Jane percorse a grandi falcate il corridoio che conduceva all'obitorio, decisa a chiarire una volta per tutte con Maura. Almeno per quanto riguardava il nervosismo traspirato dal loro ultimo incontro. La stanchezza e la mancanza di ore di sonno la rendevano più incline al discorso franco e diretto e meno propensa ad andarci con i piedi di piombo. Se Maura voleva discutere, allora avrebbero discusso, tutto era preferibile a quel contegno gelido che la dottoressa aveva esibito da quando si erano riviste sul molo. Inoltre c'era qualcosa nelle parole di sua madre che continuava a risuonarle in testa, come un accordo che non riesci a ritrovare, ma sai di conoscere alla perfezione. La detective spalancò la porta della sala con una certa energia, il che costrinse Susie Chang ad alzare la testa da quello che stava facendo. "Oh, buonasera Detective Rizzoli", la salutò la brunetta gioviale, aggiustando il lenzuolo che copriva il corpo dell'uomo annegato.
Jane si guardò attorno. La porta dell'ufficio di Maura era chiusa e al suo interno non traspariva alcuna luce. "Ehm... dov'è Mau... la dottoressa Isles?", chiese, continuando a scandagliare con gli occhi l'interezza della stanza. "Ovviamente non qui", rispose mentalmente Susie, che sfoderò un sorriso alla detective. "É andata a casa", disse poi. Jane sbatté le lunghe ciglia scure e rimase a guardare la piccola dottoressa come se avesse davanti un alieno. "È andata a casa...", ripeté a beneficio delle sue orecchie e di quelle della brunetta. "Essì... è andata a casa...", non poté esimersi dal ripetere la donna, "...almeno un paio d'ore fa", aggiunse, per dare una scossa al dialogo. Jane annuì tra sé e si voltò per andarsene. La Chang stava quasi per tirare un discreto respiro di sollievo quando la donna alta tornò a voltarsi verso di lei. "E... perché?", chiese e restò a guardarla. Susie imprecò mentalmente, non veniva pagata abbastanza per fare anche la psicologa... e poi si trovava meglio con i cadaveri. Loro almeno le davano sempre ragione. Decise che era ora che le due donne, tanto capaci nel loro lavoro, quanto incapaci in materia di sentimento, iniziassero a togliersi le proprie castagne dal fuoco.
"Io non l'ho chiesto...", disse guardando decisamente Jane negli occhi, "...ma, visto che è andata a casa...", insisté con un gesto eloquente delle mani, "...ed è molto probabile che la trovi là, perché non glielo chiede lei?", annuì per dare forza alle sue parole. Jane annuì a sua volta, alzò un dito per dire qualcosa, ma poi ci ripensò e si diresse a passi veloci verso la porta. Questa volta il sospiro di sollievo di Susie fu chiaramente udibile.
"Ah, Detective Rizzoli! Per la cronaca... questo è un suicidio.", disse rivolta alla detective in fuga. "Sìsì", Jane gesticolò distrattamente senza neanche fermarsi.
Susie Chang si concesse un sorriso divertito. Forse anche quello che stava per compiere Rizzoli era un suicidio, considerato il grado di cocciutaggine presente sia nelle fibre della detective che in quelle della dottoressa Isles.
"Povero te...", disse rivolta al cadavere silenzioso che stava disteso composto sotto il lenzuolo chirurgico, "...non potevi scegliere momento peggiore per toglierti la vita. Proprio un gesto sprecato... o forse no...", rifletté dopo un attimo, "Magari è servito a fare ragionare quelle due testone...", scosse la testa, si sfilò distrattamente i guanti e tirò fuori il suo cellulare dalla tasca del camice. "Hey stavolta contate anche me e rialzo la posta!", digitò prima di inviare il messaggio.
