Neji continuò a raccogliere informazioni.
Una importante: i capelli, qualcuno aveva parlato dei capelli luuuunghi del Jinchuuriki – capelli – da femmina.
I capelli, che non c'era verso di tagliare.
Il Jinchuuriki li portava raccolti stretti, sotto il suo nuovo coprifronte – quello dell'alleanza Ninja – aperto a coprirgli l'intera testa.
Comunque non metteva mai piede fuori dal palazzo dell'Hokage; raramente camminava nel giardino.
Odiava – essere visto.
In verità – si sentiva – sporco.
Sporco.
Come se fosse colpa sua, sua.
Non poteva farci niente – proprio come con la PAURA; non se ne andava mai.
A volte non si faceva sentire per settimane, ma era sempre lì, come un ronzio.
Ovviamente sognava 'il fatto' quasi ogni notte.
Ma smise di svegliarsi urlando.
Riuscì a smettere di urlare.
Neji aveva notato l'assenza dei graffi sulle sue guance, se li ricordava bene.
Inoltre, Neji aveva notato anche qualcos'altro:
Tsunade si vedeva raramente fuori dalla sua stanza, era il Jinchuuriki che andava lì da lei; ma Kakashi, lui era SEMPRE con il Jinchuuriki.
Quando aveva un discorso ufficiale o una riunione, essendo Hokage, il Jinchuuriki stava semplicemente dietro la tenda.
Voleva sempre averlo sott'occhio.
Per la stessa sicurezza del Jinchuuriki, noi lo sappiamo; Neji no.
Pensò – ok.
Questo pensiero cominciò a farsi strada nella sua mente –
'Questa è sempre stata la questione fra quei due – finora erano semplicemente troppo piccoli per capirlo.
Ora, la cosa è stata fatta, ma Sasuke dopo deve aver provato a ucciderlo – e Naruto è scappato.
O meglio – possiamo davvero credere che dopo tutti questi anni di – tacito amore? Amicizia? – Naruto non cercherebbe di COPRIRLO?
Non ha mai voluto che Sasuke fosse ucciso.
Potrebbe essere così?'
Neji cominciò a muoversi, alla fine.
Tolse Sai dalla guardia personale di Naruto (era sempre seguito da guardie, doveva, se Sasuke per tutti loro era ancora in giro; l'ultima volta Sissy se n'era fottuto di Konoha e aveva solo cercato di prendere il Jinchuuriki), neanche lui sapeva perché;
Era semplicemente una cosa-da-fare.
Pensa come un Anbu.
'Il problema è che – non riesco ancora a dimenticare i SENTIMENTI.
Lo odio, lo so, è per mia cugina.
Lo ha sempre amato, sapevamo tutti che l'avrebbe sposata –
E lui va in giro a fare la putt-'
Ookay, pensa come un Anbu.
'E con quel pezzo di merda di un Nukenin, fra l'altro.
Ora è anche peggio! Kakasih!
Come se non sapessimo tutti della sua storia eterna con Iruka!
È diventato il suo braccio destro, da semplice maestro pre-genin;
e sappiamo tutti che quei due... ma Naruto!
Ha 17 anni!
E in tutto questo macello mia cugina è stata fregata, come una-'
Pensa. Come. Un. Anbu.
Ookaayy.
'L'unica cosa a cui devo pensare adesso è trovare Sasuke e ucciderlo.
Okay, le scelte di Naruto non sono affari miei.
È libero di fare quello che vuole, e io penso lo stesso che abbia salvato il villaggio, in qualche modo si è sempre sacrificato'.
Poteva fare solo una cosa, quindi: continuare a rompere i coglioni a Naruto per tirargli fuori tutta la verità.
E ce la fece.
Naruto – gli disse – tutto.
Neji, dopo le lacrime e le bestemmie e le maledizioni, pensava solo:
'Stavo diventando fissato su 'sta cosa', quindi decise di uscire dalla vita di Naruto, anche solo per qualche tempo.
Quei capelli rossi.
Era così bello.
Ma il cervello continua a lavorare, anche se non lo vuoi;
E anche le cose lo fanno; infatti, qualche settimana dopo, la notizia della morte di Sasuke venne diffusa, certificata ufficialmente dall'Hokage.
La guarda del Jinchuuriki fu dismessa.
Neji ne fu parecchio contento;
Tornò a scartavetrare le palle a Naruto, questa volta per convincerlo a fare un viaggio – un breve viaggio – per visitare sua cugina e il Kazekage.
Alla parola Kazegake Naruto accettò.
Neji mascherò il tutto da 'Gemellaggio di Intelligence Shinobi' fra i due paesi.
Fu là, in viaggio – nell'immobilità e nel silenzio della sabbia del deserto – che Neji stesso lo capì: alla fine anche lui era stato preso dal fascino del Jinchuuriki.
Non era facile chiamarlo amore – ma lo era – lo era.
'Non dirglielo neanche.
Tienitelo e goditelo.
Pensa come un Anbu.'
Dopo quel viaggio, Naruto gli chiese di andare a visitare i suoi amici rospi, e così fecero.
Questa fu precisamente la ragione per cui, una volta tornati a Konoha, Naruto cadde velocemente in una depressione nera, nera, forte, profonda.
Il suo vortice nero, che adesso era quasi diventato la sua casa.
Neji dovette parlare tutti i giorni per sei settimane con Kakashi per farsi dare il permesso –
Di portare il Jinchuuriki fuori dalla sua vista per un lungo periodo, nella città del Kazekage.
La vinse.
Alla fine suggerì che il Jinchuuriki andasse definitivamente a vivere nel Paese della Sabbia, stava così bene là;
Quindi, senza averlo neanche confessato a se stesso, l'amante lasciò l'amato in mani migliori; Neji decise di salvare la mente del Jinchuuriki, che già – già – aveva pagato troppo, molto più che – le sue colpe.
Ovviamente il Kazekage era contento come un bambino di avere la possibilità di proteggere il suo amico (per non dire salvatore)e darGLI
contemporaneamente la possibilità di una vita migliore.
Il Kazekage, come abbiamo detto prima, era già sposato; il primo bambino doveva ancora venire.
La cosa più bella è che anche sua sorella si sposò: con Shikamaru –
'Detto e stradetto, suppongo sia il vecchio partner'-
Shikamaru aveva già deciso il nome del primo maschio, ovviamente Asuma; il secondo maschio, Naruto.
Per elencare tutti i matrimoni, ci mancano Neji e Ino (figli Asuma, Itachi e Naruto), Chouji e Tenten (figli Asuma e Naruto), e, totale vittoria degli sfigati, Lee e Sakura (figli Naruto e- Gai).
Una profusione di Naruto.
Quello vero, lasciato da Neji nel Paese della Sabbia, finalmente si RIPRESE.
Del tutto.
Lui e il Kazekage furono completamente d'accordo sul suo reclutamento nelle Pattuglie del Deserto.
Prima di tutto, non succedeva niente nel deserto. Era deserto.
Secondo, il deserto stesso aveva un effetto lenitivo sulla mente del Jinchuuriki.
Terzo, il fratello del Kazekage era già stato nominato Luogotenente lì dentro; il Kazekage ci teneva a mettere il Jinchuuriki in buone mani.
E, cosa ancora più importante, il Jinchuuriki doveva allenarsi, combattere, muoversi, per riconquistare la stima del suo corpo (come la sua autostima) provando e dimostrandosi di essere forte, abile, affidabile e – prima di tutto – capace di difendersi.
Il Jinchuuriki prestò servizio nelle Pattuglie fino a 50 anni;
Tante cose accaddero,
Tante altre vennero supposte,
Tante altre mancarono,
Tante altre non furono previste.
Il fratello del Kazekage non si sposò. Il Jinchuuriki nemmeno.
Pochi anni dopo il reclutamento fu nominato Luogotenente in Seconda, sotto il fratello del Kazekage, al tempo Luogotenete Capo.
I sogni devastarono la sua resistenza psicologica ancora per degli anni, dopo la promozione.
Non s'indebolivano, né rallentavano né si calmavano; era la sua resistenza psicologica a crescere costantemente, più forte, profonda, profondamente radicata sul terreno della verità.
La prima cosa che si lasciò dietro fu la paura.
Semplicemente pensò, una mattina d'estate:
'Oh, ehi, cazzo, è tutto finito.
Non sta succedendo ADESSO.
Ora, qui, so tutto quello che succede, lo prevedo, ci sono preparato; adesso sono in grado di controllarlo.
Perché dovrei avere paura adesso?
Non ci sono basi logiche per dare un posto alla paura, in QUESTO – QUI e ADESSO'.
I sogni erano qualcosa di più difficile da maneggiare; non poteva decidere cosa sognava – e quello faceva.
Poteva solo cercare di farli tacere – non ascoltare il sogno – non dargli attenzione – guarda da un'altra parte.
E alla fine funzionò; la smise di ricordare tutti i giorni il trauma, e quindi smise in effetti di RICORDARE la paura del trauma, il suo dolore, nausea, schifo, vergogna...
Finalmente, non solo accettò i suoi capelli, ma – quando il vento era fermo e la sabbia non turbinava fra le pattuglie, brillando come neve d'oro nei raggi di sole – prese l'abitudine di portarli sciolti, pendenti e ondeggianti, come una cascata, dalla sua faccia bruciata dal sole.
L'effetto era abbastanza strano: la sua pelle si scurì, divenne quasi rossa per il sole, ricevette il miracolo delle lentiggini, e gli stessi capelli diventarno di nuovo quasi biondi.
I suoi occhi azzuri splendevano nel tono argilla della sua faccia.
Non dimenticò mai.
Anni e anni dopo, il fratello del Kazekage lo convinse a farsi fare un tatuaggio sulla 'firma' di 'quell'uomo'; e il Jinchuuriki scelse i nomi Kurama, Minato e Kushina, intrecciati all'emblema delle Pattuglie del Deserto.
Non lo perdonò mai.
Questo – il non avere pietà – il prezzo dell'essere sopravvissuto al trauma – era la spina nera nei suoi polmoni, l'unica cosa rimasta di quel vortice nero – spazzato via, spazzato via dalla calmante, curante, cullante ninnananna della sabbia.
