Blizzard in New York – Jack Frost Tale

4°parte

Era di fronte al Lunt-Fontanne Theatre, osservava la lunga fila di giovani in attesa di partecipare alle audizioni per un nuovo musical 'Le 5 leggende', osservò la locandina, un disegno riproduceva i protagonisti: Nord, una sorta di Babbo Natale slovacco, il Coniglio di Pasqua, Sandman l'Uomo dei sogni, la Fatina dei denti e lui Jack Frost, capelli argentati, maglioncino blu-grigio, un bastone ricurvo molto simile a quello che avevano trovato loro sul luogo del delitto, su tutti sovrastava il cattivo di turno, Pitch Black, una specie di uomo nero che invia incubi ai bambini.

Le squillò il cellulare, rimase qualche secondo a guardare il display, non si aspettava fosse Castle, non lo aveva più sentito, pensò volesse insistere per il party del giorno dopo, non le andava di dirgli che non sarebbe andata, era riuscita semplicemente a non rispondere a quella domanda fino ad allora, non voleva risultare più 'cattiva' di quello che era. Lei non avrebbe partecipato per mille motivi, ma non per fare male a lui, odiava comparire in pubblico, e soprattutto, non voleva salutarlo, non voleva vederlo andare via e sapeva di non avere argomenti per farlo restare, o almeno, le mancava il coraggio.

La voce squillante di Rick invece aveva notizie sul caso, le stesse che aveva scovato lei, lui chissà come le aveva trovate. Ma l'euforico tono con cui era iniziata la telefonata scemò quasi subito, perché lei senza rendersi conto, l'aveva sgonfiato come un palloncino col nodo allentato. Avrebbe voluto dirgli di raggiungerla e indagare insieme, un'ultima volta, ma fu proprio quel pensiero a bloccarla, ultima volta, significava dare un suggello, invece magari, se fosse rimasto tutto vago, non sarebbe mai finito del tutto.

Ma quello che ne risultò fu un semplice sì grazie già lo so, addio.

Si diede della stupida, ma non ebbe il tempo di elaborare l'ennesimo passo falso, Ryan ed Esposito l'avevano chiamata, dovevano entrare e iniziare a fare le domande di routine sulla loro vittima.

Guardò il cielo plumbeo sospirando, continuava a nevicare e lei non si stava divertendo affatto.

Non era tornato a casa subito, aveva anche ignorato circa cinque tentativi di Paula, la sua manager, di mettersi in contatto con lui. Non aveva voglia di discutere i suoi programmi londinesi in quel momento, non aveva voglia di avere contatti con il resto dell'umanità.

Da quanto sei diventato così triste e noioso Rick? come avrebbe fatto recitare la sua parte scanzonata al party? Pensò di non presentarsi, ma sapeva benissimo che non avrebbe potuto farlo, e poi ci teneva, era fiero di quello che aveva fatto e voleva presentarlo a tutti, dire a tutti che la donna a cui si era ispirato era di gran lunga migliore della sua eroina di fantasia, no quello non glielo avrebbero fatto dire…

Si ritrovò a camminare senza una meta, almeno era quello che pensava perché, inspiegabilmente i suoi piedi lo portarono, di nuovo, sulla scena del delitto

Quel ragazzo senza nome, ucciso in un modo bizzarro, vestito come un folletto delle leggende di Natale, non c'era nulla di normale, tranne la tristezza della sua morte. Chissà chi era il suo 'uomo nero', in chi si era imbattuto quella notte e perché. Stavolta non trovava una storia se non molto fantasiosa e sapeva anche lui che non c'era nulla di magico nella morte di un giovane, quello era solo il suo modo per esorcizzare realtà difficili da digerire.

I nastri gialli non c'erano più, la via sembrava non essere mai stata teatro di un omicidio, camminò fino alla fine della strada, erano passati gli spazzaneve anche lì e avevano liberato la carreggiata.

Si erano accesi i lampioni proprio mentre lui si accingeva a tornare sui suoi passi, la luce di uno di loro, colpì qualcosa sull'asfalto, vicino ad un tombino a pochi centimetri da dove avevano trovato il corpo.

Castle si inchinò per vedere cosa fosse, brillava molto, non si poteva non notare, era una catenina con un piccolo medaglione, ebbe l'accortezza di prenderla con un fazzoletto, ormai si era abituato come fosse un poliziotto a non contaminare le scene del crimine, lo fece anche se non era certo che quell'oggetto avesse a che fare con l'omicidio.

Sul medaglione c'era un'incisione, un nome 'Emma' e una data 1798, sembrava argento, lo girò per vedere se c'erano le punzonature, le trovò e le riconobbe anche, due stelle, un punzone usato dal 1794 a Birmingham, fino alla fine del secolo. Gongolò felice, quante ne sapeva e quanto doveva alle ricerche fatte per i suoi libri, in questo caso uno dei primissimi, un'improbabile storia di tesori, esploratori.

Stava di nuovo per chiamare Beckett, ma ci ripensò forse era meglio portare l'oggetto a Lanie, lasciarlo a lei e chiudersi quella faccenda alle spalle, il caso e tutto quello che sarebbe potuto essere e non era stato con la detective Kate Beckett.

Era arrivato da Lanie proprio nel momento in cui stava per andare via

"ho trovato questo oggi, sul luogo del delitto"

"non voglio neanche sapere perché eri lì Castle… comunque, fammi vedere"

Castle le spiegò la storia, fecero alcune ricerche incrociate e lo scetticismo dell'anatomopatologa alla fine dovette arrendersi all'evidenza

Il medaglione era veramente antico, questo era un dato certo, ma non significava che lo fosse anche chi lo portava, era ovvio e così quell'oggetto d'argento entrò a far parte del lungo elenco delle cose strane di quel caso

A Lanie non erano sfuggiti i modi frettolosi e nervosi con cui lo scrittore si era approcciato a lei "cos'hai Castle? hai paura che se incroci Beckett possa sparati davvero?"

"No!" si affrettò a rispondere come se fosse stato colto sul fatto e poi proseguì quasi sfogandosi "sì, forse sì, non vorrei che credesse che mi stia inventando scuse per imporre ancora la mia presenza… ma questo tra breve non sarà più un problema…"

"lo so, me lo ha detto lei, e non mi sembrava così contenta della tua partenza come pensi Castle"

"davvero? Uhm… comunque mi dispiace che domani non verrà, in fin dei conti è anche la sua festa"

"magari ti sorprenderà"

"non credo, gliel'ho chiesto già due volte, non mi ha risposto, non credo che se la senta…"

"non mi sento di fare cosa?"

Kate era apparsa alle loro spalle, all'improvviso, ma da abbastanza tempo per aver capito che stavano parlando di lei, aveva tentato di usare un tono neutro, per nascondere la sorpresa di trovarsi davanti a Castle, e per l'ennesima volta le uscì il tono contrario "Castle cosa ci fai qui?"

"ho trovato… un oggetto sul luogo del delitto e ho pensato di portarlo in laboratorio"

"perché non mi hai chiamata?" cos'era ora la evitava

"non volevo disturbarti, ho immaginato fossi molto occupata con le domande a Teatro…"

"sì, beh, infatti, ma non è stato del tutto un buco nell'acqua, due ragazze lo hanno riconosciuto"

"ah, quindi sai chi è?" sembrava deluso, la sua teoria magica, ovviamente aveva avuto vita breve

"no, non esattamente… "stava per spiegare quello che avevano trovato quando accadde l'impensabile

Un uomo tutto vestito di nero entrò in laboratorio

"dov'è?"

Lanie fece il suo dovere di custode di quel luogo "lei chi è, chi l'ha fatta entrare non vedo nessun cartellino identificativo"

"dove si trova Jack Frost e il suo medaglione?"

Rick lo strinse nelle mani, cercando di nasconderlo

"se non è un parente non può stare qui!" Kate aveva messo istintivamente la mano alla pistola senza estrarla e si era messa davanti ai suoi amici

Castle ebbe una folle intuizione e ci provò

"Pitch Black! Ecco chi sei! Beh sappi che non vincerai!"

Beckett guardò Castle come se fosse impazzito, ma la meraviglia che si dipinse sul volto dell'uomo attirò la sua attenzione

L'uomo avanzò di un passo verso Kate "no, non è vero, qui c'è terreno fertile, soprattutto con te Katherine Beckett!" pronunciò il suo nome con un tono così gelido e graffiante da fare male dentro, fin nell'anima, Kate si sentì improvvisamente come una bambina indifesa

All'improvviso fu come se tutte le sue paure ancestrali si manifestassero lì davanti a lei, non si era accorta di tremare fino a quando non sentì la mano di Castle sulla spalla e la sua voce "tu puoi evitare che vinca, basta credere in un po' di magia"

Quell'uomo alto e spaventoso li avvolse in una specie di nube nera, tutto attorno a loro sparì inghiottito da quell'oscurità, poi un lampo argentato, un gelo improvviso, la risata di un ragazzo

Beckett si tirò su, gridando, la voce di Castle ancora nelle orecchie, era bagnata di sudore, seduta, nel suo letto, era l'alba, guardò l'orologio sul comodino, le sei della mattina di sabato. Aveva sognato, tutto, l'uomo nero, Castle, Lanie? Eppure le era sembrava così vero… il cuore le batteva ancora troppo velocemente nel petto

Dovette sforzarsi per separare i ricordi reali da quelli onirici, aveva finito al Teatro ed era andata diretta a casa, non era mai passata in laboratorio.

Le venne istintivo chiamare Castle, ma cosa gli avrebbe detto, ehi ti ho sognato sai eravamo nella favola di Jack Frost e la magia…, stare con tutti quei ragazzi che facevano i provini per il musical doveva averla impressionata in qualche modo, che scherzi che fa la mente a volte!

Si alzò per prepararsi un caffè, non sarebbe dovuta andare al distretto, giornata libera iniziata nel peggiore dei modi, cercò di raddrizzarla, non sapeva se era peggio aver avuto un incubo tremendo o essersi svegliata con il pensiero fisso di Castle nella testa.

Il suo telefono squillò proprio nel momento in cui lo aveva abbandonato sul mobile, era Castle, la chiamava all'alba, era molto strano, e anche la sua voce lo era

"ehi ciao, io scusa volevo solo sapere se… stavi bene" si capiva che era imbarazzato doveva essergli costato un bel po' di coraggio chiamarla a quell'ora, ma anche… sembrava in apprensione per qualcosa

"sì sto bene, certo, e tu? Perché mi chiami all'alba? È successo qualcosa?" non voleva essere un rimprovero, solo curiosità, ma era da un po' che si muovevano come su un campo minato e lei era stata tutt'altro che un artificiere fino a quel momento

"no scusa, hai ragione mi prenderai per pazzo"

"non sarebbe una novità Castle" cercò di tornare sui livelli sarcastici nei quali entrambi sembravano essere sempre o loro agio

"ah ah spiritosa, davvero! ho avuto un incubo, non mi era mai capitato di avere la sensazione che fosse così vero, e c'eri anche tu" tirò fuori tutto in un fiato attendendosi che come minimo riattaccasse, e invece stavolta aveva sbagliato di grosso la sua valutazione

"ok, così mi spaventi Castle"

"e perché dovrei?"

"ho avuto un vividissimo incubo anche io" oddio lo aveva ammesso ad alta voce! Stava prendendo una china pericolosa anche lei

"oh, spero non sia stato simile al mio… ho ancora i brividi al pensiero" Castle era così, non aveva nessun problema a raccontare le sue debolezze, era grande anche per questo, non aveva bisogno di nascondersi, era lei che spesso non voleva vedere chi fosse veramente

Kate non sapeva come proseguire quella conversazione che facevano una sessione di terapia, si raccontavano i sogni? Provò a rimettere tutto su un binario concreto "il ragazzo… si chiama Jackson Friedlander, è canadese, voleva partecipare alle audizioni e lo avevano anche preso alla prima fase…"

"quindi non è Jack Frost, nessuno stanotte ci ha salvato da Pitch"

"da Pitch, l'uomo nero, eh già, nessuno" aveva commentato senza pensarci

"hai sognato anche tu Pitch?"

"ehm… sì si scagliava contro di …"

"… contro di te, ti ha mostrato i tuoi incubi peggiori, ma poi…"

"… poi tu mi hai detto che potevo sconfiggerlo, che dovevo credere nella magia"

"…ma non ero io era Jack e c'era pure l'uomo dei sogni!"

"questa conversazione sta diventando sempre più surreale Castle" si era spaventata, questo andava al di là di soglie razionali, non si sentiva a suo agio, per nulla era fuori dalla sua confort zone

"hai ragione, ti dispiace se… ci vediamo all'obitorio da Lanie?"

"tra venti minuti sono lì"

Non riusciva del tutto ad ammetterlo, ma aveva la stessa esigenza di Rick di andare a controllare che tutto fosse in ordine, che era stato solo un bruttissimo e stranissimo sogno, fatto da entrambi? Inutile cercare di dare una spiegazione a quella circostanza

Lo trovò all'entrata, con due caffè, sorrise tra sé, non si smentiva mai

"ciao, non è il solito… era ancora chiuso"

"grazie Castle…" si guardarono qualche secondo di troppo negli occhi, Kate trovò il coraggio di proseguire stavolta "mi mancheranno… i tuoi caffè"

Non si aspettava quelle parole ma rispose prontamente "a me mancherà portarteli…" si sorrisero imbarazzati, stavano ancora parlando di caffè?

"casa diavolo vi è preso a tutti e due, mi avete scaraventata giù dal letto nel giorno di pausa! E non era anche il tuo giorno libero Kate?" era arrivata Lanie

"dobbiamo controllare una cosa…"

Entrarono nel laboratorio, guardandosi attorno, entrambi rabbrividirono stavano rivivendo quello che avevano sognato

"sembra tutto in ordine"

"uhm sì"

"perché non dovrebbe esserlo?" Lanie li osservava mentre si aggiravano tra i tavoli

"io ieri sono venuto qui" non si capiva se fosse una domanda o un'affermazione

"Castle ma ti senti bene? Certo che sei venuto qui, mi hai portato il medaglione ricordi?"

"e poi che è successo?"

"ma cos'è uno scherzo? Vi siete messi d'accordo per farmi impazzire? C'entra anche Esposito?" Lanie guardò verso l'entrata dell'ufficio per accertarsi che non ci fosse nessun'altro, poi si ricompose mentre gli altri due la guardavano meravigliati

"ok, ok, fate finta che non ho detto niente! poi te ne sei andato Castle e ho fatto lo stesso anche io"

"e il ragazzo?"

"Jackson Friedlander? - guardò Kate che sembrava anche lei un po' spaesata – sì Kate mi hai chiamato per dirmi l'dentità, ma avete bevuto, vi hanno drogato?"

"no è tutto a posto Lanie… possiamo vedere il corpo?"

"ok, è lì seconda cella terza fila" indicò la parete con gli alloggiamenti frigoriferi

Kate andò allo sportello seguita da Castle, esitò qualche secondo prima di aprirlo, come se avesse potuto trovare qualcosa di strano, lo sportello si aprì e il carrello uscì automaticamente

"Lanie che scherzo è, ti stai vendicando dell'alzataccia?"

"Come che scherz… dov'è il corpo?"

Corse al registro per controllare se qualcuno durante la notte avesse spostato il corpo, Kate e Rick la raggiunsero alla scrivania, Lanie sfogliava nervosamente il fascicolo

"niente"

"che vuol dire niente"

"non c'è traccia di lui"

"il bastone? L'hai dato alla scientifica?"

"no è lì… era lì"

andò nel cassetto dove aveva riposto il medaglione, sparito anche quello

Rick si era inchinato in un angolo della stanza, quello in cui, nel suo incubo, si era svolto il momento più difficile, ma anche forse quello che aveva dato una svolta a tutto, aveva visto Kate immobile terrorizzata davanti a Pitch, e poi all'improvviso prendeva un coraggio che sembrava perso e riusciva a sconfiggerlo, per una frazione di secondo aveva visto Jack e un bagliore dorato accanto a lei.

Fissava quell'angolo, qualcosa brillò quando Lanie decise di accendere tutte le luci, con il dito, raccolse qualcosa sparso in quell'angolo, brillantini, no polvere, polvere d'oro, l'uomo dei sogni…

"qui è successo qualcosa di magico!" non riuscì a trattenersi

"sì, sottrazione di cadavere e di prove!" rispose seccata Lanie, invece Kate non parlava, guardava Rick, era chiaro che avesse rivissuto anche lei quell'incubo e non riuscisse ad essere del tutto razionale e distaccata neanche lei, ma per non tradirsi aveva preferito il silenzio

"farò subito la denuncia Lanie, non ti preoccupare, poi ci sono le telecamere, magari vedremo qualcosa"

Uscirono dal laboratorio senza dire nulla, frastornati e con troppe domande che frullavano in testa

Arrivarono all'atrio, le loro strade si separavano lì, lo sapevano entrambi

Rick guardò fuori dal portone del 12° "non nevica più, è uscito il sole… mi piace pensare che non sia un caso, magari Jack ha vinto veramente ed ora è chissà dove a far nevicare"

Kate lo guardò sorridere a quei pensieri, cercò di imprimersi bene quell'immagine nella mente, probabilmente sarebbe stata anche l'ultima

"Beckett, allora… immagino che ci salutiamo qui…" non le chiese del party per non obbligarla ad un rifiuto esplicito

"sì, beh allora buon viaggio…" nessuna domanda sul party, quindi si stavano salutando davvero

"abbi cura di te" lo dissero insieme, sorridendo come due ragazzini imbarazzati

Uno dei due doveva prendere l'iniziativa di scollarsi dal marmo dell'atrio, nessuno dei due sembrava averne la forza. E così, come spesso accadeva con loro, dovette intervenire una forza esterna a sbloccare la situazione.

Arrivò il capitano Montgomery, li salutò disse a Castle che si sarebbero visti quella sera al party e si trascinò via Beckett per una 'faccenda importante'

Lei entrò in ascensore con il capitano, lui si avviò all'uscita infilandosi le mani nelle tasche del cappotto, aveva smesso di nevicare, ma faceva ancora molto freddo, o lo sentiva solo lui, ma non importava

"cos'è quell'espressione Beckett, sembra ti sia morto il gatto"

"no, tutto ok"

"posso chiedere cosa ci fai qui nel tuo giorno libero?"

"una lunga storia capitano" sospirò mentre le porte si chiudevano nascondendogli la schiena ormai lontana di Castle