SECOND CHANCE
(Seconda possibilità)
By Lady Memory
Severus incontra Albus Severus. Il passato ritorna in una forma davvero particolare. La mia risposta alla conclusione dei Doni della Morte.
Parte IV
Pur sentendosi profondamente inutile, Dumbledore aveva continuato a tenere gli occhi fissi sul ritratto del suo collega più giovane fin dalle prime luci dell'alba. Quando finalmente arrivò il mattino e la luce tremula delle torce illuminò i corridoi, il vecchio mago chiamò dolcemente, "Severus…"
Non ci fu alcuna risposta, e Dumbledore insistette, "Per favore, Severus, parlami. Condividere i nostri pensieri aiuterà tutti e due…"
Lentamente, il mago più giovane si voltò e Dumbledore si lasciò sfuggire un gemito aspro. Nella notte, la pittura del quadro si era aperta in una crepa profonda e irregolare sul petto di Snape, che ora si muoveva con evidente sofferenza. Sotto lo sguardo attonito di Dumbledore, Severus sollevò una mano e la passò lievemente all'altezza del cuore. Le sue dita sfiorarono con delicatezza i bordi della fenditura mentre lui respirava a fatica. Poi Severus chiuse gli occhi e aspettò che Dumbledore parlasse, ma il vecchio mago era smarrito, incapace di contrapporre anche solo una parola a quell'immensa infelicità. Quindi, dopo qualche attimo, Snape voltò di nuovo il capo e fissò stancamente le pareti, chiudendosi nei suoi pensieri tristi.
... ... ... ... ...
Il pomeriggio era appena iniziato quando arrivò Minerva, tutta festosa.
"Buone notizie!" annunciò con un sorriso radioso. "Presto tornerete a casa. Spero che il cambiamento vi piacerà …" Strizzò l'occhio amichevolmente al mago più giovane. "Specialmente a te, Severus."
Ma solo il silenzio le rispose e la strega si guardò attorno con aria perplessa. Che stava succedendo? Il giorno in cui Severus Snape le avesse risparmiato qualcuno dei suoi commenti così educatamente sarcastici, il castello sarebbe probabilmente crollato!
"Severus!" lo chiamò, aggiustandosi gli occhiali sul naso per vederci meglio. Quello strano disinteresse era quanto meno sconcertante.
"Severus…" ripetè in tono incerto. "Va tutto bene?"
Il mago non rispose. Avvicinandosi, Minerva si accorse improvvisamente della lunga, orribile crepa sul ritratto.
"Severus!" ansimò, ed esclamò atterrita, "Ma cosa è successo? E' stato il cambio di posto a causare tutto questo? E' spaventoso! Perché non me l'hai detto subito?"
Guardò il ritratto tutta agitata, poi sollevò il braccio.
"Reparo!" esclamò, con uno svolazzo ansioso della bacchetta. Ma non successe nulla, e la vecchia donna fissò il quadro con stupore terrorizzato. Non aveva mai sperimentato niente di simile nella sua vita, e si sentì sgomenta. Subito dopo però, notò l'insolito comportamento silenzioso dei due uomini e si rivolse a Dumbledore.
"Perché state zitti tutti e due? Albus… Per favore, rispondimi almeno tu!"
"Non puoi far nulla per Severus, Minerva… e non posso neanche io," il grande mago rispose pianamente.
"Ma perché? Cosa è successo?" la strega esclamò, turbata dalla totale apatia di Snape.
"Per favore, lascia stare Severus. Non puoi far nulla per lui in questo momento, Minerva," Albus ripetè lentamente.
La donna era molto agitata. "Non posso andarmene abbandonandolo in questo stato," mormorò, guardandosi attorno come se cercasse un aiuto invisibile.
"Minerva… per favore… lasciaci soli," la pregò ancora Dumbledore e l'anziana strega lo fissò per un lungo momento. Di certo questa era una questione privata tra i due maghi, ulteriore prova dello stretto legame che li aveva uniti in vita e che ancora li univa adesso. Una battaglia silenziosa di sguardi ebbe luogo, e alla fine, la donna trasse un respiro profondo e si arrese.
"Continuo a non capire, Albus, tuttavia farò quello che mi chiedi."
"Grazie, Minerva," il vecchio mago rispose, tenendo gli occhi ansiosamente fissi sul ritratto dell'uomo più giovane che non aveva aperto bocca.
Girandosi per andarsene, Minerva notò improvvisamente un piccolo notes sul pavimento, e senza farsi notare, si chinò per raccoglierlo e lo infilò nella manica.
... ... ... ... ...
Albus Severus tornò la mattina dopo.
"Ho parlato con papà," disse in tono esitante. "Mi ha detto di salutarvi tutti e due."
Guardò ansiosamente Dumbledore, che gli sorrise incoraggiante. Il ragazzo deglutì e continuò bravamente, parlando a scatti, con frasi brevi, questa volta rivolte direttamente a Snape.
"Papà mi ha spiegato tutto. Ha detto che, ecco, è stata soprattutto colpa sua perché non mi ha mai raccontato cosa è successo veramente. Ha anche detto che è molto contento che lei abbia deciso di insegnarmi, e spera che le nostre lezioni continueranno."
Qui fece una pausa e scoccò un'occhiata rapida e preoccupata al mago nel ritratto.
"Anch'io spero che le nostre lezioni continueranno…" azzardò timidamente, abbassando la testa subito dopo. "Mi spiace tantissimo, signore. Non avrei dovuto dar retta a Malfoy."
"E perché no, Potter?" Snape lo interruppe con infinita tristezza. "Ti ha detto la verità."
Il ragazzo ebbe un attimo di esitazione. "So che non potrà insegnare a mio fratello," continuò poi tenacemente, ignorando il commento. Evidentemente, era determinato a dar voce ai suoi sentimenti, e per trovare il coraggio necessario, teneva la testa ostinatamente bassa. "Però ho pensato di darle tempo per rifletterci. Forse in futuro deciderà di dare a James una possibilità.
Mio fratello se lo merita, anche se a lei non piace il suo nome…"
Dumbledore sorrise affettuosamente a queste parole, e Albus Severus finalmente rialzò la testa per fissare il ritratto con occhi speranzosi. Così facendo, notò la spaccatura che attraversava crudelmente le vesti di Snape e sussultò. " Ma lei… lei è ferito!"
"E' solo una crepa, Potter. I quadri diventano vecchi e aridi… proprio come gli uomini," disse Snape, appoggiando una mano sul petto per nascondere la spaccatura.
"Ha un aspetto spaventoso! E' sicuro che non faccia male?" il bambino osservò attentamente l'uomo.
"Non quanto la nostra ultima conversazione," Severus replicò col suo sorriso amaro.
"Mi spiace." Il bambino deglutì di nuovo e Snape disse brevemente. "Non scusarti. Non è stata colpa tua."
Albus Severus rimase in silenzio, evidentemente pensando al modo migliore di esprimere i suoi pensieri. Poi disse, "Forse posso aiutarla." E senza aggiungere altro, alzò la bacchetta ed esclamò risolutamente, "Reparo!"
Snape sentì un brivido scorrere nelle sue fibre e la crepa si chiuse immediatamente, lasciando una superficie liscia.
"Ben fatto, Al!" esclamò Dumbledore, con occhi luccicanti di tenerezza.
Albus Severus guardò verso l'alto con un'espressione trionfante e chiese rispettosamente, anche se si poteva percepire un velo di soddisfazione nella sua voce, "Va meglio adesso?"
Snape guardò la tela rigenerata e poi guardò il ragazzo. C'era un sorriso affettuosamente birichino su quella faccetta, e il mago incrociò le braccia, sentendo un'emozione improvvisa, meravigliosa e consolante riempirgli l'anima.
"Davvero bravo, signor Potter," disse poi, chinando la testa in segno di ringraziamento. "Vedo che le mie lezioni non sono andate perdute."
"Possiamo continuarle, allora?" chiese raggiante Albus Severus.
"Desideri davvero che sia io il tuo insegnante?" chiese lentamente il mago.
"Sì, per favore! E poi, devo convincerla a far lezione anche a mio fratello."
"Cocciuto, direi, non è vero?" Considerò Snape brevemente, ma c'era un sorriso nascosto in quelle parole, e anche il ragazzo sorrise. Poi il mago aggrottò la fronte. "Suppongo che dovrò rassegnarmi a parlare a tuo fratello uno di questi giorni."
"Davvero?" esclamò Albus Severus, spalancando gli occhi per la gioia.
"Non saltiamo troppo in fretta alle conclusioni," Snape replicò fermamente. "Devo pensarci bene."
Albus Severus sorrise di nuovo, il sorriso sereno e fiducioso di quelli che sanno che la vittoria è dietro l'angolo. "Grazie ancora, Professore. Devo andarmene adesso. Ci vediamo nel pomeriggio."
Il ragazzo se ne andò e i due maghi si guardarono l'un l'altro. Dumbledore si accarezzava la barba con quel sorriso saputo che Severus detestava cordialmente. Il mago più giovane strinse i pugni.
"Non dire niente, d'accordo, Albus?" intimò.
Dumbledore fece una faccia sorpresa e divertita.
"Non ne avevo l'intenzione."
... ... ... ... ...
La lezione del pomeriggio era appena finita quando Minerva apparve inaspettatamente nel corridoio.
"Mi ero messa d'accordo per far venire un restauratore dalla sezione speciale del S. Mungo per i ritratti, Severus. Ma vedo che sei improvvisamente guarito," disse, alzando le sopracciglia con un sorriso.
"Signor Potter!" esclamò poi, accigliandosi come si avesse notato il ragazzo solo in quel momento. "E tu cosa staresti facendo qui?"
"Ecco, io…" Albus Severus esitò.
Sorridendo, l'anziana strega gli porse un piccolo oggetto squadrato. "Credo che questo sia tuo."
Riconoscendo il prezioso blocco che pensava di aver definitivamente perduto, il viso del ragazzino si illuminò di gioia. Poi, comprendendo di essersi tradito, arrossì e confessò onestamente, "Stavo studiando Pozioni, signora preside. Il professor Snape è un insegnante fantastico."
"Lo so. Ma sfortunatamente le tue lezioni finiscono qui. Il professor Dumbledore e il professor Snape devono tornare al loro posto nel mio ufficio questa sera."
"Oh!" Albus Severus era molto deluso. "Ma perché?"
"I ritratti dei vecchi presidi devono stare nell'ufficio del Preside, Potter," Minerva spiegò, osservando attentamente il bambino e Snape.
Albus Severus sembrava molto triste. "Oh…" mormorò. "Allora ci dobbiamo salutare…"
Minerva sorrise gentilmente. "Ma puoi sempre venire a trovarli."
Il ragazzino si illuminò. "Davvero? Posso davvero? Grazie, professoressa! Ci vediamo lì, allora, Professor Snape. Zio Albus…"
Con un ultimo sorriso dispiaciuto, Albus Severus scappò via di corsa.
Minerva incrociò le braccia.
"Oggi ho ricevuto una lettera davvero strana da Harry Potter, nella quale mi suggeriva di visitare questo corridoio in questo preciso momento del pomeriggio. Dunque, Severus… hai qualcosa da dire?"
"Io… io non voglio tornare nel tuo ufficio." Gli occhi di Snape la guardavano con diffidenza, ma c'era un tono inaspettatamente implorante nella sua voce.
"Vedo," la strega rispose pazientemente. "E tu cosa mi dici, Albus? Fai parte anche tu della stessa congiura?"
"No, Minerva, non preoccuparti," e Dumbledore ammiccò scherzosamente. "Sono troppo vecchio per le avventure, e sicuramente Severus sarà felice di stare alla larga da me. Anche se lui, invece, a me mancherà tantissimo."
L'anziana strega fissò Snape, in meditazione. Poi disse lentamente, come esprimendo ad alta voce i suoi dubbi, " L'unico problema è proprio quello che stavo giusto spiegando al giovane signor Potter… che, suppongo, non ha nulla a che fare con la tua decisione, vero, Severus?"
Il mago si era chiuso in un silenzio ribelle. Minerva considerò quel viso così aspro nei tratti e sorrise affettuosamente. "Le regole sono fatte per anche per essere cambiate, a volte. Ti piacerebbe tornare ad insegnare, Severus?"
"Minerva!" Di colpo, Snape era diventato agitatissimo, ma la donna percepiva chiaramente la speranza mescolarsi all'ansia nella sua voce. "Come potrei… come potrebbe Hogwarts ammettere…"
"Oh, andiamo! Abbiamo avuto un mezzo gigante, un centauro, un fantasma ed un lupo mannaro come insegnanti, per non parlare di una veggente fuori di testa. Non vedo perché non potrebbe insegnare anche un ritratto, soprattutto visto che è un eccellente professore."
Severus chiuse gli occhi mentre il viso gli si imporporava per l'emozione, e Minerva sorrise di nuovo al vedere come stava combattendo per dissimulare la sua immensa gioia. Poi la donna continuò severamente, "Ma questo significa che dovrai accettare anche il giovane James Potter e tutti gli altri ragazzi che vorremo ammettere al tuo corso."
Snape sospirò e abbassò il capo.
"Questo significa che sei d'accordo?" lo prese bonariamente in giro Minerva, e il mago si accigliò.
"Questa tua quieta astuzia mi ha sempre meravigliato, Minerva. Davvero, avresti dovuto essere smistata anche tu in Serpeverde," replicò poi sdegnosamente.
"Harry, Minerva e Albus Severus. Tre Grifondoro contro di te, Severus! Penso proprio che tu sia stato sconfitto, " e Dumbledore lo guardò con un sorrisino soddisfatto.
Ma Snape non rispose a quella gentile provocazione. La sua mente era piena di pensieri e sentimenti confusi e contradditori. Però c'era una cosa che era assolutamente e gioiosamente certo di sapere. La vita gli stava inaspettatamente regalando una seconda possibilità, e questa volta, lui avrebbe fatto il possibile per non sprecarla.
