Capitolo 4: In Trappola

Maya chiuse gli occhi mentre il mondo si ripiegava su sé stesso, mentre veniva sollevata dal marciapiede umido e sporco. L'Elfo la tenne stretta, la piccola mano nodosa avvinghiata alla sua; smaterializzarsi non era piacevole. In un attimo furono proiettati nel buio soffocante e poi toccarono terra sul tappeto Aubusson dello studio di Rodolphus.

- Dio, grazie… - boccheggiò.

- E' andato tutto bene? – la Babbana socchiuse gli occhi, Lestrange incombeva sopra di lei, preoccupato.

- Sì… sì. Tu?

Rodolphus si allontanò, dandole il tempo di rimettersi in sesto. Alle sue spalle una porta si richiuse e Maya immaginò che Dorren fosse tornato in cucina.

- Ho visitato la Gringott ed il Ministero. Non è stato semplice. – Rodolphus scosse la testa – Scrimgeour è morto, ero lì quando è successo… ho dovuto partecipare.

- Sarebbe successo comunque.

Lestrange depose sul tappeto il suo bottino, poi le sedette accanto.

- Tu devi pensare che io sia uno stupido, non è così? Un lunatico nella migliore delle ipotesi. Perché sai cosa ho fatto. – Rodolphus si passò le dita tra i capelli – Non voglio parlarti di prima di Azkaban. Dire che ero giovane e che sono stato cresciuto con quelle idee, indottrinato e poi reso orgoglioso per ogni goccia di sangue versato non è una scusante. – la scrutò, come in cerca di una traccia evidente di disprezzo – Ma poi ho avuto più di dieci anni per ripensare a tutto… in quel posto. All'inferno, capisci? Con Bellatrix che perdeva la testa e tutto il resto. Avrei voluto solo poter mettere tutto da parte. Avere una possibilità per ricominciare a vivere.

Maya gli sfiorò la mano.

- Rodo…

- Non importa. – sorrise lui – Suona tutto molto ridicolo e molto ipocrita alle mie stesse orecchie. – le assestò una delicata pacca sulla spalla e si sollevò - Hai preso tutto, allora?

Maya annuì – Da questo punto in avanti ogni errore può essere fatale per tutti. Rodolphus… - sollevò lo sguardo mordendosi le labbra – I ricordi di un mago che è stato obliviato possono essere estratti dalla sua mente?

Lestrange annuì mentre la porta si spalancava e Dorren trottava dentro tirandosi le lunghe orecchie – Signore! Signore… sono al cancello! La signora Bellatrix e l'Oscuro. Cosa deve fare Dorren?

- Nascondersi! – strillò Maya, afferrando la mano di Rodolphus – Dolohov lo ha visto. Non so se abbia visto anche me, ma Dorren deve andarsene.

- Lestrange annuì – Vai in un posto sicuro, lontano da qui. Torna solo quando sarò io a chiamarti, vai!

L'Elfo si tirò un'ultima volta le orecchie e poi scomparve.

- Non possono materializzarsi qui dentro, il cancello li ritarderà di qualche secondo… - si afferrò il braccio, piegandosi in due come se avesse ricevuto un colpo.

Maya raccolse frettolosamente gli oggetti che il mago aveva lasciato sul tappeto, infilandoli alla meno peggio nella borsa di Mokessino, poi legò la borsa al di sotto dei propri vestiti.

- Rodolphus, tu sai cosa devi fare. Sai dove troverai Potter e come metterlo al sicuro. Ricordati di Hogwarts! Quando Piton non c'è…

Una porta venne sbattuta con violenza. E la figura scarmigliata e rabbiosa di Bellatrix varcò la soglia di corsa, seguita dal suo padrone. Lei apparentemente folle di rabbia e lui gelido e controllato. Ma Maya non si fece ingannare.

Prima che Rodolphus potesse inchinarsi, o lei prendere fiato, la mano di Voldemort scattò verso l'alto impugnando la Bacchetta, e Maya venne sollevata e costretta contro una parete. Le braccia aperte, come se l'avessero crocefissa al muro. Tentò di muoversi, ma non riuscì a spostarsi di un solo millimetro. Allora provò a parlare, solo per scoprire di non poterlo fare, ogni singolo muscolo del suo corpo schiacciato da un invisibile peso.

- Cosa, Rodolphus? – la stessa voce di Voldemort generava sofferenza, la donna si irrigidì ancora di più: era come se ad ogni parola la lama di un bisturi le scivolasse sulla pelle, affondando a poco a poco.

Lestrange riuscì a nascondere la preoccupazione, abbassò la testa e quando parlò lo fece con la massima noncuranza.

Dio, pregò la Babbana, fa che non mi sia sbagliata sul suo conto!

- Mio Signore?

- C'è stupore nei suoi occhi. – Bellatrix sollevò il mento di suo marito, scrutandolo con attenzione – Mio Signore, Rodolphus non ti tradirebbe mai. Deve essere stata la Babbana ad organizzare tutto.

Lestrange le allontanò la mano – Tradimento? Sono accusato di tradimento? Ho contribuito a far prendere ed eliminare Scrimgeour solo poche ore fa!

- E Dolohov ha visto un Elfo Domestico, con il tuo stemma impresso sui suoi sudici stracci, galleggiare sulla testa del mio nemico, Rodolphus, ed una Babbana… quella Babbana, presumo. Li ha visti fuggire mentre il ragazzo Potter e la sua amica mezzosangue lo sopraffacevano. Non è… insolito, tu credi?

Maya, seppur trafitta ad ogni parola, esultò; Dolohov aveva visto lei e Dorren, e quello, per qualche motivo, gli aveva impedito di registrare anche la presenza di Weasley... o la aveva relegata in qualche angolino di memoria dove Voldemort non si era deciso a frugare, accecato dalla rabbia e dal sospetto. Questo poteva voler solo dire che la storia non era stata cambiata, non ancora.

- Sì, mio Signore. E' così che è andata. – Lestrange annuì, e la Bacchetta di Voldemort compì un altro rapidissimo gesto, obbligandolo ad inginocchiarsi.

- E' così… cosa, Rodolphus?

Lestrange sollevò la testa, Bellatrix fremeva di collera, le sorrise – Ho pensato…

- Hai pensato cosa, Rodolphus? Crucio!

La magia di Voldemort abbandonò Maya, lasciandola cadere sul pavimento nello stesso istante in cui Lestrange tentava di contenere un grido di dolore.

- No, no! Non ha fatto nulla! - Maya boccheggiò, rendendosi conto di aver commesso un errore; Bellatrix non attendeva che un piccolo cenno di rivolta per riversare tutta la sua rabbia e frustrazione contro una Babbana priva di valore. Scattò verso di lei, mandando in frantumi l'attizzatoio che Maya aveva raccolto in un gesto di difesa istintivo. Bellatrix le infilò le dita tra i capelli, sollevandole la testa. La Bacchetta puntata alla base del collo.

- Chi credi di essere tu? – sibilò, e Maya si domandò se non vi fosse una piccola, ben nascosta vena di gelosia sotto la sua rabbia. Se Rodolphus lo avesse capito ne sarebbe stato felice.

- Lo avevo detto, avevo detto che sapeva delle cose! – Rodolphus sollevò le mani – Mio Signore, non è un tradimento!

- Rodolphus, Rodolphus. – Voldemort si concesse una risatina melliflua, la fiamma delle candele riverberava nei suoi occhi rossi rendendoli ancora più penetranti, mostruosi – Continui a parlare eppure non dici nulla. Crucio!

Maya capì che Voldemort lo avrebbe ucciso, ma Lestrange non poteva, non voleva rivelare di possedere un' arma che l'Oscuro Signore non avrebbe esitato ad usare distruggendo ogni sua residua speranza.

- C'ero anche io, c'ero anche io a Villa Malfoy! Lui lo ha detto…

Bellatrix le spinse la testa più indietro, strappandole ciocche di capelli e premendole con più forza la punta della Bacchetta contro la gola.

- Ma non sapeva se si potesse fidare di me! – Maya riuscì a gorgogliare – Troppo… imprecisa, troppo frammentaria… sfuggono i dettagli più importanti…

- Mio Signore, ti supplico, non permettere che la nostra arma migliore venga sacrificata così! Lei sa, conosce la storia.

Ad un cenno dell'Oscuro Bellatrix si immobilizzò.

- Continua, Rodolphus.

- Non so perché, ma lei ci conosce. Il passato, ed alcuni frammenti del futuro. Frammenti lacunosi. Ma li conosce! Mi ha detto che sapeva dove Dolohov e Rowle avrebbero quasi catturato Potter. Io dovevo essere al Ministero; non le credevo. Non del tutto. Ho mandato il mio Elfo a sorvegliarla. L'Elfo avrebbe potuto fermare Potter, ma la Babbana ha tentato la fuga. Ha dovuto seguirla.

- E lasciare Thorfinn ed Antonin a fronteggiare il loro fallimento e la mia collera? – Voldemort si voltò verso Maya. Bellatrix arretrò in un angolo buio della stanza, tremando e ancora stringendo la Bacchetta.

- Come è possibile? – l'Oscuro le puntò contro la Bacchetta – Una Babbana! Come è possibile…

- Neanche lei lo sa! – Rodolphus raggiunse Voldemort – E' un… mistero. Un'anomalia, un'incongruenza. Non di questo mondo, comunque. Nessuno mette a rischio…

- Silenzio! – Voldemort attraversò lo studio, girando intorno alla donna – Provalo. Prova che sai…

Maya deglutì, la gola le bruciava da morire. Dire… e non dire, pensò. Dire qualcosa di ormai inutile.

- E' vero. – mormorò ancora Voldemort prima che lei potesse parlare – Non riesco a leggerla… lo avevi detto Rodolphus.

La donna chiuse gli occhi e si decise - Ecco giungere il solo col potere di sconfiggere l'Oscuro Signore...nato da chi lo ha tre volte sfidato, nato sull'estinguersi del settimo mese...l'Oscuro Signore lo designerà come suo eguale, ma egli avrà un potere a lui sconosciuto. - Maya deglutì, omettendo una parte della profezia - Il solo col potere di sconfiggere l'Oscuro Signore nascerà all'estinguersi del settimo mese.

Gli occhi rossi di Voldemort bruciavano come piccole, ambigue e maligne fiamme.

- Era questa che cercavi due anni fa, non è così? All'Ufficio Misteri.

Una forza invisibile e priva di gentilezza la sollevò, obbligandola a restare dritta e rigida. La stessa forza le tirò indietro le mani ed una corda magica le legò i polsi dietro la schiena.

- La Babbana è mia. – sibilò Voldemort.

Prima che si smaterializzassero Maya riuscì a rivolgere uno sguardo disperato a Lestrange.

Ricordati, lo supplicò con la mente, ricordati cosa devi fare. Subito, al più presto.