Guidai fino al commissariato e con il volto nero dalla rabbia attesi Maura alla mia scrivania. Entrò dalla porta che metteva in comunicazione i nostri uffici.

- Dimmi tutto Jane. – era tranquilla, ancora non sospettava nulla di tutto ciò che le stava per accadere. Mi alzai dalla sedia e mi misi davanti a lei tenendo le mani in tasca.

- Innanzitutto vorrei solo farti notare che è stato un gesto pericoloso andare in quel luogo da sola, senza neanche aspettarmi. – rimasi tranquilla mentre le dicevo questo, poi all'improvviso cambiai radicalmente umore e atteggiamento. Le mie mani erano fuori dalle tasche. L'afferrai per le spalle e la spinsi contro il muro immobilizzandola. Continuai con il mio discorso a due centimetri dalle sue labbra:

- Ora Dottoressa Isles voglio delle spiegazioni da parte sua. Per quale cazzo di motivo mi hai detto che sono anni che non hai più una relazione con una donna? – ero furiosa.

- Perché è la verità Jane! – mi rispose tentando di liberarsi.

- Smetti di mentire! So che sei SPOSATA! È venuta tua moglie a cercarti stamattina quando te ne sei andata! – avevo gli occhi iniettati dalla rabbia che avevo in corpo. Mi fissava. Non sapeva cosa dire, sembrava veramente sconvolta.

- Jane… ascolta. So che è difficile da credere ma quella donna che è venuta stamattina è la mia ex moglie. Abbiamo divorziato tre anni fa quando io le ho confessato che non l'amavo più. – sentiva il mio dolore e io sentivo il suo. Ognuna era per l'altra come un libro aperto. Ci conoscevamo troppo bene per nasconderci.

- Vattene via! – queste sono le uniche parole che riuscì a dire.

La spinsi fuori dal mio ufficio e chiusi la porta a chiave. Non pensavo che una persona piombata nella mia vita dopo anni di silenzio potesse ferirmi in quel modo. Crollai sul divanetto a piangere. Avevo perso totalmente tutta la mia compostezza (non che ne avessi avuta molta eh!). Lasciai passare un'ora dal mio sfogo in ufficio quando decisi di andarmene a casa. Appena sbloccai la porta e feci per uscire notai che sulle sedie della sala d'aspetto della centrale, che si trovavano proprio difronte al mio ufficio c'era seduta Maura con il volto ricoperto dalle lacrime. Mi fissava ed io sapevo perfettamente che stava soffrendo tantissimo, quasi quanto me. La ignorai e m'incamminai con passo sostenuto verso la mia auto. Sapevo che mi stava seguendo ma non avevo nessuna intenzione di fermarmi e voltarmi. Salì in macchina e sfrecciai verso casa. Dallo specchietto retrovisore la vidi paralizzata in piedi che mi fissava andare via. Il viaggio in auto fu più lungo del previsto. Avevo gli occhi pieni di lacrime e facevo fatica a vedere la strada. Per non parlare poi del mio cuore: era a pezzi. M'incolpavo per non essere stata capace di razionalizzare i sentimenti. Avrei dovuto immaginarlo che come tanti anni fa mi avrebbe nuovamente spezzato il cuore. Arrivai a casa e parcheggiai l'auto in garage. Respirai profondamente prima di scendere e infine raccolsi tutto il coraggio di cui avevo bisogno per entrare. Era tutto buio e per riuscire a vedere dove andavo, accesi la luce nella sala da pranzo. In questo modo cercavo qualcosa da mangiare in cucina nella penombra. Aprì il frigorifero, ma appena provai a tirare fuori dei tramezzini il mio stomaco si chiuse. Il dolore era troppo.