Emma dormì per la maggior parte della giornata, svegliandosi ogni tanto solo per il dolore che ogni movimento le procurava. Quando calò il sole, il corpo era ancora segnato dai colpi ricevuti la notte precedente.

Due guardie aprirono la porta della sua cella. Emma alzò debolmente la testa verso di loro. I suoi occhi si riempirono di lacrime all'idea di dover sopportare il supplizio un'altra volta. Non ebbe la forza di opporre resistenza, tuttavia. La trascinarono fino alle stanze della regina, e la lasciarono sul pavimento, davanti alla sovrana.
Regina la guardò, per poi avvicinarsi a lei. Le sollevò il viso con le dita.
«Hai paura?» le chiese guardandola negli occhi.
La ragazza esitò, ma annuì infine.
«Non ti sei divertita ieri sera?» chiese ancora la donna.
Emma deglutì, il respiro accelerato.

«Dovresti ringraziarmi…» continuò la regina invece che aspettare che le rispondesse, il sopracciglio sinistro lievemente inarcato. «Credo tu non abbia mai provato niente del genere, dopotutto. Gli uomini pensano solo a se stessi, ai propri bisogni… Non mi sembra di aver fatto lo stesso, non ti pare?»
Emma dischiuse le labbra, ma non trovò la voce per parlare. Regina capì al volo, e fece apparire un bicchiere colmo di acqua davanti a lei. La principessa esitò, guardandola con stupore, in attesa del suo permesso. Quando la mora annuì incoraggiante, si sollevò un poco ed afferrò il bicchiere, svuotandolo in un lampo.
Regina mosse quindi una mano, un gesto ampio, che coprì esattamente la lunghezza del corpo ancora nudo di Emma. La ragazza sentì una strana sensazione, come un vento fresco sulla pelle, e un attimo dopo ogni minima traccia di dolore era sparita. Si guardò, posando distrattamente il bicchiere a terra. Strabuzzò gli occhi nel comprendere che Regina l'aveva guarita.
Si voltò verso di lei, senza fiato.

«Maestà…» riuscì solamente a dire, troppo sbalordita per articolare una frase.
Regina la guardò con disinteresse.
«Sei inutile se non riesci neanche a muoverti.» spiegò freddamente.
La delusione smorzò la sorpresa. Emma raddrizzò la schiena.

«Cosa volete farmi, stavolta?» chiese.

«Stavolta…» ripeté la donna con un velo di disprezzo nella voce, fulminandola con lo sguardo. «… cerca di soddisfarmi a dovere, serva, o non sarò tanto clemente.»
Emma annuì e abbassò lo sguardo. «Sì, Maestà.»
«Sdraiati sul letto.» le ordinò.
La ragazza obbedì. La regina si avvicinò al letto, e iniziò a spogliarsi davanti a lei, lentamente.
Emma sentì la bocca seccarsi improvvisamente. Non riusciva a distogliere lo sguardo, che seguiva ogni movimento delle mani della donna.

Regina sorrise, divertita.

«Deduco che ti piaccia… Non sembri spaventata adesso.» commentò con voce calda, morbida.
Emma arrossì violentemente.

«Io, ehm… Voglio dire, sì, cioè no…» balbettò, confusa.
Una breve risata gorgogliò tra le labbra rosse della regina.

«Ti piace o no, dunque?» chiese sorridendo.
«Sì.» disse di fretta la ragazza, arrossendo ancora di più.
«Hai ancora paura?»

Emma scosse la testa, esitando appena.
«Cos'è cambiato?» domandò la regina, gli occhi scuri che scintillavano di divertimento mentre slacciava i lacci che tenevano chiuso il corpetto sul suo petto. Gli occhi di Emma seguivano le sue mani.
«È… È cambiato che.. che non sono legata.» rispose dopo un po', incapace di distogliere lo sguardo dai suoi movimenti.
«Da come sei venuta non mi è sembrato ti dispiacesse più di tanto…» replicò l'altra facendo scivolare il corpetto dal suo corpo, rimanendo nuda davanti a lei.
Il cuore della principessa perse qualche battito.
«S-sì, ma… così è meglio.» disse infine, troppo distratta per inventare una buona scusa.
«Decido io cosa è meglio.» ribatté seccamente la regina mettendosi a cavalcioni su di lei. La sentì fremere sotto di sé.
«Sì, Maestà.» rispose la ragazza, lo sguardo che ancora vagava sul suo corpo.
Regina afferrò la sua mano. Leccò le dita della serva mentre i suoi occhi rimanevano fissi nei suoi, che si spalancarono. La ragazza sentì un ormai familiare calore accendersi dentro di lei. La regina succhiò le sue dita, facendo crescere la sua eccitazione. Quindi portò la sua mano tra le proprie gambe, e la fece entrare in lei. Socchiuse appena gli occhi iniziando a muovere il bacino verso le sue dita. Emma sentì il suo centro contrarsi violentemente, e iniziò a spingere le dita dentro di lei. Regina emise un leggero gemito, e le fece aumentare il ritmo. Emma istintivamente aprì le dita in lei, facendo gemere così di più la donna. Provò, senza pensarci, a sollevarsi, e posò la mano libera sul suo viso, avvicinandovi il suo per baciarla. Le loro labbra stavano per sfiorarsi quando la mora le afferrò la gola, sbattendola di nuovo sul materasso.
«Non provarci mai più, serva.» intimò, calcando sull'ultima parola. «Sei qui unicamente per il mio divertimento.»
Emma annuì, soffocata dalla sua morsa.
«Non ti ho detto di fermarti.» disse minacciosamente la regina, guardandola. La ragazza si accorse solo in quel momento che aveva smesso di muoversi dentro di lei. Riprese a farlo, lottando per respirare al contempo finché Regina non lasciò la presa. Trattenne un colpo di tosse e continuò a muoversi.
Emma era incantata dalla visione del corpo della regina che si muoveva sopra di lei. Osservò la perfezione di ogni dettaglio, il modo in cui inarcava la schiena per avere più piacere, gli occhi socchiusi, così come le labbra, con quella cicatrice a renderle ancora più sensuali. Mille volte si era chiesta cosa l'avesse provocata, senza mai poter esprimere la domanda ad alta voce. La sentì contrarsi, pronta a raggiungere l'apice del piacere. Aumentò quindi il ritmo, finché non la sentì venire su di lei.
Regina ansimò, continuando a muoversi lentamente sulle sue dita, per poi stendersi sul letto accanto a lei, il respiro irregolare.
Emma voltò la testa per guardarla, ammirata, fino a che la donna non le disse di andarsene.