediare- dichiarò, slacciando la cintura di sicurezza per voltarsi.
-Grazie- sussurrò con un groppo in gola, perché si sentiva terribilmente in colpa nei suoi confronti -so che lo fai per me… grazie-
-Non devi ringraziarmi- sussurrò, accarezzandole delicatamente il viso -lo faccio perché ti amo-
Ti amo
Pronunciava quelle due parole con tanta naturalezza, mentre per lei era così difficile solo pensarle quelle parole…
Ed ogni volta che lo faceva non erano mai rivolte a lui…
Appoggiò la mano su quella di Toy e chiuse gli occhi, accogliendo le labbra di lui che delicatamente si appoggiarono sulle sue.
Si lasciò andare allo schienale, quando lui si spinse verso di lei sfiorandola con la lingua. Schiuse le labbra con la consapevolezza di non riuscire a provare nulla nemmeno dopo avergli sentito pronunciare quelle parole.
Lui l'amava davvero, riusciva a capirlo dal trasporto che metteva in ogni bacio, da come le sue dita la sfioravano in cerca di quell'intimità che sempre più spesso gli negava, di come i suoi occhi la bramavano, di come dava vita a quelle due importantissime parole con tanta semplicità… eppure lei non riusciva a ricambiarlo.
Non riusciva proprio a provare quel fuoco che le faceva ribollire il sangue ogni volta che chiudeva gli occhi e pensava a lei.
Sussultò debolmente quando avvertì le dita di Toy sforarle l'orlo della maglietta, aprendo gli occhi di scatto quando sentì qualcuno bussare al finestrino.
-Ma chi…-
Si scostò da lei, irrigidendosi quando vide chi li aveva interrotti, sbuffò mentre schiacciava il pulsante per abbassare il finestrino.
Avvertì le guance bruciarle quando i suoi occhi incontrarono quelli della bionda, che la fissava con sguardo indecifrabile.
-Dovreste sapere che certe cose non si fanno in pubblico- affermò la bionda continuando a fissarla, inchiodandola lì su quel sedile, impedendole di fuggire dai suoi occhi.
-Che ci fai qui? - ringhiò Toy, lanciandole uno sguardo d'odio.
-Ho un appuntamento con Michiru-
-Non mi hai detto di avere un appuntamento con lei! - protestò, voltandosi vero di lei.
-Io non…- non riuscì a parlare, troppo imbarazzata per quello che era appena successo e lo sguardo indecifrabile della bionda non l'aiutava.
-Siamo in ritardo, muoviti! -
-Dai vai- mormorò Toy, voltandosi verso di lei e sfiorandole il viso -vieni da me stasera? -
-Sì Michiru, ti accompagno da lui stasera? -
Non riusciva a capire dove volesse arrivare con quella domanda, sapeva solo che il suo scopo era quello di metterla in difficoltà e la cosa la fece arrabbiare. Ricambiò la carezza di Toy e guardando la bionda dritta negli occhi, avvicinò le labbra alle sue per depositargli un bacio a fior di labbra.
-No, serata tra donne. Ti chiamo dopo- bisbigliò, lasciandogli un ultimo bacio sulle labbra, soddisfatta della reazione della bionda.
L'affiancò senza dire una sola parola, mentre fissavano entrambe l'auto di Toy allontanarsi.
-A che razza di gioco stai giocando? - ringhiò la bionda, fissandola con occhi furiosi.
-Io non sto affatto giocando. Quella che gioca sei tu, non io- rispose, ostentando una calma che era ben lungi da provare.
-Stai cercando di provocarmi, Michiru? -
-Provocarti? -
-Cazzo Michiru, perché diavolo l'hai baciato? -
-Come scusa? -
-Stai cercando di punirmi? - domandò, sorridendo sarcastica -ci stai riuscendo benissimo-
-Ma a cosa ti riferisci?-
-Al fatto di averti lasciata sola per sei mesi…-
-Continuo a non capire di cosa tu mi stia accusando-
-Prima di partire ti ho detto che mi faceva male vederti con lui e… continui a spiattellarmi in faccia…-
-Non hai alcun diritto di…-
-Ce l'ho dal momento che…
-No, Haruka l'hai perso quando hai deciso di andare via- dichiarò, allontanandosi da lei e mettendo fine a quella discussione.
