Quando quella sera Adrien prese la via di casa, quasi come se la stesse spiando, Marinette ricevette una chiamata dalla sua migliore amica che, ovviamente, voleva tutti i dettagli e non sarebbe proprio riuscita ad aspettare il giorno dopo a scuola. Alya la mise sotto torchio e, anche quando ebbe detto tutto fin nei minimi particolari (con suo grande imbarazzo nel dover rivivere la serata parlandone con la sua amica), la ragazza non sembrava soddisfatta. Quella sera segnò per la fashion designer l'inizio di un periodo particolarmente stressante. Se da un lato si sentiva assolutamente lusingata e felice del fatto che Adrien le stesse dando tantissime attenzioni seppur come amico e non come voleva lei nel profondo del suo cuore, sentendo finalmente che piano piano sarebbe riuscita ad acclimatarsi alla sua presenza ormai costante nella sua vita, dall'altro lato cominciava a temere seriamente il giorno in cui avrebbe dovuto tenere fede alla promessa fatta al modello perché quel giorno avrebbe dichiarato i suoi sentimenti e avrebbe sì eliminato i dubbi del ragazzo ma probabilmente avrebbe segnato la sua fine, la fine della loro amicizia e dei loro tanti momenti trascorsi insieme. Marinette aveva troppo a cuore i pomeriggi di studio, gioco e semplicemente nullafacenza con la sua cotta. La maggior parte delle volte si vedevano da soli principalmente a casa sua, altre volte uscivano anche con Alya e Nino che non si risparmiavano mai di far battute o insinuare cose.
Come se non fosse stata già abbastanza la pressione del dover continuamente schivare le palle curve che i suoi amici occhialuti le tiravano ogni volta che potevano, anche con Chat Noir la situazione si era fatta stranamente incandescente. L'eroe era molto più fisico nella manifestazione del suo affetto. Non che a lei andasse particolarmente di traverso che Chat l'abbracciasse o le si avvicinasse più del consueto (pur rimanendo nei limiti che lui stesso si era imposto in quanto "gentiluomo", così come amava definirsi), ma la cosa le dava comunque di che pensare. Adrien che voleva usurpare il trono di Alya, Chat che non perdeva occasione di farle arrivare il suo amore in qualunque modo gli venisse in mente. Si sentiva stretta tra due fuochi, e Chat le si stava lentamente insinuando più spesso nei suoi pensieri. Vedeva anche più spesso Chat nei gesti e nelle battute sporadiche di Adrien, e vedeva più spesso Adrien in Chat quando quest'ultimo si preoccupava dopo l'attacco di un akuma. Marinette pensava che probabilmente avrebbe voluto che Chat Noir fosse Adrien perché, nella sua mente e nel suo cuore, entrambi si completavano a vicenda. Sapeva che, se anche Chat un giorno si fosse rivelato un altro ragazzo, lei lo avrebbe amato come sempre, ma in qualche modo aveva paura di quel giorno perché qualcosa dentro di lei le diceva che solo Adrien sarebbe stato tagliato per quel ruolo. Ma ogni volta la ragazza scacciava quel pensiero, prima ancora che potesse finire di formularlo trovava qualcosa con cui distrarsi.
Tikki era molto d'aiuto ogni volta che Marinette era troppo distratta da cadere nella spirale dei suoi pensieri molesti e ogni volta le rimetteva calma e serenità, sentimenti che venivano spazzati nuovamente via ad ogni incontro con Adrien o Chat. Stava seriamente perdendo la ragione.
Tutto era diventato troppo grande per lei, troppo pesante, troppo difficile. Si buttava a capofitto nelle battaglie, prendendo il ruolo da sconsiderato di Chat Noir per evitare di pensare a ciò che accadeva su entrambi i fronti della sua vita, e come Marinette era più sbadata del solito, cadendo, inciampando e procurandosi tagli e ferite praticamente ogni giorno. Ovviamente questo strano comportamento non passò inosservato all'ormai onnipresente e super attento Adrien che, tenendo fede alla sua promessa di aspirante usurpatore di Alya, tentò di parlarle. Ovviamente lei non sapeva come rispondergli e ogni volta che lui apriva l'argomento il suo balbettio tornava a farsi vedere, e il ragazzo capiva che gli stava tenendo nascosto qualcosa. Fu in quel periodo che un'idea cominciò a farsi strada nella mente del modello.
***
L'aria frizzante dell'autunno parigino era un toccasana per la mente e l'anima e l'autunno era il periodo dell'anno preferito di Marinette da sempre. Purtroppo però, come Tikki le aveva avvertito, diventando Ladybug, così come Chat Noir mostrava comportamenti felini come il fatto di accoccolarsi spesso o fare le fusa (e altri che ancora non aveva scoperto ma che sicuramente sarebbero venuti a galla prima o poi), per lei l'aria frizzante autunnale era freddo, il freddo diventava gelo e il gelo invernale diventava pressoché insopportabile. Combattere stava diventando difficile e sempre più spesso era lei che si accoccolava al suo partner per rubargli il calore corporeo. Chat sapeva che la sua Lady stava iniziando a soffrire degli effetti collaterali del suo Miraculous ma era più che lieto di farsi rubare il calore, dopotutto poteva evitare di sembrare lui quello strano con comportamenti felini e smanioso di fare le fusa alla sua padroncina. Tutto ciò non sarebbe risultato un grande problema se però anche come Marinette non si fosse accoccolata sempre ad Alya durante le ore scolastiche. Addirittura la ragazza faceva più turni in pasticceria vicino ai forni pur di stare più calda. Il Kwami della Creazione le aveva assicurato che dopo il primo o due inverni si sarebbe abituata e che il freddo non l'avrebbe afflitta così come stava soffrendo ora. Il pensiero era rincuorante ma per il momento la ragazza doveva pensare a come evitare che qualcuno si accorgesse che Ladybug e Marinette venivano attratte da qualunque fonte di calore esistente nei dintorni. Troppo spesso Ladybug si allacciava con braccia e gambe al torso di Chat Noir per tenersi al caldo, e troppo spesso Marinette aveva fatto lo stesso con Adrien che, straordinariamente, era il più caldo fra i suoi amici ed era un perfetto termosifone portatile e confortevole, e soprattutto, non gli dispiaceva per niente quindi era tutto perfetto. Se non fosse che, associando le due ragazze, seppur con una rotta decisamente divergente da quella che era la verità, una sola battuta di Ladybug gli diede la motivazione finale per attuare la sua idea.
Era mezzogiorno di una soleggiata domenica di novembre quando Marinette fu svegliata da Tikki che le urlava in un orecchio dell'attacco di un akuma e che Chat Noir stava tentando di mettersi in contatto con lei da un sacco di tempo. Lentamente, quasi dovesse riprendersi dal letargo, Marinette si alzò, si trasformò, e raggiunge il suo partner nella piazza di Notre Dame. Chat Noir era alle prese con un akuma assolutamente singolare. Era chiaramente una ragazza, lunghi capelli color del rame in bellissimi riccioli che le ricadevano dalle spalle fino al fondoschiena, una veste in stile impero rosso fuoco che le svolazzava dai fianchi fino a ricoprirle i piedi. La pelle era luminosa come il sole e, ciò che più risaltava in tutta la bellezza di quell'akuma, erano gli occhi che, a differenza del resto delle sue sembianze così sgargianti, erano completamente neri. Non avevano iridi, non avevano pupille. Tutto l'occhio era un unico pezzo di onice nera, e i suoi poteri erano chiaramente legati al fuoco perché c'erano troppi piccoli incendi tutti intorno l'area dell'attacco.
Chat Noir tentava di tenere l'akuma entro i confini della piazza, il suo raggio d'azione limitato non gli avrebbe permesso di fare del male oltre un certo punto, quindi era più sicuro limitare i danni entro quell'area. Quando Ladybug arrivò, il gatto sembrò subito sollevato. Continuando a volteggiare su e giù per i tetti, chiamò Ladybug al suo yoyo e l'aggiornò della situazione. — Milady, è sempre un piacere vederti. Sono quasi sicuro che l'akuma sia nel suo collier ma la vedo un po' dura avvicinarsi. È cieca e si affida al suo udito. — Ladybug lo vide mentre schivava un altro colpo e si stropicciò gli occhi per togliere i residui di sonno. Questa storia di dover per forza essere un insetto e non un gatto come lui la stava facendo impazzire. — Chat, dobbiamo organizzare un piano ma non riesco a concentrarmi se ti vedo saltellare. Cerca un modo per raggiungermi. — e chiuse la conversazione. Subito dopo, iniziò a zigzagare verso l'altro lato della strada, dove il suo partner stava tentando di schivare un altro getto di fiamme, per tentare di agevolargli l'arduo compito di raggiungerla. Dopo quasi essersi bruciato la coda—cintura finalmente riuscì ad atterrare dietro la sua Lady. — E sono fortunato ad avere nove vite. A quest'ora sarei un gatto arrosto altrimenti! — disse avvicinandosi a lei e condividendo il suo calore. — Allora, cosa hai in mente?
— Non molto, Chat. Anche secondo me l'akuma è nel collier ma bisognerebbe distrarla e poi da dietro sfilarle il girocollo. Ma se è cieca e si affida solo all'udito allora dobbiamo fare attenzione perché potrebbe sentirci lo stesso anche da dietro e con abbastanza rumore di fronte. — Ladybug si massaggiava le tempie mentre parlava e aveva gli occhi chiusi. Tutto il suo lato sinistro era incollato a Chat Noir che aveva intanto avvolto le braccia intorno alla vita della ragazza. Avvicinandosi alla sua testa, il gatto le si strofinò contro e la strinse più forte, guadagnandosi una risatina da lei. — Smettila, gattino, siamo in battaglia, non in ronda! — ma non lo allontanò. Il calore era troppo prezioso per non passare sopra a queste inutili quisquilie.
— Allora intendi usare il Lucky Charm sin da subito? — chiese, arrestando le sue amministrazioni. La ragazza sospirò e, con riluttanza, abbandonò il suo posto al calduccio. — Per forza. — ammise, e si preparò a lanciare in aria il suo yoyo. Proprio quando la Luce della Creazione stava per erompere e il grido di "Lucky Charm" per essere rilasciato, una grande lingua di fuoco quasi riuscì a sfiorarla se non fosse stato per Chat Noir. — Accidenti! — imprecò Ladybug. Riprese subito la padronanza della situazione e capì che, seguendo le loro voci, anche se avevano fatto tanto per tenerle il più basso possibile, Firelady era riuscita a raggiungerli sul tetto dell'edificio dove si erano nascosti. — Possiamo aggiungere "volo" alle sue abilità! — sibilò. Tra le mani stringeva la stringa indistruttibile del suo yoyo e con gli occhi cercava qualcosa che potesse aiutarla a vincere questa battaglia ma nulla sembrava facesse al caso suo. L'unica soluzione era usare il Lucky Charm ma per farlo aveva bisogno di tempo e l'unico in grado di procurarglielo era Chat Noir. Lo guardò con la coda dell'occhio, intento ad osservare i movimenti guardinghi di Firelady, e gli tirò lievemente la coda. Gli fece cenno col capo di tenere l'akuma occupata e lui, inchinandosi, diede il suo assenso. — Hey, Firelady, con tutto quello che stai combinando a Parigi non mi sembri molto Fair—Lady!
— Chat, non avrai appena fatto un gioco di parole tra Fire e Fair? Fuoco e affabile?!
— Pensa al tuo gioco di luci, Milady, a quello propizio e leale ci penso io! — e così, con il suo solito sorriso e il saluto a due dita, Chat Noir e i suoi giochi di parole si allontanarono, inseguiti da Firelady. Ladybug rimase qualche secondo a pensare come diamine Chat riuscisse a pensare ai diversi significati di una sola parola per farli calzare a pennello in qualunque situazione si trovassero prima di liberarsi di quei pensieri inutili e finalmente chiamare a sé il Lucky Charm che ricadde tra le sua mani in un turbinio di coccinelle e luci rosate. — Un amplificatore?! E cosa diamine dovrei farci con questo?! — si lamentò con sgomento. Sapeva che la Magia della Creazione non l'avrebbe mai delusa ma ogni volta era sempre più strano e difficile trovare un significato agli oggetti che le offriva. E con quell'amplificatore non riusciva proprio a trovarne un senso. Nulla di ciò che la circondava si illuminava di rosso e nero, avrebbe dovuto guardare meglio ma muoversi significava fare rumore e allora Firelady avrebbe cambiato obbiettivo da Chat a lei. Poi le venne in mente qualcosa. Se un amplificatore amplifica i suoni… allora… Guardò Chat Noir, e su di lui vide finalmente non uno ma ben due oggetti illuminarsi. Un altro sguardo al paesaggio circostante e si illuminò uno dei gargoyle su Notre Dame, infine il suo yoyo magico. Ora il problema sarebbe stato affiancarsi al suo partner. Correndo verso di lui e schivando altre cariche di fuoco che Firelady lanciava nella sua direzione, Ladybug caricò Chat Noir e lo afferrò per la cintura. Saltando sui tetti e facendo il giro lungo per i vialetti più nascosti, raggiunse nuovamente Notre Dame con un gattino confuso al seguito. Una volta nascosti sotto l'ombra della torre della cattedrale, Ladybug sfilò la cintura a Chat Noir. — Oh, mia signora, non pensavo che Firelady avesse mandato a fuoco anche il tuo corpo! — bisbigliò guizzando le sopracciglia. L'eroina lo guardò annoiata e sospirò, raggiungendo con le mani la campanella appesa alla gola del gatto nero. — Sta diventando un'abitudine usare parti del mio costume per il Lucky Charm o sbaglio? Non è che il tuo Kwami sta cercando di dirti che sarebbe meglio lasciare stare il tuo primo amore e abbandonarti completamente tra le mie braccia? — propose nuovamente col il suo sorrisetto laterale. Ladybug grugnì in frustrazione e gli tirò via la campanella che, fino a quel momento, stava cercando di sfilare dolcemente. Fortunatamente per entrambi, la zip al di sotto non si mosse. Se lo avesse fatto probabilmente i due eroi avrebbero prima dovuto combattere il fuoco che si sarebbe impossessato della loro faccia e poi quello dell'akuma sotto di loro. — Stupido gattaccio, stammi a sentire: — iniziò lei mentre agganciava il sonaglio alla fibbia della cintura, legando poi anche il microfono dell'amplificatore col suo stesso cavo. — tu ora vai là e fai in modo che la tua cintura penzoli da quel gargoyle. Io accenderò l'amplificatore, in questo modo le orecchie di Firelady saranno completamente assordate dalla tua stupida campanella, okay?
— E poi?
— E poi lei non sentirà arrivare il mio yoyo, la immobilizzerò e poi potremmo finalmente concludere questa battaglia e tornarcene a dormire! — sbuffò. Chat Noir la guardò gioviale, afferrò il marchingegno dalle sue mani e si diresse il più silenziosamente possibile verso il gargoyle che la compagna gli aveva indicato. Strinse la cintura a un corno della statua poi iniziò a muoverla come un gioco per gatti facendo tintinnare la campanella. Subito, l'attenzione di Firelady venne catturata e Ladybug aspettò che questa fosse abbastanza vicina alla trappola per passare alla fase due: accese l'amplificatore e il trillo della campanella fu amplificato talmente tanto da risultare in un'onda d'urto sonora che fece perdere a Firelady la presa sul suo potere volante, facendola precipitare a terra. Nella sua veloce discesa, però, fu presa dalla stringa dello yoyo di Ladybug. L'akuma si ritrovò legato e impossibilitato a muoversi. Anche se non poteva vedere e il suo udito era fuori uso a causa dell'amplificatore, questo non bastò a far desistere la ragazza akumizzata dal continuare a sparare fiamme dalle mani e dalla bocca letteralmente alla cieca. Questo rendeva comunque impossibile avvicinarsi ma Chat Noir, volteggiando col suo bastone, arrivò sull'ultima vittima di Papillon e, con molta poca grazia, sbatté la sua arma sulla sua testa. L'akuma perse i sensi, e finalmente, con un Cataclisma ben assestato, distrusse in cenere il collier. Ladybug subito liberò lo yoyo che avvolgeva il nemico e lo lanciò verso la farfalla uscita dall'oggetto posseduto, la purificò e lanciò in aria l'amplificatore per richiamare la luce purificatrice della sua Cura Miracolosa. In un turbinio di coccinelle, gli incendi appiccati da Firelady furono domati e i disastri messi a posto.
Ladybug stava per filare via senza nemmeno battere il pugno col suo compagno quando questi la fermò. — Dove vai così di corsa? Un appuntamento?
— Sì, col mio letto, quello che ho abbandonato per venire qui! E soprattutto il calore della mia stanza. Sto congelando! — disse sfregandosi le braccia. — E tu! — e qui puntò il dito verso di lui — Dato che sei così caldo e comodo ti consiglio di andare a fare il buon samaritano e aiutare qualcuno a non morire assiderato! — e detto ciò, corse via. Chat Noir rimase instupidito per qualche instante prima che il suo Miraculous lanciasse un bip di avvertimento. Mentre si voltava indietro per tornare sui passi di casa, gli venne in mente con chi effettivamente usare il suo calore da gatto e si diresse verso la pasticceria Dupain—Cheng. Lì avrebbe trovato sia cibo per sfamare il suo Kwami (Plagg adorava le croque baguette in tutte le sue varianti formaggiose) che per sé (magari lo avrebbero invitato a rimanere per pranzo!), e anche ottima compagnia.
***
— Quel gatto è incredibile! — urlò Marinette con la voce spezzata rilasciando la trasformazione. Tikki, esausta, trovò comunque la forza di ridere. — Oh, Marinette, sei solo tu che non sopporti il freddo. Chat Noir non si comporta diversamente dal solito. Sei tu che sei diversa. — suggerì la dolce Kwami. Marinette la guardò di sbieco. — In che senso io sono diversa? So di soffrire il freddo, so di essere irritata e irascibile ma che c'entra col fatto che Chat Noir sia assolutamente noioso? — Tikki rise di nuovo. Aveva intanto raggiunto il piatto di biscotti al cioccolato che Marinette aveva perennemente in camera sin da quando si erano conosciute e stava per addentarne uno quando la sua portatrice riprese a parlare. — Se stai per caso tentando di insinuare che sono così suscettibile perché potrei avere una cotta per quel gattaccio ti sbagli. Io amo Adrien e solo lui. — afferrate un paio di spesse coperte là vicino e drappeggiatele addosso, si mise a braccia e gambe conserte sul letto e guardò fissa davanti a sé dove una volta il muro era coperto di poster del bel viso del modello. Sin dal torneo di UMS non aveva più riappeso quei ritagli di giornale e, con gli sviluppi degli ultimi tempi di certo non avrebbe potuto nemmeno volendo. Adrien frequentava la sua casa quasi più della propria, non che la cosa le dispiacesse, anzi, ma questo le impediva ovviamente di ricoprire per intero le pareti con la sua faccia come tempo prima. Una o due immagini con la scusa della collezione che stava pubblicizzando erano facilmente passabili per la sua passione per la moda, ben nascoste tra le altre foto di gruppo, con Alya, Nino e con lui stesso. Ma lui da solo avrebbe decisamente destato sospetti o quanto meno curiosità. E Adrien era curioso. Curiosissimo. Poteva battere Alya su quel punto. Poteva addirittura battere Chat Noir in quanto a curiosità. E come Chat Noir, anche Adrien spesso mostrava di non conoscere bene il significato di spazio personale, soprattutto quando, senza motivo, si avvicinava e l'abbracciava. Certo, le andava più che bene ma spesso, in certi suoi gesti, si vedeva chiaramente che avrebbe fatto di più se solo la sua educazione non glielo avesse impedito. Ogni volta che Adrien faceva una cosa del genere Marinette pensava al suo partner nella lotta contro il male che invece era così libero di spingere ogni volta i confini di cosa fosse appropriato o cosa no tra loro sempre un po' più in là, e se, magari, la libertà di essere Chat Noir, nascosto dietro l'anonimato di una maschera, non fosse ciò che mancava ad Adrien per comportarsi proprio come il gatto nero. In quei mesi di approfondita amicizia con Adrien aveva imparato a conoscerlo meglio, e più lo conosceva più si innamorava. Aveva imparato a riconoscere i suoi stati d'animo solo a guardare le sue mani come si contorcevano, aprivano e chiudevano attorno a loro stesse; aveva imparato a riconoscere in che modo il suo naso si arricciava per esprimere disgusto o una domanda silenziosa; aveva imparato a riconoscere i suoi sorrisi, distinguendo tutte le sfumature a seconda della curvatura delle labbra. Aveva anche scoperto che la sua guancia sinistra aveva una fossetta quando sorrideva, mentre quella destra no, e questa cosa le ricordava qualcosa che però non voleva venire a galla, rimanendo dietro una serie di sipari in una camera nascosta del suo cervello. Tutto questo, e di più, componeva Adrien, e Marinette non riusciva a capacitarsi di come, pur non avendo conosciuto prima tutte quelle sfaccettature della personalità di Adrien, lei sapeva che erano lì pronte per essere conosciute. Come se se le aspettasse, e sapeva anche dare ad ognuna di loro la giusta interpretazione prima ancora che lui spiegasse qualcosa a Nino che, ovviamente ma inesplicabilmente, pur essendo il suo Bro, non riusciva ad afferrare. Marinette sentiva di conoscere Adrien da sempre. Quel giorno con l'ombrello fu solo la punta dell'iceberg. Quel giorno lui le aveva mostrato la sua dolcezza, il suo coraggio e la sua lealtà. E lei sapeva che quelle tre caratteristiche sono solo le tre più marcate. Si era anche aspettata il suo umorismo; aveva visto giusto quando pensò che Adrien nascondesse anche un lato molto fisico, quasi sicuramente derivato dal fatto di vivere in una situazione familiare molto fredda e impersonale, e si era aspettata da sempre anche il suo lato possessivo e territoriale nei confronti degli amici come quella volta, quando insieme ad Alya, si ritrovò testimone di un Adrien furioso che addirittura ringhiò (o ruggì?) contro un paio di ragazzi sconosciuti e maleducati che dissero qualcosa di inappropriato nei confronti delle due ragazze. Quella volta Adrien abbracciò protettivamente entrambe le amiche, tenendole strette a lui finchè Nino non spuntò dalla stradina laterale e mise una buona parola da ambo le parti. Quei comportamenti spesso le ricordavano molto un certo gatto di sua conoscenza che, molti mesi prima, aveva fatto akumizzare lo scultore in Copycat a causa della sua gelosia…
Quel treno di pensieri fu interrotto da Tikki che ridendo disse — Lo stai dicendo tu, Marinette. Ma tu e Chat Noir non sareste niente male come coppia.
— Lo pensa anche lui. Ma io penso che farei coppia perfetta con Adrien. — Tikki tossicchiò per nascondere un'altra risatina e Marinette stava per ribattere quando la voce della madre che apriva la botola che dalla sua stanza portava al piano di sotto la raggiunse. — Mari, tesoro, è venuto a trovarti Adrien! — mentre dalla porticina sul pavimento spuntò la testa bionda dell'amico, Tikki era già volata via a nascondersi sulla mensola sopra al letto, mentre Marinette doveva ancora processare cosa stesse succedendo quando lui la salutò. — Mari! Sono venuto a trovarti, spero non averti dato fastidio! — esordì. la ragazza lo guardò che la osservava dal piano inferiore della sua camera, accanto alla scrivania. Lei era sull'attico, sul letto, con un cumulo di coperte addosso da cui usciva fuori solo praticamente il suo naso che in quel momento era rosso d'imbarazzo. — H—Hey, Adrien! E—Ehm, m—mi sono svegliata da poco, non far caso al mio, ehm, abbigliamento…? — tentò timidamente. Effettivamente, sotto quelle coperte aveva ancora il pigiama e i capelli erano tutti spettinati sia dall'aver dormito che dalla battaglia e ora dalla posizione sotto quel fortino confortevole. Adrien sorrideva e agitava una mano con nonchalance. — Nah, è tutto a posto. Ti serve uno scaldino? Mi hanno detto che dovrei condividere il mio calore con qualcuno. — disse scrollando le spalle. Marinette rise e, stringendo a sé le coperte, scese piano le scale verso Adrien. — Magari più tardi mentre guarderemo un film. Resti a pranzo, vero?
— Speravo che me lo chiedessi! — rispose prendendo Marinette per le spalle in un abbraccio laterale. La ragazza si sciolse quasi subito dall'abbraccio e si diresse verso l'armadio. — Via, sciò, dammi almeno il tempo di mettermi qualcosa di comodo che non sia il mio pigiama a pois.
— Hai un pigiama a pois? Rosa, magari? — ridacchiò. Marinette aprì leggermente le coperte per fargli vedere un pigiama rosa a pois bianchi e subito richiuse il sipario. — Lo sapevo! Ma non sapevo che usassi i calzettoni, sei adorabile! — la risatina si trasformò in una risata e l'amante del rosa si fece rosa lei stessa. Rise anche lei e, mettendo su l'espressione più imbronciata che riuscisse a fare, lo sfidò. — Io, signor Scaldino, ho freddo, e senza calzettoni le gambe del pigiama si alzano mentre dormo e mi lasciano i polpacci scoperti! — afferrò qualcosa dall'armadio e corse verso il bagno. — Ora o aspetti qui o vai a fare qualche assurdo gioco di parole con papà giù in pasticceria. — e con questo, corse via. Adrien fu lasciato solo nella stanza della sua amica e piano piano decise che gli sarebbe piaciuto ficcanasare nei posti che riusciva a raggiungere senza effettivamente mettere le mani dove non avrebbe dovuto. Iniziò così dalla parete coi poster e le foto. Quella che là in mezzo gli piaceva di più era una foto del loro quartetto qualche settimana prima. Erano andati al cinema e poi in pizzeria e nel tragitto tra l'uno e l'altra Alya aveva scattato una miriade di foto. Quella in particolare gli piaceva tanto perché Marinette, che era la più bassina tra loro, era quella al centro della foto e reggeva il selfie—stick col cellulare dell'amica. Alya teneva una mano su quella di Marinette e con l'altra la teneva stretta per il braccio. Nino era tra le teste di Alya e Marinette e abbracciava la sua ragazza per i fianchi, mentre lui invece aveva il mento appoggiato alla testa e le braccia drappeggiate attorno alle spalle della petite fille. Era una scena così intima tra loro quattro, e così felice, che ancora in quel momento, riguardandola, riviveva perfettamente quel momento. Attorno a quella foto ce ne erano altre di quella giornata, di cui un'altra solo con lui e Marinette a braccetto che si dividevano una enorme coppa di gelato, e che sicuramente aveva fatto Alya a tradimento. Il suo occhio poi ricadde sulle tre pagine di un magazine di moda che ritraevano uno dei suoi photoshoot per la collezione invernale. Sin da quando aveva iniziato a frequentare per bene Marinette aveva notato come quelle tre foto cambiassero puntualmente ad ogni suo nuovo servizio fotografico. Erano tutte a figura intera, il che gli faceva pensare che la sua passione per la moda la spingesse a studiare i pezzi che riteneva più interessanti delle collezioni che andava pubblicizzando, ma questo non gli faceva capire perché ogni volta ci fossero solo sue foto e non quelle di, magari, la collezione femminile o di qualunque altro stilista. Marinette non sembrava volesse diventare esclusivamente una designer di moda prettamente maschile, ha sempre disegnato grandi modelli sia maschili che femminili, anche da bambino, e quindi non capiva come mai l'angolo della moda fosse dedicato solo a lui. Probabilmente perché era suo amico? Sì, la spiegazione doveva essere per forza quella.
Continuando ad andare in giro per la stanza si fermò a leggere i titoli dei libri sulla mensola vicino al computer e fu un'altra scoperta di gusti simili anche in fatto di letteratura. Lui e Marinette erano davvero più simili di quel che credessero. Solo con Ladybug si sentiva così simile e completo, e Marinette era la sua Ladybug in abiti civili. Nel suo girovagare per la stanza della ragazza, salì poi sull'attico dov'era il suo letto, e guardò con curiosità la botola che dava sul terrazzino privato dell'amica e che era precisamente sul letto. Stava per aprirlo quando lo schiarirsi di una voce arrivò da sotto di lui. — Se provi a salire sul mio letto con le scarpe te le faccio mangiare. — ammonì la ragazza. Adrien rise colpevole e imbarazzato e scese di nuovo le scale. — Mamma informa che il pranzo è pronto, andiamo!
Dopo aver mangiato, cosa che per Marinette era anche la colazione, tornarono su in camera sua e la ragazza prese il suo portatile. Invitò il ragazzo a sedersi con lei sulla chaise longue e drappeggiò attorno ad entrambi un'altra serie di coperte. — Che vediamo? E stammi vicino 'ché ho freddo!
Il pomeriggio passò abbastanza velocemente tra film, anime e una sessione sfrenata di karaoke. Adrien era anche bravo a cantare e duettare con lei gli piaceva da matti perché, senza prepararsi, si finivano le frasi a vicenda. Il culmine lo raggiunsero con "How Far I'll Go" dal film Disney Moana e in quel momento Adrien fu colpito dalla rivelazione di essere realmente attratto da Marinette così come Moana dall'acqua. Impossibile da resistere nonostante il suo amore per Ladybug, Marinette era come l'orizzonte sull'acqua che tanto bramava di conoscere la protagonista disneyana. E ora che conosceva realmente Marinette sentiva di non poterne più fare a meno. Il popolo di Moana apparteneva all'acqua così come ormai Adrien sentiva di appartenere a Marinette.
E l'idea che si era formata ormai da un po' nella sua testa, dopo aver trovato una prima conferma indiretta da Ladybug, divenne assolutamente d'obbligo dopo quella realizzazione.
Marinette doveva conoscere anche il se stesso nascosto dietro una maschera. Sapeva che lei l'avrebbe accettato anche come Chat Noir ma il problema che in quel momento gli si parò dinnanzi fu uno più che stupido: non aveva un pretesto idoneo per far visita alla ragazza nelle vesti di uno degli eroi del Miracoloso Duo.
