Hopeless

Wayne Rigsby sa di non essere particolarmente brillante nell'intuire i pensieri e i sentimenti delle persone che gli stanno intorno. Per questo invidia a Jane la sua abilità di leggere la mente.

Non che lui non abbia tentato di capire come riesca a farlo, ma è stato del tutto inutile. Jane preferisce tenere per sé i suoi segreti.

Così Rigsby passa intere giornate a scrutare di sottecchi i propri colleghi, sperando di comprendere cosa si nasconda dietro la loro facciata.

Ovviamente l'enigma più grosso è proprio Jane. Per la maggior parte del tempo sembra divertirsi ad irritare la gente – in particolare Lisbon – e a stupirla con i propri trucchi. Ma ci sono momenti in cui affiora improvvisamente una personalità completamente diversa, ossessionata dal senso di colpa e dal desiderio di vendetta. Rigsby non è sicuro di come si sentirebbe se avesse passato ciò che ha passato Jane; eppure non può fare a meno di pensare che tutto questo sia sbagliato. La vendetta non può certo riportare in vita chi non c'è più; né può giovare loro il fatto che i vivi permettano al senso di colpa di avvelenare la propria esistenza.

A volte si domanda se non sia proprio questo ciò che Jane desideri. Autodistruggersi. Quasi una sorta di punizione. Come se potesse trovare la pace solo annientando sé stesso. Questa idea non manca mai di inquietare Rigsby.

Poi c'è Lisbon. Se il CBI fosse una famiglia, Lisbon avrebbe sicuramente il ruolo di sorella maggiore. E non solo per via del fatto che ha dovuto crescere i suoi tre fratelli. Tutti loro sanno di potersi fidare pienamente delle sue decisioni. Perché Lisbon non è solo un ottimo capo, ma anche un'amica. E più di una volta ha rischiato il proprio posto per difendere uno di loro.

Eppure Rigsby non ha la minima idea di quali siano le sue speranze o le sue paure. Di qualunque cosa si tratti, Lisbon non lascia trapelare nulla.

Cho invece… beh, in un certo senso Cho è il suo amico più stretto. Quello con cui è solito confidarsi, nonostante i suoi commenti sarcastici. In ogni caso non sa molto di lui. Di regola Cho evita di mostrare le sue emozioni, qualunque cosa accada. Tanto meno ha l'abitudine di parlare di sé stesso.

Non che in generale Cho sia un tipo loquace. Preferisce lasciar parlare gli altri – specialmente i sospettati durante gli interrogatori. In questo è decisamente il migliore.

Infine, per quanto riguarda Grace… ecco, Rigsby ammette di non riuscire ad essere obiettivo. Perché ogni volta che il suo sguardo si posa su di lei finisce per perdersi nella sua figura sottile e perfetta, soffermandosi a considerare come quei meravigliosi capelli rossi incornicino un viso dai lineamenti delicati – e assolutamente adorabili. E quando sorride – quel sorriso che le illumina gli occhi di una luce speciale – Rigsby sente di poter fare qualunque cosa per lei.

Qualunque cosa, tranne confessarle i propri sentimenti. Non c'è da stupirsi che Cho lo consideri un caso senza speranza.