Why worry
Il monotono ticchettio della pioggia contro i vetri della finestra era l'unico rumore che le teneva compagnia. Van Pelt, Rigsby e Cho se n'erano andati presto quella sera. Non avevano nessun caso al momento, solo lavoro d'ufficio e rapporti da compilare.
Alzò uno sguardo furtivo su Jane, sdraiato sul suo divano e chiaramente assorto nei propri pensieri. E lei sapeva perfettamente di quali pensieri si trattasse.
Ogni anno, all'avvicinarsi dell'anniversario della morte di Angela e Charlotte, Jane pareva chiudersi in sé stesso. Si faceva silenzioso – cosa decisamente inusuale per lui – e distratto, come se la sua mente fosse completamente altrove. Teresa aveva sempre preferito non interferire, lasciando che fosse lui a decidere quando «tornare fra noi», come diceva Cho.
Ma stavolta era diverso. Ora che Jane era suo marito, non aveva la minima idea di come comportarsi. Avrebbe voluto stringersi a lui, fargli sapere che lei sarebbe sempre stata lì, al suo fianco, per confortarlo ogni volta che ne avesse avuto bisogno. E invece continuava a stringere tra le dita la penna, obbligandosi a riempire un modulo di cui – in quel momento – non le importava assolutamente nulla.
Si sentiva impotente. Impotente e completamente inutile. Ma la cosa che la faceva stare peggio era il senso di colpa.
Quando aveva sposato Jane, aveva messo in conto che lui potesse – in una certa misura – sentirsi in colpa per aver tradito la memoria della moglie e della figlia. Non aveva però tenuto in considerazione il fatto che lei stessa potesse provare qualcosa di analogo.
Dopotutto lei e Jane non si sarebbero mai incontrati se John il Rosso non avesse sterminato la sua famiglia. O, magari, avrebbe potuto imbattersi in lui per caso, mentre passeggiava stringendo sottobraccio Angela e Charlotte – una fra le tante persone felici che ti capita di invidiare per un istante quando le incroci per strada.
E invece…
Si accorse che stava piangendo solo quando una lacrima cadde sul rapporto che stava compilando. Accidenti. Cercò di asciugarla con le dita, finendo per allargare la macchia d'inchiostro che si era creata. Perfetto, ora avrebbe dovuto riscrivere tutto da capo.
"Ehi".
Trasalì bruscamente. Jane si era inginocchiato accanto a lei, e le stava sollevando con delicatezza il mento. Non aveva neppure notato che si fosse mosso dal divano.
"Smettila di farti del male, Teresa".
"Io non…"
"So a cosa stai pensando. Non dire che non è vero, perché te lo si legge in viso. Teresa, quanto è accaduto loro non è colpa tua. Come potrebbe esserlo?"
Tacque per un momento, quindi proseguì dolcemente: "Il mio passato è quello che è, e nessuno può cambiarlo. Ma non devi rimproverarti per avermi regalato la possibilità di ricominciare di nuovo. Insieme a te".
Le sfiorò i capelli con un bacio. "Grazie".
"Per cosa?", domandò lei, incredula.
"Per tutto quanto".
