Capitolo 6 – In The Deep
Finalmente sola.
Non è che non apprezzi la compagnia e l'aiuto di Scott
o l'occasionale presenza di qualcuno dei membri di questa strana famiglia acquisita.
Però ho bisogno di riflettere o di non farlo affatto.
Così decido che fumare è il miglior modo per scoprire se sarà l'una o l'altra cosa.
Mentre aspetto che il cervello si apra alle suggestioni metto su un po' di musica
e mi sdraio per terra accanto al mio angolo di verde.
Percorro con lo sguardo il soffitto, come ho fatto già molte altre volte.
Buffo come questa specie di cantina sembri scivolare verso l'alto vista da questa prospettiva.
Le ombre inghiottono gran parte della volta. Inspiro e continuo ad osservare il buio.
Funziona perché mi rilasso fino a creare immagini con la mente che sembrano prendere consistenza.
Inutile dire che la prima cosa che vedo è il viso di Delphine.
Stranamente non come la ricordo al ritorno da Francoforte.
Quello che vedo è di nuovo l'immagine di quella specie di visione.
Quella che si presume mi abbia salvato dalla morte.
Vabbè, probabilmente sono tutte stronzate new-age. Mi sono lasciata contagiare.
Il tempo si dilata mentre ascolto il mio respiro che sento fondersi con il ritmo che proviene dalle casse.
Penso che poco meno di due anni fa non sapevo niente di tutto questo.
Che la concatenazione di eventi concentrati in un tempo relativamente breve è difficile da credere anche per me, che la sto vivendo.
Immagini si susseguono. La DYAD. La faccia di Leekie prima e dopo la cura Donnie Hendrix.
Il suo ufficio pieno di colture strane, che Rachel ha provveduto a sfasciare.
La dentiera era la cosa peggiore nello scienziato pazzo.
Si vede che neanche i neoluzionisti sono riusciti a creare un set di denti credibile.
Pensa a volte il progresso fantascientifico dove si arresta.
Beth... non che mi sia presa così tanto tempo per pensare a lei.
Non capivo perché una cosa affascinante come la scoperta di essere cloni l'avesse spinta al suicidio, all'annullamento.
La penso ancora così? Che sia una cosa affascinante?
No, ho smesso di pensarlo da tempo. Conoscere Delphine paradossalmente mi ha fatto passare l'euforia della scoperta.
Innamorarsi del proprio controllore, sapendolo tra l'altro... quanto può essere stupido da uno a cento?
Stupido quanto innamorarsi del proprio soggetto di studio, probabilmente.
Freud si sarebbe concesso un balletto di gioia se ci avesse incontrate.
E poi tutto quel caos di morti, tradimenti, esperimenti.
Codici a barre, prodotti malfunzionanti, prodotti da togliere dalla produzione.
Vermi che spuntano dalle guance come se non ci fosse un domani.
Vermi... mi volto verso il mio amico più recente. L'organismo che non è vivo ma non si può dire neanche morto.
Per un attimo mi chiedo se il contenitore dove l'abbiamo chiuso è resistente a sufficienza.
Lo osservo nel suo ripiano del freezer e un ricordo di "Ice", uno dei miei episodi preferiti di Xfiles mi si affaccia alla mente.
Non è piacevole per niente. Rabbrividisco e distolgo lo sguardo.
E' allora che il buio del soffitto mi restituisce una scansione di immagini in sequenza.
Vanno veloci ma si dilatano. Non ne afferro il significato.
Riconosco qualcosa ma solo a pelo di coscienza. Mi piace questo caleidoscopio di foto a colori.
La fluorescenza della proteina del baco fa giustamente la sua apparizione.
Filamenti di DNA. Filamenti di qualcosa d'altro. Cellule che sto provando a catalogare con la mente.
Non so se alla fine mi addormento.
Non me lo ricordo. Forse sto già sognando da un pezzo.
C'è qualcosa che dovrei afferrare delle cose che vedo.
Un angolo del mio cervello mi suggerisce l'importanza di osservare e discernere.
Non credo di esserne in grado in questo momento.
Resto in questo stato di piacevole sospensione per un tempo che non so definire.
Il fracasso al piano di sopra mi riscuote piuttosto velocemente dal mio galleggiare.
Poco dopo sento i passi pesanti e di malumore di Kendall e quando mi vede ancora seduta per terra,
gesticola in direzione mia e delle scale.
"Io non ne voglio sapere niente!" commenta.
Prima che possa chiederle cosa è di preciso che non vuole sapere, sento altri passi.
Appartengono a due persone e quando la prima entra nel mio campo visivo, mi si drizzano i peli in testa.
O meglio lo farebbero se non avessi questi dreads di tre etti l'uno.
Scatto in piedi e mi avvicino mentre anche Siobhan entra nella stanza,
la pistola puntata alla testa di Shay e chiede
"E questa chi l'ha persa?"
