Scusate per gli aggiornamenti davvero radi, ma ho appena ricominciato le lezioni in uni e devo ancora prendere il ritmo ..
E' anche da un po' che non scrivo, ma prometto di ritagliarmi presto uno spazio apposta e di finire le mie storie u.u essenzialmente mi mancano solo questa e un'altra… Mi ci metto d'impegno, lo giuro, davvero ..
Bene, intanto ringrazio chi ha continuato a seguirmi/preferirmi/ricordarmi nonostante tutto e chi ha recensito =)
Buona lettura! =D
Domande
Ginny Weasley si guardò nel grande specchio a parete dell'altrettanto enorme sala da bagno.
Era nuda, e non poteva credere a quello che vedeva.
Il suo corpo era magro e formoso. I seni erano grandi, anche se non enormi, la pancia piatta e le gambe lunghe. I fianchi formavano due bellissimi archi simmetrici e si chiudevano su una vita stretta, da donna.
Quando era cresciuta? Perché se ne stupiva così tanto?
Non ricordava nulla della sua vita, nemmeno l'essere stata bambina. Forse era colpa di Tom, dei suoi unici ricordi per lui: all'epoca era più piccola, era così che si ricordava. Ma la realtà era un'altra.
"Lady Ginvera, la vasca è pronta. Venga, prima che si raffreddi."
Ginny si girò a guardare Daphne, che l'aveva accompagnata nella stanza. Era una bella ragazza, aveva un portamento fiero nonostante lo sguardo umile e spaventato. Se Tom non le avesse detto che era la sua dama di compagnia, avrebbe pensato che fosse un nobile.
Scrollò le spalle e si avviò decisa nella vasca interrata. Forse Daphne era pure una nobile, forse Tom era così ricco e potente da potersi permettere di avere nobili al suo servizio.
L'acqua calda fu come un balsamo per lei. Si sentiva stanca e affamata, ma scoprì che la sensazione di pulito che le dava la vasca era meglio di qualsiasi cibo e letto. Daphne entrò in acqua con lei e iniziò a lavarla, mentre la ragazza si rilassava.
Era una strana sensazione, non la sentiva per niente sua. Era come se l'essere viziata e servita le fosse sempre mancato: ma Tom aveva detto che veniva da una famiglia povera, che lui l'aveva presa con sé… Forse era per quello, se i suoi ultimi – e unici – ricordi erano quelli di una bambina di undici anni allora era normale che sentisse con più forza l'estraneità del gesto rispetto alla consuetudine.
Decise di evitare di farsi paranoie ma, quando credette di esserci ormai riuscita, un dubbio si insinuò nella sua mente. Tom Riddle, il suo confidente, quello con cui aveva parlato attraverso il diario, era solamente un ragazzo. E sembrava un ragazzo anche adesso. Com'era possibile che, per lui, il tempo non fosse trascorso?
"Lady Ginevra, può uscire dalla vasca… Siete pulita, ma se state troppo tempo in ammollo la vostra pelle si rovinerà."
Ginny uscì dalla vasca, un po' inquieta. Accettò lo splendido accappatoio bianco che Daphne le porse e guardò un'ultima volta il suo corpo maturo prima di coprirsi.
Una volta tornata in camera – la sala da bagno si apriva direttamente su di essa – trovò Astoria ad aspettarla, con in mano una lunga veste da strega davvero magnifica. Ginny la prese e osservò le rifiniture splendide, i ricami dorati sullo sfondo verde. La consistenza era liscia: sembrava seta. La ragazza si tolse l'accappatoio, per niente imbarazzata dalla sua nudità, e iniziò a vestirsi, mettendo per un attimo da parte la veste e indossando prima la biancheria.
"Lady Ginevra, mi permetta di asciugarle i capelli." disse Daphne, prendendo una bacchetta da dentro la veste che si era messa in fretta e furia.
"Posso fare da sola. Dov'è la mia bacchetta?"
Le due sorelle si guardarono, palesemente a disagio.
"Sì è rotta quando siete caduta, lady Ginevra." disse infine Astoria, muovendo nervosamente un piede "Per il momento dovrà farne a meno."
Ginny considerò la cosa strana e si appuntò di chiedere a Tom anche di quello. Stare senza la bacchetta la metteva a disagio. Non era naturale… Non per una strega.
"E sia. Daphne, asciugami pure i capelli."
La ragazza si mise all'opera facendo uscire aria calda dalla bacchetta. Ginny si immerse nei propri pensieri e si rese conto che, nonostante l'amnesia, si ricordava quasi tutti gli incantesimi e le pozioni che doveva aver studiato negli anni. Era una sorta di memoria istintiva.
Una volta che fu pronta Daphne e Astoria la condussero nella grande sala da pranzo.
La villa sembrava immensa e tetra allo stesso tempo. Davvero aveva vissuto per anni in un posto così? Non aveva apportato neanche un po' di colore in quella casa? Forse era il gusto di Tom. Decise di accantonare quelle questioni e si ritrovò in una stanza enorme, che non le era per niente famigliare.
Al centro di essa troneggiava un immenso tavolo di ebano, che poteva ospitare più di tenta commensali. Dietro ad esso svettavano delle credenze altrettanto cupe e antiche, ripiene di servizi di piatti e bicchieri dall'aria molto raffinata. Tre giganteschi candelabri di cristallo appesi al soffitto illuminavano l'ambiente, la luce delle candele che si rifletteva nella superficie finalmente decorata del materiale, rendendo la sala da pranzo meno soffocante.
Ginny si avviò, incerta, vero la sedia a fianco di quella del capotavola, alla sua destra. Credeva che quello fosse il suo posto, dato che Tom avrebbe di sicuro occupato quello padronale, ma non ne era del tutto convinta. Come per la sala, come per la casa e come per tutto il resto, nessun ricordo emergeva in lei, neppure istintivo.
"Daphne… E' questo il mio posto?" chiese, titubante.
"Sì, lady Ginevra." rispose la ragazza, dopo aver assunto un'espressione smarrita.
Quelle due non la convincevano del tutto: era un'altra delle cose di cui avrebbe dovuto discutere con Tom.
"Ehm, non devo aspettare anche lui prima di mangiare? E voi non cenate?"
In realtà non sapeva neppure se fosse ora di cena. Il cielo, quando l'aveva scorto dalle finestre, era scuro e puntellato di stelle. Però lei aveva una fame assurda.
"Il nostro Signore non mangia spesso in compagnia, comunque ha già cenato." rispose Daphne, esitando, come se temesse di dire qualcosa di sbagliato "E lo stesso anche noi. E' rimasta svenuta un po', dopo… Dopo esser caduta."
"Capisco."
Uno degli Elfi, che ormai non poteva più opporsi alla volontà di quello che era diventato il suo legittimo padrone, si materializzò in quel momento con un vassoio carico di cibo.
"Spero che non le dispiaccia, lady Ginevra" intervenne Astoria. Aveva una voce più acuta di quella della sorella, rifletté Ginny "Ma prima ho ordinato la cena per lei… Ravioli e arrosto."
"Vanno benissimo." rispose la ragazza, mentre lo stomaco le brontolava in maniera indecente e lei si affrettava a mangiare. Cercò di non correre, di stare seduta composta, di comportarsi da vera lady, ma la fame era troppa. Ingurgitò tutto in meno di cinque minuti.
"Oh, era fantastico. Buonissimo." disse, poggiandosi le mani sullo stomaco e reclinando il capo all'indietro "Ora sì che sono piena!"
"Sono contenta, lady Ginevra." rispose Daphne, accennando forse il primo vero sorriso della giornata "Ora cosa vuole fare? E' stanca? Vuole riposare?"
"Mh… Non potrei vedere Tom?"
Non voleva disturbarlo, davvero, ma c'erano quelle domande che premevano per essere fatte. Ginny non era sicura di dormire sogni tranquilli, senza le risposte che chiedeva.
Il sorriso di Daphne si spense subito.
"Posso… Posso provare a chiamarlo. Anche se è molto impegnato e io non credo che…"
"Oh, per favore, fallo. Te ne sarei molto grata."
Daphne assunse un'espressione allarmata e impallidì. Per un istante Ginny pensò che la ragazza avesse paura di Tom… Che sciocchezza. Tom era un caro ragazzo, visto e considerato come si era preso cura di lei.
"Vado, lady Ginevra."
Essere chiamata in quel modo la turbava. Era come se non rispondesse a quello che era. Ma, considerò Ginny, probabilmente era lo stesso motivo che la spingeva a non ricordarsi di essere stata viziata e abituata bene: la sua mente era ferma agli undici anni, prima che Tom la salvasse e che lei venisse ad abitare nella sua villa.
"Astoria, mi riporti in camera? Aspetterò lì Tom, se viene."
"Certo, lady Ginevra. Mi segua pure."
Daphne non era poi così entusiasta di dover disturbare Lord Voldemort, proprio no. Sua sorella le aveva raccontato del Cruciatus che si era beccata e lei non aveva voglia di ripetere l'esperienza. Però… Però lui aveva detto che ogni desiderio di Ginny andava esaudito. Che era giusto chiamarlo se lei lo desiderava e che solo dopo avrebbe deciso se andare o no da lei.
Daphne chiamò un Elfo, per farsi dire dove fosse il Signore Oscuro. Lui gli rispose che era in biblioteca, e la paura della ragazza aumentò: anche quanto aveva Cruciato sua sorella si trovava lì. Timidamente si fece avanti e bussò alla pesante porta di legno che chiudeva l'accesso alla biblioteca.
"Chi è?" chiese Voldemort.
Daphne aprì piano la porta e entrò nella stanza.
"Sono Daphne, mio signore. Lady Ginevra desidera vederla."
"Non adesso. Dille che sono occupato."
"Sì, mio signore."
Daphne rimase un secondo ad osservare Voldemort. L'uomo – il ragazzo – era chino su un tomo dall'aria vecchia e consunta e sembrava di malumore.
"Beh? Che vuoi ancora?" chiese lui, già pronto a punirla per la sua irriverenza.
Daphne sobbalzò e farfugliò delle scuse prima di fuggire via dalla biblioteca.
Per quanto Lord Voldemort avesse l'aspetto di un bel ragazzo, ora, rifletté, mentre ancora il cuore le martellava, rimaneva sempre un uomo dal cuore di tenebra e dall'animo malvagio.
