Capitolo 5
–Mi riesce difficile credere che ci sia gente disposta ad OFFRIRSI VOLONTARIA per subire modifiche di questo genere.
–Meglio così che far scannare migliaia di persone normali in schermaglie per la superiorità. Se tutti gli agenti segreti di entrambi i paesi sono così, nessuno si fa male ed è uno scontro tra pari… è già una vittoria, no?
–Ho già sentito un ragionamento del genere. Da parte di persone che non mi piacevano affatto. Come non mi piace questa logica.
–Delle volte la necessità costringe a scelte dure. Mi creda comunque, non è stato un gran sacrificio. Nessuno mi guarda male per questo e non mi impedisce di avere una vita normale. Credo che dalle nostre parti sia considerato molto più comune che dalle vostre.
–Cosicché lei sarebbe… esattamente come me…
–Non proprio esattamente. Credo che nel mio caso il direttore del progetto sia stato un po' più pratico e un po' meno PITTORESCO. Senza offesa. Anche se si è senz'altro concesso i suoi bei voli di fantasia.
–Sarebbe a dire?
–Se ne accorgerà se dovessimo ritrovarci in mezzo a una sparatoria. O se dovessi essere costretta a sparare a LEI… cosa che ancora non escludo. E mi scuso anticipatamente se per questo motivo dovesse morire d'INFARTO prima di essere colpito da una delle mie pallottole.
L'emergenza che avevamo davanti non era tanto difficile da capire. Più o meno era come avevo già letto in quel romanzo di fantascienza. Curioso come gli scrittori a volte riescano a indovinare esattamente le cose tanto prima che ci arrivino gli scienziati, vero? Sarà perché gli scienziati prendono ispirazione proprio da loro. O perché in un film di spie non si bada tanto all'esattezza scientifica. Chissà.
Come mi spiegò la signora mentre correvamo tra gli alberi (ammetto che facevo fatica a starle dietro), era dopotutto un concetto abbastanza intuitivo. L'universo, almeno per quanto ne sappiamo finora, è un sistema chiuso. Con una data quantità di materia ed energia, in equilibrio tra loro. E quindi un certo valore della forza di gravità, un certo rapporto di interazioni, che almeno finora hanno fatto sì che potesse esistere la vita su uno o più pianeti. Ma la macchina del dottor Lafitte cambiava le carte in tavola. Lo spostamento da un universo all'altro di esseri formati da materia ed energia non poteva che causare scompensi in questo sistema in equilibrio, producendo un vuoto da una parte e un sovrappiù da un'altra. POTEVA anche darsi che gli scompensi si annullassero da soli, finché restavano limitati… ma non c'era nessuna garanzia che far passare anche una sola persona dall'altra parte non causasse invece un'apocalisse cosmica. E di certo, migrazioni di massa come quelle prospettate dal generale vattelapesca con la mia faccia NON avrebbero contribuito a sistemare le cose. Era questo il pericolo più grande che il suo governo l'aveva mandata a sventare.
Io a dir la verità stavo ancora cercando di digerire che la mia vera controparte nel suo mondo fosse una delle sue migliori AMICHE. Quell'alzata di sopracciglio e quel sorriso quando me l'aveva detto… ohibò! La cosa era davvero imbarazzante! E se le cose stavano così, IO con quale dei miei migliori amici in versione femminile stavo parlando? Confesso che mentre la ascoltavo ero concentrato a fissarla alla ricerca di somiglianze…
Forse ognuno di noi ha un doppione per il corpo, uno per il ruolo e uno per chissà cos'altro da qualche parte… le cose possono complicarsi non sai mai QUANTO coi QUANTI. Ah ah, che gran battuta. Ehi, sicuro che non ero finito dopotutto in Quantum of Solace?
–Abbiamo sequestrato la macchina dalla nostra parte appena scoperto il loro piano. È così che sono arrivata. E visto che quella di questo mondo è andata distrutta, adesso stanno cercando di costruirne una più grande, che riesca a stabilire un collegamento permanente e a trasportare più di una persona per volta. A questo scopo, contattano chiunque pensano possa essere d'accordo con loro. Dobbiamo fermarli prima che ci riescano.
–Se sono riusciti a fabbricare tutto questo facendo passare una sola persona per volta, sono dei tipi veramente attivi!– commentai. –Oppure sono qui da mesi o anni. Nel qual caso… come mai lei arriva solo adesso?
Non rispose. Non diede neppure segno di avermi sentito. Si era semplicemente rabbuiata e continuava a fissare davanti a sé. Immaginai che anche quelle fossero «informazioni riservate» che non aveva il permesso di rivelarmi. Oppure doveva trattarsi di qualcosa che la faceva davvero incavolare. O magari tutt'e due. Chissà perché, mi balenò in mente che quella letale sventolona non doveva essere necessariamente SEMPRE d'accordo con le decisioni dei suoi capi.
Cambiai argomento. –D'accordo. Lasciamo perdere. Piuttosto, che piano ha in mente ADESSO per impedire che la macchina sia realizzata? Credo che infiltrarci di nuovo nella loro base sia fuori discussione. Avranno aumentato di un milione di volte la sicurezza.
–A causa della sua bravata di poco fa, aggiungerei, Monsieur le Comte. Ma non tutto è perduto. Mi hanno addestrato ad avere sempre più di un piano di riserva. Ci penseremo con calma dal mio nascondiglio.
Si bloccò di colpo sui tacchi mentre pronunciava le ultime parole (ma come faceva a correre in quel modo coi tacchi alti, vorrei sapere io? Uno dei tanti misteri della vita… o del cinema d'autore…) schiacciando un bottoncino su un apparecchietto estratto chissà da dove. Ronzando, un pezzo di bosco si sollevò rivelando una scala che scendeva verso una grotta non proprio naturale. La dama mi invitò a entrare e mi precedette disfacendosi del travestimento per restare con quell'assurdo ridottissimo costumino retrò di prima che tanto aveva attirato la mia attenzione… ah, non vi avevo detto dell'assurdo costumino ridottissimo? Più interessati, ora? Avevo una mezza voglia di farle notare che non sembrava per niente un completo da spia, ma da che pulpito!… Mi avrebbe senz'altro ritorto contro che neanche il nostro stilista doveva essere un grandissimo esperto di moda. Chissà chi è che disegna tutti questi costumi strambi da supereroi?
–Se si aspetta che sia pentito per averla fermata– replicai invece mentre scendevamo –resterà delusa. Non le avrei permesso di uccidere qualcuno a sangue freddo davanti ai miei occhi, neanche in una situazione così grave.
–Non sono un'assassina spietata come sembra pensare, Monsieur.– Eravamo arrivati in una specie di bunker sotterraneo stipato di armi, apparecchi di sorveglianza e auscultazione e chi più ne ha più ne metta, e, scommisi, anche schermato dai rilevamenti esterni per essere così vicino a una base nemica. Ammetto che ne fui impressionato. Quindi in realtà teneva d'occhio i nostri bersagli chissà da quanto tempo, prima di venire a chiedere il mio aiuto. –Ma ho imparato nel modo peggiore che a volte bisogna fare quel che bisogna fare. Se avessi catturato o ucciso oggi il dottore, il rischio per miliardi di persone sarebbe stato eliminato del tutto, mentre adesso è ancora presente. Tanto perché lo sappia, non mi sarebbe piaciuto farlo. Ma ho dovuto puntare la pistola anche contro persone che conoscevo e rispettavo… o a cui avevo voluto bene… quando me l'hanno ordinato. Perché erano diventate un pericolo per il governo e per gli innocenti. E non ne sono stata felice, ma l'ho fatto lo stesso. Non ci si può permettere di avere sentimenti, nel nostro mestiere. Possono essere troppo d'intralcio.
–O questo è quello che le hanno detto i suoi superiori. Come le hanno detto che quelle persone erano pericolose, e lei non ha obiettato.– All'improvviso mi venne in mente qualcosa. –Sa… se è vero che LO STESSO PROGETTO che da noi è stato realizzato da criminali, nel suo mondo appartiene al governo… mi chiedo se le PERSONE che l'hanno portato avanti nei due mondi siano poi così diverse tra loro. In questo caso, forse il suo mondo è quello che sarebbe stato se coloro che combattiamo qui fossero riusciti a prendere il potere.
Si era gettata su una poltrona da dove mi rivolse uno sguardo stanco. –Non farebbe poi molta differenza. Ma mentirei se le dicessi che non ci ho pensato… da quando sono qui.
–Non farebbe differenza, dice? Sapere di essere comandata da criminali? Anche a noi dicevano che non potevamo avere emozioni… proprio per questo forse noi invece ci aggrappiamo tanto ad esse. Come fa a sapere di non essere usata per scopi sbagliati? Per opprimere qualcuno?
–Adesso sono qui per salvare qualcuno. Anzi, ben di più. Giusto?– sorrise lei stancamente. –E ho lavorato per salvare altre persone e proteggere quel po' di libertà che hanno. Per me è questo che conta, non tanto le intenzioni di chi comanda. A lei forse, da quel che le ho detto, potrà sembrare che il nostro sia un sistema spietato. Anche molti miei concittadini hanno la stessa impressione. È vero, non tutti sono trattati in modo equo da noi. Ci sono persone discriminate, cacciate, costrette a fuggire per non essere uccise. Altre a cui non è permesso avere una vita normale. Ma le assicuro che nell'altra parte del pianeta è peggio. E per questo non possiamo permettere che l'una conquisti l'altra. Mantenere l'equilibrio… impedisce che le cose migliorino e fa vivere la gente nel terrore, ma impedisce anche che tutto sia distrutto. Almeno finché non si troverà qualcosa di meglio. Anche se il governo fosse malvagio, ha pur sempre potere su tantissime vite. E può dichiarare che i criminali sono coloro che non obbediscono. In queste condizioni, stare ai loro ordini… stare vicino a loro… e ingoiare il rospo… può essere l'unico modo di proteggere qualcuno.
Aveva una luce negli occhi che sembrava renderla in qualche modo molto più vecchia. –Sa quanti… quanti idealisti che volevano cambiare le cose… che avevano ottime intenzioni… ho dovuto combattere ed eliminare, anche se in cuor mio pensavo che dopotutto non avessero torto? Qualche volta li ammiravo, perfino li…– S'interruppe. –Ma col loro comportamento rischiavano di far precipitare tutto e distruggere la vita di più gente di quanta avrebbero salvato. Non POTEVO permetterglielo. Anche le persone che abbiamo di fronte adesso, in fondo, non sono idealiste allo stesso modo? Animate dal desiderio di migliorare le cose? Eppure rischiano di distruggere due universi.
Credevo di capire. Non doveva essere facile vivere in un mondo del genere. Che avremmo fatto anche noi, al posto di quella donna?… Probabilmente saremmo stati esattamente come lei. O forse no. Dovette indovinare quel che pensavo, perché tornò a sorridermi ironica. –Ho pensato anche ad altre cose, comunque. Probabilmente i miei capi vogliono impedire i contatti tra i nostri mondi non solo per spirito umanitario, ma anche perché la gente non sappia che la storia poteva andare in modo diverso… che c'è un'alternativa alla guerra fredda. Altrimenti potrebbero sorgere delle rivolte contro il potere costituito. Non si tratta di persone molto caritatevoli, sa. Più di tutto, ciò che vogliono è mantenere le redini in mano.
–E lei che cosa vuole?
–Forse solo che un paradiso su cui non potrò abitare resti esattamente com'è. Io ora so che c'è un'alternativa… anche se non potrò rivelarlo a nessuno. Siete fortunati che sia stata la mia coalizione a scoprire il complotto. Se fosse stata l'altra, invece di chiudere il passaggio avrebbe potuto decidere di venire qui a schiacciarvi e conquistarvi. E sarebbe stato come perdere ogni speranza. Quando tutto questo sarà finito e tornerò di là… almeno saprò che la vera libertà esiste davvero, da qualche parte nel tempo.
–Anche questo non è certo un vero paradiso. Né si può dire che ci sia una vera libertà, milady. Altrimenti io non sarei così, per dirne una, e con i miei compagni non dovremmo combattere per raggiungerla. Alla fine… l'idea di paradiso è relativa. Mi creda. Forse non ne esiste da nessuna parte uno vero.
–C'è sempre la speranza. Altrimenti né voi né noi continueremmo a combattere, giusto? Anche se lo facciamo in modo diverso.
Annuii. –Molto saggio. Su questo ha ragione. In ogni modo, tutte queste disquisizioni filosofiche non ci portano molto più lontano dal punto di partenza di quanto fossimo prima.– E oltretutto iniziano a farmi sembrare troppo serio, mi rovinano la mia sudata reputazione di buffone e stanno probabilmente annoiando i lettori. –Il problema resta… cosa facciamo adesso?
–Adesso, per cominciare, cerchiamo di ottenere altre informazioni sui piani dei nostri sorvegliati– replicò lei vivacemente tirandosi su dalla poltrona. –Con le schermature che hanno installato nelle loro basi… prevedendo che qualcuno come me potesse essere mandato a dar loro la caccia… non ero riuscita a scoprire quasi nulla nonostante li sorvegliassi assiduamente da parecchio. Lei mi è stato molto utile quantomeno per farmi un'idea di pianta e sistema di sicurezza. Come del resto speravo. Fortunatamente in questa occasione ci siamo procurati anche un bel testimone oculare… che ora potremo far cantare come si deve.
Dondolando sui tacchi per un passo o due, con gesto molto soddisfatto tirò una tenda sul fondo della grotta, rivelando legati e imbavagliati e in mutande il dottore e l'autista di cui poco prima avevamo preso il posto. Gementi e parecchio incavolati con entrambi noi a quanto pareva dai mugolii offesi e dalle occhiatacce con cui ci accolsero.
–Per precauzione, prima che c'infiltrassimo all'interno ho messo addosso a tutti e due un mini dispositivo di teletrasporto che li ha trasferiti immediatamente qui. Così non li avrebbero trovati per sbaglio, e soprattutto avrebbero potuto esserci utili in seguito. Gliel'avevo detto, mi pare, che sono ricca di risorse. E adesso vedrà come si torchia un prigioniero dalle mie parti… se sta lì buono senza intervenire e ha lo stomaco abbastanza forte.
Be', da come l'aveva messa lei temevo di assistere a qualche raccapricciante scena di tortura ed ero piuttosto interdetto… ma devo ammettere che invece fu alquanto divertente. NON avevo idea che si potessero usare in quel modo certe parti del corpo proprie e altrui. La signora non fu assolutamente violenta… e alla fine il dottore era più che desideroso di parlare, se non altro per togliersi dal più puro imbarazzo. Devo ricordarmi questa tecnica per i nostri futuri interrogatori, anche se forse non ho propriamente l'equipaggiamento giusto per tentarla. Non che non potrei procurarmelo volendo, certo… ma ho i miei dubbi che riuscirei a farlo in modo altrettanto efficace.
Comunque alla fine quanto venimmo a scoprire fu che i nostri comuni amici si stavano preparando a un importante incontro al vertice nei prossimi giorni. Fummo informati su dove e quando. Questo era contenuto nei documenti della valigetta che avevamo cortesemente portato noi a destinazione, quindi nessun dubbio che il generale vattelapesca lo sapesse. Guardai interrogativo la mia partner, ma sembrava che non avesse bisogno di ragguagli sul luogo dell'incontro. O la topografia del suo mondo era molto simile alla nostra, o aveva fatto i suoi studi nel periodo in cui era stata qui.
Il dottore barbuto non sapeva dirci molto altro, per quanto… zelante sembrasse di farlo. Come si era già detto, aveva fatto da corriere senza conoscere i dettagli esatti. Però ci fece volentieri i nomi delle persone contattate dagli aspiranti profughi nel nostro mondo, che lo avevano mandato a trattare con loro. Nomi che –ahimé devo dirlo– provocarono stavolta una certa incertezza a Miss Terya… e quando si voltò per chiedermi di più, poté vedere dalla mia faccia che a me avevano provocato una certa inquietudine.
–Cosa c'è che non va, Monsieur le Comte? Sembra che abbia visto un fantasma.
–Mi creda, bella signora, mai analisi fu più azzeccata. E disgraziatamente non uno solo. Temo che questa faccenda sia appena diventata molto più complicata… e che lo diventerà ancor più prima che sia finita.
Ahimè, Gertrude, quando i dolori arrivano, non arrivano isolati, ma a legioni! (Amleto) Il Bardo era proprio un profeta… i guai non vengono mai soli e i cattivi soggetti nemmeno! Anzi, sembra che si attirino come calamite tra loro! Fossero davvero tutti compagni di scuola che si tengono in contatto per fare una bella joint venture quando capita a miserande spese dei buoni?
–Quindi lei sospetta che le persone che devono incontrarsi stasera coi profughi siano agenti di… qualcuno che lei ben conosce?
–Non posso averne la certezza assoluta. Si tratta di magnati della finanza e della ricerca scientifica… persone apparentemente insospettabili che non siamo mai riusciti ad implicare direttamente nelle loro trame, ma ce li siamo ritrovati tra i piedi in parecchi dei nostri scontri. Diciamo… alcuni tra i loro «datori di lavoro» preferiti. Mercanti di armi che acquistano da loro materiale e… soldati… da rivendere poi al dettaglio. Erano tra i principali committenti anche… be', per noi. E in qualche modo riescono sempre ad uscirne puliti. Proprio il tipo di persone maggiormente responsabile per quello che succede a questo mondo… i tipi che pensano di riuscire a trarre vantaggio dagli eventi senza sporcarsi le mani. Se sono qui per conto dei nostri nemici… sarebbe proprio da loro approfittare anche di questa situazione per trarne vantaggio.
–Già.– Sembrava immersa in riflessioni sue. Sollevò un attimo la testa dai cespugli. –Immagino che adesso potrò vedere con i miei occhi quanto questi vostri nemici somigliano a coloro che governano il mio mondo e come ci si sente ad essere governati da criminali. Chissà… non mi stupirei di vedere che i nostri criminali in realtà comandano da voi. In effetti è un po' che sto pensando che forse…
–Forse cosa?
–Come ha detto in più di un'occasione, Monsieur, ne parleremo un'altra volta. In ogni modo… credo di non aver bisogno di dirle che non possiamo rischiare di mandare all'aria tutto per la seconda volta. Dovremo fare la massima attenzione.
No, in effetti la signora non aveva bisogno di dirmelo. Ma intelligentemente, the undersigned alla frecciata scelse di mantenere un eloquente silenzio.
Inutile dire che l'idea di fingermi nuovamente il nostro prigioniero, o chiunque altro se è per questo, era stata scartata a priori. Ormai sapevano cos'ero in grado di fare. D'altra parte, eravamo riusciti a farci dare abbastanza informazioni sui programmi e intenzioni degli alleati per poter formulare un piano alquanto differente… senza contare poi che potevamo approfittare sia di quanto sapevamo noi che di quanto sapevano LORO!
Naturalmente prima di tutto ciò bisognava assicurarsi che le zelanti sentinelle attorno al luogo dell'incontro non ci beccassero. Dopo la nostra sfortunata azione di commando del giorno prima, le avevano comprensibilmente aumentate di numero, cattiveria e armamento fino alle gengive infiammate. Ma avendo dei binocoli ultrapotenti, non era così difficile osservare il tutto a distanza di sicurezza senza timore di essere scorti a nostra volta. Riuscivamo perfino a vedergli il bianco dei denti digrignati mentre si guardavano ferocemente in giro alla nostra (vana) ricerca. Ah, la tecnologia avveniristica… non puoi non detestarla e non puoi farne a meno!
Come da copione, all'ora stabilita cominciarono ad arrivare nel punto prescelto (un vecchio molo abbandonato fuori città con capanno sgangherato al momento presidiato quanto Fort Knox) dei macchinoni neri extralusso sollevatori di cotanta polvere che 1) veniva da chiedersi come i proprietari avessero pensato di mantenere l'anonimato presentandosi in simil guisa e 2) veniva altresì da chiedersi quanto sarebbe loro costato l'autolavaggio dopo l'esibizione. Le portiere vennero spalancate da autisti deferenti sull'attenti e ne scesero figure corpulente ben avvolte nei loro impermeabili e con larghi cappelli saldamente piantati in testa, che si guardarono attorno guardinghe fissandosi brevemente tra loro in cagnesco prima di entrare nel capanno quasi fosse stato il Ritz Hotel. Un po' di rivalità amichevole, forse, anche tra stretti collaboratori?
In ogni modo, ora i binocoli non ci servivano più… ci ritirammo e pigiammo semplicemente un pulsante su uno degli apparecchi in dotazione alla signora.
–Vi prego di scusare il disagio. Ci vorrà soltanto un momento. È per la vostra sicurezza quanto per la nostra.
La ricezione audio era ottima… e di certo la voce era quella del mio alter ego generale sciroccato. Il video non era altrettanto buono, ma pur se con qualche scarica distinguevamo piuttosto bene sul minischermo le figure dei nuovi arrivati con le braccia alzate sottoposti a doverosa perquisizione da parte delle guardie. Il minimo, certo, come precauzione. Peccato che le microspie disposte da noi il giorno prima che loro anche arrivassero non fossero rilevabili dai loro strumenti. Di questo Miss Terya si era detta sicura, e infatti era vero.
–Spero che questa pagliacciata valga la candela!– esclamò uno dagli uomini d'affari scocciato, con voce che riconobbi. –Ho lasciato affari importanti per venire qui, e se non mantenete le promesse che mi avete fatto…
–Già! E comunque perlomeno a me non avevate detto che ci sarebbero stati altri possibili acquirenti stasera! Se avete intenzione di far lievitare il prezzo del prodotto mettendoci in concorrenza…– sbottò un altro.
–Su, su. Non siamo sospettosi tra noi. Non vi abbiamo certo convocati pensando al vile profitto. Tuttavia, naturalmente, più saranno gli investitori partecipanti e più rapidamente il… prodotto… potrà essere completato, visto che con i mezzi attualmente a nostra disposizione non abbiamo speranza di riuscirci a breve. Naturalmente, è nell'interesse di tutti che il suo sfruttamento possa essere anche esteso a più persone possibile… con tutti gli evidenti vantaggi… naturalmente dopo la migrazione di massa dal nostro mondo che organizzeremo.
Vari grugniti e bofonchiamenti vennero dagli invitati riluttanti. Non che non potessero credere tout court alla storia dei mondi paralleli, ma essendo pratici uomini d'affari… erano abituati a vedere prima di credere a qualunque cosa. E soprattutto a sentire l'odore dei verdoni. Almeno così interpretavo io.
Gli anfitrioni li fecero sedere tutti attorno a un lungo tavolo sgangherato e passarono ad illustrare il loro progetto industriale con l'aiuto di un vetusto proiettore, un block notes formato gigante e una bacchettina… ah, quanta nostalgia dei tempi belli della scuola e di Miss Hawthorne che me le suonava perché dormivo in classe! Anche i miliardari a un certo punto sembrava che dormissero un po' in classe… nonostante l'evidente buona volontà con cui il tutto doveva essere stato preparato, dopo la quattordicesima ripetizione di termini tecnici da parte del professor Lafitte i più si fissavano stolidamente le unghie o guardavano altrove in attesa che si venisse al dunque. Delusi che il loro entusiasmo scientifico e patriottico non venisse condiviso dai clienti, infine il dottore e il generale si decisero tossicchiando a tirare le somme dell'esposizione. Un pochino mi dispiaceva per loro.
–Ecco… in ogni modo… ovviamente per completare la ricostruzione della macchina avremo bisogno di più risorse finanziarie e tecnologiche di quante siamo riusciti a mobilitarne. Sembra che qui non esistano alcuni componenti piuttosto importanti allo scopo… probabilmente a causa della differenza cronologica tra le due dimensioni… e senza procurarceli non potremo mai dare il via alla prima fase. Naturalmente abbiamo i progetti… ma ci serve qualcuno in grado di capirli e di realizzarli in breve tempo. Dopodichè…
Ecco, ADESSO stavano venendo al punto. E infatti comprensibilmente qualcuno obiettò: –Ha l'aria di essere un notevole investimento economico.
–Ah, certo… ma pensate ai profitti tanto maggiori che potrete ricavarne in seguito! Piazzare le vostre merci su scala MULTIVERSALE…
(Leggi: finanziare guerre anche in dimensioni parallele…)
–…non c'è modo di dire dove possano finire le applicazioni! Potreste diventare ricchi oltre ogni vostra possibile immaginazione…
I magnati sembravano interessati ma solo blandamente. –Questo lo dite voi, finora. Noi non ne abbiamo ancora visto la prova concreta. Quando potremo vedere all'opera un modello funzionante della vostra macchina? Ci avevate dato assicurazioni in proposito, sbaglio?
–No, affatto. Faceva parte dei nostri accordi. Voi contribuite assumendo scienziati che possano aiutarci e mettendoci a disposizione materiali… noi con il progetto e con le nostre conoscenze. Non è stato semplice e abbiamo dovuto compiere grandi sacrifici per portarvi questo trasferitore in miniatura oggi, ma abbiamo tenuto fede al nostro impegno ed ecco…
Teatralmente, il generale fece cenno a due suoi uomini che stavano trasportando con ogni precauzione nella stanza un grosso oggetto avvolto in un telone. Dalla mia postazione privilegiata, mi parve di cogliere finalmente un luccichio negli occhi dei banchieri… nonché un altro con la coda dell'occhio nello sguardo della mia partner. In effetti, questo era più di quanto ci aspettassimo. Una bella preda ghiotta.
E naturalmente, se conoscevo i miei polli, era quanto stavano pensando anche loro. Che colpo, vero, se qualcuno di loro adesso fosse riuscito per CASO FORTUITO a rubare l'apparecchio adesso e a replicarlo per conto proprio? Non dover dividere con nessuno quei favolosi profitti… in fondo anche l'infinito se lo fai a metà non sembra più tanto infinito, dico bene?
E naturalmente, non potevamo permettere che succedesse… come non potevamo permettere che la dimostrazione andasse a buon fine. Sembrava proprio che fosse il momento giusto per intervenire col nostro show come stabilito.
Chiesi con gesto galante il microfono alla bella lady, accendendolo con uno scatto del pollice che causò un riverbero sonoro a distanza nella camera sgangherata mettendo in allarme tutti i presenti. Mi schiarii tranquillamente la voce e intonai, col mio miglior tono soprano–baritenorile:
–IDIOTA! Non c'è più tempo! Ci siamo fatti scoprire! Prendi quell'aggeggio e SCAPPA! Io sono proprio qui fuori con l'elicottero… possiamo ancora salvare il piano!
