Notti di Sangue


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Capitolo 6: Luna Piena

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Lavi fissò l'amico con un misto fra rassegnazione e timore; sì era un licantropo, o lupo mannaro, come li chiamavano quelli che si divertivano a cacciarli. Annuì e subito dopo chinò la testa, quasi si sentisse mortificato nel dover ammettere la sua condizione. Yuu tuttavia non appariva particolarmente colpito ciò che era. Chissà, magari la familiarità con le arti magiche rendeva la sua mente più aperta e lo immunizzava dall'isteria della superstizione.

- Adesso avrai paura di avvicinarti a me? - chiese, gettandosi fra le braccia del giovane e affondando il viso contro il petto di lui.

Kanda s'irrigidì all'istante; non era abituato al contatto fisico, non di quel genere per lo meno. Nessuno a parte sua madre gli aveva mai dimostrato quel tipo di affetto e certo né i vari tutori né la guardia del corpo personale che gli era stata assegnata si sognavano di fare nulla di simile.

L'unico che ci provava era, di fatto, suo padre, il Re; e lui lo respingeva ogni volta, perché trovava tutto ciò terribilmente fasullo. Esitante, circondò la schiena di Lavi, ricambiandone l'abbraccio, e il giovane sollevò il viso a guardarlo, sorpreso dalla sua reazione.

- Siamo... - si schiarì la voce prima di continuare - amici, ricordi? - Lavi annuì, sorridendo. - Non intendo abbandonarti al tuo destino, se è questo che credi. Dimmi piuttosto com'è successo... ma prima, dovresti... - Kanda fece una pausa imbarazzata, indicando la nudità dell'altro. - Vestirti.

Lavi avvampò dalla vergogna e si liberò lentamente dall'abbraccio, facendo segno a Kanda di sedersi al tavolo della cucina mentre lui andava a prendere degli abiti puliti. Notò quelli che indossava la sera precedente gettati in terra vicino al suo letto, a brandelli. Evidentemente se li era strappati di dosso durante la trasformazione...

Che spettacolo orribile doveva essere stato per Yuu, si rammaricò, allacciandosi i pantaloni e indossando poi una casacca a maniche lunghe, di un bel verde smeraldo che s'intonava con quello dei suoi occhi.

Quando ricomparve nell'altra stanza, Kanda era in piedi vicino alla finestra intento a scrutare fuori, nascosto dietro gli scuri socchiusi. Lo avvicinò in silenzio, aspettando che si voltasse verso di lui per riprendere la conversazione riguardante il suo 'problema notturno'.

Sentendolo arrivare, il giovane lasciò la postazione, tornando verso il tavolo; gli rivolse uno sguardo carico di aspettativa, tuttavia non disse una parola, sedendosi davanti a lui. Lavi non lo imitò, iniziò invece ad armeggiare con le stoviglie, cercando di mettere insieme qualcosa di commestibile per entrambi. Dopo aver posizionato la padella a scaldare sulla stufa, fu lui a rompere l'imbarazzante silenzio per primo.

- Mio nonno non è sicuro di come sia potuto accadere... - disse piano, evitando di guardare Kanda negli occhi. - Nella cittadina dove vivevamo prima la gente diceva che ero stato maledetto da Dio; secondo loro la mia trasformazione in mezzo lupo è la punizione per averlo offeso. - concluse con amarezza, versando il loro pasto in due piatti e porgendo all'amico una forchetta.

- Sono solo idiozie. - commentò Kanda, l'aria assolutamente seria e il tono molto vicino all'essere sprezzante.

Lavi parve sollevato di sentire che non credeva a quelle sciocchezze. Scosse la testa, l'aria profondamente preoccupata.

- Purtroppo, l'alternativa non è migliore, anzi. È probabile che io abbia bevuto inavvertitamente acqua licantropica. - continuò; l'espressione interrogativa sul viso di Kanda gli disse che non aveva idea di cosa stesse parlando. - Si dice che sia l'acqua raccolta nelle impronte lasciate da un lupo mannaro. - spiegò, sospirando. - Io però non rammento nessuna circostanza in cui posso aver fatto una stupidaggine del genere, quindi... qualcuno voleva fregarmi. Il fatto che mi trasformo solo a metà ne è la prova. Non ho completato il rituale, probabilmente grazie a mio nonno che mi ha portato subito via da quell'insulso villaggio.

Kanda sentì la rabbia montare in lui, ma si controllò per non mostrare quanto quella storia lo coinvolgesse personalmente. Odiava quelli che giocavano con la vita delle persone solo per perseguire i propri scopi e si chiedeva perché mai a qualcuno servisse un giovane e ignaro licantropo appena creato... forse un sacrificio? Scacciò quel pensiero, adesso l'unica cosa importante era trovare un rimedio. Sapeva che esistevano diverse cure per annullare la maledizione, quando la trasformazione era indotta.

- Hai detto che tuo nonno sta cercando un rimedio? - chiese, una nota di speranza nella voce.

Lavi annuì, sebbene non apparisse troppo fiducioso nella riuscita dell'impresa. Ormai erano mesi che il vecchio cercava, i suoi viaggi diventavano sempre più lunghi e gli unici risultati ottenuti si riducevano a delle misture che mitigavano la violenza della trasformazione e niente altro.

- Pare che le piante medicinali necessarie siano molto rare - rispose, prendendosi il viso fra le mani - e finora le sue ricerche sono state infruttuose.

Kanda si alzò in piedi con impeto, quasi sbattendo le mani sul tavolo tanto era preso dal proprio ragionamento interiore. Lavi sobbalzò, colto alla sprovvista dall'improvviso scatto del giovane.

- Devo assolutamente mettermi in contatto con le mie guardie! - esclamò con enfasi. - Sono certo che il mio insegnante di magia può aiutare tuo nonno, è molto esperto e potrebbe addirittura avere quelle piante!

Il viso di Lavi si accese di speranza. Poter tornare normale, che bellissima cosa sarebbe stata. La realtà dei fatti però piombò su di lui per colpirlo come un macigno e il sorriso lasciò il posto a un ghigno tetro.

- Come facciamo a trovarli se non possiamo uscire di qui? - chiese, abbattuto.

- Non possiamo farci vedere insieme, ma io da solo riuscirei a girare inosservato. - propose Kanda, l'espressione estremamente decisa.

Lavi sentì un brivido corrergli lungo la spina dorsale a quel suggerimento; già immaginava i banditi che lo assalivano appena girato il primo angolo. Allargò le braccia in un gesto piuttosto eloquente riguardo la sua opinione in merito alla definizione di 'inosservato' riferita a lui, il Principe ereditario.

- Yuu, conoscono te anche meglio di quanto possano riconoscere me, è una follia. - protestò, cercando di dissuaderlo.

Kanda non mostrò di aver compreso il pericolo che avrebbe corso, al contrario, rinnovò la sua ferma intenzione di avventurarsi per le vie del villaggio, da solo.

- Anche fosse - disse - io sono l'unico che può parlare con il comandante Markus Lärm. Con i tuoi abiti e qualche accorgimento sarò solo io a riconoscere loro, non viceversa.

Indossare i suoi vestiti poteva rivelarsi un buon travestimento, tuttavia Lavi dubitava che le fattezze di Kanda potessero essere mascherate a sufficienza. Dovette però ricredersi appena lo vide intrecciare i capelli con delle strisce di stoffa colorata, avvolgerne parte attorno alla testa e poi stringere il tutto con una lunga sciarpa di tela, fino a ottenere una specie di turbante che gli lasciava ricadere la ciocca intrecciata da un lato del collo, nascondendo tutto il resto. Si sporcò il viso con la fuliggine della stufa e indossò sopra gli abiti da popolano un corpetto di cuoio liso, sul quale assicurò con una cintura in vita un paio di pugnali. In ultimo si gettò sulle spalle uno dei mantellacci di Lavi, per nascondere la sua spada, che aveva assicurato dietro la schiena con una tracolla, l'elsa incappucciata perché non desse nell'occhio.

Sembrava proprio un giovane mercenario, così conciato, Lavi doveva dargliene atto. Forse la sua idea non era poi tanto balzana. Gli sorrise, assestandogli una pacca sulla spalla.

- Complimenti, così non ti riconoscerei nemmeno io! - rise, ricevendo in risposta un'occhiata irritata che gli fece mutare immediatamente espressione. - Yuu, stai attento, mi raccomando. - disse.

L'ulteriore preghiera di non correre rischi colpì Kanda nell'orgoglio più di quello che avrebbe creduto possibile. Era sempre andato fiero delle sue abilità di spadaccino e combattente; quelle parole gli suonavano alle orecchie come un proclama di sfiducia e la cosa lo feriva. Tuttavia non lo diede a vedere, abbozzando un debole sorriso.

- So badare a me stesso. Tornerò prima del tramonto, non temere. - promise; socchiuse la porta, sbirciando in strada, e solo quando fu sicuro che non ci fosse in giro gente sospetta si avventurò fuori.

Lavi lo guardò allontanarsi per un momento, poi richiuse l'uscio dietro di lui, sospirando. L'attesa del ritorno di Yuu l'avrebbe consumato di paura. Controllò la ferita sul petto, che dopo la trasformazione era rimasta scoperta, per valutare se fosse il caso di bendarla di nuovo. Ormai era quasi chiusa; fra le capacità che gli venivano dall'essere mezzo lupo pareva esserci anche questa sorta di guarigione accelerata. Non tutto il male veniva per nuocere, alla fine.

Si sedette sul letto, restando pensieroso per un lungo momento, poi vi si sdraiò a pelle di leone. Sarebbe stata una lunghissima attesa.

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Kanda iniziò a girare per le vie della piccola cittadina; fingeva di cercare il luogo di un appuntamento, aprendo ogni tanto un foglio che spacciava per mappa. Conosceva molto bene il villaggio, ormai erano mesi che vi si aggirava con Lavi fin dentro le stradine più nascoste, frequentando locali di dubbia fama solo per il gusto di fare qualcosa di proibito.

Sbuffò, contrariato. Di loschi figuri ce n'erano a bizzeffe, nessuno di loro però sembrava essere un mercenario, tanto meno un brigante. Se i suoi rapitori erano lì, anche loro si nascondevano molto bene. Entrò in uno dei locali che lui e Lavi prediligevano, una graziosa taverna sempre gremita, fra gente che beveva, mangiava, e avventori di passaggio. Sedette a uno dei tavoli più esterni, ordinò una birra e prese a scrutare i clienti.

Non trascorse molto tempo che una delle cameriere lo avvicinò, domandando con aria assai poco innocente chi stesse aspettando.

- Salve, straniero. Cerchi qualcuno in particolare?

Il sorriso sulle labbra di lei gli disse che la donna suggeriva tutt'altro genere di compagnia rispetto a quella per cui lui era lì. Decise di deluderla immediatamente.

- Dovevo incontrarmi qui con uno dei capitani di Re Theodore - disse in tono noncurante, come se fosse perfettamente normale che le guardie del Re frequentassero le taverne del villaggio - per chiedere di entrare nella Guardia Reale. Ancora non si vede... - commentò in tono casuale, ignorando l'espressione spaventata della donna. - Forse voi sapete dirmi se è passato di qui.

Kanda descrisse accuratamente sia Lord Markus che Lord Howard, ma la cameriera negò di averli mai visti in vita sua. Maledizione. La sua fortuna decisamente non era buona, di recente. Si spostò in un'altra bettola, e poi in un'altra ancora, mettendo in atto la medesima sceneggiata e ottenendo gli stessi identici risultati.

Probabilmente avevano iniziato le ricerche dal villaggio sbagliato! Serrò la mascella. Per quanto la cosa lo irritasse, non poteva fargliene una colpa; il castello era circondato da un gran numero di villaggi uguali a quello, come facevano a indovinare in quale fosse finito? La guardia del castello non contava uomini sufficienti per setacciare tutti i villaggi contemporaneamente e proteggere anche il palazzo reale, per cui era gioco forza frugarne uno alla volta.

Oppure due. Magari Lord Howard e Lord Markus si erano divisi in due diversi gruppi di ricerca... In ogni caso era quasi il tramonto, non poteva restare lì un minuto di più; sarebbe ritornato l'indomani.

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Bussò piano alla porta, guardandosi attorno con sospetto; si sentiva un ladro a comportarsi così, come un animale braccato, neanche fosse lui in torto. Aggrottò la fronte, promettendo vendetta ai colpevoli di un tale affronto. Per quanto, riflettendoci molto attentamente, era probabile che avrebbe invece dovuto ringraziarli per quello scherzo; senza il tentato rapimento non si sarebbe mai trovato in condizione di avere Lavi con sé tanto a lungo. Non avrebbe mai compreso quanto fosse importante per lui...

Scacciò quei pensieri scomodi; sebbene mezza corte fosse usa al tipo di relazione che ora anche lui si trovava a considerare, la prospettiva non gli sorrideva affatto. Odiava i sotterfugi e, soprattutto, Lavi avrebbe accettato di seguirlo a corte? Come avrebbe giustificato la sua presenza, poi?

La porta si socchiuse e una mano lo tirò dentro in fretta, interrompendo il corso impetuoso dei suoi pensieri; Kanda sbatté un paio di volte le palpebre nel trovarsi immerso nella penombra della stanza. Solo un lume dalla luce fioca era acceso in tutta la casa, posato sul tavolo della cucina.

- Sei in ritardo, Yuu! - esclamò Lavi, la voce tremante e l'espressione del viso a metà fra disperata, spaventata e terribilmente sollevata di vederlo lì, davanti a sé. - È il tramonto, presto sorgerà la luna e sai cosa accadrà. Devi rinchiudermi anche stasera.

Lo sguardo del giovane si era fatto supplice; Kanda capiva per quale ragione avesse tanta paura di restare libero nella stessa stanza con lui, ma allo stesso tempo non voleva vederlo richiuso come una belva sanguinaria. D'accordo, i lupi mannari erano considerati belve sanguinarie, lo sapeva bene, ne aveva avuto piena dimostrazione con la violenza subita la notte precedente. Eppure, una parte di lui (quella irrazionale, cercava di convincersi Kanda) gli diceva che Lavi non avrebbe mai potuto fargli del male, a dispetto della forma che si trovava costretto ad assumere. Appoggiò il fardello che portava sul tavolo, rivolgendo la sua attenzione di nuovo verso il giovane.

- Magari se mangi, prima, non avrai l'impulso di sbranare me. - rispose, guadagnandosi un'occhiata sdegnata per aver usato una battuta tanto infelice. Sbuffò leggermente, afferrando Lavi per le spalle e costringendolo a guardarlo negli occhi. - Ora prendiamo il cibo che ho comprato, lo scaldiamo e poi ci mettiamo a mangiare dentro la tua... - roteò gli occhi, contrariato, non sapendo come riferirsi a quella zona della casa. - prigione? Così appena inizierà il... cambiamento sarò in tempo a uscire e chiuderti dentro, va bene?

Lavi annuì, incerto. Non era troppo convinto che fosse saggio per Kanda restare così vicino a lui nel momento della trasformazione, ma non obiettò ulteriormente. Prese l'involto che l'altro aveva lasciato accanto al lume e l'aprì, sgranando gli occhi nel vedere cosa celava. Piazzò la casseruola con tutto il contenuto sopra la stufa, attizzando la legna all'interno di essa.

- Come sei riuscito a farti dare anche pentola e coperchio? - chiese con meraviglia, rimestando lo stufato con movimento lento.

- Ho pagato anche quella - rispose Kanda, dando una scrollata di spalle - pattuendo la restituzione del denaro insieme alla pentola.

Lavi gli scoccò un'occhiata sconvolta; per essere un nobile, Yuu si dimostrava una persona pratica e piena di risorse. Rise sommessamente, davvero intrigato dall'apparente naturalezza con cui Yuu riferiva determinati fatti. Si grattò la nuca, a disagio nel vedere l'espressione confusa e contrariata che la sua reazione aveva fatto apparire sul volto del giovane, evidentemente ignaro di quanto bizzarra fosse stata la soluzione che s'era inventato.

- Non fissarmi così, Yuu, non sto ridendo di te - assicurò subito - davvero. È solo che la trovata della pentola è piuttosto inusuale.

- Cosa? - Kanda aggrottò le sopracciglia ancora di più, sentendosi deriso, al che il colpevole di quella situazione agitò le mani davanti a sé in segno di resa. Non era il momento di litigare su una cosa talmente stupida.

- È stata un'ottima idea, capito? - disse con il suo miglior sorriso sulle labbra, prendendo due piatti. - Quello che intendevo è che io non ci avrei mai pensato. Forza - aggiunse, indicando in fondo alla stanza - trascinati dietro quello sgabello, lo useremo come appoggio per la pentola.

Mangiarono in silenzio, ognuno dei due scrutando attentamente l'espressione dell'altro. Lavi per capire se Yuu provasse disgusto nei suoi confronti a causa di ciò che era, di quel che stava per accadere e cui sarebbe stato costretto ad assistere. Per il rischio che lui gli stava facendo correre nel restare insieme. Kanda per essere certo del momento esatto in cui la trasformazione sarebbe iniziata, ma anche e soprattutto per individuare un qualsiasi segno che Lavi ricordasse gli eventi della notte prima. Per capire se ciò che avevano fatto era dovuto solo al mero istinto bestiale o se ci fosse dietro qualcosa anche da parte di Lavi, amplificato dall'incantesimo ammaliatore che aveva avuto la cattiva idea di lanciargli.

- Come ti senti? - chiese d'un tratto, vedendo che il giovane aveva smesso di mangiare. - È il momento?

Lavi scosse la testa, offrendo un sorriso mesto. Si era solo perso fra i propri pensieri; avere Yuu così vicino a sé lo rendeva felice, avrebbe voluto che restasse per sempre. Sapeva che era una pia illusione e questa consapevolezza rendeva il tutto ancora più doloroso.

- No, non credo. Pensavo... - mormorò, posando il piatto in terra. - Mio nonno non ha mai mancato a un plenilunio, deve aver trovato qualcosa.

Almeno sperava; tornare umano gli dava una possibilità di rivedere Yuu, giusto? Magari poteva arruolarsi nella guardia reale, con una piccola spintarella da parte sua... no?

- Da quanti giorni è via? - chiese Kanda, la stessa luce di speranza in fondo agli occhi scuri. Si tolse il turbante, liberando di nuovo i lunghi capelli corvini, e sospirò di sollievo nel tornare 'normale'; li legò in una coda bassa, come faceva sempre quando andava a incontrare Lavi.

Il giovane lo fissò, rapito dai suoi gesti, poi d'improvviso si riscosse, stropicciandosi gli occhi come se si fosse appena svegliato da un sogno.

- Due settimane, circa. - rispose, nervoso. Si guardava attorno come un animale in trappola, poi tornava a osservare lui e lo sgabello su cui sedeva. Kanda ne comprese la ragione appena pronunciò la frase successiva. - Yuu, porta via gli avanzi e chiudimi dentro. Non voglio rischiare. Possiamo continuare a parlare attraverso le sbarre.

Il sorriso triste che gli rivolse ebbe un effetto devastante sul suo cuore, constatò Kanda con una certa dose di paura. Si alzò lentamente, prese i resti della loro cena e uscì dalla prigione temporanea. Prigione magica, se ciò che aveva notato riguardo la natura delle sbarre rispondeva a verità. Probabilmente era per quello che Lavi non riusciva a svellerle nemmeno con la forza bestiale che la trasformazione gli conferiva: dovevano essere state forgiate con la stregoneria usando il suo sangue.

La catena e il lucchetto apparivano essere fatti con lo stesso procedimento; poggiò il suo carico sopra il tavolo e tornò subito indietro. Piazzò catena e lucchetto, quindi chiuse la serratura, sedendosi a distanza di sicurezza dalle sbarre.

- Quali sono le erbe che sta cercando? - chiese Kanda, più per riempire l'insopportabile attesa che per reale desiderio di sapere.

- Mandragora e Aconito. - rispose Lavi, altrettanto sulle spine per ciò che era in procinto di verificarsi. - Credo sia la Mandragora il problema...

Kanda spalancò gli occhi: Mandragora. Certo che era un problema trovarla, cresceva solo in determinate zone boscose e in ogni caso strapparla dalla terra richiedeva un complesso rituale... per quel che ne sapeva lui, ovvio.

- Credi che... - fece per domandare, ma un gemito soffocato lo interruppe; saltò in piedi, sul volto un'espressione impotente.

- Yuu, sta... indietro... - rantolò Lavi, scivolando sul pavimento in preda alle convulsioni.

Era cominciato, di nuovo. Kanda si era preparato mentalmente per tutto il giorno a rivivere quel momento, eppure riconosceva di non avere la freddezza necessaria per affrontarlo. Distolse lo sguardo, coprendosi il viso con una mano, le grida provenienti dalla gabbia che gli perforavano il cervello come tante lame sottili. Quando d'improvviso s'acquietarono, si costrinse a guardare verso la prigione; Lavi era là, immobile, in ginocchio sul pavimento di pietra. Lentamente, si rialzò, mostrando il suo nuovo aspetto, la ragione già preda del demone che lo possedeva, a giudicare dal ghigno ferino che aveva assunto il suo volto. Quando i loro sguardi s'incontrarono la ferocia della bestia esplose in una furia smisurata.

I ruggiti che emetteva riecheggiavano nella stanza e Kanda non poté evitare di chiedersi quanta parte di essi fosse udibile dall'esterno della casa. Non sapeva come evitare che la rabbia del lupo attirasse mezza città alla casa di Lavi, e certo era lungi dal tentare nuovamente una malia su di lui, dopo i risultati ottenuti in precedenza.

Risolse che magari privarlo della vista di una possibile preda potesse in qualche modo ridurne la furia, ma nel momento esatto in cui mosse il primo passo verso il muro a destra Lavi parve agitarsi anche di più. Sembrava quasi avere un barlume di coscienza che lo riconosceva, che non voleva lasciarlo andar via. Afferrò le sbarre con entrambe le mani, grugnendo come se volesse parlargli, un gemito che si mutò in un ululato disperato mentre protendeva un braccio verso di lui.

Kanda non riuscì a trattenersi oltre. Nonostante mentre s'accostava alla prigione la creatura si comportasse in modo contraddittorio, visto che ora cercava di dissuaderlo dall'avanzare più di così, non si fermò. Posò le mani sopra quelle di Lavi, poi ne fece scivolare una fra i capelli scarmigliati di lui, avvicinando il viso fino a che le loro fronti si toccarono. Abbracciò il giovane attraverso le sbarre; non riusciva a sopportare di vederlo in quello stato, teneva troppo a lui, troppo, troppo...

Si scostò appena, lasciando andare la presa quel tanto che bastava per aprire il lucchetto ed entrare. Lavi lo fissava come in trance, negli occhi un barlume di coscienza con il quale lo supplicava di non farlo, di non restare nella gabbia alla sua mercé. Kanda invece richiuse il lucchetto, imprigionandosi dietro quelle sbarre insieme al mezzo lupo. Per un momento si scrutarono, poi, lentamente, Kanda avanzò verso di lui, sempre più vicino, finché non poté toccarlo. L'assenza di reazione gli diede coraggio e fu allora che decise di stringerlo forte a sé; lo sentì rilassarsi fra le sue braccia e lasciò che anche Lavi lo cingesse.

Non gli importava più quel che avrebbe pensato di lui, né se il ricordo di quella notte sarebbe rimasto o meno nella sua memoria. Tutto ciò che voleva era che Lavi si sentisse al sicuro, con lui. Lo fece sedere sul letto e gli si sistemò proprio di fronte, carezzandogli i capelli con fare rassicurante. Notò la calma innaturale con cui assecondava i suoi movimenti, restando immobile, lo sguardo fisso in un punto imprecisato oltre il suo corpo, come se fosse in trance. Cercò di tirargli di nuovo sulle spalle la camicia stropicciata, che ora gli penzolava da un gomito alla stregua di uno straccio. Lavi lasciò che lo rivestisse, obbediente, poi però gli afferrò entrambe le mani, che ancora stringevano l'allacciatura della camicia, portandosele al viso e annusandole. Proseguì lungo l'intero braccio sinistro, finché, sollevandosi a guardarlo negli occhi, unì le loro labbra con forza.

Kanda sapeva fin dall'inizio che le sue azioni avrebbero portato a quella conclusione, anzi, dentro di sé ci contava e non si oppose. Lavi si tirò indietro per far cadere di nuovo la camicia dietro le proprie spalle e lui l'aiutò, senza vergogna. No, non era del tutto vero, provava vergogna, ma ciò che sentiva per Lavi era più forte, quindi non solo collaborò a spogliarlo, gli permise di fare altrettanto con lui.

Giacquero nuovamente sul piccolo letto sfatto, questa volta con piena condiscendenza da parte di Kanda. Ricambiò i baci selvaggi dell'altro giovane quasi con lo stesso ardore, godendo a pieno del momento in cui questi lo prese. Il suo corpo s'inarcò per la forza dell'amplesso, ma a Kanda non importava con quanta foga veniva posseduto. Poteva abituarsi anche a quello, per Lavi, realizzò mentre raggiungeva l'estasi. Anche a quello... perché l'amava. E non voleva lasciarlo.

No, non sarebbe mai più tornato al castello.

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Altrove, passi rabbiosi risuonavano sul selciato allorché un uomo esile e minuto si dirigeva, armato di tutto punto, verso una destinazione ben precisa. I suoi ordini erano altri, certo, ma a lui poco importava. L'affronto subito era stato troppo grande per essere ignorato, non sarebbe tornato dal suo padrone con la coda fra le gambe, giammai!

Si raddrizzò la testa, facendo scrocchiare sonoramente le vertebre del collo nel costringerle di nuovo nella loro posizione naturale. Maledetto idiota dal pelo rosso, glie l'avrebbe fatto pagare assai caro quello scherzetto! Sapeva dove trovarlo, l'avrebbe sorpreso e ucciso come meritava, lui e l'insulso Principe che difendeva con tanta inutile foga.

Si strappò l'occhio cieco dall'orbita e lo calpestò, mandandolo in mille pezzi. Tanto gli era comunque inutile. Presto sarebbe arrivato al villaggio e allora la sua vendetta avrebbe potuto compiersi; non poteva rischiare interferenze esterne, né voleva spettatori indesiderati delle sue azioni.

Tuttavia, ora che aveva interrotto il contatto con il suo padrone, tutto dipendeva unicamente da lui. Se falliva, nessun aiuto gli sarebbe giunto e avrebbe fronteggiato morte certa.

Si strinse nelle spalle; non era forse già morto da tempo, in fin dei conti?

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Lord Howard era molto preoccupato dall'andamento delle ricerche. Dopo aver frugato invano il castello, ben tre dei piccoli paesetti intorno a esso erano stati setacciati e dei Principi non v'era alcuna traccia. In realtà, lui aveva un'idea ben precisa di dove potesse essere Kanda, ma non poteva proporre quel particolare villaggio senza scoprirsi. Doveva aspettare che arrivasse il suo turno oppure disubbidire e recarvisi di nascosto.

E accidenti anche a Neah, che continuava a popolare i suoi pensieri, in particolare dopo l'ultimo incontro che avevano avuto e la rivelazione che gli aveva fatto mentre erano ancora a letto insieme.

Non poteva essere distratto da elucubrazioni mentali riguardanti la sua relazione impura con quell'uomo! Specialmente ora, mentre si trovava fra l'incudine e il martello, immerso fino al collo in un guaio che aveva contribuito a creare.

- Mark - disse infine, trovando il coraggio di sottoporre la sua idea - ascolta, c'è un altro posto che non abbiamo considerato, questo qui.

Indicò un luogo sulla mappa; Lord Markus gli rivolse un'occhiata perplessa. Si grattò la testa rasata, facendo poi scivolare le dita lungo l'unica ciocca di capelli che aveva lasciato intatta, raccolta dietro la nuca e a partire da lì intrecciata sapientemente con una striscia di tessuto bianco.

- Sei sicuro? - chiese, dubbioso, la voce profonda che traeva eco bizzarre nell'aria ventosa della sera. - È un paesino minuscolo, perché un gruppo di briganti dovrebbe sceglierlo come base?

Lord Howard non poteva motivare la propria intuizione, in nessun modo avrebbe rivelato che il Principe Kanda era scappato con un popolano, per il bene di tutti. Per cui, non gli restava che impuntarsi, pretendendo che si trattasse semplicemente di provare tutte le strade.

- Lasciami tentare, Mark. - insistette; la sua aria decisa parve convincere l'amico.

L'uomo si portò una mano al mento, emettendo un basso suono gutturale che significava stava considerando seriamente la cosa. Incrociò poi le braccia sul torace massiccio, annuendo.

- D'accordo, Howard. Prendi con te un paio di uomini e vai. - consentì, facendo un cenno a due delle sue guardie di avvicinarsi.

Lord Howard non se lo fece ripetere due volte, chiamò a sé i soldati designati e montò a cavallo, partendo al galoppo verso il villaggio dove era certo si trovasse Kanda. Perché lui sapeva bene che non era stato affatto rapito e, a giudicare dal lato delle mura che aveva scelto per squagliarsela, la direzione presa doveva essere per forza quella.

Ancora non comprendeva come mai avesse deciso di andarsene dal castello, preferendo la vita del povero anziché gli agi della sua posizione, ma l'avrebbe scoperto molto presto. Questo giovane con cui aveva fatto amicizia doveva significare molto per Kanda, se davvero era con lui che ora si nascondeva.

Sperò che fra loro non ci fosse una relazione più profonda dell'amicizia, sarebbe stato un problema piuttosto spinoso, considerata la situazione attuale. Il Re non l'avrebbe presa tanto bene scoprendo di aver mobilitato mezzo regno per una fuga d'amore... quel genere d'amore, per giunta.

Tuttavia, anche il Principe Kong-Li era sparito nel nulla... Lord Howard scosse la testa, frastornato. La sua scomparsa, date le circostanze, non poteva in alcun modo essere collegata a quella di Kanda. Che fine aveva fatto? Dov'era andato a nascondersi, quindi? Conoscendolo, probabilmente aveva organizzato un colossale scherzo ai danni di tutta la corte.

Sospirò, attirandosi occhiate preoccupate dai suoi uomini; le ignorò, spronando il cavallo ad accelerare l'andatura. Prima arrivavano a destinazione, prima risolvevano la dannata faccenda.