Stava sbagliando tutto!
Non faceva altro che ripeterselo ma non riusciva proprio a levarsi quel pensiero dalla mente. Yuri non aveva mostrato nessun segno d'inquietudine, ma lei avvertiva che qualcosa era cambiato, avvertiva come un velo leggero, sottile eppure pesante, che si accingeva ad avvolgere la loro vita, rendendo tutto così difficile. Aveva trascorso tutta la serata a rimuginare su quella sensazione, allontanando inconsapevolmente ogni suo tentativo di avvicinarsi, di instaurare un contatto fisico e non solo.
Capiva che ora più che mai dovevano restare uniti, riusciva a comprendere il bisogno di Yuri di avere un contatto con lei, di sapere che lei credeva in lui, ma non riusciva proprio a farlo. La cosa che più le faceva male era che lei stessa si reputava una stupida, che pensava solo a se stessa, troppo spaventata dall'idea di perderlo e di rimanere definitivamente sola.
Aveva già provato quella sensazione e, se non fosse stato per Yuri, non ce l'avrebbe fatta.
-Se non ti va, possiamo andare da un'altra parte-
Alzò il viso per guardarlo, avevano passeggiato silenziosamente, tenendosi per mano e durante tutto il tragitto lei non aveva fatto altro che pensare a lei e alla loro amicizia, che ormai non poteva neanche più essere considerata tale. Non quando le aveva rubato l'unica cosa che sapeva esserle cara.
-Va bene Yuri- rispose, tentando di non far trasparire l'inquietudine dalla sua voce. Odiava sentirsi insicura, non lo aveva mai fatto come in quel momento, quando si specchiò nei suoi occhi e vide titubanza. Istintivamente strinse forte la sua mano, avvicinandosi al suo copro, nel tentativo di avvertire il suo calore; nella stupida speranza di riuscire a riscaldare quel suo cuore che nelle ultime ore, sembrava essersi ibernato, solo per proteggersi da un'altra delusione. Lui la guardò per qualche istante, aprì la bocca come se le volesse dire qualcosa, ma poi la richiuse con un sospiro, riprendendo a camminare, per varcare quella porta. Entrò in quel locale con un grandissimo peso sul cuore, con la sensazione che qualcosa incombeva su di lei, si sentiva tanto una delle protagoniste dei suoi romanzi, che dovevano combattere per difendere il loro amore, con l'unica differenza che lei non aveva nessuna voglia di combattere. Non sapeva se doveva combattere oppure no!
-Prendiamo un tavolo?-
La musica del locale le impedì di capire cosa le avesse appena chiesto Yuri, rimase impalata a guardare tutte le ragazze e i ragazzi che ballavano, strusciandosi l'uno sull'altro, incuranti di chi li circondava, lasciandosi solo trascinare dalla musica e dalla voglia di divertirsi. C'era stato un tempo in cui anche lei si era comportata così, un tempo dove nulla era stato importante se non il divertirsi. Quel tempo che aveva trascorso dopo la dolorosa perdita di Nick, un tempo arrivato troppo tardi, un tempo che aveva trascorso con lei e che ora minacciava di piombarle addosso, schiacciandola con il suo peso.
-Dai Mary, per una sera lasciamoci tutto alle spalle e diamoci alla follia!-
-Ma a cosa ti riferisci?- erano sedute a quel bancone da più di un'ora e Miki iniziava a essere impaziente, forse a causa di quei due drink altamente alcolici, che aveva bevuto, a stomaco vuoto.
-Parlo del fatto che siamo all'università e non ci siamo lasciate andare neanche una volta. Parlo del fatto che è sabato sera e siamo sole in un bar a bere,mentre gli altri se la spassano…- s'interruppe, fissando una ragazza intenda a ballare circondata da sue ragazzi che la toccavano dappertutto.
-Vuoi farlo anche tu?- le chiese scettica Mary, conoscendo l'indole timida e riservata dell'amica. Sul viso di Miki si dipinse un'espressione strana, che le fece brillare gli occhi.
-Perché no!- rispose, tornando a fissare di nuovo quella ragazza che ora si strusciava sul ragazzo che le stava dietro, mentre quello che le stava davanti le afferrava i fianchi.
-Perché no? Forse perché non siamo quel genere di persona?- iniziava a credere che la sua amica fosse completamente andata.
-E dove ci ha portato essere come siamo? Guardaci siamo patetiche! Io a piangere per un ragazzo che non riesce a starmi accanto e tu per un uomo che non vuole starti accanto!-
La durezza di quelle parole la portò per un attimo, solo per un piccolissimo attimo, ad odiarla dal profondo perché sentirsi dire dalla tua migliore amica che l'uomo che ami non vuole starti accanto era davvero dura. Poi però quando fissò gli occhi in quelli di lei, riuscì a leggervi tutto il rancore e la rabbia che provava nel pronunciare quelle parole.
-Tu sei completamente ubriaca, forse dovremmo tornare a casa- poggiò il bicchiere sul bancone, mentre con la mente non riusciva a trovare un punto sbagliato nel ragionamento che aveva fatto Miki. Da sempre erano state ragazze con la testa sulle spalle, avevano amato l'uomo che avevano al loro fianco senza riserva per ritrovarsi sole e con il cuore infranto.
-Eddai Mary?-
Non era da lei, non amava confondersi nella mischia, non le erano mai piaciute le ragazze troppo disinibite, forse per questo aveva instaurato un profondo rapporto con Miki, perché lei era una ragazza tranquilla e che, come lei, non vedeva di buon occhio quelle che si lasciavano andare facilmente con chiunque. La cosa che non sapeva era che lei era così di natura; Miki invece era la sua timidezza e il suo sentirsi costantemente inadeguata, a renderla così.
Non ebbe il tempo di rifiutare o di acconsentire, Miki la afferrò per il braccio e la trascinò sulla pista. Si sentiva impacciata, non sapeva come muoversi e ogni piccolo ancheggiamento la faceva imbarazzare, portandola ad abbassare gli occhi.
Avrei dovuto bere qualcosa di più forte! Pensò, notando Miki sciogliersi man mano seguendo il ritmo della musica.
-Dai su! Lasciati andare!- urlò Miki, cercando di contrastare il volume della musica che rendeva difficile sentire anche a un centimetro di distanza. E lo fece, si lasciò andare, seguendo i movimenti dell'amica, muovendo il corpo al ritmo della musica, lasciandosi sfiorare dai ragazzi, restando sempre un minimo lucida, per impedire che la situazione le sfuggisse di mano.
-Sono esausta- sospirò, appoggiandosi al bancone mentre guardava la sua amica bere il quinto, o sesto, non ricordava, drink con una rapidità che le fece paura.
-Miki credo che per questa sera possa bastare-
-Credo tu abbia ragione- biascicò, con lo sguardo limpido e le guance rosse.
Per fortuna io non ho bevuto! Si ritrovò a pensare, quando lungo il tragitto verso casa, Miki si era abbandonata con la testa allo schienale e si era addormentata. Lungo tutto il tragitto non fece altro che pensare a come pochi minuti prima si sentisse al settimo cielo, come la musica e l'allegria della sua amica, come il chiudere tutto in un angolo della sua mente, l'avevano fatta sentire una persona diversa, capace di divertirsi e di sentirsi proprio come tutte le ventenni.
Dopo aver parcheggiato l'auto, svegliò Miki e la aiutò a raggiungere la porta d'ingresso, le tolse le chiavi dalle mani e aprì la porta. Mentre aiutava Miki a sistemarsi nel letto, si ripeteva di non farla mai più bere in quel modo. Si assicurò che stesse dormendo e uscì dalla stanza, facendo il più piano possibile.
-Che ci fai qui?- il cuore le balzò in gola per lo spavento, si voltò mentre appoggiava una mano sul petto, come se quel gesto potesse fermare i battiti impazziti del suo cuore.
-Abbassa la voce- sussurrò, spostandosi e facendogli segno di seguirla.
-È successo qualcosa?-
Mary sprofondò nel divano, ignorando la domanda di Yuri, si sentiva esausta e non aveva la forza di intraprendere una conversazione con lui, non quando rischiava di trovarsi perfettamente d'accordo con lui. Aveva cercato di convincere Miki che avrebbe dovuto smorzare un po' i toni, se davvero ci teneva alla loro storia, ma lei si era completamente rifiutata asserendo che lui era un egoista e che non teneva mai conto delle sue esigenze, portandolo all'esaurimento tanto a spingerlo a porre fine al loro rapporto.
-Ha bevuto un po' troppo- si limitò a dirgli, alzando lo sguardo.
-Sei sfinita!- quella considerazione, detta con un velo di compassione, la colse di sorpresa.
-Grazie per averla riportata a casa. Ultimamente si comporta proprio come una bambina!- si era seduto al suo fianco, invadendo il suo spazio, inebriandola con la sua colonia.
Cosa diavolo mi prende?
Cercò di spostarsi, facendo ben attenzione a non farsi accorgere da lui. Si sentiva a disagio e le sembrava tremendamente vicino.
Sarà l'alcol? Ma infondo sapeva benissimo che non poteva trattarsi dell'alcol dal momento che non aveva bevuto, fatta eccezione per una bevanda che Miki le aveva offerto, ma che non era tanto forte. Eppure doveva aggrapparsi a quella remota possibilità perché quello che stava provando in quel momento non avrebbe mai dovuto provarlo.
Non per lui!
-Tu stai bene?- le chiese, avvicinandosi ulteriormente con il viso, per guardarla bene in faccia –sembri…sicura di stare bene?- le chiese, evidentemente preoccupato per il suo stato.
-S-sono solo sta…stanca-
Bene ora balbetto pure!
Si alzò di scatto, rischiando di cadere. Yuri la seguì squadrandola con preoccupazione
-Vuoi restare qui? Posso lasciarti la mia camera…-
-No!- rispose d'istinto, cogliendolo di sorpresa –ecco…sto bene e poi domani ho un appuntamento- mentì, cercando di trovare una scusa plausibile per allontanarsi da lui e da quella casa, che improvvisamente era diventata troppo stretta.
-Vuoi che ti accompagni?-
-Sto bene!-
Lui non rispose, si limitò a fissarla poi con naturalezza, come fosse la cosa più normale da fare, alzò la mano per afferrare una ciocca di capelli sfuggita alla sua pettinatura e gliela portò dietro l'orecchio –okay, allora stai attenta-
Fu in quell'istante che il suo cuore smise di battere normalmente. Fu in quell'istante che la sua amicizia con Miki si sgretolò sotto il battito furioso del suo cuore.
Seguì Yuri al bancone come un automa, lasciando viaggiare il suo sguardo per il locale, mentre la nostalgia per i tempi andati, iniziava a riaffiorare, rischiando di rovinare ulteriormente la serata. Non era certo la prima volta che ritornava in quel locale, anzi, dopo la partenza di Miki avevano preso l'abitudine di riunirsi con i loro nuovi amici, in quel locale, ma quella sera era diverso, forse perché c'era la possibilità di rincontrarla proprio lì, dove la loro amicizia aveva intrapreso un percorso pericoloso.
-Ho bisogno di qualcosa di forte!- disse al barista, che sorridendole annuì e si voltò per prepararle un drink. Yuri si sedette accanto e le accarezzò il braccio nudo, appoggiato sul bancone.
-Tocca a me restare sobrio a quanto pare!- scherzò, spostando le carezze sul viso.
Era così calmo e sicuro di sé, eppure lei riusciva a percepire ansia e agitazione e non sapeva se fosse frutto della sua immaginazione, se fosse la situazione a renderla paranoica o se semplicemente era così.
-Eccoti servita! Tu bevi?- chiese il ragazzo con il suo tono gentile, rivolto a Yuri.
-Una birra!-
Il suo cuore si fermò per un nano secondo, la mano di Yuri abbandonò la sua pelle, il suo cuore riprese a battere più violento che mai, mentre quella voce perforava i suoi timpani come un acuto.
-Subito bellezza!- rispose prontamente l'altro ragazzo, più rozzo e spavaldo.
Con gli occhi spalancati e con il respiro corto, si voltò consapevole che lei era lì, che l'avrebbe rivista.
-Miki?- mormorò, quando davanti ai suoi occhi si materializzò l'immagine di una donna bellissima, avvolta in un abito cortissimo e strettissimo, che esaltava ogni sua minima curva.
Sembrava turbata e infastidita, ma la sua espressione cambiò quando poggiò i suoi grandi occhi, l'unica cosa che non era cambiata, su di lei, facendola bloccare sul posto. Restarono a fissarsi per un tempo che a lei parve lunghissimo, non sapeva cosa fare, come comportarsi.
-Miki, vuoi fermarti?-
-Vuoi dire al tuo amico di lasciarmi in pace?- disse, rivolgendosi a Yuri mentre cercava con tutte le sue forze di nascondere il tremore del suo corpo. Rivederla e costatare che era diventata ancora più bella di come la ricordava, era un'emozione troppo forte, un'emozione che temeva non aveva la forza di affrontare da sola.
George dove sei?
-Non sapevo sareste venuti anche voi qui- affermò Will, spostandosi per raggiungere Yuri e salutarlo per poi voltarsi verso Mary e baciarla su entrambe le guance.
-Come è andato il viaggio?-
-Bene, grazie- rispose distratta, non riuscendo a staccare gli occhi da Miki.
Avvertiva tutti i suoi muscoli tesi tanto da farla tremare, il cuore le batteva all'impazzata e una rabbia incontrollata si stava facendo spazio, prepotentemente, dentro di lei. Era assurdo come rivederla dopo tanto tempo le facesse così male, ancora più male di quando aveva rivisto lui. Era stata convinta di aver superato la cosa e invece…il tradimento della sua migliore amica le faceva ancora male.
Migliore amica…
Sì, perché non era ancora in grado di definirla "ex-migliore-amica" e forse non lo sarebbe mai stato, semplicemente trovava quella definizione assurda: si è amici oppure no! Non esistono ex amici perché in quel caso significa che non lo sono mai stati, amici.
Ho bisogno di bere!
-È forte?- le chiese, indicando con un movimento della testa il drink che era rimasto sul bancone, alle loro spalle.
Mary si voltò per fissare quel liquido che restava fermo, immobile, completamente estraneo a quello che stava accadendo dentro di sé.
Non attese risposta, con un cenno richiamò l'attenzione del barista chiedendogli qualcosa di forte. Non aveva nessuna intenzione di parlarle, voleva solo affogare in un mare di alcol, sperando che le avrebbe donato un minimo di coraggio per riprendere in mano la situazione.
Quando il ragazzo, con movimenti spavaldi e un sorriso da brividi le consegnò il drink, lo afferrò e lo portò alle labbra, incurante degli occhi indagatori degli altri, forse sbalorditi per quel comportamento a loro estraneo ma a lei conosciuto.
-Perché non mi hai invitato?- le dita di George avvolsero quel bicchierino, allontanandolo dalle sue labbra con fermezza.
Finalmente! Pensò, chiudendo gli occhi e sospirando.
Non era solita bere alcolici così forti, anche perché non li reggeva per niente, però c'era stato un periodo che aveva ceduto al loro fascino proibito, solo per annegare il suo dolore. Ed era stato George a riaccompagnarla a casa sbronza, a prendersi cura di lei e a donarsi a lei completamente.
-Non mi presenti?- le chiese, appoggiando il drink sul bancone, mentre lanciava uno sguardo esplicito al ragazzo, che prontamente lo prese.
-Sono George!- riprese, senza aspettare, allungando una mano verso Mary.
-Mary- rispose, notando un lieve cambiamento nello sguardo dell'altro.
Non lo aveva mai visto prima, era un uomo dall'aspetto imponente ma dai suoi occhi poteva scorgere una certa fragilità che lui, con il suo comportamento sicuro, tendeva a nascondere. Era in grado di leggere i comportamenti degli altri, in realtà aveva iniziato a farlo da quando aveva iniziato a scrivere: osservava gli altri per riuscire a dare una certa credibilità ai personaggi dei suoi racconti. Quell'uomo però aveva qualcosa di familiare, come se si fossero già conosciuti, ma non riusciva proprio a collegare quegli occhi, che in quel momento la stavano fissando in modo strano, a un ricordo.
Era una situazione assurda, tutti guardavano tutti, ma nessuno aveva il coraggio di dire qualsiasi cosa per spezzare quell'imbarazzante silenzio, quel disagio dovuto da anni di rancore, di colpe non attribuite e di scuse non accettate, ma soprattutto non chieste. Rimase qualche istante a fissarli, mentre Miki si voltava per fronteggiarlo e lui, incurante di chi li stava guardando, incurante di Yuri, che sembrava infastidito, di Will che era in palese disagio e di lei, che non riusciva a descrivere come si sentisse in quel momento, alzò la mano per accarezzarle il viso, in un gesto carico d'amore. Gesto che lei accettò senza dire o fare nulla, gesto che sembrò regalarle serenità e sicurezza .
…era avvinghiata al suo uomo
Le parole di Yuri risuonarono nella sua mente, portandola finalmente a capire cosa intendesse dire con quella frase.
Lo aveva capito subito chi fosse: aveva subito intuito che quella ragazza era la stessa che aveva gettato Miki nella confusione totale e lo aveva capito dal suo aggrapparsi all'alcol. Aveva sempre giurato a se stesso di non condizionarla, di lasciarla libera di fare quello che riteneva più opportuno, si era sempre detto che spettava a lei scegliere se perdonarli o meno. A lui spettava solo il compito di rimanerle accanto e confortarla, ma ora, vederla cedere ancora una volta a quella che per lei era stata una droga, gli aveva procurato una rabbia, tanto che aveva dovuto far ricorso a tutta la sua buona volontà, per impedirsi di afferrarla per un braccio e trascinarla via da quel locale. Le accarezzò dolcemente il viso, non per darle conforto, ma per tranquillizzare se stesso, per aver la certezza di avere tutto sotto controllo, per trovare nel suo calore quella forza per rimanere lucido.
-Vi unite a noi? Siamo tutti a quel tavolo-
In realtà in quel momento aveva solo bisogno di averla accanto, di sentirla: avrebbe tanto riportare il loro rapporto agli inizi, quando per superare un momento difficile lei si rifugiava tra le sue braccia, donandosi a lui, godendo e lasciandosi andare al piacere dei sensi.
-Ti va di ballare?- aveva bisogno di tempo, di allontanarsi da tutti per affrontare tutto con più lucidità e controllo.
-Come scusa?-
Miki sembrava sorpresa da quella domanda, lui però non le diede il tempo di riflettere le afferrò una mano e la trascinò sulla pista da ballo, circondandola per la vita e attirandola a sé, facendo aderire perfettamente i loro corpi.
-Che stai facendo?-
-Nulla, volevo solo sentirti-
-Non mi hai sentito abbastanza?- chiese, con sguardo malizioso, mentre allungava le braccia per cingergli il collo.
-Non è mai abbastanza- si limitò a rispondere, mentre con la gamba sinistra cercava di farsi spazio tra le sue gambe.
Iniziarono a muoversi al tempo di musica, facendo frusciare i loro corpi, toccandosi, invischiandosene che in realtà quel tipo di musica richiedeva un movimento più sfrenato, un contatto più platonico.
-Non avevo pensato alla possibilità di poterla incontrare qui-
Incontrarla così all'improvviso era stato destabilizzante per lei, si era sentita paralizzata nel prendere qualsiasi iniziativa, aveva di colpo capito che non avrebbe mai trovato la forza di perdonarla, di metterci una pietra sopra e riuscire ad allontanarla per sempre dalla sua vita. La verità era che una parte di lei, quella piccolissima parte di lei, desiderava ancora poterla stringere forte e poterla considerare sua amica, la stessa minuscola parte che l'aveva già abbondantemente perdonata e che richiedeva a gran voce la sua amicizia. La stessa minuscola parte che però non riusciva a far tacere quell'enorme dolore nel ricordare il suo tradimento.
-Nessuno si aspetta nulla da te- cercò di rassicurarla.
-Nessuno a parte me!- precisò, spostando le dita tra i suoi capelli, accarezzandogli la nuca. Sì, perché lei si era ripromessa di non farsi vedere debole, si era ripromessa di comportarsi con superiorità. Molte volte aveva fantasticato su come si sarebbe comportata nel rivederli: nelle sue fantasie lei avrebbe sorriso con distacco, scambiando qualche parola solo per cortesia, mostrandosi completamente indifferente ad entrambi.
-Puoi farcela-
Alzò gli occhi per fissarli nei suoi e dal suo sguardo capì che lui era sincero, che veramente credeva che lei ci sarebbe riuscita e, può sembrare assurdo, ma furono proprio i suoi occhi a darle quella sicurezza e quella lucidità di cui aveva bisogno.
Nessuno aveva commentato il loro modo di ballare, sembrava che nessuno avesse notato come si fossero strusciati l'uno all'altro, fino a eccitarsi a vicenda, tanto che George era stato sul punto di trascinarla nel primo posto appartato e prenderla. Tutti tranne lui che ora, stringendo il bicchiere tra le mani, li guardava avvicinarsi al tavolo, mano nella mano, come se niente fosse. Sapeva benissimo che doveva darsi una calmata, che Miki era libera di fare quello che voleva, ma soprattutto, con chi voleva. Eppure quando l'aveva vista strusciarsi in quel modo sul corpo di un altro, quando l'aveva vista sorridergli maliziosa, quando aveva notato le mani dell'altro lasciare sul corpo di lei carezze che avevano ben poco di pudico, una strana voglia di alzarsi e afferrare quel polso e bloccarlo lo aveva assalito, costringendolo a distogliere lo sguardo per calmarsi. Per un attimo, quando si avvicinarono al tavolo, Miki lo guardò negli occhi: uno sguardo carico di accuse, uno sguardo che fu subito sostituito da un'indifferenza, capace di pugnalarlo dritto al cuore.
-C'è posto per noi?-
Era ufficiale: non lo sopportava! La sua superiorità, il suo modo di porsi come se lui fosse migliore rispetto a tutti i presenti, gli dava ai nervi.
-Certo!- rispose Kamille, una ragazza dai capelli rosso acceso, fin troppo socievole con gli altri. Kamille si spostò di lato per far posto ai due, fissandoli con un sorriso ben stampato in faccia.
-Miki stai meglio?- le chiese Asako con aria davvero preoccupata.
-Sto bene grazie, avevo solo bisogno di bere qualcosa- rispose gentile mentre prendeva posto accanto a George.
-Sì di bere e di strusciarti su di lui!- ribatté con ironia lo stesso ragazzo che prima aveva dato dell'antipatico a Yuri –sei davvero fortunato, amico!- continuò, ammiccando in direzione di Miki.
-Stronzo!- lo ammonì la ragazza al suo fianco, colpendolo sul braccio.
-Dai ragazzi piantatela, non fatevi conoscere già!- li ammonì scherzosamente Asako, che continuava a osservare con discrezione i nuovi arrivati, soffermandosi a volte a studiare l'espressione di Mary.
-Allora George, cosa fai nella vita?- Chiese Kamille, appoggiando una mano sul braccio dell'uomo con fare naturale, anche se il suo sguardo diceva tutt'altro.
Lui le sorrise compiaciuto facendola sussultare mentre Miki sospirava piano, esasperata per il comportamento di George, che iniziava sempre allo stesso modo: lusingava per poi spiattellare in faccia alla malcapitata che lui era impegnato.
-Per ora faccio parte del consiglio direttivo dell'ospedale di mio padre- si limitò a risponderle, mentre con la mano destra cercò quella di Miki.
-Per ora?- chiese Will perplesso.
-George sta per avviare una sua azienda- rispose Miki, percependo su di sé gli sguardi di tutti i presenti.
-Ma è magnifico!- quasi strillò Kamille, avvicinandosi ancora di più al braccio di George.
-In cosa sei interessato?- la domanda di Mary arrivò dritta cogliendola di sorpresa.
-Come scusa?-
-La tua azienda di cosa si occuperà?-
-Beh la mia intenzione è di realizzare un ospedale per bambini- gli occhi di George s'illuminarono come succedeva ogni volta che parlava del suo progetto. Progetto che aveva al cuore ancora prima di conoscere Miki, progetto che aveva occupato gran parte del suo tempo .
-E dove vorresti costruire quest'ospedale?- all'improvviso tutti sembravano interessati al progetto di George. Anche Simon, ecco come si chiamava il biondo che aveva dato dell'antipatico a Yuri, sembrava particolarmente interessato al discorso.
-Ci siamo trasferiti qui perché il mio obiettivo è di finanziare una struttura pediatrica-
-Quindi vorresti crearla qui?-
-Esatto-
-Wow- commentò Kamille, guardando George con ammirazione.
-Beh amico se hai bisogno di aiuto per la costruzione, Yuri è giusto in cerca di lavoro-
Fu solo quando sentì pronunciare il suo nome, che Yuri sembrò tornare al presente, abbandonando quel mondo fatto di pensieri nel quale sembrava essersi rifugiato già da un bel po'.
-Da quando tempo vi conoscete?- chiese Asako, mentre appoggiava il suo bicchiere con uno strano liquido rosa, sul tavolo.
-Beh ci conosciamo da quasi otto anni-
-State insieme da così tanti anni?-
-Già, ma non sono così tanti se li trascorri con chi ami e che ti ama allo stesso modo- aveva parlato con il cuore, infischiandosene completamente della sua presenza. In fondo anche lui se n'era fregato di lei quando aveva deciso di iniziare la sua storia con Mary.
-Vi sposerete?- ora Kamille sembrava meno interessata al fisico di George e molto più interessata alla storia romantica con il lieto fine.
-Gliel'ho chiesto già qualche anno fa, ma lei mi ha spezzato il cuore-
-Oh non abbatterti amico, tu almeno la proposta l'hai fatta, non invece come questo imbecille che al suo fianco ha una donna bellissima e non si decide a farle la proposta-
Le parole di Simon, dette con superficialità, con lo scopo di scherzare e di prendere in giro, non ebbero l'effetto desiderato: Mary divenne improvvisamente pallida, mentre i suoi occhi sembrarono diventare ancora più grandi e Yuri…il suo sguardo sembrava fuoco pronto ad incenerire la lingua di quello che doveva essere un suo antagonista.
-Chiudi quella bocca!- ringhiò Yuri, stringendo forte le dita intorno al bicchiere.
-Perché ti scaldi tanto, ho detto solo la verità?- puntualizzò, sistemandosi sulla sedia.
-Piantala!- s'intromise Will, facendolo innervosire ancora di più.
-Ma cosa diavolo vi prende? Da quando siete così riservati su quest'argomento?-
-Non si tratta di essere riservati, sei stato solo inopportuno- rispose Asako, con un tono di rimprovero, lo stesso che usano le madri per riprendere i propri bambini.
-Inopportuno? Solo perché c'è sua sorella?- chiese scettico Simon.
-No, perché quella che dovrebbe sposare era la mia migliore amica e lui era il mio fidanzato!-
Non sapeva perché aveva risposto con quelle parole, perché lo aveva fatto con quel tono d'insufficienza, sapeva solo che lo sguardo terrorizzato di Yuri, che si era posato su di lei dopo le parole di Simon, le aveva fatto scatenare un senso di protezione, che l'aveva spinta a mostrarsi fredda e impassibile a quelle parole.
-Il tuo…Ma non sei sua sorella?-
Simon sembrava l'unico a non percepire la fragilità della situazione o meglio l'unico a non nascondersi dietro falsi pudori e ad avere coraggio a mostrarsi interessato a quella matassa di eventi.
-Cazzo,Yuri e dire che sembri così un bravo ragazzo!- dal suo tono si capiva che con quell'argomento aveva trovato la scusa per poterlo stuzzicare, per poter rivendicare un sentimento di rancore che molto probabilmente da qualche tempo nutriva. Tutti intorno al tavolo continuavano a restare in silenzio, Will e Asako, gli unici che già sapevano, sembravano particolarmente in ansia e spostavano il loro sguardo alternando sui presenti, soffermandosi sul volto ormai pallido di Mary.
-Perché non me lo hai mai detto?- la voce di Kamille, che fino a poco tempo prima sembrava stridula e fastidiosa, era diventata un sussurro pieno di dolore.
-Non ora- cercò di consolarla Asako, appoggiandole una mano sulla spalla.
-È per lei che sei sempre così distante?-
Mary sembrava sull'orlo di una crisi: il suo volto non tradiva nessun sentimento, ma i suoi occhi…
Nei suoi occhi riusciva a leggerci terrore e dolore, tanto dolore. E lei, vergognandosene, sentì un enorme sollievo nel vedere negli occhi di lei riflesso lo stesso dolore che aveva provato.
-Quel racconto lo hai dedicato a lei?-
-Kam io…-
-E io che mi sono chiesta perché non volessi essere mia amica!-
-Non dovresti disperarti tanto- l'imperturbabilità di quelle parole colpì tutti –ora sai che è stato meglio così-
-Ma cosa dici?- George le appoggiò una mano sul braccio come per richiamarla alla ragione. Sapeva che stava dando sfogo alla sua frustrazione, forse accentuata dalla situazione, ma sapeva anche che se ne sarebbe pentita, perché lei non era una persona in grado di fare del male. Voleva in qualche modo riportarla alla realtà prima che la situazione peggiorasse ancora.
-Mary?...rispondimi…- il tono di voce sembrava una supplica.
-Lei non ama dare spiegazioni. Rasseganti!-
-Cazzo Miki, basta!- ringhiò Yuri, alzandosi di scatto e fissandola con occhi di fuoco –ora stai esagerando!-
Forse era vero, stava esagerando ma non aveva nessuna intenzione di smetterla: per mesi si era ritrovata a chiedersi in cosa avesse sbagliato; a cercare di capire perché Mary avesse messo da parte così facilmente tanti anni di amicizia.
Mantenne lo sguardo fermo nel suo, sfidandolo a continuare e a trovare un qualsiasi argomento che potesse giustificare, almeno in parte, il loro comportamento. Lo sfidò con la consapevolezza di chi sa perfettamente quello che sta dicendo.
-Sai è buffo sentire queste parole proprio da te, che del termine esagerando non conosci neanche il significato. Sai cosa significa esagerare, Yuri? Lo sai?-
Si alzò di scatto attirando gli occhi di tutti su di sé, sentiva il sangue pulsarle violentemente nelle orecchie, i suoi muscoli iniziarono a tremare dal nervoso e avvertiva un innato bisogno di sfogarsi, di dar voce a tutti i suoi pensieri, incurante di quello che sarebbe successo.
-Guardami negli occhi e dimmi cosa cazzo significa esagerare!-
Yuri sembrava pietrificato dal tono e dall'ostilità di quelle parole: di sicuro non si sarebbe mai aspettato una reazione del genere da lei, ma cosa poteva fare? Quel discorso avrebbero dovuto affrontarlo in un altro luogo, in un'altra situazione e ora lui si trovava davanti a un bivio: se rispondeva alla sua domanda, le dava l'opportunità di screditare ancora di più la sua donna; se invece restava in silenzio era come ammettere che Miki aveva ragione.
-Non puoi rispondermi, vero Yuri? Non ne hai il coraggio!-
-Andare oltre i limiti; superare la giusta misura , questo significa esagerare- la voce di Mary, che con rassegnazione rispondeva a quella domanda, colse tutti di sorpresa. Non la guardava, non alzò nemmeno il viso, si limitò soltanto a rispondere a quella domanda, come per farle capire di sapere perfettamente di aver sbagliato, di essere ben consapevole di aver esagerato, di essere andata oltre il limite, ma di non poter far nulla per rimediare.
-Beh a quanto pare saperne il significato non ti ha impedito di farlo, non ti ha impedito di andare oltre, di superare quel limite e di calpestare quello che…- non riuscì a continuare, sentì un nodo in gola stringersi sempre di più, tanto da farle male e questo non andava bene. Non doveva ritornare a sentirsi così, non poteva permettere al dolore di vincere, di nuovo, su di lei. Non ora che era riuscita a dare un senso alla sua vita.
-Sai che ti dico…sei sempre stata una persona egoista e continuerai ad esserlo- si girò verso Kamille e, guardandola con uno sguardo fiero e deciso, le disse: -non aspettarti nulla da lei, non riesce a condividere la sua vita con nessuno-
Poi si voltò verso George e non ci fu bisogno di dire o fare altro, lui subito si alzò, le afferrò la mano e la condusse lontano da quel tavolo e da quel locale.
Quella giornata era iniziata nel migliore dei modi per finire nel peggiore e mentre varcava l'uscita e l'aria fresca le accarezzava la pelle, non le restava di sperare che l'indomani portasse almeno la serenità che aveva perso negli ultimi due giorni.
Buongiorno a tutti! Ecco il nuovo capitolo e spero vi sia piaciuto.
Ci tenevo a porvi le mie scuse per il ritardo, ma il tempo è davvero poco.
Vorrei ringraziare tutti quelli che recensiscono la mia storia e tutti quelli che la seguono silenziosamente. Vi ringrazio tutti dal profondo del cuore e spero che continuerete a seguirmi e magari a farmi sapere cosa ne pensate!
Un bacio a tutti!
