"Che cosa significa addomesticare?"
"È una cosa da tempo dimenticata.
Vuol dire creare dei legami."
(Il Piccolo principe, Antoine de Saint-Exupéry)
Addomesticami
Quando riapro gli occhi sono distesa sul pavimento della stanza rossa al piano terra.
Per poco non mi metto a urlare quando un uomo con una parrucca dai lunghi capelli rossi si china su di me, fermandosi a pochi centimetri dal mio viso.
«Stai bene? Ci hai fatto prendere un bello spavento, dolcezza» dice in tono gentile.
Annuisco, anche se sono ancora un po' intontita. «Cosa è successo?»
«Te lo dico io cosa è successo: tu es un idiot!» Riconosco subito la ragazza in piedi accanto a me, con le mani sui fianchi e l'espressione furibonda.
«Rebekah, non è il momento giusto, adesso.» Riconosco anche quella voce bassa e profonda e in un attimo mi metto a sedere, scorgendo la sua figura elegante ad appena un metro da me.
Rebekah si zittisce, anche se continua a guardarmi in cagnesco.
«Mi dispiace» mormoro imbarazzata.
Damon si avvicina e mi tende una mano. «Ce la fai ad alzarti?» Non ha la solita espressione glaciale. Potrei persino dire che sembra preoccupato.
Nell'istante in cui le nostre dita si toccano mi tornano in mente le sue parole un attimo prima di perdere i sensi: "Lei è mia".
Mi metto in piedi e lui resta vicinissimo a me, senza lasciare la mia mano, come se temesse che possa di nuovo finire a terra da un momento all'altro.
«Sto bene» dico, provando a divincolarmi dalla sua presa. Il suo tocco mi mette a disagio.
In tutta risposta, lui sposta la mano attorno al mio polso, trascinandomi verso l'uscita.
«Ti ringrazio, Finn» fa in direzione dell'altro uomo, senza nemmeno voltarsi.
In un attimo siamo fuori. Faccio fatica a stargli dietro, traballando sui tacchi alti.
Dopo un paio di isolati ho già il fiatone. «Aspetta» ansimo, ma lui continua a camminare senza nemmeno voltarsi.
«Ho detto aspetta!» sbotto, strattonando il braccio e fermandomi di colpo in mezzo alla strada.
Quando si volta, ogni traccia della preoccupazione che mi pare di aver scorto qualche minuto fa è scomparsa. I suoi occhi freddi come il ghiaccio si fissano nei miei e mi sento d'improvviso così piccola e debole che abbasso lo sguardo.
«Cosa diavolo ti passa per la testa? Hai idea di quello che poteva succedere lì dentro?» È fuori di sé.
Rebekah si mette tra di noi. «Lascia perdere. Torniamo a casa» sussurra con un filo di voce.
Damon resta in silenzio, tentando di riprendere il controllo. Senza aggiungere altro, riprende a camminare verso la novantaseiesima. Io li seguo a qualche passo di distanza.
Troviamo un taxi libero quasi subito e sono felice di rintanarmi al caldo dell'automobile.
Damon ha preso posto davanti, Rebekah è seduta con me sul sedile posteriore. L'unico rumore nel veicolo è quello dei piccoli schermi sul lato posteriore dei poggiatesta che mandano a ripetizione alcuni spot pubblicitari.
Mi volto cercando lo sguardo della ragazza accanto a me, ma ricevo solo un'occhiata contrita.
Quando il taxi si ferma fuori dall'hotel, Damon si volta verso Rebekah.
«Sali in camera. Ti raggiungo tra qualche minuto.»
La vedo esitare per un istante, poi esce dall'auto sparendo oltre le porte girevoli dell'albergo.
«Dove abiti?» aggiunge verso di me.
Mormoro l'indirizzo del mio appartamento e il tassista riparte.
Il viaggio verso casa mi pare interminabile e, quando intravedo la piccola palazzina gialla in lontananza, tiro un sospiro di sollievo.
«Ti ringrazio» dico in fretta, aprendo lo sportello con la speranza di rientrare in casa il più presto possibile, ma lui ordina al tassista di aspettare e mi segue sul marciapiede.
«Come hai fatto ad entrare?» mi chiede fermandosi alle mie spalle, mentre cerco le chiavi nella borsetta.
Non posso mentire. Mi volto e con un gesto della mano indico la tasca della sua giacca. «Il tuo telefono» confesso.
Scuote la testa con disapprovazione, anche se per un attimo ho l'impressione che le sue labbra si siano curvate in un sorrisetto divertito.
«Quando eravamo lì dentro, hai detto che ero tua.» Non so nemmeno come ho trovato il coraggio di pronunciare quelle parole. Forse tutte le emozioni intense di questa sera mi hanno resa più audace.
Damon inclina la testa di lato, inarcando appena le sopracciglia. «L'ho detto per salvarti il culo, ragazzina.»
«Be'...» Mi stringo nelle spalle, facendo appello a tutte le mie forze per continuare. «E se io volessi davvero diventare tua?» La voce mi trema appena.
Damon spalanca gli occhi. Stavolta vedo chiaramente il sorriso che si apre sul suo volto. Poi scoppia a ridere, lasciandomi interdetta.
«Tu non sai di cosa parli.»
Mi gira le spalle e si avvia verso il taxi, ma io gli vado dietro afferrandogli un braccio.
«So bene di cosa parlo, invece.» La mia voce è ferma e quando lui si volta di nuovo verso di me, reggo il suo sguardo beffardo. «Voglio diventare come le ragazze che ho visto in quel posto. Sono anni che ho perso interesse per qualunque cosa, che mi trascino tra casa e lavoro sentendomi tremendamente vuota. Ma stasera, tra quella gente, mi sono sentita di nuovo viva.» Sono stupita dalle mie stesse parole. «Io voglio far parte del tuo mondo.»
«E cosa ti fa pensare che io voglia che tu faccia parte del mio?»
Quelle parole mi fanno l'effetto di uno schiaffo in pieno viso. Sollevo la testa tentando di darmi un contegno. «Perché a New York ci sono decine di locali come quello di stasera, ma voi avete deciso di nascondervi in un quartiere dimenticato da Dio, protetto da password e con buttafuori alle porte» sbotto, sentendomi furiosa e umiliata dalla sua reazione. «Volevate nascondervi, ma io so chi sei e ora so anche dove passi le notti. E sono certa che tu non voglia che si sappia in giro.»
Il sorriso sparisce di colpo dal suo viso e lo sguardo rabbioso che mi rivolge mi costringe a indietreggiare di qualche passo, finché non mi ritrovo con la schiena contro la porta del mio appartamento.
«Credi che non abbia il potere di metterti a tacere in un attimo? Pensi che sia così stupido da mettere in pericolo Rebekah senza tutelarmi dalle persone come te? Se davvero ti interessa entrare in questo mondo, va' in casa e rispondi a qualche annuncio su internet. Non vedo perché debba essere io ad aiutarti.»
Mi sento così stupido. Di certo non voglio ricattarlo né mettermi contro di lui, ma non voglio nemmeno che se ne vada. «Mi dispiace» mormoro. «La verità è che, dopo stasera, sono terrorizzata all'idea di quello che potrebbe accadere. Tu mi hai aiutata, e proteggi Rebekah. Tu non mi faresti del male» confesso tutto d'un fiato.
«Ti sbagli» risponde. «Se tu fossi davvero mia, stasera ti farei davvero male.»
Resto paralizzata dal tono della sua voce. È tornato calmo e autoritario, e i suoi occhi di ghiaccio mi tolgono il fiato.
Io lo voglio. Desidero che quest'uomo mi porti con sé e mi faccia qualunque cosa voglia farmi. «Allora permettimi di essere tua.» Chino la testa, come ho visto fare a Rebekah in sua presenza. «Ti prego.»
Resta in silenzio per un istante e, anche se non posso vederlo, so che mi sta fissando.
«Domani pomeriggio, alle quattro, nella mia stanza. Avrai un piccolo assaggio di quello che significa appartenere a qualcuno. Se non scapperai terrorizzata, ne possiamo riparlare.» Si allontana verso il taxi, e stavolta lo lascio andare.
«Buonanotte, ragazzina» mormora, fermandosi un istante prima di infilarsi nell'auto.
«Mi chiamo Elena.»
Un sorriso accattivante si disegna sulle sue labbra. «Lo so.»
Mentre il tassista riparte, rientro in casa, poggiandomi con la schiena contro la porta e fermandomi a riprendere fiato.
Non so cosa mi aspetterà domani, ma non sono mai stata così eccitata in vita mia come stasera.
Mentre mi spoglio per mettermi a letto, ripenso al suo volto, ai suoi occhi, alla sua mano nella mia e a quelle parole che mi hanno convinta che questo era davvero quello che volevo.
Lei è mia.
«Damon» mormoro tra me e me. Un nome appropriato per colui che sta per mostrarmi l'inferno.
Alle tre e cinquantotto di lunedì pomeriggio sono nell'ascensore del Tiffany Hotel, con il cuore che batte a mille e la folle paura mista a desiderio per quello che mi aspetta oltre la 3501.
Le scarpe basse non fanno rumore sulla morbida moquette del corridoio e, quando arrivo alla porta, mi fermo un attimo a prendere un profondo respiro.
Non faccio in tempo a bussare che il viso di Rebekah mi appare oltre la soglia. «Arriva sempre un paio di minuti prima, a lui non piace aspettare nemmeno un secondo.»
Lascia la porta aperta ed io la seguo all'interno. «Ciao anche a te. Dov'è Damon?»
Si volta a lanciarmi un'occhiata scocciata. «Aveva di meglio da fare che occuparsi di una piccola, curiosa ragazzina che vuole divertirsi a fare giochi da grandi.»
Mi sforzo di non risponderle a tono. A quanto pare ce l'ha ancora con me per la storia di ieri sera. Do un'occhiata alla suite, mentre Rebekah si sposta verso il mobile bar al centro della stanza. L'arredamento è moderno, tutto sui toni del bianco e del nero. Una delle pareti è attraversata da un'enorme porta a vetri che dà su un terrazzino privato da cui si gode del panorama mozzafiato di Manhattan.
C'è un tavolo di cristallo accanto al bar, ricoperto da scatole di cartone di forme e dimensioni diverse.
«Cosa prendi?» mi chiede, versandosi un Martini.
Spalanco gli occhi. «Sono le quattro del pomeriggio!»
Rebekah, mi porge il suo bicchiere e ne riempie subito un secondo. «Butta giù, Elena. Credimi, ne avrai bisogno.»
Faccio come dice e strizzo forte gli occhi quando il liquore mi scivola giù per la gola. «Adesso vuoi dirmi cosa ci facciamo qui?»
Rebekah svuota il suo bicchiere, poi mi strizza l'occhio con espressione divertita. «Mistress Rebekah al tuo servizio, ma cher» esclama.
Poggio il bicchiere sul mobile bar e la osservo perplessa. «Pensavo tu fossi una slave.»
«Be', Elena, smetti di pensare, siediti sul divano e fai silenzio. Inizia la prima lezione.»
Angolino Kinky: Stavolta ho fatto proprio presto! In realtà avrei un'altra long da completare ma perché mettere da parte l'ispirazione quando, per una volta, è così magnanima? ^_^
In compenso credo che dopo questo capitolo mi prenderò un po' di tempo prima di proseguire.
Do il benvenuto alle nuove arrivate: Misiamis, Simiale72, Giovi_Gilbert_Salvatore. Grazie mille per le vostre recensioni!
E ringrazio le mie dolci lettrici: Setsy, Mad_Dary, Beagle26, LEGAN e miatersicore23, accompagnatrici perverse in questo viaggio all'inferno.
Kisses
