«Lasciarmi? Ma... Perchè?».
Yamcha era scioccato.
Come poteva Bulma lasciarlo di punto in bianco, senza preavviso?
«Perchè... Perchè sei troppo immaturo, Yamcha. Ti piace troppo "cacciare nuove prede". Ogni volta che usciamo non fai che mangiarti con gli occhi le altre ragazze. E questo non mi piace. Ecco tutto» replicò Bulma, frettolosamente.
Non era proprio una bugia.
Solo una mezza verità.
Era meglio che Yamcha non venisse a sapere del nuovo sentimento che lei si era scoperta a provare per Vegeta.
«Ma... Avanti! Non puoi lasciarmi per una sciocchezza simile!»
«Ecco, vedi? Tu reputi questa cosa una sciocchezza! Per me invece è una faccenda molto seria. No, Yamcha. Noi non ci capiamo; siamo troppo diversi. Mi spiace. Davvero».
Bulma si voltò e salì sulla sua auto, senza dargli il tempo di replicare.
«Mi spiace, Yamcha. Ma non può davvero funzionare tra noi due» disse, prima di allontanarsi.
[*]
Non vedeva l'ora di dire a Vegeta che aveva lasciato Yamcha.
Sicuramente gli avrebbe fatto piacere.
Doveva essere così.
In fondo, non era stato lui ad aver minacciato il suo ormai ex - fidanzato, solo perchè la trattava in un modo indegno?
Corse alla GR e bussò insistente al portone di metallo finchè quello non si aprì, rivelando un Vegeta scocciato.
«Che vuoi?» chiese questi.
«Ho lasciato Yamcha» rispose lei, sorridendo.
Vegeta la guardò impassibile.
«E allora?».
Il sorriso morì sulle labbra di Bulma.
«Come... Come "E allora?". Io credevo... Pensavo...».
Poteva essersi sbagliata in quel modo?
Aveva davvero lasciato Yamcha inutilmente?
«Cosa credevi?» domandò Vegeta, senza comunque mostrare alcun segno di curiosità.
«Io... Niente» pigolò alla fine Bulma.
«Allora vattene e lasciami finire gli allenamenti. Non farmi mai più perdere tempo con le tue stupidaggini, chiaro?»
«Sì... Chiaro».
Vegeta richiuse il portellone, lasciandola sola sul prato con i suoi pensieri e i suoi dubbi.
La donna non poteva saperlo, ma in quell'esatto momento - mentre lei si tormentava, chiedendosi se avesse fatto la scelta giusta - Vegeta, all'interno della GR, si allenava con il sorriso sulle labbra.
[*]
Bulma si avviò verso la propria casa.
Che stupida.
Aveva davvero sbagliato nel giudicare Vegeta?
Che fine aveva fatto il suo istinto femminile?
Possibile che avesse interpretato male le parole e i gesti del Saiyan?
«Io ti ho capita, sai?».
Per la seconda volta nel giro di pochi giorni, Bulma sussultò terrorizzata.
Yamcha.
«Di che stai parlando, Yamcha? Cosa c'è da capire?» chiese, confusa.
«Quello che mi hai detto prima. I motivi per cui mi vuoi lasciare. Tutte balle. Lo fai per lui; per quel Vegeta» sbottò Yamcha, raggiungendola.
«Sei impazzito per caso? I motivi per cui ho preso questa decisione te li ho già espressi. O pensi forse di conoscerli meglio di me?»
«E tu pensi che io ti creda?».
Bulma aveva il cuore a mille.
«Sei libero di credermi o meno. Questi non sono affari miei» replicò, pronta ad entrare in casa.
Yamcha le bloccò il passaggio.
«Fammi entrare» disse Bulma, seria.
«Non prima che tu mi abbia detto la verità» replicò il guerriero.
«Ho già detto tutto quello che avevo da dirti. Ora lasciami entrare in casa mia» ripeté la donna.
«No».
Bulma sospirò.
«Yamcha, fammi passare, o giuro che mi metto ad urlare».
«Credi che a lui interessi qualcosa di te? Pensi che ti amerà e ti starà accanto come farei io? Per lui non sei che un giocattolo, da usare e poi buttare quando non si divertirà più» sibilò l'uomo, furente.
«Tu non lo conosci...».
Yamcha sogghignò.
«Tu sì? Credi davvero che basti il poco tempo che avete passato insieme qui, a casa tua, per conoscere davvero un folle assassino?»
«Non chiamarlo così!» esclamò Bulma, decisa.
«E' quello che è! Come dovrei chiamarlo? "Alieno diversamente sano di mente con la passione per l'omicidio"?!».
«Avresti fatto le stesse cose che ha fatto lui, se fossi stato al suo posto!»
«Non è vero, e lo sai».
«No, non lo so! Non so mai cosa pensare di te. Una volta sei una persona, poi vedi un'altra ragazza e ne diventi una completamente diversa. Almeno Vegeta è sempre lo stesso. Sarà scorbutico, sarà minaccioso, silenzioso o inquietante, ma lo è sempre. E' per questo che io lo amo!».
L'aveva ammesso.
Un tremendo silenzio cadde tra i due.
«Lo sapevo. Sapevo che era colpa sua...» sibilò Yamcha.
Si passò una mano tra i capelli.
Poi fece uno scatto, e Bulma serrò gli occhi, pronta a ricevere lo schiaffo.
Vi un veloce spostamento d'aria e Bulma provò la chiara sensazione - anche se aveva ancora gli occhi ben chiusi - di essere al sicuro.
Si azzardò ad aprire un occhio.
Vegeta era davanti a lei, e tratteneva il polso di Yamcha.
«Credevo di averti detto che non sei il benvenuto, qui» disse il Saiyan, fermo.
«Levati dai piedi! Questa non è una faccenda che ti riguarda» replicò Yamcha, liberando il braccio dalla morsa del guerriero.
«Credo proprio che la faccenda mi riguardi eccome».
Bulma avvampò.
Aveva sentito la discussione?
E se sì, fino a che punto?
«Vattene» sibilò Vegeta, fissando Yamcha con uno sguardo d'acciaio.
Quest'ultimo arretrò cauto.
Non c'era davvero da scherzare con quello scimmione.
Gettò un'ultima occhiata ai due, e poi spiccò il volo, lasciando quel luogo.
