Capitolo quarto

THE M.A.S.K. AND THE FACE

Un altro rapido crepuscolo tropicale già cedeva il passo alla notte; l'aria ancora tiepida si riempiva delle strida dei batraci, mentre gli uccelli si erano già ritirati nei loro nidi e soli svolazzavano intorno, con bruschi zig zag, dei grossi pipistrelli dal corpo peloso.

Dalle acque della laguna divenute ora color dell'inchiostro si levava una nebbiolina leggera, odorosa di muschio e di foglie marcite.

Vanessa, esausta per le lunghe ore di veglia e lo scontro col giaguaro, si sollevò faticosamente dal giaciglio d'erba che aveva preparato quando c'era ancora luce a sufficienza; massaggiandosi le schiena indolenzita, s'allungò verso il fuoco che era stata attenta ad alimentare costantemente tutto il giorno, ben sapendo che erano state proprio quelle fiamme a salvarli dal temibile predatore non molte ore prima, e vi gettò sopra alcune fascine per ravvivarlo.

Aprì e sfilò la parte superiore della tuta liberando le braccia con evidente soddisfazione - la semplice canotta nera aderiva alla sua pelle lucida di sudore - e slacciò le diverse cinghie che adornavano la divisa.

Poi, con un sospiro si lasciò di nuovo cadere pesantemente accanto all'uomo, che nel frattempo aveva seguito i suoi movimenti con lo sguardo.

"Non dovrebbero già averci trovati?" domandò, levando lo sguardo ansioso verso la volta verdeggiante che li sovrastava.

"Probabilmente l'anomalia elettromagnetica che ha messo fuori uso i nostri veicoli impedisce loro di alzarsi in volo" rispose lui, pensieroso "e la giungla così fitta ostacola le ricerche".

Vanessa abbassò gli occhi sulle braci ardenti di fronte a lei, visibilmente angosciata.

"So cosa stai pensando" esclamò a un tratto, brusca.

"Pensi che Mayhem se la sia già data a gambe mollandomi qui, mentre i tuoi amici si staranno dannando l'anima per cercarti".

"Beh, ti assicuro che non è così" aggiunse, la voce appena incrinata "sono sicura che non si fermerà finché non mi avrà trovata!".

Lui scosse il capo.

"Sei completamente fuori strada" replicò "sei un agente in gamba e per Veleno sarebbe una grossa perdita non riportarti a casa".

Vanessa si strinse nelle spalle e chiuse gli occhi, sistemandosi con le spalle contro un grosso tronco.

Era stanca, dannatamente stanca…aveva fame e l'umidità della foresta le era entrata nelle ossa.

E se non fossero riusciti a trovarli? Se avessero già interrotto le ricerche? Era poi così sicura che Mayhem avrebbe impiegato tanto tempo e denaro per cercarla?

Sulle prime si era preoccupata che a salvarli sarebbe stata la squadra di M.A.S.K., perché in quel caso era chiaro che per lei si sarebbero aperte le porte di una prigione federale… man mano che passavano le ore, invece, aveva iniziato persino a sperare di veder spuntare all'improvviso uno dei loro veicoli dal folto della vegetazione.

Meglio in galera che in quel posto maledetto, pensò ancora una volta con un brivido.

Forse la giungla impenetrabile sarebbe diventata la loro tomba, magari tra qualche anno un esploratore avrebbe casualmente trovato le loro ossa scarnificate dagli animali selvatici.

Che fine assurda per entrambi, soli e senza nemmeno il conforto di una persona amica accanto!

Ricacciò indietro il groppo che sentiva in gola e si morse le labbra.

Se avesse avuto una compagnia diversa, probabilmente avrebbe già ceduto alle lacrime.

Ma non poteva.

No, dannazione, che non poteva!

Meglio soffocare l'angoscia dietro la consueta aria sarcastica e sperare che lui non avesse fatto caso alla sua momentanea debolezza.

"Posso farti una domanda?" chiese a un tratto Matt, rompendo il silenzio che gravava su di loro come una coltre gelida.

"Ok" rispose Vanessa stancamente "basta che non sia la solita domanda".

Lui nella penombra riuscì a distinguere il sorrisetto ironico che le era comparso sulla faccia.

"Ovvero: cosa ci fa una ragazza come te nella squadra di Veleno?"

Questa volta fu l'uomo a sorridere, scuotendo la testa.

"Touché" ammise.

"Già" fece lei "e comunque la mia vita privata non ha nulla di particolarmente interessante. Piuttosto, la tua" proseguì, volgendosi verso l'altro "signor multi-milionario filantropo con la fissa di salvare il mondo…".

"Non provarci" s'irrigidì lui.

Vanessa sospirò.

"Nonostante tutto quello che è successo" replicò "non riesci ancora a fidarti di me".

"Ma non importa" aggiunse dopo un istante "l'ostilità delle gente ha smesso di farmi male molto tempo fa".

Matt si rendeva conto che la sua risposta era suonata molto più secca di quanto avrebbe voluto e desiderava parlarle ancora, ma non riuscì a farsi venire in mente niente che non smentisse la sua posizione di intransigente avversario di Veleno e così preferì tacere.

Tuttavia, l'eco dell'amarezza che - per la prima volta - le aveva venato la voce era ancora sospesa tra loro, palese e quasi tangibile.

L'uomo rimase qualche istante in silenzio, osservando pensieroso le spirali di fumo che si contorcevano verso l'alto nell'aria umida.

Dannazione, ancora una volta il suo maledetto carattere! Diffidente e così abituato a comandare che non si rendeva conto di essere talvolta quasi dispotico con chi gli stava vicino… dietro quell'apparenza efficiente e imperturbabile aveva soffocato il dolore per la morte di Andy, chiudendo il suo cuore a ogni tenerezza che non fosse destinata a Scott e gettandosi con tutte le sue forze nella lotta contro chi quella morte aveva causato.

Ma in tutta quella orrenda storia Vanessa non c'entrava niente: nonostante il loro passato, non lo aveva abbandonato e anzi si era presa cura di lui meglio che aveva potuto, anche rischiando la propria vita.

E lui l'aveva ripagata con freddezza e distacco.

Poi - considerò - non poteva ignorare la tristezza che la donna aveva tradito udendo le sue parole; c'era qualcosa dietro che non sapeva, pur conoscendo a memoria le note biografiche che il computer centrale di M.A.S.K. aveva messo insieme su ciascun agente di Mayhem.

La chiamò piano e, non ottenendo risposta, le si accostò trascinandosi sul tappeto di foglie secche che copriva il terreno.

Si era addormentata.

Giaceva su un fianco, con un braccio ripiegato sotto la testa in una posa graziosa e la pesante massa di capelli sparsa disordinatamente sulle spalle e la schiena.

Alla tremula luce del falò che tingeva di bagliori rossastri la chioma fulva della ragazza, indugiò sulla curva sinuosa dei fianchi, che l'aderente tuta blu petrolio di solito più che nascondere rivelava, la bocca piena dalle labbra appena dischiuse, le lunghe gambe agili.

Scosse di nuovo la testa, questa volta con un mezzo sorriso.

"Piena di fuoco" mormorò "e insieme fragile: praticamente un mix letale".

Sorrise di nuovo nell'oscurità e, ascoltando il suo respiro regolare, si dispose ad attendere l'alba.

§§§§

"Complimenti, bel modo di montare la guardia!" la voce di Matt Trakker fu per Vanessa una sveglia decisamente fastidiosa "Anche questo lo insegnano ai corsi di addestramento di Veleno?".

Le parole erano sferzanti, ma il tono decisamente più amichevole della sera precedente.

La ragazza grugnì e si tirò su a metà, strofinandosi gli occhi ancora gonfi di sonno; sbuffò e si stirò lentamente.

Poi, con aria disgustata, prese con due dita una specie di grossa larva di coleottero che durante la notte le era salita sul braccio e la gettò nell'erba.

"Uff…" esalò, la voce un po' impastata "comincio ad averne abbastanza di questo campeggio fuori programma…e cosa c'è di meglio per cominciare la giornata di una buona dose di sano sarcasmo?"

Si raddrizzò e si guardò intorno, passandosi una mano tra i capelli per ravviarli un po'.

"Il mio regno per un bagno caldo e una tazza di caffè…" aggiunse in un sospiro.

Scosse la chioma come una criniera per liberarla dalle foglie che vi si erano impigliate mentre era sdraiata e iniziò a infilare nuovamente la tuta che le stava addosso come una seconda pelle, celando e lasciando però intuire i contorni morbidi del suo corpo.

Il milionario notò che aveva un modo tutto suo di stirarsi, come se sciogliesse i muscoli, come un felino prima di spiccare un salto.

A un tratto l'agente di Veleno gemette di frustrazione quando una ciocca si impigliò nella lampo: ora il suo corpo teso, mentre se ne stava semivestita a gambe divaricate per mantenere l'equilibrio, lasciava senza fiato con la sensualità di ogni sua curva, con la sua femminilità piena.

Alla fine, non prima di aver lottato qualche secondo ancora, riuscì a liberare i capelli e a chiudere la dannata uniforme.

"Avrai pure la spalla a brandelli" sibilò in direzione di Matt con un sorrisetto ironico stampato sulle labbra "ma gli occhi ti funzionano benissimo…".

L'uomo sorrise per dissimulare l'imbarazzo di essere stato colto in fallo.

"Beh, se l'alternativa sono enormi ragni pelosi e insetti mollicci…" ribatté prontamente, senza abbassare lo sguardo.

"Ah. Ah. Ah." fece lei, sistemando il coltello nel fodero che portava alla cintura.

"Adesso vado a cercare la colazione e ti farò pagare il tuo pessimo senso dell'umorismo lasciandoti a bocca asciutta".

Capitolo breve, in qualche modo interlocutorio: vi prego di credere che lavorare su 'sti due è una faticaccia!

Note&Credits: Stavolta il titolo è una citazione della famosa pièce di Luigi Pirandello "La maschera e il volto", ma il gioco di parole era possibile solo in inglese.

Alla fine ciascuno di noi indossa almeno una maschera: alcune possiamo levarcele facilmente, solo con un gesto, mentre altre fanno parte così intimamente di noi che abbandonarle richiede fatica e sofferenza.

E spesso non ne siamo capaci.