Li lasciai lì, soli contro un mondo che non gli apparteneva, ma che alla fine avrebbero protetto con la loro stessa vita. Avevo concesso loro un dono che pochi potevano vantarsi d'aver ricevuto e che ora dovevano decidere come usare.

Flashback

Guidavo in silenzio per le strade di Tranquility con i miei ospiti tesi, impauriti e ancora sotto shock, seduti nei sedili posteriori della mia auto.

Avrei forse dovuto iniziare a spiegare il motivo della loro presenza in questo mondo parallelo, anche se loro ancora non se ne erano resi conto, ma sapevo che quando sarebbero stati pronti per ricevere informazioni avrebbero rotto il silenzio che ci circondava.

Nel nostro piccolo viaggio arrivammo ad un incrocio con un semaforo rosso che mi fece fermare e nel lasso di tempo che anticipava lo scatto del verde i miei giovani ospiti decisero che era giunto il momento di parlare.

Fu così che quello che si può definire il capo del gruppo, cioè Matteo, intervenne per primo chiedendo "quindi lei è veramente Dio?".

Mi misi a ridere, questa cosa doveva essere ancora assimilata dai poveretti.

Con un sospiro risposi "si io sono Dio. Ma per favore datemi del tu, non servono formalità".

Con un colpo di tosse Paolo cercò di soffocare "più facile a dirsi che a farsi", ma non riuscì molto bene. Ridacchiando dissi ai ragazzi "forse è vero. Fate così, consideratemi come un vecchio amico che sa che ci sono cose più importanti che volete chiedergli" nel frattempo scattò il verde e il nostro piccolo giretto ripartì.

Per fortuna fu Asia che fece la domanda fatidica che incombeva sulle loro giovani menti "perchè noi?".

Li guardai dallo specchietto retrovisore "cari ragazzi, da quando il mondo e tutti gli universi sono stati creati ho visto i miei figli combattersi tra di loro per cose banali come la razza, la religione, il potere, la libertà di parola e l'amare chi si vuole. E' vero, tutto questo ha portato all'evoluzione della mente umana, ma a quale prezzo!? Morte, distruzione, sofferenza e soprattutto la perdita della speranza, e quindi con essa della voglia di vivere!".

Con una piccola risata e una scrollata di spalle continuai "detto questo naturalmente non voglio fare la paternale a nessuno per carità", il giovane Paolo si fece avanti e con fermezza disse "no, hai tutto il diritto di lamentarti sul comportamento di noi uomini! Io stesso molte volte mi vergogno di essere un essere umano, infatti è per questo che cerco di essere me stesso e non come vogliono gli altri!".

Il mio viso s'illuminò di gioia e con una grande risata battei le mani sul volante e dissi "esatto! È proprio per questo! Perchè voi siete diversi dagli altri! Condividete tra voi gli stessi ideali e sapete di non essere perfetti, ma accettate queste imperfezioni che vi rendono unici rispetto al resto della gente che vi circonda! Io non vi ho scelto perchè siete superiori o speciali rispetto agli altri uomini, ma per il vostro cuore e perchè siete voi stessi".

Per un attimo mi fermai per far passare una giovane donna sulle strisce pedonali, fu in quel momento che Matteo chiese "anche se quello che hai detto spiega le tue ragioni personali per le quali ci hai portato in questo posto, noi non sappiamo ancora in realtà il vero motivo per il quale ora ci troviamo a migliaia di chilometri da casa!".

Intervenne Asia che con serietà disse "infatti! Hai detto che non siamo speciali, ma semplicemente diversi! Quindi quale sarebbe lo scopo di questo viaggio?" come quando si inizia a camminare da piccoli, un passo alla volta, stavo man mano rispondendo a tutti i dubbi e le domande che la loro mente stava formulando, cercando di avvicinarmi con cautela al momento della vera rivelazione. Ormai mancava solo un'ultima, ma anche semplice, domanda che mi avrebbero dovuto rivolgere per farli arrivare alla verità! Paolo con calma disse "cosa dovremmo fare?".

Ah, eccola! La fatidica domanda! Mi schiarii la voce e con calma iniziai a spiegare "bè ragazzi per incominciare a spiegarvi il motivo del vostro viaggetto dovrei dirvi un'ultima cosa su coloro che pensano di essere perfetti. Questi individui con la loro arroganza credono che tutto ciò che vogliono gli appartenga di diritto! Molte persone quando muoiono hanno la fortuna d'avere una seconda possibilità e quindi ritornare nel mondo che gli appartiene. Alcuni da questi imparano dall'esperienza, altri invece si credono immortali e la loro arroganza cresce fino a livelli improponibili", dietro di me Asia ridacchiò, ma subito dopo si fermò e si scusò dicendo "mi perdoni, è che questa descrizione mi ha ricordato un personaggio di un film. Scusate era inopportuno".

Mi misi a ridere "bando alle ciance ragazzi, un mio caro amico ha bisogno di una mano. I suoi figli combattono da troppo tempo ed il motivo per il quale lo fanno è proprio perchè l'arroganza di uno di loro non ha fatto che peggiorare. Purtroppo per lui non c'è nessuna speranza, ma per gli altri che lo seguono si! Se non per tutti, quasi. C'è chi sta cercando di fermarlo e riportarlo sulla retta via, ma con grandi sacrifici".

Matteo alzò le mani dicendo "aspetta un momento! Se i suoi figli litigano che cosa centriamo noi!? Non può fermarli da solo?" lo guardai di nuovo dallo specchietto retrovisore e con calma gli risposi "lui è proprio come me, con le mani legate. Io e il mio caro amico Primus l'altro giorno parlavamo appunto di quanto fosse difficile creare e mantenere la pace senza dover intervenire direttamente" contemporaneamente tutti e tre i miei ospiti urlarono "COSA!?".

Intuì che da quel momento probabilmente sarebbero andati nel panico, quindi decisi di parcheggiare vicino ad un negozio di fiori, spensi la macchina e mi girai in modo da poter vedere le loro facce shockate.

Sospirai e con calma chiesi "c'è qualcosa che non va?" iniziarono tutti e tre a balbettare cose incoerenti e senza senso.

Per mia grande fortuna sapevo perfettamente cosa stavano cercando di chiedermi "quindi secondo voi Primus è solo un personaggio inventato giusto?" loro annuirono con la testa ancora con un'espressione molto divertente a mio parere "allora, dovete sapere che nel nostro universo lui è stato introdotto come un'entità fantastica inventata dall'uomo, ma io ci ho messo lo zampino, infatti è bastato far sognare questa storia ad un ragazzo con un grande talento per trasformarla in quello che ora il mondo conosce come il mondo dei Transformers".

Sobbalzando per primo dallo stupore Paolo chiese "quindi tutte le storie che conosciamo sono vere?", ridendo sotto i baffi dissi "no! Diciamo che la storia originale è stata usata per il primo film, mentre il resto è solo invenzione della mente umana e devo ammettere che hanno fatto un ottimo lavoro".

Quasi saltando dal suo posto a sedere Asia chiese con entusiasmo "quindi tutto quello che è successo nel primo film è reale? Esiste quel tipo di mondo?" la sua gioia mi riempì il petto. Quello che mi chiedevo era dove riuscisse a prendere la forza di ricucire il cuore dalla sofferenza che provava.

Naturalmente avevo visto tante di quelle guerre e di quei morti, che il suo problema messo a paragone non era grave, ma nella sua vita quel piccolo mondo che si era creato proprio ora combatteva una battaglia troppo grande per poterla affrontare da sola. Con mio grande sollievo però lei ce la faceva! Per un attimo mi ero perso nei miei pensieri, udì per un pelo le parole che uscirono dalla bocca di Matteo " vuoi dire che gli Autobot e i Decepticon esistono? Impossibile!" io lo guardai alzando un sopracciglio e lui chiuse la bocca immediatamente.

Poi mi rivolsi di nuovo ad Asia "certo che esistono! In questo momento vi ci trovate dentro!".

Subito iniziarono a guardare fuori dai finestrini nel tentativo di avere la conferma della mia affermazione, poi Paolo intervenne rivolgendosi a me "aspetta! Perchè siamo qui? Non vorrai mica farci fermare la loro guerra?".

Dopo questa domanda decisi di non perdere più tempo e ad arrivare al sodo.

La mia faccia divenne seria e guardando ognuno di loro negli occhi dissi "ora ragazzi ho bisogno che rimaniate in silenzio ed ascoltiate il perchè della vostra presenza qui".

Loro non parlarono, fecero solo un cenno con la testa. Bene ora avevo la loro più completa attenzione.

Prendendo un forte respiro iniziai "come sapete la loro guerra va avanti da molto prima che l'uomo si evolvesse e purtroppo Primus soffre immensamente per questo. Pensavamo che dopo la morte di Megatron la guerra sarebbe andata scemando fino alla completa estinzione, invece ahimè ci sbagliavamo. Primus non ce la fa più e mi ha chiesto d'aiutarlo". I ragazzi sembravano ascoltare attentamente e non ci furono interruzioni da parte loro, anche se si leggeva sui loro volti che avevano tante di quelle domande da farmi che aspettavano solo il mio permesso per iniziare a parlare. Mi voltai, accesi la macchina, uscii dal parcheggio e mi avviai verso la nostra destinazione.

Nel frattempo ricominciai a spiegare "Primus mi ha detto che sulla Terra del suo universo ha nascosto delle reliquie benedette da lui stesso. Esse erano troppo potenti per lasciarle nelle mani dei suoi figli su Cybertron e così le ha fatte sparire da lì e le ha nascose qui. Mi disse che bisognava utilizzarle solo come ancora di salvezza nel caso la guerra fosse continuata, e visto come stanno andando le cose di questo passo penso proprio che non finirà. Purtroppo queste portatrici di speranza non possono essere toccate da nessuno di questo universo, ed ecco che qui entrate in gioco voi!".

Eravamo a metà strada sulla via per la nostra destinazione finale e per fortuna c'era ancora tempo per spiegare, quindi mi schiarii la voce e continuai dicendo "dato che voi non appartenete a questo mondo siete gli unici che potete usare le reliquie, così vi ho portati qui per far in modo che la sua volontà si compia e salviate i suoi figli dalla distruzione. Ora sta a voi scegliere se aiutarlo o meno, io non vi costringerò a farlo, infatti vi sto chiedendo un favore. Cosa ne pensate?".

Ci fu silenzio per un po', poi Matteo si fece avanti "prima di dare una risposta vorrei sapere cosa intendevi quando hai detto di aver fatto solo quello che ti abbiamo chiesto".

"Ah! Giusto!" ridacchiando leggermente gli risposi "bè è semplice, ognuno di voi ha espresso un desiderio che per qualche fortuita coincidenza era legato con quello degli altri due. Era la prima volta che mi succedeva una cosadel genere, così li ho esauditi! Semplice!".

Matteo venne spinto indietro sul sedile da Paolo che mi chiese "quei messaggi ce li hai mandati tu! Ma perchè!?", io gli risposi "semplicemente per curiosità".

Dallo specchietto vidi le loro facce sbalordite e per questo risi di cuore.

Fu Asia che poi con voce cupa mi chiese "ma se noi accettiamo questo compito così rischioso alla prima occasione potremmo morire! Non siamo mica dei supereroi! Come faremo a combatterli!?" la mia espressione si addolcì e con estrema sincerità le dissi"hai assolutamente ragione, ma non sono i supereroi che cambiano il mondo. Sono le persone normali come voi che ci riescono".

Il silenzio regnò per meno di cinque secondi, dopo di che accompagnando le mie parole con una grande risata, dissi "Ma naturalmente non vi manderei mai là fuori senza le adeguate precauzioni! Se ancora non ve ne siete resi conto non state neanche parlando la vostra lingua in questo momento!" immediatamente esclamarono in coro "COSA!?...E QUALE LINGUA STIAMO PARLANDO!?" e altre cose che non riuscii a capire perchè parlavano contemporaneamente.

Alzando la voce, ma non per ammonirli, dissi "ragazzi!" loro mi guardarono e si ammutolirono alla mia reazione.

Tornata la calma mi spiegai meglio "nel momento in cui vi ho portato in questo mondo diciamo che vi ho concesso delle capacità che vi permetteranno di adempiere a questa missione. Vi dico però in anticipo che non posso rivelare quali sono, si tratta di qualcosa che dovete scoprire da soli".

Nel parlare arrivammo a destinazione e parcheggiai vicino ad un bellissimo vialetto con l'erba verde e fiori di tanti colori piantati nel terreno.

Mi voltai verso di loro e con una mano indicai fuori dicendo "li è dove abiterete se doveste accettare la missione, mentre nel bagagliaio ci sono le vostre valigie. Mi scuso per essermi preso la libertà di farvele, dentro ci sono i vostri abiti. La casa è tutta sistemata, c'è l'acqua, la corrente elettrica e i beni di rima necessità di cui avrete bisogno, le bollette non sono un vostro problema, mentre per il cibo c'è una dispensa parecchio fornita, ma non durerà per sempre quindi credo che vi converrà trovarvi un lavoro. Questa è la vostra occasione di crearvi una nuova vita ragazzi", guardarono fuori con occhi spalancati poi Asia iniziò a gridare "ma quella non è la casa di Sam!?" guardai la casetta e con disinvoltura dissi "si è la loro. Penso che sia meglio per voi stargli vicino, non si sa mai. Allora?" li guardai e aspettai una loro risposta.

I ragazzi si guardarono tra l'un con l'altro per un attimo e poi si voltarono verso di me e insieme dissero "accettiamo", mentre io con un gran sorriso gli risposi "ne sono molto felice e anche Primus ve ne sarà grato. Ora però prima d'uscire dalla macchina vi avverto di una cosa", mi fissarono in attesa delle mie prossime parole "quello che sapete e che dovete fare non dovrà scoprirlo nessuno. Solo quando sarà il momento potrete rivelare la verità agli altri, e questo momento arriverà solo quando lo sentirete opportuno! Sono stato chiaro?" fecero un cenno col capo.

Con un sorriso dissi "bè ragazzi prendete i vostri bagagli, è tempo di andare".

Sia Matteo che Paolo scesero dalla macchina per prendere i bagagli, mentre Asia rimase dentro a guardarsi le mani.

Con calma le chiesi "si Asia? Hai qualcosa da chiedermi?", lei alzò gli occhi che erano rotti di tristezza e con quasi un sussurro mi rispose "se ti è possibile vorrei che dessi un'occhiata al mio fratellino. È rimasto solo in quella casa in cui abitiamo e vorrei che gli dessi una mano se ci fosse bisogno" la tristezza che provai in quel momento fu forte, ed io con voce dolce mi rivolsi a lei guardandola negli occhi "nelle tue preghiere di solito chiedevi sempre la stessa cosa, perchè ora un cambiamento improvviso?" per un attimo i suoi occhi si colmarono di rabbia, ma come era arrivata così se ne andò, ed essi tornarono di nuovo freddi senza nessuna emozione, questo mi preoccupava moltissimo.

Lei mi rispose dicendo "non m'interessa più di loro! Se vogliono rovinarsi la vita sono liberi di farlo, ma se ora che io non ci sarò vogliono rovinare anche quella del mio fratellino allora non me lo potrei mai perdonare". Le poggiai una mano sulla spalla cercando di calmarla, le feci l'occhiolino e le dissi "terrò un occhio su di lui, stai tranquilla".

Mi regalò un piccolo sorriso e mi ringraziò.

Poi io le diedi una pacca sulla spalla e le dissi "ora vai a raggiungere i tuoi amici! È ora di iniziare questa avventura!" lei mi fece un cenno con il capo e uscii dalla macchina.

Quando ebbero finito di scaricare le valigie dal porta bagagli abbassai il finestrino del passeggero e dissi "cari ragazzi ora è tutto nelle vostre mani. Mi raccomando fate attenzione" prima di chiudere il finestrino notai che il padre di Sam, che stava curando il suo vialetto, si era accorto della nostra presenza.

Alzando una mano feci un gesto di saluto e gli gridai "ciao Ron! Tratta questi giovanotti bene ok!?" lui ricambiando il saluto mi rispose "non preoccuparti Jim! Mia moglie sarà felice d'avere dei nuovi vicini!" mi rigirai verso i ragazzi che mi guardavano ancora con stupore, gli feci un l'occhiolino e dissi "in bocca al lupo!", poi chiusi il finestrino e partii.

Fine flashback

Ora erano soli contro un mondo estraneo pieno di pericoli che li aspettano ad ogni angolo. Chissà come se la caveranno.