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Gli avevano detto di salire sulla sua auto e fare il normale percorso che lo avrebbe portato a casa, una squadra di agenti era già nei pressi di casa sua, un'altra lo seguiva a debita distanza, era in una botte di ferro, gli aveva urlato Morgan prima che salisse in auto.
Il tragitto non era lunghissimo, ma il traffico ce la stava mettendo tutta per allungare il viaggio, per la prima volta guidò per quelle strade familiari col groppo in gola e la strana sensazione di procedere in zone ostili. L'unica circostanza che lo tranquillizzava era non essersi dovuto preoccupare per la madre e la figlia, che in quel momento godevano di un fuso orario quasi opposto al suo, lontane da quella follia. Se fosse andato tutto bene non avrebbe neanche dovuto raccontare loro di quel folle.
Non accadde nulla, lasciò la macchina nel garage, prese l'ascensore e salì al loft. La squadra di guardia vide le luci accendersi, tutto calmo fino a quel momento, nessun movimento.
Kate aveva preteso di essere aggiornata e Morgan l'aveva accontentata: ore 8 pm, esca lanciata, tutto calmo, squadre in posizione, nessun movimento.
Avrebbe dovuto andarsene a casa anche lei, ma per l'adrenalina che aveva in corpo avrebbe fatto meglio a mettersi a correre invece che dormire, l'ultimo scambio con Castle l'aveva inquietata ancora di più, ci aveva pensato anche lei, Morgan la faceva troppo semplice… prese il cellulare, decise di chiamare l'esca, sorrise mentre il telefono squillava, se lo avesse chiamato così ne sarebbe scaturita una di quelle battaglie semantiche all'ultimo sangue, ma almeno avrebbero alleggerito la tensione
Udì l'aggancio della chiamata "ehi, allora come ci si sente a fare da esca?... – nessuna risposta ma sentiva un respiro dall'altra parte della cornetta – Castle smettila di scherzare!"
"Per me si va ne la città dolente, per me si va ne l'eterno dolore, per me si va tra la perduta gente. Lui è dannato, e così la sua anima, tracotanza e tradimento"
La comunicazione cadde, insieme al cuore di Kate, le sembrò che avesse smesso di battere
Chiamò Morgan, gridò al telefono contro l'inettitudine e incapacità della sua squadra
Si scoprì che Castle non aveva mai raggiunto il loft, in qualche modo nel tragitto in ascensore era stato prelevato senza che nessuno degli uomini di sorveglianza se ne fosse reso conto
Quando Beckett arrivò al loft la scena era quella ormai rituale, tutto in ordine, porta spalancata, luci accese, tutte, e sulla scrivania del suo studio il cartoncino-epitaffio, il primo
Richard Edgar Castle
1969-2010
La mano guantata di Kate lo tratteneva, non riusciva a imbustarlo, a lasciarlo cadere all'interno dell'involucro di plastica, perché da quel momento sarebbe diventato ufficialmente un'altra vittima, un altro volto sorridente alla lavagna a cui sarebbe seguita una effige e poi… chiuse gli occhi, ebbe una vertigine
Se Rick era entrato per la porta dell'Inferno, se ne stava spalancando una anche per lei
Non aveva mai sofferto di claustrofobia, mai fino a quel momento, riprese conoscenza all'improvviso, cercò ossigeno accorgendosi di riuscire a respirare a malapena, il corpo completamente bloccato, stretto in qualcosa che non gli permetteva di muoversi, neanche di alzare ed abbassare la gabbia toracica per prendere ossigeno, quando il panico iniziò a scemare si rese conto che aveva dei tubicini infilati nella bocca e nelle narici, da quelle prendeva aria. E allora capì, era nel calco di sé stesso, prima fase, i suoi timori erano stati fondati le squadre di Morgan erano state beffate, e anche lui perché non ricordava nulla di come fosse finito lì, cercò nei ricordi, l'ultimo era l'ascensore del suo appartamento.
Il gesso che lo ricopriva completamente non gli permetteva di sentire bene, non era sicuro ma forse qualcuno emetteva dei lamenti da qualche parte, non molto lontano da lui. Non era solo in quel girone infernale, ma almeno lui sapeva cosa stava capitando, gli altri dovevano essere del tutto disorientati e terrorizzati e il peggio doveva ancora venire.
Cercò di calmare del tutto i battiti del cuore e poi di capire in che posizione il solerte scultore avesse deciso di metterlo per comporre il suo realistico simulacro. Era inginocchiato, anzi prostrato a terra le mani stese in avanti, non si aspettava una cosa del genere, un accidioso magari lo avrebbe messo in un'altra posa, ad indicare solerzia, attività ma non prostrato, no. C'era qualcosa che non andava
Doveva aver perso i sensi di nuovo, quando si riebbe non era più nello scafandro di gesso indurito, era in una gabbia, incatenato come lo erano i suoi quattro compagni di sventura, si stavano svegliando anche loro in quel momento, li riconobbe tutti anche se erano completamente ricoperti dal bianco calce lasciato dal gesso del calco, somigliavano a spettri, sembrava davvero una visione infernale
Davanti a ciascuna gabbia c'era la loro statua finita, una loro replica identica in ogni particolare al punto da generare in loro un effetto straniante, costretti a guardarsi come in uno specchio deformante
L'iracondo quarterback, Colin Power, vedeva sé stesso vestito da porta acqua, l'ultima ruota del carro di una squadra di football
Il medico eretico aveva davanti a sé la sua copia che spingeva una sedia a rotelle su cui un cartello diceva 'porto la mia colpa'
Il fraudolento broker era uguale a sé stesso, ma con una valigetta su cui era scritto 'restituisco tutto fino all'ultimo centesimo'
Il traditore produttore cinematografico osservava il suo simulacro sorridente con in mano la foto della sua prima moglie
Castle comprese al volo la simbologia redentrice di tutti i simulacri, tranne il suo e quello di Simmons, il produttore, gli altri inveivano e urlavano chiedendo solo di essere liberati, lui no, rimase in silenzio, osservava.
E solo allora vide anche il cartiglio che accompagnava la sua immagine prostrata, e capì che non sarebbe morto immerso nel fango, ma qualcosa di peggio, era lui il traditore e non Simmons, li aveva invertiti, ricordò qualcosa riguardo l'accidia secondo Dante, molto diversa dal modo in cui la intendiamo nei tempi moderni, non tanto come inerzia, ma più come rabbia sopita, incapacità di esternarla e per questo gli accidiosi in vita non avevano mai pienamente goduto, mai felici sempre tristi, come Simmons
E lui? lo diceva il cartiglio
Si prostra a chiedere un perdono che mai avrà, perché i traditori e tracotanti non hanno speranza di espiazione
Provò a parlare con i compagni di sventura a convincerli di cedere, che se l'uomo che li teneva in ostaggio avesse chiesto loro di pentirsi, avrebbero dovuto assecondarlo, ammettere d'aver sbagliato, e magari li avrebbe lasciati andare, non era sicuro che questo accadesse ma lo sperava, sperava ci fosse ancora una via d'uscita per loro, che a lui, già sapeva, era negata in partenza. Gli altri erano troppo spaventati e arrabbiati per dargli ascolto e così iniziò l'ultima fase
Le statue, immobili e vivide allo stesso tempo, fecero la loro comparsa tutte insieme, stavolta non fu una telefonata anonima al 911 ma un colpo di teatro che forse rivelava qualcosa dello scopo del loro autore, apparvero tutte insieme all'interno della chiesa di St. John, chiusa per restauri
La trovarono con i tre portoni spalancati, le luci accese e le cinque statue messe su piedistalli, chiunque poteva entrare e vederle. Al centro un grande drappo portava segnate le parole di Dante
Io sono la porta dell'Inferno
Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l'etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente. 3
Giustizia mosse il mio alto fattore:
fecemi la divina podestate,
la somma sapienza e 'l primo amore. 6
Dinanzi a me non fuor cose create
se non etterne, e io etterno duro.
Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate".
All'inizio la gente le prese per una bizzarra installazione, statue iperrealiste davvero ben fatte che riproducevano in pose insolite personaggi piuttosto conosciuti in città, le foto girarono un po' ovunque, e alcuni giornalisti non ci misero molto a collegarle con le voci, che erano circolate senza conferma, di ciò che aveva preceduto il ritrovamento dei cadaveri di altri tre personaggi piuttosto noti della città.
Lui attese un giorno, fece montare la curiosità, poi chiamò un giornale e dettò il suo manifesto
Dieci uomini ricchi, giovani e famosi, dieci peccati, e dieci punizioni esemplari, di quattro avete già visto tutto, i prossimi sei stanno già espiando, i loro eterni simulacri vi mostrano cosa sarebbero state le loro anime se si fossero redente, tra poco scoprirete cos'è la dannazione.
Pentitevi
Salvatevi
Stanno già espiano Kate non riusciva a staccare gli occhi da quella frase, così come le era accaduto quando erano corsi alla chiesa di St. John, aveva visto la posa, letto il cartiglio e anche lei capito che a Rick sarebbe stato riservata la pena dei traditori l'unico peccato che non ha espiazione, che non esiste nel purgatorio.
Si era letta e riletta le terzine di Dante quando era tornata a casa per cambiarsi, farsi una doccia e allontanarsi per qualche minuto dal caos del distretto. Aveva ragione Castle, conosceva quel poeta italiano così difficile da leggere in originale anche per chi conosceva un po' di lingua italiana, ma era stato merito di Johanna che aveva sempre avuto una propensione per le lingue difficili e criptiche, e la Divina Commedia ne era una summa, lingua di ardua lettura che narra, con metafore a volte oscure, un viaggio nell'aldilà visto con gli occhi di uomo del medioevo, niente di più lontano dai nostri giorni, niente di più simile.
Si era anche comprata una specie di guida alla lettura, un'esegesi in inglese e ricordava di aver letto molte cose interessanti tra quelle pagine, che ora le stavano tornando utili per entrare nella testa di quello squilibrato.
Lo 'scultore di anime' doveva conoscere a memoria quel testo, bene lo avrebbe imparato anche lei, voleva entrargli nella testa per capire, e riuscire ad anticiparlo, anche se non c'era più molto tempo.
Si era presentato in quella folle mostra come la 'porta dell'inferno', probabilmente si sentiva investito dell'alto compito di redimere l'umanità e per farlo usava le metafore di Dante, solo che aveva deciso di renderle realtà.
Aveva faticato non poco a spiegare all'agente Morgan perché fosse convinta che Castle sarebbe morto per ultimo e non con la pena che sarebbe spettata agli accidiosi, ma quella dei traditori.
"mi scusi ma cosa ha di accidioso un produttore cinematografico che ha tradito tre mogli, o, quindi è lui che finirà… dove? Ah sì immerso nel ghiaccio del Cogito"
"Cocito, uno dei fiumi infernali"
"Quello che è"
Doveva sforzarsi per rimanere distaccata il più possibile ma non era semplice, per niente, anzi ogni volta sentiva una fitta al petto, sempre più dolorosa
"legga i cartigli agente, di nuovo, per favore"
"ok Castle 'Si prostra a chiedere un perdono che mai avrà, perché i traditori e tracotanti non hanno speranza di espiazione' e Will Simmons invece… ecco qui 'muove l'anima sua, decide, agisce e invece che dolore trova felicità' io continuo a non capire"
"ed io glielo spiegherò per l'ultima volta, per un poeta del Trecento l'accidia non era solo la mancanza di forza di volontà, Dante la pone come opposto dell'ira, come ira di chi è incapace di esternare, e Simmons è un anima incapace di 'muovere verso l'amore', così direbbe il poeta"
"ho capito e Castle… è diventata una cosa personale tra lui e lo scultore di anime, vero?"
"credo di sì, quell'incursione alla fabbrica deve averlo destabilizzato, accusa Castle di tracotanza, sa cos'è?"
"no, ma immagino lei mi illuminerà detective, sembra ne sappia eccome sull'argomento"
"se servisse a salvare vite imparerei anche tutta la National Library se vuole saperlo… il signor Castle – dovette fermarsi e schiarirsi la voce, dio quanto le costava parlare di lui come di una vittima – dicevo che Castle, lo ha intralciato, si è permesso di interferire con il suo disegno che lui ritiene probabilmente venirgli dall'alto, da dio e che so io, quindi ha peccato innanzitutto di arroganza, presunzione e poi essendo una delle vittime designate, ha tradito quel disegno, lo so è contorto, ma credo che…"
"ha ragione, credo che abbia ragione" l'agente si alzò dopo averla guardata dritta negli occhi, prese un bel respiro "ed io devo scusarmi perché fino ad ora sono stato odioso, e come si dice… tracotante… la mia specialità sono i rapimenti non gli assassini, ho una laurea in psicologia criminale, ma poca esperienza… lo ammetto, con i serial killer, e mi dispiace davvero per non essere riuscito a proteggere il signor Castle"
Kate rimase a bocca aperta, non si aspettava quella confessione quasi a cuore aperto e non capiva perché proprio in quel momento
"Avrà tutto il mio appoggio, perché oltre ad essere la detective più in gamba che io abbia mai incontrato, so esattamente cosa sta passando… è capitato anche a me e… non è finita bene… Alice…lei è… non sono arrivato in tempo"
Kate osservava Morgan, il volto contratto, sembrava un altro uomo, ed ora quel tic nervoso che aveva notato fin dal primo giorno, girare quasi senza sosta un anello, acquistava tutto un altro doloroso significato
"Era… tua moglie?"
"Avremmo dovuto sposarci il mese dopo… ci hanno messo su un caso insieme, lei era sul campo io un analista quindi nessun problema di… insomma lo sai… ma il rapitore aveva ucciso la sua vittima e lei… ha preso il suo posto ed io non sono riuscito a leggere i dati in tempo…" sospirò non riusciva a finire la frase, alzò gli occhi per guardarla "e voi da quanto tempo state insieme?"
"no, noi… noi non stiamo insieme – di nuovo la fitta - lui mi segue per scrivere i suoi libri… siamo…partner…" increspò la fronte mentre tentava di descrivere qualcosa che sfuggiva ad ogni definizione, almeno nella sua mente, eppure da quando Rick era sparito, il senso di oppressione al petto non la lasciava mai, a volte le tremavano le mani e aveva accuratamente escluso dalla sua mente la possibilità di non riuscire a salvarlo, non sarebbe stata in grado di gestire il pensiero di perderlo. Le erano bastati quei tre mesi estivi senza sapere se lo avrebbe rivisto, le occhiate fugaci alla sua sedia vuota, sua era diventata sua sì, e anche se le aveva fatto davvero male vederlo andare via con Gina, e avrebbe voluto sparargli sul serio quando se lo era ritrovato sul luogo di un delitto con quella faccia da schiaffi, ora sapeva che il motivo era che le mancava, che era anche arrivata a fantasticare qualcosa di più coinvolgente tra loro due per quanto assurdo e inconsistente potesse essere un tale pensiero, assurdo ma lo aveva composto nella sua mente ed era diventato piano piano plausibile.
"ok, scusa, non mi immischio in fatti non miei… solo, se posso permettermi… ci aspettano momenti difficili, cerca di non perdere la testa… ma credici fino all'ultimo secondo"
"ok grazie Morgan, davvero"
Era così evidente che camminasse sul filo di un rasoio? Chiaramente sì, almeno per una persona che aveva già passato quello che stava passando lei, evidentemente non aver mai espresso un sentimento ad alta voce non significava non provarlo
Morgan le aveva concesso qualche minuto, poi era tornato, ora aveva lui qualche elemento da aggiungere all'indagine.
"ho messo insieme i pezzi e credo che abbiamo a che fare con un uomo solitario, deve aver vissuto gran parte della sua vita da solo e non per scelta, è un emarginato, magari per un difetto fisico o psichico, non escludo sia cresciuto in qualche struttura religiosa da cui ha assimilato questa impronta mistica. Ha un'intelligenza fuori dal comune e un'abilità tecnica notevole"
"tu pensi stia facendo tutto da solo? Dieci uomini tutti nel fiore dell'età, rapiti a gruppi, mi chiedevo come avesse potuto gestire tutto questo, da solo, e non solo, spostare le statue…"
"nonostante sembri assurdo sì, fa tutto da solo… io credo si sia preparato per molto tempo a questa sua missione, la cosa più difficile deve essere stata trovare i soggetti giusti"
