SCOMPARSO

Cap. 3

Gladstone Gander, si poteva avere un nome più odioso? E poi quel portamento da papero di città, il ricciolo biondo e quell'espressione di superiorità... era chiaramente il marchio di quell'odioso di suo cugino.

Parente con cui aveva poca... affinità.

Non solo per la sua fortuna sfacciata, ma perché riusciva a ottenere tutto senza il minimo sforzo. Mentre per lui era una faticaccia riuscire in qualche impresa per via della sua sfortuna altalenante. E se aveva come avversario Gladstone, era certo che tutte le forze dell'universo avrebbero remato contro di lui per rendergli la sconfitta ancora più bruciante.

Quindi non c'era da sorprendersi se non era esattamente al settimo cielo quando suo cugino Gladstone veniva alla fattoria.

Per evitare guai cercava di stargli il più lontano possibile. Però poi lui lo seguiva e pretendeva di giocare con i suoi amici. E non poteva protestare, perché la nonna lo avrebbe rimproverato, perché- diceva lei- era suo cugino e a Quack Town non aveva nessuno.

Per non parlare di quanto era ruffiano davanti alla nonna. Si faceva sempre l'innocente o il poveretto quando qualcosa accadeva. E anche davanti ai suoi amici, Gladstone non faceva che vantarsi dei suoi talenti.

Non lo sopportava, però era vero che non poteva escluderlo. Ci aveva provato inutilmente, ma poi finiva- non sapeva come- con una sfida all'ultima piuma. Perché Gladstone non faceva altro che provocarlo e sfidarlo in continuazione. E lui ci cascava tutte le volte. I suoi amici tentavano di farlo ragionare prima che si facesse del male, ma era tutto inutile. Era troppo testardo.

Però anche se perdeva penosamente o si faceva male, lo rassicurava sapere che i suoi amici non lo avrebbero abbandonato per suo cugino, e sua nonna gli avrebbe fatto trovare a casa uno dei suoi dolci preferiti.

Gladstone Gander. Era forse il papero più fortunato che conosceva. Quando era vicino a lui, si sentiva proprio il papero più sfortunato al mondo. Però anche il papero più fortunato, non può avere tutto, giusto? Perché se così fosse, perché lo cercava ogni volta che veniva in fattoria? Perché cercava sempre di venire coinvolto nei suoi giochi che riteneva infantili? Se anche suo cugino come lui non lo sopportava, avrebbe potuto cercarsi altri amici con la fortuna che si ritrovava, o qualcos'altro da fare.

Perché la vera amicizia è qualcosa che neanche la fortuna può darti. La nonna non faceva che ripetergli.

Non sapeva se realmente a Duckburg suo cugino avesse dei veri amici, come spesso si vantava, però non si era mai lamentato del tempo che passava in fattoria. E se ne tornava a casa sua allegro e soddisfatto, con la promessa di tornare a giocare. Sospettava però che il suo miglior divertimento era proprio tormentare lui.

Gli era difficile credere che Gladstone si fosse sentito almeno una volta nella sua vita solo. Dubitava che si fosse mai sentito come lui in quei giorni di pioggia.

Quindi per lui era un sollievo quando se ne tornava a casa sua e poteva riavere la nonna tutta per sé.

Segretamente più di una volta aveva temuto di perderla. Perché se Gladstone riusciva sempre ad ottenere l'attenzione e la stima di tutti i parenti su di sé, persino di quel loro burbero zio, cosa poteva impedire che anche la nonna iniziasse a ignorarlo? Per quanto le sue calde braccia lo avvolgessero spesso in un confortante abbraccio, non poteva cancellare quell'angustia che lo faceva sentire incerto e geloso del suo affetto.