The truth behind the smile

50 anni dopo l'esecuzione

"Rangiku! Shunsui!" Chiamò Nanao. "Dove si saranno nascosti?" si chiese.

"Problemi, Ise-san?" Chiese Kira avvicinandosi a lei.

"No, solo non riesco a trovare Rangiku e Shunsui." Gli disse

"Mi sembra di averli visti dalla fontana vicino alla settima divisione, andiamo a controllare?" Chiese Kira gentilmente. Nanao annuì e si diressero verso la fontana.

Trovarono I bambini che giocavano con due grossi peluche. Uno era una volpe argentea e l'altro un grosso serpente, sempre color argento. "Rangiku! Shunsui! Venite subito qua! Siete in ritardo per le lezioni!"

"Ci dispiace, Nanao-san." Dissero all'unisono mentre correvano verso di lei. "Buon giorno Capitano Kira." Dissero quando videro Kira.

"Buon giorno bambini." Li salutò Kira, tenendo gli occhi fissi su Rangiku che stringeva a se la volpe. "Che bella la tua bambola."

"Il suo nome è Gin." Disse Rangiku, Nanao sbiancò all'inaspettata pronuncia del suo nome. "Era della mamma! Abbiamo trovato lui e Ichimaru," indicò il serpente tra le braccia di Shunsui, "tra le cose della mamma ieri sera."

"Come… come sai che quelli sono i loro nomi?" chiese Nanao, trattenendo l'istinto di prendere quelle bambole e distruggerle con una fiamma fatta di kido.

"C'era scritto sopra." Disse Shunsui indicando sulla coda del serpente un ricamo ordinato che diceva Ichimaru, mentre Rangiku alzava la zampa della volpe sulla quale era stata ricamata la parola Gin. "Ma , sono confuso, perché la mamma ha dato ai suoi peluche il nome del traditore Ichimaru Gin?" Chiese il bambino.

"Cosa… cosa vi fa pensare che gli abbia dato il nome per Ichimaru Gin?" Chiese Nanao.

"Non saprei, però, Ichimaru Gin non è un nome molto diffuso e ho sentito dire che lui e la mamma hanno fatto l'accademia insieme." Spiegò Shunsui. "Erano amici?"

Nanao non rispose, non sapeva che dire. Kira le risparmiò il bisogno di trovare una risposta. "Erano amici." Sussurrò, obbligando se stesso a guardare il bambino, la miniatura del suo capitano sia per aspetto che per intelligenza. "Erano amici sia prima che dopo l'accademia. È normale che lei abbia dato alle sua bambole il nome di un caro amico. Soprattutto un serpente e una volpe. Vedi, non sappiamo ancora se il Capitano Ichimaru fosse un serpente dal sangue freddo o una kitsune molto furba…"

11 mesi prima dell'esecuzione

Dal suo punto di vista, non era stato così improvviso. Non aveva pensato ad altro nell'ultima ora. Però, quelli che le stavano intorno che non sapevano come la pensava, vedevano tutto in modo diverso. Ise Nanao stava sorseggiando il tè tranquillamente, persa nei suoi pensieri, ma l'attimo successivo si era alzata di scatto mormorando fra sé e sé, "e non la sopporto più!" Prima che le altre ragazze dell'associazione donne Shinigami potessero proferire parola, era già uscita.

"Cosa… cosa è successo?" Chiese Hinamori.

"Sembra che Nana stia andando a parlare con Ran-chan." Disse Yachiru.

"Era ora." Commentò Soi Fon. "Avevo già una mezza idea di far tornare quell'idiota a ragionare a suon di botte. Perché diavolo continui a ubriacarsi per quel serpente traditore non lo capirò mai."

"Ran-chan ama Foxy." Disse Yachiru, come se questo bastasse per controbattere all'affermazione di Soi Fon.

Prima che Soi Fon potesse replicare, Isane si intromise. "Comunque sia, resta il fatto che Ichimaru Gin è condannato a morte e continuando di questo passo Matsumoto-san lo seguirà nella tomba. Per come stanno le cose al momento, sembra che voglia uccidersi bevendo."

"Non c'è niente che possiamo fare?" chiese Nemu. "Ho sentito parlare di 'terapie' che vengono fatti nel mondo reale."

"Terapie? Cosa sono Nemu-san?" chiese Hinamori.

"Credo che una terapia coinvolga parenti e amici di una persona che cercano di convincerla a chiedere aiuto per qualche problema. Nel caso del Luogotenente Matsumoto il nostro obiettivo primario sarebbe farla smettere di bere e convincerla a chiedere aiuto per superare la depressione. Dopo tutto, è ovvio che beve così tanto perché è depressa, è un caso clinico." Guardò Isane per chiedere conferma, lei annuì.

"Lasciamo provare Nana." Disse Yachiru. "Se fallisce, faremo tornare la ragione a Ran-chan con la forza!"

"Rangiku apri!" Urlò Nanao bussando con forza. Rangiku la ignorò, come Nanao sapeva avrebbe fatto. "Ora ne ho avuto abbastanza, Rangiku!" Con queste parole Nanao buttò giù la porta con un kido.

Rangiku saltò in piedi. "Che diavolo stai facendo, Nanao!" urlò.

"Dovrei chiedertelo io." Disse Nanao. "Cosa diavolo pensi di fare!" chiese strappandole di mano la bottiglia di sake e scagliandola contro il muro.

"Hey! Quello lo stavo bevendo!"

"Appunto!" urlò Nanao. "Lui è un mostro! E tu lo sai! L'unica cosa che non posso rinfacciarti è che non hai mai chiuso gli occhi davanti alle sue colpe. Non hai mai cercato di trovare delle scuse per lui. Non hai mai detto cose come, oh è solo un incompreso oppure non è malvagio come la gente crede. Hai sempre saputo cos'era ma dubito che anche tu avessi potuto immaginare ciò di cui è stato capace. Diamine, ha aiutato Aizen a hollowificare Lisa! È stato la causa per cui abbiamo perso tutti quei capitani, quei luogotenenti anni fa! Ha aiutato Aizen a portare alla Soul Society quell'hollow che ha portato Shiba Kaien alla morte! L'ha aiutato a creare quegli hollow che sono la causa delle cicatrici di Hisagi! L'ha aiutato a cercare di uccidere Hinamori! Ha aiutato Aizen a creare quei mostri che quasi non ci hanno ucciso tutti! Ha combattuto contro di noi e non ha dimostrato un minimo di rimorso! Neanche una goccia e…"

"Le so queste cose!" interruppe Rangiku. "So tutto questo ma…"

"Ma cosa!" Nanao piangeva. "Perchè stai facendo questo? Perchè ti stai lentamente avvelenando con queste…" Prese la bottiglia di sake più vicina e la infranse sul pavimento. "Perché Rangiku? Perché continui ad amare quel diavolo sorridente?"

"Perchè…" sussurrò Rangiku. "Lui è il diavolo e io ho mangiato il suo frutto."

"Rangiku!"

"Non ho nessun'altro Nanao!" Strillò Rangiku. "Ero sola prima di incontrarlo e sarò sola quando se ne andrà! Non voglio restare da sola." Le si riempirono gli occhi di lacrime ma lo sgardo di Nanao rimase impassibile.

"Sciocca! E noi? Io cosa sono? Il Capitano Kyoraku? Il Capitano Hitsugaya? E Hisagi e le alter ragazze? Non siamo niente per te? Pensi che non c'importi? Hai una vaga idea di quanto sia doloroso guardare un persona a cui vuoi bene distruggere se stessa? Ma dovresti saperlo. Non è vero forse? Ichimaru l'ha fatto. Si è distrutto con le sue mani e tu ora stai facendo lo stesso!" Strillò Nanao. "Forse," la sua voce si abbassò, fino a diventare un sussurro, "forse siete davvero fatti l'uno per l'altra. Siete entrambi bravi a portare tristezza." Detto questo Nanao si voltò e uscì, ma Rangiku fece in tempo a vedere le lacrime nei suoi occhi.

Stava nel centro della stanza, aspettandola. "Così hai deciso di farmi visita alla fine." Disse quando lei entrò, sorridendo apertamente. "Ne sono contento. Pensavo che non ti avrei rivista prima del gran giorno."

Aveva un'aria stanca ma stranamente pacifica. C'era un sorrisetto sulle sue labbra quando si chiuse la porta alle spalle. "Mi hai sentita arrivare."

"Tue d Izuru siete le uniche persone che percepisco da qui." Spiegò. "Così cerco di seguire tutti i tuoi movimenti. Non ho molto altro da fare. Il Capitano Unohana mi ha portato dei libri ma leggere non è divertente quanto osservare la gente. Mi mancano le mie passeggiate."

"Immagino." Disse Rangiku avvicinandosi a lui. Gli poggiò dolcemente una mano sul petto e sussurrò. "Mi sei mancato." Poi appoggiò la testa sul suo petto e pressò il corpo contro il suo.

Le sue braccia automaticamente la abbracciarono. "Questa è una sorpresa." Sussurrò baciandole la testa. "Pensavo fossi arrabbiata con me, Rangiku."

"Non voglio provare rabbia adesso." Sussurrò Rangiku. "D'ora in poi non voglio più provare emozioni negative."

Qualcosa non andava. "Rangiku, che stai dicendo? Cosa hai fatto?"

Rangiku si staccò leggermente da lui e also lo sguardo, stava ancora sorridendo. "Non posso andare avcanti così. Non posso continuare a far soffrire i miei amici ma so che non posso vivere senza la mia volpe argentata. Ma disperarmi e lasciarmi andare lentamente non è giusto nei confronti di chi mi vuole bene. Così ho deciso di farla finita velocemente."

Gli occhi di Gin si aprirono quando capì. "Ti sei avvelenata!"

Annuì. "È meglio così, almeno non dovrò soffrire per la tua morte..." Ma Gin non l'ascoltava, non appena aveva annuito si era fiondato verso la porta e aveva cominciato a sbatterla con forza.

"Hey, c'è nessuno! Per favour aiuto!"

"Non serve a niente." Sussurrò Rangiku, il veleno la rendeva sempre più debole e si accasciò lentamente. "Non c'è nessuno qui a quest'ora di notte."

"Rangiku! Ti prego! Ti prego apri questa porta!" la implorò Gin, prendendola in braccio senza sforzo e portandola dalla porta. "Ti prego!"

"Gin, per favore," sussurrò Rangiku, "Non mi resta molto tempo, solo… stringimi."

Emettendo un suono indescrivibile Gin riprese a sbattere contro la porta, pur stringendo Rangiku. Poteva sentire la sua forza vitale scivolare via. "Aiuto! Per favour! Qualcuno! Aiuto!"

Fortunatamente, in quell preciso momento Hisagi Shuhei e il Capitano Komamura stavano uscendo dalla cella di Tosen Kaname. "Che significa tutto questo, Ichimaru?" domandò Komamura dall'altra parte della porta.

"Komamura-san! Rangiku ha tentato il suicidio. È qui dentro, ha bevuto un qualche veleno. Se non la portate subito dal Capitano Unohana, morirà!" spiegò Ichimaru.

"Cosa?" fu l'urlo shockato di Hisagi.

"Hisagi, vai a chiamare il Capitano Unohana." Ordinò Komamura. "Ichimaru, la mia zampakuto non ha il permesso di aprire la tua cella. Devi fare in modo che lei apra la porta."

Ichimaru non tentò neanche di chiedere a Rangiku, tolse Haineko dal fodero e guidò le mani di Rangiku all'elsa forzandola a impugnarla. "Gin… don't…" sussurrò lei, ma come al solito non le diede retta. Le fece mettere la zampakuto nella fessura e la porta si spalancò. Komamura si sporse oltre la soglia e la prese dalle sue braccia. Senza dire altro, si voltò e corse nella direzione del reiatsu del Capitano Unohana sperando di incontrarla a metà strada.

La porta era rimasta aperta, Haineko nella fessura. Gin tentò di mettere una mano fuori ma la barriera speciale gli diede la scossa. Dopo tutto, la porta non era fatta per tenere dentro i prigionieri ma per non fare entrare gli indesiderati. Bastava la stanza per tenerlo imprigionato. Fissò la bruciatura sulle sue dita come se non sapesse come c'era arrivato. "Non morire, Rangiku." Sussurrò continuando a fissare le sue dita. "Ti prego non morire."