Willow sorseggia il suo caffè, dopo la scorpacciata di pan-cake con sciroppo d'acero. Si sente euforica, e anche in colpa per questa sensazione.
Spike era taciturno all'inizio, ma si è fatto contagiare, e anche lui è contento di stare lì. Con Buffy non ha mai fatto cose del genere. Con nessuna ragazza ha mai fatto cose del genere, per la verità. E la compagnia di Willow, quella mattina, seduti ad un tavolo un po' in ombra, nel locale affollato, gli fa davvero bene. Soprattutto, fa bene alla sua neoacquisita anima.
Parlano del più e del meno, scoprendo un sacco di interessi comuni. In effetti Spike si accorge con un certo sgomento che Willow è proprio il genere di ragazza che avrebbe potuto far felice William. Non è più tanto sicuro che con un'altra sarebbe stata la stessa cosa. Questo pensiero un po' lo spaventa. Però un po' anche lo rasserena.
Willow continua a palare, le sembra di non essere stata mai più loquace in tutta la sua vita. Il discorso le cade su Tara, e per la prima volta, da quando è morta, riesce a pensare a lei senza soffrire troppo. Ricorda tutte le cose belle, tutto quello che amava in lei, come la faceva sentire. Ha rotto l'argine, e non riesce più a smettere di parlare di lei. Spike sorride, annuisce: «Anch'io ho sempre pensato che Tara fosse una persona meravigliosa. Sei stata fortunata ad incontrarla, e a innamorarti di lei» e così dicendo le prende la mano che Willow teneva appoggiata sul tavolo, ed incrocia le dita con le sue, sorridendo. La ragazza rimane un po' colpita dal gesto, ma non lo allontana.
«Tu, invece?»
«Io sono stato piuttosto sfortunato. Da vivo mi sono innamorato di una donna che mi riteneva troppo inferiore anche solo per farle la corte. Poi c'è stata Drusilla. Non credo di aver bisogno di commentare. E poi c'è stata Buffy...»
«C'è stata? Oppure c'è ancora?»
«Entrambe. Bè, direi che sia il caso di essere del tutto sinceri: io amo ancora Buffy, disperatamente. Ma ormai mi sono messo l'anima in pace, nel vero senso della parola.»
«Davvero?» Willow è incredula.
«Sì, te l'assicuro. Vedi, io so di aver sbagliato, e di meritare quello che sto passando. Però ora che sono lucido, e c'ho riflettuto, penso che un po' lo stavo già scontando, anche senza anima. E nessuno l'ha apprezzato, avete continuato tutti a trattarmi di merda. Soprattutto Buffy. Se non fosse stata così crudele con me, io... non avrei mai cercato di farle del male. Con questo non voglio assolutamente giustificarmi, ma...», non riesce a trovare le parole adatte per spiegarsi. Sospira, guarda Willow negli occhi, e quello che vi legge lo spinge a continuare: «Quello che voglio dire è che evidentemente mi sbagliavo: un'anima non cambierà le cose. Quando ero completamente fuori di me, e volevo uccidermi abbracciando quella croce, lei se n'è andata. E le avevo appena detto di avere un'anima. E allora ho capito: non le importerà mai di me. Non mi amerà mai, nemmeno ora che per lei mi sono fatto ridare l'anima. Per cui ho deciso di smetterla di illudermi. Tanto, soffrirei comunque.»
L'ultima frase l'ha detta sorridendo, ma con la voce un po' incrinata. Willow gli stringe un po' più forte la mano, e sorride anche lei: «Ok, come hai detto tu, siamo sinceri. Io amo Tara. E non credo che la dimenticherò mai. Anche perché non voglio dimenticarla. Ma lei è morta. E io ho ucciso il suo assassino. Non credo ci sia più niente che posso fare, a parte cercare di stare meglio. E con te, pare che mi riesca piuttosto bene.»
«Anche io sono stato bene. Se devo essere sincero, ho sempre avuto un debole per te, dalla prima volta che ti ho vista, quella sera al Bronze. Sarà per questo che ti ho rapita quando ero disperato per via di Dru. E anche quando volevo vampirizzarti... non che sia una cosa di cui mi vanto, naturalmente, anzi, sono davvero felice che mi abbiano messo quel chip appena in tempo.»
«Io invece ti ho odiato fin dal primo momento», dice Willow, sempre sorridendo.
«Bè, non posso certo biasimarti...»
«E avevo anche paura di te. Molta. Ma mi hai fatto tanta pena quando piangevi per Drusilla, e sei stato tanto carino a consolarmi quando pensavo che se non potevi mordermi era per colpa mia...»
Spike ride: «Già, visti dall'esterno, dovevamo essere proprio comici!»
Ridono entrambi, poi, tornata seria, Willow continua: «E poi, ho visto come sei cambiato, in questi ultimi due anni. L'estate che Buffy non c'era, non so come avremmo fatto, senza di te. E, hai ragione, nessuno ti ha ringraziato. Mi dispiace. Poi l'altra sera, quando ti ho visto così disperato... mi hai ricordato me. Ho capito che soffrivi per il mio stesso dolore, solo... molto più grande. Penso sia per questo che ti ho baciato. Perché in quel momento sentivo che eravamo così uguali, così uniti...» Willow non arrossisce più al ricordo del bacio, e lo guarda dritto negli occhi: «Forse mi sbagliavo. Forse non era proprio "niente", visto quello che è successo stanotte.»
«Sì, lo credo anch'io.»
Rimangono per un po' a fissarsi in silenzio. Spike con il pollice le accarezza il dorso della mano.
«Non so chi una volta ha detto che due infelicità, sommate, possono fare una felicità. Io penso che è questo che ci sta succedendo. Avevamo bisogno entrambi di qualcuno che potesse capirci, e consolarci. Io credo che... se stare insieme ci fa stare così bene... e non parlo solo del sesso, ma anche di come mi sento in questo momento... Insomma, se stiamo bene, forse dovremmo continuare a stare insieme. Che ne dici?»
«Io penso… a cosa diranno Buffy e Xander… e penso che per me è importante. Sono i miei migliori amici, e ci tengo a loro. Ma non possono decidere della mia vita. Se mi vogliono bene, capiranno.»
Spike sorride felice. Temeva che gli proponesse un'altra relazione clandestina, e lui non ne può più di nascondersi. Si sporge sul tavolo e la bacia dolcemente sulle labbra. Poi le chiede: «Che progetti hai per l'immediato futuro?»
«Non lo so, non ho ancora deciso.»
«Ti andrebbe di andare a Los Angeles con me?»
«A Los Angeles?»
«Sì. Avrei bisogno di... chiarimenti, diciamo così, da qualcuno che di anima e senso di colpa, ne sa parecchio.»
«Hai intenzione di andare da Angel? Credevo che lo odiassi!»
«Sì, ma da quando ho l'anima non riesco ad odiare più nessuno. Tutta colpa del vecchio William, era troppo buono!»
«Va bene, d'accordo. Quando partiamo?»
«Stasera, se per te va bene. Se è troppo presto, però, anche...»
«Stasera va benissimo. Tanto non ho ancora del tutto disfatto le valigie. Devo solo sbrigare un paio di cose, e ho qualcuno da salutare.»
«Ah, sì, in effetti anch'io devo parlare con qualcuno. Anzi, dovresti farmi un favore..»