Penultimo capitolo. Abbastanza movimentato e leggermente oltre le righe per le espressioni colorite di Jane! :D Un pò di rizzles in attesa del finale! Grazie ancora per i vostri commenti e supporto.
Dedicato a Stefy, Jane badass piace! ;)

Arrivati in ufficio raccontarono agli altri delle loro scoperte.
"A questo punto Robert Saury è l'uomo delle zucche, ora dobbiamo riuscire a incastrarlo e farci portare dai ragazzini prima che ne rapisca un altro o faccia di peggio". Disse Cavanaugh. "Il problema è capire quale sia il suo prossimo obbiettivo. Timothy e Peter per caso si conoscono? Frequentano la stessa scuola?" chiese Jane.
"Ora controlliamo" disse Frost facendo una rapida ricerca. "Sono nella stessa scuola ma non so se si conoscano, provo a sentire i genitori" concluse l'uomo.
"Riguardo al disegno, sembra proprio che Maura avesse ragione" disse Jane guardando verso la donna e facendole il gesto di avvicinarsi. "Secondo te questo disegno cosa vuol rappresentare?" continuò mostrando il foglio al medico legale. La donna lo guardò. "Sembra che chi lo abbia disegnato volesse rappresentare un qualcosa che ha provato o ha fatto. Come ti dicevo Jane, il colpo che ha ucciso Alan Saury è stato portato dal basso verso l'alto esattamente come si vede in questo disegno. Quindi Robert ha ucciso suo padre quando era piccolo? Possibile che avesse avuto tanto coraggio e forza?" terminò Maura.
Jane scosse la testa. "Non so che dirti, quello di cui sono sicura è che dobbiamo muoverci molto più in fretta di lui, domani è Halloween e ho paura che sia l'ultimo giorno utile prima che accada qualcosa". Disse la donna bruna.
"Ho sentito i signori Heldon, i due ragazzini si conoscevano frequentano lo stesso parco oltre che la stessa scuola. Il parco è quello dove è stato rapito l'ultimo bambino" riferì Frost.
Jane guardò l'orologio. Erano quasi le cinque del pomeriggio. Fuori cominciava a farsi buio. Forse c'era ancora un possibilità di poter parlare con qualche ragazzino che si era ancora attardato al parco.
"Io vado a vedere se riesco a parlare con qualcuno magari hanno visto qualcosa o possono darci qualche informazione" disse la donna bruna. Prima che Korsak o Frost potessero dire altro il medico legale li anticipò.
"Vengo con te. Tanto per ora non posso fare di più, tutto quello che c'era da sapere il signor Saury l'ha detto" concluse la donna.
Jane le fece un sorriso, e annuì. Prese le chiavi della macchina dalla sua scrivania, la giacca e mettendo la mano dietro alla schiena di Maura l'accompagnò all'uscita.
"Ma quando si decideranno quelle due?" disse Frost sorridendo, guardando in direzione dell'ascensore. "La dottoressa Isles ha già deciso da un pezzo caro il mio Barry, ora tocca alla nostra donna tutta d'un pezzo svegliarsi" rispose Korsak ridendo.

Durante il tragitto le due donne rimasero immerse nei propri pensieri. Maura sapeva che Jane era inquieta e nervosa. Dopo anni di conoscenza e amicizia sapeva interpretare ogni singolo atteggiamento della sua migliore amica. Sapeva che fino a quando non sarebbe riuscita a salvare i due ragazzini non avrebbe avuto un solo attimo di pace. E l'amava anche per questo, la sua determinazione la rendevano davvero un gran poliziotto. Fece un sorriso.
"Cosa Maura?" le chiese la detective che oltre ad essere concentrata sulla guida lo era anche sul volto della donna bionda.
"No niente Jane, nulla di che" le rispose vaga.
"Dai Maura. Cosa sta macchinando il tuo splendido cervello?" le rispose con un sorriso.
"A quanto tu sia davvero un gran detective Jane Rizzoli" le rispose mettendole una mano sul ginocchio stringendolo. Jane voltò la testa un attimo solo per raccogliere lo sguardo del medico legale, per capire se stesse scherzando o altro. Poi senza dire nulla continuò a guidare. Sul suo viso era apparso un sorriso dolce.
Giunte al parco, videro che c'erano ancora alcuni ragazzini che giocavano. Jane si avvicinò a loro mostrando il distintivo.
"Figo! Sei davvero un poliziotto? Anche io voglio diventarlo!" chiese un ragazzino dai capelli rossi che si era avvicinato.
La donna sorrise, abbassandosi alla sua altezza. "Certo! Senti ho bisogno di aiuto tra colleghi ci si capisce vero? Tu eri presente quando hanno portato via Peter Ross? Lo conosci per caso?" chiese strizzando l'occhio.
Il ragazzino annuì vigorosamente. "Sì, ero a giocare con gli altri e ho sentito Peter che urlava! Poi l'uomo delle zucche lo ha caricato di fretta sul suo furgone e non sono riuscito a fermarlo" disse tirando un calcio ad un sasso, evidentemente frustrato.
"Hai visto qualcosa di strano? Hai mai parlato con l'uomo delle zucche?" proseguì Jane.
"No, la mamma mi ha detto di stare attento e di non avvicinarmi a nessuno che non conosco. Però l'altro giorno quando sono tornato dal campo delle zucche con papà, sai quello dove le vendono? L'ho visto che parlava con il signor Coswork" rispose.
"Dici che hai visto l'uomo delle zucche? Sei sicuro?" Gli occhi di Jane lo fissarono. Il ragazzino annuì ancora. "Sicurissimo, erano in fondo al capanno parlavano tanto e sembravano arrabbiati, anzi il signor Coswork era molto arrabbiato" concluse.
"Sei stato davvero molto utile, come ti chiami?" le chiese la donna.
"Luke Raley, abito in fondo a quella via, la casa con lo steccato bianco e con quella grande zucca" rispose con un sorriso enorme.
"Diventerai un grande detective Luke, se deciderai di entrare nella polizia passa a trovarmi" le rispose alzandosi e scompigliando i capelli del ragazzino.
Maura aveva seguito in silenzio tutta la scena. Era sempre sorpresa di come Jane riuscisse ad interagire con tanta naturalezza e dolcezza con i ragazzini. Non appena Luke corse via però notò il cambio di espressione della sua migliore amica. Era tornata il duro detective.
"Maledetto figlio di un cane" disse tra i denti "E diceva di non sapere nulla eh, ora andiamo a fargli una visitina, sali in macchina che è ora di smetterla di farmi prendere in giro" concluse con aria arrabbiata. Maura pensò. "Pover'uomo come non vorrei essere al suo posto" e salì.
Appena arrivarono al banchetto del venditore, la donna bruna scese di corsa dall'auto e si scagliò contro il contadino che stava portando dentro al capannone le ultime zucche invendute della giornata, prendendolo per il bavero e sbattendolo più volte contro la parete della costruzione.
"Allora a che diavolo di gioco stai giocando eh" gli ringhiò contro.
L'uomo rimase sconvolto senza parole, cercando di proteggersi il viso. "Ehy io non so nulla, che cosa vuoi da me!" rispose.
Jane strinse ancora di più la presa. "Non conoscevi il precedente proprietario del terreno vero? E allora perchè ci stavi parlando l'altro giorno, eh! EH!" gridò continuando. "E vedi di non farmi perdere ancora tempo prezioso pezzo di merda, altrimenti giuro che ti spacco la faccia subito" e alzò un pugno verso l'uomo.
Maura aveva paura che la sua amica perdesse il controllo e cercò di smorzare la situazione chiamandola dolcemente. "Jane... calmati ora, portiamolo in centrale" si avvicinò alla donna bruna mettendole una mano sulla spalla, lentamente. La detective si calmò, sbuffando.
Mentre stavano per caricare l'uomo in macchina videro arrivare in lontananza il furgoncino bianco. Subito Jane spinse l'uomo dentro alla vettura, e salì in fretta gridando a Maura di fare lo stesso.
Una sgommata feroce che fece fumare le ruote. La donna bruna saldamente aggrappata al volante pigiò la tavoletta dell'accelleratore al massimo. Lanciandosi all'inseguimento del furgone che nel frattempo aveva fatto una manovra contromano per scappare. L'uomo nel sedile posteriore continuava a lamentarsi e agitarsi facendola innervosire. "Stai zitto maledetto stronzo!" sibilò la donna al volante. "Maura mettigli le manette fissandolo alla maniglia in alto. Così sta fermo. E se non la smetti di piagnucolare ti infilo un fazzoletto in quella tua dannata bocca" gridò.
Il medico legale prese le manette ed eseguì l'ordine, non senza una certa difficoltà. Poi tornò a sedersi e reggersi con attenzione al sedile, guardando in direzione della sua migliore amica. Dopo diversi chilometri il furgoncino prese una strada secondaria poco sterrata. Avendo un certo vantaggio riuscì a far perdere le tracce. Jane rallentò un po' fermandosi per capire da che parte fosse andato.
"Bastardo maledetto" disse mollando un pugno sul volante. Si girò verso Maura. "Dove diavol..." non terminò la frase. Il furgoncino si lanciò a tutta velocità verso di loro schiantadosi contro con un impatto fortissimo che fece perdere i sensi agli occupanti della vettura.

Jane fu la prima a riprendersi, sentiva la fronte e il sopracciglio doloranti, si accorse di essere legata con le mani dietro a se, anche le gambe erano bloccate dalla corda. Cercò di capire dove fossero finite. Notò che erano sedute su un sacco di fieno, fuori era ancora buio ma non tanto da non permetterle di vedere qualcosa. Cercò di mettersi in piedi ma non ci riuscì. "Merda!" disse ad alta voce. Si accorse che Maura si era svegliata. "Jane...dove... dove siamo". Mormorò cercando di togliere la nebbia dalla sua testa.
"Non ne ho idea, deve averci portato qui dopo che ci è venuto addosso" rispose.
Anche Maura si accorse di essere legata, a differenza di Jane aveva le mani davanti, i polsi legati e le braccia strette attorno al suo busto fermate anch'esse da una corda, le sue caviglie bloccate. Si accorse che la sua amica aveva del sangue che colava dalla tempia. "Jane, sei ferita, stai bene?" le chiese preoccupata.
"E' solo un graffio, dobbiamo cercare di slegarci in qualche modo, solo che è stato dannatamente bravo ad immobilizzarci" disse Jane tentando di arrivare alle sue gambe. Dopo alcuni minuti di tentativi urlò frustrata.
"Merda, merda! Maledizione non ci arrivo!" Maura la guardò. "Avvicinati più che puoi a me Jane, se riesci a portare le tue gambe qui davanti posso tentare di slegarti. Le mani non riesco, le hai troppo in basso e io più di tanto non riesco a muovere le mie" disse la donna bionda.
Jane rotolò verso la donna, portandosi più vicino possibile. Ora poteva tentare. Dopo un tempo che sembrava interminabile la perseveranza di Maura venne premiata. Jane scattò in piedi cercando un oggetto qualsiasi per poter tagliare le corde. Ma Robert era stato più furbo di lei e non aveva lasciato nulla di adatto.
"Cazzo, non c'è niente! E ora come accidenti facciamo?" ringhiò Jane. Poi fissò Maura. "Devo riuscire a liberare le tue mani" le disse, avvicinandosi, si mise in ginocchio di fronte al medico legale.
"Come pensi di fare Jane, le tue mani so..." non terminò la frase. La detective si chinò fino al suo busto, fino a quando non raggiunse con la bocca i suoi polsi. Prese tra i denti la corda tentando di lavorare sul nodo. Il respiro caldo di Jane sfiorò il seno di Maura. La donna bionda emise un gemito e tremò. La reazione non passò inosservata all'altra donna che si fermò fissandola imbarazzata.
"O cazzo Maur! Scusami ma non saprei come fare altrimenti" disse Jane spostando lo sguardo dai suoi occhi al suo seno. Il medico legale annuì "No è che non ero preparata" rispose fissandola.
La donna bruna le fece un sorriso, si chinò nuovamente e riprese a lavorare sulla corda. Maura a stento cercava di mantenere il controllo della sua respirazione. I capelli di Jane le facevano il solletico e la fronte era praticamente appoggiata al suo seno e i grugniti che sentiva arrivare dalla gola della sua migliore amica di certo non le facilitavano la cosa. Il nodo era molto resistente, Jane fece una pausa per permettere alle sue mascelle di riposare, guardò la donna bionda che era agitata.
"Se non fossimo in una situazione come questa potrebbe essere una cosa piacevole" le disse con un sorriso, cercando di spezzare il clima di imbarazzo che si era creato.
"Jane Rizzoli questa me la pagherai cara..." le rispose socchiudendo gli occhi minacciosa. Jane si mise a ridere riprendendo il lavoro. La corda stava quasi cedendo finalmente. La detective spinse con più forza causando la caduta all'indietro di Maura. Si trovarono viso a viso. I loro corpi attaccati. Il respiro divenne più veloce. Fu una cosa assolutamente spontanea. Maura cercò le labbra di Jane, depositando un leggero bacio. La donna bruna rimase bloccata, ma non si ritrasse. Mosse leggermente il collo in avanti rispondendo al bacio, assaporando le morbide labbra della sua migliore amica, Maura prese il colletto della camicia di Jane tra le dita tirandola ancora più verso di se causandole un gemito. Il bacio divenne più serio, vorticoso. Poi la necessità di prendere aria le fece staccare. La detective appoggiò la fronte a quella del medico legale, tornando a respirare regolarmente, poi la guardò avrebbe voluto accarezzarle il viso ma non le era possibile.
"Maur... usciamo da questo casino e poi tu ed io dobbiamo parlare seriamente" le disse con dolcezza.
La donna bionda sorrise rubandole un altro bacio veloce. "Dobbiamo..." rispose.
Con fatica si alzò, aiutata da Maura. Ancora un paio di strattoni con i denti e la corda si spezzò lasciando le mani del medico legale libere. Subito si mise a slegare Jane. Una volta entrambe libere poterono controllare meglio il luogo dove erano state rinchiuse. Era quasi l'alba e una luce cominciava a filtrare debolmente dalla finestra. Passarono a setaccio ogni angolo della costruzione, il portone era chiuso, sicuramente da fuori e la finestra in alto era decisamente fuori portata. Jane camminava nervosamente avanti e indietro, cercando di pensare a qualcosa. Poi sentirono delle voci, provenire dalla stanza a fianco. Erano singhiozzi di bambini. Si misero di fianco alla parete di legno. "Maur, hai sentito?" chiese la donna. Il medico legale annuì.
"Ehy, c'è qualcuno di la?" gridò Jane dando dei colpi sulla parete.
"Aiuto! Siamo qui aiutateci per favore" rispose una voce di bambino in lacrime.
"Sei Timothy? Stai bene? Sono un poliziotto, stai tranquillo!" rispose la donna.
"Sì sono io, c'è anche Peter, stiamo bene ma ti prego vieni a prenderci!" piagnucolò in risposta.
"Ok, ok state in silenzio non fate capire che sapete che ci siamo mi raccomando" disse Jane.
Sentirono dei passi provenienti dall'esterno del portone. Subito si sedettero mettendosi le corde addosso. La porta si spalancò. La figura in controluce si avvicinò a loro, aveva in mano un forcone.