Resident Evil: Never Ending Nightmare

[Undead Snow Queen]

Chapter 3: The sound of silence

Chris era un tipo piuttosto taciturno, ma questa situazione stava passando oltre ai limiti più estremi della sua sopportazione. Lui e Leon non si erano scambiati una parola, che fosse una, dall' inizio del viaggio.

Finito il briefing sulla missione impartitogli dall' agente Braydon, avevano deciso di non ritardare la partenza all' indomani, ma di mettersi in moto immediatamente per raggiungere Basil Ashton, a costo di doversi accampare nella neve. Era una decisione nella quale Chris si riconosceva: non era il tipo da dormire in albergo mentre qualcun' altro sbrigava il lavoro al posto suo. In compenso era proprio il genere di comportamento che si aspettava da Kennedy, ed era stato sorpreso quando l' agente americano aveva annuito alla sua proposta di partire immediatamente. Zelante e leccapiedi, aveva pensato.

Una parte della sua mente lo rimproverava: non aveva basi sulle quali costruirsi un giudizio tanto negativo sul collega. Eppure Chris sapeva di essere un tipo intuitivo, e il suo intuito, appunto, non gli suggeriva nulla di positivo a proposito di Kennedy. Era irrazionale, ma di certo il comportamento dell' altro e il suo silenzio tombale non aiutavano a migliorare le sue prime impressioni.

Chris aveva continuato ad osservarlo con discrezione mentre sceglievano l' attrezzatura, scambiando il minimo delle informazioni necessarie e spartendosi tenda, sacchi a pelo, fornello, mappe eccetera eccetera nei rispettivi zaini. B.S.A.A e governi si erano divisi il compito di fornire il materiale per la missione, ed era stato deciso che le uniformi dei due agenti sarebbero state quelle del Consortium.

Chris aveva sentito lo sguardo di Leon sulla schiena mentre si cambiavano, indossando entrambi le mimetiche da neve del ramo Nord-Americano della B.S.A.A. Poco dopo aveva sbirciato anche lui al fisico del collega: a petto nudo, era evidente dalla forma affusolata dei suoi muscoli e dal modo in cui ruotavano scattanti sotto la sua pelle chiara che, più che potente, era un tipo di combattente agile e veloce. Avevano fatto entrambi finta di non notare che ognuno si era portato le rispettive armi personali, cosa che il regolamento vietava. Chris ripensò al lungo fucile Bolt-Action, e alla Mauser Red 9 che Kennedy aveva infilato nell' Holster alla coscia sinistra, chiedendosi che razza di fricchettone potesse portarsi in missione armi tanto antiquate.

Ora Leon fissava la strada, murato nel silenzio peggio di un cadavere nelle fondamenta di qualche edificio, e Chris stringeva le mani sul volante, sentendo un inspiegabile irritamento, così contrario alla sua natura, salirgi al viso e pizzicargli il naso come un sorso di Champagne.

Leon sentiva l' atmosfera farsi sempre più tesa nell' Hammer grigio che sfrecciava su una statale secondaria. Osservando con la coda dell' occhio la tensione dell' uniforme intorno ai bicipidi di Chris, si chiese come una creatura di fattezze dolci come quelle di Claire potesse essere imparentata con un tale scimmione. Tutto quello che sapeva di Chris Redfield, della sua guerra continua contro la Umbrella, della sua abilità, del suo coraggio, nella sua mente non riusciva ad accostarsi a quella figura palestrata. Per come la vedeva lui, la B.S.A.A poteva anche usarlo come simbolo, in quanto sopravvissuto di Raccoon, come una specie di grossa mascotte, e lasciare ad altri agenti il vero lavoro. Chissà se era davvero stato lui ad uccidere Albert Wesker... Con tutto il dafarsi che il Consortium dimostrava di dare per curare la sua immagine, poteva essere una menzogna anche quella. Una parte della mente di Leon si chiese se non fosse semplicemente la sua paranoia a parlare al posto della sua ragione. Certo, era ironico che proprio in quanto agente del governo degli Stati Uniti fosse diventato più ricettivo alle teorie del complotto, ma dopotutto era innegabile: non aveva nessuna idea della reale attività di Chris.

Se gli parlassi forse lo scopriresti, no?, suggerì di nuovo la sua parte più posata. Leon sbuffò: in più di essere invadente, questa manifestazione della sua mente al limite della schizofrenia stava iniziando a diventare davvero irritante.

Lo sbuffare di Kennedy fù la goccia di troppo nell' eppure capiente vaso della pazienza di Chris. Aprì la bocca con intenti aggressivi, ma fù tagliato nel suo slancio dalla suoneria di un cellulare.

Leon prese il palmare nella tasca, attivò l' immagine per una videochiamata e rispose:

"Kennedy. Sono con Redfield."

La voce di Hunnigan, nessuna sorpresa, era impassibile quando annuì.

"Bene, siete in viaggio per il punto d' incontro con il vostro secondo contatto. Devo avvertirvi, c'è una novità in fatto di..."

Una figura si intromise, interrompendo Ingrid e girando la webcam in modo da apparire anche lei nell' inquadratura. Leon aggrottò le sopracciglia.

"Ehilà, Chris, mi senti?" chiese la nuova arrivata spingendosi un' auricolare identico a quello di Hunnigan nell' orecchio

Tutto il corpo teso di Chris si rilassò, e un sorriso balenò inaspettatamente sulle sue labbra mentre sbirciava con la coda dell' occhio al piccolo schermo.

"Ti ricevo, Jill."

" Come dicevo, " riprese imperturbabile Hunnigan mentre la nuova arrivata salutava Leon con la mano e Kennedy ricambiava perplesso con un cenno del capo" l' agente Valentine della B.S.A.A. è stata assegnata a questo caso come agente di collegamento dell' organizzazione quì in America. Abbiamo deciso di fare base comune, sarà più semplice metterci d' accordo in questo modo."

Il nome di Jill Valentine non era certo sconosciuto a Leon. Gli faceva venire in mente i documenti sul progetto Nemesis, oltre a quelli di Arklay. Osservò la nuova arrivata: sembrava emanare un' aura di calma placida e amichevole. I suoi occhi azzurri erano socchiusi in un sorriso piacere-di-conoscerti che Leon giudicò onesto, ma erano incorniciati da occhiaie profonde, da convalescenza. Aveva i capelli castani e cortissimi, più di quanto Kennedy avesse mai visto portare a una donna: era un taglio da Marine, a spazzola, davvero sorprendente.

Jill ricambiò lo sguardo inquisitore degli occhi chiari di Kennedy, pensando che un blu tanto chiaro era simile solo a un cielo d' inverno o a un raggio di luce attraverso un giacciaio perenne. Con un gesto diventato automatico, si accarezzò la nuca. Sentire i suoi capelli così corti solleticare la sua mano era strano ma gradevole, morbido, setoso. Pensò a quando aveva chiesto a Chris di accompagnarla a farseli tagliare, il mattino stesso dell' indomani del loro ritorno da Kijuju. Non aveva sopportato, la sera prima, di vedersi uscire dalla doccia con quella capigliatura estranea, scolorita, legata a troppi brutti ricordi. Sentendo le forbici crepitare ad ogni taglio, aveva immaginato che ogni ciocca bionda che cadeva silenziosamente sul suolo fosse un giorno di prigionia, e ad ogni zac! sentiva una parte del peso che gli schiacciava il petto volare via, permettendogli finalmente di respirare liberamente. Quando era uscita, Chris la apettava con gli occhi chiusi e il viso rivolto al cielo, appoggiato con la schiena accanto alla porta di vetro.

" Sono orribile, lo sò." aveva detto, e lui aveva sussultato, voltandosi a guardarla con occhi spalancati " Ma almeno tornerò la Jill di sempre."

Senza motivo apparente, senza neanche che se ne accorgesse, le lacrime avevano preso a scivolare sul suo viso. Lei, la Jill Valentine sopravvissuta di Arklay e Raccon, agente della B.S.A.A, piangeva anche se nulla di spaventoso stava minacciando la sua integrità fisica. Si era messa le mani sugli occhi per contenere il pianto, e per non vedere l' espressione del collega che, pensava, si sarebbe trasformata in un sorrriso di circostanza. Invece, senza preavviso, aveva sentito le braccia di Chris cingergla, stritolarla, mentre premeva la sua testa rasata contro il suo ampio petto.

"Stai zitta." aveva sussurrato, e l' emozione che tendeva la sua voce aveva fatto scivolare in silenzio nuove lacrime sul viso di Jill " Tu lo sai che per me non puoi cambiare."

La donna si era infuriata quando i suoi superiori, per via della sua sedicente convalescenza, l' avevano costretta a svolgere la funzione di agente di collegamento invece di rispedirla sul campo come li supplicava di fare. Sentiva di avere bisogno di tornare subito a lavorare, per distrarsi dai suoi pensieri cupi degli ultimi tempi e per non perdere ulteriormente contatto con la sua missione, e rimanere inchiodata dietro a una scrivania gli pareva il peggiore degli inferni. Ma Chris aveva insistito così tanto sulla sua neccessità di riposarsi che alla fine Jill aveva ceduto. Per consolarsi aveva fatto in modo di essere assegnata alla missione canadese, per seguire il compagno almeno a distanza, se così volevano le sue condizioni di salute.

Fu la voce del sudetto compagno ad interrompere i pensieri della Valentine:

"Aggiornamenti sullo stato della missione?" chiedeva

Le due donne si guardarono, come per decidere chi dovesse rispondere. Sorridendosi, decisero di alternarsi.

"Nessuno." cominciò Hunnigan " Il punto di contatto è mantenuto, e vi manca poco per raggiungerlo."

"E non dovrebbe neanche nevicare." aggiunse Jill " È improbabile che arriviate sul luogo sospetto entro stasera, ma se dovrete darvi al campeggio almeno c' è bel tempo, quindi allegri!"

Leon e Chris sorrisero piano. Anche se le loro labbra si incurvavano nello stesso momento, Kennedy pensò amaramente che non sorridevano affatto insieme.

"Di cosa pensate che si tratti?" chiese, consapevole di infrangere la rassicurante atmosfera che si era creata nell' abitacolo

Tutti, come previsto, si fecero più seri: era quella la questione più spinosa dell' intera faccenda. Senza eccezione, tutte le menti furono riempite dalle stesse immagini: anatomie deformate, morti tornati in vita e sangue, sopratutto, sangue rosso che schizzava o sangue rappreso e nero, marcio, che si coagulava in croste nauseabonde che scricchiolavano sotto le suole. Chi pensava a foto crude infilate fra le pagine di un qualche fascicolo, chi invece si ricordava degli orrori vissuti in prima persona, senza nessun muro di virtuale rappesentazione a separare l' occhio dall' incubo.

Il silenzio che seguì era cupo. Era sempre sorprendente il modo in cui le immagini esplodevano davanti agli occhi, come proiettate su uno schermo, alla minima evocazione del passato. Chris fissava la strada, impescrutabile ma con la mascella irriggidita, Leon aveva abbassato lasciato lo sguardo perdersi nel vuoto, Jill si era morsa le labbra e Hunnighan aveva contratto le labbra nell' immaginare cosa in quel momento si stesse agitando nella testa dei tre sopravvissuti.

"Non lo sappiamo." disse aggiustandosi gli occhiali sul naso, e tirando gli altri dal loro torpore " Probabilmente nulla, dal rapporto della NRO, ma apparentemente la BSAA ha altre informazioni..."

Jill sospirò massaggiandosi la fronte e spiegò:

" Il Consortium ha dapprima effettuato gli stessi rilevamenti del governo statunitense ed è giunto alle medesime conclusioni. Poi, però, confrontando le immagini con gli archivi sottratti all' Umbrella..."

Leon aggrottò la fronte. Era dunque vero quello che si diceva in giro: la B.S.A.A. si era appropriata tutte le informazioni sottratte a Kijuju, scoprendo moltissime delle attività dell' Umbrella e diventanto quindi in grado di monitorarne il collasso. Gli fece male pensare che lui, invece, non aveva mai trovato nulla di simile: i trafficanti che aveva dovuto catturare non avevano legami diretti con l' antica organizzazione di Wesker, e in Spagna, quella stronza di Ada aveva fatto saltare tutto in aria, non solo l' isola ma anche, aveva saputo dopo, il castello e i suoi dintorni. Una punta di giaccio gli punzecchiò il cuore nell' evocare la spia vestita di rosso. Quanto poteva essere stato stupido, per farsi fregare ben due volte da quella manipolatrice? Almeno abbastanza da sognare ancora, a volte, la sua figura esile e le sue labbra socchiuse... Jill proseguiva, e Leon preferí interrompere la sua inutile autocommiserazione.

"... hanno scoperto che nella zona dei rilevamenti erano state effettuate parecchie spedizioni di personale e di... materiali." Gli occhi di Valentine emisero un lampo di odio " Il luogo dove vi state recando era quindi una zona di attività dell' Umbrella. Ciò che non sappiamo, è perché ci sia stata attività di recente, ed è ciò che andate ad appurare."

Era chiaro, e parlarci intorno non faceva che renderlo più ovvio: nessuno aveva idea di cosa li aspettasse lì. Leon pensò che era inutile rimuginarci sopra: poteva essere tutto o niente, una magazzino vuoto come un' altra spirale di orrore. Ad ogni modo, non importava: inevitabilemente lo avrebbero scoperto.

"Francamente, tanto vale non pensare adesso a cosa troveremo." disse Chris, e Leon si voltò stupito a guardarlo " Pensiamo solo ad arrivare lì al più presto e a raggiungere Ashton."

"Novità da Braydon, a questo proposito?" chiese Leon pensando al cinquantenne canadese, che gli ispirava una certa simpatia da quando lo aveva visto litigare con le alte sfere del Consortium

"Un suo rapporto di alcuni minuti fa ci aveva informati del fatto che l' agente Ashton era prossimo a raggiungere la destinazione." annuì Jill

Hunnigan controllò un dato sul monitor, socchiudendo gli occhi dietro agli occhiali.

" Bene," disse " siete arrivati. Vedete il vostro contatto?"

Leon e Chris scrutarono i bordi della strada, abbagliati dal riflesso sfuggente del sole che tramontava sulla neve. Quando una nuvola passò davanti all' astro, Leon annuì:

"Lo vedo. È sulla destra, cento metri."

Chris rallentò e si preparò ad accostare.

"Grazie, Hunnigan, Valentine." disse Leon slacciandosi la cintura e alzandosi il collo della giacca mentre la macchina si fermava " Ci sentiamo più tardi."

"Bene. Vi aggiorneremo." annuì Hunnigan

"Ciao, Chris. Ciao, Leon. A dopo!" salutò Jill, riacquistata la sua allegria

"Ciao, Jill." rispose Chris fissando con intensità la collega e sorridendole piano

Lo schermo tornò vuoto, e Leon ripose il palmare in una delle numerose tasche della sua mimetica.

"Piuttosto informali, gli agenti B.S.A.A." fece notare

"Se non ti sta bene fa parlare me, la prossima volta." ribatté Chris aprendo lo sportello

"Non intendevo..." tentò Leon, ma l' altro agente sbatté la porta

"...offendere." sospirò Kennedy passandosi una mano sul viso, prima di uscire a sua volta nell' aria gelida

Un' ora dopo, il supplizio del silenzio era ripreso.

Chris e Leon sfrecciavano sull' immensa distesa di neve fresca, concentrati sui comandi dei nuovi mezzi che cavalcavano. Gli era bastato poco per abituarsi alla scattante velocità delle motoslitte procurategli dal governo Canadese, incaricato dei mezzi di trasporto.

L' uomo con il quale si erano scambiati le chiavi aveva spiegato ai due agenti che quello era il modo migliore di muoversi sul campo innevato, visto che il loro obbiettivo non era raggiungibile se non con un mezzo cingolato, e che i piccoli bolidi di cui aveva già scaldato i motori erano più agili e discreti di un qualsiasi gatto delle nevi meccanico.

I due agenti, con il viso sferzato dal vento gelido, non fiatavano. Contando la preparazione a Yellowknife, le otto ore di viaggio in macchina, e ora il tempo percorso a guidare i piccoli Arctic Cat, non si scambiavano una parola - se non si contava la loro piccola frizione di un' ora prima - da circa undici ore.

Era ormai notte fonda, ma i due si orientavano senza problemi grazie alla mappa GPS che Hunnigan e Jill gli trasmettevano sul palmare.

Davanti a loro si apriva un gigantesco mare di neve, reso quasi fosforescente dal contrasto con l' orizzonte ancora azzurrita dagli ultimi fiacchi raggi di un sole scomparso da ore, e interrotto da alcuni boschi di sottili conifere. Il silenzio assoluto si scontrava al ronzare dei motori a doppio giro, che rimbombava amplificato fra i tronchi dei pini quando attraversavano una macchia di vegetazione.

La taiga era così immensa da sembrare infinita, e il freddo così penetrante da crispargli le mani sui manubri e da fargli sanguinare le labbra anche attraverso le pesanti sciarpe. Leon osservava l' aria immobile, osservava quel silenzio così pesante da sembrare tangibile, palpabile, come un vento fortissimo eppure immobile. Era un silenzio tanto forte da eclissare anche il rombare dei motori, un silenzio assordante, pieno, solido.

La shiena curva di Chris, leggermente avanti rispetto a lui, non sobbalzava ma pareva anche essa ferma, per quanto la superficie sulla quale slittavano era liscia e uniforme. Leon, suo malgrado, sentiva le palpebre lottare per rimanere aperte: anche se gli occhiali da neve lo proteggevano dal vento, doveva ridurli a due fessure per distinguere qualcosa nel mare bianco e blu che li circondava. Il freddo e la tensione facevano gemere di dolore le sue spalle e le sue ginocchia. Non voleva fermarsi e allungare il loro tempo di viaggio, ma forse era il caso di cominciare a considerare di fare una pausa, prima che le sue membra intorpidite gli causassero un incidente.

Come se avesse letto nel suo pensiero, Chris fece lampeggiare gli abbaglianti e si fermò. Leon lo imitò, e lo osservò mentre sondava per precauzione la neve con una piccola stecca telescopica. Soddisfatto, Chris rimise a posto l' ogetto e scese dal veicolo: la neve gli arrivava solo a metà coscia. Leon smontò a sua volta con una smorfia di dolore: le sue articolazioni scricchiolavano, provate dall' estrema temperatura.

Poi Chris, finalmente, parlò. A Leon parve che la sua voce gli esplodesse nelle orecchie, per quanto si distingueva dal silenzio assoluto.

"Sarebbe meglio fermarsi di giorno, ma non c' è scelta." diceva, con la voce impastata per via delle labbra rigide e screpolate " Non so te, ma io penso di dovermi fermare."

Leon annuì, e insieme spianarono la neve, creando una piazzuola circolare di circa due metri di diametro, al centro della quale montarono la pesante abitazione di tela. Era grande per gli standard di Chris: faceva parte dell' attrezzatura in dotazione all' agente del governo statunitense, e gli sembrava stupidamente vasta.

"Si disperderà un sacco di calore." sbuffò una volta montata

"Le pareti sono isolate," rispose Kennedy staccando lo zaino dalla motoslitta "e c' è un sistema di riscaldamento."

"Riscaldamento? Mi prendi in giro?" si stupì Chris seguendolo

Leon aprì la prima zip della porta, fece scattare le linguette che chiudevano lo strato di fodera isolante, fece scivolare la seconda chiusura a lampo ed entrò.

"E una tenda da ufficiale, modello artico. Il suolo è scaldato con una batteria."

"Che lusso..." fece Chris senza aggiungere che gli sembrava stupido

"Soldi dei contribuenti." sospirò Leon alzando le spalle e richiudendo la tenda, attivando anche l' interruttore del generatore

Tante parole scambiate in così poco tempo: stavano infrangendo tutti i loro record!

Come per dispetto, il cellulare squillò ad interrompere i loro sforzi, e Leon dovette togliersi guanti e sottoguanti per rispondere. Premette a fatica il tasto centrale: le sue mani erano gelate.

"Freddo, ragazzi?"

Leon si chiese come fosse possibile che la voce di Jill, che conosceva da così poco tempo, potesse già infondergli calore in quel modo. Doveva essere una dote naturale. Chris smise di frugare nello zaino e si avvicinò.

"E quando mai?" ironizzò Leon allontanando il palmare dal viso perché Chris potesse vedere lo schermo " Mi dispiace solo di aver dimenticato il costume."

"Già, e io l' attrezzatura da safari." aggiunse Chris

Jill rise.

"Vedo che vi siete accampati. Avete fatto bene." disse " Chiamo per dirvi che Basil Ashton ha raggiunto l' obbiettivo. Dice di volere esplorare un pò il villaggio, quando ci sarà luce. È deserto, ma non è una grande sorpresa: pare che per le nevicate parecchi degli abitanti di borghi del genere siano soliti trovare rifugio in città più grandi. Quindi per ora nulla di sospetto. Vi aggioneremo, ora riposatevi."

"Roger." disse Chris

Leon chiuse la comunicazione e si aprì la giacca: la temperatura nella tenda era già salita, a testimoniare l' efficacia del tecnologico sistema di riscaldamento. Si tolse la tuta da neve e la piegò con cura, poggiandola poi ai piedi del sacco a pelo che aveva srotolato. Controllò che tutte le armi fossero ancora ermeticamente chiuse negli appositi holster, e, soddisfatto, prese un paio di razioni da una tasca laterale dello zaino.

"Fame?" chiese a Chris che aveva compiuto il suo stesso piccolo rituale all' altro capo della tenda

"Di MRE?" fece l' altro con una smorfia " No, ma me la faccio venire."

Leon non poté impedirsi di provare un certo divertitimento nel sentire che neanche Redfield sembrava apprezzare le razioni militari. Aprì due dei sacchetti beige e ne estrasse il contenuto, che presentò ironizzando:

" Favolosi spaghetti o strepitoso stufato?"

"Vada per gli spaghetti."

"Ecco, haute cuisine e FRH."

Leon gli lanciò la scatoletta e l' apposito scalda-razione, che Chris afferrò al volo con limitato entusiasmo.

Mangiarono in fretta, ovviamente in silenzio, e si infilarono nei rispettivi sacchi a pelo.

Chris si rese conto solo una volta sdraiato di quanto in realtà fosse esausto. Si addormentò di colpo, senza avere il tempo di formulare pensieri di alcun genere. Il suo petto si mise ad alzarsi ed abbassarsi con un ritmo lento e regolare.

Leon osservò il suo viso distendersi. Il volto virile ma armonioso di Chris, rilassandosi, era diverso, non più imbronciato ma placido, e Kennedy sentì una strana, indefinibile emozione invaderlo. Era forse... Maledì la fatica. No, non poteva decisamente essere rispetto. Scosse la testa, preferendo non pensare, cercando di placare i turbinii furiosi che l' arrivo di Chris sul già complesso scenario della sua vita aveva svegliato nella sua mente, e si girò dall' altro lato. Allontanò infastidito anche le preoccupazioni per l' indomani e chiuse deciso gli occhi. Per fortuna era riuscito a tornare maestro del suo sonno: soffrire di insonnia come ai primi tempi del suo incubo, con il tipo di vita che conduceva adesso, probabilemente lo avrebbe ucciso. Poco dopo era piombato anche lui nella familiare nebbia nera, e contribuiva a sua volta ad amplificare il suono del silenzio.

Il riverbero crudele del sole sulla neve li aveva costretti a sostituire le lenti degli occhiali con altre più scure. Leon e Chris cavalcavano le motoslitte, ascoltando grazie agli auricolari le ultime informazioni di Hunnigan.

"Basil Ashton è irrintracciabile. " era la bomba che aveva appena mollato

È risaputo, una giornata "no" si annuncia dal mattino.

"Ma com' è possibile?" esclamò Chris " Solo all' alba ci avevi aggiornati sul suo rapporto!"

Chris si sarebbe morso le labbra, se solo non temesse che si infrangessero come vetro. Qualche ora fa, solo qualche misera ora fa, l' agente canadese era in piena forma e gli annunciava di aver scoperto un' entrata segreta nello scantinato di una delle case del villaggio. A quanto pare le aveva setacciate tutte da cima a capo. Che nessuno venisse a dire che la CSIS era composta da fannulloni!

Chris e Leon non erano stati sorpresi dalla scoperta di Basil, anzi, quella del villaggio pacifico con tranello cominciava a diventare una solfa tristemente familiare per entrambi. A dirla tutta Chris si sentiva quasi sollevato: almeno non aveva compiuto in vano questo viaggio fantastico con il suo adorabile compagno di squadra... Guardò il suddetto con la cosa dell' occhio. Non sapeva perché gli venisse in mente in quel momento, ma se c' era qualcosa da ammettere riguardante Kennedy, era il suo essere senza ombra di dubbio un ottimo giudatore. Teneva lo sguardo puntato sulla rotta, gonfiando i muscoli delle spalle per tenere immobile il manubrio, e ammortizzava dolcemente con le anche e le ginocchia ogni sobbalzo del veicolo. Chris si sentiva la schiena a pezzi per via delle asperità del terreno, ma sarebbe morto piuttosto che chiedere una pausa a Leon, che pareva fresco come una rosa. Il suo profilo deciso ma dolce si delineava attraverso la stoffa della sua sciarpa. Chris si scosse: perché diamine perdeva tempo a osservare il damerino, mentre tutto sembrava andare per l'ennesima volta a puttane?

"Ricapitolando" la voce impassibile di Leon sfrigolò nel suo auricolare - Diamine, pensò Chris, ma le provava le emozioni, o era davvero il pezzo di ghiaccio che sembrava?- " Basil Ashton dice di voler controllare il passaggio. Premette che in caso si trovasse davanti un' infrastruttura clandestina dell' Umbrella, avrebbe messo in atto il protocollo a riguardo."

"Infatti." approvò Jill, che finora era rimasta in silenzio " Nell' ipotesi, avrebbe dovuto esplorare la base, prelevare i dati rilevanti presenti, e distruggere la medesima."

"Di solito non si dovrebbe aspettare l 'arrivo di una squadra di supporto prima di far saltare tutto in aria?" Chiese Chris

Non seppe esattamente come aveva fatto, ma sentì Jill alzare le spalle attraverso l' auricolare.

"La comunità internazionale ha adottato a riguardo dell' Umbrella una politica stile 'prima sparisce, meglio è', ergo bum! E il prima possibile."

"Ok." riprese Leon " Quindi Basil si infila nel passaggio segreto e sparisce nel nulla, così, in una nuvoletta di fumo?"

Sospiri all' altro capo della linea.

"Il triste quadro sembra dipingersi così." disse Jill, prima di abbassare la voce con fare preoccupato " L' agente Braydon è parecchio in pena."

"Va bene, va bene." Si sentì in dovere di intervenire Chris " Non possiamo più contattarlo, ma perché pensare subito al peggio? Può essersi guastato il suo sistema di comunicazione."

Leon sentì l' improvviso desiderio di strozzare Chris Redfield. Perché pensare al peggio, chiedeva? Mah, non lo sapeva, forse perché ogni singola volta in cui una situazione poteva prendere una brutta piega, questa lo faceva? Perché nel peggio -per non dire in qualcos' altro- c' erano tutti fino al collo da quando avevano incrociato il cammino dell' Umbrella?

Fu Hunnigan a sostenere Redfield nel suo ruolo di voce della ragione.

"Chris ha ragione, non siamo allarmisti. Ora richiamiamo Braydon per dirgli di tranquillizzarsi." fece un' attimo di pausa, e Leon l' immaginò mentre socchiudeva gli occhi per scrutare un monitor " A proposito, ragazzi, stiamo per dar risposta alle nostre domande: siete praticamente arrivati."

Come per confermare, il GPS di Chris si mise a trillare allegro. Sullo schermo, la freccia lampeggiante che rappresentava i due agenti si stava ricongiungendo con il pallino rosso dell' obbiettivo. Leon e Chris socchiusero gli occhi attraverso le spesse lenti. Non sapeva Chris, ma Leon distingueva ben poco davanti a loro. A lui sembrava che la distesa di neve fosse omogenea. Anche Redfield alzava un sopracciglio perplesso mentre osservava la pianura. Poi, insieme, notarono.

Ci credevano che il villaggio fosse stato evacuato, visto che solo qualche pezzo di tetto spuntava ancora al di sopra della superficie. Provarono entrambi il desiderio di lanciare un' occhiata all' altro, e come risultato i loro sguardi si incrociarono. Gli occhiali da neve mascherarono i loro occhi, e entrambi tornarono a fissare il villaggio davanti a loro.

Presto avrebbero scoperto la verità.

Imprecherei, se avessi il fiato per farlo.

Ansimo pesantemente mentre tento di squagliarmela, correndo frenetico per il lungo corridoio. I miei passi rimbombano fra le pareti strette. La porta si avvicina velocemente, è blindata, posso farcela...

La cosa mi afferra la caviglia, e lascio sfuggire un grido. Cadendo sbatto la testa contro la porta blindata. Cazzo di ironia della vita... Mi alzo di scatto e mi giro per sparargli - più che altro quì gira tutto-, ma è troppo tardi.

Sento i suoi artigli strapparmi la pelle dell' addome, un' ondata di odore di sangue mi riempie le narici, un sapore salato e metallico mi invade la bocca .

Gemo, il mio campo visivo è pieno di soli rossi. Davanti a me, la cosa non sembra in grado di guardarmi mentre vengo mortalmente ferito. Muove a scatti la testa a destra, a sinistra, in aria, per prevenire la mia fuga. Cosa crede, che spiccherò il volo? Vorrei avevre il suo ottimismo.

Sembra che tutti questi messaggi sensoriali lo disorientino.

Più il sangue scalda l' aria intorno a me, più sento i freddo nascere dal centro del mio di voltarmi e di oltrepassare la porta, ma crollo rovinosamente sulle ginocchia, con un suono disgustosamente viscido.

Sento il fiato della creatura sul collo. Sembra che ci prenda gusto nel vedermi agonizzare.

Non riesco a tenere gli occhi bene aperti, mi tremano le mani, Dio, non mi ricordavo che ci fosse così poca luce in questo coridoio. L' alito disgustoso del mostro mi accarezza i capelli, e io premo il grilletto.

La sua testa mi schizza addosso brandelli di carne e dense goccie di qualcosa che dovrebbe essere sangue, ma che puzza troppo per esserlo.

Stingo la pistola, mi cingo la pancia con il braccio e riesco a strisciare oltre la porta. Uno zampettio in fondo al corridoio mi avverte che qualcun' altro non è felice di vedermi scappare.

Con la schiena spingo la porta, e quella si chiude con un rimbombo metallico.

La mia mano ricare, ancora stretta sulla pistola, e va a raggiungere l' altra. Gli dò un' occhiata. Era meglio, molto meglio non farlo.

Singhiozzo. Lacrime di sofferenza solcano il mio viso, non ho mai provato tanto dolore tutto insieme.

Qualcosa stride con un suono metallico. Dietro di me, gli amichetti del mostro che ho steso si avventano contro la porta.

'Fottetevi.' mormoro, e quasi non riconosco la mia voce per quanto è roca ' Pare che la cena se la sia data a gambe, eh, pezzi di merda?'

Un' altro stridio. Sorrido.

Respirare diventa faticoso. Troppo. Penso a Geoffroy, e altre lacrime solcano il mio viso.

'Mi dispiace.' gli dico, e forse l' ho detto davvero ad alta voce, perché un' altra fitta mi fa vomitare sangue

Chiudo gli occhi. La mia mano si trascina ad afferrare la radio, ma so bene che non posso usarla. Allora la lascio ricadere, e mi concedo un meritato sonnellino.