If I can stop one heart from breaking -
Capitolo 6.
"Hey!" Quinn chiamò "Rachel! Fermati!"
Accelerò il passo fino a raggiungerla, osservandola scivolare contro una fila di armadietti passandosi le mani fra i capelli e nascondendoci poi il viso.
"Hey." le sussurrò di nuovo, piegandosi sulle ginocchia accanto a lei e sollevandole il volto delicatamente. Osservò i suoi occhi trattenere le lacrime e le spostò una ciocca castana dietro al suo orecchio sfiorandole la guancia con il pollice, "Dimmi cosa posso fare per te, Rachel."
Vide il labbro inferiore piegarsi verso il basso e il mento contrarsi e tremare mentre le lacrime cominciavano a rigarle le guance.
"Portami a casa, Quinn. Portami a casa." La pregò, gettandosi come la sera precedente fra le sue braccia, stringendosi a lei più che poteva.
Quinn annuì e le spostò di nuovo i capelli dal viso, cercando i suoi occhi. "Vado a recuperare la tua roba e poi andiamo. Aspettami qui, mh?" le domandò osservandola con preoccupazione.
Rachel sussurrò un leggero sì fra i singhiozzi e allentò la presa delle sue braccia attorno al collo ma Quinn non glielo permise così in fretta, prima di alzarsi cercò il suo viso e le sfiorò delicatamente le labbra. Durò un secondo ma Rachel si sentì paralizzare perché quel gesto che suonava così al di fuori del loro accordo era, in realtà, terribilmente adatto e giusto in quel momento. Quinn era la sua ancora e per la seconda volta nel giro di un giorno le stava impedendo di affogare.
"Torno subito. Non ti muovere." le sussurrò sollevandosi e muovendosi a passi rapidi verso l'aula coro.
Non appena mise piede all'interno della stanza fu come se tutti i presenti si fossero improvvisamente resi conto della sua presenza.
"Come sta?", "Cosa le è successo?", "Sta piangendo?", "Oh dio, si è rotta un'unghia?!".
Quinn lanciò un'occhiataccia a Kurt, colui che aveva formulato quell'ultima e stupida domanda e proseguì, negando parola a chiunque, verso la sua sedia.
Afferrò il proprio zaino e quello di Rachel, se li caricò in spalla e tornò rapida verso l'uscita.
Mentre stava per varcare la soglia dell'aula del coro incrociò lo sguardo di Santana e sentì un brivido scorrerle prepotentemente lungo la schiena perché quegli occhi non promettevano niente di buono.
La guardava come se sapesse.
Non era possibile, non poteva sapere.
Trovò Rachel in piedi, appoggiata agli armadietti che l'aspettava. Si stava asciugando le lacrime con i pugni chiusi, macchiandosi di trucco il volto ma a Quinn non importava perché riusciva a trovarla splendida perfino così.
Senza dire una parola, le prese la mano, intrecciò le dita alle sue e l'accompagnò verso la sua macchina. Non ebbe bisogno di circondarle le spalle o sostenerla fisicamente, Rachel era forte e sapeva affrontare le difficoltà a testa alta.
Le aprì lo sportello e rapida salì al posto di guida. Una volta messa la cintura si fermò a guardare quegli occhi lucidi di fronte a lei.
"No, Rachel" le disse raccogliendo una lacrima con il pollice mentre le accarezzava la guancia, "Basta piangere."
Rachel non parlava. Quinn poteva vedere attraverso il suo sguardo il turbinio di pensieri che le stava affollando la mente fino a che non li socchiuse e spinse un po' contro il palmo della sua mano, cercando ancora contatto.
Sentì il cuore battere un po' più forte mentre si avvicinava e appoggiava la fronte contro la sua. Rachel sfiorò la punta del suo naso con la propria e si lasciò sfuggire un sospiro mentre socchiudeva le labbra e le posava su quelle morbide e rosee di Quinn.
Fu proprio lei ad allontanarsi per prima dopo pochi secondi perché sentiva dentro di lei come la sensazione che qualcosa di brutto stava per accadere e di sicuro baciare Rachel nel cortile della scuola, sebbene in macchina, era pur sempre rischioso perché era risaputo che al McKinley perfino i muri avevano gli occhi.
Quinn si leccò le labbra, come ogni volta dopo che si scambiavano dei baci e fissò Rachel che si sentì riempire il cuore perché in quei momenti la guardava come se avesse davanti a lei la creatura più bella dell'intero universo. La faceva sentire amata con un solo battito di ciglia.
"Andiamo a casa?" domandò Quinn dopo pochi istanti, spostando lo sguardo davanti a sé e accendendo il motore.
"Non da me, ci sono i miei e non sono proprio dell'umore di subire un interrogatorio." S'interruppe per pochi secondi durante i quali Quinn ebbe il tempo di annuire ed imboccare la strada per il suo appartamento. "Inoltre, dovrei spiegargli molte cose. Dovrei spiegargli di noi, ad esempio."
"Noi?" domandò Quinn curiosa con un sopracciglio alzato, senza distogliere l'attenzione dalla strada.
"Di te." Sbuffò Rachel. Quel noi le era scivolato con troppa velocità dalle labbra.
"No, noi mi piace." commentò Quinn per poi aggiungere in fretta "Comunque nessuno al Glee sembra aver capito nulla. Né di Finn e Puck, né di noi. Domani sarà come se non fosse successo nulla"
Rachel sospirò di nuovo e si afflosciò contro il seggiolino, pulendosi dal trucco colato con un fazzolettino.
Le sembrava tutto così surreale. Tutti i pilastri su cui fino a quel momento si era fondata la sua esistenza erano miseramente caduti, lasciandola come una fragile pecorella in mezzo ad un branco di lupi. Si sentiva un'ipocrita ad aver fatto quel tipo di scenata a Finn ma il pensiero di essere presa in giro da lui con così estrema facilità le aveva fatto ribollire il sangue nelle vene ed era esplosa.
Anche se lei per prima lo aveva tradito.
Il suo sguardo si spostò sulla figura di Quinn che fissava attenta la strada, la fronte aggrottata e le mani strette con forza sul volante. La sua postura era rigida e questo la portò a domandarle "Cosa c'è Quinn?"
"Uh?"
"Sei nervosa, cosa c'è che non va?" le domandò di nuovo, sollevandosi a sedere dritta e appoggiando una mano sul suo ginocchio massaggiandolo piano.
Vide le sue spalle rilassarsi lentamente e il labbro inferiore sporgere in avanti come in un leggero broncio.
"Non è niente, solo una sensazione."
"Che tipo di sensazione?"
"Una brutta." rispose Quinn parcheggiando di fronte al suo appartamento e spegnando il motore. "Ma non pensarci, mh? Adesso andiamo."
Rachel annuì e raggiunse velocemente Quinn sul vialetto. Fissò la sua mano libera e lasciata morbida lungo il fianco e dopo un attimo di indecisione allungò la propria e intrecciò le dita alle sue sorprendendola.
Quando Quinn infilò la chiave nella toppa della porta, sul suo volto era stampato un splendido sorriso.
Rachel inarcò leggermente la schiena verso l'alto sprofondando con la testa nel cuscino. Inclinò il collo di lato mentre dalle sue labbra uscivano sospiri strozzati. Gli occhi erano chiusi e le labbra semiaperte.
Quinn era completamente sdraiata sopra di lei, la sua erezione che strusciava insistentemente sulla sua coscia mentre era impegnata a morderle e leccarle e succhiarle un capezzolo da sopra la maglietta.
Prevedibilmente, il loro pomeriggio era terminato con del sano piacere fisico.
Era stata Quinn a proporlo dopo essersi abbandonata sul letto. Le aveva fatto cenno di avvicinarsi patpattando sul materasso e, quando si era trovata alla giusta distanza, l'aveva afferrata per la divisa e l'aveva trascinata sul letto posizionandosi sopra di lei.
Rachel aveva strillato appena e riso ma subito i loro sguardi si erano incatenati l'uno in quello dell'altra e la sua espressione era diventata più seria.
Forse era stata la luce che illuminava gli occhi di lei o forse il desiderio di andare oltre all'usarsi fisicamente.
Quinn le aveva accarezzato la guancia e baciato, con un filo di esitazione, le labbra.
Quel noi di poco tempo prima in macchina le continuava a risuonare nelle orecchie mentre richiudeva di nuovo la distanza fra i loro corpi, sospirando.
Quando Quinn aveva cominciato a far scivolare la mano verso il basso, Rachel l'aveva interrotta con sua stessa sorpresa.
"Levami i vestiti." le ordinò dolcemente.
"C-cosa?" balbettò Quinn, sicura di non aver sentito bene.
"Spogliami." Spiegò Rachel "Per favore."
Quinn si sollevò sulle mani, perplessa. Non si erano mai spogliate, per quanto lo avesse spesso desiderato, avevano sempre fatto tutto con i vestiti a fare da impiccio.
Non era sicura da dove quella richiesta potesse provenire ma Rachel le aveva addirittura domandato "per favore" e di sicuro non ci avrebbe rimuginato oltre.
Annuì e si mise a sedere sui suoi fianchi mentre lei si sollevava sui gomiti.
Più Quinn la guardava più il desiderio la assaliva. Voleva essere dentro di lei, possederla non solo fisicamente ma anche sentimentalmente.
Voleva che gli occhi di Rachel fossero solo per lei ma sapeva che non sarebbe mai potuto accadere.
Quindi, come ogni volta da un po' di tempo a quella parte, mandò giù la malinconia e si concentrò nel godersi ogni momento a pieno.
Fece scivolare le mani lungo i suoi fianchi e la schiena fino a raggiungere la zip della divisa. La tirò lentamente verso il basso mentre i suoi occhi seguivano ogni movimento della propria mano su quella distesa di pelle che si stava scoprendo al suo passaggio.
Era uno dei suoi più grandi desideri ed era convinta che non si sarebbe potuto avverare mai e poi mai ed invece in quel momento poteva scorrere i polpastrelli sulla sua pelle, sulle sue costole, spalle e clavicole.
Aveva una specie di passione per le ossa, le piaceva vederle, sfiorarle, abbracciarle, graffiarle.
Fece passare l'indumento di Rachel sopra la sua testa e scese a baciarle riverentemente il collo.
Un bacio, un soffio, un morso lieve.
Non avrebbe lasciato segni sulla pelle, non poteva farlo ma non riusciva a resistere alla tentazione che la provocava.
Non voleva correre, non sapeva perché ma sentiva che quel momento era diverso.
C'era un qualcosa nello sguardo di Rachel che le faceva sobbalzare lo stomaco in gola e la faceva tremare.
Quinn non voleva illudersi. Quinn non voleva che quella cosa che vedeva negli occhi di Rachel fosse davvero amore perché ciò avrebbe comportato diversi problemi e lei non voleva perdere quello che avevano ma una parte di lei non riusciva a smettere di desiderare.
Amore.
Era davvero questo che faceva illuminare il suo sguardo, rendere più acceso il suo marrone cioccolato, dilatare le pupille?
Amore?
Sentì le sue dita scivolare lungo la propria schiena, vertebra dopo vertebra senza incontrare ostacoli.
Senza seno, il reggiseno a cosa serve?
Quinn le sfilò la gonna con lentezza e questo costante senso di riverenza.
Rachel sussurrò il suo nome pianissimo e Quinn smise di baciarle le clavicole per sollevare il viso ed allinearlo con il suo.
Era dura non scendere ad esplorare il suo corpo ora completamente esposto ma restò ferma a fissarla negli occhi, cercando di trasmetterle il più possibile le sue sensazioni, emozioni, i ribaltamenti di stomaco che stava provando.
Amore.
Voleva trasmetterle quello. Aveva sempre creduto che gli occhi fossero lo specchio dell'anima e mai come quel momento aveva desiderato che fosse così.
Voleva che Rachel capisse. E ricambiasse. Ma le bastava anche solo che sentisse che poteva essere amata e che Finn non doveva essere l'unica persona autorizzata a farlo nella sua vita.
Fatti amare, Rachel.
Lasciati amare.
Quinn socchiuse gli occhi quando una carezza delicata le sfiorò il volto.
Non voleva riaprirli, non trovava il coraggio. Aveva paura di essere rifiutata, di trovare in quelli di Rachel rabbia, delusione, indignazione.
Fece un profondo respiro e si convinse a sollevare le palpebre perché un eventuale rifiuto era sempre meno doloroso di un oblio di attesa senza risposte.
Paura.
Vi vide paura ma non ebbe il tempo di preoccuparsi perché il suo telefono squillò di fianco al comodino.
Una sensazione di gelo invase la stanza: nessuno oltre a Rachel aveva il numero di Quinn. Nessuno oltre a Rachel scriveva mai a Quinn.
In quella breve distrazione Rachel distolse lo sguardo e affondò il volto nei capelli biondo-rosa che le stavano solleticando la fronte, socchiudendo gli occhi, pensando.
La stava ancora stringendo in vita contro di sè e, nonostante lei fosse praticamente semi nuda e Quinn ancora completamente vestita, riusciva a sentirsi completamente a suo agio.
Un brivido la scosse lungo il corpo mentre sentiva Quinn sopra di lei allungare un braccio oltre il bordo del letto ma senza sollevarsi, probabilmente stava cercando il suo cellulare.
Rachel era ancora terrorizzata da quello che era successo pochi minuti prima. Tutto quello che aveva visto in quella galassia verde-nocciola l'aveva spaventata fino al midollo.
Anzi no, era quello che aveva provato lei stessa vedendo- amore? -negli occhi di Quinn.
Aveva provato un'occlusione improvvisa allo stomaco, un fremito irrefrenabile lungo i muscoli che glieli aveva fatti sembrare composti di gelatina ed un inequivocabile desiderio di comunicarle che sì, forse l'amava anche lei.
Quinn nel frattempo aveva rovistato con la mano a penzoloni sul pavimento, alla ricerca di quel dannato aggeggio. La brutta sensazione che l'aveva avvolta ore prima era improvvisamente ritornata facendole temere il peggio e rendendole ancora più agitata la ricerca del telefono.
Finalmente con la mano afferrò qualcosa che aveva le esatte dimensioni del suo cellulare e lo portò davanti agli occhi mentre con una mano accarezzava ancora qualche lembo scoperto di pelle.
Per tranquillizzarla, per tranquillizzarsi.
(1) nuovo messaggio.
Sbloccò lo schermo, il fiato mozzato in gola dall'ansia.
Numero sconosciuto: "Hey, aborto della natura, si sta divertendo la nana a cavalcare il tuo arnese? -S"
Emise un gemito strozzato mentre si metteva a sedere e passava il telefono nelle mani di Rachel perché leggesse.
Lei invece imprecò ad alta voce ma non fece in tempo a domandare nulla a Quinn che il cellulare le vibrò di nuovo fra le dita.
Numero sconosciuto: "Se non ti fosse stato abbastanza chiaro: ho intenzione di rendere pubblico questo nuovo scoop domani. Ciao perdenti! -S"
