- E' così Alastor: l'informazione è vera e incredibilmente importante. – insistette ancora Lupin.
- No, è solo una trappola di quel traditore di Piton. – ringhiò Moody, l'occhio magico che vorticava incontrollato. – Vigilanza costane, Lupin, ricordatelo!
- Abbiamo già parlato a lungo di Piton e ti ho spiegato bene il mio punto di vista: io sono fermamente convinto che sia ancora dalla nostra parte. – ribatté Lupin. - E ora abbiamo l'opportunità per verificare in modo definitivo se ho ragione.
- Abbiamo l'opportunità di morire tutti quanti, vorrai dire! – Il vecchio mago gli zoppicò vicino puntandogli un dito verso il petto. – E tu ci avrai servito loro su un piatto d'argento.
- Ragiona, Alastor, come può essere una trappola? Ha detto che domani notte i Mangiamorte assaliranno in contemporanea tutti i nascondigli in cui ci rifugiamo. – spiegò Lupin, quieto. - Non ci ha indicato un posto alternativo in cui ammassarci tutti quanti come vittime da macello!
- Forse pensa che io sia così imbecille da far nascondere tutti i miei uomini nella vecchia sede dell'Ordine! – grugnì Moody.
- Traditore o meno, Piton non è stupido: sa bene che non usiamo più la casa di Sirius!
- Certo! Perché lui sa perfettamente dov'è e come entrarci. - sogghignò il nuovo capo dell'Ordine, premendo il dito sul petto dell'altro. - Lo ricordi questo, vero, Remus?
- Però, dopo otto mesi dalla morte di Albus, sappiamo con certezza che nessun Mangiamorte è mai penetrato in quella casa. - sospirò Remus. – Mi piacerebbe sapere come ha fatto a mantenere il segreto.
- Molto facile: Piton non ha per niente mantenuto il segreto e ora aspettano che cadiamo nella loro ben architettata trappola. – gli soffiò in faccia Moody.
- Non è stato Piton che ha suggerito Grimmauld Place: ti ho già detto che l'idea è mia.
Il vecchio Auror lo squadrò con il suo roteante occhio magico e sentenziò:
- E' un'idea idiota! Così com'è idiota abbandonare i nostri rifugi ben protetti, ormai da tempo, da consolidati incantesimi e cercare un ripiego raffazzonato all'ultimo momento: non ti rendi conto che in questo modo sta cercando di farci uscire allo scoperto?
Lupin impallidì e arretrò un poco, così Moody rincarò la dose:
- Voldemort non ha scoperto dove ci nascondiamo, ma gliene daremo l'opportunità se abbandoniamo i nostri ripari: sospettiamo da tempo che possa individuare le nostre Tracce magiche se rimaniamo a lungo vicini in un certo numero e questo è proprio quello che Piton vuole indurci a fare.
- No, non è così! – esclamò Lupin, smettendo di arretrare. – Io mi fido di Severus!
Per un attimo Moody ammutolì, incredulo, poi ringhiò, rabbioso:
- L'ultimo che ha detto una tale stronzata è volato giù da una torre!
Lupin non batté ciglio:
- Ti ho detto già detto che…
- Sì, me l'hai detto fin troppe volte, ma sei un ingenuo! – lo interruppe bruscamente il vecchio Auror. – Così come Albus era un inguaribile testardo! Se mi avesse dato retta, ora sarebbe ancora vivo!
- No, sarebbe ugualmente morto a causa della maledizione della mano. – ribatté il giovane mago, sicuro.
L'occhio magico vorticò veloce, ma il suo proprietario questa volta rimase in silenzio per un momento, pensoso.
- Va bene, non posso escludere con certezza questa ipotesi. – ammise infine. – Questo, però, non fa di Piton un santo, ma solo un codardo, disposto a uccidere un amico per salvare la propria pelle. – Allargò quindi le labbra in un ghigno di vittoria. – E i vigliacchi hanno una particolare propensione a tradire chiunque, pur di salvare se stessi: ricorda Codaliscia!
- Severus non è un codardo, non ci ha tradito e non lo farà. – insistette Lupin, ostinato.
- E presto tu volerai già da una torre insieme con tutte le tue illusioni! – sentenziò Moody, spazientito.
- Non m'importa di quel che credi: avviserò tutti del pericolo.
- Non osare, dannato Licantropo! – ringhiò ancora il vecchio mago.
- Dirò loro che tu credi sia una trappola e gli ordini di non muoversi. – esclamò Lupin, - Ma dirò anche che io, invece, ci credo pienamente e li inviterò apertamente a disobbedirti.
- Avrai sulla coscienza tutti quelli che ti crederanno. – lo minacciò l'altro.
- Oppure sarai tu il responsabile della loro morte, Malocchio. Smettila di perdere tempo: abbiamo due giorni e una notte a disposizione per trovare dei nuovi rifugi sicuri. Questo non è "l'ultimo momento", questo non è raffazzonare un'alternativa alla bell'e meglio, questo non è essere con le spalle al muro! – Ora era Lupin che avanzava verso l'anziano mago. - Questa è solo un'informazione preziosa che può salvare la vita a tutti noi.
- Alastor!
La voce severa di Minerva McGranitt si era improvvisamente inserita: presi dalla loro discussione, i due maghi non si erano accorti del suo arrivo. La fissarono come due scolaretti indisciplinati, colti in flagrante dall'insegnante.
- Sai che in parte la penso come te, su Piton. Però, non credo che sia realmente un traditore, - la vecchia maga sospirò dolorosamente, - ma solo un codardo che ha ucciso un amico per salvare la propria pelle e ora si trova "forzatamente" dall'altra parte. – Il successivo sospiro fu molto più lungo del primo. – Ma, forse, proprio perché si sente in colpa, questa sua informazione potrebbe essere molto preziosa per noi.
- Minerva! Non puoi essere anche tu così ingenua: stiamo parlando di Voldemort! – esclamò Moody. – Credi veramente che un vigliacco del calibro di Piton rischi di tradirlo solo per mettersi a posto con la coscienza? E' un assassino Minerva! Ha ucciso Albus!
La Professoressa McGranitt strinse le labbra in una linea sottile, ostinata, poi sbottò:
- Conosco Severus, da tanti anni, molto meglio di te. Non posso credere che…
S'interrupe di colpo e chiuse gli occhi, il dolore a distorcerle i lineamenti.
Di nuovo un lungo sospiro, poi riaprì gli occhi:
- Ha ragione Remus. Non possiamo rischiare di fare la fine del topo: dobbiamo lasciare i nostri nascondigli e cercarne di nuovi. Nonostante tutte le evidenti difficoltà. Ma se Severus… - la speranza brillò intensa negli occhi della vecchia insegnante, alimentata dalle parole di Lupin, una speranza che la maga non voleva abbandonare. – Io seguirò il consiglio di Remus, e, a mia volta, lo trasmetterò agli altri.
Lupin le sorrise, confortato dall'aiuto inaspettatamente ricevuto, ma precisò:
- L'importante è che nessuno, oltre a noi tre, sappia che l'informazione proviene da Severus: se è vera, ed io ne sono fermamente convinto, Voldemort non dovrà mai scoprire che è stato lui a fornircela!
Moody picchiò rabbiosamente la gamba di legno a terra e sibilò:
- Sciocchi sentimentali: siete proprio come Albus! E farete la sua stessa fine!
Invece, era stato Moody a sbagliarsi, totalmente.
L'informazione si rivelò corretta: due notti dopo i Mangiamorte assalirono tutti i rifugi dei membri dell'Ordine che, negli ultimi mesi, erano riusciti a scoprire. Ma, grazie a Piton, la più parte di loro era desolatamente vuota.
Moody, che si era rifiutato di cercare un nuovo nascondiglio, fu salvato dall'intervento di Remus che, con altri, pattugliava la zona.
Il clamoroso fallimento del piano che avrebbe dovuto comportare la distruzione dell'intero Ordine della Fenice, nell'arco di una sola notte, alimentò l'ira furente e malvagia di Voldemort, che flagellò a lungo e dolorosamente i suoi servi, senza alcuna eccezione.
Anche se apparentemente offerta, docile, alla profanazione di quegli occhi di rubino, la mente di Piton resistette indomita nonostante il lancinante strazio dell'ennesima Cruciatus, l'ardita ombra di un sorriso di sfida adagiata ironica sulle sue labbra sottili:
- Evidentemente c'è un traditore, mio Signore, tra i tuoi servi.
Troppi volti sospetti si sovrapponevano, nella sua mente, a confondere colui che credeva ancora d'essere il suo padrone.
Voldemort, infine, se n'era andato e l'aveva lasciato in ginocchio, tremante, ma certo non piegato, il sorriso della vittoria sul volto pallido: l'aveva ingannato, ancora, e, grazie a Lupin, questa volta era riuscito a salvare le preziose vite della grande maggioranza dei membri dell'Ordine.
L'attacco dei Mangiamorte, a lungo e minuziosamente studiato, era completamente fallito.
Severus sorrise: quella grande vittoria ben valeva una tremenda Cruciatus dell'Oscuro.
Crystal, del resto, avrebbe presto saputo lenire il suo dolore. E ricompensarlo ampiamente.
Ancora sorrise: Crystal, la sua donna, la sua insostituibile compagna.
Era fra le sue braccia, finalmente.
Quel tremito odioso, ancora doloroso, a tormentargli le membra, ma il cielo azzurro dello sguardo di Crystal ravvivava la sua speranza. Inoltre, le informazioni della maga gli confermavano la schiacciante vittoria: solo due membri dell'Ordine erano periti in quell'attacco notturno. Tutti gli altri avevano fatto tesoro delle informazioni che aveva fornito, oppure erano stati protetti dagli altri che, vigili, avevano combattuto contro i Mangiamorte che non si attendevano alcuna reazione.
Sul terreno di lotta erano rimasti alcuni morti, ma non certo dell'Ordine, mentre altri Mangiamorte erano stati catturati.
Severus sorrise alla sua donna, orgoglioso: una volta tanto, i gravi rischi corsi e le sofferenze patite non erano stati inutili.
Crystal lo strinse a sé: le parole, fra loro, spesso erano ormai quasi inutili. Riusciva facilmente a comprendere i pensieri del mago: uno sguardo in quei profondi occhi neri e le sue emozioni erano parole nitide su un libro aperto. L'amore le aveva insegnato a decifrarle.
Sospirò:
- Ti amo, Severus!
Il mago ricambiò avvolgendola nel suo abbraccio, più appassionato che protettivo, in quel particolare frangente.
Le mani della maga presto lenirono il suo dolore e il suo magico massaggio seppe come sempre sedare il tremito dei suoi poveri muscoli, a lungo torturati. Il grande trionfo appena colto contro l'Oscuro gli regalò una forza che non sapeva di avere e la sua passione, dopo tanti giorni di lontananza, divenne incontenibile.
Con desiderio cercò le labbra di Crystal, dolce trofeo facilmente conquistato, per un bacio intenso, foriero di ben più ardenti piaceri.
Non c'era una lunga schiera di bottoncini da slacciare, in quell'alba piena di luce, solo l'esultanza di una vittoria da condividere fino in fondo con il suo uomo, le sue labbra brucianti sulla pelle improvvisamente nuda, le sue mani vogliose ad accarezzarle i seni, a stringerli, a strofinarle i capezzoli prima che la lingua, morbidamente umida, venisse a lenire così irruenti tocchi.
Le mani di Severus erano ovunque sul suo corpo, a stringerla, le sue dita a carezzarla, sfiorandole appena la pelle, per poi affondarvi golose, le labbra avide della loro parte, liquido fuoco sulla carne fremente: era la sua donna, voleva esserlo, fino in fondo, in ogni istante, sua, solo sua, per sempre, in quell'estasi intensa in cui il mago sapeva innalzarla, oltre ogni razionale percezione, la mente persa nel nulla, percorsa sola dal desiderio, acuto e violento, del corpo magro e nervoso di lui, guizzante e languido, instancabilmente devoto e dedito al suo piacere che sempre più cresceva fino a erompere impetuoso in quel grido, il suo nome, il suo amore, incanto ed ebbrezza, felicità infinita.
- Severus, amore!
Quegli occhi, nero cristallo sfolgorante, in cui perdersi per l'eternità, luce e tenebre, dolce piacere d'amore, le sorridevano, felicemente sereni nel volto pallido, i denti a mordere le labbra, come sempre, per regalarle ancora passione e voluttà, generosamente, appagato nel vederla godere, mentre affondava in lei, in profondità, ancora e ancora, prima lentamente e poi sempre più veloce, il fiato che mancava a entrambi mentre il cuore batteva sempre più forte, l'orgasmo di Crystal che esplodeva, di nuovo al culmine, i movimenti di Severus, reiterati e profondi, che la facevano impazzire, il suo nome ancora a rubarle il respiro:
- Severus, ti amo!
Era incredibile quanto a lungo il mago riuscisse a resistere a se stesso, a dominare il proprio corpo, mentre si dedicava a lei, la sua pelle di nuovo da scoprire, con le mani e con le labbra, centimetro per centimetro, con dolce e irruente passione, fino ad arrivare al suo volto, alla sua bocca, per un altro bacio tra dolci sussurri d'amore, velluto sulle sue labbra innamorate:
- Ti amo, Crystal!
E poi, instancabile, ancora affondò in lei, ardente fuoco nero negli occhi e nel corpo, vigorose e ripetute spinte di trattenuto desiderio.
Infine l'immobilità, denti stretti in un rantolo soffocato e un colpo di reni a invertire la posizione: Crystal era ora la dominante amazzone del suo corpo e lo cavalcava in un inebriante orgasmo, il mago a premerla giù, verso di sé, i loro bacini che s'incontravano in un'esultante danza di vittoria.
Il tuo amore mia cara mi ha reso quasi infinito
Senza posa tu sfinisci il mio spirito e il mio cuore
E mi rendi debole come una donna
Poi come la sorgente riempie la fontana
Il tuo amore di nuovo mi riempie
Di tenero amore di ardore e di forza infinita.1
Severus, in quell'alba radiosa, non sembrava mai pago: le sue mani scorrevano sul corpo della maga, stringendola a sé per un altro appassionato bacio, per poi allontanarla di nuovo, solo per poterla rimirare, bellissimo sogno, vivo e reale davanti ai suoi occhi colmi d'impellente desiderio.
Ancora cercò i suoi seni e li strinse tra le dita, strofinandole i capezzoli turgidi per poi succhiarli goloso quando Crystal glieli offerse, recandoglieli fino alla bocca, bramato dono della sua donna.
Di colpo spinse nuovamente in alto il bacino, con decisione, strappandole ancora un inaspettato gemito di piacere e la maga inarcò la schiena, sollevandosi dal suo petto, di nuovo offrendosi al suo sguardo, vellutate tenebre lucenti di voluttà, le labbra dischiuse in un sorriso compiaciuto mentre rimirava Crystal che gemeva e godeva delle spinte del suo corpo, stretta fra le sue braccia, insieme con lui che, finalmente, si lasciò andare, in un lungo rantolo d'estasi troppo a lungo trattenuto, le dita che affondavano nella morbida carne dei fianchi per stringerla sempre più forte a sé, la sua incantevole donna, il sogno meraviglioso che era finalmente diventato felice realtà!
Minerva McGranitt abbassò la bacchetta e la candida benda terminò di avvolgersi lentamente attorno al polso Lupin: non era una ferita grave, ma era meglio evitare ogni complicazione.
Si girò lievemente, osservandosi intorno: erano in un angolo appartato e nessuno avrebbe potuto udire la loro conversazione.
La vecchia maga era molto contenta per lo scampato pericolo da parte di tanti amici e lo aveva chiaramente dimostrato a tutti ma, soprattutto, era intimamente felice per non aver sbagliato a giudicare Piton: aveva compiuto un crimine tremendo dimostrando d'essere un codardo capace d'uccidere un caro amico per salvare la propria pelle, ma non era un traditore e non li aveva ingannati per tutti quegli anni. Il suo pentimento era realmente stato sincero, come Albus aveva sempre sostenuto, ma il Voto Infrangibile, che avrebbe distrutto la sua vita, era stato più forte dell'amicizia e della stima che, la maga ne era certa, lo aveva profondamente legato al vecchio preside per tanti lunghi anni.
Anche lei, con il tempo, aveva cominciato ad affezionarsi a Severus, esattamente com'era accaduto ad Albus: gli voleva bene, innegabilmente, e, proprio per questo, il comportamento del mago l'aveva profondamente delusa e ferita più di chiunque altro.
Doveva essere stata una scelta dura e sofferta, quella che Severus aveva compiuto quella notte, ma di una cosa era certa: il mago voleva bene all'uomo che aveva deciso di uccidere per salvare se stesso.
Io so e capisco,
e l'umanità si avvicina
quando depone il velo dell'apparenza. 2
Minerva sospirò: ora quel ragazzo si trovava alla mercé di Voldemort, di nuovo stretto tra le sue orrende spire, l'anima ancora lacerata da quel tremendo assassinio. Ma aveva saputo reagire e, correndo un grande rischio, aveva fornito quella preziosissima informazione che aveva permesso a tutti loro di scampare alla morte.
Con quell'atto coraggioso, Severus aveva impedito il trionfo di Voldemort: non avrebbe mai potuto perdonarlo per aver ucciso Albus, ma doveva riconoscere che, senza di lui, il loro mondo quella notte sarebbe stato perduto.
Tirò su lievemente col naso e con fare furtivo si asciugò una lacrima prima di voltarsi di nuovo verso Lupin:
- Grazie, Remus: la tua determinazione ad aver fiducia in Piton ha salvato la vita a tutti noi. – gli disse con un lieve sorriso. – A quanto pare, la vicinanza e l'insistenza di Crystal, alla fine, hanno dato i loro frutti.
Lupin la fissò intensamente, forse intuendo in parte i suoi amari pensieri, oppure solo cercando un'amica sincera con la quale confidarsi:
- Ho incontrato Severus, un paio di settimane fa.
Minerva spalancò gli occhi in un'allarmata sorpresa.
- Crystal mi aveva istillato troppi dubbi: dovevo sapere qual era la verità!
Minerva rimase in silenzio, in rigida attesa.
- Non è come credono tutti, come anche io pensavo. Severus non ci ha mai tradito e tutte le notizie che Crystal ci ha fino ad oggi fornito provenivano solo da lui: lei non ha alcun contatto con i Mangiamorte, si è inventata tutto solo per aiutarlo a passarci le informazioni.
- Io non ho mai creduto che avesse ucciso Albus perché era un traditore, – affermò la maga con una secca intonazione nella voce, - ma questo non cambia il mio giudizio su quel suo inaccettabile gesto da codardo.
Remus sospirò:
- Le apparenze sono molto diverse dalla realtà, Minerva: Severus non è un vigliacco, ma un uomo molto coraggioso. – S'interruppe un istante e la scrutò a fondo negli occhi verdi, lucidi di lacrime. - Con quell'azione ha messo a repentaglio la propria anima, che per lui è molto più importante della sua stessa vita, te lo assicuro.
Minerva impallidì e si lasciò scivolare su una sedia:
- Ma l'ha ucciso… anche se gli voleva bene! – mormorò, attonita.
- Esatto, Minerva, l'ha fatto proprio perché gli voleva bene!
- Non capisco… non ha senso…
- Severus ha ubbidito agli ordini di Albus, dimostrando un coraggio che io non avrei mai avuto. – riconobbe onestamente il mago.
- Ma Albus non avrebbe mai ordinato una cosa simile! – si ribellò la vecchia insegnante.
- Anche se sapeva d'essere destinato a morire in brevissimo tempo a causa della maledizione che l'aveva colpito alla mano? Neppure per salvare l'anima di Draco e la vita di Severus rendendolo la spia perfetta con la propria morte?
Minerva ansimò, sconvolta: stava per ribattere che nessuno conosceva Albus bene come lei, ma poi rimase in silenzio. C'era un rapporto di profonda amicizia e stima tra lei e il preside, ma poteva realmente dire di conoscerlo a fondo?
Albus sapeva essere molto dolce, certo più di lei, e perfino assurdamente sentimentale, ma era anche lo stratega che da decenni guidava indomito la lotta contro Voldemort: se era vero che sapeva d'essere condannato a morire, avrebbe veramente potuto impartire quell'ordine che, a prima vista, sembrava soltanto folle?
Si guardò intorno: lei era viva e lo erano anche i suoi amici, reduci da una grande vittoria su Voldemort. E chi ne era il vero artefice?
Severus Piton, la spia perfetta creata dall'eclatante morte di Albus Silente.
Ma se quella era la verità… Severus doveva essere distrutto dal dolore e dal rimorso per il gesto che aveva dovuto compiere!
Gli occhi di Minerva si riempirono di lacrime: tanti anni prima quel ragazzo era uscito a fatica dal baratro in cui si era cacciato facendo una terribile scelta sbagliata, e ci era riuscito solo grazie all'insostituibile aiuto di Albus. Ora che era diventato un uomo, aveva dovuto compiere un'altra scelta tremenda, giusta, questa volta, ma che ugualmente lo aveva di nuovo condotto all'inferno obbligandolo a uccidere la persona alla quale doveva tutto.
Le si strinse il cuore: in fondo, non aveva mai sbagliato a giudicare Severus, lo sentiva che non era un traditore, che non poteva averla ingannata in quel modo nel corso di tutti quegli anni.
Ricordava bene quegli occhi neri, distrutti dal rimorso quando i Potter erano stati uccisi: rammentava come fossero rimasti gelidi e vuoti, privi d'ogni vita, per tanti anni.
Fino alla notte in cui Voldemort era ritornato.
Era stato proprio Albus a farglielo notare. Lo scintillio negli occhi neri di Severus non se n'era più andato, dopo quella notte: il preside sosteneva che il ragazzo - già, lo chiamavano sempre così, affettuosamente, quando ne parlavano tra loro – aveva ripreso a vivere proprio in quella notte tremenda, quando la sua esistenza era finalmente tornata ad avere uno scopo. Severus viveva per vendicarsi di Voldemort, rischiando la vita con incredibile coraggio, ogni giorno, per pagare le sue colpe e lenire almeno un poco i suoi profondi rimorsi per i crimini commessi tanti anni prima.
Poi, di nuovo, i profondi occhi neri di Severus erano tornati a spegnersi.
Era accaduto oltre un anno prima e non ne aveva mai compreso il motivo. Ma ora era tutto chiaro e le date sembravano combaciare alla perfezione: probabilmente era stato proprio a quel tempo che Albus gli aveva ordinato di ucciderlo. Ricordava molto bene come il ragazzo fosse sempre particolarmente nervoso, in quei mesi, più sgradevole e schivo del solito: più volte aveva avuto la fondata impressione che i due avessero aspramente discusso e ora le era molto facile indovinare l'argomento dei loro contrasti.
Un ordine terribile, cui Severus non voleva rassegnarsi a obbedire.
Anche Hagrid li aveva sentiti discutere, una sera, al limitare della foresta: glielo aveva riferito spaventato, ma lei allora non compreso qual era la promessa che il giovane mago non voleva più mantenere, né aveva immaginato a quale terribile ordine stava ribellandosi.
Le lacrime scesero sul suo volto stanco e l'anziana insegnante rimase a lungo a fissare gli occhi grigi di Remus che, paziente e rispettoso, l'aveva lasciata sola con i suoi pensieri. Infine il mago le porse un fazzoletto e lei si riscosse:
- Ma come fai, Remus, a essere così sicuro che…
Lupin le sorrise e, pacato, la rassicurò:
- Severus saprà convincerti e chiarirà tutti i tuoi dubbi, Minerva, fino in fondo. Del resto, quello che è accaduto stanotte è la migliore prova della sua immutabile fedeltà all'Ordine e la più valida difesa contro l'accusa di vigliaccheria che tutti gli abbiamo mosso. – Il mago s'interruppe un attimo e sospirò, mordicchiando preoccupato un labbro. - Se Voldemort scopre che Severus lo tradisce, la sua fine sarà orrenda.
Minerva assentì, inorridita, gli occhi spalancati.
No, proprio come aveva affermato Moody, se Severus fosse stato codardo come tutti avevano creduto fino a quel momento, non avrebbe mai fornito loro quell'informazione correndo il tremendo rischio d'essere scoperto da Voldemort.
Ma Severus l'informazione l'aveva fornita e si era rivelata preziosissima: stava realmente rischiando la vita, per loro e per la causa.
E questo rimetteva in discussione ogni accusa di codardia finora mossa contro di lui.
Non sono un codardo!L'incontro con Minerva era stato fissato nella sua malandata casa di Spinner's End.
Lupin aveva assicurato che gli Auror e l'Ordine ormai non la controllavano più a vista e aveva personalmente badato a rimuovere momentaneamente gli allarmi magici: era un posto sicuro per il loro incontro e Remus aveva già fatto rapporto positivo dopo la sua preliminare visita di controllo.
Severus sospirò e strinse a sé Crystal: dovevano smaterializzarsi insieme perché lei non conosceva il luogo di destinazione, eppure non riusciva a decidersi a farlo.
Il pensiero di rivedere Minerva, incredibilmente, lo metteva in agitazione. Aveva imparato a volere bene anche alla vecchia maga, nei lunghi anni in cui aveva insegnato a Hogwarts, ed erano diventati amici, entrambi rigidi e severi, ordinati e controllati, ma si fidavano l'uno dell'altra.
E lui l'aveva orribilmente tradita, uccidendo Albus.
Sapeva perfettamente quanto bene Minerva volesse al vecchio Preside ed era certo che nessuno aveva sofferto quanto la maga per la sua perdita. Minerva sapeva controllare bene le sue emozioni, ma Severus era certo che in quegli occhi verdi avrebbe scorto ancora dell'odio verso un ignobile assassino.
Si morse un labbro e strinse ancora di più a sé Crystal, che, paziente, attendeva la smaterializzazione. Non gli avrebbe chiesto nulla, né gli avrebbe messo fretta: sapeva che lei percepiva il suo turbamento.
Si disse che aveva imparato da anni a sfidare l'astio nello sguardo altrui, che aveva fatto di tutto per farsi odiare, persino dagli allievi, e ci era sempre riuscito, con innata facilità.
Io amo sui miei passi far ogni dì più rari
i saluti e i sorrisi, e con gioia mi dico
a ciascun che ne perdo: - Ecco un altro nemico!
… … …
Dispiacer mi piace, dell'odio mi diletto!
Se tu sapessi come s'incede più gagliardi
sotto il fuoco di fila dei malevoli sguardi;
quali sul giustacuore, quali macchie gentili
fan gl'invidi il fiele e la bava dei vili!
… … …
Me l'odio senza posa fascia il collo, e mi appresta
il rigido colare che tiene alta la testa;
cresce una crespa ad ogni nemico, al cui passaggio
mi s'aggiunge una pena, ma mi s'aggiunge un raggio;
ché, simile al colare spagnuol, se il collo spinge
come una gogna, l'Odio anche di un nimbo cinge!3
Ma l'odio e il rimprovero, proprio nel suo sguardo severo, no, quello lo avrebbe ferito, gli avrebbe fatto male, nel profondo.
Erano diventati amici con il passar del tempo, è vero, ma lei era anche sempre rimasta la sua vecchia insegnante, della quale aveva sempre cercato l'approvazione per ricevere ora, invece, la peggiore delle accuse: quella d'essere un vigliacco.
Remus gli aveva spiegato tutto, mentre Crystal gli stringeva forte la mano e lui guardava fisso davanti a sé, vedendo solo le torri di Hogwarts e il sole che vi tramontava dietro traendo riflessi d'ambra sulle acque calme del lago.
Severus chiuse gli occhi e affondò il viso nei morbidi riccioli dorati di Crystal, aspirandone il profumo. Lupin gli aveva riferito i pensieri di Minerva, che erano poi gli stessi che già Crystal gli aveva rivelato, l'accusa infamante che l'aveva spinta, per la seconda volta, a fuggire in Africa: Severus aveva ucciso Silente, cui voleva bene, solo per salvare la propria vita minacciata dal Voto Infrangibile che aveva contratto con Narcissa. Severus, forse, non era un traditore ma, sicuramente, era un viscido codardo.
Poi, quella preziosa informazione, che aveva salvato la vita ai membri dell'Ordine, aveva all'improvviso cambiato una situazione ormai stabile da mesi: un vigliacco non avrebbe mai corso il rischio di fare l'orribile fine che Voldemort riservava a chi osava tradirlo e Minerva era stata così disposta ad ascoltare le quiete e chiare spiegazioni di Remus e, dopo qualche giorno, gli aveva comunicato di volersi incontrare con Severus.
Lentamente lasciò scorrere le mani sulla schiena di Crystal, risalendo verso le spalle, fino al viso che sollevò verso di sé, stringendolo piano fra le dita: aveva bisogno d'immergersi nei suoi occhi, di vedere la luce della speranza, di sapere che c'era chi lo amava, nonostante tutto.
La maga gli sorrise, stringendosi a lui e sussurrò:
- Non temere, anche lei capirà. E tornerà a volerti bene.
Il mago socchiuse gli occhi stringendo lievemente il labbro inferiore tra i denti e sospirò piano: era proprio quello che aveva bisogno di sentirsi dire, l'incoraggiamento che gli era necessario, la speranza che non avrebbe mai osato esprimere e Crystal, come sempre, l'aveva fatto per lui.
Con il pollice le sfiorò lieve le labbra, mentre le sorrideva per ringraziarla d'esistere. Infine la baciò, un lungo bacio colmo di delicata passione, in cui i suoi timori si stemperarono nel sicuro ottimismo di lei.
Ancora un breve sospiro e si smaterializzò portandola con sé.
Si era materializzato direttamente all'interno della casa, con Crystal stretta tra le braccia e la bacchetta levata, saldamente in pugno, pronto a reagire a qualsiasi pericolo.
Era pronto a tutto, ma non a quello che vide.
Intorno a lui la stanza mostrava la furia del passaggio degli Auror: il divano era sventrato, una poltrona era aperta in due e l'altra rovesciata, il tavolino era ribaltato e la porta-libreria era stata divelta dai cardini e ora ingombrava il passaggio verso le scale.
Molti libri erano stati estratti dalla libreria ed erano accatastati in disordine sui ripiani o per terra: diversi erano rotti, le pagine strappate e sparse un po' dovunque sul pavimento, quasi come un tappeto.
Severus aveva lasciato Crystal e ora guardava quel disastro, dandosi dello stupido per non averlo previsto: era logico, lui era un assassino e traditore e gli Auror, semplicemente, avevano cercato anche lì le prove della sua evidente colpevolezza.
Provò una stretta al cuore: non gli importava nulla di quella casa, che aveva sempre odiato, fin da bambino, l'unica cosa di cui gli importava, veramente, erano i suoi amati libri.
Ma c'era un altro luogo che, invece, amava profondamente. Socchiuse gli occhi per un istante e rabbrividì, immaginando il suo sotterraneo, il suo studio, tutte le sue cose, i libri rari, le antiche pergamene, le pericolose pozioni, gli introvabili ingredienti, tutto in quello stesso penoso stato di sfacelo.
Sospirò e strinse i denti, quindi riaprì gli occhi.
Lentamente si chinò a raccogliere un libro e la vicina risma di pagine che gli era stata strappata, alla ricerca di chissà quale indizio o, forse, solo per spregio. Rimase a lungo in ginocchio, muto, raccogliendo i suoi libri e ricomponendoli, con amorevole cura, lisciando le pagine spiegazzate e accarezzando le copertine con dita attente e leggere.
Crystal lo osservava, impotente: percepiva il suo profondo dolore, ma in quel momento sapeva di non poter fare nulla per Severus. Era certa che il mago, se solo avesse voluto, avrebbe potuto sistemare tutto con pochi colpi di bacchetta magica. Ma lui amava profondamente quei libri e solo il suo dolente e faticoso impegno, là per terra, curvo sul pavimento come un penitente, poteva restituire alle sue cose la dignità che era stata loro sottratta.
Aveva usato la magia solo per riattaccare i pezzi delle pagine che erano state strappate, ma non aveva usato la bacchetta e il potere magico era scaturito direttamente dalle sue dita che con delicatezza sfioravano le laceranti ferite inferte alla fragile carta che sapeva conservare così bene i suoi segreti: erano libri di pozioni e incantesimi, ma anche di storia della magia. E libri di poesie, con le loro struggenti liriche d'amore e di dolore.
Severus aveva raccolto una buona parte dei libri che erano a terra, al centro della stanza, e li aveva amorevolmente rimessi al loro posto nella libreria, quando Lupin si materializzò per annunciare con anticipo, come concordato, l'arrivo di Minerva.
Gli bastò uno sguardo al viso di Severus, pallido e tirato, con le labbra sottili strettamente serrate e i lunghi capelli neri in parte ad adombrargli gli occhi, per intuire la sua addolorata amarezza e si reputò cinicamente insensibile per non aver previsto quella reazione: era già stato lì a controllare che non ci fossero pericoli e avrebbe potuto mettere semplicemente un po' d'ordine impedendo che l'altro potesse vedere con quale disprezzo erano stati trattati i suoi libri.
L'espressione del viso di Crystal ribadì in modo chiaro la stessa accusa e Lupin cercò di farfugliare delle scuse:
- Mi dispiace Severus… gli Auror cercavano…
Gli occhi del mago erano tenebre profonde che gli congelarono le parole sulle labbra: Remus rimase immobile a osservarlo mentre estraeva la bacchetta e, con pochi e secchi colpi, rimetteva a posto divano e poltrone, tavolino e porta divelta, ma non i libri che, in parte, ancora rimanevano a terra. Quelli no, quelli erano stati gli unici amici che gli erano stati vicini quando aveva abitato in quella casa, e li avrebbe raccolti con le sue mani, uno a uno, lentamente, rendendo loro l'onore di compagni caduti in battaglia.
Minerva stava arrivando, ma al centro della stanza il pavimento era sgombro e divano e poltrone erano decentemente a posto. Arretrò di un passo, avvicinandosi a Crystal che era sempre rimasta vicina alla libreria, e qualcosa scricchiolò sotto le sue scarpe in un rumore di cristalli infranti.
Si bloccò irrigidendosi e socchiuse gli occhi: sul ripiano basso della libreria c'era stato un set di provette di diverse misure, con alcune beute e ampolle. Strinse forte i pugni, finché le mani di Crystal non arrivarono ad avvolgerli nelle sue. Riaprì gli occhi, neri di rassegnato dolore, e le permise di trascinarlo via di là, verso il divano, mentre sussurrava pianissimo:
- Non importa, non è mai stata questa la mia vera casa…
Crystal ebbe una stretta al cuore: sapeva che Severus considerava solo Hogwarts la sua vera casa e lei c'era stata, nel suo studio nel sotterraneo, per recuperare il candido violino, e le condizioni in cui si trovava quella stanza, che Severus non chiamava casa, erano nulla rispetto al desolante sfacelo del suo studio e del suo appartamento. Si ripromise di sistemare tutto, prima che Severus potesse mai vedere quella rovina e mantenne basso lo sguardo, affinché lui non potesse intuire nulla dall'espressione del suo viso.
Non piangere la rovina:
farò in modo di ricostruirti,
perché insieme sarà facile andare oltre.
Una promessa che non s'infrange,
un voto che risuona di amore,
quando ogni altra luce sembra spenta. 4
Rimasero in silenzio, in piedi, nei pochi minuti che li separavano dall'arrivo di Minerva.
E restarono in silenzio anche quando la vecchia insegnante si materializzò nella stanza, Severus con le mani strette sullo schienale della poltrona, Crystal al suo fianco e Lupin di fronte, vicino al divano.
Minerva lo guardò, gli occhi verdi, leggermente annacquati dall'età ma sempre penetranti, fissi solo su Severus e una strana espressione mutevole sul viso: un misto di paura e speranza, di odio e affetto, di delusione e ammirazione.
Il mago resse il suo sguardo, il pallido viso come sempre impassibile, in un supremo sforzo, ma le sue dita artigliarono con intensità la stoffa della poltrona.
- A differenza d'altri non ho mai creduto che tu ci avessi realmente tradito, Severus, – affermò Minerva traendo un lungo e doloroso sospiro, - ma non ho potuto pensare altro che tu fossi uno schifoso codardo, disposto a uccidere il tuo migliore amico per salvare te stesso. – La voce le tremò e s'interruppe un istante, infine continuò, decisa. – Ma hai salvato la vita a tutti noi, con la tua informazione: sono qui affinché tu mi convinca che ho sbagliato a crederti vigliacco.
Severus era immobile e sembrava quasi non respirare: le parole dell'insegnante e il tono della sua voce gli avevano confermato tutto il dolore e la delusione che la maga aveva provato a causa del suo gesto.
Ma Minerva voleva ancora avere fiducia in lui, era lì perché gli aveva voluto bene, perché non voleva rassegnarsi a odiarlo.
Il mago deglutì, poi trasse un lungo respiro e rilasciò la tensione nelle mani, smettendo di stringere convulsamente lo schienale della poltrona, quindi cominciò a parlare, la voce bassissima, solo un sussurro e le chiese:
- Ricordi cosa accadde la notte in cui Voldemort tornò?
Minerva sbatté gli occhi poi li spalancò, fissi nei suoi, tenebre scintillanti:
- Hagrid ti riportò al castello, ma solo il pomeriggio seguente, quando ormai Albus disperava che tu tornassi: temeva che Voldemort ti avesse ucciso. – rispose con voce soffocata. – Ti aveva trovato nella Foresta Proibita, più morto che vivo: eri stato crudelmente torturato.
Crystal sussultò, ma Severus solo annuì rigidamente e chiese, con voce completamente atona:
- Sai perché mi torturò in quel modo, fino quasi a uccidermi?
Le labbra di Minerva tremarono al ricordo.
Severus giaceva rannicchiato sul letto, il corpo magro scosso da un orribile tremito e diverse ferite, ancora sanguinanti, disseminate ovunque. Il suo respiro era un rantolo sofferente, le labbra ormai lacerate strette fra i denti a soffocare ogni lamento e gli occhi neri spalancati, dilatati ed enormi nel volto pallido.
Silente si affannava intorno a lui, profondamente preoccupato per la sua vita, la bacchetta che seguiva lenta il profilo spigoloso del mago: sembrava voler individuare le maledizioni che gli avevano causato quelle profonde ferite che, non solo non sembravano volersi rimarginare, ma se ne aprivano continuamente di nuove, su quel povero corpo già così tremendamente martoriato.
Ogni tanto Albus interrompeva la sua indagine e puntava la bacchetta su un punto preciso del corpo di Piton, proprio nel momento in cui una nuova piaga si apriva, e pronunciava con forza un incantesimo per contrastarla, che Minerva stessa non conosceva.
Il Preside si chinò sul mago sofferente per fargli sorbire un altro abbondante sorso di Pozione Corroborante e colse appena un sussurro:
- E' un Vulneris Infligere Sempra: è molto potente, ma lui ha detto che tra qualche ora l'effetto si esaurirà da solo.
Albus annuì sospirando:
- E' più potente di quel che credi, Severus: si esaurirà prima il tuo sangue, se non tengo il sortilegio sotto controllo.
Minerva osservava inorridita, torcendosi le mani, del tutto impotente di fronte a quella maledizione che stava lentamente e dolorosamente uccidendo il mago: doveva aver utilizzato le sue ultime energie per materializzarsi nella Foresta Proibita e poi trascinarsi verso la capanna di Hagrid.
- Non puoi proprio fare nulla per lui? – chiese con voce resa acuta dall'angoscia.
- Solo restargli vicino e bloccare il sangue delle nuove ferite affinché non muoia dissanguato, – spiegò rassegnato, – attendendo che il maleficio si esaurisca da sé: non posso né annullarlo né attenuarlo. – rispose desolato il vecchio mago puntando la bacchetta sulla nuova piaga che si era aperta per cicatrizzarla al meglio.
Il corpo di Severus fu scosso da un altro profondo tremito, doloroso ricordo della Cruciatus da poco subita, e si mosse involontariamente sulle lenzuola, ormai impregnate del suo sangue: era debolissimo, ma si ostinò a parlare, a fatica.
- C'è l'ho fatta, Albus, l'ho ingannato!
A Minerva parve impossibile, eppure, sul viso esangue e distorto dal dolore di Severus brillava un sorriso tirato, innegabilmente pieno d'orgoglio.
- Ne ero certo, ragazzo mio, lo sai! – sussurrò il vecchio mago ponendogli dolcemente una mano sul capo. – Altrimenti non ti avrei mai rimandato da lui!
Gli occhi azzurri di Silente erano lucidi di commozione mentre guardava con affetto il coraggioso mago che aveva mandato dal risorto Voldemort a rischiare una morte orribile.
Sì chinò, avvicinandosi al suo viso e chiese:
- Com'è?
- Più forte e potente di quanto ricordassi. – sussurrò Severus in un penoso sospiro.
- E i suoi Mangiamorte?
- Sempre tanti… troppi! – rispose con una smorfia di disprezzo.
Silente sbuffò stizzito e tornò a bloccare il sangue che sgorgava da una nuova ferita.
Minerva prese il suo posto, vicino al mago, per dargli un altro sorso della Pozione Corroborante, poi gli deterse delicatamente la fronte, imperlata di sudore: doveva avere la febbre alta e, forse proprio per quello, i suoi occhi neri brillavano.
Oppure, era un altro il motivo di quello scintillio.
- Sei riuscito a riconoscerli, nonostante la maschera? – chiese di nuovo Silente, secco.
- Quasi tutti.
- Harry ha quindi visto bene, per i nomi che ha riferito?
Severus annuì, lasciandosi sfuggire un altro gemito di dolore dalle sottili labbra contratte.
- Albus! Ma lo devi interrogare proprio ora? Non vedi che quasi non riesce neppure a respirare?
Silente la fissò, gelido, e rispose duramente:
- Devo sapere, ora! E' troppo importante per la causa.
Quindi si rivolse di nuovo a Piton:
- E le mie precise supposizioni?
Severus esitò solo un attimo, come per radunare le forze residue per rispondere, mentre un gemito di dolore accompagnò l'apertura di una nuova lacerazione sulla spalla, la fuoriuscita del sangue ancora prontamente bloccata dalla bacchetta di Silente.
- Credo siano esatte: è fin troppo sicuro di sé! – mormorò Severus con un filo di voce, un rivolo di sangue che gli scendeva sul mento.
- Dobbiamo trovarli! – esclamò Silente con grave determinazione.
Severus annuì, un gemito di dolore di nuovo a sfuggirgli dalle labbra contratte: sembrava sul punto di perdere conoscenza, eppure, continuava a fissare Silente con quello stesso orgoglioso scintillio negli occhi neri.
Minerva guardò il Preside, sempre più stupita di quel comportamento così poco umano nei confronti dell'altro.
- Albus! – lo richiamò ancora. – Lascia in pace questo povero ragazzo e cerchiamo di aiutarlo! – esclamò con forza.
Silente la ignorò completamente e si rivolse di nuovo a Piton, guardandolo fisso negli occhi:
- Sei sicuro di averlo convinto? – chiese con lenta gravità.
- Non sarei vivo, altrimenti. – rispose, un gemito soffocato a sfuggirgli dalle labbra insieme alle parole.
- Fino in fondo? – chiese il Preside con voce bassa, serissimo.
- No, ancora dubita. Questa è la punizione che mi sta infliggendo per farmi capire da parte devo stare. – sospirò Severus. – Allo stesso tempo, mi rimanda a te sotto l'effetto di questa maledizione, che tutti credono mortale, lasciandoti l'illusione d'avermi salvato la vita, – spiegò con una smorfia di dolore, – ma con il chiaro messaggio che, come tua spia, sono ormai bruciato perché lui non mi ha creduto.
Quest'ultima lunga frase sembrò aver consumato l'ultimo briciolo di energia rimastagli: Severus si accasciò sul letto e chiuse gli occhi con uno straziante gemito, un nuovo lungo tremito a scuotergli le membra.
Ma Silente continuò, imperterrito, senza mostrare alcuna pietà.
- E la tua mente?
Severus riaprì gli occhi e lo fissò con sguardo penetrante:
- Schermata in modo assolutamente perfetto.
Di nuovo Minerva colse un lampo d'orgoglio negli scintillanti occhi neri del mago.
- Quindi, è possibile mentirgli? – chiese il Preside con un sorriso compiaciuto.
- Io l'ho fatto! – esclamò con fierezza Severus.
- Nonostante le sue torture? – insistette Silente.
Il mago represse un gemito all'apertura di una nuova, sanguinante ferita, che il Preside subito contrastò con la bacchetta: sembrava una lotta impari e infinita, tra la determinazione di Silente ad aiutare Piton, e la maledizione di Voldemort che continuava ad accanirsi sul suo corpo già così intensamente provato.
- Può sembrare strano… ma è stato il dolore stesso ad aiutarmi, all'inizio. - mormorò a fatica, con voce flebile e spezzata. - Era più facile mostrargli immagini confuse… senza che sospettasse…
Gli occhi del mago si chiusero: stava per perdere conoscenza.
- Severus, rimani vigile! – gli ordinò duramente Silente.
Il mago rantolò, ansimante, poi riaprì gli occhi, devastati dall'intenso dolore che da troppe ore lo straziava:
- Era sicuro d'avere libero accesso ai miei pensieri, – spiegò con penoso sforzo, - ed ha travolto la mia mente con violenta determinazione.
Respirava a fatica e s'interruppe per prendere aria:
- All'inizio ho dovuto permettergli di vedere realmente i miei ricordi, - sospirò, - quelli d'un bambino trascurato, odiato dal padre Babbano. – Trasse un faticoso respiro, il corpo ancora scosso da un lungo tremito. – Quelli d'un ragazzo ambizioso, disposto a tutto per possedere il Sapere.
Severus chiuse gli occhi:
- E lui ha calpestato tutto, frugando furiosamente in ogni angolo in cui gli ho lasciato accesso, là dove non c'era pericolo che scoprisse qualcosa che avrebbe potuto tradirmi. – Uno spasmo lo bloccò per un istante, ma riaprì gli occhi e continuò. – Ha irrispettosamente violato ogni mio ricordo, doloroso o felice che fosse, spremendolo e poi gettandolo via, avido solo d'avere le sue risposte, mentre la mia ira cresceva e la voglia di vendicarmi mi dava nuove forze per resistergli.
Severus boccheggiò, gli occhi neri sempre più scintillanti:
- Gli ho fatto credere solo ciò che io volevo, ho evocato per lui le immagini che mille volte avevamo provato insieme, ho sepolto le mie vere emozioni sotto anni di duro allenamento e gli ho mostrato la maschera del mio viso, la finzione del mio essere, il servo che lui crede io sia!
Il mago si rizzò a sedere, i pugni stretti e gli occhi neri splendenti d'orgoglio:
- L'ho ingannato Albus, l'ho fatto e saprò rifarlo, ogni volta che servirà: perché sono più forte di lui, perché voglio la mia vendetta, perché…
Uno sbocco di sangue lo interruppe, seguito da un colpo di tosse e un penoso rantolo: Severus si accasciò su se stesso, privo di forze e di conoscenza, mentre Minerva lo guardava inorridita, un pugno premuto sulla bocca per non gridare.
Sì, Minerva ricordava bene, fin troppo bene, cos'era accaduto quella notte e quale orgoglioso coraggio aveva letto nelle scintillanti iridi nere di Severus.
Le stesse che ora la fissavano dal suo viso, sempre pallido e stanco, ma sicuro e deciso.
- Credevo di saperlo, Severus, credevo che tu fossi nostro amico… ma hai ucciso Albus!
- Sai quante altre volte l'Oscuro mi ha torturato, Minerva? In modo terribile? Anche se mai come in quella notte, forse? – chiese Severus a denti stretti, gli occhi neri che emanavano bagliori. – Come quando la profezia è andata in mille pezzi, grazie all'intervento dell'Ordine, che è arrivato in tempo al Ministero solo per merito mio! Anche ieri notte, Minerva, mi ha cruciato, insieme con altri, perché i membri dell'Ordine si sono salvati e il suo piano è fallito, a causa mia! - concluse levando un pugno, quasi in segno di vittoria.
Gli occhi neri di Severus ancora scintillavano, pieni d'un orgoglio che non sapeva trattenere, che non voleva più nascondere. Era il premio del suo dolore e ne era orgogliosamente fiero!
- Sospetta di te?
Nella voce della vecchia maga c'era, innegabile, l'apprensione di una madre per il figlio.
Piton sorrise, un'ombra del suo beffardo atteggiamento ancora sulle labbra sottili:
- Se solo l'Oscuro sospettasse che lo tradisco, e che sono stato la causa del fallimento del suo piano, mi avrebbe già torturato fino alla morte. - sussurrò guardandola a fondo negli occhi. - Tu sai bene come agisce, Minerva: si sarebbe accertato che la mia morte arrivasse lentamente, molto lentamente, e nel modo più atroce, crudele e doloroso possibile. Lo ricordi, vero?
L'anziana insegnante spalancò gli occhi e di nuovo si premette la mano sulla bocca, nello steso convulso gesto di alcuni anni prima, quando Severus giaceva davanti a lei, quasi in fin di vita.
- Credi ancora che io sia un codardo, Minerva? – chiese Severus con voce all'improvviso altera, ma spezzata dal dolore. – Uccidere Albus mi è costato tutto il mio coraggio… - s'interruppe mordendosi le labbra, gli occhi ora lucidi di un dolore che non poteva dimenticare, - e la devastante disperazione d'un insostenibile rimorso!
- Perché lo hai ucciso? – chiese la vecchia maga, le lacrime che le rigavano il viso, - Perché?
- Me lo ha ordinato lui - rispose Severus, gli occhi lucidi delle stesse lacrime trattenute. – e mi ha lasciato una missione da compiere. – aggiunse con voce soffocata.
- Quale? – gridò la maga alla ricerca d'una verità che ancora le sembrava impossibile.
- La stessa che ha affidato a Harry Potter. – rispose con voce di nuovo controllata, stringendo i pugni e indurendo l'espressione del viso, di nuovo ricacciando indietro ogni lacrima per l'uomo che era stato il suo più caro amico.
- Harry non vuole dirci di cosa si tratta! – esclamò Minerva, irritata.
- Temo che anche io non potrò rivelarvelo. – soffiò rassegnato. – Ma, se glielo chiedete, Potter ammetterà di aver ricevuto un aiuto insperato, nella sua difficile ricerca.
- Il Patronus di Silente! – esclamò Minerva.
Dietro di lei, Remus, che era sempre rimasto immobile, sorrise: le cose stavano evolvendosi nel modo che si attendeva e Minerva presto avrebbe abbandonato ogni sospetto.
Anche Severus piegò le labbra sottili in un sorriso, amaro e dolce al tempo stesso:
- Non dirlo al giovane Potter, Minerva, o temo che non potrò più aiutarlo. – sussurrò guardandola a fondo negli occhi.
- Ma il tuo Patronus è sempre stato un falco! – esclamò la vecchia maga.
- Da quanto tempo non lo vedi, Minerva? – chiese Severus, gentile, mentre estraeva la bacchetta.
Il viso di Minerva sbiancò mentre il mago evocava il suo nuovo Patronus: l'argentea Fenice emerse sinuosa dalla punta della sua bacchetta e si librò elegante nell'aria, volteggiando sopra di loro, incantata polvere di stelle, ultimo gesto d'affetto di un padre verso un figlio.
La vecchia insegnante si lasciò cadere sul divano, tremante, sostenuta da Remus: stava vedendo l'impossibile. Cioè, esattamente quello che da alcuni giorni desiderava immensamente vedere: l'innocenza di Severus, la spiegazione di quel suo inaccettabile gesto sotto la forma del vecchio Patronus di Silente, ora incredibilmente ereditato proprio dal suo assassino.
Doveva esserci una spiegazione, un perché, un motivo!
- Non ho ucciso Albus per salvare la mia vita, Minerva. Non m'importava, - sospirò Severus, gli occhi nuovamente lucidi, ricordando che era stato pronto a rinunciare alla propria vita e anche alla sua Crystal, proprio per Albus, e solo per lui, - e non lo avrei mai fatto, se lui non me lo avesse ordinato.
Fissò a lungo la vecchia maga, ancora abbandonata sul divano, avvicinandosi infine a lei: s'inginocchiò lentamente e le prese la mano.
- Albus era convinto che il Voto Infrangibile fosse aggirabile. L'avevo stretto solo a favore di Draco, e se il ragazzo avesse volontariamente deciso di non uccidere, se si fosse rifiutato di farlo, quello non sarebbe stato il suo fallimento, sosteneva Albus, ma la sua vittoria. – spiegò Severus, gli occhi neri che scintillavano, orgogliosi per la scelta di quel ragazzo cui voleva bene, quel ragazzo che, a differenza sua, non aveva fatto irreparabili scelte sbagliate. – Quando sono arrivato sulla torre, Draco aveva già abbassato la sua bacchetta. Harry potrà confermartelo, Minerva, - disse il mago lentamente, - ma Draco aveva già deciso di non uccidere Silente e il Voto Infrangibile, in tal modo, era già stato aggirato.
Severus diede un lungo respiro, poi continuò a spiegare:
- Se così non fosse stato, io sarei morto prima di giungere sulla sommità della torre, perché già avrei infranto il mio giuramento. Lo sai bene, Minerva, che il meccanismo punitivo del voto è immediato. – Severus trasse ancora un lungo sospiro, il dolore di quella notte di nuovo a opprimere il suo cuore. – Quando ho visto Draco con la bacchetta rivolta verso terra e Albus inerme davanti a lui, e Amycus mi ha detto che Draco non ce la faceva, - per un attimo il mago chiuse gli occhi e si morse le labbra, il ricordo di quell'istante che di nuovo l'angosciava, - ho capito con chiarezza che il Voto non mi vincolava più! - esclamò infine, la disperazione d'un rimorso indimenticabile a incrinargli la voce, gli occhi neri lucidi di lacrime ostinatamente trattenute.
Minerva lo fissò, gli occhi spalancati, poi fece quella terribile domanda:
- Vuoi dire che… sapevi con certezza che non saresti morto, - per un istante la vecchia maga restò a bocca aperta, senza parlare, senza respirare. Infine concluse, - anche se non avessi ucciso Albus?
Severus si rialzò in piedi arretrando di alcuni passi e la fissò, nei profondi occhi neri il ricordo di quella notte ancora a torturarlo:
- Sì, lo sapevo. – ammise infine. – E lo sapeva anche Albus. – Deglutì a fatica, - E' per questo che mi ha implorato… affinché mantenessi la promessa che gli avevo fatto, che mi aveva obbligato a fare.
Severus s'interruppe e chiuse gli occhi, stretti, per impedire alle lacrime di scendere, e strinse ferocemente le labbra fra i denti: non voleva piangere, non doveva cedere.
Crystal, dietro di lui, gli strinse un braccio: gli era vicina, e lo sapeva, anche senza quel gesto. La sua donna conosceva bene tutta la devastante disperazione che quella notte l'aveva assalito, prima di avere il coraggio di pronunciare quelle due terribili parole che avrebbero distrutto per sempre la vita del suo unico amico, della sola persona che sempre aveva avuto fiducia in lui.
- Quella notte Albus mi ha implorato di dargli la morte pietosa che gli avevo promesso, sottraendo il suo corpo al doloroso e offensivo dispregio dei Mangiamorte.
Severus strinse disperatamente i denti e i pugni, conficcandosi le unghie nei palmi delle mani, gli occhi ormai pieni di lacrime quasi impossibili da trattenere ancora e gridò:
- Ed io l'ho fatto, l'ho ucciso… anche se gli volevo bene!
Di colpo si girò e abbracciò Crystal, affondando il viso tra i suoi capelli, le lacrime che scorrevano sul suo volto pallido, negate a tutti e rivelate solo alla sua donna che lo accolse tra le braccia, con silenzioso amore.
Infine Severus si riscosse e, imponendosi di nuovo un difficile controllo, le guance ancora rigate da lacrime di dolore frettolosamente cancellate, si girò verso la sua vecchia insegnante e sussurrò, una nota quasi d'implorazione nella voce tesa:
- Non sono un codardo, Minerva, non lo sono!
Lacrime e sorrisi- Ti credo, Severus, voglio crederti! – esclamò infine Minerva.
Il mago si avvicinò di nuovo al divano, ancora una volta ponendosi in ginocchio davanti a lei:
- Sono disposto a darti qualsiasi prova, Minerva, tutto ciò che vorrai!
La maga lo fissò e lui sorrise amaramente, intuendo senza difficoltà la sua prevedibile richiesta:
- Se vuoi mi sottoporrò al Veritaserum, ma ti avviso che è inutile: ci sono diversi modi per neutralizzarlo e li ho imparati molto bene per difendermi dall'Oscuro.
Minerva trasalì, stupita da quella secca risposta a una domanda che non aveva avuto nemmeno il tempo di porre.
- Posso sigillare la gola e far evanescere quelle tre gocce di siero, oppure trasformarle in un altro filtro prima di deglutirle o, più facilmente di tutto, usare l'Occlumanzia. 5
Severus la fissò con i suoi penetranti occhi neri, lucidi di lacrime e di dolore:
- Lo sai che sono un Occlumante di rara maestria, vero, Minerva?
La maga rabbrividì e si ritrasse un poco, appoggiandosi allo schienale del divano. Severus si alzò di scatto e si sedette al suo fianco, bloccandole le braccia:
- Guardami negli occhi, adesso, fino in fondo: scruta nei miei pensieri! – le ordinò secco, gli occhi neri spalancati davanti a quelli verdi della maga che, quasi ipnotizzata, non riuscì a sottrarsi.
- Io sono un assassino, Minerva: ti ho ucciso e il tuo cadavere giace pieno di sangue su questo divano. Controlla questa verità nella mia mente!
La maga spalancò gli occhi e urlò.
Nella mente di Severus, tra i pensieri che lui le offriva liberamente, poteva vedere il proprio corpo senza vita disteso su quello stesso divano sul quale era seduta in quel momento: il sangue sgorgava da una profonda ferita al cuore e colava lungo il braccio che penzolava inerte dal cuscino, per raccogliersi poi sotto il tavolino, in una grande pozza che si allargava sempre più. In piedi, con un ghigno orribile sul volto, Piton la stava osservando, un coltello affilato tra le mani sporche del suo sangue.
L'urlo di Minerva s'interruppe solo quando Severus le pose una mano sopra gli occhi, spezzando il contatto della Legilimanzia.
La maga tremava e si ritrasse da lui, mormorando ansimante:
- Sembrava proprio vero…
Severus annuì, mordendosi piano le labbra:
- Nessuno sa mentire bene quanto me, - sospirò piano, - ma so anche essere totalmente sincero e trasparente.
Di nuovo il mago offrì a Minerva i suoi pensieri, la devastante disperazione per aver dovuto uccidere Silente, l'atroce rimorso che gli attanagliava il cuore, l'infinita sofferenza d'essere ancora condannato a uccidere, proprio il suo unico amico.
Infine, Severus interruppe il contatto, questa volta chiudendo i propri occhi, mentre una lacrima ne scivolava lentamente fuori, greve come la colpa che portava nell'anima da quella terribile notte.
Quando riaprì gli occhi e alzò lo sguardo su Minerva, la maga lo stava osservando, intensamente commossa, il vecchio volto rigato dalle lacrime:
- Quanto dolore… - mormorò mesta.
- Troppo… - sussurrò Severus.
- Non sono mai stata brava in Legilimanzia… ma entrambe le cose sembravano vere, anche se la prima era palesemente falsa.
- Non sarà guardando nella mia mente che scoprirai la verità, Minerva: ti ho dimostrato che posso ingannarti, esattamente come ho sempre fatto con l'Oscuro. – affermò con orgoglio, gli occhi di nuovo scintillanti. – Come sarei potuto, altrimenti, sopravvivere ai suoi interrogatori?
La maga rimase a lungo in silenzio a fissarlo, poi chiese, ancora incerta:
- Ma se sei in grado di mentire a Voldemort, avresti potuto mentire anche ad Albus. Come poteva fidarsi di te, conoscendo questa tua incredibile capacità?
L'amarezza nel sorriso di Severus era profonda come il nero dei suoi occhi; scosse lievemente il capo e rispose, in un accorato sussurro:
- Albus non ha mai cercato di leggere nella mia mente per trovarvi le prove della mia fedeltà. Te l'ho appena dimostrato, Minerva: non è lì che puoi trovare con certezza la verità e lui lo sapeva perfettamente, visto che è stato proprio lui a iniziarmi all'arte dell'Occlumanzia. – Diede un lungo sospiro, prima di continuare, lo sguardo nero fisso sul volto della sua anziana insegnante. – Dovrà essere il tuo cuore a decidere, Minerva, non la tua mente. - concluse in un dolce sussurro, mentre con le dita delicatamente le asciugava le lacrime sulla guancia.
Minerva sospirò:
- E' difficile Severus… volevo bene ad Albus, lo sai.
Il mago sospirò e chinò lievemente il capo, stringendo i denti:
- Se vuoi, puoi esaminare i miei ricordi in un Pensatoio: sai che in quel modo non ci possono essere contraffazioni.
Minerva s'irrigidì in un'espressione di stupore:
- Perché Voldemort non ha mai usato un Pensatoio con te? – esclamò.
Il vecchio, beffardo sorriso di Severus tornò ad adagiarsi sulle sue labbra sottili, gli occhi neri che scintillavano sempre più:
- Perché io sono stato così bravo a ingannarlo, e lui così arrogantemente presuntuoso da credersi infallibile come Legilimante, che non ha mai reputato necessario ricorrere a quel mezzuccio per carpire i segreti della mia mente! – sussurrò inclinando lievemente il capo di lato e sollevando un sopracciglio. – Inoltre, gli dava sicuramente molta più soddisfazione profanare i miei ricordi e violare la mia intimità, rubando di persona le mie emozioni più preziose, - il sorriso sul suo volto divenne un ghigno di puro disprezzo, mentre serrava forte i pugni, fino a farsi sbiancare le nocche, e l'ironico sussurro iniziale si trasformò in un sibilo minaccioso, - o, meglio, ciò che io gli servivo su un piatto d'argento, appositamente confezionato per ingannarlo, bellamente ridendo di lui.
Minerva lo osservava, quasi spaventata, eppure innegabilmente soggiogata dall'orgogliosa sicurezza che emanava dal mago e dalla forza del suo scintillante sguardo nero.
Severus estrasse di scatto la bacchetta e la puntò alla propria tempia:
- Sono pronto, Minerva!
- No! – rispose decisa la maga. – Farò proprio come Albus: mi fiderò del tuo cuore e ignorerò la tua mente.
- Io Albus lo ho ucciso. – rispose Piton, con gelida ironia, stringendo gli occhi in una minacciosa fessura. – Non hai paura di fare la stessa fine?
- No. Ora voglio sapere la verità: la tua verità, Severus. – ribadì la maga. – Quella del tuo cuore, colmo di dolore; quella dei tuoi occhi, pieni d'orgogliose fiamme; quella della tua anima, terribilmente lacerata eppure sanata dai rimorsi!
L'espressione sul volto del mago mutò all'improvviso, colto di sorpresa dalle parole della maga e, soprattutto, da quel suo inaspettato gesto, da quelle dita che gli avevano carezzato la guancia là dove, prima, la lacrima l'aveva bagnata.
Il volto pallido del mago perse di colpo ogni rigidità, ogni residuo controllo, e le sue labbra tremarono appena mentre il dolore del ricordo invadeva liberamente i suoi lineamenti, addolcendoli nella loro ritrovata umanità.
Chiuse gli occhi e diede un lungo sospiro, quasi una liberazione in quella sua decisione, infine, di levarsi la maschera e smettere di fingere. Riaprì gli occhi e sussurrò, con voce roca:
- Ti racconterò tutta la mia verità, Minerva, se veramente vuoi ascoltarla, con il cuore, più che con la ragione.
- Sono pronta. – annuì la maga.
Severus trasse un profondo respiro e cominciò a narrare con voce bassa e profonda:
- Albus sapeva del Voto che avevo contratto con Narcissa. E' stato un mio tragico errore e glielo riferii subito, ovviamente aggiungendo che non avevo alcuna intenzione di tenervi fede. Ma lui la pensava in modo molto diverso, su quell'argomento.
Abbassò un attimo lo sguardo scuotendo lievemente il capo al ricordo dell'ostinazione di Silente.
- Puoi verificare con la versione di Potter, Minerva: quando gli riferì la conversazione che origliò tra me e Draco, a Natale, Albus gli disse che era già a conoscenza di quell'informazione, anzi, che sapeva molte cose più di lui su quell'argomento. Già, - s'interruppe sospirando amaramente, poi aggiunse, quasi fra sé e sé, - Albus sapeva anche che io avevo giurato di ucciderlo e, non contento di questo, mi aveva fatto promettere che, se non fossimo riusciti a trovare una soluzione definitiva al problema della maledizione della sua mano, io avrei dovuto tenere fede a quel maledetto Voto!
Minerva lo fissava, mille domande sulle labbra, ma non lo interruppe.
Severus la studiò, la sfida negli occhi neri:
- Quell'anno mi assegnò la cattedra di Difesa contro le Arti Oscure. La cattedra cui anelavo da sempre. Proprio quell'anno, Minerva: non ti sei mai chiesta perché? – domandò, con una sottile nota d'ironia nella voce. – Tu sai bene che quella cattedra era maledetta, vero? Da Lord Voldemort in persona, - affermò in tono solenne, - da oltre trentacinque anni, da quando Silente gliela aveva rifiutata.
Minerva annuì gravemente, ma rimase in silenzio.
- All'inizio era una maledizione mortale. Te lo ricordi bene, vero, Minerva? – insinuò con amara sicurezza, - Tu li hai visti morire, i primi professori di Difesa, quando io ancora non ero nemmeno nato. Ma poi Albus è riuscito a modificare la maledizione. Non a toglierla, ma solo ad alterarla e ad attenuarla. In uno strano modo, originale proprio quanto lo era Albus: l'ha trasformata in una "pena del contrappasso". Non so se conosci Dante, Minerva, - Severus osservò la maga, con un'espressione molto attenta, – ma Albus amava i Babbani, e anche la loro letteratura6. Nell'accezione dantesca, la pena agisce sulle paure di chi si appropria della cosa maledetta, cioè della cattedra. Raptor temeva i "parassiti" e andò incontro al suo peggior timore, perché l'Oscuro entrò nel suo corpo, abbandonandolo e distruggendolo quando non gli fu più utile. – Il sorriso di Severus, riguardo alla fine di Raptor, fu semplicemente glaciale. – Allock, invece, voleva fama imperitura e, temendo che qualcuno lo sbugiardasse, oltre ad appropriarsi delle altrui gesta "rubò" loro anche la memoria e finì senza più alcuna memoria di sé e della sua fama.
Severus trasse un lungo respiro e guardò Remus, sapendo d'essere stato la sua nemesi:
- Lupin temeva da sempre che la sua natura di Lupo Mannaro fosse svelata, e il suo timore fu avverato proprio da me. Moody, invece, temeva la vendetta dei Mangiamorte, di essere catturato da loro, e alla fine fu proprio la vittima di uno di loro. Dolores Umbridge, - Severus non riuscì a nascondere un sorriso di scherno, - aveva paura delle altre razze magiche e fu rapita proprio dagli esponenti di una di queste: i Centauri.
Severus s'interruppe e trasse un lungo respiro: ora veniva la parte più difficile, quella che lo riguardava, ciò che per lui era più doloroso. Con voce tesa, incrinata dal rimorso, sussurrò:
- E poi ci sono io… io che non volevo più uccidere, per nessuna ragione al mondo! – la voce del mago si spezzò del tutto. - Io che non avrei mai voluto uccidere un amico... ma solo morire al posto suo!
Severus abbassò il capo, i pugni serrati piantati sugli occhi, a cercare invano di bloccare le lacrime:
- Invece, proprio io, - un gemito straziante interruppe la sua frase, - io, solo io, - un urlo fra le lacrime che gli rigavano il volto pallido e distorto dal dolore, - io l'ho ucciso, quella notte! Albus… non volevo! – un rantolo disperato, mentre Severus scivolava giù dal divano, ai piedi di Minerva.
Ansimante, il mago si aggrappò quasi alle ginocchia della donna e, a fatica, continuò:
- Dopo la modifica apportata da Albus alla maledizione, gli insegnanti ora non muoiono più, salvo deplorevoli eccezioni, ma sono obbligati ad andarsene, alla fine dell'anno scolastico, a causa della maledizione che trasforma in tragica realtà le loro paure.
Severus inspirò a fondo e poi chiese:
- Lo sai, Minerva, quale era il mio più orrendo incubo?
Il mago rimase immobile, in attesa di una risposta che sapeva non sarebbe mai arrivata:
- Non volevo più uccidere, Minerva! – esclamò con angosciata disperazione, - Certo non la persona cui più volevo bene! Avevo il terrore di tornare ancora ad uccidere, e di fare del male alle persone che amavo. Albus sapeva che avevo giurato di ucciderlo al posto di Draco, sapeva che il mio incubo era a un brevissimo passo dal verificarsi, anche se io intendevo solo sacrificare la mia vita per lui, per l'unica persona che aveva creduto in me!
Severus abbassò il capo, mentre lacrime di rimorso e d'affetto scendevano sulle sue guance pallide e tirate.
- Così, Albus mi affidò quella cattedra, premio e condanna d'un uomo che aveva una scelta errata alle spalle, una colpa che mai potrò veramente espiare.
Il mago chiuse gli occhi, le lacrime che gli rigavano le guance, senza più alcun rispetto per il suo privato dolore.
Minerva impallidì: mille volte aveva chiesto ad Albus spiegazioni sul motivo per il quale aveva deciso di affidare a Severus quella cattedra maledetta. Il Preside le aveva solo risposto che sarebbe arrivato il giorno in cui anche lei avrebbe compreso.
E Minerva sapeva che, quel momento, era infine arrivato.
Allungò una mano e carezzò i lunghi capelli neri del mago, posandola poi sul suo capo, come solo una madre poteva fare.
- Mi dispiace, Severus, mi dispiace… - mormorò piano, profondamente colpita dall'intensità del dolore del mago.
Crystal si avvicinò, incapace di restare lontana dall'uomo che amava e che, in quel momento, stava disperatamente soffrendo: doveva fare qualcosa per lui, per aiutarlo. Anche solo stringerlo a sé, con amore. Remus, però, s'intromise e la bloccò prima che potesse raggiungere il divano facendole segno di non muoversi e di non parlare.
Fu Minerva che si sporse verso Severus e lo abbracciò, traendolo verso di sé sul divano, le loro lacrime che per un istante s'incontrarono, brucianti di dolore per un caro amico perduto.
- Continua, Severus, ti prego. Voglio sapere tutto. – chiese accorata.
Il mago la guardò a lungo, la sensazione di calore e affetto di quell'abbraccio ancora in lui, forte e intensa, a dargli nuova forza. Fece un profondo respiro e dischiuse le labbra in un accenno di sorriso, prima di continuare con il suo racconto.
- Albus ebbe… un grave incidente in uno dei suoi soliti strani viaggi: fu colpito da un'oscura maledizione che neppure io riuscii a fermare. La intrappolai nella sua mano, ma sapevamo entrambi che era solo un espediente momentaneo, che la maledizione non si sarebbe fermata e che lui era condannato a morire.
Solo il tempo di un breve sospiro mentre scuoteva leggermente il capo, e Severus continuò:
- Provai in tutti i modi a contrastarla, per mesi, senza alcun successo: distillai una pozione, ma conteneva un veleno, tra i suoi componenti, e il suo accumulo nel sangue prima o poi avrebbe comunque ucciso Albus. Infine, ritenni d'aver trovato la soluzione in un antico sortilegio che permetteva un lento scambio di vite, e, a sua totale insaputa, ogni giorno gli offrii il mio sangue, a goccia a goccia, come nuovo ed essenziale ingrediente della pozione, capace di annullare gli effetti del veleno.7
Non voglio che una mano,
una mano ferita se è possibile.
Non voglio che una mano,
pur con cento notti senza letto.
Sarebbe un pallido giglio di calce
sarebbe una colomba legata al mio cuore,
sarebbe il guardiano che nella notte del mio transito
negherebbe l'entrata alla luna.
Non voglio altro che questa mano
per i comuni olii e il lenzuolo bianco dell'agonia.
Non voglio che questa mano
per tenere un'ala della mia morte.8
Minerva spalancò gli occhi e rabbrividì davanti alla cupa intensità evocativa di quelle parole.
- Ma una sera Albus scoprì il mio macabro segreto9: mi vide mentre incidevo il polso e versavo la necessaria quantità di sangue nella pozione che distillavo ogni giorno per lui e mi sentì pronunciare l'infernale sortilegio di scambio. – il mago trasse un sospiro mordendosi piano un labbro. – Inutile dire che, come ovviamente già sapevo, si rifiutò recisamente di bere ancora la mia pozione. Le cose precipitarono: la maledizione riprese il suo corso letale, mentre la mia condanna a dover uccidere un amico tornò a tormentarmi.
Severus chiuse gli occhi per un attimo e strinse i denti, quindi continuò:
- Albus era irremovibile, ma io non volevo rassegnarmi e ancora cercai, con disperata ostinazione, una soluzione, un nuovo incantesimo, una diversa pozione! Discutemmo a lungo e più volte litigammo, anche duramente. Ma, alla fine, dovetti cedere e promettergli che, se non fossi riuscito a guarirlo dalla maledizione, lo avrei ucciso evitando a qualsiasi costo che Draco diventasse un assassino.
Il sospiro che sfuggì dalle labbra sottili di Severus era carico di dolore e la sua voce solo un roco sussurro di straziante intensità, gli occhi neri di nuovo lucidi di lacrime fissi nel nulla davanti a sé:
- Gli promisi che lo avrei pietosamente ucciso per evitargli una fine peggiore.
Chiuse ancora gli occhi e rimase in silenzio per un istante, poi riprese a parlare con voce controllata:
- Sosteneva che la mia vita era molto più importante della sua, per la causa. Che avrei potuto essere molto più utile di lui in quella ricerca essenziale. - scosse il capo, rassegnato, - Ma io non cedetti, continuai fino all'ultimo a cercare il modo per salvarlo, - esclamò stringendo con forza i pugni, - fino a quella notte maledetta, in cui stavo ancora provando a distillare una nuova formulazione della pozione!
Minerva gli avvolse i pugni, inducendolo ad aprirli, quindi gli strinse le mani, piano, quasi come una carezza:
- Deve essere stato terribile… tutti quei mesi… con quel tremendo pensiero, povero Severus!
Sempre trattenendogli le mani fra le sue, la vecchia maga disse:
- Harry ci ha detto che in quella notte Albus più volte chiese di te, che invocò il tuo aiuto e voleva addirittura che il ragazzo venisse a cercarti raccontandoti tutto quello che era successo.
Un triste sorriso aleggiava sulle labbra sottili di Severus, amaro come i suoi ricordi, ma negli occhi neri di nuovo ardevano luminose scintille.
- Quella notte non ero con voi a pattugliare la scuola: Albus mi aveva detto di tenermi pronto, perché avrebbe potuto avere bisogno di me, come altre volte era già accaduto.
- Tu sapevi cosa stava…
Il mago annuì, secco, facendo scivolare via le mani da quelle di Minerva:
- Sì. Ma non te lo rivelerò.
- Sai dov'era stato, quella notte con Harry? – insistette la maga.
- No. Però ho visto tutto nella mente di Potter, quando mi ha raggiunto mentre fuggivo. Quel ragazzo è un disastro con l'Occlumanzia! – sbuffò Severus, stizzito. – Già la sua mente è normalmente facile da leggere, ma quella notte era del tutto spalancata davanti ai miei occhi, così ho visto senza fatica dove sono stati e ciò che hanno fatto.
Il mago la guardò fissa e parlò lentamente:
- Albus aveva bevuto un veleno mortale. Era per questo che aveva bisogno di me: per l'antidoto.
Chiedi a Potter: confermerà anche questo.
Minerva sussultò e Severus comprese che Potter aveva mantenuto il completo segreto su quanto era accaduto nella caverna. La maga era già abbastanza sconvolta da tutte le rivelazioni che le aveva fatto fino a quel momento: decise quindi che non era il caso di aggiungere che era stato proprio Potter a obbligare Albus a bere il veleno, per obbedire a un preciso ordine del Preside. Glielo avrebbe detto in un secondo momento, se fosse stato necessario: per ora non voleva caricarla anche del peso di quella scoperta.
- Quindi Albus sarebbe morto ugualmente, per la maledizione intrappolata nella mano oppure per il veleno? – chiese Minerva allibita.
Severus annuì, grave, quindi mormorò, con tono cupo:
- Ma questo non cambia il fatto che sono stato io, solo io, a uccidere il mio unico amico.
Chiuse gli occhi e diede un lungo sospiro abbassando il capo.
Questa volta Crystal riuscì ad avvicinarsi, evitando l'intercettazione di Remus, e lo abbracciò stringendolo forte a sé, mentre il mago si abbandonava tra le sue braccia, amato rifugio e sua unica consolazione.
Infine Severus si sciolse da quell'amorevole abbraccio e guardò intensamente la sua donna, a lungo, sfiorandole poi con delicatezza la guancia con una tenera carezza. Tornò ad avvincerla a sé, il braccio a cingerle la vita sottile e si rivolse di nuovo a Minerva:
- Ho fatto di tutto per indurre la mia Crystal ad allontanarsi da me. – spiegò con un sorriso triste sulle labbra. – Non avevo nulla da offrirle e non volevo - s'interruppe mordendosi le labbra, - non volevo fare di lei la mia vedova o - diede un lungo, sofferto sospiro, stringendola più forte a sé, - peggio, la donna di un traditore assassino.
- Non lo sei, non lo sei, amore mio! – esclamò la maga con intensità.
- No… non per te, mia adorata Crystal! – sussurrò dolcemente sfiorandole appena la fronte con labbra brucianti.
Minerva li osservava, profondamente stupita: non aveva mai visto Severus con una donna fra le braccia, nemmeno quando era un giovane studente. Lei era bellissima: così bionda e piena di luce, risaltava come un raggio di sole fra le tenebre che con intensa passione l'avvolgevano. Il mago la guardava con quei suoi profondi occhi, pieni di impetuose fiamme nere che gridavano apertamente il suo immenso amore. Era stato pronto a rinunciare a lei, pur di non farla soffrire, ma Crystal lo amava ed era ritornata, nonostante avesse ucciso Albus: aveva creduto in lui, fin dall'inizio, e aveva caparbiamente cercato di convincere tutti loro che Severus non era un traditore.
Con una appassionata tenerezza, che Minerva non avrebbe mai immaginato in un uomo che si era sempre mostrato gelidamente impassibile, Severus strinse il viso di Crystal tra le mani, come un fiore delicato e prezioso, e, con infinita dolcezza, le sfiorò appena le labbra con le sue deponendovi un bacio leggero accompagnato da un soave sussurro d'amore:
- Ti amo, Crystal!
Quindi chiuse gli occhi e tornò a stringerla dolcemente tra le braccia, le labbra ancora a sfiorarle la fronte con amore.
Infine, con grande sforzo si rivolse ancora a Minerva per concludere il suo racconto, sempre tenendo però Crystal tra le braccia: aveva bisogno di lei, di sentirla vicina, per affrontare la parte più dura della sua verità.
- Quando sono arrivato sulla Torre e ho visto Draco con la bacchetta abbassata, ho subito capito che il Voto Infrangibile non mi vincolava più e rimaneva solo la promessa che avevo fatto ad Albus. – sospirò amaramente. – Notai immediatamente che c'erano due scope: sapevo del Mantello dell'Invisibilità di Potter e mi fu facile rilevare la sua presenza tramite la percezione dei suoi pensieri.
Il mago esitò un attimo, la pena intensa dei ricordi negli occhi neri fissi nel nulla davanti a lui:
- Mi resi immediatamente conto che Albus stava molto male: non sapevo ancora del veleno che aveva bevuto nella caverna, quindi pensai che la maledizione fosse improvvisamente arrivata allo stadio finale. – Severus deglutì a fatica. – Valutai rapidamente la situazione: con Albus in quelle pietose condizioni, e senza bacchetta, non avrebbe certo potuto essermi d'aiuto, poiché faticava perfino a reggersi in piedi. Non riuscivo a capire perché Potter rimanesse nascosto immobile e sperai che, vedendomi agire in difesa di Silente, venisse a darmi man forte, - sollevò scettico un sopracciglio, - in fondo un ragazzo era pur sempre meglio di nulla! Quattro Mangiamorte erano forse troppi per sperare di metterli tutti fuori combattimento in un sol colpo sfruttando la sorpresa, ma per salvare Albus avrei corso anche quel pericoloso azzardo, rischiando di far saltare la mia copertura.
S'interruppe di colpo mordendosi le labbra, mentre il suo braccio, in un gesto inconsapevole, strinse più forte Crystal a sé. Esitò un attimo, poi proseguì, con voce roca:
- Fu allora che Albus mi guardò… e nei suoi occhi c'era la vita e c'era la morte, il perdono e la condanna, la salvezza e la perdizione!
Severus trasse di nuovo un lungo sospiro e abbassò lo sguardo verso Crystal, verso il cielo azzurro dei suoi occhi, dove brillavano raggi di speranza, anche per lui, ancora.
Riprese a parlare, senza più abbandonare lo sguardo della sua donna, traendo forza dal suo sorriso che, tenace, continuava a sostenerlo in quello straziante racconto della sua personale verità:
- Era lo sguardo di un padre, quello che non ho mai avuto, pieno d'orgoglio e fiducia in me… colmo d'affetto. – narrò il mago con voce bassa e profonda, mentre un lieve sorriso ammorbidiva appena la sottile piega amara delle sue labbra. – Era lo sguardo duro e deciso di un condottiero, che rinnovava un inaccettabile ordine. Era lo sguardo implorante di un vecchio, - sussurrò piano, - che non voleva più soffrire e mi ricordava la promessa fattagli.
L'accenno di sorriso svanì all'improvviso dalle labbra di Severus, mentre procedeva con il racconto:
- Poi ha di nuovo ripetuto il mio nome, dolcemente, e mi ha supplicato…
Per un attimo il mago sembrò non respirare, ma poi continuò, con tono cupo:
- Era la Morte che inneggiava alla Vita e la benediva. Era un ordine orribile e una struggente preghiera. Era il mio cuore che andava in frantumi mentre sollevavo la bacchetta. Era l'odio che cresceva in me mentre comprendevo che gli avrei obbedito. Era il disgusto profondo che provavo per quelle parole di morte che stavo per pronunciare. Era la fine di ogni speranza e l'inizio della mia discesa all'Inferno.
Gli occhi neri di Severus erano incatenati a quelli di Crystal:
- Era la sua morte perché in nessun modo poteva essere la mia. Non ancora. – disse grave, abbassando il capo. – Avevo ancora dei doveri da compiere, una missione importante da svolgere e l'anima di un ragazzo da salvare.
- Era anche la speranza, Severus! – esclamò Crystal. – Era il futuro e la felicità che lui voleva per te, alla fine!
- Spesso mi chiedo se arriverà mai, questa fine così tanto agognata! – si lasciò sfuggire il mago, scoraggiato.
- Io sono qui. Con te! – gridò la maga con intensità, stringendogli forte le mani.
- Sì… sei qui con me, Crystal! – rispose stringendola di nuovo a sé, un lieve sorriso a dischiudergli appena le labbra sottili.
Ma il cristallo nero dei suoi occhi era colmo di lucenti lacrime.
Si chinò sulla sua donna, raggio di speranza d'un futuro felice, e la strinse forte, affondando il viso nei suoi morbidi riccioli dorati, respirando il suo profumo e la sua fiducia nel domani.
Cosa avrebbe fatto se l'avesse perduta?
Oblio
e nulla di più sarei,
lontano dal tuo cuore,
lontana dal tuo coraggio. 10
Minerva rimase a osservarli, commossa e intenerita da quell'amore così evidente, lasciando che il mago stemperasse il suo dolore in quel lungo e dolce abbraccio: era contenta che anche Severus avesse finalmente trovato una donna da amare e ricordò la sera in cui, in un certo qual modo, aveva cercato di spingergli Crystal tra le braccia11 trasferendola a dormire nei sotterranei, proprio di fianco all'appartamento del mago. C'era voluto un bel po' di tempo prima che lui cedesse, ma, alla fine, l'amore tra i due era sbocciato, forte e intenso.
Crystal sembrava proprio la donna perfetta per lui, così piena d'entusiasmo, ottimismo e voglia di vivere. E determinazione, tanta tenace e ostinata volontà a ottenere quello che voleva. Sempre. Crystal voleva la felicità per Severus e Minerva era pronta a scommettere che sarebbe riuscita a ottenerla.
Se c'era una persona che aveva pieno diritto a essere finalmente felice, era proprio quel mago dai lunghi capelli corvini, tutto vestito di nero, che stava baciando con ardente passione la bella e sensuale maga.
Senza alcun dubbio, Severus si stava rivelando una completa e totalmente imprevista sorpresa. E lei che dopo tanti anni credeva di conoscerlo!
Sorrise, un po' imbarazzata da quel bacio che sembrava non finire più, dolce e intenso, delicato e appassionato. Incrociò lo sguardo di Remus, cercando il suo aiuto che prontamente arrivò:
- Hm… Severus…
Il mago si irrigidì lievemente: si era del tutto perso nel bacio della sua Crystal, dimenticandosi perfino di dove si trovava. Non avrebbe mai creduto che una simile cosa potesse accadere, proprio a lui!
Si sciolse dalla maga e si girò verso Minerva, imbarazzato e ansimante, il volto soffuso da un leggero rossore, come uno studente sorpreso fuori dal dormitorio a tarda ora. La vecchia insegnante gli sorrise, indulgente ma anche leggermente a disagio.
I loro occhi s'incontrarono e ancora la maga vi lesse una sofferenza insanabile, un rimorso inesauribile che continuava a minare la sua serenità: non era giusto, Severus non se lo meritava!
Per tanti mesi lo aveva odiato con tutta se stessa, credendolo solo un indegno vigliacco: ma ora aveva capito che le cose erano molto diverse da ciò che le era apparso e che Severus era solo stato un uomo molto coraggioso che aveva trovato in sé l'incredibile forza per obbedire a un ordine terribile, eppure giusto, come sempre erano gli ordini di Albus.
I primi mesi dopo quella notte dovevano essere stati tremendi per lui, disperatamente solo in mezzo ai Mangiamorte, dopo aver dovuto rinunciare alla donna che amava e aver compiuto un gesto orribile, il cui rimorso ancora oggi lo torturava e che certo non riusciva a perdonarsi.
Minerva aveva intensamente sofferto per la morte di Albus, cui era legata da un profondo affetto, e aveva giurato a se stessa che non avrebbe mai perdonato il suo assassino, eppure, in quel momento desiderò con tutto il cuore concedere quel perdono, che nessuno più di Severus meritava, e di cui il mago aveva infinitamente bisogno.
Improvvisamente si slanciò verso di lui, afferrandogli le mani, le lacrime di nuovo a rigarle le guance rugose:
- Oh… Severus! Tu non hai colpe! Non sei un codardo, ma neppure… un assassino! – esclamò, le parole che erompevano impetuose dalle fragili labbra. – Ora che finalmente ho capito tutto… io… io ti perdono!
Il mago le lanciò uno sguardo tagliente, gli occhi neri ardenti d'una indicibile pena, ed esplose:
- Non voglio il tuo perdono, non voglio l'assoluzione di nessuno! Non capisci che sono io che non potrò mai perdonarmi? – esclamò con voce acuta, incrinata dalle lacrime che a fatica tratteneva. – Perfino Albus mi ha dato il suo perdono, in anticipo! Ma non so cosa farmene della vostra assoluzione: è totalmente inutile per la mia anima, lacerata, squarciata in profondità dall'orrendo assassinio dell'unica persona che aveva sempre creduto in me!
I lineamenti del viso di Severus erano distorti dalla sua angosciante sofferenza e la luce nera dei suoi occhi era quasi folle.
- Ho ucciso il suo sorriso, Minerva, ho spento per sempre l'azzurra luce di comprensione e affetto che brillava nei suoi occhi. – diede un lungo sospiro, chiudendo gli occhi e lasciandosi di nuovo avvolgere dalle braccia amorevoli di Crystal. – E questo è troppo… anche per me!
Riflesso di stelleSeverus rimase tra le braccia di Crystal, mentre la maga lo stringeva a sé e gli accarezzava i lunghi capelli neri che in parte gli coprivano il viso. Teneva gli occhi chiusi, stretti, e i pugni serrati, imponendosi di riprendere il controllo di sé e di non cedere alle lacrime.
Non era in quella stanza che voleva piangere, non sarebbe servito a nulla: era sulla tomba di Albus che, finalmente, voleva lasciare andare le sue lacrime.
Ma Hogwarts gli era preclusa.
O, per lo meno, fino ad ora lo era stata.
Ma, forse, Minerva poteva trovare il modo per esaudire quel suo desiderio.
Doveva provare.
Lentamente rilassò i muscoli tesi del suo corpo, si staccò da Crystal e raddrizzò le spalle rivolgendosi nuovamente all'anziana maga, con voce sommessa.
- Ho una preghiera da rivolgerti, Minerva, una cosa molto importante per me.
La maga si protese verso di lui ed esclamò, disponibile:
- Dimmi, Severus: farò tutto ciò che posso!
- Io vorrei… non ho mai potuto farlo, - sospirò piano il mago, - vorrei… potermi inginocchiare davanti alla sua tomba! – chiese accorato.
Minerva spalancò gli occhi: eppure non avrebbe dovuto più sorprendersi, non dopo ciò che aveva appena scoperto. La richiesta del mago, però, la colse impreparata. Sembrava anche difficile da esaudire, così rispose, incerta:
- E' pericoloso, Severus! Nessuno deve vederti, e neppure sospettare che tu sia lì…
Minerva alzò gli occhi cercando quelli di Remus per avere il suo aiuto.
- Possiamo trovare il modo: un incanto di dissimulazione, oppure uno oscurante. – abbozzò Lupin.
- Potrei chiedere a Harry il suo Mantello dell'Invisibilità. – propose Minerva.
- Niente Mantello. – intervenne Severus, secco. – Un Obnubilius andrà benissimo. Posso lanciarlo io stesso, dalla Foresta fino alla sponda sul lago, - aggiunse rivolgendosi a Remus, - magari con il tuo aiuto, visto che lo spazio da coprire è grande e l'incantesimo deve reggere per un certo tempo.
Lupin annuì con sicurezza.
- Questa notte stessa? – incalzò Severus, impaziente.
Minerva annuì, comprensiva. Gli occhi di Piton scintillavano intensamente, come se avesse la febbre: la maga non lo aveva mai visto così turbato e del tutto incapace di mantenere il suo solito gelido e impassibile atteggiamento.
- Ora, però, devo andare. – rispose, a disagio. – Rafforzerò le ronde di controllo per evitare che qualche studente troppo esuberante decida di fare qualche puntata non autorizzata verso il lago, questa notte. – spiegò, cercando di giustificarsi. – Ci rivediamo stasera.
Ma rimase immobile, incapace di andarsene, restando a fissare il mago che solo desiderava poter finalmente piangere sulla tomba dell'uomo che aveva dovuto uccidere.
Avrebbe voluto stringerlo a sé in un materno abbraccio, ma temeva che lui rifiutasse quell'intimo contatto, così come poco prima aveva sottratto le mani alla sua stretta.
Quel giorno aveva scoperto molte cose su Severus Piton, soprattutto la sua incredibile capacità di indossare perennemente una maschera d'impassibilità per celare la sua intensa umanità.
Ma quella maschera si era incrinata davanti a lei, pochi minuti prima, e le lacrime di Severus, piccoli brillanti stendardi della sua colpevolezza12, le avevano rivelato tutta l'umana sofferenza che il mago imprigionava dietro lo scintillante cristallo nero dei suoi occhi.
Sembrava che Severus si fidasse solo di Crystal, che solo a lei permettesse di superare ogni sua barriera protettiva e di condividere la sua sofferenza.
Ma il coraggio di quel mago, che per mesi aveva considerato solo uno sporco vigliacco, l'aveva toccata nel profondo, così come lo straziante dolore che ora le era così facile leggere nei lineamenti tesi del suo pallido viso.
Così disse solo, in un soffio rapido e leggero:
- Grazie per aver aiutato Albus a morire.
E si smaterializzò.
Severus rimase immobile a fissare il punto in cui Minerva era scomparsa, fino a quando un rumore lo riscosse: Lupin stava salutando Crystal e si apprestava ad andarsene.
I loro sguardi si incrociarono per un istante, negli occhi di Severus una muta richiesta che l'altro seppe cogliere immediatamente.
- Vai da lei, Remus! – lo esortò
- Non intendo lasciarla sola, non temere! Ormai ho capito bene quanto è forte il dolore di Minerva per la perdita di Albus.
- Nessuno lo supponeva, – mormorò Severus. – ma avevano un rapporto più stretto di quanto chiunque immaginasse.
- Già, - constatò stancamente Remus, - proprio come nessuno poteva immaginare il forte legame che esisteva tra te e Silente.
Un sorriso amaro incurvò le labbra sottili di Severus, che sussurrò piano, quasi parlando tra sé:
- A volte veniva da me, la sera, per bersi un bicchiere di whisky. Minerva glielo aveva proibito, impartendo rigide disposizioni agli elfi affinché glielo negassero sempre. – scrollò un poco il capo, mentre il sorriso si addolciva al ricordo. – Ma io glielo distillavo personalmente con i miei alambicchi e lui affermava che era il migliore che avesse mai bevuto!
Remus sorrise e gli appoggiò appena una mano sulla spalla, prima di smaterializzarsi per raggiungere Minerva.
Erano rimasti soli.
Crystal allungò il braccio e gli afferrò la mano, stringendogliela. Severus ricambiò la stretta traendola leggermente verso di sé e indirizzandola quindi verso il divano:
- Siediti: finisco di sistemare i miei libri.
Era un'affermazione che non accettava replica.
La maga obbedì e si sedette, rassegnata: sapeva che Severus non se ne sarebbe andato finché tutti i suoi libri non fossero stati riparati con amorevole cura dalle sue stesse mani, e che non avrebbe mai accettato il suo aiuto.
Lo vide chinarsi lentamente, le ginocchia sul pavimento, le dita ad accarezzare le pagine calpestate, gli occhi a riconoscere il libro cui appartenevano e la sua magia a ricomporre parole di arcani incanti spezzati dalla furia indagatrice degli Auror.
Fu un lungo lavoro che il mago assolse in perfetto silenzio e con totale dedizione, la schiena piegata sulle uniche cose che aveva amato in quella casa da quando i suoi genitori erano morti.
Quell'anno l'inverno sembrava proprio non finire mai: anche se era ormai marzo inoltrato, la neve era di nuovo scesa abbondante imbiancando le torri di Hogwarts. Il prato che digradava verso il lago era una candida distesa uniforme, scintillante sotto la falce di luna.
La tomba di Albus Silente, bianca nel bianco, si distingueva appena, anche se qualcuno aveva badato a tenerla completamente sgombra dalla candida coltre.
Una leggera nebbiolina uscì dagli alberi della Foresta Proibita, in folate successive, e si dispose lentamente a semicerchio, guidata con perizia dalle bacchette dei due maghi, fino a sottrarre la Tomba Bianca, e il lago alle sue spalle, alla vista degli abitanti del castello.
Solo le persone rimaste al limitare della Foresta, protette dalla folta ombra degli alberi, avevano la visuale libera sulla sponda del lago che, tremulo, rifletteva il luminoso spicchio di luna.
Una figura scura si staccò dal resto delle ombre e avanzò con passo risoluto, il lungo mantello nero, dai panneggi profondi, solenni e austeri, che si drappeggiava elegante alle sue spalle sfiorando la neve con una languida carezza.
Davanti a Piton, a separarlo dalla tomba di Silente, vi era solo una distesa di neve, bianca e incontaminata: gli sembrava un delitto calpestare tutto quell'innocente candore, proprio lui, anima nera e perduta. Così estrasse la bacchetta e liberò il cammino, aprendo uno stretto sentiero sgombro dalla neve davanti a sé. Al ritorno avrebbe rimesso tutto a posto, cancellando ogni traccia del proprio passaggio.
Nell'avvicinarsi, il suo passo rallentò progressivamente, mentre il cuore aumentava i battiti.
Infine arrivò alla tomba e per un lungo momento rimase immobile, il mantello sollevato da un'improvvisa folata di vento, figura scura stagliata nella bianca luce lunare, ombra nera a rompere la candida nitidezza della compatta coltre di neve che brillava nella notte.
Per un attimo si strinse nell'ampio mantello nero, rabbrividendo, sentendosi estraneo a tutto quell'immacolato biancore, quasi respinto dalla barriera di purezza che circondava la Tomba Bianca.
Il Nero incede verso il Bianco,
ma nulla contamina la nera purezza.
La vita che mi hai chiesto
è la morte che mi hai dato. 13
Una musica soave si diffuse nell'aria tersa: sembrava sorta dal nulla, melodia tenue e armoniosa, pianto e sorriso insieme, solo per accompagnarlo e sospingerlo avanti.
Lentamente mosse gli ultimi passi e, piano, s'inginocchiò a lato del tumulo posando la mano, pallida e sottile, sul freddo marmo bianco. Fu una lunga, intensa carezza, che percorse le nervature chiare della lapide fino a raggiungere le lettere dorate del nome. Le sue dita tremarono appena, mentre le sfiorava delicatamente e un sussurro accorato sgorgò dalle sue labbra:
- Albus!
La musica era cessata e solo il silenzio dei ricordi avvolgeva il mago nel buio della notte.
Tremendi ricordi di un verde lampo di morte che era nato nelle sue mani, figlio d'un padre troppo stimato per non rispettarne il fatale ordine.
Strinse i denti e deglutì.
Sospirò.
Si morse le labbra e, ancora, solo quel nome ne uscì, sussurro d'addolorato affetto:
- Albus!
Quasi un'implorazione, come se il vecchio Preside avesse mai potuto rispondergli.
- Ti voglio bene.
La musica riprese, dovunque nell'aria, dolcissima e struggente, sorriso d'un padre per lo straziante coraggio del figlio, sincero affetto per una vita non voluta ma accettata per dovere.
Solo per dovere.
La musica, gentile nell'aria, sembrava quasi sussurrare il suo nome.
E ancora sono il prodigo che ascolta
dal silenzio il suo nome,
quando chiamano i morti.
Ed è morte
uno spazio nel cuore.14
Severus alzò gli occhi, stelle nere rese vive da lacrime d'amore per l'uomo che aveva saputo essere un padre per lui.
Nella lontana volta celeste, le stelle parvero sorridergli, luminose e benevole come gli occhi di Silente, incoraggianti come il suo sereno sorriso. L'intero firmamento sembrava riflesso nelle profonde tenebre degli occhi del mago, in quel dolore intenso e struggente che illuminava e purificava la sua anima, in quelle lacrime che, luminose, brillavano sul suo volto pallido, ancora caparbiamente trattenute dalle ciglia corvine.
- Ho fatto ciò che mi hai chiesto… tutto. Ma non puoi immaginare quanto mi sia costato. La tua voce, là sulla torre, il tuo sguardo, - sussurrò roco, - la fiducia nei tuoi occhi, solo per me, mentre mi chiedevi l'impossibile… ed io l'ho fatto… solo per te! - Un gemito sfuggì dalle labbra sottili del mago che si ripiegò un poco su se stesso, come oppresso da una sofferenza impossibile da arginare. - Il sorriso orgoglioso d'un padre che solo io potevo vedere… e lo strazio infinito nel mio cuore mentre puntavo la bacchetta su di te, richiamando un odio che in me non esisteva più… che non volevo che esistesse ancora!
La musica s'interruppe, l'accorato silenzio a rimarcare la sua angosciante pena.
Anche il mago si arrestò ancora, per un lungo sospiro, la lacrima a rigargli lenta il viso scavato.
- Ma voglio ringraziarti, Albus, per la vita che non volevo e che mi hai obbligato ad accettare. – la voce gli tremò lievemente, - Per la speranza d'un futuro che hai saputo donarmi con il tuo sacrificio e per l'amore di Crystal, che hai spinto tra le mie braccia, regalandomi una felicità che non sapevo neppure che potesse esistere!
L'ombra di un sorriso aleggiò sul viso di Piton mentre, inconsapevolmente ma con infinita delicatezza, continuava a carezzare le lettere dorate che componevano il nome di Albus.
La melodia riprese all'improvviso, sempre più forte, sempre più vicina, intensa e appassionata, avvolgente e calda come un abbraccio, ammiccante come il sorriso d'un vecchio canuto e testardo che gli aveva sempre voluto bene.
All'improvviso un'ombra passò davanti alla luna, una, due, tre volte, in lenti e larghi cerchi concentrici che sempre più si stringevano.
Tra gli alberi della Foresta le tre figure si mossero e Minerva indicò il cielo, gridando allarmata:
- Fanny!
La Fenice di Silente stava scendendo in picchiata su Piton, quale folgore vermiglia pronta ad abbattersi sull'assassino del suo padrone, cercando una tardiva vendetta.
Ma, all'ultimo momento, Fanny raddrizzò la testa dalle lucenti piume dorate e spalancò le ali dall'intenso piumaggio rosso, planando quindi con delicata precisione sulla tomba di Silente.
Piton rimase immobile, senza neppure ritrarre la mano: la Fenice lo fissò per un lungo istante con i suoi acuti occhietti neri, quindi zampettò sul marmo raschiandolo leggermente con gli artigli dorati e inclinò un poco la testa davanti a lui, in un buffo inchino, per poi avvicinarsi alla sua spalla e appoggiarvi il capo dorato, richiudendo completamente le ali.
Il mago sollevò la mano dal nome di Albus e le lisciò le piume in una lenta e sicura carezza.
Minerva, sul limitare della Foresta, rimase a bocca aperta: non solo Fanny non aveva attaccato Severus, ma gli stava ora tributando gli omaggi riservati solo al suo padrone. Era come se anche la Fenice conoscesse la verità e, in quel momento, stesse attestando l'innocenza di Piton scegliendolo come suo nuovo padrone.
Il mago si rialzò in piedi, con Fanny che strofinava ripetutamente il capo sul dorso della sua mano, abbandonata lungo il fianco:
- Ti ho odiato, Albus, a lungo e intensamente, per ciò che mi hai costretto a fare, per la devastante disperazione in cui quel gesto obbligato mi ha scagliato. Ti ho odiato, quasi quanto ho odiato me stesso per averti ubbidito. Ti ho odiato, Albus, perché per la terza volta mi hai rimandato da lui e, questa volta, ho creduto che sarebbe stato per sempre, fino alla mia dannazione.
Severus socchiuse gli occhi e sospirò:
- Troppe volte ho temuto di non farcela a continuare a vivere nell'Inferno cui mi avevi condannato, mentre la morte mi circondava ed io stesso, ancora, maschera tragicamente impassibile, dovevo versare altro sangue innocente. Ho violentato a fondo la mia anima, per farlo, Albus, e ti ho odiato quasi quanto ti ho voluto bene. Mi sono chiesto molte volte se ti eri mai reso veramente conto quale tremenda tortura sarebbero stati per me quei giorni, settimane e mesi fra i Mangiamorte, costretto a brindare sghignazzando al tuo assassinio, obbligato ancora a essere ciò che tanti anni fa avevo rinnegato con tutto me stesso. – il mago serrò stretti gli occhi e strinse forte i pugni, - Ma tu lo sapevi, Albus, tu avevi pianificato tutto. Immaginavi bene la mia lancinante sofferenza, gli insopportabili rimorsi che, come miracolosa panacea, avrebbero sanato le lacerazioni della mia anima, restituendomela dolorosamente integra, come quando il mio braccio ancora non portava il marchio dell'odiato signore dell'oscurità!
L'angoscia distorceva i lineamenti del mago e Fanny riprese a cantare dolcemente per lui, strofinandogli di nuovo il capo sul dorso della mano. La melodia delle note si diffuse nell'aria e Severus cominciò a rilassare il corpo irrigidito. Tornò a inginocchiarsi e ancora sfiorò piano il marmo con la punta delle dita:
- Non ti chiederò perdono, Albus. Non lo farò. Perché tu mi perdoneresti. – sussurrò sospirando. – Lo hai già fatto, sorridendomi sereno. Ma io, ad ogni modo, nonostante tutto, no, io non riesco a perdonarmi. Non per averti ucciso, - aggiunse a fatica, mordendosi piano le labbra e scrollando il capo, - perché ti ho solo maledettamente ubbidito… ma per non essere riuscito a salvarti!
Il mago strinse improvvisamente il pugno e Fanny smise di cantare, arretrando irrequieta dalla parte opposta.
- Sai che cosa mi sono sempre chiesto, Albus, e che più di ogni altra cosa mi fa sentire profondamente colpevole per la tua morte? Tu lo sai, vero, Albus? L'hai sempre saputo! Mi hai lasciato da solo a cercare una soluzione per la maledizione della tua mano, perché tu quella soluzione non volevi trovarla. – sussurrò accorato, il pugno stretto fino a far sbiancare le nocche. - Perché la tua guarigione, a causa del Voto che avevo stretto, poteva solo significare la mia morte. Perché tu lo sapevi benissimo che, se solo fossi riuscito a debellare quel sortilegio mortale, mai e poi mai avrei obbedito al tuo ordine di ucciderti. Mai!
Gli occhi di Severus erano tenebra scintillante di dolore e rimorso: in loro vi era la totale consapevolezza che solo un suo errore di valutazione, davanti alla follia sfegatata di Bellatrix e alle materne lacrime di Narcissa, l'aveva spinto a giurare la morte di Silente e, poi, gli aveva impedito di salvare la vita all'unica persona che credeva totalmente in lui.
- Hai voluto morire, Albus, hai scelto fin dall'inizio di non lottare, di non provare nemmeno a cercare un rimedio: hai subito deciso di salvare la mia vita sacrificando la tua! – gridò il mago, la voce incrinata dalla certezza della propria colpa.
Fanny si era nuovamente avvicinata e lo fissava con il suo vivido sguardo nero: inclinò un poco il capo dorato davanti a lui, gli occhi che si facevano sempre più lucidi di umana comprensione e riprese a cantare con struggente leggiadria. Era una melodia d'amore, era il canto di chi muore per dare la vita e in quel gesto generoso vive per sempre. Era il sorriso sereno di Albus Silente, il cielo azzurro dei suoi occhi, la quieta sicurezza della sua voce, la decisione inflessibile della sua mente.
Era la risposta che Severus attendeva, la condanna e il perdono, l'affetto intenso di un padre e l'ordine spietato di un condottiero.
Era Albus Silente, era la voce della speranza che non poteva morire, che era risorta con lui uscendo dalle fiamme dell'Inferno in cui aveva vissuto per tanti mesi.
Un'altra lacrima scese lenta sul volto pallido di Severus, piccola gemma d'iridescente cristallo illuminata dalla luna.
- Ma avevi ragione tu, Albus, come sempre. Ho fatto ciò che tu volevi, tutto ciò che tu volevi. Ho usato la vita che mi hai donato per fare il mio dovere, fino in fondo, come continuerò a fare fin quando sarà necessario, disposto a pagare qualsiasi prezzo per ricambiare il valore della tua vita e pagare le mie colpe. – sussurrò, mentre un lieve sorriso gli addolciva i lineamenti ancora contorti da strazianti ricordi. – Ma infine ho usato quella vita anche per imparare a essere felice, con la mia Crystal. Proprio come tu volevi, per me, come continuavi a ripetermi che, prima o poi, anch'io avrei avuto il diritto d'essere felice.
La melodia di Fanny si fece tenue, incanto di note appena accennate nell'aria, sorriso d'un padre per la gioia del figlio.
Il mago lasciò sfuggire un ultimo breve sospiro dalle labbra sottili, appena dischiuse:
- E per questo, Albus, per questo sogno che hai reso realtà, non potrò mai ringraziarti abbastanza!
La lacrima infine scese dal pallido viso, gonfia d'amore, riflesso di stella scintillante nella notte: volò nell'aria, leggera, seguita dagli occhi acuti di Fanny, fino ad adagiarsi vicino alla "A", brillante cristallo per sempre incastonato in quel nome, dolore che diventa gioia, ricordo d'un sorriso sereno, omaggio d'un figlio che non è più solo e che non dimenticherà mai.
Il mago si rialzò lentamente in piedi, tenebra di sofferenza ora intimamente integrata in quel candore d'innocenza. Sollevò il braccio destro e lo piegò con il gomito in fuori: Fanny spiccò un breve volo e vi si appollaiò. Severus rivolse un ultimo sguardo alla Tomba Bianca, un tenue sorriso sul volto stanco, e sussurrò:
- Grazie, Albus!
Quindi si diresse lentamente verso la folta ombra della Foresta, cancellando dietro di sé ogni traccia del suo passaggio. Crystal gli corse incontro e Fanny si ritrasse con un fischio risentito quando Severus la strinse forse a sé, affondando il viso nei lunghi riccioli biondi. La fenice attese per un attimo, sospesa nell'aria, infine, vedendo che il mago stava languidamente baciando la sua donna, assolutamente indifferente alle sue sonore proteste, si rassegnò ad appollaiarsi su un basso ramo sporgente.
Minerva osservava la scena allibita: da quasi nove mesi la Fenice era sempre rimasta vicina alla tomba di Silente, senza lasciarsi avvicinare da nessuno né dando confidenza ad alcuno. Quando l'aveva vista lanciarsi su Severus, aveva seriamente temuto che volesse attaccarlo, poi era rimasta stupita dalla riverenza con la quale Fanny si era rivolta al mago, ma mai e poi mai avrebbe immaginato che l'altezzosa fenice avrebbe accondisceso a utilizzare il braccio di Severus come trespolo e, tanto meno, a essere poi bruscamente spodestata da Crystal.
L'abbraccio dei due innamorati si protraeva e Severus stringeva strettamente a sé la maga, gli occhi chiusi e un sorriso appena accennato sulle labbra: sembrava voler stemperare il dolore dei ricordi in quell'amore così vivo e reale, così disperatamente essenziale per lui.
La stringeva come se avesse timore di perderla da un momento all'altro, come se la sua vita dipendesse solo da quell'abbraccio, come se null'altro fosse più importante di quell'intimo e sospirato contatto.
Minerva era rimasta sola: Severus e Crystal si erano smaterializzati, teneramente abbracciati, e Fanny era scomparsa con loro, dopo aver rivolto un ultimo breve canto di saluto al suo vecchio padrone.
L'anziana maga aveva convinto anche Remus ad andarsene, promettendogli che sarebbe subito tornata al castello.
Invece era rimasta lì, nel buio freddo e luminoso della notte, la nebbiolina magica ormai completamente dissolta: voleva parlare con Albus.
Lo aveva già fatto altre volte, per sfogarsi, per dirgli quanto le mancava, per piangere lacrime che non voleva fossero viste da nessuno.
Ma quella notte, ora che sapeva tutta la verità, voleva proprio dirgliene quattro.
Con passo deciso si diresse alla sua tomba, aprendosi la strada nella neve con la bacchetta: si sedette sul bordo e cominciò a parlare con tono rigidamente impettito.
- Si può sapere perché non mi hai mai detto nulla, Albus?
Era decisa a fargli una bella ramanzina, come ai vecchi tempi, quando quel mago estremamente serio, eppure bizzarramente folle, il deciso comandante dell'Ordine, ma al tempo stesso il vecchietto assurdamente incosciente, ne combinava come al solito una delle sue.
Ma lo sguardo le cadde sulle lettere dorate del nome: qualcosa brillava intensamente, qualcosa che prima non c'era.
La riconobbe subito: una scintillante lacrima pianta da un figlio sulla tomba del padre. Offerta d'amore e di dolore a ricambiare una vita donata con il sorriso sulle labbra.
Riflesso di stelle azzurre in una lacrima di cristallo nero.
L'anziana maga scosse piano il capo e mormorò:
- Oh Albus! Credevo di aver sofferto più di chiunque altro per la tua morte… fin quando non ho visto quel povero ragazzo! Come hai potuto… come hai potuto chiedergli d'ucciderti e poi lasciarlo solo, disperatamente solo con la sua devastante angoscia, e pretendere che ancora compisse il suo orrendo dovere in mezzo ai Mangiamorte, resistendo alle spietate incursioni di Voldemort nella sua mente? Sei stato terribilmente crudele con lui, Albus, l'hai spinto oltre ogni umano limite.
Minerva s'interruppe un attimo per asciugarsi le lacrime, quindi proseguì:
- Tu lo sapevi, lo sapevi quanto bene ti voleva quel ragazzo, che eri come un padre per lui… e anche tu gli volevi bene! So anche questo, Albus, maledizione, perché non mi hai raccontato anche il resto? Perché hai lasciato che odiassi Severus così a lungo, quando lui aveva infinitamente bisogno di amore mentre si dibatteva in tutto quell'odio? Perché, Albus, perché?
Severus stringeva a sé Crystal, lasciando finalmente libero sfogo alle sue lacrime che, silenziose, scivolavano sulle guance fino a bagnare il cuscino.
Fuori, nella notte che lentamente si trasformava in alba, Fanny cantava nel bosco e leniva il dolore del mago.
La maga lasciò scivolare sulle spalle l'elegante cappuccio di pelliccia, rivelando i lunghi capelli, biondissimi e lisci, quindi si gettò tra le sue braccia che l'accolsero pienamente rispettose:
- Ti prego, Severus, dimmi che è vero, che puoi realmente salvarlo, sottraendolo per sempre all'influenza dell'Oscuro Signore!
Piton annuì, serio e teso, gli occhi socchiusi, una profonda fessura nera fissa negli occhi di ghiaccio dell'altro mago:
- Tutto dipende solo da Lucius: non posso farlo senza la sua collaborazione e, fino ad ora, non mi ha ancora assicurato il suo consenso.
Narcissa si rivolse al marito, gli occhi azzurri lucidi di lacrime a stento trattenute:
- E' nostro figlio, Lucius! E' più importante di qualsiasi orgoglio di famiglia, che siano i Malfoy o i Black!
Lucius sospirò, rigido, senza rispondere.
- E' solo quello che vuole Draco! – insistette Narcissa, assillante. - Non vuole essere schiavo dell'Oscuro Signore per tutta la vita: lui non vuole essere marchiato!
- Così, mio figlio non vuole seguire il cammino che io intrapresi. – precisò Lucius con voce controllata, guardando fisso davanti a sé il mago dai capelli corvini che gli offriva la libertà di suo figlio all'inaccettabile prezzo della sua definitiva perdita.
- Draco non è un assassino, e lo sappiamo tutti fin troppo bene. – rispose Piton sostenendo fieramente il suo sguardo glaciale. – Non imporgli una scelta impossibile, Lucius, non obbligarlo a diventare ciò che non è e non potrà mai essere, solo per dimostrare che ama suo padre. L'ho visto bene quella notte sulla torre. - spiegò il mago sospirando. - Non è come me, o come te: non sa uccidere, e non imparerà mai!
Un lampo di luce attraversò gli occhi profondamente neri del mago:
- Per questo l'ho fatto io, al suo posto.
- E per salvare la sua anima. – aggiunse Narcissa, con voce tremante, gli occhi bassi, le lacrime che le rigavano le guance.
Lucius la fulminò, ma poi sospirò e sussurrò appena:
- Grazie Severus.
- Ti vuole bene, Lucius: sei suo padre, e lo sarai per sempre, anche di là di ogni insormontabile barriera.
Piton vide Narcissa rabbrividire e stringere i piccoli pugni: in quel momento seppe con certezza che anche lei, se solo avesse potuto, sarebbe passata al di là di quel confine che, al momento, le sembrava insuperabile. I loro occhi s'incontrarono per un breve istante, cielo luminoso e notte cupa.
Nulla sfuggì agli occhi di ghiaccio di Malfoy che, solo, proferì:
- Fai ciò che è meglio per mio figlio, Severus: ti assicuro il mio completo appoggio, - la voce s'incrinò lievemente, mentre il ghiaccio dei suoi occhi rimaneva orgogliosamente fisso nelle profonde tenebre dei suoi - e la mia riconoscenza.
Severus non sapeva quanto poteva fidarsi di Lucius, soprattutto ora che si trovava in così grossa difficoltà con il suo padrone, quindi aveva sempre cercato di scoprirsi quanto meno possibile: non aveva idea di cosa Malfoy avrebbe fatto una volta che il suo rampollo fosse stato definitivamente in salvo.
Avrebbe anche potuto freddamente decidere di venderlo all'Oscuro Signore, per quanto ne sapeva, per recuperare almeno una parte della considerazione che avrebbe certamente perduto se mai fosse stato scoperto dov'era finito Draco.
Ma Severus teneva a quel ragazzo, moltissimo.
Proprio per questo motivo, le ultime parole di Lucius, che andavano a costituire quell'inatteso ringraziamento, l'avevano piacevolmente sorpreso.
Ma il suo pallido volto, impassibile, non lasciò trapelare nulla.
Ancora non poteva permetterselo.
Sogno di primaveraEra felice.
Guardava la sua bellissima donna ed era felice.
Per una notte, ancora, avrebbe dimenticato l'incubo della realtà per abbandonarsi al suo sogno d'amore, stringendo di nuovo Crystal tra le braccia dopo un tempo che gli era parso infinito.
La maga non lo aveva visto materializzarsi vicino al ponticello: si trovava al limitare della radura, seduta tra l'erba, che si stava godendo gli ultimi obliqui raggi di sole di quella tardiva primavera, finalmente arrivata, allietata dal canto di Fanny.
Rimase ancora alcuni istanti a rimirare la sua donna, l'oro screziato dei lunghi e morbidi riccioli che riluceva agli ultimi oblunghi raggi del sole calante, il profilo delicato del viso, la bocca dischiusa nel sorriso della sua attesa.
Si aggiustò la casacca, verificando con la mano l'impeccabile ordine della lunga schiera di bottoncini e si concesse, dopo un troppo lungo tempo, un primo sorriso di serenità, per quella sera, quindi la chiamò:
- Crystal!
Con un piccolo grido di gioia la maga balzò in piedi e gli fu subito tra le braccia, le labbra rosse e golose sulle sue per un lungo bacio colmo di desiderio; la strinse a sé, avvolgendola nel suo appassionato abbraccio, i loro corpi già intimamente allacciati a cercare di lenire una troppo lunga mancanza.
Fanny, gelosa, aveva smesso di cantare e ora fischiava stridula sul ramo, cercando di attirare l'attenzione.
Ma il mago dai lunghi capelli corvini e il pallido viso aveva occhi profondi, vellutati e neri, solo per la sua donna.
- Quanto tempo, Severus! Quanto mi sei mancato!
Le sorrise, sfiorandole il viso con una dolce carezza, e ancora si chinò sulle sue labbra per un altro intenso bacio, dolce come il miele del loro ritrovarsi, appassionato come il desiderio troppo a lungo represso che bruciava nel suo corpo e non voleva più attendere, neppure per un breve istante.
Si sciolse a fatica dal bacio, la punta della lingua che, languida, ancora volle lambirle piano le labbra, golosa; sollevò Crystal fra le braccia dirigendosi con decisione verso la casetta, gli strepiti della fenice a inseguirlo senza successo:
- Buona, Fanny! Nelle ultime settimane ci siamo visti spesso, tu ed io. Ora tocca a tocca a Crystal! – disse, quasi ridendo, - Poi verrà di nuovo il tuo turno: ho un compito importante per te. - Ammiccò sorridendo malizioso, - Ma solo… dopo!
Quando uscirono di nuovo dalla casa, ormai la luna era regina incontrastata del cielo, con il suo manto nero, trapunto di stelle.
Passeggiarono abbracciati nella radura, poi s'inoltrarono lentamente nel bosco, la luna e le stelle a illuminare il cammino e a tener loro compagnia, facendo capolino tra i rami pieni di gemme e piccole foglie nuove, d'un verde brillante.
Nella notte entreremo
per rubare
un ramo fiorito.
Oltrepasseremo il muro,
nelle tenebre dell'altrui giardino,
due ombre nell'ombra.
L'inverno non è ancora finito
e già il melo appare
trasformato di colpo
in cascata di stelle profumate.
Nella notte entreremo
fino al suo tremante firmamento,
e le tue piccole mani e le mie
ruberanno le stelle.
E furtivamente,
in casa nostra,
nella notte e nell'ombra,
entrerà con i tuoi passi
il silenzioso passo del profumo
e con i piedi stellati
il corpo chiaro della Primavera.15
Crystal gli sembrava una leggiadra fata notturna, con quell'abito bianco, vaporoso, leggeri veli sovrapposti mossi dalla brezza notturna.
Ma l'aria della notte si era raffreddata e brividi di freddo percorrevano ora la sua pelle. La strinse a sé, avvolgendola delicatamente in un lembo del suo mantello, e prese a scaldarla con piccoli, teneri baci, ovunque sul viso, sul collo, le spalle e il petto. Dolci baci che, via via, si facevano sempre più intensi e appassionati e percorrevano ardenti la pelle ambrata della maga a regalarle nuovi brividi, certo non più dovuti al freddo.
Erano arrivati vicino alla costa della montagna e Severus, mentre riprendeva fiato da quell'ardente corteo di baci, notò un'apertura nella roccia che rivelava l'imbocco di una caverna.
La indicò a Crystal:
- E' proprio in una grotta, - sussurrò sorridendo dolcemente, - che abbiamo trascorso la nostra prima notte insieme!
La maga ricambiò il suo sorriso e, afferratagli una mano, lo trascinò verso l'ingresso:
- E' stato in quella caverna che ho finalmente capito chi eri, al di là di ogni tua maschera, - rispose stringendosi di nuovo a lui e cercando le sue labbra, - e ho cominciato a rendermi coscientemente conto che, nonostante tutta la mia paura, mi ero già profondamente innamorata di te.
Severus si chinò sulla sua bocca e la lambì piano con la punta della lingua, mentre le sue mani le sfioravano appena la pelle nuda della schiena, lasciata libera dai veli leggeri dell'abito. Poi si ritrasse un poco, solo per guardarla negli occhi, quel cielo assolato che sempre rischiarava la notte vellutata dei suoi.
- Io, invece, sapevo bene di amarti già perdutamente, - sospirò, le labbra golose ora perse tra i soffici riccioli dorati, - ma non osavo neppure sperare che tu potessi ricambiarmi, una volta scoperto chi ero realmente!
Estrasse la bacchetta e si sporse all'interno, illuminandolo per verificare che non si celassero pericoli. Quindi tese la mano a Crystal invitandola a entrare con lui.
- Niente tuoni e fulmini, questa notte, né le tue tremende sgridate! - esclamò la maga ripensando a ciò che era accaduto in quella notte ormai lontana. 16
- Sono stato terribilmente geloso di Lucius, all'inizio, - ammise con sincerità Severus, - fino a quando mi sono reso conto che – sospirò al ricordo fissandola intensamente negli occhi, - tu non volevi ma… non lo avresti fermato!
- Così sei intervenuto tu. – sussurrò la maga. – Mi sono sempre chiesta come hai fatto a capire che non mi sarei ribellata, anche se il pensiero del suo corpo su di me mi faceva solo ribrezzo!
Severus rimase a guardarla in silenzio, pallido e immobile, i lunghi capelli a ombreggiargli il viso illuminato solo dalla fioca luce della bacchetta: gli sembrava che tutto fosse appena accaduto, che Lucius avesse ancora le mani lascivamente poggiate sui seni di Crystal, quasi gli parve di sentire lo strappo dell'abito che apriva con arroganza, prima di spingerla sul letto per prendersi con maschia irruenza ciò che lei gli aveva appena offerto.
A parole, però, solo a parole.
Solo per farsi "amico" un mago molto potente che poteva spianarle la strada nel nuovo mondo magico in cui i suoi insospettati poteri l'avevano improvvisamente scaraventata. Era la stessa offerta che più volte Crystal aveva fatto anche a lui, i primi tempi in cui era stato il suo tutore, e che aveva sempre recisamente rifiutato.
Ma non Lucius Malfoy: lui non aveva per nulla respinto l'incauta offerta.
All'inizio era stato percorso da una vampata d'incontenibile ira, furiosamente alimentata dalla gelosia: vedere le mani di Lucius profanare la donna che amava, lo faceva impazzire, così impotente a intervenire perché era stata proprio Crystal a offrirsi a Malfoy su un piatto d'argento.
Aveva dovuto, con incredibile sforzo, dominare l'impulso di scagliarsi su di lui e ucciderlo a mani nude solo perché toccava la sua donna, che ancora non era per niente sua!
Finalmente il mago si riscosse dai ricordi e le rispose:
- Stavo per andarmene, incapace di assistere oltre a quella scena, forzatamente impotente mentre Lucius quasi ti strappava via il vestito, quando notai un piccolo tremito in te, quasi impercettibile. – disse in un sofferto respiro. – Cercai i tuoi occhi e vi trovai solo un cielo fosco e cupo: poi colsi un lampo di rifiuto, come se la bimba prigioniera in te urlasse di terrore e m'implorasse di aiutarla, di difenderla da quella violenza che tu spietatamente le imponevi.
Severus si morse le labbra e socchiuse un attimo gli occhi, poi continuò:
- Lei aveva paura, non voleva! – esclamò, - Ma in quell'istante compresi chiaramente che tu non ti saresti sottratta e, senza fiatare, avresti permesso che Malfoy violentasse quel povero essere indifeso. – aggiunse in un accorato sussurro, fiamme nere che ardevano con intensità nei suoi occhi. - Ma non potevo permetterlo, non potevo lasciare che Lucius facesse violenza alla parte più vera e fragile della donna che ormai amavo infinitamente.
Con infinita delicatezza Severus le sfiorò il viso con dita tremanti, soffermandosi un attimo sulla bocca appena dischiusa.
- Eri libera di andare a letto con chi volevi, naturalmente, - sospirò piano, - ma solo se lo volevi davvero. – Deglutì a fatica, stringendo i pugni, gli occhi neri pieni di fiamme impetuose, - Ma non potevo permetterti di lasciarti violentare da Malfoy solo per ottenere i suoi favori!
Crystal era rimasta immobile ad ascoltarlo, sempre più pallida, mentre il mago le raccontava ciò che realmente era accaduto, ogni sensazione che lei aveva provato dentro di sé, dietro alla sua stupida determinazione a lasciarsi usare, ancora una volta. Infine esclamò, gettandosi tra le sue braccia:
- Così sei infine intervenuto, mio tenebroso angelo vendicatore, strappandomi dalle mani di Lucius per poi riversarmi addosso, in un irato e incontrollabile torrente di parole offensive, tutto il tuo profondo dolore e la tua innamorata delusione!
Severus annuì, mentre la stringeva forte a sé:
- Ero furioso, del tutto incapace di controllarmi. Avrei voluto, - la guardò con intensità quasi dolorosa, - solo stringerti forte a me, e gridarti tutto il mio amore… e il mio rispetto!
- Ho tanto sperato che tu lo facessi, Severus, – esclamò la maga, - mentre mi stringevi in quel protettivo, ma soffocante abbraccio, quando volevamo sul Thestral, nella tempesta imminente.
S'interruppe un attimo, persa nel ricordo:
- Ne avevo una terribile paura, per le conseguenze che avrebbe comportato, ma speravo tanto nel tuo amore!
Il mago si era seduto a terra, appoggiando la schiena alla parte della grotta proprio come era accaduto quasi due anni prima, e l'aveva invitata ad accoccolarsi tra le sue gambe divaricate, ma Crystal era rimasta ancora in piedi, uno strano sorriso sul volto.
- All'improvviso mi ordinasti di spogliarmi, ricordi? Mentre tu facevi altrettanto togliendoti velocemente la casacca e la camicia.
Severus la guardò, apparentemente corrucciato:
- La scollatura strappata da Lucius, che quasi mostrava i tuoi seni senza alcun pudore, mi faceva impazzire di rabbia. – sussurrò intensamente. - E l'abito bagnato, appiccicato sul tuo bellissimo corpo a evidenziarne ogni sensuale curva, mi faceva perdere la testa dal desiderio, al punto che temevo di non riuscire a controllarmi.
Il lampo d'un divertito sorriso illuminò però le tenebre dei suoi occhi:
- Ma ancora non riesco a credere che tu abbia realmente pensato che io volessi approfittare di te, - esclamò incredulo, - dopo tutte le volte che avevo rifiutato ogni tua palese offerta!
Crystal s'inginocchiò davanti a lui, prendendogli il viso tra le mani:
- Perdonami, Severus, che stupido equivoco! Ma quando ho visto il tuo petto nudo, - disse arrossendo lievemente, illuminata dalla punta della bacchetta del mago, - non sono proprio riuscita a pensare ad altro… ma solo perché non desideravo altro!
Il mago sorrise, compiaciuto, e la trasse a sé, sfiorandole appena le labbra con tenera passione:
- Invece, io non capii e m'irritai ancora di più!
- Lo so, lo so amore mio! Ma come facevo a dirtelo, in quel momento? Sapessi quanto mi sono vergognata! Sapevo che mi desideravi, e molto, anche, - spiegò accoccolandosi tra le gambe del mago, - ma ero altrettanto sicura che mi avessi sottratto dalle voraci mani di Lucius senza alcun secondo fine!
Le dita di Severus le sfiorarono piano il viso, seguendo delicatamente la linea del profilo fino ad arrivare alle labbra, sulle quali si posarono leggere:
- Impazzivo dalla voglia di averti, amore mio, ma, prima del tuo corpo, volevo assolutamente avere il tuo cuore!
- Ed io te l'ho fatto sospirare così a lungo…
Crystal arrossì ancora sotto l'intensità dello sguardo dell'uomo che ora amava profondamente:
- Ma in quanto a desiderio, anch'io morivo dalla voglia di te! – lo rassicurò con veemenza. – Quando indossai la tua camicia, fu quasi come trovarmi tra le tue braccia. – raccontò sognante, - C'era il tuo profumo, così amaro e forte, così terribilmente eccitante!
Severus appoggiò a terra la bacchetta, dalla punta sempre illuminata, e strinse a sé la maga, sussurrando piano sulle sue labbra:
- Poi sei riuscita a convincermi a dormire abbracciati, avvolti nel mio mantello, e ancora non so come hai fatto!
Crystal sorrise, ammiccante, e il mago continuò: 17
- Va bene, lo so, - ammise infine, sincero. – Ho ceduto subito perché era un'ottima e lecita scusa per tenerti ancora stretta a me, come sul Thestral!
La maga ridacchiò, appagata da quell'ammissione, ricordando poi come, non appena i loro corpi erano entrati intimo contato, si era subito resa conto di quanto Severus fosse eccitato e la desiderasse. E di quanto lei stessa anelasse al corpo del mago!
Sollevò il viso per accogliere le labbra di Severus sulle sue, per un lungo bacio colmo di passione e d'infinito amore.
Ancora ansimante, riprese a parlare, senza però scostarsi dalle labbra ardenti del mago:
- Probabilmente non ti aspettavi tutti quei movimenti di… assestamento! – insinuò ridendo.
Severus alzò gli occhi al cielo, deliziato, poi la strinse di più a sé, proprio come inconsapevolmente aveva fatto quella notte:
- Non sei stata ferma un solo secondo e ti sei strusciata su di me in ogni modo possibile, ingenuo e provocante insieme! – sussurrò languido, sollevando appena un sopracciglio. – Del resto, ho capito subito che, con te fra le braccia, in nessun modo sarei riuscito a controllare il mio corpo, e, forse, era proprio quello che volevo, - aggiunse in tono dolcemente rassegnato, - mentre ti rigiravi e ti strofinavi contro di me fingendo di cercare una posizione più comoda!
- Ma io non fingevo! – cercò di abbozzare Crystal.
L'espressione del viso di Severus, con il sopracciglio eloquentemente sollevato in un atteggiamento di incredulo e ironico stupore, fu impagabile e la maga scoppiò a ridere:
- In compenso, tu mi stringevi sempre più forte a te!
- Solo per cercare di tenerti ferma…
Fu la volta di Crystal di rispondergli con una buffa espressione dubbiosa:
- E come no!
Le labbra di Severus di nuovo interruppero la sua insubordinazione, dolce punizione che la maga accolse con piacere, poi il mago sussurrò, languido:
- Mi sembrava d'impazzire…
- Non respiravi neppure più ed eri immobile, - soffiò sulle sue labbra, - eppure ti sentivo estremamente vivo alle mie spalle.
La mano di Severus scivolò leggera sulla schiena della maga fino ad arrivare ai glutei, dove si posò con decisione facendola sussultare lievemente:
- Intensamente vivo e pulsante, - sussurrò roco sfiorandole la bocca, - ma non mi sembravano affatto le tue spalle! – concluse ridendo piano mentre stringeva la morbida carne delle natiche tra le dita e l'attirava a sé per un altro bacio, sempre più rovente e appassionato.
Crystal reclinò il capo all'indietro, offrendosi ai baci ardenti del mago, al fuoco che sempre bruciava dentro di lui, nonostante la sua gelida apparenza. Avevano fatto l'amore da poco, in quella stessa sera, ma di nuovo lo desiderava e sapeva che anche per lui era la stessa cosa: sentiva la sua eccitazione premere imperiosa contro il proprio fianco.
Le dita di Severus s'infilarono vogliose nei lunghi capelli dorati, a regalarle intensi brividi, seguite dalle sue labbra, che, leggere e delicate, intense e insaziabili, dalla radice dei capelli scesero lungo il collo, sulla spalla e poi sui seni, il velo leggero dell'abito a solleticarle la pelle senza negarle il calore umido dei suoi baci.
Infine il mago si ritrasse da lei, sospirando e mordendosi piano le labbra, lasciandola ansimante mentre con le dita le sfiorava dolcemente il viso, un languido sguardo nelle nere iridi scintillanti.
Crystal si concesse alcuni lunghi respiri cercando di riacquistare piena lucidità: i baci di Severus le davano alla testa, sempre di più.
- Aah… Severus, adoro questi tuoi scoppi d'infuocata passione! – gli sorrise traendo un ultimo lungo respiro. – Sai, è stato proprio in quella caverna che finalmente sono riuscita a capire tante cose di te. Ho compreso che dietro alla tua gelida impassibilità si celava invece un fuoco impetuoso, al quale non sapevo, e non volevo, resistere. – Si sollevò, tornando ad avvicinarsi al suo petto per lisciare con voluttà i sensuali bottoncini della sua casacca. – Ho capito fino in fondo che eri molto diverso da ciò che ti davi tanta pena d'apparire: non l'odioso, sgradevole e arrogante Professor Piton, ma Severus, dolce e delicato, premuroso e appassionato, celato dietro all'impenetrabile freddezza della tua maschera e protetto dal tuo ferreo auto-controllo.
- Così come tu avevi crudelmente imprigionato dentro di te la tua vera essenza, - le sorrise il mago accarezzandole piano il viso, nere fiamme d'amore a illuminare le tenebre dei suoi occhi. - l'ingenua bimba che avevi dovuto rinunciare a essere per sopravvivere!
- Ed anche tu dovevi sopravvivere…
- Alle mie colpe e ai miei rimorsi, - sospirò il mago socchiudendo appena gli occhi, - cercando odio perché solo quello ritenevo di meritare.
- Mentre avevamo entrambi solo un tremendo bisogno d'amore… e tanta paura a lasciarci andare!
- Oh Crystal! – esclamò il mago tornando a stringerla a sé, ricoprendole il viso di piccoli, teneri baci, - Amore mio! – le sussurrò sulle labbra prima di baciarla ancora con struggente amore, il suo desiderio ormai irrimediabilmente svelato dal suo corpo.
La maga riprese a parlare, a fatica, la bocca ancora a sfiorare quella di Severus:
- Quella sera, per la prima volta ho percepito in modo inequivocabile la tua erezione premuta contro di me, e questo mi eccitava terribilmente, perché sapevo che tu avresti ancora una volta domato il tuo desiderio, negandoti spietatamente anche la più piccola soddisfazione.
- E' quello che devo fare anche ora? – chiese mordendosi piano le labbra e fingendo di ritrarsi da lei.
Crystal gemette ma gli strinse le spalle impedendogli di allontanarsi:
- Aah… mi fai impazzire quando fai così!
- Lo so… - sussurrò roco, lambendole piano la bocca con la punta della lingua, il respiro contratto e gli occhi che scintillavano maliziosi, - lo so benissimo…
Ancora si perse sulle sue labbra, così a lungo sognate e ora realtà incantata, dolce premio alla sua determinazione di insegnare ad amare a una sfrontata e ambiziosa Serpeverde, bella più del sole.
A fatica si sciolse dal bacio e ammise, in un sussurro rovente, lungo la linea del collo e poi giù tra i seni, in un crescendo d'intensità:
- Quella notte un folle, implacabile desiderio mi torturava: volevo stringerti a me, baciarti, amarti, anelavo con tutto me stesso di avere finalmente il tuo bellissimo corpo… - di nuovo si morse le labbra, ma questa volta non era una più una finzione, e le strinse forte tra i denti, ansimando piano.
Crystal gemette e chiuse gli occhi, fremendo sotto di lui.
- Ma non potevo, non potevo farlo! Non se prima non ti avessi rivelato chi ero veramente.
Il mago chiuse gli occhi e trasse un lungo sospiro:
- Era infine arrivato il momento per raccontarti la verità della mia vita, tutta, fino in fondo, pur sapendo che rischiavo di perderti per sempre, che stavo per perdere tutto come ogni volta mi era sempre accaduto quando avevo cercato di essere sincero.
Entrambi avevano riaperto gli occhi, nello stesso istante: cielo e notte a incontrarsi, luce e tenebre a confondersi, pieni dello stesso profondo amore.
Un sogno venne a me.
Lui fu con me nel gelo dell'inverno,
e ancora, quando rinasce la vita,
la vita ci vede insieme,
la luce che sposa la tenebra,
la negazione del suo rimorso
attraverso teneri sospiri
che solo a te appartengono. 18
Severus le sorrise, dolcissimo:
- Eppure, in fondo al mio cuore, ostinata anche se negata, c'era la tenue speranza che tu fossi diversa, che tu potessi capire, che potessi amarmi per quello che ero, nonostante tutte le mie colpe.
Gli occhi del mago ardevano, fiamme di commozione e amore a rincorrersi nelle nere profondità di velluto delle sue iridi:
- Del resto, ormai ti amavo troppo profondamente per continuare a fingere con te, - aggiunse in un sussurro roco, - era arrivato il momento fatidico della verità, in cui anche io dovevo sapere chi eri tu.
Nel limpido cielo degli occhi di Crystal brillavano dolci lacrime d'amore: ricordava bene lo straziante dolore che a ondate successive era passato nello sguardo e sul volto di Severus, mentre le raccontava il suo passato, disposto a rischiare di perderla pur di essere orgogliosamente se stesso, con tutti i suoi errori e le sue colpe.
E i suoi tremendi rimorsi.
Così come ricordava che il mago aveva disperatamente cercato di ripararla da tutto quell'orrore.
Si rifugiò tra le sue braccia e si strinse a lui mormorando sottovoce:
- Mentre parlavi, mentre raccontavi l'orrore del tuo passato, senza neppure rendertene conto mi hai stretta a te, tra le tue braccia protettive, quasi a difendermi dalle tue stesse parole e dalle terribili immagini che evocavano.
Gli accarezzò piano i lunghi capelli neri, spingendoglieli indietro per liberare il viso, pallido proprio come in quella notte:
- Ho percepito a fondo la tua lancinante sofferenza: la vedevo sul tuo viso, a distorcere i tuoi rigidi lineamenti. - sussurrò accarezzandogli la guancia. - Ho visto le tue colpe e ho riconosciuto i tuoi angoscianti rimorsi: erano nei tuoi occhi, disperatamente neri, ancora incatenati al tuo passato, incapaci di vedere la luce della speranza.
Crystal si morse piano un labbro mentre una lacrima brillava nell'azzurro luminoso del suo sguardo:
- In quel momento ho compreso tutto: che non ritenevi più tuo diritto cercare d'essere felice e che non credevi più di meritare d'essere ancora amato. – sussurrò accorata, - Che solo per questo ti trinceravi dietro quella tua intollerabile maschera, solo per farti odiare da tutti perché tu, per primo, odiavi te stesso per tutto il male che avevi commesso.
La lacrima tremò ancora per un istante sul bordo del cielo, a fatica ancora trattenuta dalle ciglia, poi scese lenta a rigarle la guancia di seta, tributo di dolore per l'uomo che amava.
- E' stato in quel momento, quando la tua maschera è andata in frantumi, che ho superato ogni mia residua paura ed ho cominciato veramente ad amarti!
Le dita di Severus fermarono la lacrima, gemma preziosa sul bel viso ambrato, e le sue labbra ne colsero il sapore lievemente salato; quindi la strinse a sé, la sua donna meravigliosa, che quella notte non aveva avuto paura di lui, che non era fuggita inorridita quando aveva saputo la verità del suo passato. Quella donna che, invece, ancora lo desiderava, come se lui fosse solo un uomo che aveva sbagliato, e non il mostro che per tanti anni aveva sentito di essere.
Quella donna che, ora, coraggiosamente e contro tutti, era la sua donna.
Dolcemente la baciò, con languido desiderio, con innamorata passione e delicato ardore. Baciò la sua bocca, il suo viso, poi scese sul collo e sul petto: le sottili spalline scivolarono giù dalle spalle e i seni emersero dai leggiadri veli bianchi, sfiorati dalle dita del mago, carezzati dal suo respiro, lambiti dal fuoco delle sue labbra.
Poi, a fatica, risalì verso il suo viso e sussurrò, con enfasi:
- Sì, quella notte ho gettato la mia maschera, perché volevo amarti, e insegnarti ad amarmi, perché volevo finalmente essere solo me stesso, dolcemente e perdutamente innamorato di un sogno meraviglioso che quella notte era diventato realtà.
La guardò con intensità negli occhi, vedendo il riflesso delle fiamme che avvampavano impetuose nelle proprie iridi e ancora sussurrò accorato:
- Volevo solo amarti e renderti felice, senza mai farti soffrir! Mai!
Socchiuse gli occhi solo per un istante, respirando il respiro della maga:
- Invece ti ho fatto soffrire, troppo!
- No! – si ribellò Crystal.
- Sì, invece, anche ora: in tutti questi lunghi giorni e settimane in cui ti lascio sola e tu non hai alcuna notizia di me e di cosa possa essermi accaduto.
Crystal lo avvinse stretto a sé serrando forte gli occhi: era vero, cercava ostinatamente di non pensarci, ma non poteva certo negare di aver un crescente terrore che gli potesse accadere qualcosa di male. Ma, quando il mago tornava da lei, la sua felicità era infinita, ogni volta più grande.
- Perdonami, amore mio! Vorrei poter restare sempre con te, - esclamò in tono struggente, - ma ho un dovere da compiere… e voglio assolverlo!
- Lo so, lo so, Severus! Non ti amerei così tanto se tu non fossi l'uomo che sei, che anch'io voglio che tu sia. – gli sorrise dolcemente. – Non temere, io sarò qui, ad amarti e desiderarti, sempre!19
Severus le sorrise, infinitamente grato, e tornò a ricordare gli accadimenti di quella notte.
- Quella notte ti baciai, per la prima volta. Impazzivo di desiderio per te e sapevo che anche per te era lo stesso, - sussurrò ancora sfiorandole piano le labbra, - così ti baciai con l'incontrollata e irruente passione del mio desiderio troppo a lungo dominato e represso.
Crystal annuì e, alla tenue luce della bacchetta, al mago parve di vederla arrossire.
- Ma tu non hai partecipato a quel mio bacio con l'ardore che mi aspettavo: hai lasciato a me ogni iniziativa ed io mi bloccai. – sussurrò accorato. – In quel momento avrei dovuto comprendere ciò che era nascosto nel tuo passato, ma non sono stato capace di farlo…
- Però hai capito abbastanza, – lo interruppe Crystal sorridendo, - e il tuo bacio è diventato dolcissimo…
Sul viso della maga si delineò un'espressione sognante:
- Lo sai, vero, che per me quello è stato il mio primo bacio?
Gli occhi neri di Severus sfolgorarono nella notte, ebbri di felicità.
- Il mio primo bacio, dato con amore, come mai avevo fatto, perché nessuno, prima, mi aveva mai baciato con tale dolce e rispettoso amore.
Il mago annuì, socchiudendo appena gli occhi e sussurrò:
- Non puoi neppure lontanamente immaginare la mia gioia quando ho compreso quello che stava accadendo, per te, con quanto sentimento ho continuato a baciarti, con dolce lentezza, con delicato e reverente amore, reprimendo ogni mio altro istintivo impulso, mentre sentivo che tu, poco per volta, ti abbandonavi fiduciosa a me e, finalmente, mi ricambiavi.
Ancora tornò a lambirle le labbra, piano, come in quel loro primo bacio lontano, con dolcezza intensa, mentre il suo corpo bruciava di desiderio stretto a quello della maga, la sua mente persa solo in quel delizioso bacio infinito che dichiarava il suo amore, ancora e ancora, delicato e appassionato, fino a lasciarli ansimanti, gli occhi ardenti incatenati fra loro.
- Sapevo che mi amavi, fino da allora, ma avevo percepito anche la tua paura a lasciarti andare all'amore, anche se non ne comprendevo il motivo. Ma ero pronto ad attendere, per tutto il tempo che ti sarebbe servito per affrontare e vincere le tue paure. – le sorrise dolcemente, - E ora so bene che è valsa la pena di tutta quella lunga attesa, perché l'amore che sai darmi è meraviglioso, Crystal, ed è la forza incantata che mi aiuta ad andare avanti, ogni giorno, - sospirò piano abbassando lo sguardo, cupo, - perché senza di te, ora, non ce la farei proprio più e avrei già ceduto.
Crystal lo strinse a sé, ma il mago si liberò dal suo abbraccio ed esclamò, quasi gridando:
- Voglio sposarti, Crystal, vorrei che tutti sapessero quanto infinitamente ti amo!
Poi riprese, subitaneo, il controllo delle proprie emozioni e strinse forte i pugni guardando fisso davanti a sé, affermando, cupo e rassegnato:
- Ma è impossibile: l'Oscuro Signore non dovrà mai scoprire nulla di te! Mai!
Tornò a stringerla a sé, protettivo come non mai, con quel timore che si faceva ogni giorno più pungente in lui: cosa sarebbe accaduto se Voldemort avesse scoperto l'esistenza di Crystal e del loro amore? Il marchio di schiavitù che lo legava al suo vecchio padrone sarebbe stato nulla in confronto al nuovo, devastante potere che l'Oscuro Signore avrebbe potuto vantare su di lui se Crystal fosse stata alla sua mercé.
No, non doveva accadere, mai, a qualsiasi costo!
La strinse ossessivamente a sé, cercando di annientare quel tarlo insistente che minava la sua serenità.
La maga si liberò a fatica da quel suo opprimente abbraccio e mormorò, scusandosi:
- Mi dispiace, Severus, mi dispiace che la mia paura mi abbia indotto a fuggire da te, lasciandoti a soffrire da solo, così a lungo. Mi dispiace!
Il mago le sfiorò il viso in una lenta e dolce carezza e sussurrò:
- Sono stato io a indurti ad andartene, ricordi? Tu non hai nessuna colpa, amore mio!
Un sorriso triste gli incurvava le labbra sottili mentre con le dita percorreva piano la linea morbida delle sue labbra:
- L'ho fatto perché sapevo che, nonostante ogni tua più profonda paura, ormai mi amavi e se fossi rimasta al mio fianco avresti solo sofferto, terribilmente, e quella era proprio l'ultima cosa che volevo. – sussurrò dolente. - Ero disposto a rinunciare a te pur di risparmiati il dolore che avresti provato davanti alla mia morte o al mio odioso tradimento!
Crystal scosse il capo e mormorò:
- Non avresti dovuto farlo, Severus! Ho sofferto di più lontana da te, mentre mi rendevo conto di amarti, ogni giorno di più, e temevo di averti per sempre perduto, che non se fossi sempre rimasta al tuo fianco!
Severus serrò stretti gli occhi, dominando le lacrime che gli pungevano le palpebre, e si morse crudelmente le labbra, quindi rispose:
- Perdonami, Crystal! Ma non ce l'ho fatta. – sospirò appena, - Ero sicuro di dover morire: non volevo illuderti per poi abbandonarti per sempre!
La strinse di nuovo forte a sé, cercando le sue labbra per uno struggente e ardente bacio, per lenire lontane sofferenze mai dimenticate, annegandole nella presente, labile felicità del momento.
Un bacio che divenne via via più profondo e appassionato, i loro corpi che cercavano un'unione più profonda, i loro desideri che s'incontravano, brucianti, ancora separati dagli abiti, le dita di Severus che scivolavano sul ventre piatto e teso e s'insinuavano sicure fra i veli leggeri a donarle piacere.
Un bacio come quello che, due anni prima, nel buio di una caverna illuminata solo dalle folgori, l'aveva fatta intensamente godere, ben conscia del desiderio che aveva percepito in lui, doloroso e travolgente, eppure caparbiamente dominato, solo per potersi dedicare a lei, al suo piacere, esattamente come stava facendo anche in quel momento.
- Mi hai fatto impazzire, quella notte, di desiderio e di piacere, solo con i tuoi baci e le tue carezze, - sospirò piano, - proprio come stai facendo anche ora.
Crystal gemette tra le braccia del mago, mentre il suo corpo fremeva di piacere:
- Quella notte non ho avuto il coraggio di dirtelo: era solo nei miei pensieri, un piccolo amore che stava nascendo, timoroso e fragile, eppure forte e intenso, incrollabile, amore mio, e solo per te, tutto per te, sempre!20– sussurrò a fatica, gli ultimi rivoli di piacere a inumidire le dita del mago, - Ma oggi te lo dico, mille volte e più: ti amo, Severus, ti amo infinitamente!
- Ed io ti desidero, Crystal, follemente, come sempre ti ho desiderato in questi due anni, deliziato d'impazzire di desiderio per te, sempre negandolo e rinviandolo, sapendo quanto questo ti eccitava, ma solo cercando il tuo amore, vero e profondo! – sospirò il mago, ancora mordendosi le labbra, ma incapace di controllare oltre la sua magia che, in un soffio incantato, aveva infine fatto svanire sotto le sue dita l'impalpabile e virgineo abito di Crystal.
La maga rabbrividì, ma non per il freddo: la causa era indubbiamente lo sguardo infuocato che Severus aveva rivolto al suo corpo ormai senza veli.
- Non so perché, ma alla fine io finisco sempre nuda tra le tue braccia, - rimarcò Crystal, - con te ancora impeccabilmente abbigliato!
Severus sorrise, deliziosamente malizioso, mentre la sua mano le carezzava lieve il fianco avvolgendola con cura nel suo mantello per poi sollevarla tra le braccia mentre si smaterializzava portandola con sé.
In un istante furono davanti alla piccola casa nel bosco e poi dentro, il mantello abbandonato a terra e loro adagiati sul letto, come se non si fossero mai mossi di lì.
- E' così che ti piace, mi pare. – sussurrò soave Severus, come se fossero ancora nella grotta. – Sei tu che esigi di slacciare questi bottoncini… - e li indicò sfiorandoli languidamente con la punta delle dita.
Crystal chiuse gli occhi per un breve istante e deglutì: Severus sapeva bene come farla intensamente eccitare e poi si divertiva a farla impazzire dalla voglia, offrendosi e negandosi al tempo stesso.
- E sotto, oltre quella sensuale barriera, cosa troverò?
Gli occhi del mago brillarono, cristalli neri nella notte, illuminati dall'incantata luce della bacchetta negligentemente appoggiata a terra:
- La tua camicia preferita, amore mio, – rispose sensuale, - quella con i lacci - sussurrò sulle sue labbra trepidanti, - già allentati… solo per il piacere dei tuoi splendidi occhi…
Ma Crystal, invece, li chiuse per assaporare fino in fondo il bacio di Severus e pregustò il delizioso piacere che avrebbe provato quando le sue dita avrebbero infine sfiorato il suo petto, la sua pelle fremente, i piccoli capezzoli già irrigiditi dall'eccitazione.
Appoggiò il viso sul suo petto, deponendo un bacio lieve sui bottoncini, poi sollevò lo sguardo sul mago, sul cristallo nero dei suoi splendidi occhi che rifulgeva d'amore e di desiderio e sussurrò:
- Ti amo, Severus! – mentre le sue dita si accingevano a compiere il loro lungo e piacevolissimo compito e il mago si abbandonava finalmente tra le sue braccia, in attesa di quei languidi tocchi leggeri che sapevano ogni volta farlo sempre più impazzire di desiderio.
Adorava sentire le piccole dita che accarezzavano i bottoni e, lentamente, troppo lentamente, li sfilavano, uno a uno, dalle loro asole. Un bacio per ogni bottone, una carezza per ogni asola, un sorriso per ogni passo in più verso l'abbattimento di quella sensuale barriera che progressivamente cedeva.
Durante quell'estenuante attesa il mago avrebbe voluto stringere a sé la sua Crystal, con maschio possesso, baciarla con ardente passione e strapparsi di dosso quella casacca che gli impediva di sentire la propria pelle contro la sua, morbida e calda da fargli perdere ogni residuo controllo.
Ma era Crystal che, in quei momenti, dettava i tempi del suo piacere e lui non poteva fare altro che attendere, profondi brividi a corrergli sulla pelle, le braccia abbandonate inerti lungo i fianchi, i pugni serrati per resistere all'impulso di stringerla a sé e godere del tepore del suo corpo e dell'intima vicinanza.
Si mordeva le labbra, mentre le mani della maga progressivamente scendevano lente sul suo petto, verso il ventre teso, ma permetteva che piccoli gemiti di piacere ne uscissero, perché sapeva bene quanto Crystal li trovasse eccitanti.
Poi, era sempre più difficile resistere, mentre la maga insinuava le dita fra i lacci già allentati della candida camicia di seta: la sua pelle pallida fremeva sotto quelle sensuali carezze, attendendo le labbra, umide e calde che, dall'ombelico, risalivano lente fino al capezzolo, a morderlo, a succhiarlo, a tormentarlo piano con i denti.
All'improvviso, tutti i suoi abiti svanirono nell'incanto che la maga così bene aveva appreso da lui, liberando la sua prorompente erezione: non resistette più e l'attirò con decisone a sé. Il bruciante contatto dei seni sodi contro il proprio petto sferzò il suo desiderio, mentre la mano di Crystal scendeva veloce lungo il ventre e un nuovo, delizioso e intenso tormento cominciava, la piccola e scaltra mano a regalargli un piacere crescente che poi, crudele, all'improvviso gli negava cessando ogni movimento.
Poi, erano le sue labbra a inondarlo di nuovi brividi di piacere, mentre dal petto risalivano alla sensibile pelle del collo, per baciarlo, leccarlo, succhiarlo, perfino morderlo e la mano, deliziosamente perfida, di nuovo riprendeva a muoversi, veloce, strappandogli gemiti inconsulti mentre si abbandonava a lei, alle sue eccitanti carezze, alla bocca che si sostituiva alla mano, calda, umida e avvolgente, a innalzare bruscamente la soglia del suo piacere.
Severus sussultava e gemeva, gli occhi chiusi, una mano a stringere le lenzuola, cercando di mantenere il controllo del proprio corpo, mentre con l'altra le accarezzava i seni, i fianchi, i glutei e le cosce, e le dita s'infilavano infine, delicate ma decise, nel prezioso scrigno del piacere della sua adorata Crystal.
Ma quella notte, proprio come la loro prima notte nella grotta, voleva amarla con infinita dolcezza, con estatico languore, con delicata passione.
Si sottrasse ai suoi intimi baci e la fece adagiare sul letto, poi si chinò su di lei, labbra di fuoco a raccontarle il suo amore con roventi sussurri che le sfioravano la pelle, ardenti baci che la facevano rabbrividire e languide e intime carezze a lenire i suoi desideri.
Si distese al suo fianco e, molto lentamente, penetrò in lei, cominciando ad amarla con tanta tenera dolcezza, spinte lente ma molto profonde e intense, mentre la stringeva forte a sé e ancora le sussurrava il suo amore. In quella posizione poteva facilmente abbracciarla, carezzarla e baciarla, sollevato su un gomito, il braccio infilato sotto di lei per sostenerla, e certo non intendeva lesinarle nulla.
Avevano fatto l'amore solo poche ore prima, così fu più facile resistere al suo istinto, e continuò ad amarla dolcemente, a lungo, sussurrandole mille volte il suo amore, ripetendo il suo nome e riempiendola di carezze e baci, dolci e appassionati, intensi e delicati, sempre più pieni di desiderio, mentre Crystal godeva tra le sue braccia, pienamente appagata, ancora e ancora, e lui sorrideva, ebbro di felicità, gli occhi neri pieni di luce nel buio della notte, la luna ormai tramontata e la bacchetta infine spenta, abbandonata a terra.
Ancora la strinse a sé, spingendo a fondo nel corpo lei, ripetutamente ma con estenuante lentezza, profondamente in lei e poi quasi fuori, languore estenuante e poi passione ardente, in nuovi affondi, potenti e veloci, le mani a stringerle i fianchi guidando il suo bacino contro il proprio, in un crescendo di desiderio che voleva infine piena soddisfazione.
Ancora Crystal raggiunse l'intenso piacere dell'orgasmo, questa volta insieme al mago, in un lungo fremito condiviso, carne, cuore e mente uniti dal loro amore, le sue braccia che la stringevano, le mani ancora ad accarezzarla e le labbra perse in un bacio infinito.
Tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte:
il primo per vederti tutto il viso,
il secondo per vederti gli occhi,
l'ultimo per vedere la tua bocca.
E tutto il buio per ricordarmi queste cose
mentre ti stringo tra le braccia.21
1 Guillome Apollinaire – Dalla raccolta "Poesie a Lou", tratto da: XLIII – Fantasticheria.
2 Earendil
3 Edmond Rostand - Tratto da "Cirano de Bergerac", Secondo Atto, Scena VIII.
4 Earendil
5 Questi metodi per aggirare l'efficacia del Veritaserum sono stati spiegati da JKR nel suo sito ufficiale, dove l'autrice ha concluso: "Poiché alcuni maghi possono impedirne l'efficacia e altri non ne sono capaci, sarebbe uno strumento inaffidabile e non equo in un processo."
6 Questo vuole essere un omaggio alla mia adorata Niky, la cui irreprensibile logica ha sviluppato la splendida tesi della dantesca "pena del contrappasso", che ora Piton illustrerà. La spiegazione che segue è tratta, quasi parola per parola, dalla deduzione 162 di Niky al processo di Piton (Accusa 2: Piton è ancora un Mangiamorte?).
7 Vedi "Forza e resistenza del cristallo", capitolo 3 – L'inizio della fine.
8 Garcia Lorca, dalla Raccolta "Divan del Tamarit", tratta da Caside: VI – Casida della mano impossibile.
9 Vedi sempre "Forza e resistenza del cristallo", capitolo 5 – La fine di ogni speranza.
10 Earendil
11 Vedi "Luci e ombre del cristallo": Capitolo 2 – Sorpresa imprevista.
12 La frase incisa è di Ale85LeoSign che l'ha utilizzando commentando la precedente storia "Forza e resistenza del cristallo" e che mi ha gentilmente permesso di utilizzarla.
13 Earendil
14 Salvatore Quasimodo. Dalla raccolta "Ed è subito sera – Oboe sommerso", tratta da "Fresche di fiumi in sonno".
15 Pablo Neruda – Tratto dalla raccolta "Los versos del capitan": Il ramo rubato.
16 Il pezzo che segue ripercorre, nei ricordi di Crystal e Severus, quanto è avvenuto nel Cap. 14 – Rabbia e speranze di "Luci e ombre del Cristallo"
17 Da questo punto in avanti, Crystal e Severus ripercorrono quanto è accaduto nel cap. 15 – Estasi d'amore di "Luci e ombre del Cristallo".
18 Earendil
19 Vero che basta il corsivo su quel "sempre" per rendere chiaro il mio pensiero, dannata JKR?
20 Non è necessario aggiungere nulla, vero JKR?
21 Jacques Prevèrt – Dalla raccolta "Paroles": Paris at nigth.
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