Capitolo 3

Lisbon POV

Sono passati sei giorni da quando Scott è venuto a incontrare suo fratello. Ormai tutti i giorni vanno a pranzo insieme per continuare a parlare e a conoscersi meglio. Si assomigliano molto, lo ammetto, entrambi molto belli, entrambi simpatici, entrambi dannatamente irritanti, ma mentre Jane tende a comportarsi come un bambino di cinque anni intrappolato nel corpo di un adulto, Scott sembra essere più maturo.

Durante le sue visite al CBI ho sorpreso numerose volte il più giovane dei Jane ad osservarmi e quando ieri Patrick gli ha fatto notare che non sarebbe stato necessario venire in ufficio solo per dirgli che sarebbe passato a prenderlo all'indomani , lui semplicemente ha alzato le spalle e mi ha rivolto uno di quei sorrisi che sono segno distintivo dei Jane.

"Ehi Teresa, ti ho riportato il tuo consulente tutto intero!" sobbalzo leggermente quando sento arrivare dall'uscio della porta del mio ufficio la voce di Scott. Da ieri ha iniziato a chiamarmi per nome e devo ammettere che mi piace, mi fa sentire speciale.

"Grazie Scott." rispondo io alzandomi e affacciandomi nella Bullpen per salutarlo.

Patrick è al suo fianco, ha un sorriso sulle labbra che solo poche volte gli ho visto, l'incontro con la madre deve essere andato bene e io sono felice per lui.

"Senti Teresa... posso... posso chiederti una cosa?" mi domanda Scott timido.

"Certo." rispondo io sicura vedendo Jane irrigidirsi per un istante alle spalle del fratello. Mi sembra di vedere paura nei suoi occhi ma dopo alcuni millesimi di secondo scompare e lui torna a sorridere tanto che mi chiedo se ho davvero visto quello che ho visto o se me lo sono immaginata.

"Ti andrebbe di venire a bere un caffè con me?" chiede più sicuro di se stupendomi.

"C-certo." dico dopo alcuni momenti di incertezza.

"Allora domani, prima di lavoro? Potremmo far colazione insieme nel bar qui a fianco." annuisco ancora stupita dal suo gesto. Sì, è vero che avevo già capito di interessargli in un qualche modo, ma non avrei mai pensato che mi chiedesse anche di uscire. "Entrate alle 7:30 no? Quindi che ne dici di vederci alle 7:00 ?" Annuisco di nuovo ma stavolta sorrido. E' tanto, troppo tempo che non esco con un uomo, non mi farà male accettare l'invito, sopratutto se proviene da un uomo molto, molto carino.

Scott esce dagli uffici sorridendo e io rientro nel mio ufficio ancora totalmente attonita.

Sono le sette precise quando entro nella caffetteria. Scott ha già preso un tavolino e mi accoglie con un dolce sorriso.

"Ciao Teresa."

"Come va Scott?" domando io posando la mia giacca sulla sedia.

"Non mi lamento, sopratutto perché oggi inizierò la giornata facendo colazione con una delle più belle poliziotte che io abbia mai visto." sto arrossendo come un peperone, me lo sento, dopotutto non mi sono mai piaciuti molto i complimenti, mi mettono in imbarazzo.

"Grazie" dico timidamente con un filo di voce. La cameriera arriva in quel momento e mi chiede che cosa voglio aiutandomi così a recuperare un po' della mia iniziale tranquillità. Accidenti, è solo un appuntamento e nemmeno troppo serio! E' una colazione dannazione Teresa!

Passiamo la seguente mezz'ora a sorseggiare il caffè chiacchierando di tutto e di niente. Mi sto divertendo con Scott, è gentile, dolce e spiritoso, mi fa sorridere e mi fa sentire speciale. Forse ho fatto bene ad accettare il suo invito e, casomai chiedesse per una seconda uscita, forse dovrei dargli una possibilità.

Quando il nostro tempo finisce lui mi accompagna gentilmente alla porta della CBI e, dandomi un leggero bacio sulla guancia, mi saluta.

Sono lievemente stordita da quello che è successo, lo ammetto, così quando entro in ufficio non mi accorgo di Van Pelt e Rigsby che sono nella cucinetta un po' troppo vicini, non mi accorgo che Cho non è ancora arrivato e nemmeno mi accorgo che Jane appena mi ha sentito entrare è scattato su come una molla. Persa nei miei pensieri attraverso la bullpen e mi chiudo nel mio ufficio, in fondo non capita tutti i giorni di ricevere attenzioni da un uomo come Scott.

"Come è andata Lisbon?" mi chiede Jane. Ero talmente immersa nei miei pensieri che mi ha fatto prendere uno spavento.

"Sai Jane, di solito quando si entra in un ambiente chiuso da una porta si usa bussare. Sai, come segno di rispetto della privacy altrui!" sbraito senza nemmeno guardarlo.

"Certo, certo... non hai risposto alla mia domanda." continua lui insistente.

"Mi sono divertita." ammetto allora io sperando di togliermelo di torno con le sue inutili domande. "Adesso che ho risposto puoi lasciarmi in pace a sbrigare le scartoffie burocratiche che tu mi hai provocato?" domando retoricamente.

"Oh, andiamo Lisbon, ma se la mole di lavoro che ti lascio è dimezzata!" ribatte lui sorridendo. Basta, ora sono stufa. Mi allungo sulla scrivania e prendo l'evidenziatore dell'altro giorno e lo tiro al mio consulente. Questa volta lo prendo in pieno.

"Ahi!" si lamenta lui portandosi una mano sullo zigomo. Ops, forse ho preso troppo bene la mira.

"Oddio, Jane, ti ho fatto veramente male?" chiedo avvicinandomi a lui e togliendogli le mani dalla parte lesa. La pelle è arrossata, credo che gli verrà un livido. "Vieni..." mormoro facendolo sedere sul divano e prendendo dal kit di pronto soccorso che ho nel mio ufficio un impacco di ghiaccio istantaneo che spacco e metto sul suo zigomo destro.

"Scusa Jane, non volevo farti veramente male..." inizio io ma lui sta sorridendo.

"Adesso mi devi un favore." roteo gli occhi e abbasso lo sguardo. Una ciocca di capelli mi va davanti al viso ma prima che io possa anche solo pensare di spostarla la mano di Jane lo fa per me lasciando un involontaria carezza sulla mia guancia. Accidenti, sto arrossendo! Mi prenderà in giro per una vita intera se se ne accorge. Mi alzo di scatto dal divano e mi allontano un poco.

"Mi faccio un caffè, vuoi una tazza di te?" chiedo volendo trovare un modo per allontanarmi dal mio consulente.

"Certo. Grazie Lisbon." mormora lui sorridendomi senza commentare il rossore delle mie guance. Forse non se ne è accorto.

"Oh, Lisbon..." mi richiama appena metto piede fuori dall' ufficio.

"Sì Jane, so come ti piace il tè..." mormoro io esasperata.

"Non è quello cara, ormai tu lo sai fare meglio di me, volevo solo dirti che sei adorabile quando arrossisci."

Mi allontano in fretta prima che possa vedermi di nuovo arrossire imbarazzata per quel complimento. Dovevo saperlo che a Patrick Jane non sfugge niente.

Jane POV

Durante le due settimane dopo il processo mi sono obbligato a non pensare al nostro vecchio rapporto, a come la sua vicinanza mi avesse aiutato a sopravvivere a come il suo abbraccio mi avesse tranquillizzato a volte, ma adesso che il nostro rapporto (la nostra relazione) sta tornando sui vecchi binari riesco a riguardare a tutto con una diversa prospettiva.

Da dopo la morte di Red John la mia mente sembra aver raggiunto un nuovo livello di chiarezza e, grazie a ciò, ho capito che tengo molto a Lisbon: tengo a lei in una maniera che va al di là della semplice amicizia. Ormai sono sicuro solo di una cosa, senza di lei non posso vivere.

Lo zigomo mi pulsa, stavolta mi ha beccato e mi ha fatto male, molto male, ma non lo ammetterò mai davanti a quella donna meravigliosa, non voglio passare per un completo pappamolla.

Ripensando ( Ripenso) al fatto che è bastato un piccolo tocco sulla guancia per farla arrossire e sorrido al pensiero che facendoglielo notare l'ho fatta scappare.

Adoro farla arrossire. Ho mentito poco fa quando ho detto che è adorabile quando arrossisce: Teresa è stupenda quando diventa tutta rossa, ma ho perso il diritto di dirglielo ormai quasi quattro mesi fa.

Oggi è uscita con mio fratello e quando è rientrata mi è sembrata felice come (ho tolto ormai che lo hai scritto prima) non la vedevo da troppo tempo e mi fa male che la causa di ciò non sia io ma bensì Scott, ma ancora una volta non ho il diritto di interferire, o almeno non più.

Di nuovo la fitta allo stomaco che mi colpisce ogni volta che penso a quando Teresa ha sorriso a mio fratello. Gelosia, la chiamano così gli altri, ma io preferisco chiamarla stupidità perché ho avuto più di otto anni per capire cosa avevo davanti ai miei occhi, ho avuto più di otto anni per capire che Teresa era il mio modo salutare di risolvere tutta la faccenda di Red John, ma ormai è tardi. Sono stato egoista fino ad adesso e voglio smetterla. Se lei è contenta con mio fratello io sarò felice di rimanerle amico e di sostenerla. Mi basta starle vicino per ora.

La sento rientrare quindi mi ricompongo e indosso la mia maschera di "tranquillità".

"Ecco, esattamente come piace a te." mi dice passandomi la mia tazza di tè e sorridendomi.

"Grazie." dico sincero.

Stavolta non rischierò di rovinare tutto cercando di portarle via quel briciolo di serenità che ha scoperto con Scott, infondo cosa le posso offrire io? Anche se adesso Red John non c'è più, sono sempre un uomo distrutto, ho gli incubi e il fantasma della mia famiglia mi assale sempre quando meno me lo aspetto. Come potrei offrirle una vita con me se nemmeno so se riuscirò a stare con lei senza sentirmi in colpa?

Sta sorseggiando il suo caffè e quando nota che la sto osservando mi sorride.

Guardo di sfuggita la fede che porto al dito e per una volta mi sembra che pesi più di una tonnellata.

TBC

Allora? Che ne pensate? Fatemi sapere ragazze su!