Note autrice: Continua dal punto in cui Sebastian ha lasciato Kurt in camera ad aspettare Blaine. Ho riscritto in parte "The First Time" (3x05). Avvertimenti: consumo di alcol da parte di minorenni, tentativo di molestia sessuale, violenza fisica, ansia e stress post traumatico. Klaine/Blaine.


Capitolo 6: Il mio nuovo sogno di te – Parte 4

Quando Blaine tornò in camera di Kurt, lo trovò immobile, paralizzato, contro la parete, che tremava dalla punta dei suoi capelli perfettamente fissati ed alzati, fino alle ginocchia, che erano premute insieme nei suoi jeans troppo stretti per essere salutari.

"Kurt?" Blaine attraversò la stanza, guardandosi intorno come se si stesse perdendo qualche dettaglio utile a comprendere. "Kurt? Stai bene? Sembra che tu abbia appena visto un topo o qualcosa del genere."

"No, non un topo," disse Kurt, rivolgendo i propri occhi sfumati verso il viso preoccupato di Blaine. "Io …" Scosse la testa lentamente, mostrando una specie di sorriso sulla sua faccia pallida oltre il naturale. "Pronto per andare?"

"Sì," disse Blaine, la sua espressione che mutava da preoccupazione a entusiasmo mentre picchiettava la mano sulla tasca dei jeans, dove aveva il portafogli e i due documenti falsi. "Andiamo."

Fu Kurt a guidare; era sempre lui a guidare. Inserì l'indirizzo del bar su Google maps sul proprio cellulare e lasciò che Blaine giocherellasse con il suo iPod, scegliendo canzoni per una playlist da viaggio. Si ricordò dei tempi in cui avevano appena cominciato ad uscire insieme e cercavano una qualsiasi scusa per andare in giro con la macchina – cene a casa di Kurt il venerdì sera con il resto della famiglia, partite di football al McKinley, concerti del Glee, caffè quasi quotidiano al Lima Bean perché i loro caffè senza grassi avevano un sapore migliore rispetto a quelli di Starbucks a Westerville (per non tener conto delle voci che giravano su di un'invasione di topi). Cantavano duetti flirtanti durante tutto il viaggio, e significava così tanto per Kurt che fossero così in sintonia. In quel momento, mentre i pensieri di Kurt vagavano verso la conversazione che aveva avuto con Sebastian, facendogli saltare l'attacco durante un'entusiasmante rappresentazione di Perfect di Pink, realizzò che tutto quello che lui e Blaine facevano in macchina era cantare. Non parlavano mai; non delle cose importanti almeno, come obiettivi, ambizioni, o il futuro.

Kurt aveva le informazioni base. Conosceva il modo in cui Blaine prendeva il caffè. Sapeva come Blaine si sentiva riguardo l'argomento Katy Perry contro Lady Gaga. Sapeva che Blaine preferiva i papillon alle cravatte, e che la sua marca preferita di gel era Cover Boy (che sembrava essere molto costosa). Su argomento più importanti, Kurt stava scoprendo di non aver la benché minima idea di quale fosse l'opinione di Blaine.

Kurt non aveva mai tenuto segreto il fatto che volesse andare al college a New York, probabilmente la Julliard. Sebastian aveva detto a Kurt che aveva in programma di frequentare la NYU. Per quanto gli aveva detto Blaine, Kurt non sapeva quali college stesse considerando.

Kurt aveva sempre visto se stesso a Broadway. Era innamorato delle forti luci dal palcoscenico e il palco stesso, gli applausi del pubblico. Sebastian voleva unirsi alla ditta legale di suo padre. Blaine … Kurt immaginava che volesse continuare con la musica, ma se come cantante, cantautore, o a Broadway, Kurt non ne aveva idea.

Kurt sapeva che avrebbe voluto dai bambini un giorno.

Anche Sebastian.

Ma Blaine …

"Kurt?" Blaine mosse gentilmente il suo ginocchio. "Kurt? Dove sei?"

"Uh, cosa vuoi dire?" Chiese Kurt, lanciando un breve sguardo a Blaine, seduto accanto a lui.

"Beh, hai saltato l'attacco dell'ultima canzone, e hai smesso di cantare definitivamente da due minuti."

"Oh," disse Kurt, guardando la mappa sullo schermo del suo telefono per vedere quanto mancasse ancora.

Altri quarantacinque minuti di viaggio.

Kurt trattenne un lamento.

"Forse sono solo nervoso all'idea di andare in un gay bar, tutto qui."

Blaine sorrise, soddisfatto della mezza bugia di Kurt.

"Rilassati, tesoro," Lo rassicurò. "Andrà tutto bene. Ti divertirai. Vedrai."

Kurt allontanò gli occhi dalla strada per un secondo, per guardare Blaine adagiarsi sul sedile accanto a lui, braccia unite dietro la testa, mentre fissava Kurt con un'espressione subdola.

Kurt fece spallucce, pronto ad ascoltare Blaine elencare tutte le ragioni per le quali Kurt non sarebbe dovuto essere nervoso. Dopotutto, sembrava una di quelle cose di cui due persone che stanno insieme parlano prima di andare ad un gay bar con documenti falsi ottenuti illegalmente, ma non lo avevano fatto, il che non era una grande sorpresa. La conversazione sfumò del tutto quando Blaine disse, "Vedrai."

Blaine proseguì con la playlist, lanciandosi sul primo rigo di Last Friday Night, cantando sia le parti sue che quelle di Kurt, visto che Kurt non sembrava dell'umore adatto a contribuire alla sessione di karaoke. Continuò il resto del viaggio in silenzio.

Utilizzò quel tempo per cercare di decidere dove vedesse se stesso dopo la fine di questa serata.

Entrarono nel parcheggio dello Scandals proprio mentre Defying Gravity terminava, una canzone che Blaine aveva selezionato nella speranza di spronare Kurt a partecipare, chiamandolo un guastafeste quando, dopo il primo ritornello, Kurt non aveva ancora preso a cantare.

"Forza, Kurt," si lamentò Blaine, "L'acuto sta aspettando solo te."

"Mentre sto seduto e indosso questi jeans?" Kurt sbafò. "Non credo proprio, Anderson."

Kurt s'infilò in uno spazio del parcheggio e spense il motore. Blaine si tolse la cintura di sicurezza e si allungò per tirare fuori il portafogli dalla tasca posteriore. Lo aprì e tirò fuori il nuovo documento di Kurt, allungandoglielo con uno svolazzo. Kurt osservò perplesso la patente Hawaiana. La foto di un uomo di mezza età lo stava fissando di rimando; aveva capelli ricci e scuri che coprivano quasi i suoi occhi castani, e dei baffi spessi sopra il labbro inferiore.

"Cosa-è assurdo! Questa foto non mi somiglia per niente!" Protestò Kurt, ma segretamente stava cercando di nascondere la sua gioia. Neanche la foto sulla patente di Blaine somigliava al possessore. Kurt sospirò di sollievo mentalmente. Non esisteva che li lasciassero entrare in un bar con dei documenti così orribili. Sarebbero dovuti tornare alla Dalton con la coda tra le gambe.

"Andranno bene," lo rassicurò Blaine, allungandosi e baciare la guancia di Kurt prima di aprire lo sportello dell'auto e balzare fuori dal veicolo. Kurt non ne era certo. Era così sicuro del fatto che li avrebbero mandati via che quasi saltellò dietro Blaine mentre si avvicinavano all'ingresso. Allungò il suo documento al buttafuori, che fece ruotare immediatamente gli occhi come per dire 'mi state prendendo in giro?'. Illuminò la patente con la torcia per guardarla meglio e poi rivolse la luce al volto di Kurt.

Contando i secondi che mancavano a quando sarebbero stati mandati via e non sarebbero tornati per qualche anno ancora, Kurt salutò con la mano con un sorriso abbagliante in viso e disse, "Aloha!"

L'uomo pienotto, pigramente seduto sullo sgabello, apparentemente sconfitto dalla vita in generale, fece passare lo sguardo da Kurt a Blaine. I suoi annoiati occhi verdi tendevano verso il basso, il suo viso tradiva ogni espressione sul suo volto esausto. Dal modo in cui i suoi occhi passarono dal documento alle loro facce, Kurt poteva dire che non si era fatto minimamente ingannare, ma anche che era perfino meno felice di essere allo Scandals di Kurt. Se fosse per la noia o per apatia totale, restituì i documenti e gli fece cenno di entrare.

Un allegro Blaine si lanciò all'interno, tirandosi dietro un Kurt mortificato.

"Visto, ti avevo detto di non preoccuparti," disse Blaine.

"Già," mormorò Kurt con un sospiro. "Fantastico."

Kurt non era mai stato in un locale del genere prima, figurarsi un gay bar nello specifico, e per quanto ne sapeva, era un'esperienza completamente nuova anche per Blaine, quindi Kurt era confuso nel notare che Blaine sembrava a suo agio qui. Faceva cenni alle persone e salutava, un occhiolino rivolto a una drag queen vestita in un sinuoso vestito dorato, come Ginger da L'Isola di Gilligan, che si voltò verso di lui e gli mandò un bacio.

"Amici tuoi?" Chiese sarcasticamente Kurt. Blaine lo condusse verso il bancone.

"No," negò Blaine ridacchiando. "Sto solo cercando di essere rimpatico. Sai, per scaldare la sala."

"Okay," disse Kurt. Si sedette su di uno sgabello che non sembrasse troppo sudicio e guardò Blaine in azione.

"Una birra per me, e un Long Island Iced Tea per il mio ragazzo," ordinò Blaine, poggiando una banconota da venti dollari piena di zecca sul bancone.

"Da quando bevi birra?" Chiese Kurt. "E io non ho intenzione di bere alcol. Devo guidare al ritorno."

"Lasciati andare, Kurt," disse Blaine, facendo scivolare il drink sul bancone, verso Kurt, quando arrivò. "Siamo spontanei e divertiamoci."

"Sono a favore della spontaneità e del divertimento, ma non dell'idea di dover pulire la tappezzeria della macchina dal vomito."

Blaine sogghignò, facendo cincin con la bottiglia di birra contro il bicchiere di Kurt e poi portandosela alle labbra.

Kurt fece spallucce. Un sorso non lo avrebbe ucciso. Sorprendentemente, aveva un sapore migliore di quanto non credesse, dolce e che bruciava un po' nella gola verso la fine. Kurt lo mandò giù lentamente, per evitare che gli andasse alla testa.

Blaine lo tirò verso la pista da ballo, ridendo e sorridendo, saltellando in giro come il tenero idiota che era quando lui e Kurt si erano conosciuti. Vederlo così fece sorridere Kurt, ma se Blaine si stesse comportando così per l'alcol o perché si stesse divertendo ad uscire con lui, Kurt non lo sapeva. Kurt non capiva perché Blaine lo avesse portato qui tra tutti i posti. Era buio e sporco, la musica era troppo folte, e tutta la sala puzzava come lo spogliatoio dei ragazzi al McKinley, fragranza di calzini sudati e le prime fasi di formazione della muffa. Era l'epitoma di tutto ciò che detestavano, l'opposto di tutti i luoghi in cui amavano andare.

Vero?

Man mano che la serata passava, la pista di ballo si affollava finché non c'era che un minimo di spazio per muoversi senza strusciarsi accidentalmente contro qualcun altro. Kurt non poteva fare a meno di pensare a tutte le cose che potrebbe star facendo se non fosse bloccato qui. Leggere, guardare un film, giocare a carte … con Sebastian, a bere caffè nella camera comune dei senior … con Sebastian, a ballare un lento in camera … con Sebastian. Kurt sospirò, immaginando di essere cullato tra le braccia di Sebastian. Nulla di questo appuntamento con Blaine rendeva la decisione di Kurt più semplice. Sperava che una qualche specie di epifania lo colpisse forte prima che Blaine tornasse al bancone per un'altra birra. Sembrava che non reggesse molto bene. Diceva di aver bevuto una sola birra, eppure si manteneva appena in piedi. Quando Blaine finì per la quindicesima volta contro il seno di una drag queen dal nome di Pearl Bailey, Kurt decise di mettervi una fine. Afferrò il suo ragazzo per il braccio e lo tirò fino a farlo alzare.

"Forza, soldato," Disse Kurt in un tono freddo e disinteressato. "Ti porto a casa."

"M-ma non voglio ancora andare via Kurt." Inciampò Blaine, cadendo contro la spalla di Kurt, un sorriso stupidotto sul suo volto mentre guardava negli occhi severi del suo ragazzo. Kurt fece ruotare i propri e allontanò lo sguardo.

"Peccato," disse Kurt, cercando di mantenere Blaine quanto meglio riuscisse e di camminare al contempo. "Sono io che ci ho portati qui e sto andando via."

Kurt riuscì a tirare fuori Blaine, sperando che l'aria fresca lo aiutasse a tornare sobrio più in fretta.

"Questa è la serata più bella della mia vita," mormorò Blaine.

"Okay," Kurt lo assecondò, cercando di tenerlo a freno e quasi scivolando sull'asfalto scuro.

"È la serata più bella della mia vita," ripeté enfatico Blaine. "Voglio vivere qui. Voglio vivere qui, e fare arte, e aiutare le persone."

Blaine si voltò verso Kurt mentre pronunciava la parola aiutare, esalando un respiro che sapeva di birra proprio sotto il naso di Kurt.

"Woo-hoo," Kurt rise, voltandosi alla ricerca di aria fresca, "beh, di certo puoi aiutare le persone ad accendere il fuoco con questo fiato."

"Hey, dai," protestò Blaine, "ho bevuto solo una birra."

"Certo," mormorò Kurt. Lo condusse verso il Navigator, frugando nella tasca mentre poggiava il corpo senza equilibrio di Blaine contro l'auto.

Blaine lo guardò, quell'espressione subdola che aveva prima apparve di nuovo.

"Baciami," Insisté, avvicinandosi a Kurt, bloccandogli la mano sulla maniglia della portiera.

"No, no, no," Kurt rise a disagio.

Blaine non sembrava accettare no come risposta, labbra che vagavano sul collo di Kurt, baciandolo fino a salire all'orecchio.

"Baciami," disse di nuovo, la voce più bassa nel tentativo di sedurlo. Kurt deglutì forte al sottile gelo causato da quelle parole.

"No, no, no, no," Canticchiò con una risatina, cercando di spingere via le farfalle d'ansia nel suo stomaco. "Dai, stenditi dietro." Kurt raggiunse la maniglia e aprì lo sportello, spingendo la spalla di Blaine per aiutarlo a salire.

"Va bene, va bene," Si arrese Blaine, quel sorriso adorabile nuovamente sul suo volto, come il suo vecchio Blaine. Kurt sospirò di sollievo.

"Stenditi," ordinò. "È meno probabile che vomiti così."

"Va bene," Blaine concordò, ma non si stese. Si sedette sui sedili e bloccò la portiera prima che Kurt potesse chiederla. Kurt si allungò per sbirciare nella macchina, i suoi occhi incontrarono lo sguardo cupo di Blaine.

"Ti … ti sederesti accanto a me per un secondo?" Implorò Blaine con voce timida. "Non siamo stati un attimo da soli da quando siamo arrivati."

Kurt diede uno sguardo al parcheggio vuoto intorno a loro. Era ansioso di mettere fine alla serata, di entrare in macchina e guidare lontano da questo posto. C'era qualcosa in Blaine che lo rendeva diffidente, ma non riusciva a capire di cosa si trattasse esattamente. Baine sembrava diverso qui. L'atmosfera lo aveva cambiato. O era forse Blaine ad essere cambiato, pian piano, giorno per giorno, e Kurt non lo aveva notato? Qualsiasi cosa fosse, non gli piaceva. Abbassò di nuovo lo sguardo verso Blaine, che lo stava fissando ancora con quegli occhi da cucciolo supplichevoli che avrebbero convinto chiunque, e sospirò.

"Va bene," disse Kurt, arrendevole, mentre scivolava nel sedile accanto a lui, "Ma solo per un minuto. Il viaggio di ritorno è lungo." Kurt si chiuse lo sportello alle spalle, e Blaine lo chiuse con pulsante a lato. Il rumore della sicura fece sobbalzare Kurt. Sembrò colpirlo alla base del cranio, e far rizzare tutto i peli sul retro del suo collo.

Kurt fissò Blaine, sopracciglia sollevate in attesa della conversazione che il suo ragazzo sembrava voler avere. Gli occhi di Blaine si spostarono a destra e sinistra, un po' a disagio sotto lo sguardo di Kurt.

"Che c'è?" Fece spallucce Blaine.

"Hai detto che volevi parlare," gli ricordò Kurt. "Sto aspettando che parli."

"Sì, potremmo parlare …" Blaine si avvicinò, il suo sguardo che si soffermava sulle labbra di Kurt per un secondo prima di tornare ai suoi occhi. "Oppure, potremmo darci dentro." Blaine si allungò verso il collo di Kurt, alla ricerca di quel punto che sapeva far sciogliere Kurt.

Kurt s'irrigidì al primo contatto delle labbra di Blaine con la sua pelle. Cercò di rilassarsi, di goderselo, ma non era la stessa cosa. Non sembrava giusto. Era forzato, troppo veloce, e rabbioso, se aveva senso. La mani di Blaine cominciarono ad esplorare le sue spalle e lungo le sue braccia, facendo rabbrividire Kurt. In quel momento non lo voleva. Non sapeva se non lo volesse ora o mai, ma non voleva che accadesse.

"Blaine …" Kurt cercò di allontanarsi nello spazio lungo i sedili posteriori del Navigator. "Blaine, sono davvero stanco …"

Kurt sentì Blaine sbuffare.

"Blaine, non mi va …"

Blaine si vendicò delle proteste di Kurt succhiando la pelle del suo collo più forte. Kurt guaì, spingendo via Blaine.

"Blaine!"

"Kurt," gemette Blaine, tirandò Kurt a sé, muovendo le dita verso i bottoni della sua camicia. Campane di pericolo suonarono nella testa di Kurt, così forte che quasi coprivano i mormorii di Blaine, il suo continuo "lo voglio, voglio farlo. Ti prego, Kurt …"

Kurt aveva difficoltà a scegliere se avere paura o arrabbiarsi. Era troppo confuso, un po' alterato dall'alcol, anche se il Long Island Iced Tea era quasi sparito dal suo organismo del tutto. Avvolto dalle braccia del suo ragazzo dovrebbe sentirsi al sicuro, ma per qualche motivo si sentiva in modo completamente diverso.

Era questo che Sebastian aveva tentato di digli? Come faceva a saperlo?

"Blaine, no," disse Kurt, cercando di sfuggire alle mani di Blaine "No, non voglio farlo."

"Ascolta, Kurt," disse Blaine, afferrando le spalle di Kurt, apparentemente irritato al comportamento restio di Kurt, "So che vuoi farlo in un prato di lillà con Sting che suona in sottofondo, ma siamo noi l'importante." Blaine rivolse contro di lui le sue parole da una conversazione precedente, facendole suonare altezzose. Ovviamente voleva che la sua prima volta fosse speciale. Non era stupido, infantile o poco realistico. Come osava Blaine farlo suonare così?

"Giusto," rispose Kurt, spintonando ancora Blaine come meglio riusciva, sentendo il click della sicura quando il suo gomito colpì lo sportello. "Siamo noi l'importante. Non tu ubriaco che mi attacchi sui sedili posteriori di una macchina." Kurt espirò e si passò una mano tra i capelli mentre Blaine lo guardava, occhi che scintillavano di lussuria. In quel momento, Kurt realizzò che non erano loro l'importante. Era sempre Blaine – quello che Blaine voleva, ciò di cui Blaine aveva bisogno. Kurt non era sicuro di cosa volesse, ma non doveva essere per forza il ragazzo seduto accanto a lui sui sedili posteriori; non il modo in cui si stava comportando ora.

"Avrei dovuto dargli retta," si lamentò Kurt, sistemandosi la camicia, riabbottonandola.

"A chi?" Ringhiò Blaine. "Sebastian? È a lui che avresti dovuto dare retta?"

Improvvisamente, l'atmosfera nell'auto era cambiata, carica della rabbia crescente di Blaine mentre la sua pazienza cominciava a sfumare. I suoi occhi sembrarono perforarlo, e per la prima volta che Kurt ricordasse da quando stavano insieme, aveva paura.

"Perché gli parli?" Disse Blaine, spostandosi di nuovo lungo il sedile. "Perché lo illudi?"

"Non … non lo sto illudendo," Si difese Kurt, allungando una mano alle proprie spalle e cercando la maniglia.

"Certo che sì," disse Blaine. Notò il movimento della mano di Kurt dietro la sua schiena, afferrandola e allontanandola dallo sportello prima che potesse aprirlo. "Studiate insieme, vi scambiate bigliettini affettuosi, e poi c'è quel diario …" Blaine spinse Kurt finché non fu sotto di lui mentre l'altro lottava "… quel diario super segreto che condividete voi due."

Kurt spintonò Blaine di nuovo, ma questa volta lui era pronto e bloccò entrambi i polsi di Kurt per tenerli dietro la sua schiena, premendolo contro il sedile con il proprio corpo.

"Blaine!" Strillò Kurt, barcollando in avanti con il proprio corpo con ogni picco di forza che aveva in sé. Sembrò funzionare. Blaine si spostò indietro, allontanandosi dal suo corpo d'un tratto, uscendo dall'auto perfino, in un movimento rapido.

Kurt fece un balzo, sorpreso, quando sentì un'altra voce derisoria, "Hai bisogno di una visita dall'otorino, hobbit? Il tuo ragazzo ha detto di no!"

Kurt saltò fuori dal Navigator al suo della voce di Sebastian che mormorava bestemmie mentre Blaine lottava per rialzarsi da dove era stato steso sull'asfalto del parcheggio.

"Pensavo che ne avessimo parlato, Smythe," ringhiò Blaine, vacillando quando si alzò, asciugandosi un po' di sangue da una ferita sulla guancia col retro della mano. "Non ti avevo detto di pensare agli affari tuoi?"

Blaine avanzò verso Sebastian, un gancio sinistro indirizzato agilmente verso il naso dell'altro, mancandolo per un pelo quando Sebastian si tirò indietro all'ultimo secondo.

"Già, beh, ho dei problemi a fare quello che mi ordinano gli altri." Sebastian scansò un altro pugno diretto al suo volto ma questa volta rispose, colpendo Blaine sulla mascella.

Kurt sussultò.

"Basta!" Gridò, facendo un passo avanti con le mani alzate. "Smettetela!"

"No," disse Blaine, lanciandogli un'occhiataccia. "No, se Sebastian vuole farsi prendere a calci in culo, sarò più che felice di aiutarlo."

Blaine tentò di colpire Sebastian di nuovo, e questa volta raggiunse il suo obiettivo – un destro alla mascella, che fece indietreggiare Sebastian di qualche passo. Sbandò indietro, la sua caviglia colpì la ruota e inciampò, minacciando di cadere. Appena Sebastian ritrovò l'equilibrio, si lanciò contro Blaine, afferrandogli il torso e tentando di combatterlo al suolo.

Sarebbe stato eccitante vedere due ragazzi picchiarsi per lui se non gli portasse alla mente orribili flashback di Dave Karofsky che lo baciava nello spogliatoio dei ragazzi, o la lite dopo che Sam, Artie e Mike lo avevano confrontato e Sam era finito per beccarsi un occhio nero. C'erano troppi brutti ricordi con i quali Kurt doveva convivere, e anche se non voleva ammetterlo, non ce la faceva a sopportarlo.

Importava chi avrebbe vinto?

Sarebbe dovuto andare via nel tramonto con il vincitore?

Sembrava una cosa così barbarica. Kurt non era un oggetto o un trofeo. Era una persona e voleva essere trattato come tale. Senza guardare i due ragazzi che se le stavano dando sull'asfalto, Kurt balzò nel proprio Navigator e accese il motore, tirandosi poi fuori dal parcheggio. Un déjà vu gli invase la testa mentre sentiva chiamare il suo nome da lontano, ma girò per immettersi in strada, si mimetizzò nel traffico e continuò a guidare.

Kurt sentiva se stesso cadere a pezzi ma non poteva permetterselo, soprattutto mentre guidava, e non poteva rischiare di accostare perché sapeva che sarebbe tornato indietro. Afferrò ciecamente il proprio telefono, selezionando il primo numero tra i suoi contatti e facendo partire la telefonata.

Selezionò il vivavoce e sentì il suono del telefono che bussava nell'aria intorno a lui, mentre inspirava per calmare i nervi, attendendo la voce della persone della quale aveva più bisogno.

"Kurt?"

"Papà?" Kurt singhiozzò quando sentì la voce di suo padre.

"Kurt? Figliolo?" Momorò suo padre, stordito dal sonno e perplesso. "Sei tu?"

"Papà?" Disse Kurt prima che le lacrime gli portassero via tutta la voce. "Sono a Lima."

"Che c'è che non va?" Suo padre sembrò improvvisamente sveglio. "Stai bene?"

Kurt scosse la testa.

"Papà," disse, immettendosi nella strada principale. "Non voglio tornare alla Dalton." Ingoiò un singhiozzo. "Voglio venire a casa."