L'aria umida le si appiccicava alla pelle in modo irritante. Passò la borsa con gli strumenti da una mano all'altra, non era solita provare disagio sulla scena di un crimine. Korsak le fece cenno dalla sua posizione presso il cadavere e lei si affrettò a raggiungerlo. Jane non sembrava essere nei paraggi. Questo fatto la fece sentire sollevata e allo stesso tempo delusa. Quando fu accanto al detective lui l'accolse con un gesto protettivo, aiutandola a saltare il mucchio di rifiuti che si era accumulato sull'arenile. "Ci sono dei testimoni." Vince indicò un piccolo gruppo di persone e lei seguì con gli occhi la direzione in cui puntava il detective.

Incontrare lo sguardo di Jane, che si era voltata nella loro direzione, la fece sussultare involontariamente. Si affrettò ad accucciarsi accanto al corpo dell'uomo che avevano tirato fuori dall'acqua. "Probabilmente si tratta di suicidio...", continuò Korsak senza dare particolare enfasi alla frase. Sapeva quanto Maura Isles odiasse le speculazioni, ma la dottoressa si limitò ad annuire.

Il fatto che fosse immersa nell'esame del cadavere non le impedì di sentire la presenza di Jane vicina, ancora prima che l'alta figura dell'amica le si palesasse accanto. Jane si schiarì la voce per attirare l'attenzione della patologa, ma la schiena di Maura rimase rigida e dritta, e la tensione che emanava la sua figura arrivava in maniera decisa anche ai due detective. Korsak borbottò una scusa e si allontanò a passi decisi verso i tecnici e i poliziotti in divisa che stavano contenendo la scena. La mora si chinò e provò a cercare lo sguardo di Maura, che però restò fisso sull'uomo morto, con ostinazione.

"Pare che il tizio abbia guidato fino al parcheggio laggiù e che una volta uscito dall'auto si sia diretto verso la riva, un centinaio di metri a nord da questo punto. Ci sono diverse persone pronte a testimoniare di averlo visto nuotare per un bel pezzo, prima di scomparire… probabilmente un mulinello lo ha risucchiato sul fondo... se fosse entrato in acqua da poco più in là, le correnti lo avrebbero trascinato in mezzo alla baia, forse non lo avremmo mai trovato...", Jane si passò una mano nella chioma scura, tirando indietro i ciuffi che il vento caldo le sbatteva sul viso. La dottoressa annuì, ma non fece alcun commento. La detective sospirò e allungò una mano per sfiorare la spalla della bionda, che si alzò di scatto in piedi. "Qui ho finito. Sarà bene far trasportare il cadavere in obitorio." Maura provò un intimo dispiacere nel vedere l'espressione ferita di Jane, ma aveva la sensazione di stare per perdere il controllo su tutto e questo non poteva permetterlo.

"Maur...", la voce della bruna si addolcì d'istinto, "...va tutto bene?" La dottoressa inspirò dal naso e scosse la testa, "Andrebbe bene se riuscissi a terminare l'esame preliminare di questo cadavere senza essere continuamente interrotta..." Stavolta la detective fece fisicamente un passo indietro, come se le parole dell'amica le avessero inflitto uno schiaffo vero e proprio. Per qualche istante nessuna delle due aggiunse altro, ma l'espressione di Maura si fece da glaciale a disperata. Jane alzò entrambe le mani in un gesto di resa e un sorriso triste le illuminò il volto.

"Jane... non avrei dovuto... scusa...", iniziò la patologa, ma l'altra la prevenne. "Non scusarti. Hai ragione. Ci vediamo più tardi in Centrale." Si allontanò e l'immagine di quella specie di sorriso sconfitto restò impressa nella retina degli occhi di Maura, che li alzò per un attimo al cielo denso sopra di lei. La vista le si offuscò e la dottoressa sperò che nessuno si accorgesse che stava piangendo.